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writewhite

Javier! Nada - Prima parte

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Ecco il mio commento:

 

Odio quando sono sulla tazza del cesso proprio nel momento giusto e bussano alla porta. Cazzo, quanto lo odio. Tiro su i pantaloni e vado ad aprire. I suoi denti giallastri proprio sparati in faccia. Visti dallo spioncino sono ancora più disgustosi. Mi sembra di sentirne il fetore nonostante ci sia questo pezzo di legno a dividerci. Apro. "Cazzo Javier, che ci fai qua?". "Fammi un caffè amico", poi entra e se ne va dritto in cucina. Lo inseguo ed è già li che fuma. In piedi con la sua postura spavalda. Uno sbadiglio, di nuovo quel sorriso fetido e poi un lungo tiro ad aspirare la Camel che tiene tra le dita. Poi sorride di nuovo. Ancora quei cazzo di denti sgangherati da messicano! "Avevamo detto di non vederci per un po’" - gli dico mentre mi do da fare con la moka. "Si amico lo so, ma ci sono novità". Quando Javier dice che ci sono novità va tutto a rotoli, sempre. Ricordo ancora l'ultima volta: pestati a sangue da un gruppo di turchi. Avrei dovuto dare retta alla fitta che mi prendeva al cuore. "Ci si può fidare" - mi aveva detto lui. Sì, come no. Ho lo stomaco dolorante, ancora. Devo riprendere quello che ho lasciato a metà. Così, lascio Javier alle sue bizze da messicano e mi metto di nuovo sulla tazza del cesso.

~

Dieci minuti dopo me lo trovo seduto a sorseggiare il suo caffè. "Hai del latte?" - mi fa. “Il caffè si beve con il latte, cazzo!” No, niente latte a casa mia. "Allora amico non perdiamo tempo, mi serve bianca, tanta, e brown tantissima. Al più presto. Parlaci tu con Miguel". "Cazzo Javier, no". "Come no? Amico ma che cazzo dici?". "Te la ricordi l'ultima?" – gli dico mentre mi accendo una sigaretta. Fa finta di pensarci e io interrompo la scenetta: "Io me la ricordo bene". "Ah cazzo, ma dici i turchi?". Sì, i turchi. Mi son fatto un mese di ospedale per i turchi. Naso rotto e sette punti di sutura sullo zigomo. “Amico non dire cazzate, non puoi mandare tutto a cagare perché una è andata male. A proposito, scusa se non son venuto in ospedale ma sai com’è..". Sì, sì, lo so com’è. "Javier, il capo ci tiene d’occhio, al prossimo sgarro sono cazzi". "Sì, ma questa è una cosa seria, amico". Lo guardo. "Ora devo andare, - mi fa lui - ci vediamo stasera dove sai tu e ne parliamo.

~

Sera. Non avrei voluto essere qui ma resta il fatto che ci sono.

