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Lo scrittore incolore

[MI 34] Un mondo senza morte

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commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18823-mi34-intervista-a-uno-scienziato/

 

prompt di mezzogiorno

 

Un mondo senza morte

 

«C’è stato un tempo, nella storia del nostro genere umano che potremmo considerare l’alba, l’inizio di ogni cosa. I nostri studiosi più esperti sono riusciti a ricreare un quadro abbastanza esemplificativo di quelle che erano le caratteristiche del nostro pianeta Terra, circa seimila anni fa. In quel periodo i nostri avi scandivano il tempo, basandosi sulla nascita di un certo Gesù, o Cristo, che dir si voglia, un uomo che poi si scoprì essere solo un santone con delle ottime abilità oratorie. Fu dunque nel 2018 post Gesù, che la nostra storia cambiò radicalmente. Pensate, cari ragazzi, che all’alba dei tempi ancora si moriva.»

Qui la professoressa Callaghan fece un lungo sospiro, per mettere enfasi sull’ultima parola. Adorava quella parte del programma in cui sfatava miti e leggende di un passato così lontano.

Amava vedere i propri ragazzi trasalire, scossi dal brivido di una parola che ormai tutti avevano dimenticato.

«Morire. Qualcuno di voi sa il significato di questo verbo?» chiese ancora la donna, guardando negli occhi Timothy Rogers, un ragazzo sveglio e sempre molto attento alle sue lezioni.

«Si moriva un tempo, perché il cuore smetteva di battere e il corpo perdeva le sue funzioni respiratorie e cerebrali, prof. Callaghan.»

La donna guardò Timothy con amore. La riempiva di gioia avere un uditorio così partecipativo.

«E poi cos’è successo, Rogers?»

«E poi è arrivato il professor Saiwa e la sua invenzione mirabolante: il secondo cuore meccanico. Quando quello vero smette di funzionare si attiva il secondo, che fa durare la vita in eterno. Io per esempio da bambino ho avuto una malattia al cuore e se non fosse stato per il professor Saiwa ora sarei morto. Invece vivrò in eterno e sono molto contento.»

Qui la professoressa Callaghan si fece scappare un sorriso.

«Sono così contenta del fatto che tu non sia morto. Non avrei avuto un alunno modello come te.»

L’ultima frase la disse a mezza voce, temendo che gli altri alunni potessero cominciare a pensare che lei aveva un debole per Rogers.

Vide infatti Bobby Swelling emettere un piccolo sbuffo con la bocca, mentre metteva le mani conserte.

«Bene ragazzi, facciamo un poco di pausa. Potete uscire in cortile. Oggi i tre soli fanno una luce abbacinante, mi raccomando mettete gli occhiali protettivi e la lozione.» disse la donna, alzandosi improvvisamente e andando verso la finestra.

Attraverso la grande vetrata, vide Swelling dare un buffetto a Rogers e sentì distintamente la parola “secchione” uscire dalla bocca leggermente socchiusa del primo.

Rogers non sembrò nemmeno sentirlo e si tuffò su uno scivolo di un rosso acceso, che i tre soli rendevano ancora più luminescente.

Poi la Callaghan si concentrò sulla vegetazione del cortile.

Una margherosa cresceva rigogliosa con dei grossi petali bianchi, sfumati di rosso nella parte finale.

Vide Teresa Sullivan coglierla, un attimo prima che un farfallefante potesse con la sua piccola proboscide aspirarne il polline.

La ragazzina allora si mise a correre e arrivò davanti a Timothy.

La Callaghan si sporse un poco dalla posizione in cui si trovava e riuscì a vedere i due bambini che si scambiavano un tenero bacio, poi tutto, come ogni giorno intorno a quell’ora, divenne buio e ogni cosa intorno alla professoressa sparì.

La donna ormai era convinta che a lei non avessero impiantato il cuore meccanico, o che i tre soli, con i due di rinforzo a quello originale che perdeva ormai il proprio vigore, non riuscissero a far luce per tutta la giornata.

