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Ospite Nera

L'attimo

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Ospite Nera

Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18994-vendetemi-una-vita/?p=331140

 

 

Ho perso l'attimo

in cui avresti dovuto amarmi.

Deve essere caduto

tra le pietre del selciato,

dalla terrazza

da cui guardavamo

la città illuminata.

Forse è cascato

giù dalle ciglia,

insieme alla pioggia,

incastrandosi

tra le nostre dita intrecciate.

Magari è rimasto attaccato

alla parola che non hai detto,

finendo nella ciotola

della zingara che chiede l'elemosina

sulle scale del duomo.

E se fosse caduto nell'acqua della fontana?

O portato via dal vento

e fosse rimasto appiccicato

ai vestiti di un passante ignaro?

Torniamo indietro

recuperiamolo,

prima che lo trovino,

prima che se lo prendano!

Se qualcuno trova un attimo del genere,

di certo, non se lo lascia scappare...

Modificato da Nera

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Una sequenza di splendide immagini, con le quali hai saputo rendere molto efficacemente la temporaneità di un amore volato via come un soffio di vento, e il rimpianto per non essere stati capaci di afferrarlo. Quell’attimo che quasi si può toccare, sta in una lacrima che cade dalle ciglia, in una parola non detta, in un qualsiasi momento della giornata, perché il momento giusto è sempre, quando si tratta di costruire e difendere un amore.

Unico appunto la lunghezza dei versi iniziali; alcuni più corti li avrei uniti in uno solo. Oppure av resti dovuto utilizzare la spezzatura anche negli altri versi più lunghi a seguire.

Bellissimo il finale.

Complimenti Nera. :flower: :flower: :flower:

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Ospite Nera

Grazie Belfagor, in effetti la lunghezza dei versi lascia un po' perplessa anche me... vedo di lavorarci :)

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Ciao Nera, mi ricordo di aver letto una tua poesia tempo fa per una sfida, ricordo ancora le immagini da te scritte. La lunghezza di questa poesia non intralcia la lettura, ma comunque va revisionata e, soprattutto, modellata secondo il tuo stile. Avrei per esempio diviso la poesia in due strofe, niente di che è solo una distinzione dal momento dei ricordi passati a quello delle domande e supposizioni, quindi dal verso "E se fosse caduto nell'acqua della fontana?" partirebbe la seconda strofa. Di sicuro quello che è più importante sono le immagini, che passano dalla natura, alle emozioni, fino fino ad arrivare all'animo umano, quello umille a mio parere.

 


Se qualcuno trova un attimo del genere,

di certo, non se lo lascia scappare...

 

Gli ultimi due versi che chiudono la poesia rappresentano la chiusa perfetta, perché raffigurano tutto quello da te scritto prima.

 

Come ho detto prima  la lunghezza e la metrica andrebbero riviste un po', se segui la divisione in due strofe che ti ho consigliato quella che richiederebbe una maggiore attenzione è la prima, alcuni versi si possono unire, così facendo la poesia non perde il suo valore stilistico e acquista una maggiore velocità, senza intoppi.

 

La tua poesia è sì un attimo, ma quell'attimo è ben chiuso tra i tuoi versi, dove tutti possono leggerlo, ma nessuno può prenderlo. A rileggerti ;)

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Mi piace!

Poesia col cuore...

A me piacerebbe spezzare a metà i versi più lunghi, non unire:

E se fosse caduto

nell'acqua della fontana?

...

ai vestiti

di un passante ignaro?

...

Se qualcuno

trova un attimo del genere,

di certo

non se lo lascia scappare...

Questione di gusto personale, che dici?

Brava!

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Ospite Nera

Allora vediamo, ho cercato di dare un'aggiustatina usando i vostri consigli, credo che così sia già meglio...

 

Ho perso l'attimo

in cui avresti dovuto amarmi.

Deve essere caduto

tra le pietre del selciato,

dalla terrazza

da cui guardavamo

la città illuminata.

Forse è cascato

giù dalle ciglia,

insieme alla pioggia,

incastrandosi

tra le nostre dita intrecciate.

Magari è rimasto

attaccato

alla parola che non hai detto,

finendo nella ciotola

della zingara

che chiede l'elemosina

sulle scale del duomo.

