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Javier! Nada - parte terza

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Oggi è il giorno. E’ passato un mese esatto da quando il capo ha dato l’ok. La Volkswagen scassata di Javier brontola mentre siamo fermi al semaforo. Lui guida e io tengo la valigetta stretta in mano. Il cuore mi batte a mille all’ora ma la fitta mi lascia tregua. Per ora. "Allora amico – mi fa Javier – gli ho fatto il dieci per cento in più e quella è tutta la nostra parte”. “Cazzo Javier, sento una sensazione di merda addosso. Poi, di solito facciamo il cinque”. La fitta proprio dritta al cuore, eccola. “Amico stai tranquillo. Miguel non sospetta nulla e il capo si è convinto quando ha capito a che prezzo avremmo venduto questa merda”. “Cazzo sono tanti stavolta, sono tanti soldi Javier”. “Appunto” – mi fa lui e poi mi sorride. Percorriamo la strada che ci avrebbe condotto dritti dritti all’Hilton. E’ li che ci aspettano. Arriviamo in pochi minuti. “Eccoli, sono quei due”. Si infilano in una Jaguar nera e partono. Li seguiamo a ruota. Li avremmo dovuti seguire fino a che non avessero parcheggiato da qualche parte. Soltanto allora avremmo scoperto il luogo dello scambio. Stringo la valigetta, mi sudano le mani. Evito di parlare ma Javier non ci sta e blatera come sempre. Io invece mi sento di merda, la fitta riprende e di minuto in minuto aumenta sempre di più. Mezz’ora in mezzo al traffico, poi loro si fermano e noi parcheggiamo qualche isolato prima. Li vediamo entrare al Palace Excelsior e noi dietro di loro, tenendoli a distanza. Javier mi prende per un braccio. “Cazzo, te l’ho detto, questi fanno le cose in grande, hotel a cinque stelle del cazzo ma poi non ci capiscono nulla. A questi gli potremmo rifilare anche la merda”. Entriamo nella hall, un tizio incravattato mi viene addosso. Faccio per togliermelo di dosso e lui si scusa. Mi ritrovo in mano un bigliettino. “Stanza 521 – Quinto piano”. Dritti nell’ascensore. Io sudo, mi guardo allo specchio e sono di un bianco vomitevole, Javier invece sorride e cerca di togliere qualcosa infilato tra i suoi denti giallastri. Ho il voltastomaco. “Allora, quello pelato è il gancio di Ramon. L’altro non ho idea di chi cazzo sia”. Usciamo dall’ascensore e ci avviamo verso la stanza. Porta socchiusa. La fitta riprende, più forte di prima. Entriamo. Il pelato è sbragato su di una poltrona. Quell’altro è di spalle che guarda dalla finestra. Capelli lunghi arruffati sul collo della camicia. Non si volta. Il pelato sorride: “Salve signori”. Javier gli si avvicina e prende in mano la situazione: “Salve, salve come va?”. “Beh, te lo saprò dire tra qualche minuto” – gli fa il pelato con un tono truce. Quello alla finestra si volta e mi guarda. Si muove silenzioso nella stanza. Lo guardo anche io, una strana sensazione. “Cazzo – penso – stai calmo, stai calmo” ma la continuo a sentire questa sensazione di merda che proprio non vuole saperne di staccarsi di dosso. La fitta al cuore è ormai costante, continua, non so più da quanto tempo dura. Forse da quando abbiamo parcheggiato. Dieci minuti buoni di dolore al petto, non mi era mai successo prima. Mi manca il respiro mentre vedo Javier sorridente come un idiota. “Allora? Possiamo vedere cosa avete per noi? – fa il pelato e Javier si fa subito serio e si irrigidisce con il collo. Io stringo la valigetta e le mani continuano a sudare. Javier fa: “Beh, non che non ci fidiamo, per carità, però magari potremmo vedere prima il dinero, che dici?” L’amico del pelato mi guarda, di nuovo, serio. Ha lo sguardo torvo che mi dice qualcosa. “Cazzo – penso – dove cazzo ho visto questo qui?”. Interviene proprio lui: “Perché non ci rilassiamo un può? Gradite qualcosa da bere?” Javier si mette a sedere. Io rimango in piedi e osservo il tipo mentre apre il minibar. Un gin per me, rum per Javier, vino rosso per loro. Si siede anche lui, il tipo dai capelli arruffati, e si accomoda di fianco al pelato. Io poso la valigetta in terra e mi siedo vicino ad Javier. “Allora – riprende il pelato – mi dispiace che non vi fidiate di noi. Ecco i soldi” – e mentre lo dice apre la valigetta che ha sulle ginocchia. Piena di bigliettoni, belli, luccicanti, stesi come panni al sole. Li guardo e la fitta al cuore sembra quietarsi e proprio mentre li guardo, così sistemati accuratamente e penso alla parte che mi spetta, realizzo perché Javier riesca sempre a infognarmi in queste situazioni di merda: io adoro i bigliettoni, starei a guardarli ore, ne vorrei sempre di più, sempre, sempre, sempre di più. Javier sorride e anche io mi lascio andare. Non è che un attimo. Un mezzo sorriso e l’attimo dopo è di nuovo dolore al cuore. Mi tengo il petto. Ho fretta, voglio andarmene da questa fottuta stanza di merda. Apro la valigetta anch’io. Il pelato e il suo compare guardano appena. Poi, sorridono, anche loro. Il pelato allarga tutti i denti e l’altro fa un mezzo sorriso spigoloso. “Cazzo!” – penso – “Cazzo! Cazzo! Cazzo!”. Quel mezzo sorriso del cazzo e un dente d’oro di merda che gli sbuca proprio dalla bocca. “Cazzo, ecco dove l’ho visto questo bastardo” - penso. Cerco la pistola ma è dietro la schiena. Troppo tardi. Loro sono più veloci e in un attimo escono fuori i ferri e ce li sbattono dritti in faccia. “Chissà da quanto c’hanno la mano sul revolver?” – penso. La fitta non la sento più, ormai è inutile. “Tanti saluti dal Signor Jiménez” – dicono in coro. Il dente d’oro mi brilla proprio dritto in un occhio mentre quel bastardo preme il grilletto. Javier non lo guardo neppure. Per una volta mi sarei risparmiato i suoi maledetti denti giallastri. Fottuto messicano!

