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butch

cambio di narratore a metà romanzo

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Ciao a tutti, sono alle prese con la prima stesura del mio primo romanzo, dopo un passato dedicato (sporadicamente) a racconti e sceneggiature per corti e lungometraggi.

 

Andrebbe tutto bene, considerando che si tratta di una prima stesura, ma ora, arrivato a pagina 180 (su, presumo, almeno 300 totali), ecco il problema, che già mi ero posto all'inizio del lavoro: i due personaggi principali a causa di divergenze etiche dovranno dividersi per poi reincontrarsi nel finale, o poco prima, ma dato che uno dei due è il narratore e che l'altro, dopo l'allontanamento, vivrà la maggior parte delle avventure rimanenti, come faccio a descriverle?

 

Aggiungo che:

 

1) non era e non è possibile avere un altro narratore in prima persona, salvo descrivendo la medesima storia con 4 narratori diversi in prima persona, scelta scartata per la prima stesura;

2) non mi andava l'idea di un narratore in terza persona, volevo il massimo coinvolgimento nelle azioni narrate;

3) i modi classici in cui il narratore attuale viene a conoscenza di fatti ai quali non era presente sono stati già discretamente sfruttati anche nelle prime 180 pagine (es: altri personaggi gli raccontano cosa hanno fatto, visto, sentito etc permettendo all'intreccio di avanzare), ma non vorrei esagerare e già mi danno noia.

 

La mia soluzione attuale è di allontanare il più possibile nella storia il momento del distacco, limitandomi solo alle ultime 50-60 pagine al massimo...

Ma anche l'idea dei 4 narratori diversi per la medesima storia è assolutamente intrigante, anche se per me la vera sfida è rimanere con un solo narratore e arrivare al finale riuscendo a mantenere un buon livello e zero trucchetti (o quasi).

 

Altre idee?Vi è mai capitato?

 

Non solo: esistono casi di cambio di narratore a metà libro? Penso di sì...ma voi come li giudicate? Non vorrei fare il passo più lungo della gamba, trattandosi del mio primo romanzo, e vorrei evitare di sperimentare forme narrative troppo rischiose e dall'esito più che incerto.

 

Grazie mille a chi vorrà darmi un suggerimento, so che non è facile...

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Credo sia difficile dare un giudizio a priori, senza conoscere nulla della storia e dello stile di chi scrive; posso solo dirti che esempi in letteratura, compresa quella di genere, ce ne sono parecchi.

Ricordo in particolare una sorta di thriller psicologico a firma del grande Munoz Molina, "Plenilunio", edito da Mondadori e putroppo non più disponibile. 

C'è fin dall'inizio un'alternanza fra due voci narranti, a capitoli alterni.  In uno parla l'investigatore, nell'altro l'assassino, il cui nome è noto fin dall'inizio.

Libro delizioso.

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Grazie Marcello, l'esempio è calzante, perchè nell'ipotesi dei quattro narratori diversi uno di loro sarebbe proprio un investigatore, e l'altro un bandito. Poi ci sarebbero l'altro bandito e una giornalista. Proverò a cercare altri esempi, oppure userò il cambio di narratore come soluzione temporanea per arrivare alla fine dell'intreccio, salvo poi rivedere il tutto nella seconda stesura che sarà la base definitiva per l'ultimazione del romanzo. Non so perchè ma sento puzza di guai, e io sono un maestro nel crearmeli.

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Il problema dei quattro narratori è che solo due di loro sono in grado di esserlo, ovvero uno dei banditi (che ha studiato ed è un creativo) e la giornalista. Gli altri due non sarebbero in grado di descrivere letterariamente quanto gli accade. Insomma, un bel casino, ma qualcuno disse che per un narratore era più stimolante partire da dentro una gabbia per poi trovare il modo di evadere, piuttosto che essere già liberi di fare ciò che si vuole. Lo condivido totalmente.

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La gabbia potrebbe essere trovare una 'voce' per questi due che non dovrebbero averla. Come stimolo mi sembra niente male.

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Ma pensa, oggi mi sono posta lo stesso identico dilemma! E leggendo le risposte al tuo post ho trovato la risposta pure io!

Gli ultimi capitoli del mio romanzo li farò raccontare da un altro personaggio che finora ha avuto interazione solo dalla voce narrante del protagonista. La decisione l'ho ponderata con cautela perché in effetti è intrigante, ma se non viene fatta coi crismi può risultare una specie di schiaffo in piena faccia (tipo: e questo? Ma non era l'altro?) Fatto bene è una figata. 

Anche la Meyer, nell'ultimo capitolo della saga di Tuailàit ha fatto raccontare un bel pezzo dalla voce del lupo (Jacob) e non dal vampirla. :fuma:

 

Direi che sì, sono d'accordo. Quattro narratori sono davvero stimolanti.

Buon lavoro :la:

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Ospite Valpur

Chiedo venia.

Non è il vampirla che parla in Tuailàit: è la cererebrolesa.