Fatto sta che, a un certo punto, tutta la realtà che lei viveva perdeva colore e consistenza.

E la Callaghan stava cominciando a farci l’abitudine.

 

Ospedale psichiatrico “Las Encinas” di Pasadena.

Mail del dottor L. Griffith al signor Geremia Rogers, marito della paziente Sally Callaghan.

La paziente non dimostra alcun miglioramento, signor Rogers.

Dalla mia visita di oggi alle ore 16:30 non è emerso alcun segno incoraggiante.

La donna è in cura presso la nostra struttura ormai da 5 mesi e non riusciamo a cancellare in lei le proiezioni psicologiche circa il futuro lontano e insperato che ha cominciato a creare da quando è avvenuto il fattaccio. Né tantomeno riusciamo a recuperare almeno in minima parte quantomeno una conversazione basilare con la donna.

Le scrivo la presente per dirle che stiamo cominciando a pensare seriamente di chiedere un trasferimento della paziente in una struttura più competente della nostra.

Questo non vuol dire che non le abbiamo tentate tutte.

La situazione non è cambiata affatto dalla sua ultima visita di tre mesi fa, quando sconvolto dal dolore di vedere sua moglie incapace di riconoscerla, ha deciso di non venire più a trovarla.

La paziente si trova sempre nella sua stessa stanza.

Mangia continuamente Oro Saiwa e se non glieli forniamo viene sconvolta da profonde crisi. Ma questa bizzarria mi è stata spiegata proprio da lei. Stava mangiando questi biscotti, quando ha saputo della morte di vostro figlio Timothy e questo spiegherebbe il suo attaccamento verso questo cibo.

L’abbiamo registrata con delle microcamere per carpire qualche informazione utile nei momenti in cui rimane sola nella propria stanza, ma ogni giorno ripete la stessa storia incomprensibile: finge di essere una professoressa del futuro che spiega come l’uomo abbia battuto la morte e ogni tanto tira fuori anche il nome di Timothy. Parla poi di un certo Swalling o Swelling, che maltratta Timothy e nel secondo caso, vista la morte di vostro figlio in seguito a tumore del cuore, credo che siamo di fronte a una vera e propria personificazione della malattia.

L’ho sentita anche personalmente bestemmiare due o tre volte, ma si sa che quando ci accade un evento infausto, i primi da cui ci sentiamo abbandonati sono proprio gli esseri ultraterreni che tanto preghiamo per il nostro bene.

Io spero, in tutta sincerità che il trasferimento della paziente in una struttura d’avanguardia di Washington comporti il miracolo che noi tutti ci auspichiamo, ma è mio dovere professionale dirle anche che ritengo molto difficile che ciò accada.

Concludo con una nota del tutto professionale: spero che la catena di eventi infelici che sta caratterizzando la sua vita possa trovare fine e lei possa ritrovare la serenità, prima o poi.

Attendo una sua risposta,

L. Griffith

 

Mail di risposta del signor Geremia Rogers al dottor L. Griffith

Verrò personalmente a prenderla presso la vostra struttura e la porterò qui a casa con me. Non le serve Washington e mi rendo conto che non le servivate nemmeno voi.

Ho costruito una bella veranda spaziosa, qui fuori al mio cortile, in questi tre mesi.

Fare per non pensare è stato il mio unico obiettivo.

La farò mettere seduta su una bella sedia a dondolo, che ho comprato qualche giorno fa e ascolterò con attenzione tutte le storie che mia moglie avrà da raccontarmi, dottor Griffith.

Mio figlio Timothy è cresciuto in una famiglia equilibrata e se non può essere più equilibrata, è mio dovere farla sembrare almeno una famiglia.

A presto,

G. Rogers

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mi raccomando mettete gli occhiali protettivi e la lozione.» Disse la donna

 

tantomeno riusciamo a recuperare almeno in minima parte quantomeno una conversazione basilare con la donna.