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Ospite *Lili*

Da regolamento, per ogni capitolo del tuo racconto devi fare un commento diverso.

Quando ne avrai fatto uno, mandami il link per MP, così ti riapro il topic.

 

Mi spiace ma devo chiudere il topic e richiamarti.

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Avrei giurato che fossero poliziotti.

Si questo pezzo è veloce e ben scritto come il primo. Il mal di cuore dopo un pò rompe l'anima (a me), ma capisco che faccia gioco per tenere alta la suspence. 

Bene, direi che per me hai superato la prova alla grande. Sforbicerei un pò per rendere più fruibile e anche più chiaro lo svolgimento, ma sei indubbiamente bravo/a. Ciao

 

PS: I tre commenti che ho fatto ai tuoi pezzi sono "gratis", non ci posto miei racconti perché non rispondono ai requisiti richiesti per farlo. Io sono qui solo per leggerti. Te lo spiego perché ho visto che hai avuto dei problemi. La bellezza di questo posto è proprio, a mio avviso, il richiedere grande impegno nel commentare per poter ricevere commenti veri, utili a progredire. (come il secondo che hai fatto al mio Spot) Buona serata.

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Ti ringrazio ancora Ginevra, sei molto carina.

Per quanto riguarda la questione dei commenti mi è dispiaciuto ci siano stati dei problemi ma è stata una mia leggerezza. Non avevo letto bene il regolamento e mi sono limitato ad un commento un pò inconsistente.

Penso che tu abbia ragione, soltanto impegnandosi nel commentare approfonditamente può esserci un miglioramento sia di chi scrive il racconto sia di chi legge.

