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ricdil

Libri "faticosi" da leggere

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Sto leggendo "Il giovane Holden" di Salinger, si può dire che con tutti i suoi: vattelappesca, ...e compagnia bella etc. mi viene voglia di lanciarlo fuori dalla finestra? Apparirei come l'ignorantello di turno? Sì, forse non ho gusto letterario e sono certo che andando avanti nella lettura alla fine mi risulterà un capolavoro (almeno spero) ma che fatica leggerlo. Al confronto Schopenhauer è una passeggiata.

 

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Ospite Animal Nitrate

 

Sto leggendo "Il giovane Holden" di Salinger, si può dire che con tutti i suoi: vattelappesca, ...e compagnia bella etc. mi viene voglia di lanciarlo fuori dalla finestra? Apparirei come l'ignorantello di turno? Sì, forse non ho gusto letterario e sono certo che andando avanti nella lettura alla fine mi risulterà un capolavoro (almeno spero) ma che fatica leggerlo. Al confronto Schopenhauer è una passeggiata.

 

 

 

I giudizi di gusto sono personali, non dovresti farti piacere un libro solo perché tutti dicono che è un capolavoro. Pensa anche che andare contro un giudizio condiviso a volte è sintomo di ignoranza ma altre volte è semplicemente sintomo di uno spirito critico diverso.

Se la lettura è pesante e noiosa semplicemente abbandona il libro, molto probabilmente non è il momento giusto per leggerlo.

Neanche io ho amato il Giovane Holden, lo trovo molto sopravvalutato. Personalmente ho l'impressione che la traduzione sia invecchiata male.

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Si anche io volevo arrivare lì, probabilmente oggi il linguaggio è profondamente cambiato e un libro scritto così 50 anni fa doveva essere sicuramente moderno e di rottura. Oggi le continue ripetizioni rendono, a me, la lettura molto pesante. Non lo abbandonerò perché leggo ogni libro fino all'ultima pagina, quando deciderò se mi è piaciuto o meno. Non leggerlo tutto mi impedirebbe di avere un'idea completa, ad oggi infatti scrivo solo sullo stile che mi sembra decisamente sorpassato anche rispetto a libri come Il buio oltre la siepe, La capanna dello zio Tom ed altri che ho trovato sempre attuali, anche nel linguaggio.

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Ospite Valpur

Io non sono riuscita a finire "Guerra e Pace". Le continue citazioni in francese (lingua che parlo e capisco perfettamente) mi davano fastidio, anche se mai quanto il paragrafo dedicato ai baffetti della contessina.
Mi sento un po' una bestia ad aver ceduto così, ma non potevo leggere se ogni tre parole roteavo gli occhi per il fastidio!

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Nemmeno gli Editor delle case editrici sono concordi sulle qualità di un libro.

Spesso alcuni bei libri li buttano sul comodino già a pag. 10.

Quindi, perchè dobbiamo esserlo noi?

Ci solo alcuni libri, ufficialmente "capolavori" , che non riesco a leggere, e non mi riesco a sentire più  in colpa.

"Va dove ti porta il cuore" ho provato a leggerlo tre volte, e tutte e tre le volte l'ho abbandonato a pag. 40.

Idem "don Chisciotte".

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Sto leggendo "Il giovane Holden" di Salinger, si può dire che con tutti i suoi: vattelappesca, ...e compagnia bella etc. mi viene voglia di lanciarlo fuori dalla finestra?

 

 De gustibus....

 

 

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Sto leggendo "Il giovane Holden" di Salinger, si può dire che con tutti i suoi: vattelappesca, ...e compagnia bella etc. mi viene voglia di lanciarlo fuori dalla finestra?

 

 De gustibus....

 

 

 

Il mio non è un giudizio di valore sul libro, so bene che è un capolavoro (lo dicono tutti), però se qualcuno pubblicasse qui un testo così:

"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto."

Se non fosse di Salinger ma di uno sconosciuto voi Supercritici cosa direste  da punto di vista grammaticale? 

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Per le frasi che hai evidenziato sospetto che c'entri per qualcosa il traduttore. Non mi pare che in inglese ci siano errori corrispondenti.

In ogni caso in inglese suona così:

 

If you really want to hear about it, the first thing you’ll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don’t feel like going into it, if you want to know the truth. In the first place, that stuff bores me, and in the second place, my parents would have two hemorrhages apiece if I told anything pretty personal about them.

