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Javier! Nada - Seconda parte

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“Ma hai provato a convincerlo? – mi dice mentre stuzzica l’incisivo con uno stecchino. “Ma cazzo Javier. Io nemmeno ci provo a convincerlo uno come Miguel. Quello mi stacca la mano a morsi. E poi Miguel è la bocca del capo. Se Miguel dice no vuol dire che il capo ha detto no e se il capo ha detto no vuol dire che è no, punto. Cazzo te l’ho detto. Profilo basso, profilo basso. Dopo i turchi dobbiamo tenere un cazzo di profilo basso. Ha anche uscito fuori la storia degli italiani”. “Gli italiani? Che c’entrano gli italiani?”. “Eh, dimmelo tu, cazzo”. “Gli italiani hanno pagato bene e la roba non era neanche di prima qualità. Miguel era d’accordo, ti ricordi?”. “Sì, mi ricordo ma ricordo anche che lì, alla stazione, stava per saltare tutto”. “Cazzo, ma in questa merda può sempre saltare tutto amico”. “Javier non devi convincere me, devi convincere loro”.

~

Non so come ha fatto ma ci è riuscito. Ha convinto il capo in persona. Quando me lo ha detto sono rimasto di sasso. Immobile per trenta secondi. Nessuno era mai riuscito a far cambiare idea a Julio Jiménez, nemmeno Miguel, il suo braccio destro. La fitta mi prende di nuovo al cuore. Sono qui, proprio di fronte alla porta del capo. Ha chiesto di me e questo non è un buon segno. Miguel mi guarda come sempre. La sensazione di disgusto dipinta sul suo volto opaco. Accarezza i suoi baffi lunghi e gioca con la caramella al mentolo che ha in bocca. La muove con la lingua passandola da una parte all’altra.

Mi dice: “Puoi entrare. Il capo ti aspetta”.

E’ passato un anno dall’ultima volta che sono entrato in questa stanza e nulla è cambiato. Una grande scrivania in mogano e una lunga finestra che dà proprio sulla strada. Lui è lì, proprio lì, alla finestra. E’ di spalle mentre guarda fuori. Aspetto che si accorga di me. Inizia a parlare senza guardarmi, sempre rivolto verso la strada come se stesse cercando qualcuno in mezzo al traffico. “Allora Nick, il messicano dice che è un lavoro facile, tu che dici?”. Sto zitto, è meglio stare zitto quando parla il capo anche quando ti fa una domanda. “Più o meno tranquillo dei turchi?”. Adesso si volta e lo vedo proprio come lo ricordo: secco e stempiato, uno sguardo perso e truce. Mi schiarisco la voce. “Beh capo..”. “No, no, no, aspetta, lasciami finire”. Muove la mano come a dare il ritmo alle parole che escono lente da quella sua bocca grande e pastosa. “L’unico motivo per cui sei qui è per sentire direttamente dalla mia bocca questa semplice frase: NO-N FA-TE CAZ-ZA-TE”. Si ferma un attimo, sembra volersi assicurare che abbia capito bene. Poi torna a guardare fuori dalla finestra e l’attimo dopo è di nuovo rivolto verso di me. Mi guarda dritto negli occhi adesso. “Allora? E’ chiaro? Io la storia dei turchi non l’ho mica dimenticata. Non so se lo sai Nick ma sono due le cose che proprio non riesco a sopportare, - mani nelle tasche e sguardo fisso su di me – la prima cosa che non sopporto è prendermelo nel culo. Davvero Nick, non so che gusti hai tu ma a me prenderlo nel culo non piace proprio”. Si siede, mi da tregua un attimo distogliendo lo sguardo da me. Poi continua: “E poi Nick non mi va proprio giù di regalare la mia fottuta roba di merda a dei turchi del cazzo”. Silenzio. Qualche secondo di silenzio, soltanto i clacson delle auto da fuori. Non stacca i suoi occhi dai miei. Deglutisco proprio mentre lui riprende: “Ecco, vedi, tu e il tuo amico messicano siete riusciti nell’impresa di far realizzate questi due eventi simultaneamente”. Mi guarda, una linea di disprezzo gli attraversa il viso. “Allora, l’unico motivo per cui tu e il messicano respirate ancora è perché voglio tirarci fuori qualcosa di buono da voi. Chissà, magari riuscite a farmela dimenticare questa storia dei turchi. L’avrai capito che non mi va proprio giù, vero?”. Si alza e inizia a passeggiare lento. Ogni passo una parola. “Questa faccenda di cui parla il messicano, se guardata da una giusta prospettiva, può anche essere allettante. Bisogna evitare di fare cazzate però. Chiaro?” E’ di nuovo di fronte a me, pretende una risposta. “Sì, chiaro, capo è chiarissimo”. “Allora, adesso porta il tuo culo fuori di qua e va da Miguel. Tenetelo al corrente di qualsiasi cazzo di novità che riguarda questa faccenda di merda. Massimo un mese e questa storia deve essere chiusa - mi guarda con i suoi occhi vitrei – e, ripeto, non fate cazzate". Lo guardo e me ne sto zitto. Una fitta al cuore, ancora. Ha proprio ragione Miguel, questa storia, da qualsiasi angolatura la si guardi, sa proprio di fregatura ed io sento una puzza di merda fin dentro alle narici. “Va bene? – continua - Ora va che non ho più tempo da perdere”. Mi alzo, proprio mentre accende un lungo cubano tenendoselo bello stretto tra i denti, ed esco dalla stanza senza fiatare.

