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Alexander91

Come fa un ateo a recuperare la fede?

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Buonasera ragazzi, scusate se vi sottopongo una questione un po'... inusuale.  :asd: 

 

Nel romanzo a cui sto lavorando, sto pensando di inserire tra i protagonisti un personaggio ateo che nel corso della storia va in crisi e diventa credente (cristiano cattolico per la precisione, ma credo sia un dettaglio di poco conto questo).  

Avrei bisogno quindi di sapere come questo potrebbe accadere, cosa prova una persona in questa situazione, cosa gli passa per la testa, se ci sono e quali sono le fasi che attraversa in questo percorso.

 

Visto che purtroppo io sono un ateo miscredente pagano-simpatizzante e ho fatto solo il percorso inverso (fede->ateismo), trovo davvero difficoltà ad immedesimarmi o anche solo a concepire una situazione del genere senza scadere nel ridicolo o nel banale.

Ho pensato anche di rivolgermi a quel branco di matti ai carissimi amici della sezione Religione&Spiritualità di Yahoo! Answers, però volevo prima tentare con gente un po' più seria.  :XD:

 

Sapete magari indicarmi qualche articolo o qualche altra fonte o anche dirmi qualcosa in base alle vostre esperienze personali che possa aiutarmi? :grat:

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Ospite Gigio_02

E' facile, basta una tragedia, una brutta esperienza. La religione è un ottimo rifugio per coloro che finiscono abbandonati a loro stessi (in seguito a una malattia, alla scomparsa di qualcuno). Così sembra brutto da dire, quasi opportunista, ma conosco molte conversioni le cui cause riguardano proprio le tragedie.

Anche eventi più lievi come essere lasciati dal ragazzo/ragazza, possono avvicinare alla religione. Credo siano gli eventi che più realisticamente potrebbero far avvicinare un ateo alla Chiesa.

Poi ovviamente ci sono le eccezioni.

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Grazie Nero, ma hai presente quando dicevo "ridicolo o banale"?  :asd:

 

Le possibilità che hai elencato tu sono le prime a cui ho pensato, ovviamente. Le ho scartate sperando di trovare qualcosa di un filino più complesso...

 

Anche eventi più lievi come essere lasciati dal ragazzo/ragazza, possono avvicinare alla religione.

 

Io per cose così "lievi" ci sono diventato ateo... Un po' di delicatezza, per la miseria!  :perchè:

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Io non ho esperienze particolari, e non voglio cimentarmi nello spiegare come chi non crede possa arrivare a credere o viceversa.

L'ho fatto in passato e non lo farò più.

Io credo, la mia vita non avrebbe nessun senso se non credessi, non posso ammirare e vivere in un palazzo ignorando il suo architetto. Certo credo a modo mio, in maniera poco ortodossa, come poco ortodossi erano gli scritti del domenicano tedesco Maister Eckhart, condannati dalla Chiesa nel Medio Evo, eppure lui si definiva credente. Un fantastico credente. O S.Agostino.

Se leggi i loro scritti avrai illuminazioni sui motivi perchè si debba credere e perchè l'uomo possa cercare Dio dentro se stesso e non in una statua.

Oppure guarda un attimo S.Paolo. Lui odiava i cristiani, ma si fece cristiano.

Sicuramente il fatto di lasciarsi con la propria ragazza può essere per un uomo un fattore incentivante a credere in Dio: finalmente si ha il tempo di pensare con il proprio cervello, senza essere ossessionati dal regalo di S.Valentino, compleanni e onomastici e cene a lume di candela e via di idiozia in idiozia.

Hai capito perchè non permettono ai preti di sposarsi? Non c'entra solo il sesso: c'entra avere la testa sgombra.

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L'ho fatto in passato e non lo farò più.

 

Ti prego, linkami il post in cui l'hai fatto, mi serve!  :flower:

 

Oppure guarda un attimo S.Paolo. Lui odiava i cristiani, ma si fece cristiano.

 

Sì, quella di San Paolo era una storia di conversione a cui pensavo di ispirarmi; sarebbe l'ideale anche per il mio romanzo: un nemico dei cristiani che si converte e si fa cristiano. Dovrei modificare un attimo la psicologia del personaggio per come l'avevo immaginato finora, però potrebbe funzionare.