 

Ho costruito una bella veranda spaziosa, qui fuori al mio cortile

 

Uhm, Ink, devo confessarti che il racconto non mi ha convinto.

La prima parte è ambientata in una realtà nel futuro, che nella seconda parte si scopre essere il frutto di un sogno, di un'illusione, da parte di una paziente di una clinica psichiatrica.

Però, il passaggio da questa realtà iniziale alla sua rivelazione avviene troppo precipitosamente, ancora prima che la realtà stessa venga metabolizzata nella lettura. L'effetto è quello di una troncatura. 

La parte finale, con la risposta del marito della donna allo psichiatra, non fornisce una chiave di lettura al racconto, come avrei immaginato, e lo lascia quasi in sospeso.

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Una madre in seguito a un lutto perde la ragione e si rifugia in un delirio.

La prima cosa che mi viene in mente è che il delirio psicotico è per definizione qualcosa di particolarmente doloroso e destrutturante, anche quando sembra voler preservare il soggetto da una sofferenza ancora maggiore, come quella che la vita sembra voler riservare alla protagonista di questo racconto.

Per cui la protagonista vive una condizione di sofferenza insopportabile, da qualunque parte la si voglia vedere.

Ma davanti a questa sofferenza c'e una struttura di personalità così fragile che quando ne viene investita non riesce a rimanere integra e non trova altra via che la disintegrazione di sé.

Intanto ti segnalo che un tecnico difficilmente definirà un evento " fattaccio" :)

A parte questo elemento, secondo me, il delirio che tu hai costruito intorno alla signora Griffith è un po' troppo strutturato e poco credibile, pur nella sua voluta follia. Come dire, fantascientifico, ma non verosimile in senso patologico. Questo crea un scarto non solo in senso semantico, ma anche letterario perché in effetti sembra troppo di trovarsi in un racconto di semplice fantascienza per poi finire nella classica spiegazione della pazzia, senza che vi sia una continuazione logica.

La morale del marito, che invece è il reale senso del racconto, è la parte più bella, perché pone l'accento sul significato del rapporto, della famiglia, della responsabilità umana e affettiva, ma dopo questo scarto così vistoso perde di efficacia.

Rendendo gli angoli più smussati invece acquisterebbe a mio avviso il giusto peso.

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L'idea di per sé non è affatto male, anche se il colpo di scena del eratuttounsogno/visione/quellocheè è stato già abbondantemente sfruttato in passato. Tuttavia il modo in cui hai sfruttato questo artifizio non mi è dispiaciuto. Anche a me il passaggio tra i due punti di visti è sembrato netto, violento, ma devo dire che proprio per questo mi è piaciuto: non hai fatto nulla per preparare il lettore alla rivelazione, che è arrivata, come doveva essere, come un pugno allo stomaco.

Mio figlio Timothy è cresciuto in una famiglia equilibrata e se non può essere più equilibrata, è mio dovere farla sembrare almeno una famiglia.

Questa frase mi è particolarmente piaciuta.

In definifitiva, il tuo è un bel racconto, con qualche difetto dovuto probabilmente al limite di caratteri imposto dalle circostanze. Forse l'idea potrebbe essere sviluppata in modo più articolato in futuro. A rileggerti.

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Anche io condivido  che la limitatezza dei caratteri non ha consentito di dare respiro a questo racconto, che rispetta alcuni canoni tradizionali, come ti è già stato fatto notare, il tipico risveglio per renderci conto che la situazione non è ambientata nel futuro ma nel presente del protagonista.

 

i nostri avi scandivano il tempo, basandosi sulla nascita di un certo Gesù, o Cristo, che dir si voglia, un uomo che poi si scoprì essere solo un santone con delle ottime abilità oratorie.

 

Se è essenziale ai fini della storia niente da dire, ma poi questa informazione dopo non serve a molto, mi pare.

 

Mi è piaciuta in alcuni tratti la descrizione del futuro, le scene del cortile, gli strani fiori e animali. Un po' meno il concetto di immortalità basato su un secondo cuore.

