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sefora

Comico e humour

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Si appena conclusa una sfida in cui i racconti dovevano essere comici. E, avendo partecipato, mi sono sorti dei dubbi circa la definizione del genere. O, meglio, intorno alla mia competenza in materia. Certo, un racconto comico deve far ridere. Quali caratteristiche deve possedere per riuscirci?

Copio qui un minimo di documentazione, tanto  per aprire il topic.

Ecco la sinossi di un dotto volume:

Il comico nella letteratura italiana. Teorie e poetiche

"Il comico è un genere che ha disseminato i suoi frutti lungo tutto l'arco della storia della letteratura italiana. Alcuni tra i più autorevoli studiosi italiani danno vita tra le pagine di questo volume a un discorso polifonico sulla comicità. Da Boccaccio a Goldoni, da Porta a Verga, da Dossi a Belli, da Piradello a Palazzeschi, dal futurismo a Svevo. E poi ancora Petrolini, Zavattini, Gadda, Brancati, Scialoja, Celati e Camilleri. È il Novecento, ovviamente, il più ricco di magistrali esempi, poiché il comico in tutte le accezioni - dall'umorismo, al nonsense, al grottesco - ne ha segnato la svolta culturale e artistica, incarnando una delle tendenze più rappresentative della modernità.

 

E, da  http://www.parodos.it/letteratura/comico.htm

Il registro comico nelle sue varie declinazioni – dalla parodia alla satira, dall'umorismo al sarcasmo, dall'ironia alla caricatura, dal gioco di parole all'invenzione surreale, dal grottesco all'humour noir – è tra i più usati nella letteratura di ogni epoca. Situazioni ed episodi comici, nonché notazioni ironiche, fanno parte della gamma espressiva di moltissimi capolavori della letteratura.

 

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N on capisco quale sia la tua domanda, che cosa tu voglia sapere.

Personalmente ho sempre pensato che il punto di vista di Bergson sia il più utile per comprendere cosa sia il riso, e quindi cosa sia il comico che suscita il riso stesso.

Sostanzialmente si parla di ciò che sta tra l'umano e il non umano, in cui però l'apparteneza alla categoria "umano" talvolta indica più l'appartenenza a un gruppo specifico che genericamente alla nostra specie. Per esempio lo snob è colui che cerca di comportarsi da nobile ma non ha gli atteggiamenti giusti, quindi viene riconosciuto come sine nobilitate e lo snob fa ridere, quando è sufficentementee caricaturale.

Oppure un prete che si dimostri sessualmente eccitato fa ridere perché un prete non dovrebbe esserlo, in teoria.

Si ride anche molto degli animali che sembrano avere un comportamento umano, come ha ampiamente dimostrato l'industria dei cartoni animati.

In sostanza il riso da una parte sarebbe una specie di avvertimento: guarda che sei quasi fuori, se commetti altri errori ti espelliamo dalla nostra comunità. O comunque dalla comunità a cui vorresti appartenere. Dall'altra sarebbe uno svelamento: stai cercando di farti passare per uno di noi, ma ti abbiamo riconosciuto. Due concetti, come si vede, strettamente imparentati.

Con queste premesse non sembra del tutto ovvio il motivo per cui il riso sia piacevole. La mia idea è che lo sia perché è un comportamento collettivo, che ci conforta, a noi che ridiamo, nella nostra convinzione di appartenere al gruppo al quale riteniamo di appartenere. E vogliamo essere appartenenti.

Non sono sicuro che questo esaurisca da solo il concetto di umorismo, ma certo molto dell'umorismo che conosciamo ha queste motivazioni.

Modificato da Nanni

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Guarda Alb†raum che il riso è qualcosa di terribile. Chi viene deriso può soffrirne  fino a desiderare l'autodistruzione.

Nella maggior parte dei casi noi non avvertiamo il problema perché il soggetto del riso non è una persona reale, oppure perché la derisione è molto sottile. Quando un amico commette una sbadataggine noi ne ridiamo, ma continuiamo a considerarlo un amico ma, quando un gruppo decide che uno dei suoi membri ha passato il limite e lo espelle deridendolo è veramente angoscioso. Per chi non partecipa all'atto.

Insomma è una questione di intensità. Il riso leggero è liberatorio, però il meccanismo, sostanzialmente, dovrebbe essere lo stesso.

