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ricdil

Libri "faticosi" da leggere

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Ecco Swetty, ne hai citato un altro che mi ha messa in crisi per anni. Moby Dick.

L'avrò preso e mollato mille volte e alla fine l'ho concluso saltando pure dei pezzi. Anche in questo caso mi vergogno di non riuscire ad apprezzare un capolavoro, ma è più forte di me!

Non credo che ti debba vergognare se non ti piace un libro che è stato definito capolavoro. Potrà anche essere oggettivamente bello ma soggettivamente un persona può pensarla diversamente.

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Ospite Valpur

Lo so che non dovrei vergognarmene, ma sono fatta un po' a modo mio anche quando si tratta di libri :)

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Ospite Gigio_02

 

Ecco Swetty, ne hai citato un altro che mi ha messa in crisi per anni. Moby Dick.

L'avrò preso e mollato mille volte e alla fine l'ho concluso saltando pure dei pezzi. Anche in questo caso mi vergogno di non riuscire ad apprezzare un capolavoro, ma è più forte di me!

Non credo che ti debba vergognare se non ti piace un libro che è stato definito capolavoro. Potrà anche essere oggettivamente bello ma soggettivamente un persona può pensarla diversamente.

 

La bellezza può essere oggettiva? :fuma:

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Ho trovato faticoso da leggere Dalla parte di Swann e, dopo le prime venti pagine, l'ho messo in pausa per scrivere la recensione di un altro libro che di sicuro leggerò più velocemente.

Comunque, non ci penso neanche ad abbandonarlo, perché ne apprezzo la scrittura lenta e introspettiva, ma spesso le divagazioni del protagonista favoriscono le mie.  :asd:

Modificato da Agave

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La bellezza può essere oggettiva? :fuma:

 

Questa frase racchiude tutto. Quello che "universalmente" riconosciuto come capolavoro lo è davvero per tutti? 

Aggiungo un altro libro "faticoso": Il Piacere di D'Annunzio.

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L'unico libro che non sono riuscito a leggere per intero (e dire che mi sono imposto di finire anche Cinquanta sfumature di grigio) è stato La rivolta di Atlante di Ayn Rand. Forse stona in questa discussione perché quasi nessuno lo considera un capolavoro, e capisco anche perché.

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Ho letto libri un po' complicati come Dedalus, che mia madre e la mia professoressa non sono riuscite a finire, ma ho abbandonato proprio Il giovane Holden.

Non sono riuscita ad andare oltre la seconda pagina, mi irritava talmente tanto...

Modificato da crazycat

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Visto che siamo in vena di confessioni mi associo: ho abbandonato per ben due volte Cent'anni di solitudine.

Non riesco a stare dietro all'albero genealogico dei personaggi.

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Ospite Valpur

Visto che siamo in vena di confessioni mi associo: ho abbandonato per ben due volte Cent'anni di solitudine.

Non riesco a stare dietro all'albero genealogico dei personaggi.

Anche io la prima volta ho tentato la via della genealogia, con tanto di quadernino per gli appunti. E ho ceduto.

La seconda lettura l'ho fatta abbandonando ogni pretesa e me lo sono goduto da morire!

Crazy, io te lo consiglio, a me piacque tanto.

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Visto che siamo in vena di confessioni mi associo: ho abbandonato per ben due volte Cent'anni di solitudine.

Non riesco a stare dietro all'albero genealogico dei personaggi.

Al centesimo Aureliano si arrenderebbe chiunque.

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Visto che siamo in vena di confessioni mi associo: ho abbandonato per ben due volte Cent'anni di solitudine.

Non riesco a stare dietro all'albero genealogico dei personaggi.

Al centesimo Aureliano si arrenderebbe chiunque.

 

Dimenticavo questo

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Quoto Valpur: il primo impatto fu così anche per me.  Quei nomi tutti uguali, che fatica... Ma superato lo scoglio (senza quaderno degli appunti, anche se ne avevo avuto la tentazione) ho letto uno dei libri più belli del secolo appena concluso e lo consiglio a tutti.  Opinione personale, chiaramente.

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Visto che siamo in vena di confessioni mi associo: ho abbandonato per ben due volte Cent'anni di solitudine.

Non riesco a stare dietro all'albero genealogico dei personaggi.

Al centesimo Aureliano si arrenderebbe chiunque.

 

Ti probisco :asd:  di abbandonare Garcia Marquez!  Se proprio non riesci con quello leggi almeno "Cronaca di una morte annunciata", più facile e scorrevole.

 

*ama Garcia Marquez*

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Quoto Valpur: il primo impatto fu così anche per me. 

 

Bellissimo dal primo istante. Tutti li ho letti!

*ama Garcia Marquez*

 

Anch'io! Anch'io! :saltello:

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Io sono stramazzata su Céline Viaggio al termine della notte. Con mia grande vergogna perché mi era stato caldeggiato da un tipo che se la tirava da morire da intellettuale e io non sono nemmeno arrivata a pagina dieci. E dire che volevo farci un acceso dibattito.