D'accordo che nella mente della protagonista questo era essenziale, ricordando la morte del figlio, ma io avrei asserito la semplice presenza dell'immortalità, senza immettere un fattore meccanico, rendendo questo futuro più... ieratico.

L'idea dello scambio di email mi sembra un po' artificiosa, giusto per spiegare ai lettori, ma poiché una spiegazione bisognava pur darla, un modo ci voleva.

Avrei usato un linguaggio più succinto. Il dottore sta spiegando al marito della professoressa dei fatti che  lui, come marito, conosce benissimo.

Avrei inserito queste notizie in un altro modo, più indiretto, che unendosi a quello che sapevamo prima avrebbero comunque reso comprensibile il tutto.

Preferisco, di gran lunga, la risposta che  scrive il marito al medico. 

E' molto umana.

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Non credo che si tratti di un sogno quello della signora Callaghan, noi definiamo così quello che non vediamo o non riuscimo a spiegare. Possiamo definire situazioni particolari con diversi termini, ma ciò che avviene nella nostra testa non sempre è spiegabile scientificamente. Del racconto mi è piaciuto molto l'inizio e la fine, i sentimenti arrivano forti, soprattutto in chiusura del racconto. E' scorrevole e ben scritto. La parte della mail,  quella del dottore non l'ho apprezzata molto, semplicemente per la freddezza con cui il dottore tratta il problema. E' una situazione particolare, questa donna ha perso suo figlio e credo sia veramente straziante per una mamma sopravvivere a suo figlio, non si tratta un argomento del genere al pc, inoltre il dottore comunica con il marito, che oltre ad aver perso il figlio si trova a dover accudire anche la moglie  che per reagire si è rintanata in un mondo tutto suo... e non è detto che non esista!

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Allora avete fatto dei commenti talmente profondi che cercherò quantomeno di spiegare e togliervi i dubbi: la donna fa quel commento perché perde la fede in Dio e sente di essere stata tradita con la morte di Timothy. Ho fatto ricorso alla mail per il fatto che per tre mesi il marito è sparito dall'ospedale e in qualche modo bisognava contattarlo. Sono un laureando infermiere e ho visto dottori chiamare i pazienti: "Frattura d'anca" e ho voluto dare poca umanità a questo mio dottore di Pasadena, dove gli ospedali sono privati e dove il contatto con i parenti paganti è fondamentale. La donna non sogna, ma crea una realtà in cui trova tranquillità. Grazie mille ancora per la gentile lettura a tutti :)

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Ospite

Margherosa/rigogliosa è una rima che dovrebbe esserti facile evitare. Mantieni margherosa: come ti ha già detto Unius, l'originalità dell'ambientazione futuristica è apprezzabile.

 

Attenzione a tutte le informazioni non necessarie, in particolare:

La situazione non è cambiata affatto dalla sua ultima visita di tre mesi fa, quando sconvolto dal dolore di vedere sua moglie incapace di riconoscerla, ha deciso di non venire più a trovarla.

 

Il tumore del cuore come ti è venuto in mente? Credo tu abbia inventato di proposito una neoplasia (che non mi pare esista) ma non era più semplice affidarsi a un più classico arresto cardiaco? Inoltre non c'è alcun bisogno che un medico ricordi a un padre come il figlio è morto. Questo è proprio il famigerato info dump che va a tutti i costi evitato!

 

Il richiamo al Professor Saiwa e agli OroSaiwa l'ho trovato a dir poco sciocco (scusami ma so che posso dirti francamente ciò che penso: quando ti devo elogiare non manco di farlo, quando mi sento di criticarti idem!). Mi avrebbe fatto sicuramente sorridere in altro contesto (tipo ne "L'importanza di chiamarsi Ovidio", tanto per farti un esempio che conosci) ma qui lo trovo fuori luogo. Così tanto da farmi pensare che sfugga a me, qualcosa. Se è così scusa la mia scarsa perspicacia e spiegami, per cortesia!