Ma tanto nessuno mi spara per la svista, giusto? :emo:

Le due cose spesso coincidono, in quella saga (vampirla e cerebrolesi vari, intendo) :la:

 

Tornando in topic, io ho qualche perplessità che mi farebbe propendere per quello che ti è già stato detto, ovvero quattro narratori.

Se l'alternanza di PoV c'è fin dall'inizio la cosa mi piace moltissimo; quel che non sopporto (ma forse è antipatia personale) è quando l'intero libro è narrato attraverso gli occhi di un personaggio e poi puf! si cambia voce di colpo, magari solo per un capitolo o due. Mi sa di escamotage di comodo, di pigro...

Non dico che questo sia il tuo caso, anche perché mi par di capire che tutta la seconda metà del libro sia narrata da un punto di vista diverso (sbaglio?), ma forse diversificare fin da principio potrebbe essere meglio, come dice Marcello.

Affermi che due dei quattro narratori non possano essere voci narranti; non riesci a sfruttare qualche trucchetto (flashback, terze persone) per farli "parlare" lo stesso, anche solo un pochino?

 

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Voglio dare anch'io il mio contributo alla discussione.

Allora, dal punto di vista del romanzo perfetto, del miglior risultato possibile, l'opzione dei 4 narratori è certamente la più accattivante. Un romanzo con quattro punti di vista contemporanei è certamente interessante, già solo per la sua struttura.

C'è da dire però che 4 narratori sono difficili da gestire.
Se non ho capito male la narrazione è in prima persona, quindi è direttamente il personaggio a narrare. In questo caso 4 narratori sono 4 voci diverse, 4 toni diversi da alternare. 

Tu, Autore, devi letteralmente farti in 4.
Interessante? Sì. Impegnativo? Di più.

 

Per quanto riguarda invece l'opzione 2 narratori, io ti consiglio di far di necessità virtù. Sei costretto a usare 2 narratori? Bene. Fallo diventare un tratto distintivo del romanzo.
 

La mia soluzione attuale è di allontanare il più possibile nella storia il momento del distacco, limitandomi solo alle ultime 50-60 pagine al massimo...

 

 

Io farei l'esatto contrario. Farei di tutto per piazzare il cambio di narratore verso metà libro, così da spezzare idealmente il romanzo in due parti. Così dai un senso al tutto.

Un romanzo con due narratori 50/50 mi sembra più equilibrato di un romanzo che cambia narratore solo negli ultimi capitoli.

Poi, ovvio, tutto dipende dalla storia. I consigli, in queste cose, vanno presi con le pinze.

Ciao!
 

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Scusate, non ho ancora ben capito cos'è e come funziona la "multicitazione", perciò vado di copia e incolla...

 

Valpur:

"Tornando in topic, io ho qualche perplessità che mi farebbe propendere per quello che ti è già stato detto, ovvero quattro narratori.
Se l'alternanza di PoV c'è fin dall'inizio la cosa mi piace moltissimo; quel che non sopporto (ma forse è antipatia personale) è quando l'intero libro è narrato attraverso gli occhi di un personaggio e poi puf! si cambia voce di colpo, magari solo per un capitolo o due. Mi sa di escamotage di comodo, di pigro...
Non dico che questo sia il tuo caso, anche perché mi par di capire che tutta la seconda metà del libro sia narrata da un punto di vista diverso (sbaglio?), ma forse diversificare fin da principio potrebbe essere meglio, come dice Marcello.
Affermi che due dei quattro narratori non possano essere voci narranti; non riesci a sfruttare qualche trucchetto (flashback, terze persone) per farli "parlare" lo stesso, anche solo un pochino?"

 

Mi sento molto tradizionalista riguardo allo stile e alla tipologia di narratore: usarne quattro mi sembra una scorciatoia. So che non lo è, anzi, però se ci riuscirò preferirò evitare. I due narratori non adatti non potrebbero diventare narratori in nessun caso, perchè uno è un poliziotto assolutamente taciturno e inadatto a comunicare, e l'altro è un borgataro che non ha studiato, e se non fosse per me si esprimerebbe solo in romanesco (cosa che non mi piacerebbe per niente). Come compromesso stilistico ho rinunciato al romanesco e ho semplificato il suo vocabolario. Ok, ritorno al dunque.

Risposta a GiD:

 

 

"(...) Farei di tutto per piazzare il cambio di narratore verso metà libro, così da spezzare idealmente il romanzo in due parti. Così dai un senso al tutto.

Un romanzo con due narratori 50/50 mi sembra più equilibrato di un romanzo che cambia narratore solo negli ultimi capitoli.

Poi, ovvio, tutto dipende dalla storia. I consigli, in queste cose, vanno presi con le pinze."