 

PS. Per quanto riguarda la sforbiciata hai proprio ragione e mi riprometto, fra qualche settimana, di riprendere il racconto e cercare di smussarlo un po'. Purtroppo sono un po' prolisso, è un "problema" che mi accompagna da una vita :-)

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Ospite Njagan

Lui guida e io tengo la valigetta stretta in mano.

Qui mi ero immaginata una scena diversa: Nick che stringe al petto la valigetta con gli occhi fissi alla strada ma lo sguardo perso.

Li avremmo dovuti seguire fino a che non avessero parcheggiato da qualche parte.

Avremmo dovuto seguirli.

Mezz’ora in mezzo al traffico...

Una ripetizione che eviterei. Magari prova con "mezz'ora nel traffico..."

Li vediamo entrare al Palace Excelsior e noi dietro di loro, tenendoli a distanza.

"Li vediamo... tenendoli..." Anche se sono distanti, devo dire che non mi piace molto come è formulata la frase. E se metti un punto dopo "dietro di loro" e scrivi semplicemente "Ci teniamo a distanza"?

“Cazzo – penso – stai calmo, stai calmo” ma la continuo a sentire

Giacchè hai usato le virgolette per i dialoghi, qui le toglierei insieme alle lineette. Per esempio: cazzo, penso, stai calmo, stai calmo. Ma la continuo a sentire...

Piena di bigliettoni, belli, luccicanti, stesi come panni al sole.

Luccicanti proprio non me li immagino i bigliettoni. Magari "profumati" visto che usi la metafora dei panni stesi al sole?

Non è che un attimo. Un mezzo sorriso e l’attimo dopo è di nuovo dolore al cuore.

Qui "attimo" è ripetuto in uno spazio troppo breve.

Poi, sorridono, anche loro.

A "sorridono" metterei un punto, eliminando "anche loro" che mi pare superfluo.

Il pelato allarga tutti i denti...

Forse volevi dire "allarga le labbra e mette in mostra tutti i denti", oppure "allunga le labbra..." I denti mi pare che non si possano allargare se non con un intervento odontoiatrico :asd:

Ecco, ho finito la mia analisi. Ora vengo alle mie impressioni generali.

Mi è piaciuto molto il tuo stile. È moderno, anche nella scelta delle virgolette per i dialoghi e la scrittura di seguito, senza spazi tra una frase e l'altra. Questo, tuttavia, andrebbe rivisto perché senza accapo, tra una scena e l'altra, il racconto appare un unico blocco che non lascia respiro. Non taglierei nulla di ciò che hai scritto, anche perché così come hai strutturato la narrazione, avverto un cambio di ritmo attraverso i dialoghi e il loro contenuto. Se dapprima le "disavventure" di Nick in bagno mi fanno sorridere, e per questo entrare in contatto empatico come lettrice, il ritmo veloce iniziale mi fa entrare anche nel genere che tratti. Subisco poi un rallentamento, quando Nick è nella stanza col suo capo. Un rallentamento necessario a farmi entrare in un altro stato d'animo: l'adrenalina che si scatena prima dell'incontro con la morte. Alla fine, quando Nick, e il lettore, comprende come andrà a finire c'è quella rassegnazione che solo qualcosa di inevitabile e non modificabile può dare.

In definitiva, credo che sia un racconto ben scritto e molto piacevole. Ti faccio i miei complimenti e mi auguro di leggere presto qualcos'altro di tuo.

Una precisazione, prima di andare. Riguarda il mio ruolo di staffer e non di lettrice.

Prendo la palla al balzo quotando ciò che ha scritto Ginevra per ricordare a TUTTI gli utenti, qualche passaggio fondamentale del nostro regolamento:

PS: I tre commenti che ho fatto ai tuoi pezzi sono "gratis", non ci posto miei racconti perché non rispondono ai requisiti richiesti per farlo. Io sono qui solo per leggerti. Te lo spiego perché ho visto che hai avuto dei problemi. La bellezza di questo posto è proprio, a mio avviso, il richiedere grande impegno nel commentare per poter ricevere commenti veri, utili a progredire.