Ah, e a parte Il nome della rosa e il pendolo di Focault, tutti gli altri di Eco li ho presi e abbandonati in libreria.

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Ospite Clio

Anch'io avevo un'avversione per Céline, poi mi sono fatta forza, l'ho superata e mi sono dovuta ricredere... scrive dannatamente bene.

Non sono mai riuscita ad andare oltre pagina tre de "L'urlo e il furore" di Faulkner, invece, e non ci voglio neanche provare.

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Io sono stramazzata su Céline Viaggio al termine della notte. Con mia grande vergogna perché mi era stato caldeggiato da un tipo che se la tirava da morire da intellettuale e io non sono nemmeno arrivata a pagina dieci. E dire che volevo farci un acceso dibattito.

Ah, e a parte Il nome della rosa e il pendolo di Focault, tutti gli altri di Eco li ho presi e abbandonati in libreria.

Io ho chiuso con "L'isola del giorno prima"... Un gran bel saggio storico, ma se me lo vuoi spacciare come romanzo allora m'incazzo: non c'è nessuna trama narrativa.  Il tipo si ferma davanti all'isola e non succede più nulla... nel frattempo lui ti racconta una bellissima pagina di storia... va tutto bene, basta che togli la scritta "romanzo"...

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Io ho mollato senza rimpianti l'Ulisse quando mi sono accorto che ero arrivato a pagina 240 e non avevo capito una mazza di tutto quello che avevo letto prima; ho abbandonato il Cimitero di Praga di Eco alla cinquecentesima variante della ricetta per il bollito alla piemontese (o quel che era) ho lasciato stare Accelerando di Stross perchè andava troppo veloce per me.

 

E sono qui a raccontarlo.

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Ospite Munky

L'ultimo libro che ho trovato una fatica immane da leggere è stato Vent'anni dopo, di dumas. Mi aspettavo un nuovo "i tre moschettieri" e invece ho scoperto che il titolo del libro si riferiva al tempo che ci mette uno a leggerlo.

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Io ho abbandonato "Niente di nuovo sul fronte occidentale." sarò arrivato sì e no a pagina venti, poi ho mollato, ma avevo dodici anni, forse dovrei riprovare, ma il brutto ricordo mi fa desistere.

Un altro è "La collina dei conigli", qui sono arrivato a circa due terzi prima di arrendermi. Perché l'ho fatto? semplice, non mi importava nulla della sorte di quei mammiferi, per me potevano benissimo diventare arrosti. Anche questo letto sotto costrizione alle medie. Magari se lo riprendessi in mano ora riuscirei anche a gustarmelo.

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Ho da poco terminato di leggere un classico dell'ottocento, 'Orgoglio e pregiudizio' della Austen e... è stata davvero dura arrivare alla fine. L'ho voluto con tutta me stessa, quindi sono riuscita nell'impresa, ma per il mio gusto è risultato davvero ostico proseguire.

Avevo voglia di leggere qualcosa del passato, che fosse totalmente distante dal mio tipo di scrittura - giusto per cercare di allargare un po' gli orizzonti - e ho provato con lei.

Indubbiamente, che appesantisce è lo stile del periodo, troppo ridondante, ampolloso, estremamente lento, per cui ho capito subito che sarebbe stata una lettura impegnativa, ma non mi sono data per vinta.

E ho tratto qualcosa da questo libro, sia in bene che in male. Come autrice, ho trovato conferma di una mia ipotesi: i libri troppo lenti, per belli che siano, riducono la possibilità che il lettore li porti a termine; come lettrice, non credo leggerò altro della stessa autrice: pur apprezzando molto la capacità descrittiva e intimistica dei personaggi, sono troppo distanti da me, e non sono riusciti a coinvolgermi.

Rimane comunque il fatto che, pensando al periodo in cui è stato scritto il romanzo e soprattutto che a farlo sia stata una donna, la Austen era davvero tosta.

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Ho da poco terminato di leggere un classico dell'ottocento, 'Orgoglio e pregiudizio' della Austen e... è stata davvero dura arrivare alla fine. L'ho voluto con tutta me stessa, quindi sono riuscita nell'impresa, ma per il mio gusto è risultato davvero ostico proseguire.

Avevo voglia di leggere qualcosa del passato, che fosse totalmente distante dal mio tipo di scrittura - giusto per cercare di allargare un po' gli orizzonti - e ho provato con lei.

Indubbiamente, che appesantisce è lo stile del periodo, troppo ridondante, ampolloso, estremamente lento, per cui ho capito subito che sarebbe stata una lettura impegnativa, ma non mi sono data per vinta.

E ho tratto qualcosa da questo libro, sia in bene che in male. Come autrice, ho trovato conferma di una mia ipotesi: i libri troppo lenti, per belli che siano, riducono la possibilità che il lettore li porti a termine; come lettrice, non credo leggerò altro della stessa autrice: pur apprezzando molto la capacità descrittiva e intimistica dei personaggi, sono troppo distanti da me, e non sono riusciti a coinvolgermi.

Rimane comunque il fatto che, pensando al periodo in cui è stato scritto il romanzo e soprattutto che a farlo sia stata una donna, la Austen era davvero tosta.

