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Lorenzo Sartori

Promozione: fin dove si deve spingere l'autore?

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Prendo lo spunto da altra discussione di questa sezione. Secondo me è un argomento interessante che richiede uno sviluppo autonomo.

 

La questione è: un autore esordiente/emergente, fin dove è conveniente/giusto/saggio/opportuno/moralmente accettabile (ecc) che si spinga per promuovere il suo libro? Esiste un limite che l'autore non dovrebbe superare per non sconfinare in ciò che spetterebbe (solo) alla CE?

 

Ovviamente non mi riferisco all'autoproduzione, dove Autore e Editore sono di fatto la stessa persona.

 

Voi, come autori, dove vedete la linea di confine?

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Ribadisco quello che ho già scritto nell'altra discussione: io, come autore esordiente, sono disposto a spendere energie per promuovermi, ma fino a un certo punto.

Non sono disposto a macinare chilometri per l'italica penisola(a mie spese) per partecipare a presentazioni che magari sono un flop, non sono disposto a elemosinare compassione a conoscenti e amici per vendere qualche copia del mio libro, non sono disposto a organizzare eventi o contest(come molti esordienti fanno) di dubbia utilità, non sono disposto a vendermi troppo per ottenere recensioni o articoli, non ne sarei capace.

Sono all'antica e credo che esporsi troppo sia di cattivo gusto, oltre che controproducente(in certi casi). 

Questa è la ragione fondamentale che mi spinge a non autoprodurmi. 

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Secondo me si può scendere a compromessi... se in fase di contrattazione è venuto fuori che sono previste degli eventi (molti contratti ce l'hanno come clausola) e che l'autore è tenuto a partecipare si può scendere al compromesso che però le spese di viaggio sono a carico della CE (mi sembra fantascienza) oppure che ne so ci si accorda per smussare altri angoli a vantaggio dell'autore.

Il *no non lo faccio a prescindere* non lo reputo una scelta saggia da nessuna delle due parti (a meno che non si tratti di pagare per pubblicare ma quello è un discorso che tocca altri tasti come ad esempio l'umiliazione morale dello scrittore e il fine di lucro spietato della CE.

In questo a parte pagare ed estremismi vari, qualsiasi cosa l'autore possa fare per migliorare l'immagine del proprio romanzo non vedo perché non debba farla.

 

@Freccetto: in base a cosa giudichi un evento di dubbia utilità oppure utile?

Modificato da Gongola

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Io ho partecipato a qualche presentazione e mi sono molto divertito (a Roma, che è la mia città, però) e quando mi sono autopubblicato me ne sono organizzato una piccola piccola chiamando qualche amico in un pub a sua volta gestito da amici più che contenti di ospitarmi. Altro non ho fatto, L'editore mi aveva messo a disposizione numerose copie da inviare a eventi, premi e cose simili ma non ne ho spedita neanche una.

Sono stato rimproverato, abbastanza bonariamente, e credo di essermelo meritato. Dopotutto l'editore i libri li forniva a sue spese. Ma proprio sono attività che non mi vengono naturali.

Le presentazioni sì, in quelle posso esibirmi in performance di lettura che mi vengono piuttosto bene. Ne ho fatte anche per un amico.

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Quando in un locale, libreria o altro, viene presentato il tuo libro con varie persone che ne illustrano la natura, ti riempiono di elogi (per la maggior parte pretestuosi) vengono letti capitoli, o, nel mio caso, singoli racconti presi dal libro ed è offerto un buffet accompagnato da qualche bicchiere di pessimo prosecco.

Ecco.

Ah, dimenticavo: si invita il pubblico a comprare il libro e l'autore si stronca la mano per firmare dediche.

Modificato da Nanni
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Ospite Gigio_02

Ciao, sono Nero e sono un autopubblicato. :asd:

A parte gli scherzi, mi sto facendo un **** della ******* *****. E non dico tanto per dire, perché autopubblicare è un lavoro. Mi porta via svariate ore tutti i giorni ed è veramente, ma veramente dura.

