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Lorenzo Sartori

Promozione: fin dove si deve spingere l'autore?

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Non è proprio così. C'è chi vende proprio se stesso, con affermazioni del tipo "Il romanzo è la mia vita".

In questi casi i libri sono solo un accessorio. Ho citato già Wilde, potrei citare D'Annunzio, ma ce ne sono molti altri.

Viceversa c'è poi chi cerca di sparire dietro i propri libri. Autori di cui non si sa nemmeno dove vivano, Come Pynchon, solo per fare un esempio.

Poi uno deve scegliere in che posizione collocarsi. Anche se gli estremi, per un esordiente, sono difficilmente praticabli.

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Nanni, se avessi avuto tempo e risorse a disposizione avrei probabilmente almeno un paio di pubblicazioni cartacee (non EAP) all'attivo. Se salti il fosso e ti concedi, le presentazioni da tre diventano trenta in un battibaleno e quello lì diventa un lavoro vero e proprio. Non discuto sul fatto che le presentazioni siano importanti per far conoscere l'opera e sono d'accordo con chi dice che non è necessario (a meno che non lo desideri lo stesso autore/autrice) diventare personaggio. A chi non piacerebbe rispondere sui mille perché del proprio romanzo? Io per esempio parlerei per ore, sarebbero costretti a interrompermi :bla: 
Il punto è che poi non riesci più a sottrarti a questo genere di cose e la tua vita privata, inevitabilmente, ne risente. E io non vedo l'ora di andare in pensione per avere PIU' vita privata, non meno. Che poi non significa chiudermi a casa e mettermi in pantofole, tutt'altro: voglio scrivere ma anche pescare, dipingere, costruire mobili, piantare piante, andare a funghi, viaggiare e conoscere persone nuove. Ora, se in tutto questo ogni tanto ci finisce pure una presentazione, non la rifiuto, ma se devo sbattermi in giro per la penisola con il mio libro in mano no, non lo faccio. Se vuole, venga la tv a casa mia :D

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Perché non sei esibizionista. Altri lo sono, se ne incontrano di tutti i colori, al mondo.

Poi se uno vuole vendersi come persona deve anche avere qualcosa da vendere. Se non sei uno capace di metterti al centro dell'attenzione e rimanerci il più a lungo possibile è inutile che ci provi. Wilde per esempio era alto più di due metri e girava con un girasole all'occhiello... doveva essere impossibile non notarlo.

Non vuol dire, naturalmente, mi pare che D'Annunzio fosse un tappetto, però aveva un occhio solo e una parlantina che levati...

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 Anche se gli estremi, per un esordiente, sono difficilmente praticabli.

 

E sono proprio tali estremi che cerca la grande editoria in un esordiente. Perché gli estremi fanno il botto.

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Comunque, giusto per chiarire, le persone che conosco io che fanno promozione in tutta Italia sono "normalissime", nel senso che non è che le noti per l'abbigliamento o altro e anche quando parlano sono semplicemente persone che sanno discutere bene di libri e di ciò che hanno scritto. Secondo me basta questo, oltre a tanta buona volontà, non serve per forza vestirsi di giallo e rosso a pois e fingere di avere il fratello in manicomio e la madre in galera.

 

Io per esempio amo parlare e mi considero un po' egocentrica, ma non certo esibizionista. :sss:

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Io ho in mente come personaggio Federico Frusciante: è un personaggione, ma lo è semplicemente perché argomenta le sue opinioni (a volte su argomenti anche piuttosto complessi) in maniera decisamente colloquiale. E' il suo modo di esprimersi a renderlo personaggio, che contribuisce a formarne l'immagine. Io appunto per 'immagine di scrittore' intendo non come appare, ma come si esprime. 

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Un esempio di esibizionista italiano e odierno potrebbe essere Aldo Busi. Anche lui ottimo scrittore, ma anche personaggio che vende se stesso ogni volta che trova un possibile acquirente.

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Non ho letto tutta la discussione, quindi mi rifaccio direttamente alla domanda del topic.