 

comporti il miracolo che noi tutti ci auspichiamo,

Toglierei senza ombra di dubbio il "ci".

 

Dopo un po' di critiche veniamo invece a quello che mi è piaciuto:

La prima parte, pur essendo facilmente inquadrabile in un futuro fantastico, ha un'atmosfera vagamente visionaria, quindi è azzeccata e coerente con lo sviluppo (la pazzia di lei).

La terza parte, essenziale ma coinvolgente, è quella che ho preferito.

Il finale è molto bello e mi consente di dirti che io considero pienamente rispettato il prompt: il Sig. Rogers ha deciso di accettare la propria croce e trova nella famiglia la forza per portarla. Sono certo che la vera via per la felicità ad alcuni si apra in modo difficile da comprendere.

 

Il triplice punto di vista mi è abbastanza piaciuto. Chiaro che è piuttosto difficile da gestire con un numero di caratteri così limitato e il risultato che hai ottenuto (non proporzionato fra le tre voci) forse rende ancora meno "gradevole" la tua scelta. Tuttavia, ribadisco, la disarmante essenzialità della risposta del Sig. Rogers è la parte migliore del racconto e va mantenuta in questa forma (e lunghezza).

 

La mail del dottore è quella sulla quale dovresti senz'altro lavorare con l'obiettivo di farla apparire più professionale e credibile. Va benissimo la freddezza. Però elimina tutto quanto non sia strettamente indispensabile o risulti fuori registro per un medico che si rivolge al coniuge di una paziente.

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Anche Swalling significa rigonfiamento e ho usato lui insieme a Saiwa per creare una serie di rimandi che facessero capire che la donna stava costruendo un mondo fittizio. Sulla mail del dottore sono stato troppo lungo e ho sbagliato, hai ragione te :) il tumore del cuore esiste e uccide in maniera devastante se non precocemente diagnosticato :)

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L'idea è davvero carina. La proiezione di un possibile futuro, fa venire qualche brivido dopo tutto. Il fatto che qualcuno sarà su questo pianeta tra seimila anni a raccontare nelle classi quanto poco evoluti si fosse noi abitanti del 2013 un po' di nostalgica inquietudie la genere inevitabilmente.

Io ho trovato il racconto davvero ben scritto almeno la prima parte.

Tutto s'inceppa in maniera clamorosa con quella mail "disgraziata" infarcita di infodump con la quale senti l'assoluta necessità di spiegarci tutto e anche di più. Mi auguro che le critiche siano bene accette, perché a mio modo di vedere la prima parte è davvero bella, mentre la seconda sembra scritta addirittura da un'altra persona.

Secondo me l'idea potrebbe essere materiale di romanzo, non so se già usata e abusata, probabilmente si,  ma l'idea di far partire un libro con una prof che spiega alla classe come vivevamo "noi" è potente.

Ciao!

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Scusami se arrivo solo ora a commentare: ho letto in tempo per votare, ma non sono riuscito a produrre gli ultimi tre commenti prima della scadenza del contest.

 

Chi mi ha preceduto ha già sviscerato a fondo i temi che tocchi nel brano e non ho molto da aggiungere alle critiche e agli apprezzamenti che ti sono stati rivolti. 

Ho amato la prima parte sia per l'idea che la ispira, quella della nostra società vista con gli occhi dei nostri futuri discendenti, sia proprio per come tratteggi con delicatezza questo mondo futuribile.

Con la stessa intensità ho odiato lo scambio di mail con cui il racconto prosegue.  La soluzione narrativa del sogno/pazzia, oltre che abusata, non è credibile.  Lo stratagemma di raccontare i fatti tramite la mail non regge: tutto quello che il professore rivela, a esclusione della condizione di salute della donna, è già ben conosciuto dal marito, che lo ha vissuto in prima persona.

La pur bella chiusa, come cicciuzza ha giustamente sottolineato, perde di efficacia proprio perché concepita come la risposta alla precedente mail.