In tanti lasciano "gratis" i commenti in questa sezione. "Gratis" nel senso che non sempre si commenta per pubblicare un proprio racconto. C'è anche la sfida del commentatore del mese, è vero. Ma quando si legge un racconto e si lascia il segno del proprio passaggio, lo sia fa gratuitamente e se uno ne ha voglia in modo più approfondito possibile, non perché sei passato dal mio racconto, lo hai smontato e allora io vengo a smontare il tuo. Esiste una parte chiara del regolamento a riguardo.

Ho visto che hai compreso come funziona per pubblicare: commento idoneo e apertura della discussione entro i limiti consentiti. Quindi tutto ok.

Scusa se ho approfittato di questo spazio per un importante OT.

Grazie e a presto rileggerti. :)

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"Luccicanti proprio non me li immagino i bigliettoni. Magari "profumati" visto che usi la metafora dei panni stesi al sole?"

 

Già modificato con profumati, ottimo consiglio, ci sta proprio.

 

"Il pelato allarga tutti i denti", ehehehehe modificato anche questo.
 

Riguardo ai commenti:

 

Mi fa piacere che le "disavventure" di Nick in bagno ti abbiano fatto sorridere perchè è proprio quel senso di leggerezza che volevo comunicare in apertura di racconto.

Sono contento di aver centrato l'obiettivo, insomma.

Lo stesso discorso vale per la scena della discussione tra Nick e il suo capo ideata, appunto, per aumentare la tensione prima della scena finale.

 

Per quanto riguarda lo stile, beh, io ancora non so se questo sia proprio il mio stile perchè altri racconti che ho scritto viaggiano su binari completamente diversi però, devo dire, che mi trovo molto a mio agio nello scrivere in questo modo.

In questo racconto, poi, non potevo sbagliare perchè in un racconto del genere le immagini devono fluire veloci, come dei flash, devono arrivare subito agli occhi del lettore quindi la narrazione deve scorrere veloce. Difatti, tolta la discussione tra Nick e il capo, tutti gli altri "capitoli" ho cercato di renderli quanto più "diretti" possibile. Per aiutarmi, questo racconto me lo sono immaginato come se fosse un film.

 

Detto questo, ti ringrazio di nuovo per i commenti "gratuiti" che hai fatto in qualità di lettrice e anche per le puntualizzazioni in qualità di staffer.

 

Alla prossima ;-)

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Ospite Bradipi

Non ho capito la trama: Miguel Jiménez ha teso un tranello al protagonista per tirare un bidone al Capo?

Che fine hanno fatto i turchi?

In un'organizzazione che voglia continuare a prosperare le passività devono essere risolte.

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Ospite Bradipi

 

 

 Il cuore mi batte a mille all’ora

 

Io, pur essendo bradicardico, se avessi il cuore che mi batte mille all'ora sarei già considerato morto.

 

Hemm, un cuore nornale batte 70 battiti al minuto a riposo, in un'ora sono 4200.

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Ciao Bradipi, innanzitutto grazie per aver letto il racconto.

Miguel Jimenez, che agisce per nome e per conto del capo, ha contattato gli acquirenti (la scena dell'incontro tra lui e quello con il dente d'oro raffigura questo)  e ha scoperto che i due protagonisti avrebbero voluto trarre profitto attraverso una vendita della droga a prezzo maggiorato. Da qui, la decisione di farli fuori che permette al capo di raggiungere due obiettivi: fare fuori i due che avevano combinato il casino con i Turchi e aver trovato nuovi acquirenti per la sua droga ("vorrei tirarci fuori qualcosa di buono da voi", dice il capo al protagonista - ecco, quello che ha tirato fuori di buono da loro: nuovi acquirenti per il suo traffico di droga).