 

Che non mi pare essere propriamente un inglese aulico ma che è comunque frutto di una scelta coerente, non di errori da incapacità.

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il de gustibus non era una critica: volevo dire che effettivamente non si può discutere dei gusti... In un commento successivo Pippowood dice che ha trovato illeggibile il Quijote, che per me è uno dei più grandi capolavori di ogni tempo: che vuoi che faccia, che lo attenda sotto casa per malmenarlo?  Rientra nei "diritti del lettore" quello di abbandonare qualcosa che non ci piace, ci mancherebbe!

 

Quanto alla citazione, il discorso si fa più complesso...

Innanzitutto c'è il discorso della traduzione: parliamo di un libro che già inizia con un titolo intraducibile alla lettera in italiano.  Poi c'è tutta la questione della "licenza poetica" e simili: se marcello e ricdil scrivessero in quel modo probabilmente verrebbero cestinati dal 99,99% degli editor... Lo fa Salinger e scrive un capolavoro... Malmenare la lingua non è da tutti: prima di tutto occorre conoscerla alla perfezione.  In un secondo luogo bisogna che il risultato che si ottiene abbia un significato e un valore letterario.  Nel romanzo in questione ce l'ha: ci restituisce il modo di ragionare di Holden e il formarsi incerto delle riflessioni nella sua mente di adolescente.  Se Holden Caulfield si esprimesse con un linguaggio forbito, azzardo l'ipotesi che il libro non avrebbe mai avuto il successo planetario che ha avuto (tanto nessuno può provare il contrario: è uno dei vantaggi dei critici, anche di quelli da quattro soldi come me...).

Sarà un caso che il romanzo di formazione che ho amato di più dopo Holden, sia Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che contiene un errore fin dal titolo (il cantante si chiama in realtà John Frusciante)?  Sarà un caso che anche Brizzi crei neologismi e stravolga spesso la lingua per restituirci un personaggio unico?  Forse no.  Ed è al contempo una testimonianza che i bravi editor esistono: Brizzi era uno sconosciuto ragazzino di diciotto anni quando Transeuropa pubblicò il romanzo, che ebbe un successo strepitoso.

 

Anche nel forum esistono almeno un paio di persone in grado di stravolgere la lingua di Dante e creare dei risultati artistici apprezzabili...   

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il de gustibus non era una critica: volevo dire che effettivamente non si può discutere dei gusti... In un commento successivo Pippowood dice che ha trovato illeggibile il Quijote, che per me è uno dei più grandi capolavori di ogni tempo: che vuoi che faccia, che lo attenda sotto casa per malmenarlo?  Rientra nei "diritti del lettore" quello di abbandonare qualcosa che non ci piace, ci mancherebbe!

 

Quanto alla citazione, il discorso si fa più complesso...

Innanzitutto c'è il discorso della traduzione: parliamo di un libro che già inizia con un titolo intraducibile alla lettera in italiano.  Poi c'è tutta la questione della "licenza poetica" e simili: se marcello e ricdil scrivessero in quel modo probabilmente verrebbero cestinati dal 99,99% degli editor... Lo fa Salinger e scrive un capolavoro... Malmenare la lingua non è da tutti: prima di tutto occorre conoscerla alla perfezione.  In un secondo luogo bisogna che il risultato che si ottiene abbia un significato e un valore letterario.  Nel romanzo in questione ce l'ha: ci restituisce il modo di ragionare di Holden e il formarsi incerto delle riflessioni nella sua mente di adolescente.  Se Holden Caulfield si esprimesse con un linguaggio forbito, azzardo l'ipotesi che il libro non avrebbe mai avuto il successo planetario che ha avuto (tanto nessuno può provare il contrario: è uno dei vantaggi dei critici, anche di quelli da quattro soldi come me...).

Sarà un caso che il romanzo di formazione che ho amato di più dopo Holden, sia Jack Frusciante è uscito dal gruppo, che contiene un errore fin dal titolo (il cantante si chiama in realtà John Frusciante)?  Sarà un caso che anche Brizzi crei neologismi e stravolga spesso la lingua per restituirci un personaggio unico?  Forse no.  Ed è al contempo una testimonianza che i bravi editor esistono: Brizzi era uno sconosciuto ragazzino di diciotto anni quando Transeuropa pubblicò il romanzo, che ebbe un successo strepitoso.