E’ inutile sfuggire ad Javier. Non fossi qui in questo momento mi verrebbe a cercare lui e prima o poi quei denti giallastri li avrei dovuti affrontare di nuovo. Meglio affrontare subito il discorso. Miguel è stato chiaro: “Niente più cazzate, vi faccio appendere a testa in giù. A te e al messicano”. Così m’ha detto l’ultima volta. Il capo era chiuso nella sua stanza ed io ero lì fuori che parlavo con lui. Si parla sempre con Miguel per certe cose. “Il capo è incazzato nero per la storia dei turchi”. Ecco, i turchi. Io me lo sentivo che non era cosa. Avrei dovuto fidarmi della fitta al cuore cazzo! Meglio lasciar perdere quando mi prende proprio dritta al cuore. Javier invece blaterava cazzate, come sempre. “Cazzo amico, stai tranquillo” – diceva. Tranquillo? Io non sto tranquillo nemmeno sulla tazza del cesso. Mi feci convincere, come sempre, ed è andata come è andata. Un naso rotto e la roba del capo in mano a quei porci. Cazzo, maledetto Javier! Come cazzo fa a convincermi ogni volta nonostante quei denti sudici? Scolo due Jack Daniels in attesa di vedermelo arrivare. Poi arriva, finalmente. Entra dal retro, come sempre, saluta Carmen e poi mi si siede di fronte. Lei gli porta il solito Rum scadente e lui butta giù come niente fosse. "Allora amico la cosa è questa. C’è un tizio che mi ha chiesto un bel po’ di roba, è per dei tipi che bazzicano i quartieri alti. Questi sono impaccati di soldi”. “Chi è questo?” – lo interrompo. “E’ uno fidato – mi fa lui – Hai presente Ramon? Beh, è lui il gancio con questo qua. Lo conosci Ramon, con lui si sta tranquilli. “Javier, - lo interrompo – Ramon lo conosciamo da un anno appena”. “Sì, amico, ma nessun cazzo quando c’è di mezzo Ramon. Ti ricordi la storia dei cinesi? E i russi? E quell’altra? Ti ricordi quei pezzi di merda di italiani? Beh, sono stati tutti agganci che c’ha offerto Ramon. E poi è messicano come me. Un messicano non tradisce un altro messicano”. Lo interrompo. “Javier, il capo aspetta un'altra cazzata e poi sono cazzi davvero. Prendiamoci un po’ di tempo e aspettiamo qualche lavoretto facile facile. Aspettiamo che sia Miguel a proporcelo”. “Cazzo Nick c’hai le palle mosce. Ma non lo capisci? Questi sono dei polli. Questi sono tipi che hanno così tanti soldi che con i resti ci si puliscono il culo. Non vogliono problemi. Questi non ci capiscono un cazzo. Il prezzo lo facciamo noi, così spariamo alto e ci rientriamo come si deve. E non quei due spicci che ci dà Miguel”. “Cazzo – gli dico abbassando la voce come se qualcuno ci stesse ascoltando – ma che cazzo dici? Ma tu sei un pazzo Javier! Vuoi farlo di nuovo? Cazzo Javier, io ti dico di volare basso e tu vuoi provarci di nuovo? Vuoi davvero fare le scarpe al capo? Quello ci spezza l'osso del collo”. “Nick, sentimi, guardati intorno e dimmi che vedi”. “Che vedo?”. “Si che vedi?”. “Carmen che passa lo straccio su quel bancone sudicio”. “Ecco, vuoi rimanere steso su quel bancone sudicio per tutta la vita?”.

~

Si liscia i lunghi baffi neri mentre è proprio lì di fronte a me ed è pronto a dirmelo in faccia. Ed eccolo che arriva come uno schiaffo ed io sono pronto ad accoglierlo. Mi verrebbe quasi di offrirgli la guancia. “Nick, sei proprio una testa di cazzo!”. Ecco lo sapevo. Miguel non lascia margini, nessun tipo di margine, mai. “Nemmeno vado a proporlo al capo un lavoro di merda come questo. Sento puzza di fregatura da qualsiasi lato la guardo”. “E poi quel cazzo di messicano porta rogna, lo sai no? Te la ricordi la storia con gli italiani, vero? Nick, ascolta, a me di te e dell’amico tuo non me ne frega un cazzo, figurarsi al capo quanto gliene può fregare.  Bada bene però, non fate saltare tutto all’aria per qualche altra cazzata”. Mi dà uno schiaffetto in faccia e avvicina il suo viso butterato al mio. Ha l’alito che sa di menta. “Non ho capito perché il capo ve l’ha fatta passare liscia dopo la storia dei turchi. Io vi avrei aperto bene bene il buco del culo a voi frocetti. Chiaro?”.

Non ci provo nemmeno a fargli cambiare idea. Esco da lì con la fitta che riprende proprio sul cuore. Devo chiamare Javier.

 

  • Pronto?
  • Javier! Nada, come immaginavo. Ci vediamo al solito posto.
  • Come nada?
  • Nada, Javier, nada, niet, nein, no! Ok? Niente di niente.
  • Ma, ma..
  • Javier a stasera.
  • Ok cazzo!

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Ciao Writewhite, il commento che hai fatto, mi spiace, ma non rispecchia i requisiti richiesti. Ti invito a leggere con attenzione qui:

http://www.writersdream.org/forum/topic/5-regole-per-postare-un-racconto/

Chiudo il topic, appena avrai regolarizzato la situazione contatta me o un altro staffer per la riapertura.

Tra l'altro ho notato che nelle altre due parti del racconto non hai pubblicato mancano i link ai commenti. Ti ricordo che ogni discussione ha bisogno di un commento. Quindi se il racconto è diviso in tre parti occorrono tre commenti.

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 sfuggire ad Javier  (a Javier)

 

Il pezzo mi è piaciuto molto, non tanto per il contenuto (non è il mio genere) quanto per lo stile. Fluente, chiaro e coinvolgente. Si attaglia perfettamente al genere. Brava/o. Ciao

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Ospite Njagan

Ho letto il racconto per intero ma per mancanza di tempo non sono riuscita a scrivere il mio commento. Prima di tutto vorrei chiarire che ciò che seguirà è frutto delle mie personalissime impressioni e ciò che ti consiglierò di cambiare frutto di gusti. Per i refusi basterebbe il correttore di Word, ma giacchè ci sono...