Mi sono espresso male. Se rimanderò il distacco tra i due sarà per mantenere sempre lo stesso narratore. In pratica, il narratore vive tutte le situazioni fino al limite massimo che consente l'intreccio, e la separazione arriva solo quando il grosso della storia è raccontato. I due si riuniscono nell'epilogo, insieme ad altri personaggi, e fine. Se dovessi cambiare narratore anche io propenderei per bilanciare bene le due voci, sono d'accordissimo.

 

Risposta a tutti:

 

grazie mille! Latitavo su questo bel forum perchè al momento dell'iscrizione non avevo granchè da condividere, ma ora che ho ripreso a scrivere (e devo ringraziare Masterpiece) sono contento di poter essere più presente.

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Scusate, la mia risposta lascia a desiderare, di solito cerco di essere più chiaro. Sarà che sono stanco morto...oggi ho fatto un miliardo di cose tutte assieme.

:fuma:

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grazie mille! Latitavo su questo bel forum perchè al momento dell'iscrizione non avevo granchè da condividere, ma ora che ho ripreso a scrivere (e devo ringraziare Masterpiece) sono contento di poter essere più presente.

 

 

Stiamo parlando del programma televisivo previsto per Novembre su Rai3, giusto?

Hai provato a partecipare? (O magari ti hanno già preso, non so a che punto sia il programma...)

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Stiamo parlando del programma televisivo previsto per Novembre su Rai3, giusto?

Hai provato a partecipare? (O magari ti hanno già preso, non so a che punto sia il programma...)

 

 

Eh già! Ho fatto il provino la settimana successiva alla chiusura del bando, quindi...uhm... fine agosto. Erano provini "selezionati", non quello in cui hanno dovuto scremare tra una folla di (dicono) oltre 500 aspiranti. Ho provato ugualmente pur avendo pronta solo la prima parte del romanzo, e ovviamente non mi hanno preso. Per scaramanzia non ne ho parlato, però adesso che sono ufficialmente fuori posso farlo.

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Uh, tornando al topic mi è venuto in mente anche questo:

 

Carlo Fruttero: Donne informate sui fatti - Mondadori Oscar bestseller

 

Un'indagine su un fatto di sangue del quale otto donne raccontano ognuna la propria versione e per farlo si fanno voce narrante.  Libro scorrevole e grazioso.

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Io invece sto leggendo dei racconti di Julian Barnes. In uno di questi si inizia in terza persona e, nelle prime battute, non è nemmeno chiarissimo chi sia il protagonista. Appena uno comincia a inquadrarlo questo (questa) passa a parlare in prima persona.

Confesso di avere avuto un sobbalzo. Poi la cosa va avanti alternando ogni poche pagine la terza persona (con focalizzazione molto rigorosa sulla protagonista) alla prima.

Ci si fa subito l'abitudine e la cosa non infastidisce più. Anche perché presto la protagonista si trova da sola su una barca e non c'è più alcun altro personaggio che possa disturbare l'immedesimazione.

Però, ripeto, all'inizio qualche perplessità l'ho avuta.

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Anch'io opterei per i 4 narratori, se fossi nel tuo caso. Ma devo ammettere che non amo le storie in cui il narratore coincide col personaggio - le narrazioni in prima persona, insomma. Comunque, dato che tu vuoi una cosa in prima persona, ti consiglio di usare i 4 narratori. Per risolvere il problema della "non-letterarietà" di due di loro, farei in modo che essi raccontino solo una minima parte di tutta la vicenda, o quanto meno possibile. Comunque sarebbe lo stesso un'ardua impresa, perché 4 narratori sono 4 menti diverse! 

 

Però avrei un altro consiglio per te, che potrebbe risultare interessante. Se seguirai il mio consiglio, uscirà fuori un romanzo con un intreccio molto più complicato, ma sarebbe un grande romanzo! Poi vabbé, tutto dipende anche dalla storia e dallo stile che userai. Comunque, ecco ciò che ti propongo.

Inizia la narrazione a partire dalla seconda parte, quando entra in scena il secondo narratore. Tutta la prima parte del romanzo (quella raccontata dal primo narratore) l'esporrai come summa dei ricordi del secondo narratore. Faccio un esempio: il bandito (ovvero il secondo narratore) lo poni come unico narratore; la vicenda inizia nel momento esatto in cui tu hai previsto che lui diventi narratore e, nel suo corso, il bandito racconta tutto ciò che è avvenuto prima (cioè in quella che tu per ora hai scritto nella prima parte del romanzo). Lo puoi fare perché a quanto ho capito fino ad un certo punto i due narratori (detective e bandito) sono insieme, anche se poi si dividono per questioni etiche. Quindi in teoria, se sono stati assieme, quello che sa uno sa l'altro. 