 

Anche nel forum esistono almeno un paio di persone in grado di stravolgere la lingua di Dante e creare dei risultati artistici apprezzabili...   

Non discuto una virgola di quanto hai affermato se non per spezzare una lancia in favore della traduttrice Adriana Motti che ha tradotto moltissime opere soprattutto quelle di P.G. Wodehouse. Rimane il fatto che trovo faticoso leggere frasi continuamente infarcite di "...e compagnia bella", "eccetera", "e tutto quanto", "giù di li", "e via dicendo", ma non lo mollo il libro dovessi metterci un secolo a leggerlo.

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Si anche io volevo arrivare lì, probabilmente oggi il linguaggio è profondamente cambiato e un libro scritto così 50 anni fa doveva essere sicuramente moderno e di rottura. Oggi le continue ripetizioni rendono, a me, la lettura molto pesante. Non lo abbandonerò perché leggo ogni libro fino all'ultima pagina, quando deciderò se mi è piaciuto o meno. Non leggerlo tutto mi impedirebbe di avere un'idea completa, ad oggi infatti scrivo solo sullo stile che mi sembra decisamente sorpassato anche rispetto a libri come Il buio oltre la siepe, La capanna dello zio Tom ed altri che ho trovato sempre attuali, anche nel linguaggio.

 

Il problema non è il linguaggio, ma sono cambiati i tempi e quello che era un romanzo di rottura giovanile, per l'epoca, oggi ci risulta difficile interpretarlo come tale se lo filtriamo con la nostra cultura.

Ho avuto un impatto simile proprio di recente con il primo romanzo di F.S. Fitzgerald, anch'esso presentava un giovane protagonista che ben rappresentava le istanze della gioventù dell'epoca. A leggerlo oggi, al di là della manifesta immaturità di quella prima prova di Fitzgerald, sembra di girare a vuoto.

Detto a latere, anch'io non ho amato per nulla il Giovane Holden.

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ma non lo mollo il libro dovessi metterci un secolo a leggerlo.

 

 

Perchè bisogna violentarsi a tutti i costi?

Non è mica una guerra leggere un libro?

Mica è una sconfitta rinunciare a una cosa che non ci interessa.

Quando camminiamo per strada e incontriamo una persona che non ci interessa. per educazione la ascoltiamo qualche secondo, o minuti, poi, salutiamo.

Mica è obbligatorio stare ad ascoltare tutti, per tutto il tempo che loro stanno a...monologare.

Anche io mi sforzavo di leggere lo stesso tutti i libri, poi, gli editori stessi mi hanno insegnato che si posson...accantonare e dedicare il tempo a ciò che ci emoziona.

Detto questo, ognuno reagisce di fronte ad un libro per se stesso noioso, in modi del tutto diversi.

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Ospite Animal Nitrate

Per quel che riguarda Holden io credo che sia la traduzione il problema, ne ho letto un po' in inglese e tutto mi sembrava funzionare molto meglio. Penso che un problema della traduzione Einaudi sia invecchiata male come dicevo prima, soprattutto perché ad esempio termini come vattelappesca o stantuffare mi sembrano lontani dal giovanilese odierno. L'impressione che ho è che la traduzione sia invecchiata e il libro sia rimasto giovane e attuale, e questo secondo me è un pregio. 

Avevo letto che esiste un'altra traduzione, precedente all'edizione Einaudi, intitolata "Vita da uomini" o qualcosa di questo genere e sembra che sia più fedele all'originale. 

Concordo con Nanni e Marcello quando scrivono che le scelte stilistiche di Salinger sono adeguate al romanzo, anzi devo dire che a mio giudizio rappresentano il pregio principale dell'opera. Del "Giovane Holden" non ho amato né il personaggio né la storia, però se c'è una cosa che penso sia intoccabile è il linguaggio inevitabilmente teso verso il giovanilese. 

 

Quanto alla questione generale del topic vorrei aggiungere un altro punto che io ritengo fondamentale: una critica negativa è qualcosa di inevitabile per qualsiasi testo, non può esistere un'opera che piace indistintamente a tutti. La critica negativa in un certo senso porta con sé della positività in quanto suscita una reazione, un testo che non ha né giudizi positivi né giudizi negativi è semplicemente irrilevante.