 

Se un giorno riuscissi ad approdare in libreria, giuro che eliminerò dal vocabolario le parole "lit blog" e "promozione". Alla pubblicità ci deve pensare la CE e l'ufficio marketing preposto. Gli autori devono solo girellare per mostre, fiere, librerie, ma soprattutto devono scrivere. Cazzo, devono scrivere.

 

Sto provando sulla pelle cosa significa promuoversi. Fare lo scrittore e il pubblicitario allo stesso tempo è come andare al lavoro la mattina e il pomeriggio all'università: si lavora male, si studia male, si sta male.

 

Quindi, secondo me, Lore, la linea di confine tra Autore ed Editore è una grande muraglia di cemento con sopra le mitragliatrici. :mazza:

Modificato da Nero
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Quindi, secondo me, Lore, la linea di confine tra Autore ed Editore è una grande muraglia di cemento con sopra le mitragliatrici. :mazza:

 

Parole sante.

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Io ho dovuto rifiutare una pubblicazione cartacea per il mio romanzo (che uscirà come ebook a gennaio)esattamente per motivi di promozione. L'editore aveva scritto sul contratto l'obbligo, per l'autore, di presenziare a tutti gli eventi organizzati dall'editore almeno nei primi due mesi dall'uscita del libro. Con più di 500 km di distanza fra me e l'editore,senza anticipi è rimborsi e in più l'impegno quotidiano del lavoro che mi da il pane, non ho potuto che dire di no. ma se anche fosse stato possibile, non mi sarei concesso per più di due o tre presentazioni. Se un romanzo vale davvero si promuove da solo con il passaparola, se non vale abbastanza non puoi e non devi trasformarti in venditore. la pubblicità sarà pure l'anima del commercio, ma non del mio romanzo.

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Nanni sono una rompiscatole perdonami, ma che cambia allora tra promozione e evento inteso nel senso più comune del termine? :perchè:

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Se un romanzo vale davvero si promuove da solo con il passaparola, se non vale abbastanza non puoi e non devi trasformarti in venditore. la pubblicità sarà pure l'anima del commercio, ma non del mio romanzo.

 

Non esiste un prodotto che si vende da solo e, ti potrà sembrare brutto sentirlo, anche un'opera letteraria non è altro che un prodotto. Il passaparola, in qualche modo, è necessario attivarlo, spingere i lettori entusiasti a diffondere il verbo e, spesso, non basta la sola parola che vola, una volta colta il potenziale lettore vorrà conoscere di più (quanti di noi hanno amici che hanno magnificato le 50 sfumature o opere similari?, gli abbiamo dato retta al primo colpo?), approfondire e, magari, anche avere l'occasione di incontrare l'autore.

E le presentazioni sono uno dei mezzi per creare quel passaparola.

In un mondo editoriale stra-affollato e in un paese in cui gli aspiranti scrittori sono, probabilmente, più dei lettori la necessità di mettersi in gioco in prima persona per vendere il prodotto è un must, non una possibile opzione.

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Io ho dovuto rifiutare una pubblicazione cartacea per il mio romanzo (che uscirà come ebook a gennaio)esattamente per motivi di promozione. L'editore aveva scritto sul contratto l'obbligo, per l'autore, di presenziare a tutti gli eventi organizzati dall'editore almeno nei primi due mesi dall'uscita del libro. Con più di 500 km di distanza fra me e l'editore,senza anticipi è rimborsi e in più l'impegno quotidiano del lavoro che mi da il pane, non ho potuto che dire di no. ma se anche fosse stato possibile, non mi sarei concesso per più di due o tre presentazioni. Se un romanzo vale davvero si promuove da solo con il passaparola, se non vale abbastanza non puoi e non devi trasformarti in venditore. la pubblicità sarà pure l'anima del commercio, ma non del mio romanzo.