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Non mi è mai capitato come scrittrice, ma come lettrice sì, con il romanzo Fingersmith di Sarah Waters, in cui la prima parte è scritta dal punto di vista di una delle due protagoniste, mentre a partire dalla metà, più o meno, il testimone passa all'altra, un escamotage utilizzato per spiegare tutti quei misteri che la prima protagonista non era riuscita a svelare. Posso darti le mie impressioni, sperando ti siano d'aiuto: all'inizio questa decisione da parte dell'autrice mi ha un po' spiazzato, non avevo mai letto niente del genere, ma in fin dei conti non mi è dispiaciuta come idea. Ti do però un consiglio: fa' in modo di non riassumere gli eventi precedenti, con il cambio di narrazione, è inutile e noioso, ma rischi di cadere in tale errore se cominci a pensare "mah, forse dovrei far sapere ai lettori quale fosse l'opinione di questo personaggio circa XYZ..." NO. Ai lettori NON interessa. Pensa al futuro, non al passato!

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Inizia la narrazione a partire dalla seconda parte, quando entra in scena il secondo narratore. Tutta la prima parte del romanzo (quella raccontata dal primo narratore) l'esporrai come summa dei ricordi del secondo narratore. Faccio un esempio: il bandito (ovvero il secondo narratore) lo poni come unico narratore; la vicenda inizia nel momento esatto in cui tu hai previsto che lui diventi narratore e, nel suo corso, il bandito racconta tutto ciò che è avvenuto prima (cioè in quella che tu per ora hai scritto nella prima parte del romanzo). Lo puoi fare perché a quanto ho capito fino ad un certo punto i due narratori (detective e bandito) sono insieme, anche se poi si dividono per questioni etiche. Quindi in teoria, se sono stati assieme, quello che sa uno sa l'altro.

 

Le cose sono in realtà un pò più complesse. Provo a chiarirmi ulteriormente: i protagonisti sono principalmente due ragazzi che iniziano a "delinquere". Uno dei due è il narratore. Dopo un certo sviluppo della trama, i due prendono strade diverse, e quello che è il narratore smette di delinquere e anche di frequentare l'altro protagonista che, di fatto, scompare o quasi.

 

Ma prima di continuare ad entrare nei dettagli, che genererebbero solo altra confusione, posso dire di aver scelto la soluzione che sento più giusta in questo momento della lavorazione: il distacco tra i due avverrà molto in là con la storia, perciò vivremo assieme ai due protagonisti per un lasso di tempo maggiore di quanto pensavo all'inizio, e dal momento del distacco riusciremo comunque a seguire l'altro personaggio perchè le sue peripezie diventeranno di dominio pubblico.

 

Ora rimane solo un problema: come far reincontrare i due protagonisti nel finale? Questa sarà la cosa più difficile e più stimolante, perchè sarà l'unico vero momento thriller di tutta la storia. Ma sarà divertente provarci, no?

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La cosa più bella è trovarsi dinanzi ad un problema della trama. Per risolverlo ti metterai nei panni di un dio che gestisce le vite dei personaggi, e potrai fare di tutto, senza limite alcuno. E sono certo che riuscirai nel tuo intento e alla fine farai in modo che si incontrino :)

E alla fine, quando avrai superato questo inghippo, ti sentirai un geniaccio :) 

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La cosa più bella è trovarsi dinanzi ad un problema della trama. Per risolverlo ti metterai nei panni di un dio che gestisce le vite dei personaggi, e potrai fare di tutto, senza limite alcuno. E sono certo che riuscirai nel tuo intento e alla fine farai in modo che si incontrino :)

E alla fine, quando avrai superato questo inghippo, ti sentirai un geniaccio :)

 

 

Hai perfettamente ragione, e d'altronde è già successo per alcuni snodi precedenti. La cosa migliore è che se nella prima stesura si fa in modo che l'ossatura si regga, nella seconda si può iniziare a divertirsi e a lavorare di cesello (ma non solo: interi pezzi verranno buttati giù e riedificati, nel mio caso), sostituendo tutto ciò che è traballante con gli elementi nuovi scaturiti nel frattempo, solo a furia di pensarci. Si comincia, insomma, a fare sul serio gli scrittori, e a lavorare di fino. Ho già diverse idee riguardo agli errori, alle approssimazioni e alle banalità da correggere.

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Il cambio di narratore è rischioso ma se vien bene è veramente una figata da leggere (parere personale).

Prova, male che vada puoi sempre cancellare il risultato e provare un altra strada.

 

Per ora non dovrebbe servire, se il mio piano di rimandare il distacco tra i due personaggi funziona. In caso contrario, proverò!

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Ciao butch, magari non ti serve più ma, tanto per, ti dico anche io la mia.

 

1) non era e non è possibile avere un altro narratore in prima persona, salvo descrivendo la medesima storia con 4 narratori diversi in prima persona, scelta scartata per la prima stesura;

 

Intendi cioè che tutte le scene prevedono la presenza di questi quattro personaggi sempre assieme? Nel caso allora, potresti comunque saltare da un personaggio all'altro di scena in scena, a seconda del PoV che risulta più interessante od utile.

Visto che però dici:

3) i modi classici in cui il narratore attuale viene a conoscenza di fatti ai quali non era presente sono stati già discretamente sfruttati anche nelle prime 180 pagine (es: altri personaggi gli raccontano cosa hanno fatto, visto, sentito etc permettendo all'intreccio di avanzare), ma non vorrei esagerare e già mi danno noia.