Per me ciò che deve essere (e rimanere) chiaro nel rapporto editore-scrittore è che la promozione del prodotto è compito dell'editore.
La cosa va sempre ricordata da entrambe le parti.

L'editore può chiedere la collaborazione dell'autore per fiere, eventi, presentazioni e via dicendo, ma l'iniziativa, la pianificazione e l'organizzazione degli eventi dovrebbero sempre essere del primo. Deve essere l'editore a contattare le libreria, ad assicurarsi determinate presenze alle presentazioni, a mettersi al telefono con quelli degli stuzzichini e via dicendo. La collaborazione dell'autore deve tradursi nella disponibilità a spostarsi (sempre con criterio) e in generale nella disponibilità a partecipare a ciò che l'editore propone (interviste, concorsi, ecc.).

L'autore, dal canto suo, non dovrebbe prendere iniziative promozionali senza prima consultare l'editore. Un bravo scrittore non è detto che sia anche un bravo comunicatore (checché ne pensi lui). Quindi prima di aprire il tristissimo sito/forum sul libro fatto da suo cugino "bravo col computer", l'autore dovrebbe sempre chiedere il parere e il permesso all'editore. Stessa cosa prima di postare la copertina del suo romanzo e taggare 746 amici (di cui 364 aggiunti lo stesso giorno solo per l'occasione) o di lanciarsi nel mondo dei forum con commenti autopromozionali di dubbio gusto.

La promozione è compito dell'editore. Lui la paga, lui la pianifica, lui la gestisce. Sempre e in ogni aspetto.

   

 

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GID, scusa, mi pare che dimentichiamo che talvolta - o spesso - può esistere un ulteriore attore in gioco tra autore ed editore, vale a dire l'Agente. Cioè colui che come compito ha proprio lo scopo della promozione dell'autore (in primis) e di conseguenza di ogni suo singolo libro.

Se non ragioniamo con 3 figure di riferimento, invece che con le due autore-editore, siamo monchi nelle valutazioni.

La domanda, quindi, diventa chi promuove l'autore in assenza dell'Agente? Pensiamo veramente che questo possa spettare all'Editore? L'editore promuove il singolo libro, nient'altro.

 

E, allora, pensiamo veramente che un autore deba veder ridotta la promozione della propria opera al singolo volume, fosse anche il volume di un esordiente?

 

Non penso proprio. Quindi, proviamo a rifare il ragionamente inserendo il terzo incomodo e ci accorgiamo che sarà. o dovrebbe essere, proprio l'Agente il più attivo nelle iniziative di promozione di quel volume, il tutto in sintonia con l'autore, soprattutto, e l'Editore segue.

Quindi, se un autore decide di essere privo di Agente - e i grandi autori difficilmente lo sono - vuol dire che consciamente si sta facendo carico personalmente di svolgere tutte le attività che dovrebbero essere tipiche dell'Agente. Non può in nessun caso derogarle completamente all'Editore.

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Miiiii! Allora devo farmi un agente? Non c'avevo pensato. Scherzo, c'è la fila, ma è che sono tutti uomini :D

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Quoto ogni parola di GiD: l'autore non può muoversi senza che l'editore abbia approvato la mossa.

Ma la mossa, da parte dell'autore, va fatta.

Naturalmente con criterio e buon gusto, ma va fatta, perché in Italia escono 20.000 libri all'anno e, se si vuole sperare di emergere dal mucchio, bisogna aver voglia (e tempo) di mettersi in gioco.

 

Certo, il tour promozionale deve essere a carico dell'editore o della fiera/mostra che ospita la presentazione del libro: se io-autrice vengo invitata a un evento, metto volentieri a disposizione il mio tempo, a patto che non debba rimetterci del denaro. E personalmente, le presentazioni sono una delle conseguenze migliori dell'essere scrittori: si viaggia in posti nuovi, si incontra il pubblico, si può parlare di ciò che si è scritto. In due parole, ci si diverte.

