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Memmo

L'arma con cui scrivete

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Tralasciando il fatto che ci sono infiniti motivi per cui scrivere: divertimento, sfogo, motivi sociali, politici, economici (naaah), oppure solamente vanesi, credo sia divertente condividere le tonalità della nostra scrittura, come caratterizziamo i nostri personaggi o lo sfondo in cui vivono.

E' ovvio che ogni personaggio è diverso, e così anche le trame o gli argomenti dei libri, ma secondo me è sempre presente qualche inclinazione dell'autore, volontaria o involontaria.

 

Per fare degli esempi: io sono solito creare personaggi patetici che vengono spinti durante la narrazione da un cinismo ridicolo e da un egoismo in perenne evoluzione. Cerco di sfruttare la negatività di tutti i giorni e le azioni, i pensieri di cui non vado fiero, non per riscattarli, ma per enfatizzarli fino a quando non diventano spregevoli, così da creare degli anti-eroi striscianti.

Quindi direi che l'arma con cui scrivo è il compatimento, il senso di colpa di cui mi ricopro tutti i giorni (non aiutare determinate persone, non fare il passo in più, attivarmi solo per i miei scopi) che solitamente sorvolo e riscopro mentre mi appresto a caratterizzare i personaggi.

 

Qual è invece la vostra arma?

 

(Spero di essermi spiegato abbastanza bene.)

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Tralasciando il fatto che ci sono infiniti motivi per cui scrivere: divertimento, sfogo, motivi sociali, politici, economici (naaah), oppure solamente vanesi, credo sia divertente condividere le tonalità della nostra scrittura, come caratterizziamo i nostri personaggi o lo sfondo in cui vivono.

E' ovvio che ogni personaggio è diverso, e così anche le trame o gli argomenti dei libri, ma secondo me è sempre presente qualche inclinazione dell'autore, volontaria o involontaria.

 

Per fare degli esempi: io sono solito creare personaggi patetici che vengono spinti durante la narrazione da un cinismo ridicolo e da un egoismo in perenne evoluzione. Cerco di sfruttare la negatività di tutti i giorni e le azioni, i pensieri di cui non vado fiero, non per riscattarli, ma per enfatizzarli fino a quando non diventano spregevoli, così da creare degli anti-eroi striscianti.

Quindi direi che l'arma con cui scrivo è il compatimento, il senso di colpa di cui mi ricopro tutti i giorni (non aiutare determinate persone, non fare il passo in più, attivarmi solo per i miei scopi) che solitamente sorvolo e riscopro mentre mi appresto a caratterizzare i personaggi.

 

Qual è invece la vostra arma?

 

(Spero di essermi spiegato abbastanza bene.)

Mmm...non so se di "arma" si possa parlare, ma nel mio caso, tra le altre cose, amo descrivere l'idealismo che va in frantumi. E' quello che vivo e sento molto spesso, perchè come ogni idealista da strapazzo sono anche un grande ingenuo, e mi ferisco in continuazione.

Quando invece sono lettore, o spettatore, amo moltissimo le situazioni Monicelliane in cui la scena è dominata dai perdenti, dagli arruffoni, dagli incapaci. Nel Brancaleone è facile scorgere un Don Chisciotte, e sono entrambi personaggi che adoro.

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Ottima risposta. Sia perché è un'ottima risposta e sia perché finalmente qualcuno mi ha risposto al post :-P

Condivido l'idealismo dei tuoi personaggi e anch'io sono un fan dei perdenti.

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Ottima risposta. Sia perché è un'ottima risposta e sia perché finalmente qualcuno mi ha risposto al post :-P

Condivido l'idealismo dei tuoi personaggi e anch'io sono un fan dei perdenti.

 

 

Grazie! I perdenti vincono sempre. :rockeggiare:

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Tutti i miei personaggi hanno qualcosa di tragico, un Sehnsucht irraggiungibile che spesso è qualcosa di "mondano": l'amore, la felicità, la ricchezza...

Tendo poi a colorare le mie ambientazioni di toni scuri e squallidi, a caricare scene di particolari rivoltanti o disturbanti ma soprattutto riverso sui miei mondi perversioni imperdonabili. Spesso i miei personaggi secondari (e alcuni anche primari) sono pedofili, sadici, maniaci... tendo tuttavia a non fermarmi alle apparenze, ma vado oltre, analizzandoli in maniera approfondita (secondo me).