 

Inorridisco.

A partire dall'incipit è un continuo di sottile arguzia a questo si unisce un pregevole "mostra e non descrivere" che fa trasparire lo stato d'animo dei personaggi, soprattutto dell'eroina, solo dai suoi gesti, non ne conosciamo un pensiero però capiamo perfettamente quello che sta provando. Da questo punto di vista, l'Austen andrebbe sempre presa d'esempio.

Certo non è una lettura moderna e vi possono essere diverse chiavi di lettura - al riguardo mi avvilisce sempre quando vedo considerare la Austen una scrittrice di romanzi d'amore e femmine con gli occhioni lucidi ne lodano il romanticismo - però la sottigliezza dell'Austen l'ho sempre trovata mirabile ed è anche quella a tener viva la sua scrittura.

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Mi spiace aver urtato i tuoi sentimenti, ma è così che mi sono sentita. :wah:

Ripeto, ho voluto leggere un libro del genere per arricchire la mia conoscenza del classico, ma tieni presente che il mio genere preferito va dalla fantascienza al fantastico, perciò questa lettura è stata una divagazione non da poco.

Capisco che per chi è avvezzo al classico, sentir parlare in toni non entusiastici di un'autrice amata, faccia storcere naso e bocca, ma fa parte del gusto soggettivo.

E bello confrontarsi. ;)

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Ospite Lem Mac Lem

C'è un abisso tra i libri scritti anche solo il secolo scorso e quelli degli ultimi... uhm, dieci anni?

Lo stile moderno prevede di scrivere come se si girasse un film, a un ritmo serrato, qualcosa che succede in ogni pagina, azione azione azione, mai annoiare il lettore, mai rallentare, sfrecciare come missili verso la conclusione, tenendo sempre la tensione ben alta. È uno stile, anzi, praticamente si può parlare di una corrente letteraria, anche se penso che nessuno la riconosca come tale.

Ci sono lati positivi e lati negativi, in questo. Di positivo c'è sicuramente un coinvolgimento maggiore, e dopotutto la narrativa deve coinvolgere, per cui scrivere oggidì un romanzo con lo stile della Austen significherebbe condannarlo a morte prematura, nonché meritata. Per i nostri gusti, anche Robinson Crusoe è troppo lento, e perfino i Tre Moschettieri.

Secondo me, questi libri andrebbero letti nell'ottica di voler rallentare un po'. A volte trovo sfinente lo stile moderno, che mi fa correre tra le pagine come corro già nella vita, come corro guardando un film, e insomma, da un libro vorrei anche (ANCHE) altro. Poter magari leggere due pagine, sapendo che non sono fondamentali, soltanto belle da leggere, con una descrizione vivida, un pensiero interessante, che se non ci fosse, andrebbe bene lo stesso, perché la trama è quella che è (si sposeranno e saranno felici, allora chemmifrega di sapere dei viaggi estivi di Elizabeth e di chi è ospite?), ma non importa arrivarci in fretta, la conclusione non è una meta.

Ecco, secondo me questa concezione si è un po' persa. Ormai 'come va a finire' è talmente fondamentale che spesso 'cosa c'è scritto nel mezzo' diventa secondario, se non irritante.

Che, ripeto, va benissimo, coinvolge e fa divertire. Però boh, non è che un romanzo lento debba essere brutto. Non si può rimproverare a un libro di essere qualcosa che non è.

Fine sproloquio, che mi sa anche essere mezzo OT :sss:

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.

Fine sproloquio, che mi sa anche essere mezzo OT

 

 

... :thumbup: ma che mi sa anche essere molto condivisibile!

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Sì, sì, Lem, sono d'accordo.

Piccolo inciso: per me un libro lungo, non è necessariamente brutto, intendevo solo espirmere a voce alta - o sulla tastiera! - un mio proposito come autrice: non tromentare chi ti dovrà leggere - ohi ohi - con lungaggini inutili.

Anche per me, fine OT!

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Ospite Lem Mac Lem

No, non dicevo che un libro lungo potrebbe essere brutto, dicevo di non confondere un romanzo che volutamente (per scelta dell'autore o perché all'epoca usava così) adotta un ritmo lento, rilassato, con un libro pesante da leggere.

Un libro dal ritmo lento può essere difficile, se non piace - e oggigiorno i gusti sono diversi, quindi è facile che non piaccia - però se ci si accosta a un libro così, non ci si deve aspettare la svolta fondamentale a ogni fine capitolo, e nemmeno all'inizio o in mezzo. Tutto qui.

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Ospite Munky

@Eleyna prova con Cime Tempestose se vuoi qualcos'altro di diverso;) Sulla austen concordo decisamente con Lem:D

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Io ho mollato senza rimpianti l'Ulisse quando mi sono accorto che ero arrivato a pagina 240 e non avevo capito una mazza di tutto quello che avevo letto prima

 

Io sono arrivato abbastanza faticosamente a pagina 200. Prima o poi lo finirò anche se, da amante del realismo, preferisco di gran lunga Gente di Dublino.

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