L'incipit:

Odio quando sono sulla tazza del cesso proprio nel momento giusto e bussano alla porta. Cazzo, quanto lo odio.

Lo farei più incisivo, spezzando la prima frase: "Odio quando sono sulla tazza del cesso e bussano alla porta. Nel momento giusto. *****, quanto lo odio".

Come vedi ho usato gli asterischi ma non per pudicizia :asd: Volevo segnalarti che se usi le stesse esclamazioni per Nick e per Javier corri il rischio di creare confusione nel lettore che farà fatica a comprendere chi ha detto a chi e che cosa.

C'è una vasta scelta di parolacce e imprecazioni a questo mondo. Io ti consiglierei di sceglierne una per Javier e un'altra per Nick. In questo modo li caratterizzai meglio e nella scelta che hai fatto per presentare i dialoghi, lo scambio tra i due risulterà più chiara.

Lo inseguo ed è già li che fuma.

Refuso: lì.

In piedi con la sua postura spavalda.

Qui preferirei che mi facessi "vedere" Javier e non leggere della sua "postura spavalda".

"Si amico lo so, ma ci sono novità".

Refuso: sì.

A proposito, scusa se non son venuto in ospedale ma sai com’è..

Manca il terzo puntino.

Non fossi qui in questo momento mi verrebbe a cercare lui e prima o poi quei denti giallastri li avrei dovuti affrontare di nuovo.

Questa frase la renderei in modo diverso, per esempio: "Non fossi qui adesso verrebbe a cercarmi lui. Prima o poi mi sarei trovato di fronte ai suoi denti giallastri."

Troverei comunque un sinonimo di "affrontare" dal momento che lo usi poco dopo.

“Si che vedi?”. “Carmen che passa lo straccio su quel bancone sudicio”. “Ecco, vuoi rimanere steso su quel bancone sudicio per tutta la vita?”

Refuso: sì.

Sullo stile e sulle mie impressioni, scriverò alla fine. Un'ultima cosa prima di passare alla seconda parte: non mi piace molto l'elenco di puntini per riportare la telefonata tra Javier e Nick. Troverei un'altra soluzione fossi in te.

Passo alla seconda :)

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EstrAnja, innanzitutto, ti ringrazio per aver letto il racconto e per avere fatto un commento così approfondito.

Grazie per la segnalazione dei refusi. Io sono l'uomo dei refusi, è giusto che tu lo sappia :-) 

Per quanto riguarda le parolacce hai proprio ragione. Sinceramente, è un mio difetto di fabbrica (mi hanno progettato così), sono etremamente innamorato, affascinato, esaltato dalla parola caxxo che la uso a spropostio, sia nella vita che quando nella scrittura. La tua segnalazione è puntuale. Effettivamente i due personaggi utilizzano un linguaggio molto simile e questo crea confusione. Ma capiscimi come faccio a privarmi di una parola così teatrale e allo stesso tempo diretta? ;)

A parte gli scherzi, penso che seguirò il tuo consiglio e modificherò le parolacce in bocca ad Javier. Avevo pensato a Giuda ballerino ma è troppo Dylan Dog e Javier ha tutto tranne che la faccia sfacciato di un Dylan Dog.

 

Per quanto riguarda la telefonata, quella è stata una mia scelta ben precisa che, forse, può risultare un pò stucchevole soprattutto se confrontata con il resto della narrazione.

Non volevo descrivere nulla, nè i toni della telefonata, nè il modo in cui loro si sono espressi, nè i luoghi, l'ambientazione o nient'altro.
Volevo mostrare lo scambio, netto, sintetico, diretto tra i due. Poco da dire e poco da mostrare al lettore ma non solo. C'è sempre qualche sbirro che può intercettare la telefonata :)

 

Ah dimenticavo. "Qui preferirei che mi facessi "vedere" Javier e non leggere della sua "postura spavalda". Su questo penso che ci lavorerò perchè sarebbe molto utile per delineare meglio il personaggio. Hai proprio ragione.

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Ospite Bradipi

Odio quando sono sulla tazza del cesso proprio nel momento giusto e bussano alla porta.”

Specifica che bussano alla porta di casa e non a quella del bagno.

 

“Dieci minuti dopo me lo trovo seduto a sorseggiare il suo caffè.” Niente possessivi: inutili.

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Ospite
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