 

Devo dedurre che in realtà ci sono cose che succedono a cui il personaggio narrante non è presente, ma qualcuno degli altri sì? E allora usare più di un PoV ci sta tutto, secondo me, così poi ti risolvi lo scoccio di racconti di terzi al protagonista e roba simile. Da lettore infatti potrei protestare dicendoti: se una scena o un fatto sono così importanti per la trama da doverne informare il protagonista, perché non me li narri direttamente attraverso gli occhi di un personaggio che li compie o che comunque vi assiste? Un'altra soluzione, se proprio non vuoi aggiungere altri PoV, potrebbe essere allora fare in modo che il protagonista assista più o meno indirettamente alle scene cui però non partecipa, ma non so quanto possa essere buona: alla fine è a questo che servono i pov, a dare la possibilità al lettore di vedere tutta la storia, senza dover essere incollati ad un unico personaggio. Se ci pensi, persino la Rowling nella serie di Harry Potter ad un certo punto ha iniziato ad usare dei PoV di personaggi minori per narrare delle scene cui Harry non poteva fisicamente partecipare (anche se poi vi assisteva e ne veniva comunque a conoscenza attraverso il collegamento mentale tra lui e Voldemort) ma che il lettore doveva comunque conoscere.

 

2) non mi andava l'idea di un narratore in terza persona, volevo il massimo coinvolgimento nelle azioni narrate;

 

Per me è tutto il contrario. Mi spiego.

Ogni volta che parlo con qualcuno di narrativa e PoV ripeto sempre la stessa cosa: la prima persona non mi piace.

Perché? Perché non mi coinvolge come la terza.

Sì, sembra paradossale, però secondo me ha un senso.

Quando scrivo, io scrittore mi coinvolgo di più con la prima persona, e ciò è quasi ovvio: io dico, io faccio, io feci, io vidi... E' normale che mentre scrivo mi calo di più nel personaggio!

Ma da lettore invece le cose cambiano: da lettore in pratica mi ritrovo davanti uno che mi narra la sua storia (nel caso usiamo un tempo passato) o che mi dice di volta in volta quello che sta facendo (nel usiamo il presente). Più che immergermi nella narrazione, mi sembra di stare al bar o al telefono con un amico che mi racconta la sua giornata.

Ci sono dei motivi per scegliere la prima persona in narrativa, ma secondo me il coinvolgimento del lettore non è uno di questi. Oh, poi magari è un mio problema personale dovuto al fatto che sono mezzo sociopatico misantropo e quindi non voglio o non riesco ad impersonarmi con qualcuno che mi sta di fronte e mi parla di sé. Quindi se vuoi lascia pure la prima persona, non è un problema in sé per sé.

 

Ma non disperdiamoci troppo.

Secondo me, o fai una roba classica con 2-4 personaggi PoV (e magari anche in terza persona, come preferisci) che si alternano sin dall'inizio, oppure fai come diceva GiD (e mi pare un'idea abbastanza faiga): dividi intenzionalmente il romanzo in due pannelli narrativi simmetrici, narrati da due protagonisti (in prima persona, che in questo caso è faigo) che si danno il cambio a metà dell'opera (ed è necessario questo, altrimenti ha poco senso far narrare 3/4 del romanzo ad un personaggio ed il resto ad un altro) e magari si rincontrano alla fine. E' leggermente più difficile, ma se riesce, riesce molto bene, secondo me.

Se vuoi considerare quest'ultima possibilità, allora pensiamo un attimo al problema del distacco dei due personaggi (intendendo proprio il momento in cui i due si allontanano nella trama). Le possibili scelte mi paiono essere due: o lo poni a metà, o lo poni più o meno dove l'hai posto ora, cioè più avanti.

Nel primo caso, visto che punto di svolta della trama e cambio di PoV coinciderebbero, rimarcheresti ancor di più la scelta programmatica di dividere il romanzo in due parti: ciò può essere un bene, perché è faigo e potresti dargli chissà quali significati reconditi, però attento a non perdere l'unità e l'organicità dell'opera.

Nel secondo caso invece, sarebbe comunque cosa buona, poiché si sentirebbe forse meno lo stacco e il trauma del passaggio da un narratore ad un altro, mantenendo quindi di più un'unità della narrazione e della trama che si spezza davvero solo nel momento dopo in cui i due protagonisti si dividono.

 

Magari, sempre se hai voglia, potresti divertirti a sperimentare entrambe o altre anche soluzioni e poi tornare a dirci come va!

 

In ogni caso, in bocca al lupo!

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Ciao butch, magari non ti serve più ma, tanto per, ti dico anche io la mia.