 

E se fosse caduto

nell'acqua della fontana?

O portato via dal vento

e fosse rimasto

appiccicato ai vestiti 

di un passante ignaro?

Torniamo indietro

recuperiamolo,

prima che lo trovino,

prima che se lo prendano!

 

Se qualcuno trova un attimo del genere,

di certo, non se lo lascia scappare...

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Ok, rileggendo sia l'originale che la nuova revisione la seconda è molto meglio, più precisa e meno inceppata, soprattutto nella prima strofa. Ho solo un consiglio da darti:

 


Magari è rimasto

attaccato

alla parola che non hai detto,

 

Attaccato aggiungilo al primo verso, così:

 


Magari è rimasto attaccato

alla parola che non hai detto,

 

Tutti gli enjambement vanno bene così ;)

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Nera sono al primo commento quindi prendimi con le pinze. Rileggendo più volte la tua poesia mi sono convinto che meritasse un commento positivo, belle immagini ( la ciotola della zingara vince su tutte ), scorre bene ( sopratutto la seconda versione ) e alcuni versi proprio mi convincono ( vedi giù dalle ciglia - insieme alla pioggia... se fossi in te li riprenderei in un bel haiku ). Unica osservazione, ma qui si va nel gusto personale, toglierei i "se" dal terzultimo e dall'ultimo verso, mi sembra appesantiscano un pò.

Per il resto, come si dice, a rileggerti.

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Ospite Nera

Grazie Derrick, sia del commento che del consiglio, penso che toglierò quello dell'ultimo verso, in effetti la frase funziona lo stesso :)

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Allora: è la prima poesia che leggo di tuo pugno, ma potrei sbagliarmi perché sono rientrato da poco dopo un notte di baldoria post esame (tradotto vuol dire che questo sarà un commento alcolico).

 

 

Ho perso l'attimo

in cui avresti dovuto amarmi.

Deve essere caduto

tra le pietre del selciato,

dalla terrazza

da cui guardavamo

la città illuminata.

 

Immagini. Tante immagini. Credo che non ci sia niente di meglio che iniziare a leggere i primi versi di una poesia, ed essere letteralmente sommersi da immagini (se mi impegno riesco a dirlo anche un'altra volta:immagini :watta: ). Mi è sembrato quasi di vederlo quell'attimo che cade, come sia possibile non lo so, fatto sta che nella mia mente ha preso le sembianze di un piccolo sasso, che si mescola nel selciato. Ho trovato particolarmente interessante, nonché evocativa, la contrapposizione tra i due soggetti dei primi due versi: "Ho perso" "Avresti dovuto".

 

 

Forse è cascato

giù dalle ciglia,

insieme alla pioggia,

incastrandosi

tra le nostre dita intrecciate.

Magari è rimasto attaccato

alla parola che non hai detto,

finendo nella ciotola

della zingara che chiede l'elemosina

sulle scale del duomo.

 

Ecco, avevo detto che l'attimo era un sasso? Bene, ritiro tutto! Adesso è una farfalla. Magari è un sasso che si è tramutato in farfalla, resta il fatto che vola, si nasconde, fugge e non vuole farsi trovare.

 

"Forse è cascato

giù dalle ciglia,

insieme alla pioggia,

incastrandosi

tra le nostre dita intrecciate."

 

La natura di questo attimo è labile, cade dalle ciglia insieme alla pioggia come fosse liquido, ma poi si "incastra" tra le dita tornando solido. Davvero molto belli questi versi.

 

 

E se fosse caduto nell'acqua della fontana?

O portato via dal vento

e fosse rimasto appiccicato

ai vestiti di un passante ignaro?

Torniamo indietro

recuperiamolo,

prima che lo trovino,

prima che se lo prendano!

Se qualcuno trova un attimo del genere,

di certo, non se lo lascia scappare...

 

 

La parte finale è senza dubbio la mia preferita. Una piccola inezia, ma questo è puro gusto personale, ritengo che "appiccicato" stoni leggermente, rallentando la lettura.