Ma soprattutto tendo a usare troppi aggettivi.

La mia arma è la "sconfitta" che percepisco nella mia vita. Descrivo gli sconfitti nella vita e nella società, spesso usando il fantasy come "lente" per filtrare immagini altrimenti troppo difficili da concepire anche per me.

 

Bell'idea questo topic, comunque.

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I miei personaggi vivono sempre le "banali contraddizioni" della vita, cadono spesso in fallo e sono maniacali nei difetti che hanno. In genere c'è sempre quello con i paraocchi, la babbiona superstiziosa e ignorante, il bello ma stronzo, la ragazza buona che rimane sempre fessacchiotta ecc.

Non ne creo mai uno buono, di personaggio, perché sono convinta che bene e male convivano in ognuno di noi.

E lo so resto troppo sul banale ma che posso farci? :testamuro:

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Quali che siano i miei personaggi, alla fine devono sempre fare i conti con un pizzico di magia. Siano essi tosti o deboli, razionali o irrazionali, in sottofondo ci deve sempre essere sempre un sospiro altro che condiziona (anche se appena appena) le loro scelte. 

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I miei personaggi sono quasi sempre dei perdenti, degli antieroi chiamati a qualcosa da cui si discostano per seguire altro, immedesimarsi troppo o lasciarsi travolgere dagli eventi o da loro stessi, pur restando però fedeli ai loro principi, in nome dei quali sono disposti a dare la vita.

Per me non ha nessun senso descrivere di eroi bellissimi e assolutamente fortunati e vincenti.

Ho sempre amato i perdenti, fin dalle elementari mi piacevano gli antichi Romani, ma preferivo i Fenici levantini, ostinati, desiderosi di libertà, pirati,  e che alla fine dovettero soccombere.

Sarei stato un Fenicio.

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Domanda difficile, ma intrigante...

 

Credo che la mia arma sia il sarcasmo, perché tendo a creare personaggi con tale tratto della personalità molto sviluppato. Un discorso a parte, però, va fatto per i protagonisti: in tal caso, temo proprio che la mia arma sia la stupidità. Ho sempre l'impressione che siano talmente stupidi, è ridicolo. :fuma:  Di solito sono i co-protagonisti e le comparse a essere profondamente caratterizzati dal sarcasmo, oppure vittime di esso. Non so perché, forse nel profondo del mio animo ha messo radici il fascino per il personaggio sassy and badass e non riesco a staccarmene?

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Lo decidono loro. Sono io l'arma.

Non so perché ma dopo averlo letto è partita la sigla di C.S.I.

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Bel topic!

 

Io lavoro molto sullo sfondo e sul contesto della storia, perché è in base a quello che caratterizzo i miei personaggi. In parole povere, è il contesto che determina chi saranno i miei personaggi: loro nascono con specifici pregi e difetti, ma sarà la storia a determinare quali prevarranno.

 

Io non creo né buoni né cattivi, perché non credo all'esistenza di bene e male puri, come Filomena, sono parametri sempre relativi. Un personaggio che creo io è spesso buono secondo una certa ottica, ma spesso costretto a compiere azioni malvagie che egli tuttavia non percepisce come tali. Ad esempio: un padre di famiglia, buono perché si prende cura della famiglia, ama i figli e vezzeggia la moglie, ma ogni domenica va a caccia di animali per il gusto di ucciderli. Non caccia gli animali per mangiarli, ma solo perché gli piace uccidere, e non lo percepisce nemmeno come una cosa cattiva, perché per lui uccidere è sbagliato solo nel caso di esseri umani.

E' un lato della personalità che mi piace esplorare, il malvagio che scaturisce dal buono comune. 

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Lo decidono loro. Sono io l'arma.

Non so perché ma dopo averlo letto è partita la sigla di C.S.I.

 

 

 

Più che altro di "Sì 'o sai"

 

Gli Who :flower: (chi?) :la:

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Mmmh... sono perplesso. Non capisco bene 'sta storia dell'arma.

 

Forse intendi i temi ricorrenti? Quelli su cui, di riffa o di raffa, si torna sempre, anche solo sfiorandoli?

Se ti riferisci a quelli, allora in realtà stai parlando delle nostre ossessioni.