E' vero, hai ragione, che le organizzazioni criminali per essere longeve devono ripianare le passività ma è anche vero che se non si riesce a farlo la strada più semplice è quella di lucidare le pistole e fare fuori chi ha sbagliato.

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Ciao Bradipi, innanzitutto grazie per aver letto il racconto.

Miguel Jimenez, che agisce per nome e per conto del capo, ha contattato gli acquirenti (la scena dell'incontro tra lui e quello con il dente d'oro raffigura questo)  e ha scoperto che i due protagonisti avrebbero voluto trarre profitto attraverso una vendita della droga a prezzo maggiorato. Da qui, la decisione di farli fuori che permette al capo di raggiungere due obiettivi: fare fuori i due che avevano combinato il casino con i Turchi e aver trovato nuovi acquirenti per la sua droga ("vorrei tirarci fuori qualcosa di buono da voi", dice il capo al protagonista - ecco, quello che ha tirato fuori di buono da loro: nuovi acquirenti per il suo traffico di droga).

E' vero, hai ragione, che le organizzazioni criminali per essere longeve devono ripianare le passività ma è anche vero che se non si riesce a farlo la strada più semplice è quella di lucidare le pistole e fare fuori chi ha sbagliato.

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Tagliacarte il tuo commento è puntuale. Purtroppo la formulazione della frase porta ad una errata interpretazione di quello che volevo intendere. Paradossalmente, volevo descrivere un battito del cuore accelerato. Non mi riferivo alla frequenza cardiaca in senso stretto ma - effettivamente, hai ragione - essendo il cuore l'oggetto di discussione della frase 1000 battiti all'ora sono un po' pochini.

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Tagliacarte il tuo commento è puntuale. Purtroppo la formulazione della frase porta ad una errata interpretazione di quello che volevo intendere. Paradossalmente, volevo descrivere un battito del cuore accelerato. Non mi riferivo alla frequenza cardiaca in senso stretto ma - effettivamente, hai ragione - essendo il cuore l'oggetto di discussione della frase 1000 battiti all'ora sono un po' pochini.

fermati "a mille" senza aggiungere l'ora, è accettabile in italiano. L'espressione l'ho sempre sentita tronca, dando per sottointeso che si intende al minuto, un assurdo fisico fatto per lo scopo che intendevi dare

Modificato da Tagliacarte

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Ospite Bradipi

Temo di non essere stato chiaro: tu sei il Boss e dei tizi hanno mandato all'ospedale due dei tuoi, da noi si direbbe "da famigghia" (della famiglia), e ti hanno pure preso la roba!

Il tuo compito primario è eliminare i tizi, anche a costo di rimetterci molto, in questo genere di trattative se non ti fai giustizia da solo sei rapidamente fuori mercato, tutti pensano di poterti fregare.

Poi con calma i fessi che fanno parte dell'organizzazione li elimini.

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E' giusto Bradipi ma nel racconto nulla lascia intendere che la questione dei turchi il boss non la risolverà (anzi, magari lo sta facendo parallelamente alle disavventure di Miguel e Nick). Semplicemente, non era quella la storia che io volevo raccontare. Nelle organizzazioni criminali, proprio perché fortemente strutturate, ci sono una miriade di "fessi" che lavorano per il boss e nulla vieta che, mentre Miguel e Nick venivano uccisi, dall'altra parte della città altri scagnozzi del boss stessero recuperando la droga dopo aver fatto fuori i turchi. Semplicemente è lasciato alla immaginazione di chi legge senza che questo incida sulla trama. Questo è il mio parere, naturalmente :-)

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Ospite Bradipi

Premessa: la storia è tua e sei tu a decidere cosa racontare, ma da lettore rimango perplesso.

Io soldato semplice della famiglia sono picchato e mandato in ospedale dai turchi e il mio Boss non muove un dito per vendicarmi? Ciò mi libera dal rispetto nei suoi confronti e fregarlo (a stu' curnutu!) diventa un dovere.

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Ospite
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