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Oppure puoi darti una lettura o rilettura ai Miserabili, anche solo l'inizio. Hai presente Jean Valjean e l'incontro col vescovo di Digne Myriel? L'ateo incontra un credente che, oltre a essere un monsignore è soprattutto una persona carismatica. Affascinato da quest'uomo Valjean dedicherà tutta la sua vita al prossimo.

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Addirittura i Miserabili? Troppa grazia.  :XD:

 

Credo di averne visto una copia nella camera di quella francofila di mia sorella, tra Prévert e Baudelaire. Al saccheggio!  :super:

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Io ero Ateo.

Persi la fede vedendo come si comportavano le ..creature cristiane

 

Mi sono convertito sulla via di...Saturnia.

 

 

Mi spiego meglio.

 

Durante una gita da..ateo, mi ritrovo a Saturnia e vedo le cascate naturali

( termali).

 

Rimasi folgrato.

 

Mi resi conto che Dio non ha creato gli pseudo cristiani, ne ha creato Milano, roma, Torino, New York.

 

Compresi che Dio aveva creato Saturnia.

 

Ora sono quasi un fanatico religioso  : Angle :

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Dopo una notte di sesso sfrenato con Scarlett Johanson?

:asd:

 

cl4n.jpg

 

Io credo che, dopo di ciò, mi convertirei a qualunque religione, per assurda che possa essere.

 

Scherzi a parte, immagino serva un evento di grande impatto emotivo, preferibilmente di tipo soprannaturale. Vero o immaginato dal personaggio. Faccio un banale esempio: se il tuo protagonista vedesse apparire di fronte a lui Gesù Cristo con mani e piedi sanguinanti che cerca di intavolare una conversazione potrebbe essere l'inizio di un percorso spirituale nel quale trova le risposte che cercava. Anche se l'apparizione fosse frutto di allucinazioni provocate da allergia ad un farmaco o da droghe, magari ingerite casualmente.

L'esempio è di una banalità allucinante, ma serve solo a far capire il senso del mio suggerimento: un evento inaspettato, soprannaturale che mina le certezze "ateiste" del personaggio e che gli lascia intendere ci possa essere una sorta di essere superiore.

 

Io sono agnostico e anticlericale, ma ribadisco che per Scarlett ci ripenserei.

Modificato da Fabio Parisella

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immagino serva un evento di grande impatto emotivo, preferibilmente di tipo soprannaturale.

Non sono d'accordo. Da quello che ho visto delle conversioni di cui ho sentito a parlare (e di qualcuna a cui ho assistito) spessissimo queste avvengono senza che ci sia, in apparenza, alcuna causa scatenante. Oppure la causa scatenante, a esaminarla da vicino, appare del tutto insufficiente dal punto di vista sia logico che emotivo.

Secondo me la spiegazione è semplice: la religione lavora molto in maniera inconscia. Quando arriva il momento una persona letteralmente "si scopre" credente. All'improvviso tutto gli sembra quadrare e la fede diventa la spiegazione più ovvia.

Un processo a cui, se si vuole restare atei, bisogna stare molto attenti.

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Ospite Lem Mac Lem

Tutte le conversioni che ho visto erano di due tipi: per curarsi un qualche tipo di sofferenza, o per seguire un esempio positivo. Nel primo caso rientrano le tragedie e il bisogno di trovare un modo di alleviare il dolore, nel secondo si fa un incontro significativo che ti fa pensare "se quella persona è così perché aderisce a quel culto, quel culto deve essere una buona cosa".

Oltre a I Miserabili, potresti leggere Quo Vadis, dove il patrizio, romano, paganissimo Vinicio si converte al cristianesimo per amore di Licia. Anche se, in quel libro, il personaggio che spacca resterà sempre Petronio, che coscientemente sceglie di spassarsela fino all'ultimo istante di vita :XD:

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Attenzione a non scambiare un Ateo con un "Deluso dal proprio culto".

Un Ateo difficilmente si converte per avere un supporto morale davanti ad una disgrazia (per quanto grande possa essere). Solo una manifestazione sovrannaturale  o un evento inspiegabile potrebbe farlo.