 

1) non era e non è possibile avere un altro narratore in prima persona, salvo descrivendo la medesima storia con 4 narratori diversi in prima persona, scelta scartata per la prima stesura;

 

Intendi cioè che tutte le scene prevedono la presenza di questi quattro personaggi sempre assieme? Nel caso allora, potresti comunque saltare da un personaggio all'altro di scena in scena, a seconda del PoV che risulta più interessante od utile.

Visto che però dici:

3) i modi classici in cui il narratore attuale viene a conoscenza di fatti ai quali non era presente sono stati già discretamente sfruttati anche nelle prime 180 pagine (es: altri personaggi gli raccontano cosa hanno fatto, visto, sentito etc permettendo all'intreccio di avanzare), ma non vorrei esagerare e già mi danno noia.

 

Devo dedurre che in realtà ci sono cose che succedono a cui il personaggio narrante non è presente, ma qualcuno degli altri sì? E allora usare più di un PoV ci sta tutto, secondo me, così poi ti risolvi lo scoccio di racconti di terzi al protagonista e roba simile. Da lettore infatti potrei protestare dicendoti: se una scena o un fatto sono così importanti per la trama da doverne informare il protagonista, perché non me li narri direttamente attraverso gli occhi di un personaggio che li compie o che comunque vi assiste? Un'altra soluzione, se proprio non vuoi aggiungere altri PoV, potrebbe essere allora fare in modo che il protagonista assista più o meno indirettamente alle scene cui però non partecipa, ma non so quanto possa essere buona: alla fine è a questo che servono i pov, a dare la possibilità al lettore di vedere tutta la storia, senza dover essere incollati ad un unico personaggio. Se ci pensi, persino la Rowling nella serie di Harry Potter ad un certo punto ha iniziato ad usare dei PoV di personaggi minori per narrare delle scene cui Harry non poteva fisicamente partecipare (anche se poi vi assisteva e ne veniva comunque a conoscenza attraverso il collegamento mentale tra lui e Voldemort) ma che il lettore doveva comunque conoscere.

 

2) non mi andava l'idea di un narratore in terza persona, volevo il massimo coinvolgimento nelle azioni narrate;

 

Per me è tutto il contrario. Mi spiego.

Ogni volta che parlo con qualcuno di narrativa e PoV ripeto sempre la stessa cosa: la prima persona non mi piace.

Perché? Perché non mi coinvolge come la terza.

Sì, sembra paradossale, però secondo me ha un senso.

Quando scrivo, io scrittore mi coinvolgo di più con la prima persona, e ciò è quasi ovvio: io dico, io faccio, io feci, io vidi... E' normale che mentre scrivo mi calo di più nel personaggio!

Ma da lettore invece le cose cambiano: da lettore in pratica mi ritrovo davanti uno che mi narra la sua storia (nel caso usiamo un tempo passato) o che mi dice di volta in volta quello che sta facendo (nel usiamo il presente). Più che immergermi nella narrazione, mi sembra di stare al bar o al telefono con un amico che mi racconta la sua giornata.

Ci sono dei motivi per scegliere la prima persona in narrativa, ma secondo me il coinvolgimento del lettore non è uno di questi. Oh, poi magari è un mio problema personale dovuto al fatto che sono mezzo sociopatico misantropo e quindi non voglio o non riesco ad impersonarmi con qualcuno che mi sta di fronte e mi parla di sé. Quindi se vuoi lascia pure la prima persona, non è un problema in sé per sé.

 

Ma non disperdiamoci troppo.

Secondo me, o fai una roba classica con 2-4 personaggi PoV (e magari anche in terza persona, come preferisci) che si alternano sin dall'inizio, oppure fai come diceva GiD (e mi pare un'idea abbastanza faiga): dividi intenzionalmente il romanzo in due pannelli narrativi simmetrici, narrati da due protagonisti (in prima persona, che in questo caso è faigo) che si danno il cambio a metà dell'opera (ed è necessario questo, altrimenti ha poco senso far narrare 3/4 del romanzo ad un personaggio ed il resto ad un altro) e magari si rincontrano alla fine. E' leggermente più difficile, ma se riesce, riesce molto bene, secondo me.

Se vuoi considerare quest'ultima possibilità, allora pensiamo un attimo al problema del distacco dei due personaggi (intendendo proprio il momento in cui i due si allontanano nella trama). Le possibili scelte mi paiono essere due: o lo poni a metà, o lo poni più o meno dove l'hai posto ora, cioè più avanti.

Nel primo caso, visto che punto di svolta della trama e cambio di PoV coinciderebbero, rimarcheresti ancor di più la scelta programmatica di dividere il romanzo in due parti: ciò può essere un bene, perché è faigo e potresti dargli chissà quali significati reconditi, però attento a non perdere l'unità e l'organicità dell'opera.

Nel secondo caso invece, sarebbe comunque cosa buona, poiché si sentirebbe forse meno lo stacco e il trauma del passaggio da un narratore ad un altro, mantenendo quindi di più un'unità della narrazione e della trama che si spezza davvero solo nel momento dopo in cui i due protagonisti si dividono.

