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Feleset

Citazione dal latino

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Avrei bisogno di un consiglio un po' urgente (nel senso che è per un concorso che scade tra pochi giorni, quindi avrei un po' fretta XD).

Mentre scrivevo la storia mi è venuta in mente una cosa che avevo studiato alle superiori in letteratura latina, molto male in realtà, ma che mi era rimasta impressa per i contenuti. Andando a ripescare su Wikiquote e fonti varie sul web, ho trovato esattamente quello che cercavo, ovvero queste tre righe del De rerum natura di Lucrezio:

 

Exit saepe foras magnis ex aedibus ille,
esse domi quem pertaesumst, subitoque revertit,
quippe foris nihilo melius qui sentiat esse.

 

 

Traduzione di Wikiquote (che penso sia presa da uno dei libri su Lucrezio in commercio):

 

Spesso lascia il suo grande palazzo
chi si annoia a restare a casa; ma subito vi torna
perché non si trova affatto meglio fuori.

 

Ora, ecco i miei problemi:

 

1) Secondo voi come dovrei riportare la citazione? Solo in latino, solo in italiano o sia in italiano che in latino? A me ammetto che l'idea di lasciarla solo in latino non piace per niente, farà anche "figo" ma sinceramente se il lettore medio non capisce un tubo per me si perde il senso stesso della citazione. D'altro canto scrivendo sia in latino che in italiano potrei sforare il numero di caratteri, ma quello è un problema che eventualmente affronterò a racconto ultimato.

 

2) Ecco, qui mi devo confessare: io ho studiato latino, ma non lo so così bene. T_T Il problema è fondamentalmente uno: le traduzioni hanno il copyright, quindi l'unico modo per poter citare la frase in italiano è che la traduca io stessa, oppure eventualmente che mi faccia aiutare da qualcuno che accetta di non pretendere i diritti (però ammetto che forse è un po' brutto, un po' come ingaggiare un ghostwriter). Oppure dovrei trovare una traduzione in italiano di un traduttore morto da più di 70 anni, ma non so se esista. :sss: Come posso fare? T_T


 

Help me! :follia:

 

 

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Ospite Valpur

1) sono d'accordo con te, solo in latino rischia di essere poco fruibile. O metti la traduzione nel testo e poi ragioni sul numero di caratteri, oppure lo metti in nota (se possibile).

2) ussignur, non sapevo di questa faccenda del copyright anche per le traduzioni dal latino... ma potevo arrivarci, è abbastanza logico. Io ti proporrei la sporcata: parafrasa la traduzione. Rigira le frasi in maniera elegante e... be', sarà una tua versione. Alla fin fine non ci sono moltissimi modi per tradurre quel passaggio.

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2) ussignur, non sapevo di questa faccenda del copyright anche per le traduzioni dal latino... ma potevo arrivarci, è abbastanza logico. Io ti proporrei la sporcata: parafrasa la traduzione. Rigira le frasi in maniera elegante e... be', sarà una tua versione. Alla fin fine non ci sono moltissimi modi per tradurre quel passaggio.

 

Grazie del consiglio, è più o meno quello che avevo pensato di fare anch'io. :asd:

 

Comunque sì, è una cosa che ci ha spiegato anche la prof di letteratura italiana al corso: in pratica sono senza diritti solo i testi nudi e crudi, mentre tutte le note aggiunte dai curatori, le traduzioni e cose varie appartengono ovviamente agli autori che le hanno fatte.

E' una cosa che effettivamente ha senso, sennò uno lavorerebbe per tradurre/mettere annotazioni e poi il primo che capita gli ruberebbe tutto. Non sarebbe giusto.

E' anche il motivo per cui non si trovano facilmente testi free di autori inglesi morti da più di 70 anni, perché è necessario che anche il traduttore sia morto da quello stesso tempo.

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1) testo in latino, traduzione in nota.

 

2) non puoi citare il traduttore?  Come si fa quando si riporta un brano di cui si cita l'autore, in questo caso citi il traduttore...

in alternativa sostituisci "subito" con "poi" e hai aggirato il problema...