 

Non sono d'accordo. Bianchini, uno degli autori più venduti in Italia, per promuovere " io che amo solo te " sono ormai quattro mesi che fa presentazioni ogni giorno in tutte le parti d'Italia. Credo che molte di tali presentazioni siano spesate dall'editore. Però il suo impegno, così, significa che è continuo, non lo lascia un secondo. Ovviamente Bianchini ci campa di quello; ma se ci campa è anche perché si mette in gioco in prima persona, altrimenti tutte quelle copie non le venderebbe.

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Tagliacarte e Nyamekye mi avete anticipato.

Nessun prodotto si vende da solo. Avessi inventato e prodotto l'i-phone, nessuno sarebbe mai venuto a cercarmelo a casa.

I passaparola poi non nascono da soli, sono come gli incendi e all'autocombustione credo poco.

 

Anche a me piacerebbe ritirarmi in una villa nel Maine  :rolleyes: , davanti all'oceano a scrivere e a dare da mangiare ai gabbiani alla fine di ogni capitolo. Con l'agente che viene a trovarmi in elicottero (perchè ovviamente sono senza telefono) ogni sei mesi, mi ritira il manoscritto (e magari anche la biancheria sporca :li: ) e mi lascia giù un forziere d'oro, dopo essersi inchinato dieci volte :brillare: .

 

Ma anche le rockstar più viziate, anche le star di Hollywood più idolatrate si fanno un mazzo tanto in giro per tour promozionali (con giornate da 20 e più interviste a dire sempre le stesse cose e a confortare il buon Mollica, che sì, anche loro amano la pizza, gli spaghetti e il suono del mandolino  :ohh: ).

Perchè sanno che qualche copertina o qualche servizio in meno può significare la discesa nel dimenticatoio.

 

Le CE cercano prima il personaggio e poi il romanzo. Perché nel 90% dei casi è il personaggio che vende e il romanzo è solo un gadget.

 

Senza arrivare a certi estremi è impensabile che un signor nessuno diventi improvvisamente qualcuno per il semplice fatto di avere scritto qualcosa. Quindi qualcuno il lavoro di promozione ("il lavoro sporco") lo deve fare.

 

Dovrebbe essere la CE con il suo apparato, ma le piccole CE hanno pochi mezzi e le grandi lanciano solo alcuni dei loro autori, quelli che magari hanno più le carte in regola per diventare qualcuno. Partire da 0 richiede troppe energie.

 

Io CE se devo investire su un autore, a parità di potenziale artistico, scelgo quello che posso promuovere meglio. Se l'autore non ha voglia di collaborare perchè ritiene di essere un genio e questo dovrebbe bastare, lo mollo. Se vende da solo bene, altrimenti avanti il prossimo (che fuori la fila è lunga).

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Io CE se devo investire su un autore, a parità di potenziale artistico, scelgo quello che posso promuovere meglio. 

 

Qua dici una cosa sacrosanta davvero.

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Ok, che dire, semmai sarà, verrò pubblicato postumo e i miei eredi diventeranno ricchi sfondati :D Non mi sento tagliato per fare il prezzemolino in tv e se le Ce cercano i personaggi beh, potrei sempre rivolgermi a Gaspare, un mio amico. E' belloccio, ci sa fare con le donne, è un gran bugiardo. Lo istruisco per bene e mando lui a fare gli eventi. Poi magari si stecca sulle vendite

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Nanni sono una rompiscatole perdonami, ma che cambia allora tra promozione e evento inteso nel senso più comune del termine? :perchè:

Che la parola evento non mi piace. Mi sembra quantomeno troppo vaga. Un evento potrebbe essere una calata di palloncini a ciascuno dei quali è attaccato un foglietto con un brano tratto da un libro che vuoi eventare. O maagari una sfiilata di elefanti.

Una presentazione è qualcosa di molto più preciso e codificato.