Comunque esamina ciò che ti fa ridere, cercati qualche esempio. Ti imbatterai sempre in situazioni del tipo che ho descritto: animali, talvolta oggetti, che cercano di comportarsi da esseri umani o esseri umani che commettono errori tali da far sospettare che non lo siano.

Non si ride mai se non di persone o di cose che ricordano persone.

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L'ho già scritto altre volte, ma lo ripeto qui: la prima cosa da mettersi in testa è che non si può far ridere tutti. Ci sono battute e battute, e secondo me ogni racconto o romanzo comico deve avere un suo target di riferimento, e utilizzare quel tipo di ironia che lo diverte. Che è spesso la stessa che diverte l'autore, ovviamente.

 

Pensate alla parodia: qualcosa che prende in giro, per esempio, i supereroi dei fumetti, è rivolta principalmente a chi divora fumetti. Poi è ovvio che, come in tutte le cose, una cosa fatta bene può piacere anche a un pubblico più ampio, difatti io trovo spesso divertente Ratman anche quando non conosco l'opera che sta prendendo in giro, ma un punto di partenza secondo me ci dev'essere.

 

Un romanzo per ragazzi deve avere battute "giovanili", che rimandano a ciò che i giovani conoscono e vedono tutti i giorni. Se metti un'allusione a Rino Gaetano probabilmente nessuno riderà.

Un romanzo venduto in Italia deve avere battute su ciò che si vive o si vede anche in Italia. Se prendi in giro un personaggio che lavora in un love hotel giapponese nessuno riderà.

Un romanzo venduto a chi legge romance deve avere battute sui mille cliché delle storie d'amore. Se ci metti una battuta su protoni ed elettroni nessuno riderà.

 

Il primo passo quindi secondo me è questo, una volta individuato il target di riferimento il resto può venire da sé. Anche qui comunque dipende molto dai gusti: io per esempio ho una predilezione per le citazioni e le parodie (sto scrivendo una storia che ne è piena), ma ho fatto anche ampio uso di stereotipi. :)

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Idee confuse, domanda poco chiara!

Conoscere le teorie su ciò che provoca il riso mi compete per mestiere... Ciò che è inaspettato, l'aspettativa che si risolve in nulla, l'incongruenza, l'esagerazione, la soluzione irragionevole e via citando.

A seconda delle situazioni ( e delle scelte narrative), varia la "qualità" del riso dello spettatore (lettore). Perché un testo sia comico deve provocare un riso aperto, allegro, "a crepapelle", oppure va bene anche il risolino ironico, il ghigno della satira, la risatella provocata della battuta demenziale?

I racconti cui mi riferisco sono stati giudicati divertenti, ironici, non sense, surreali...

Nessuno compiutamente  "comico". A me lo sembravano. Da ciò la domanda, ma mi rendo conto che una risposta univoca non è formulabile.

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On 28/10/2013 at 22:35, sefora dice:

Conoscere le teorie su ciò che provoca il riso mi compete per mestiere...

 

carissima Sefora da tranquillo pensionato  a “tranquilla pensionata” è una conversazione vecchia di 3 anni ormai, ma mi ha molto incuriosito, tanto da spulciare il tuo blog per scoprire in che modo il riso ti compete per mestiere. Perché una nonna simpatica e felice, che scrive libri gialli, coltiva olive. e pratica vela, è interessata al riso per mestiere? Ti ringrazio e ti faccio tanti auguri. (y)

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Ciao librometraggio, lieta di conoscerti:benvenuto:! Sei stato gentile a spulciare il mio blog, che sto un po' trascurando: dovrei averlo dichiarato in Chi sono, ma non sono sicura. Qui rispondevo agli autori dei post precedenti che conoscono la mia occupazione originaria. Il riso non mi "compete per mestiere"; a causa di esso  (sono prof di filosofia)  conosco comunque  le teorie che lo riguardano.  Trattazioni del  comico (Nanni citava Bergson) sono infatti presenti nell'opera di vari pensatori. Ottime cose!

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Ciao a tutti, recupero questa discussione un po' datata perchè ho intenzione di lanciarmi nella stesura di un romanzo ibrido tra il giallo e l'umoristico/satirico.

I miei riferimenti sono il ciclo di Malaussene di Pennac e (soprattutto) Comici Spaventati Guerrieri (e in seconda battuta Elianto e Spiriti) di Benni: opere in cui, con la scusa di un'investigazione/recherche, si mettono sotto accusa diverse storture del nostro tempo demolendole con l'arma dell'umorismo.

 

Vi sarei garto se voleste indicarmi altre opere/autori che a vostro parere entrano in questo solco.