 

Magari, sempre se hai voglia, potresti divertirti a sperimentare entrambe o altre anche soluzioni e poi tornare a dirci come va!

 

In ogni caso, in bocca al lupo!

 

Ciao Alexander, intanto chapeau per la tua risposta: merita attenzione fosse anche per la completezza e il tempo che gli hai dedicato. Grazie! Però per ora sento che è meglio continuare così come sto facendo. Vorrei sfruttare i lati positivi della mia scelta per controbilanciarne i relativi difetti. Come ogni buona medaglia, anche questa ha due facce e vorrei fare in modo di mostrare quella buona più a lungo possibile. Per esempio potrei rifuggire dall'eccesso di scene d'azione, una tipologia che non mi è congeniale e che mi interessa meno, a vantaggio della visione indiretta e della riflessione sulle conseguenze che attanaglierà il protagonista-narratore. In sostanza, anzichè avere il narratore coinvolto (per esempio) in un furto di cavalli, avrò il narratore che verrà a conoscenza del fatto che il suo amico ha rubato un cavallo ogni volta da un medium diverso: una terza persona che glielo racconta, un servizio del telegiornale, il trafiletto di un giornale etc. In questo modo il romanzo limita le scene d'azione in prima persona a quelle veramente importanti, e permette al lettore di fantasticare a sua volta su un fatto al quale non è stato presente. E' molto importante secondo me favorire questo doppio lavoro del lettore: da una parte, appunto, lettore, dall'altra co-autore della propria versione dei fatti. Che ne dici?

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Ciao Alexander, intanto chapeau per la tua risposta: merita attenzione fosse anche per la completezza e il tempo che gli hai dedicato. Grazie! 

 

Non è completa. E'... logorroica! xD

 

 

 

Per esempio potrei rifuggire dall'eccesso di scene d'azione, una tipologia che non mi è congeniale e che mi interessa meno, a vantaggio della visione indiretta e della riflessione sulle conseguenze che attanaglierà il protagonista-narratore.

In questo caso allora sì, ci vuole proprio la prima persona. Diventa anche abbastanza introspettivo, se ho ben capito. Potrebbe avere dei risvolti interessanti: l'opposto di un romanzo corale, un romanzo assolutamente individuale, personale, con le limitazioni che questa scelta comporta riguardo alla percezione della realtà e all'informazione dei fatti sia del personaggio sia del lettore; entrambi avrebbero una visione volutamente parziale e indiretta di parte della storia; il lettore quasi diventerebbe il personaggio... Sì sì, è intrigante.

 

Però hai pensato che riguardo a

 

 

In questo modo il romanzo [...] permette al lettore di fantasticare a sua volta su un fatto al quale non è stato presente. E' molto importante secondo me favorire questo doppio lavoro del lettore: da una parte, appunto, lettore, dall'altra co-autore della propria versione dei fatti.

potresti avere un problema?

 

Se la narrazione è in prima persona, dentro la testa del personaggio, mi pare ovvio ed inevitabile che il personaggio stesso per primo immagini, deduca e formuli la propria versione dei fatti.

 

Se però questo lavoro lo fa già il personaggio, come facciamo a farlo fare anche al lettore? Il lettore non si accontenterà di ciò che pensa il personaggio e basta?

 

A meno che non si faccia intendere in qualche modo al lettore che la versione ideata dal personaggio è errata; ciò forse spingerebbe il lettore a ricercare davvero una propria versione dei fatti e magari potrebbe anche diventare uno stimolo per la lettura: il lettore sarebbe spinto a proseguire, incuriosito, per scoprire chi dei due tra lui e il personaggio ha ragione...

In tal caso, un espediente comune (e che si può usare con qualunque tipo di narratore) è l'inserimento di indizi che il personaggio vede/apprende/riceve ma di cui sul momento non si cura affatto (e il lettore invece sì!), o che, pur notandoli, non ne comprende appieno il significato (e anche qui il lettore fa le sue ipotesi).

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Ciao Alexander, intanto chapeau per la tua risposta: merita attenzione fosse anche per la completezza e il tempo che gli hai dedicato. Grazie! 

 

Non è completa. E'... logorroica! xD

 

 

 

Per esempio potrei rifuggire dall'eccesso di scene d'azione, una tipologia che non mi è congeniale e che mi interessa meno, a vantaggio della visione indiretta e della riflessione sulle conseguenze che attanaglierà il protagonista-narratore.

In questo caso allora sì, ci vuole proprio la prima persona. Diventa anche abbastanza introspettivo, se ho ben capito. Potrebbe avere dei risvolti interessanti: l'opposto di un romanzo corale, un romanzo assolutamente individuale, personale, con le limitazioni che questa scelta comporta riguardo alla percezione della realtà e all'informazione dei fatti sia del personaggio sia del lettore; entrambi avrebbero una visione volutamente parziale e indiretta di parte della storia; il lettore quasi diventerebbe il personaggio... Sì sì, è intrigante.