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@ ricdil: allora buon proseguimento, se ce la fai! 

 

@ tagliacarte e Pippowood: certo, avete ragione tutti, per carità.  Io personalmente non sono mai riuscito a leggere Joyce e Proust, due pietre miliari della letteratura.  Li ho abbandonati al loro destino e non mi sono sentito diminuito per questo... Del resto ce lo ha insegnato Pennac, in quel meraviglioso libricino che è "Come un romanzo", che il lettore ha tutti i diritti di lasciare un libro a metà, leggerne una pagina sì e una no, iniziarlo da metà... Cosa che fra l'altro ho poi applicato subito ai suoi romanzi, perché non sono riuscito a proseguire oltre pag. 100 del primo...

C'è poi anche da sottolineare un altro fattore: il genere.  Io amo i romanzi di formazione, ma non è per nulla detto che anche ad altri piaccia immergersi nelle turbe adolescenziali o postadolescenziali di un personaggio...

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:

una critica negativa è qualcosa di inevitabile per qualsiasi testo, non può esistere un'opera che piace indistintamente a tutti.

 

 

come non essere d'accordo?

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L'unico libro che ho iniziato (per ben cinque volte!) e non riesco mai a terminare è La peste di Camus.

Ma prima o poi ce la farò.

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Questa me l'ero dimenticata, ma il post di qfwfq mi ha risvegliato un ricordo...

 

La sera che partii per naja (tanti anni fa) un amico e un'amica carissimi mi regalarono "Il curioso delle donne" di Bevilacqua.  All'interno, come dedica, una frase stupenda di Steinbeck che purtroppo non posso riportare perché non ho il volume sottomano.  E' un ricordo carissimo, ma ogni mio tentativo di lettura non mi ha mai portato oltre pagina trentadue...

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In periodo recentel'impatto più duro che ho avuto con un libro è stato quello con "L'isola del giorno dopo", di Eco.

L'ho affrontato diverse volte ma ogni volta sono stato respinto con perdite.

Non so perché, visto che gli altri libri di Eco li ho letti senza problemi.

Poi bisogna vedere se un libro difficile vale la pena di essere letto. Lo sforzo che ho fatto per leggere Mason & Dixon di Pinchon (cinque anni per finirlo) non l'avrei fatto per altri libri.

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ma non lo mollo il libro dovessi metterci un secolo a leggerlo.

 

 

Perchè bisogna violentarsi a tutti i costi?

Non è mica una guerra leggere un libro?

Mica è una sconfitta rinunciare a una cosa che non ci interessa.

Quando camminiamo per strada e incontriamo una persona che non ci interessa. per educazione la ascoltiamo qualche secondo, o minuti, poi, salutiamo.

Mica è obbligatorio stare ad ascoltare tutti, per tutto il tempo che loro stanno a...monologare.

Anche io mi sforzavo di leggere lo stesso tutti i libri, poi, gli editori stessi mi hanno insegnato che si posson...accantonare e dedicare il tempo a ciò che ci emoziona.

Detto questo, ognuno reagisce di fronte ad un libro per se stesso noioso, in modi del tutto diversi.

 

Ho letto alcuni libri che solo dopo la metà hanno cominciato ad appassionarmi. Quando leggo un libro, anche se all'inizio non mi piace,  arrivo sempre ad un punto in cui non rinuncio più perché mi sono appassionato alla storia, ai personaggi, voglio sapere come va a finire. Lasciarlo prima non mi avrebbe mai fatto scoprire libri che, alla fine, mi sono piaciuti tantissimo. La Peste, per esempio, è un libro molto difficile ma arrivare alla fine ti lascia una storia ancora oggi tremendamente valida.

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In periodo recentel'impatto più duro che ho avuto con un libro è stato quello con "L'isola del giorno dopo", di Eco.

L'ho affrontato diverse volte ma ogni volta sono stato respinto con perdite.

Non so perché, visto che gli altri libri di Eco li ho letti senza problemi.

Poi bisogna vedere se un libro difficile vale la pena di essere letto. Lo sforzo che ho fatto per leggere Mason & Dixon di Pinchon (cinque anni per finirlo) non l'avrei fatto per altri libri.