Un Deluso può ritrovare fede, speranza ed energia da un esempio o un evento traumatico o particolarmente forte.

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immagino serva un evento di grande impatto emotivo, preferibilmente di tipo soprannaturale.

Non sono d'accordo. Da quello che ho visto delle conversioni di cui ho sentito a parlare (e di qualcuna a cui ho assistito) spessissimo queste avvengono senza che ci sia, in apparenza, alcuna causa scatenante. Oppure la causa scatenante, a esaminarla da vicino, appare del tutto insufficiente dal punto di vista sia logico che emotivo.

Secondo me la spiegazione è semplice: la religione lavora molto in maniera inconscia. Quando arriva il momento una persona letteralmente "si scopre" credente. All'improvviso tutto gli sembra quadrare e la fede diventa la spiegazione più ovvia.

Un processo a cui, se si vuole restare atei, bisogna stare molto attenti.

 

 

 

Sono d'accordo, secondo me la coversione è un processo lento e interiore, quella che viene vista come causa scatenante non sarebbe sufficiente se non ci fossero a monte una serie di insoddisfazioni o di dubbi anche inconsci.

Bisogna anche distinguere gli atei più accaniti e convinti da quelli meno convinti, alla fin fine di sfaccettature ce ne possono essere talmente tante che non è detto si riescano a riassumere in questo topic.

 

L'ateo vuole razionalizzare di conseguenza anche la fede come ha detto Nanni diventa una spiegazione razionale a qualcosa almeno in un primo momento, poi dopo si evolve.

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Attenzione a non scambiare un Ateo con un "Deluso dal proprio culto".

Un Ateo difficilmente si converte per avere un supporto morale davanti ad una disgrazia (per quanto grande possa essere). Solo una manifestazione sovrannaturale  o un evento inspiegabile potrebbe farlo.

Un Deluso può ritrovare fede, speranza ed energia da un esempio o un evento traumatico o particolarmente forte.

Esatto.

Se mi venisse amputata una gamba e apparisse Gesù Cristo dicendomi: "io te la faccio ricrescere ma devi credere in me", nel momento in cui mi dovessi ritrovare con entrambe le gambe, non solo diventerei credente ma addirittura andrei in giro per il mondo a convertire chiunque.

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nel momento in cui mi dovessi ritrovare con entrambe le gambe, non solo diventerei credente ma addirittura andrei in giro per il mondo a convertire chiunque.

Non venire da me che sarei costretto a prenderti a calci.

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Ok, riassumiamo un attimo.

 

- Nero parla di tragedie personali, quindi conversione per disperazione.

- Unius mi suggerisce l'esempio di San Paolo, quindi conversione per miracolo/rivelazione.

- sissi mi suggerisce l'esempio tratto dai Miserabili, quindi conversione per emulazione.

- pippowood mi ha raccontato di una sua epifania (joycianamente intesa).

- Fabio Parisella pure parla di rivelazione (reale o allucinata che sia), oltre che di Scarlett Johanson.

- Lem Mac Lem considera solo due tipi di questi sopra: per disperazione o per emulazione. E sì, ho visto il film: Petronio è il vero princeps.

- Euriante e Wrong giustamente fanno un distinguo. Precisiamo allora che si tratta di un ateo doc.

 

Il tipo di conversione che mi rimane più interessante è quello proposto da Nanni e Gongola: ricorda un poco quello dell'Innominato dei Promessi sposi. O no?

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Io sulla storia di un reporter ateo, che incontra addirittura Cristo redivivo ma non si converte, ho scritto un romanzo che è stato finalista l'anno scorso a Ioscrittore ( e poi il file dell'ebook me lo ha chiesto in lettura N&C, sto ancora aspettando)

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nel momento in cui mi dovessi ritrovare con entrambe le gambe, non solo diventerei credente ma addirittura andrei in giro per il mondo a convertire chiunque.

Non venire da me che sarei costretto a prenderti a calci.

 

La palla è nelle mani di Gesù. Se non compare a fare un miracolo davanti ai miei occhi io non andrò a fare il pescatore di uomini!

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immagino serva un evento di grande impatto emotivo, preferibilmente di tipo soprannaturale.