La possibilità che qualcuno possa appropriarsi di una cosa così intima, come può essere un attimo o forse meglio, del ricordo in quell'attimo è davvero orribile. Infatti a fine lettura (e qui è davvero l'alcool che parla) mi è sembrato di vedere una signora anziana, dalla faccia cattiva che prende quel frammento di tempo per farlo suo. Però, c'è da dire che per come l'hai descritto, forse hai ragione: neanche io me lo sarei lasciato sfuggire :pedosguardo:

Complimenti, una delle poesie più belle che abbia letto, a rileggerti sicuramente (magari da sobrio).

 

 

Federico

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Ospite Nera

Grazie Federico, sono contenta che hai apprezzato così tanto la mia poesia (anche se eri sotto i fumi dell'alcool :asd:).

E soprattutto sono contenta che a tutti voi siano arrivate chiare le immagini e le sensazioni che volevo trasmettere :)

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È una notevole sequenza di immagini romantiche, anche poetiche se vogliamo, resa però in una forma imperfetta, poco musicale, assolutamente più vicina al monologo che alla poesia propriamente detta.

Non è soltanto questione di metrica o di linguaggio (alcuni termini, come appiccicato, andrebbero rimeditati. Trovo che l’idea più squisitamente poetica e immaginosa, quell’attimo in cui sembra fermarsi il mondo, quell’incertezza che aggredisce l’innamorato e alla fine lo blocca nell’inazione che provocherà rimpianto e delusione, quell’attimo appunto non sia stato al centro dell’attenzione dell’autrice. Dov’è l’aggrottar di ciglia, dov’è lo smarrimento e la delusione, dov’è la rabbia di non aver coraggio? Dov'è il silenzio improvviso dopo le risa e le parole, dove e come può cogliersi il confine di questa occasione mancata? Insomma, va benissimo la descrizione surreale dell’attimo che, come una piuma o una fogliolina di tiglio strappata dal vento si allontana e vaga, fino a perdersi lontano. Però sarebbe servito anche, a chi legge, seguire e assaporare ciò che quell’attimo perso provoca in chi non ha avuto il coraggio di coglierlo.

Comunque brava, a rileggerti.

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Ospite Nera

Grazie anche a te Ciube, per i consigli e per il commento così preciso. Non so, io volevo trasmettere la delusione di chi narra, proprio puntando il dito su colui che non ha colto l'attimo, evidentemente non sono riuscita a renderlo bene...

Per il resto il termine "appiccicato" non è il massimo, lo comprendo, ma volevo un termine che rendesse bene l'idea, magari potrei sostituirlo con "attaccato", me la riguardo ancora.

La forma imperfetta temo che rispecchi un po' il mio essere, spero di riuscire a correggermi lavorandoci su.

Grazie!

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Si é perso l'attimo di revisionare il testo. Troppo lungo. Troppe domande. Sembra più una pagina di diario che altro. Nota positiva: il ritmo c'é.

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Avevo già letto questi versi. Approfitto dell'intervento di renero che la riporta in primo piano, per rileggerla e commentarla; perché c'è una cosa che forse prima mi era sfuggito. Una sorta di aspetto visuale e sonoro nello stesso tempo.

Immagino un'attrice che legge, sola in mezzo a un grande palcoscenico, senza neanche un microfono. Ha uno spot che l'illumina, il resto della scna è in penombra, non al buio.

Recita guardando verso il basso, come se non si rivolgesse a nessuno, oppure ascoltasse le proprie parole per sentirne il suono.

E le parole rimbalzano per terra così che non si comprende da dove esattamente arrivano. È una tecnica per usare l'intero teatro come uno strumento. In questo modo le parole le ritornano, però devono essere ben separate le une dalle altre. Versi sgranati come in una collana di pietre dure.

Questo va avanto per buona parte della poesia, fino a

finendo nella ciotola

della zingara che chiede l'elemosina

sulle scale del duomo.

Dove il volume sale. E subito dopo

E se fosse caduto nell'acqua della fontana?

O portato via dal vento

e fosse rimasto appiccicato

ai vestiti di un passante ignaro?

l'attrice alza lo sguardo diritto davanti a se, verso la sala buia che si può solo immaginare piena di gente. E va in crescendo di volume.