Ci sono scrittori che partono dal personaggio e ci costruiscono attorno l'ambiente adatto (o inadatto, ma comunque adatto ai fini della storia) a ospitarli; altri invece creano l'ambiente e stanno a guardare che tipo di personaggi ne nascono.

 

In entrambi i casi si va a convergere su un tema portante, a volte accompagnato da altri sottotemi. Che, gira gira, sono sempre gli stessi: tre o quattro, non di più, cucinati in tutte le salse.

Sono gli argomenti che ci toccano da vicino, addirittura da dentro, e s'infiltrano in tutto quello che scriviamo, anche senza che ce ne accorgiamo, anche senza il nostro permesso.

 

E anche quando decidiamo di prenderci una vacanza dai temi ricorrenti e scriviamo altro, in un certo senso non ce ne stacchiamo, perché parliamo di tutto tranne quello, che però è come sottolinearne l'importanza per noi.

 

Se è questo che chiedi, allora sì, si tratta delle nostre ossessioni, che sono poi il vero motore di quel che produciamo.

 

Sarei curioso di capire perché lo vedi come un'arma.

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Mmmh... sono perplesso. Non capisco bene 'sta storia dell'arma.

 

Forse intendi i temi ricorrenti? Quelli su cui, di riffa o di raffa, si torna sempre, anche solo sfiorandoli?

Se ti riferisci a quelli, allora in realtà stai parlando delle nostre ossessioni.

Ci sono scrittori che partono dal personaggio e ci costruiscono attorno l'ambiente adatto (o inadatto, ma comunque adatto ai fini della storia) a ospitarli; altri invece creano l'ambiente e stanno a guardare che tipo di personaggi ne nascono.

 

In entrambi i casi si va a convergere su un tema portante, a volte accompagnato da altri sottotemi. Che, gira gira, sono sempre gli stessi: tre o quattro, non di più, cucinati in tutte le salse.

Sono gli argomenti che ci toccano da vicino, addirittura da dentro, e s'infiltrano in tutto quello che scriviamo, anche senza che ce ne accorgiamo, anche senza il nostro permesso.

 

E anche quando decidiamo di prenderci una vacanza dai temi ricorrenti e scriviamo altro, in un certo senso non ce ne stacchiamo, perché parliamo di tutto tranne quello, che però è come sottolinearne l'importanza per noi.

 

Se è questo che chiedi, allora sì, si tratta delle nostre ossessioni, che sono poi il vero motore di quel che produciamo.

 

Sarei curioso di capire perché lo vedi come un'arma.

Più che temi ricorrenti intendo proprio l'approccio alla scrittura. Ad esempio, gira e rigira, i miei personaggi sono dei perdenti, ma non definirei questo approccio una "ossessione". Piuttosto il fatto che mi viene naturale voler dare un realismo cinico alle storie e ai personaggi.

Ecco, più di "arma" e "ossessione", parlerei di "spirito", lo spirito con cui solitamente ci si approccia.

Ovviamente il titolo del topic è anche volutamente poco professionale perché volevo aprire una discussione divertente.

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Lo decidono loro. Sono io l'arma.

Non so perché ma dopo averlo letto è partita la sigla di C.S.I.

 

 

Nella mia testa è partita ora la sigla di doctor house, invece. :indicare:  Bella frase, comunque.

 

La mia arma è tutto quello che il mio inconscio decide di vomitare. Ovviamente il tutto viene spesso e volentieri filtrato da scelte stilistiche, convenzioni sociali e talvolta progetti razionali (che raramente vanno in porto), ma nevermind.

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Io lavoro molto sullo sfondo e sul contesto della storia, perché è in base a quello che caratterizzo i miei personaggi. In parole povere, è il contesto che determina chi saranno i miei personaggi: loro nascono con specifici pregi e difetti, ma sarà la storia a determinare quali prevarranno.

 

 

Spordolan secondo me c'ha ragionissima.

 

I miei personaggi invece sono sempre tutti convinti di essere ognuno nel giusto, ma solo alcuni di essi lo sono davvero; in aggiunta, in contrasto con la mia personale visione del mondo reale, li pongo in un cosmo in cui c'è in effetti differenza e distinzione tra bene e male, che tuttavia non sono intesi allo stesso modo nostro: finisce così che il personaggio realmente buono (cioè che fa del bene secondo i canoni del contesto in cui è posto) risulta essere quello che da una parte 'aiuta le nonnine ad attraversare la strada', dall'altra non si trattiene dall'uccidere bambini.