 

Però hai pensato che riguardo a

 

 

In questo modo il romanzo [...] permette al lettore di fantasticare a sua volta su un fatto al quale non è stato presente. E' molto importante secondo me favorire questo doppio lavoro del lettore: da una parte, appunto, lettore, dall'altra co-autore della propria versione dei fatti.

potresti avere un problema?

 

Se la narrazione è in prima persona, dentro la testa del personaggio, mi pare ovvio ed inevitabile che il personaggio stesso per primo immagini, deduca e formuli la propria versione dei fatti.

 

Se però questo lavoro lo fa già il personaggio, come facciamo a farlo fare anche al lettore? Il lettore non si accontenterà di ciò che pensa il personaggio e basta?

 

A meno che non si faccia intendere in qualche modo al lettore che la versione ideata dal personaggio è errata; ciò forse spingerebbe il lettore a ricercare davvero una propria versione dei fatti e magari potrebbe anche diventare uno stimolo per la lettura: il lettore sarebbe spinto a proseguire, incuriosito, per scoprire chi dei due tra lui e il personaggio ha ragione...

In tal caso, un espediente comune (e che si può usare con qualunque tipo di narratore) è l'inserimento di indizi che il personaggio vede/apprende/riceve ma di cui sul momento non si cura affatto (e il lettore invece sì!), o che, pur notandoli, non ne comprende appieno il significato (e anche qui il lettore fa le sue ipotesi).

 

 

Hai colto nel segno sull'individualità e l'introspezione. Per quanto riguarda invece la fantasia del lettore nel ricostruire alcune situazioni, bè, diciamo che sarà qualcosa di subliminale. I fatti sono narrati in maniera totalmente soggettiva, questo è certo: perciò chi tra i lettori vorrà dissentire o criticare o ricostruire potrà farlo, senza però che questo gli sia imposto arbitrariamente; gli elementi per avere un quadro abbastanza completo della situazione gli saranno forniti in abbondanza.

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Ospite Dolcenera

Vorrei un parere a proposito del "cambio di narratore" e sfrutterò questo topic :asd:

Ho iniziato da pochi giorni un nuovo romanzo che ha tre narratori, ogni capitolo ha come titolo il nome del narratore prescelto e in quella scena viene mostrato solo quello che il personaggio del titolo vede e sente (narratore in terza persona con punto di vista limitato). Il mio problema è questo: aveva immaginato di raccontare la storia attraverso questi personaggi e seguire un banale schema:

- capitolo 1: tizio

- capitolo 2: caio

- capitolo 3: sempronio

- capitolo 4: tizio

- capitolo 5: caio

- capitolo 6: sempronio

e così via ripetendo la stessa sequenza.

Ma ora che ho impostato meglio i personaggi e la storia, preferirei che alcune scene fossero raccontate da un personaggio piuttosto che un altro (nel senso che magari sono presenti tutti e tre i personaggi in quella scena però mi piacerebbe che fosse narrata dal punto di vista di uno a cui non toccherebbe). E ora la sequenza diventa:

- capitolo 1: tizio

- capitolo 2: caio

- capitolo 3: tizio

- capitolo 4: sempronio

- capitolo 5: caio

- capitolo 6: sempronio

insomma, nessun ordine chiaro, decido a seconda di quale sensibilità ci sta meglio per raccontare quel fatto. Però non è troppo disordinato? Non si confonde chi legge poiché non viene rispettata l'alternanza coerente dei personaggi? O basta che ci sia il nome a inizio capitolo che segnala chi abbia "la telecamera"?

Non sono convinta e ho paura di confondere :grat:

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Nessuna confusione, se inizi ogni capitolo col nome del narratore. Anzi, se riuscissi a rendere superfluo questo espediente sarebbe a mio avviso decisamente meglio, dato che (credo) usando un narratore in terza persona sarebbe facile capire quale personaggio si sta seguendo in quel capitolo. L'unica cosa che istintivamente secondo me non funziona nel tuo esempio della sequenza modificata è che prima di ripetere un punto di vista dovresti  presentare tutti e tre i personaggi.

 

Ovvero, NON:
1) Tizio
2) Caio
3) Tizio
4) Sempronio

 

bensì:

 

1) Tizio
2) Caio
3) Sempronio

 

dopodichè vai avanti come preferisci.

 

La mancata presentazione del terzo personaggio risulterebbe un cambiare le regole subito dopo averle impostate, perchè se nei primi due capitoli riveli al lettore l'espediente narrativo e nel terzo confermi che non ci sono altri personaggi seguiti come i primi due, nel quarto invece ricominceresti con un'altra presentazione. A me darebbe fastidio solo quello, mentre tutto il resto dell'alternanza no.

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Ospite Dolcenera

Perdona la maleducazione, ho letto la tua risposta un giorno che andavo di fretta e poi mi sono completamente dimenticata di rispondere. Comunque ho apprezzato e ho già messo in pratica il consiglio, grazie :icon_wink:

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