Se un giorno tu decidessi di rimettere mano al racconto io ti consiglierei di insistere sugli argomenti trattati nella prima parte e abbondanare il filone narrativo seguito poi.  Trasformalo in un puro racconto di fantascienza e continua a descrivere il mondo del 2013 visto con gli occhi del cittadino del futuro.  Era una bella idea e l'avevi resa in maniera graziosa, con un linguaggio semplice, ma efficace.

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commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/18823-mi34-intervista-a-uno-scienziato/

 

prompt di mezzogiorno

 

Un mondo senza morte

 

«C’è stato un tempo, nella storia del nostro genere umano che potremmo considerare l’alba, l’inizio di ogni cosa. I nostri studiosi più esperti sono riusciti a ricreare un quadro abbastanza esemplificativo di quelle che erano le caratteristiche del nostro pianeta Terra, circa seimila anni fa. In quel periodo i nostri avi scandivano il tempo, basandosi sulla nascita di un certo Gesù, o Cristo, che dir si voglia, un uomo che poi si scoprì essere solo un santone con delle ottime abilità oratorie. Fu dunque nel 2018 post Gesù, che la nostra storia cambiò radicalmente. Pensate, cari ragazzi, che all’alba dei tempi ancora si moriva.»

Qui la professoressa Callaghan fece un lungo sospiro, per mettere enfasi sull’ultima parola. Adorava quella parte del programma in cui sfatava miti e leggende di un passato così lontano.

Amava vedere i propri ragazzi trasalire, scossi dal brivido di una parola che ormai tutti avevano dimenticato.

«Morire. Qualcuno di voi sa il significato di questo verbo?» chiese ancora la donna, guardando negli occhi Timothy Rogers, un ragazzo sveglio e sempre molto attento alle sue lezioni.

«Si moriva un tempo, perché il cuore smetteva di battere e il corpo perdeva le sue funzioni respiratorie e cerebrali, prof. Callaghan.»

La donna guardò Timothy con amore. La riempiva di gioia avere un uditorio così partecipativo.

«E poi cos’è successo, Rogers?»

«E poi è arrivato il professor Saiwa e la sua invenzione mirabolante: il secondo cuore meccanico. Quando quello vero smette di funzionare si attiva il secondo, che fa durare la vita in eterno. Io per esempio da bambino ho avuto una malattia al cuore e se non fosse stato per il professor Saiwa ora sarei morto. Invece vivrò in eterno e sono molto contento.»

Qui la professoressa Callaghan si fece scappare un sorriso.

«Sono così contenta del fatto che tu non sia morto. Non avrei avuto un alunno modello come te.»

L’ultima frase la disse a mezza voce, temendo che gli altri alunni potessero cominciare a pensare che lei aveva un debole per Rogers.

Vide infatti Bobby Swelling emettere un piccolo sbuffo con la bocca, mentre metteva le mani conserte.

«Bene ragazzi, facciamo un poco di pausa. Potete uscire in cortile. Oggi i tre soli fanno una luce abbacinante, mi raccomando mettete gli occhiali protettivi e la lozione.» disse la donna, alzandosi improvvisamente e andando verso la finestra.

Attraverso la grande vetrata, vide Swelling dare un buffetto a Rogers e sentì distintamente la parola “secchione” uscire dalla bocca leggermente socchiusa del primo.

Rogers non sembrò nemmeno sentirlo e si tuffò su uno scivolo di un rosso acceso, che i tre soli rendevano ancora più luminescente.

Poi la Callaghan si concentrò sulla vegetazione del cortile.

Una margherosa cresceva rigogliosa con dei grossi petali bianchi, sfumati di rosso nella parte finale.

Vide Teresa Sullivan coglierla, un attimo prima che un farfallefante potesse con la sua piccola proboscide aspirarne il polline.

La ragazzina allora si mise a correre e arrivò davanti a Timothy.

La Callaghan si sporse un poco dalla posizione in cui si trovava e riuscì a vedere i due bambini che si scambiavano un tenero bacio, poi tutto, come ogni giorno intorno a quell’ora, divenne buio e ogni cosa intorno alla professoressa sparì.