 

Che arma è questa? Boh... Immaginazione?

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Anche io sono un'idealista e spesso, troppo spesso, mi arrabbio con la realtà così distante.

I miei personaggi cercano sempre di far coincidere l'idealismo con la realtà, distinguendo ad esempio l'Amicizia, l'Amore (con la maiuscola) con l'amicizia e l'amore (con la minuscola). 

Combattono per questa coincidenza, e una volta vicini, c'è qualcosa, la Vita, che mette tutto sotto sopra.

Usando un'immagine: i miei personaggi cercando di carpire il sapore di un frutto che cambia sapore ogni qualvolta un personaggio riesce a poggiarci sopra le labbra. E, non essendo eroi, alla fine, soccombono. 

L'arma è dunque questo tentativo di equilibrio.

 

C'è anche un arma materiale però. Quando sono tranquillo uso il pc (ovviamente quando sono a casa altrimenti blocco note e penna), quando invece devo scrivere pagine molto molto passionali, uso il "metodo Fallaci". Prendo la mia Antares Compact 88 e uccido i vari tasti.  :mazza:

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Io in genere sono particolarmente inetressata ai personaggi che non sanno fermarsi in tempo, che non sanno dire di no, che si spingono troppo oltre, quelli che, sia per entusiasmo, per arroganza, per testardaggine, per leggerezza, per essere troppo innamorati di un'idea o di un progetto, non riescono a capire quando è il momento di lasciare perdere.

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Io uso l'idiozia.

Butto tutte le idee più idiote e divertenti che mi possano venire in mente sullo sfondo e poi cerco di dare loro un senso (non sempre riuscendoci). La cosa migliore è che a scrivere mi diverto sempre tantissimo.

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A me piacciono le armi che distruggono l'idealismo. Mi piace creare dei personaggi le cui Weltanschauung sono spesso aprioristiche o poco obbiettive, e poi mostrare come la realtà e i suoi molteplici conflitti distruggano queste concezioni. Se però il personaggio non è già destinato ad una fine tragica, mi piace anche terminare su una nota positiva con un'evoluzione verso una maggiore obbiettività.

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I miei personaggi sono di tutti i tipi e li costruisco in base alle esigenze del caso. Alcuni sono buoni, altri sono cattivi, altri non sono ne brutti ne cattivi e le loro caratteristiche sono strettamente connesse ai loro ruoli, salvo casi speciali. La mia arma è il pragmatismo!

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Ospite Lem Mac Lem

Creo personaggi (e storie) dove arriva in fondo solo chi è capace di stringere i denti, smettere di crogiolarsi nelle sue sventure, o nella sua comoda nicchia senza uscita, e cerca di arrivare al gradino evolutivo superiore. Non è detto che ci riescano - sono particolarmente sadica in questo, direi darwiniana. E' una conquista difficile, va sudata, e il fattore sfiga è sempre in agguato. Uno arriva, mille falliscono.

Ma è matematico che chi non ci prova nemmeno, finisce male. Sono loro i cattivi, per me.

La mia arma è l'automiglioramento.

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bello questo topic! la mia arma è la pietas di antica memoria. Non posso proprio fare a meno di provare empatia per loro, indipendentemente che siano perosnaggi positivi o negativi!

 

lem, bella la tua arma, molto pragmatica. se sei cosi anche nella vita reale ti invidio un po'.

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La mia arma è la rabbia. Tendo a raccontare e plasmare personaggi che portano rancore (nel bene e nel male) e questa rabbia diventa un fuoco che alimenta le loro azioni.

Quindi ho comunque un'inclinazione a scrivere cose drammatiche, horror o di ribellione. 

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Comunque (e mi scuso per non averlo scritto nel post precedente) mi associo nel definire questo topic come molto interessante. Anzi, per certi versi lo definirei geniale dal momento che attraverso i personaggi traspare (forse) anche la natura più "intima" del nostro essere scrittori. E questa è una cosa che deduco dalle risposte che leggo.

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E' vero è appassionante questo topic!

Verissimo e il tuo avatar preso da "La città incantata" di Hayao Miyazaki, giusto? :)

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E' vero è appassionante questo topic!

Verissimo e il tuo avatar preso da "La città incantata" di Hayao Miyazaki, giusto? :)

 

giusto! il tuo invece?

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