~

Sono le tre del pomeriggio e devo parlare con Miguel. Sono passate due settimane da quando il capo c’ha dato l’ok e sono di nuovo qui. Devo aggiornare Miguel riguardo alle ultime novità. Javier sta tenendo i contatti con il gancio trovato da Ramon e ogni novità me la comunica subito. Poi, sta a me avvertire Miguel. Il capo è stato chiaro, Miguel deve sapere tutto e io l’ultima cosa che voglio è far insospettire Miguel. Quello è un segugio, non ci mette niente a capire che c’è qualcosa che non quadra. Lo trovo seduto mentre si liscia i baffi sudici. C’è un tizio seduto con lui. E’ di spalle, non lo riesco a guardare in viso. Mi siedo e aspetto che finiscano. Quando il tizio si alza e fa per andarsene mi avvicino. Lo riesco a vedere in faccia ma non è che un attimo, un solo attimo che mi regala un mezzo sorriso e un dente d’oro che gli spunta da dentro la bocca. Mi accosto a Miguel. E’ irritato perché mi sono presentato senza preavviso e lui non sopporta le sorprese. Questa volta, però, è importante. Devo comunicargli la modalità in cui avverrà lo scambio. “Allora?” – mi fa mentre scarta l’ennesima caramella al mentolo.

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Ospite *Lili*

Da regolamento, per ogni capitolo del tuo racconto devi fare un commento diverso.

Quando ne avrai fatto uno, mandami il link per MP, così ti riapro il topic.

 

Mi spiace ma devo chiudere il topic e richiamarti.

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 Ora va che (Ora va' che) sta per vai, c'è l'elisione

 

 non lo riesco a guardare in viso. (non riesco a guardarlo)

 

 Lo riesco a vedere in faccia (riesco a vederlo)

 

Sinceramente questo pezzo mi è piaciuto molto meno dell'altro. Praticamente i fatti sono:

1) la convocazione finalizzata solamente all'intimazione di stare attenti alle fregature e

2) l'inizio dell'incontro con Miguel.

Il tutto intessuto in un linguaggio forzatamente "maledetto".

Chiaramente è una mia opinione, ti ho già detto che questo non è il mio genere, ma non ne ho ricavato una impressione positiva.

Ciao

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Grazie per le correzioni Ginevra, ho già provveduto a correggere :-)

Proprabilmente è vero che in questa parte, quella centrale del racconto, ho forzato il linguaggio ma è stata una vera e propria scelta dettata dalla volontà di descrivere, attraverso il linguaggio "maledetto" (come lo definisci tu) dei personaggi, l'ambiente in cui il protagonista agisce e in cui la storia si svolge.

Spero non risulti eccessivamente pesante.

Ti ringrazio ancora per aver letto tutto il racconto.

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Ospite Njagan

mi da tregua un attimo distogliendo lo sguardo da me. Poi continua: “E poi Nick...

Eviterei di usare "mi" e "da me", magari eliminerei "da me" che è superfluo.

"Poi... E poi..." Troppo vicini.

“Ecco, vedi, tu e il tuo amico messicano siete riusciti nell’impresa di far realizzate questi due eventi simultaneamente”.

A parte il refuso, io taglierei un po'. Per esempio: "...siete riusciti a realizzare gli eventi in simultanea". "Eventi simultaneamente..." è anche cacofonico.

...mi guarda con i suoi occhi vitrei – e, ripeto, non fate cazzate". Lo guardo

"Mi guarda... Lo guardo..." Non so se è voluta la ripetizione, ma se così non fosse troverei una soluzione alternativa.

ed io sento una puzza di merda fin dentro alle narici

Il che è naturale :asd:

Userei piuttosto un'esagerazione, oppure qualcosa tipo "fin dentro al cervello"

Poche cose, in effetti da segnalare.

Passo alla terza :)

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Ospite
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