 

Ma anche senza partecipare a un tour a zonzo per l'Italia, ci sono altre cose che l'autore può fare senza risultare fastidioso.

Ad esempio, aprire un blog o un sito mesi prima della pubblicazione, un blog che, naturalmente, non parli solo del romanzo stesso, ma sia ricco di contenuti vòlti a creare una base di pubblico per innescare il passaparola quando il romanzo sarà finalmente in libreria.

Si possono, poi, contattare dei blogger per chiedere se sono interessati a leggere e recensire (ed è ovvio che deve essere sempre l'editore a mandare copie); si può creare una pagina facebook del romanzo, dove condividere le recensioni (quando usciranno), le foto delle presentazioni e altri contenuti, purché contengano delle novità, e non puro spam.

 

Per riassumere, l'autore può (e deve) fare qualcosa per permettere al proprio romanzo di essere conosciuto. Certo, l'importante è concordare ogni iniziativa con l'editore, e non mettersi a spammare ovunque.

E sì, la promozione, se vengono rispettate le condizioni elencate sopra, è un momento piacevole, se non addirittura divertente.

Modificato da Agave

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Io ho dovuto rifiutare una pubblicazione cartacea per il mio romanzo (che uscirà come ebook a gennaio)esattamente per motivi di promozione. L'editore aveva scritto sul contratto l'obbligo, per l'autore, di presenziare a tutti gli eventi organizzati dall'editore almeno nei primi due mesi dall'uscita del libro. Con più di 500 km di distanza fra me e l'editore,senza anticipi è rimborsi e in più l'impegno quotidiano del lavoro che mi da il pane, non ho potuto che dire di no. ma se anche fosse stato possibile, non mi sarei concesso per più di due o tre presentazioni. Se un romanzo vale davvero si promuove da solo con il passaparola, se non vale abbastanza non puoi e non devi trasformarti in venditore. la pubblicità sarà pure l'anima del commercio, ma non del mio romanzo.

Senza offesa ma credo che un modo di ragionare del genere non porti da nessuna parte.

Posso capire il rifiuto dovuto alla distanza e alle relative spese, ma non il limite massimo di due o tre presentazioni.

Il libro può essere bello quanto vuoi, ma se la gente non lo conosce, continuerà a nonconoscerlo.

Se qualcuno ha comprato il tuo libro e lo ritiene bello, molto probabilmente lo passerà al suo amico/collega (e te lo dico per esperienza, perché il mio libro l'hanno letto non meno di 5000 persone, e circa 1000 lo hanno comprato).

Il passaparola c'è stato e ha portato qualche vendita, ma il "grosso" delle vendite è avvenuto con la promozione, alcune trovate pubblicitarie a bassissimo costo (5 dollari per un video di promozione) e un marketing ragionato su internet.

Senza contare che con le presentazioni aumenti le vendite, incrementando anche il passaparola se il libro è valido.

 

Se davvero ci tieni al tuo libro, tieni anche al fatto che sia letto. Altrimenti non lo avresti pubblicato, lo avresti lasciato nel cassetto.

Se vuoi che più gente possibile lo legga e, come nel mio caso, rientrare della tua "scommessa" dopo averlo pubblicato da solo per farlo esattamente come era nei tuoi pensieri senza vincoli editoriali di alcun tipo, la fase di promozione è importante tanto quanto quella di scrittura.

 

La tua ultima frase non la capisco proprio, perdonami ma fa tanto frase ad effetto su facebook: "la pubblicità sarà pure l'anima del commercio, ma non del mio romanzo". Il tuo romanzo rimane sempre lo stesso: se lo pubblicizzi e fa schifo, continuerà a fare schifo, a meno tu non sia una "firma" con un grande gruppo editoriale alle spalle.

Se invece l'anima del tuo romanzo è splendida, non fai altro che fare del bene all'umanità pubblicizzandolo.

 

Scusa la franchezza, ma personalmente ritengo certi atteggiamenti accettabili solo in determinate fasce di età.

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