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Nanni sono una rompiscatole perdonami, ma che cambia allora tra promozione e evento inteso nel senso più comune del termine? :perchè:

Che la parola evento non mi piace. Mi sembra quantomeno troppo vaga. Un evento potrebbe essere una calata di palloncini a ciascuno dei quali è attaccato un foglietto con un brano tratto da un libro che vuoi eventare. O maagari una sfiilata di elefanti.

Una presentazione è qualcosa di molto più preciso e codificato.

 

 

Guarda che l'idea dei palloncini è geniale :asd: non sottovalutare il potere dei palloncini colorati ;)

 

Grazie per la spiegazione :flower:

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E come diceva qualcuno: "Allora io che sono casalinga non riuscirò mai ad emergere perché si sa che la casalinga non ha niente di speciale da comunicare?".

Ora, tolte le battute infelici sui calendari con casalinghe più o meno vestite, quello che mi fa rabbia è che io che odio divulgare me stessa e la mia vita privata, non verrò mai presa in considerazione perché i più non guardano al prodotto, ovvero al libro, ma a me come "caso umano".

La promozione dovrebbe riguardare il libro che ho scritto, io come autore sono lì a parlarne con i lettori per rispondere alle curiosità e dare la giusta chiave di lettura a ciò che ho scritto non a ciò che ho mangiato a colazione.

Davvero siamo al punto che un autore deve mettere in piazza la propria persona per poter essere considerato uno scrittore degno di nota? :nuo:

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Quello che forse non sono stata in grado di spiegare è che la promozione riguarda il prodotto.

Il prodotto per me sono i libri che un autore scrive.

L'autore NON è un prodotto per cui non devo promuovere la persona ma le sue opere!

 

Forse così ci si capisce qualcosa... :grat:

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Quello che forse non sono stata in grado di spiegare è che la promozione riguarda il prodotto.

Il prodotto per me sono i libri che un autore scrive.

L'autore NON è un prodotto per cui non devo promuovere la persona ma le sue opere!

In teoria hai ragione. Il problema è che molto spesso sono gli autori stessi a promuoversi come prodotto da vendere. E non solo loro ma molte altre tipologie di artisti.

Non da oggi, prendiamo per esempio uno come Oscar WIlde. Uno direbbe che non ne aveva bisogno, data la qualità dei suoilibri. Eppure non faceva altro che proporre se stesso, continuamente. A volte a discapito della propria produzione letteraria.

È sempre stato così. Diciamo che un autore può scegliere quale via seguire, se porre l'accento su se stesso come autore o sui propri testi.

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Ospite Valpur

Molto in generale, io ho bisogno solo di una spinta fuori dalla porta.
Quindi se un eventuale editore mi dicesse "senti, ti ho organizzato questo e quest'altro, vacci" io vado anche da Trento a Catania in giornata. Però non so quanto estesa sia la mia capacità di cercarmi occasioni al di là della mia cerchia.

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Io, da questo punto di vista, sono esattamente come te. 

 

Molto in generale, io ho bisogno solo di una spinta fuori dalla porta.
Quindi se un eventuale editore mi dicesse "senti, ti ho organizzato questo e quest'altro, vacci" io vado anche da Trento a Catania in giornata. Però non so quanto estesa sia la mia capacità di cercarmi occasioni al di là della mia cerchia.

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A me piace viaggiare e lo faccio ancora più piacevolmente se si tratta di promuovere un mio libro ma non la mia persona.

Non sono una modella, non promuovo il mio corpo o le stranezze del mio carattere... ma il mio lavoro, o meglio, il risultato del mio lavoro: il libro.

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Filomena, perdona la domanda, ma tu sei mai stata a una vera presentazione?

Perché io sono stata a più di una di persone che pubblicano con big (Newton Compton e Salani, per citarne un paio) e nessuno degli autori ha parlato della sua vita privata o messo in mostra il proprio copro. Le presentazioni servono per pubblicizzare il libro e l'eventuale produzione letteraria dello scrittore in quanto tale, e tutte le cose di cui si parla sono legate a questo.