 

L'isola del giorno dopo devo ancora capirlo, intendo cioé che tra i tanti libri di Eco è l'unico in cui mi sono perso il senso delle cose. Mi conforta che non sono solitario come sentiment verso quel libro.

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Mah, io in questo caso darei la colpa al traduttore: la versione in inglese fila via liscia come l'olio, mentre la traduzione in italiano incespica non poco. Questa cosa succede con molti libri di una certa età: sto leggendo Chandler e a volte uno cade dalla sedia quando capisce qual era l'espressione inglese corrispondente. Il fatto è che fino agli anni '60 gente che sapesse l'inglese non ce n'era poi molta e anche di quelli che lo sapevano pochi ne avevano una conoscenza tale da capire dove italiano e inglese non vanno d'accordo (lì nel brano c'è un esempio con un aggettivo, loudly se non ricordo male, che è tradotto in modo abominevole). La stessa situazione si ha oggi con le traduzioni da lingue minoritarie: certe traduzioni dal turco fanno accapponare la pelle.

Per quanto riguarda l'argomento del topic, io ho un odio viscerale per Moby Dick: per anni è stato l'unico libro che non avevo finito. Un altro libro che ho abbandonato a metà è l'Anabasi, per due motivi: il primo è che a un certo punto ho realizzato che in fin dei conti, è la storia di un'invasione di cavallette raccontata dal punto di vista delle cavallette; il secondo è che era in bagno, poi è stato traslocato come mezza casa, e ora non so più dove sia. :asd:

Prima ero a telefono con mia madre e parlavamo della Peste (che qualcuno ha citato qui sopra): anche lei ha detto che l'aveva trovato pesante. Per me invece è stata una delle letture più piacevoli che abbia fatto (l'ho letto in un pomeriggio o due). Però io l'ho letto a 35 anni, lei a 16, e credo che questo conti.

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Anch'io ho trovato "La peste" molto facile da leggere, devo averlo letto prima dei vent'anni. "Lo straniero", invece, per quanto anche quello scritto in modo molto scorrevole, lo trovai agghiacciante, una specie di invito al suicidio. Tanto che arrivai a pensare che se ne dovesse impedire la lettura ai minori di diciott'anni.

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Ospite Strix

Ah! Il giovane Holden.

L'avevo iniziato perché, appunto, lo si citava come capolavoro.

Dopo qualche capitolo di "vattelapesca" e intercalari vari, data anche l'antipatia del protagonista, sì: io l'ho messo da parte e mi sono messa a leggere "Piccola Dorrit".

Non certo perché lo trovassi "difficile", ho letto decisamente di peggio, ma in quanto penso che sia davvero un libro sopravvalutato e, a me, la scrittura creativa sta (ora ne ho l'assoulta certezza) decisamente sulle scatole XD

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Ospite Lem Mac Lem

La Peste mi sto accingendo a leggerlo in questi giorni.

Faccio outing: per quanto mi sia sforzata a più riprese, trovo pesantissimo I fratelli Karamazov, e dalla seconda pagina in poi, comincia a calarmi la palpebra. Ma credo di avere un problema con la letteratura russa, in blocco.

Ormai ci ho rinunciato. L'arte russa che fa per me è la musica classica, stop.

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La Peste mi sto accingendo a leggerlo in questi giorni.

Faccio outing: per quanto mi sia sforzata a più riprese, trovo pesantissimo I fratelli Karamazov, e dalla seconda pagina in poi, comincia a calarmi la palpebra. Ma credo di avere un problema con la letteratura russa, in blocco.

Ormai ci ho rinunciato. L'arte russa che fa per me è la musica classica, stop.

 

A me costrinsero al liceo a leggere parecchia roba russa (il mio prof di greco era fissato col fatto che lo studio della cultura greca passa anche per l'arte russa) e mi sono fatta due BIIIIIIIIIIP grandi così! Anche a me non piace non c'è niente da fare :perchè:

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trovo pesantissimo I fratelli Karamazov

 

*no, ma che dici mai? I fratelli Karamazov è... è...

annuisce in silenzio*

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Ospite Valpur

Ecco Swetty, ne hai citato un altro che mi ha messa in crisi per anni. Moby Dick.
L'avrò preso e mollato mille volte e alla fine l'ho concluso saltando pure dei pezzi. Anche in questo caso mi vergogno di non riuscire ad apprezzare un capolavoro, ma è più forte di me!

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