La donna ormai era convinta che a lei non avessero impiantato il cuore meccanico, o che i tre soli, con i due di rinforzo a quello originale che perdeva ormai il proprio vigore, non riuscissero a far luce per tutta la giornata.

Fatto sta che, a un certo punto, tutta la realtà che lei viveva perdeva colore e consistenza.

E la Callaghan stava cominciando a farci l’abitudine.

 

Ospedale psichiatrico “Las Encinas” di Pasadena.

Mail del dottor L. Griffith al signor Geremia Rogers, marito della paziente Sally Callaghan.

La paziente non dimostra alcun miglioramento, signor Rogers.

Dalla mia visita di oggi alle ore 16:30 non è emerso alcun segno incoraggiante.

La donna è in cura presso la nostra struttura ormai da 5 mesi e non riusciamo a cancellare in lei le proiezioni psicologiche circa il futuro lontano e insperato che ha cominciato a creare da quando è avvenuto il fattaccio. Né tantomeno riusciamo a recuperare almeno in minima parte quantomeno una conversazione basilare con la donna.

Le scrivo la presente per dirle che stiamo cominciando a pensare seriamente di chiedere un trasferimento della paziente in una struttura più competente della nostra.

Questo non vuol dire che non le abbiamo tentate tutte.

La situazione non è cambiata affatto dalla sua ultima visita di tre mesi fa, quando sconvolto dal dolore di vedere sua moglie incapace di riconoscerla, ha deciso di non venire più a trovarla.

La paziente si trova sempre nella sua stessa stanza.

Mangia continuamente Oro Saiwa e se non glieli forniamo viene sconvolta da profonde crisi. Ma questa bizzarria mi è stata spiegata proprio da lei. Stava mangiando questi biscotti, quando ha saputo della morte di vostro figlio Timothy e questo spiegherebbe il suo attaccamento verso questo cibo.

L’abbiamo registrata con delle microcamere per carpire qualche informazione utile nei momenti in cui rimane sola nella propria stanza, ma ogni giorno ripete la stessa storia incomprensibile: finge di essere una professoressa del futuro che spiega come l’uomo abbia battuto la morte e ogni tanto tira fuori anche il nome di Timothy. Parla poi di un certo Swalling o Swelling, che maltratta Timothy e nel secondo caso, vista la morte di vostro figlio in seguito a tumore del cuore, credo che siamo di fronte a una vera e propria personificazione della malattia.

L’ho sentita anche personalmente bestemmiare due o tre volte, ma si sa che quando ci accade un evento infausto, i primi da cui ci sentiamo abbandonati sono proprio gli esseri ultraterreni che tanto preghiamo per il nostro bene.

Io spero, in tutta sincerità che il trasferimento della paziente in una struttura d’avanguardia di Washington comporti il miracolo che noi tutti ci auspichiamo, ma è mio dovere professionale dirle anche che ritengo molto difficile che ciò accada.

Concludo con una nota del tutto professionale: spero che la catena di eventi infelici che sta caratterizzando la sua vita possa trovare fine e lei possa ritrovare la serenità, prima o poi.

Attendo una sua risposta,

L. Griffith

 

Mail di risposta del signor Geremia Rogers al dottor L. Griffith

Verrò personalmente a prenderla presso la vostra struttura e la porterò qui a casa con me. Non le serve Washington e mi rendo conto che non le servivate nemmeno voi.

Ho costruito una bella veranda spaziosa, qui fuori al mio cortile, in questi tre mesi.

Fare per non pensare è stato il mio unico obiettivo.

La farò mettere seduta su una bella sedia a dondolo, che ho comprato qualche giorno fa e ascolterò con attenzione tutte le storie che mia moglie avrà da raccontarmi, dottor Griffith.

Mio figlio Timothy è cresciuto in una famiglia equilibrata e se non può essere più equilibrata, è mio dovere farla sembrare almeno una famiglia.