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Il 30/1/2020 alle 16:46, Gualduccig ha scritto:

Vi sarei grato se voleste indicarmi altre opere/autori che a vostro parere entrano in questo solco.

 

Direi che Sognando Babilonia di Richard Brautigan rientri nella categoria; poi se non hai curiosità di leggere gialli umoristici ibridati con il fantasy ci sono i volumi della Guardia nel ciclo di Mondo Disco di Terry Pratchett (per esempio, Thud! è una gran bella riflessione su integrazione e conflitti razziali e fa molto ridere. Non sono sicuro si trovi in italiano e come siano le traduzioni, però li avevo letti anni fa quando vivevo in UK e mi ricordo che le prime edizioni italiane di Pratchett era tradotte un po' a muzzo); ci sono anche i due romanzi di Douglas Adams su Dirk Gently (ma a me sono piaciuti meno della Guida) e hanno anche un sostrato soprannaturale, non so se è qualcosa a cui sei interessato.

 

Avevi degli editori in mente? Anche io ho una roba così nel cassetto, e stavo pensando a chi mandarla...

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3 minuti fa, Tantivy Mucker-Maffick ha scritto:

Avevi degli editori in mente? Anche io ho una roba così nel cassetto, e stavo pensando a chi mandarla

Eh, ancora no: prima vorrei vedere se riesco a tirare fuori qualcosa che soddisfi me.

Penso sia un genere molto difficile da piazzare, tuttavia cammuffarlo da giallo potrebbe aprire diverse porte, visto che è uno dei generi più commerciali.

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Il 30/1/2020 alle 16:46, Gualduccig ha scritto:

romanzo ibrido tra il giallo e l'umoristico/satirico.

 

I romanzi di Malvaldi (Bar Lume) sono un esempio di giallo umoristico, quelli di Recami di giallo/commedia degli equivoci.

Non credo sia un genere più difficile di altri da proporre, entrambi gli autori scrivono sostanzialmente romanzi satirico-umoristici camuffati da gialli e hanno avuto in questi anni un ottimo riscontro di vendite (Editore Sellerio per entrambi).

 

 

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Il 30/8/2020 alle 13:30, massimopud ha scritto:

I romanzi di Malvaldi (Bar Lume) sono un esempio di giallo umoristico, quelli di Recami di giallo/commedia degli equivoci.

Non credo sia un genere più difficile di altri da proporre, entrambi gli autori scrivono sostanzialmente romanzi satirico-umoristici camuffati da gialli e hanno avuto in questi anni un ottimo riscontro di vendite (Editore Sellerio per entrambi).

 

Non è difficile nella misura in cui la struttura del giallo/crime/noir regge la maggior parte del peso del testo (sia nelle opere di Malvaldi che di Recami l'investigazione è 

comunque centrale). Nel mio caso l'investigazione è un pretesto per portare i protagonisti faccia a faccia con alcuni loro scheletri nell'armadio, tant'è che non si avvicinano nemmeno alla soluzione (che il lettore scopre, sì, ma in maniera quasi casuale): dubito che sia un'opera adatta al catalogo Sellerio, che mi pare puntare a un genere leggermente diverso.

 

Forse sbaglio io a definire quanto ho scritto come noir a colori, del resto leggendo le recensioni alle opere che più si avvicinano come tema ho trovato solo recherche metropolitana e miscela di satira di costume e romanzo giallo, quindi mi sa che incasellare simili testi non sia semplice.

 

Peggio per me, lo sapevo dall'inizio...

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Be', però Recami nel ciclo della Casa di ringhiera a me pare che si avvicini parecchio al tuo genere: in quella serie la trama gialla è piuttosto improbabile e quasi del tutto funzionale a una continua catena di equivoci e di situazioni comiche e alla descrizione satirica di vari contesti familiari e sociali. A me ha divertito molto, soprattutto nei primi volumi. 

Modificato da massimopud

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@Gualduccig suggerirei anche Andrea Vitali. Olive comprese e Zia Antonia sapeva di menta li ho trovati deliziosi, di un fine umorismo, in cui il mistero da risolvere è un pretesto per raccontare il contesto. E' un genere che amo e che ha ispirato il mio giallo/umoristico che spero sarà a breve pubblicato.

Gli editori di riferimento per questo genere sono sicuramente Sellerio e Newton Compton (che con Raffaello Avanzini ha aperto molto al genere ed è possibilista con gli esordienti)

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