Non sono d'accordo. Da quello che ho visto delle conversioni di cui ho sentito a parlare (e di qualcuna a cui ho assistito) spessissimo queste avvengono senza che ci sia, in apparenza, alcuna causa scatenante. Oppure la causa scatenante, a esaminarla da vicino, appare del tutto insufficiente dal punto di vista sia logico che emotivo.

Secondo me la spiegazione è semplice: la religione lavora molto in maniera inconscia. Quando arriva il momento una persona letteralmente "si scopre" credente. All'improvviso tutto gli sembra quadrare e la fede diventa la spiegazione più ovvia.

Un processo a cui, se si vuole restare atei, bisogna stare molto attenti.

 

 

Bella riflessione Nanni.

 

Nel mio caso, essendo ateo diventato ateo in età adolescenziale in quanto deluso dalle "creature" di Dio,

mi sono convertito grazie alla "Creazione".

 

La natura ha fatto la sua parte.

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Nel mio caso, essendo ateo diventato ateo in età adolescenziale in quanto deluso dalle "creature" di Dio,

mi sono convertito grazie alla "Creazione".

 

Da quello che dici (mi pare eh!) non sei mai stato un Ateo ma un Deluso. Ovvero, non sei giunto alla conclusione della non esistenza di un entità sovrannaturale e onnipotente ma qualcosa nel tuo percorso religioso ti ha "schifato" e ti ha allontanato.

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@ Wrong: la sai la barzelletta di quello che ha perso una mano e prega? "Gesù, fammi tornare questa mano come l'altra!" Solo che Gesù è distratto e il poveraccio si ritrova monco di ambedue le mani :asd:  

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Nel mio caso, essendo ateo diventato ateo in età adolescenziale in quanto deluso dalle "creature" di Dio,

mi sono convertito grazie alla "Creazione".

 

Da quello che dici (mi pare eh!) non sei mai stato un Ateo ma un Deluso. Ovvero, non sei giunto alla conclusione della non esistenza di un entità sovrannaturale e onnipotente ma qualcosa nel tuo percorso religioso ti ha "schifato" e ti ha allontanato.

 

 

Non precisamente.

 

Ero un ragazzo che cercava di capire se Dio esisteva, osservavo e studiavo il genere umano e... analizzando anche la creazione che fino ad allora avevo conosciuto, ( qualche metropoli) ero giunto alla conclusione che un Dio non avrebbe potuto crearla in questo modo.

 

Quindi...accantonai.

 

Fino a...Saturnia : Angle :

Modificato da Pippowood

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Ospite Njagan

A meno che tu non voglia scrivere la vita di un santo moderno, non credo potrai servirti del miracolo e di una rivelazione che sia adatta alla vita di un uomo qualunque. Secondo me, non è necessario nemmeno una tragedia personale per far scaturire la fede, sempre che al tuo protagonista serva un rifugio spirituale perché non può pagarsi uno psicanalista.

Poi, sicuro è influente l'età del personaggio. Se ha sedici anni potrebbe credere solo perché è arrivato alla fine di Assasin's Creed 4 ed è stato folgorato sulla via della Psp, o su quella lastricata di LOL.

*Non ce la può fare. Anja deve sdrammatizzare. Colpo di tosse e ritorna seria*

Per avere fede, secondo me, serve un'esperienza agli antipodi delle convinzioni, del modo di vivere di un uomo. Sconvolge perché nuova, mai presa in considerazione. Esempio banale: se un tipo è perennemente col dito puntato sugli orrori del mondo, sai uno di quelli con le labbra in giù e le sopracciglia corrucciate anche quando dorme, ecco per uno di questi potrebbe essere sconvolgente anche trovarsi di fronte a una cosa così bella da lasciarlo senza fiato. *osserva le sopracciglia di Fabio e di Pippo* Naturalmente non mi riferisco a una bella donna o un bell'uomo, ma a qualcosa che riesce a provocare un'emozione profonda. Un po' come qualcuno che non ha mai calcolato un dipinto e magari passeggiando per il Louvre viene colto dalla sindrome di Stendhal. Tutta la serie di manifestazioni psicosomatiche iniziano nel momento in cui il soggetto in questione si trova dinnanzi a un'opera dalla straordinaria bellezza. Lasciando stare qui il carattere medico della sindrome, quello che voglio ricordarti sono le parole di Sthendal:

Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.