Fino all'anticlimax voluto degli ultimi due versi, prosastici. Detti quasi con indifferenza, se fosse possibile, ciò che è stato è stato.

Poi la luce si abbassa.

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Ciao Nera, ti lascio il mio commento iniziando con questi versi di Orazio: « Dum loquimur fugerit invida

aetas: carpe diem, quam minimum credula postero. » Traduco :« Mentre parliamo il tempo sarà già fuggito, come se ci odiasse:

cogli l'attimo, confidando il meno possibile nel domani. »

 

La poesia si legge con facilità, è scorrevole. Se la leggi con il cuore non trovi intoppi e corri veloce verso gli ultimi versi... cercando di non perdere l'attimo e aiutando nella ricerca di quello perduto chi lo ha perso. E' triste, molto triste, aver perso il momento, quel momento in cui si sarebbe potuto... si avrebbe dovuto... Ci sono attimi che ci cambierebbero la vita e la renderebbero diversa almeno per un istante. Attimi di vita che non tornano.

E qui ti cito il Pánta rhêi di Eraclito.

E' una poesia che fa riflettere, che invita a vivere il presente nel migliore dei modi senza lasciarsi distrarre.Un monito per chi non lo ha fatto e un consiglio per chi ne ha ancora la possibilità.

Complimenti, bella poesia :flower:

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Ospite Nera

Se usassi avvinghiato nella prima parte, prima di "alla parola che non hai detto", potrei poi usare "attaccato" nella seconda parte... Potrebbe funzionare...

Modificato da Nera

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Ospite

Allora vediamo, avevo letto questa poesia tempo fa, ma devo dire che nella sua seconda stesura ha un aspetto molto più "poetico. Sia dal punto di vista del ritmo che della musicalità. I commenti sono già stati molti e tutti ottimi, quindi non saprei cos'altro dire. Credo farò un'analisi della seconda stesura che tanto mi è piaciuta.

 

"Ho perso l'attimo

in cui avresti dovuto amarmi."

Questi primi due versi stonano col resto del ritmo. Facci caso. Io ne farei una strofa a parte.

"Deve essere caduto

tra le pietre del selciato,

dalla terrazza

da cui guardavamo

la città illuminata.

Forse è cascato

giù dalle ciglia,

insieme alla pioggia,

incastrandosi

tra le nostre dita intrecciate.

Magari è rimasto

attaccato

alla parola che non hai detto,

finendo nella ciotola

della zingara

che chiede l'elemosina

sulle scale del duomo."

Questa parte invece è davvero ottima. Niente da dire. Immagini ben architettate, varie ed originali.

 

"E se fosse caduto

nell'acqua della fontana?

O portato via dal vento

e fosse rimasto

appiccicato ai vestiti 

di un passante ignaro?"

Io ti consiglio di fare questa parte più strutturata. Intendo così:

E se fosse caduto

nell'acqua della fontana?

E se portato via dal vento

fosse rimasto

appiccicato (questo termine non mi piace) ai vestiti

di un passante ignaro?

"Torniamo indietro

recuperiamolo,

prima che lo trovino,

prima che se lo prendano!

 

Se qualcuno trova un attimo del genere,

di certo, non se lo lascia scappare..."

Io trovo il "se lo prendano" troppo colloquiale, ma per il resto ho ben poco da ridire. Mi piace :)

Nel complesso è una buona poesia, anzi più che buona. I miei complimenti e alla prossima lettura :D

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Ciao Nera! Dunque, dal punto di vista del contenuto, devo dire che questa poesia mi piace parecchio: quello dell'attimo fuggente è un tema che ho sempre amato, e ho apprezzato il fatto che tu l'abbia inserito in un ambiente concreto, quello urbano, e senza usare termini aulici; in questo, mi viene in mente la poetica montaliana!

 

Tuttavia io rivedrei, e molto, la parte formale: purtroppo questi versi per me non suonano e non scorrono: più che una poesia sembra una prosa con ''a capo'' arbitrari, soprattutto da ''Magari è rimasto'' alla fine. Ci lavorerei ancora un po', perché, come ho detto sopra, l'idea è molto buona!

Alla prossima! :)

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