A presto,

G. Rogers

Ciao, c'è qualcosa che non mi convince. Il modo in cui la protagonista spiega agli alunni quello che è stato, mi ha fatto credere di trovarmi ad una lezione universitaria. Le parole che usa mi sembravano adatte a quel contesto e lì ho collocato la scena. Cominciano a parlare gli alunni e il registro linguistico cambia totalmente quindi mentre seguivo il discorso mi dicevo "ho sbagliato, non ho capito niente". Non è una critica alle parole usate, ma se i bambini/ragazzi, comprendono la prima parte della lezione della professoressa, perchè poi si esprimono a quel modo? Sembra quasi che gli alunni che la ascoltano non siano gli stessi che poi intervengono.

La trama è troppo piena per buttarla via in un racconto, secondo me potresti dilatare con minor fretta il momento in cui lei perde coscienza o ritorna in se, la morte del figlio, le idee del dottore e del marito, ed evitare quindi di risolvere tutto in due lettere. Anche perchè il trauma che lei subisce e il modo in cui si manifesta è invece perfetto e credibilissimo e la credibilità, secondo me, è una manifestazione dell'assurdo. Spero di esserti stata utile.

Federica

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Federica, per cortesia, non quotare l'intero racconto per rispondere.  Se tutti facessimo così basterebbero una decina di interventi per fare un romanzo.

Qui nelle Faq trovi consigli utili per imparare a quotare solo quello che serve a rispondere.

Se usi il fumetto, l'ottavo simbolo a partire da destra in basso, puoi quotare una singola frase all'interno di un testo.

Grazie.

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Come quasi tutti prima di me, anch'io l'ho trovato un racconto "compresso". Sei troppo sbrigativo nel passare dalla prima parte (veramente ben scritta e strutturata) alla seconda (che poi...sicuro ce ne fosse bisogno? Insomma, l'idea della società futura dove non si muore è veramente buona, mentre la pazzia psichiatrica è un'idea già vista milioni di volte...io credo che sarebbe stato meglio evitarla).

Inoltre sei stato bravo ad inserire l'idea dei tre soli, peccato però che non ci spieghi come sia possibile. Basta qualche riga, del tipo " l'umanità aveva cambiato pianeta ".

Quindi concordo anch'io con Marcello: secondo me l'idea iniziale è veramente buona, ma in così poco spazio soffre. Prova a tenerla a mente casomai ti serva in futuro, per un progetto più ampio cercando, se possibile, d'usare la pazzia come spiegazione.
Comunque complimenti :)

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Devo confessare di esser rimasta un pò delusa quando sono arrivata alla seconda parte del tuo racconto, perché quel futuro distopico che hai presentato nella prima parte mi stava prendendo molto ed ero curiosa di sapere come sarebbe andata a finire in un mondo dove nessuno muore di cause naturali, almeno. 

In linea di massima questo tuo racconto si legge bene, linguaggio semplice e scorrevole e i tempi giusti. L'ho trovato interessante anche se è calato un pò nella parte finale, secondo il mio modesto parere, però devo supporre che era difficile sviluppare tutto in altro modo in così poco spazio. Hai un buon modo di raccontare e questo mi piace, secondo il mio umile parere di lettrice. Ad ogni modo, bravo!

Spero di rileggerti presto. :love:

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Ciao! Ormai il racconto è stato più che sviscerato, ma ci tengo a lasciare la mia. Spero fortemente che riprenderai in mano il racconto e lo svilupperai perché come idea è davvero molto bella. L'unica cosa che non mi convince è che se gli uomini smettessero di morire ci sarebbe un tale esubero sulla terra, o ovunque sia ambientato, davvero troppo grande da poter concepire. Per il resto complimenti, mi piace molto come scrivi. :-)

 

 

Federico

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Io apprezzo molto l'idea di fondo e tolto qualcosa e smussato qualcos'altro vado pazzo per lo stacco netto e imprevedibile e anche a me piace molto là frase finale del papà :)

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