E te lo dice una che odia l'idea di vendere il proprio corpo, nonostante sia alta e magra. >_<

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A me piace viaggiare e lo faccio ancora più piacevolmente se si tratta di promuovere un mio libro ma non la mia persona.

Non sono una modella, non promuovo il mio corpo o le stranezze del mio carattere... ma il mio lavoro, o meglio, il risultato del mio lavoro: il libro.

 

Filomena, molto spesso uno scrittore è anche un 'personaggio'. Non voglio dire che debba essere strambo o ricercato o saltare immediatamente all'occhio, ma deve essere facilmente riconoscibile. Non c'è niente di 'vile' in questo: si può essere personaggi anche rimanendo perfettamente se stessi. 

E' un fattore di empatia, diciamo così. Lo scrittore può promuoversi ispirando simpatia, parlando in un certo modo (del suo libro, ovviamente), a seconda delle risposte che dà ai lettori.

E' un utile strumento che può ispirare qualcuno a leggere i propri libri, e non è nemmeno disprezzabile. 

Sta' pur certa che nessuno va alle presentazioni degli scrittori per ammirare i loro corpi v.v'

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Secondo me la forma di promozione (che è necessaria eh, nessun'opera di autori esordienti si vende da sola) migliore è quella concordata e sinergica tra autore e editore. Noi promuoviamo i nostri ebook in vari modi più o meno originali sul web, spieghiamo cosa vogliamo fare all'autore, sentiamo che idee ha lui e decidiamo insieme come coordinare al meglio i nostri sforzi 

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Diciamo che un autore può scegliere quale via seguire, se porre l'accento su se stesso come autore o sui propri testi.

 

Ecco, io scelgo di mettere in evidenza i miei testi.

 

Le presentazioni servono per pubblicizzare il libro e l'eventuale produzione letteraria dello scrittore in quanto tale, e tutte le cose di cui si parla sono legate a questo.

 

Io adoro le presentazioni e infatti lo considero il mezzo primario e insostituibile per promuoversi proprio perché in questi ambiti, di solito ma non sempre, si parla di libri e il contatto diretto con i lettori e gli altri scrittori oltre a editor o altri professionisti dell'editoria, è sempre piacevole e soprattutto edificante.

  

Filomena, molto spesso uno scrittore è anche un 'personaggio'. Non voglio dire che debba essere strambo o ricercato o saltare immediatamente all'occhio, ma deve essere facilmente riconoscibile. Non c'è niente di 'vile' in questo: si può essere personaggi anche rimanendo perfettamente se stessi. 

 

 

Ok ma io voglio vendere perché è quello che ho scritto che piace e non perché sono simpatica, bella, giovanissima o altra caratteristica fisico-caratteriale a fantasia.

Poi che essere di bella presenza aiuti, nessuno lo mette in dubbio, io vorrei piacere più per quello che scrivo che per altro. Non ritengo 'vile' chi usa l'arma del personaggio costruito a tavolino, forse un po' 'disonesto' quando si vuol far credere di essere qualcuno che non si è nella realtà.

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Ok ma io voglio vendere perché è quello che ho scritto che piace e non perché sono simpatica, bella, giovanissima o altra caratteristica fisico-caratteriale a fantasia.

 

 

E' ovvio, ed è proprio per questo che uno scrittore vende copie dei libri: perché piacciono a qualcuno. 

La storia dello 'scrittore personaggio' l'ho indicata solo perché è uno strumento come un altro per attirare l'attenzione sui libri, a cui spetta il compito di trasformare un acquirente in un lettore. Il prodotto sono i libri, non lo scrittore, che alla fine (in questo contesto) è usato come strumento di marketing.

 

L'immagine dello scrittore può essere il richiamo per avvicinare la persona al libro: se quel libro poi non piace, lo scrittore può essere anche il personaggione dell'anno, ma non venderà più una copia a quel lettore.

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