Ecco, questa è una folgorazione. È essere colpiti a tal punto da un'emozione da risultarne cambiati. Ovviamente, sono convinta che questo funzioni anche al contrario. Cioè, se una persona è sensibile e molto fragile, anche essere lasciati dalla propria ragazza può essere un'esperienza così traumatica da toccare il fondo dell'anima e sconvolgere. In bene o in male? A te la scelta.

Ti lascio con una citazione che mi viene sempre in mente quando penso alle esperienze eccezionali, quelle davvero belle. Si tratta delle Elegie duinesi, di R.M.Rilke:

...e se anche un Angelo ad un tratto mi stringesse al suo cuore, la sua essenza più forte mi farebbe morire. Perché il bello è l'inizio del terribile.

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Io ribadisco la teoria "Scarlett Johansson".

Hai visto mai che legga il forum e abbia voglia di convertirmi?

Evitare ore pasti, grazie.

 

Perché il bello è l'inizio del terribile.

 

Correrò i miei rischi.

:)

Modificato da Fabio Parisella

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Indubbiamente la teoria di "Scarlett Johansson" ha molti, moltissimi, quasi tutti se non tutti i punti a suo vantaggio. Da qui all'eternità. : Beer :
 
Ma gli uomini sono imprevedibili. Molti ventenni nel passato, che certo desideravano le stesse cose dei ventenni di oggi, hanno rinunciato a queste cose, hanno rinunciato alla loro vita per salvarne altre, anche quando non erano obbligati a farlo, offrendosi volontariamente in sacrificio per salvare dei loro simili.
Cosa li ha spinti a fare questo? Magari non erano nemmeno credenti, ma  comunissimi ventenni, con tutti i desideri e le aspirazioni di quell'età.
Hanno rinunciato a vivere, a godere la vita, in nome di qualcos'altro. Perchè?
Cos'era più potente del desiderio di vivere, di godere?
Io vorrei saperlo, me lo chiedo da sempre.
Quando si tratta di Dio, gli uomini sono veramente strani.
 
Questo è "solo" un un romanzo e "solo" un film, ma entrambe queste situazioni riportano su carta e su pellicola episodi che sicuramente si sono verificati e si verificano.

 

http://www.youtube.com/watch?v=wvkrwW4tIcQ

 

 

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Ospite Njagan

Probabilmente per una rivelazione folgorante di quelle di cui parlavo sopra, Unius.

Il fatto è che siamo portati a considerare gli altri secondo parametri personali: ciò che è vero per me, deve esserlo anche per gli altri, e viceversa. E lo facciamo inconsciamente.

Qui si parla di cosa può spingere una persona a recuperare la fede. Il "bello" nella sua accezione più elevata, non materialistica, può portare alla considerazione di qualcosa che va oltre l'uomo. Considerando che stiamo discutendo della fede da un punto di vista narrativo, e non se siamo atei o meno, io credo che l'incontro con quel qualcosa che "va oltre" renda l'uomo una "preda": sarà vittima di un Dio, di un Essere Superiore, alla stessa maniera di come può esserlo di una donna. Non mi piace mischiare le due cose, ma credo che renda bene l'idea, perché in fondo sempre di amore si tratta. Se sei innamorato, sei capace anche di lasciare casa per seguire il tuo amore, no? Allora se hai fede per davvero, credo, che lascerai la tua casa senza rimpianti per entrare in un monastero. Oppure lascerai il tuo corpo sacrificandolo per il bene di altri. Tutto per amore.

Un po' come diceva Fabio :asd:

*mette cartelli al neon, hai visto mai che insieme a Scarlett J. dovesse passare anche Hugh Jackman*

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mah, la totalità delle conversioni che ho visto nella vita reale sono state dovute ad una tragedia di qualche tipo... spesso un lutto o una malattia grave!  è semplice, banale, certo, ma molto realistico, perciò perché non utilizzarlo? ^_^

non per forza dobbiamo mettere una causa originalissima no?  :zzz:

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Ospite Njagan

Infatti. Non era alla causa che mi riferivo ma all'intensità dell'effetto procurato, a seconda della capacità emozionale del personaggio ;)

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