 

In tutti i casi la cosa dei diritti sulla traduzione riferita a tre righe non mi convince.  Vado a lume di logica, bada bene, non so cosa prescriva il diritto in questo caso.  Però tradurre non è come creare un brano: ci sono altissime probabilità che uno, pur non avendo letto la traduzione in oggetto, nel tradurre solamente tre versi utilizzi le stesse identiche parole di un altro.  Se dai tre versi da tradurre a cento traduttori qualche doppione lo ottieni di sicuro... E' ovvio che il discorso è diverso se prendi un intero romanzo, o l'Odissea... 

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2) non puoi citare il traduttore?  Come si fa quando si riporta un brano di cui si cita l'autore, in questo caso citi il traduttore...

 

Da quel che so, sia per autori che per traduttori, per citare qualcosa bisogna comunque chiedere il permesso a chi detiene i diritti, a meno che non siano morti da più di 70 anni.

 

Ci sono vari topic su questo argomento in "Questioni legali", chi era informato ha sempre detto che non si può citare senza permesso. Poi è ovvio che non tutti ti fanno causa per questo, ma a mio avviso è meglio non rischiare. Soprattutto, trattandosi di un concorso, penso che i giurati si sentano in dovere di escludere le opere che violano il copyright, proprio per evitare problemi.

 

In ogni caso credo che farò una ricerca su tutte le traduzioni che si trovano sul web, per prendere qualche spunto.

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Da quel che so io, ma prendilo con beneficio d'inventario, si può citare sempre, avendo l'accortezza di riportare la parte citata fra virgolette e il nome dell'autore:

 

(...come sostiene Hemingway in Fiesta: "..........", io credo si possa parlare di...); secondo me questo si può sempre scrivere...

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1) In effetti solo la versione latina farebbe davvero figo al prezzo però di risultare μεγαληγορία (megalegorìa = discorso superbo od orgoglioso) o suscitare nel lettore una reazione da "latinum est non legitur", ovvero disinteresse o financo insofferenza.

Difatti questa tua discussione mi ha ricordato di essere stato vittima, in un forum dove risulto particolarmente attivo (e non come qui), di aspre critiche biasimanti il mio "inserire in ogni singolo post parole greche" (cit) ndwmfk.gif

 

2) Sulla faccenda del copyright non sapevo nulla, ma sinceramente poco mi tange essendo un classicista. 

Ciò che ti consiglio è di reperire traduzioni (anche in copia e abbondanza, ma ne basta una) e affrontare il testo originale tu stessa vagliando esse assieme all'ausilio di un vocabolario della lingua latina. Ogni biblioteca dovrebbe avere un autore del valore di Lucrezio e anche dizionari delle più gloriose lingue morte. Con tali aiuti non dovrebbe essere difficile crearti una tua traduzione, fors'anche, perchè no, più fedele e precisa, visto che mi risulta che spesso quelle proposte (parlo di latino e greco antico) siano abbastanza libere e a senso.

Ricordi ancora un po' di grammatica? 2132djr.gif

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Qui:

http://www.perseus.tufts.edu/hopper/text?doc=Perseus%3atext%3a1999.02.0130

trovi una versione taggata: se clicki sulle parole ti dice significato e analisi grammaticale, e a fianco hai la traduzione in inglese. Puoi usarlo per guidarti nella traduzione in italiano.

Ricordati che per le citazioni dei classici si usano notazioni particolari. Nel tuo caso potrebbe essere ad esempio Tito Lucrezio Caro, De rerum naturae, III, 23-27 (III=terzo libro, 23-27=versi da 23 a 27). Il sito qui sopra ti dice di preciso quali sono libro e versi, ed è un'edizione più affidabile di wikisource.

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Ospite Lem Mac Lem

Nel mio libro ho inserito una citazione in latino, due righette di epitaffio. La traduzione è a piè di pagina, così chi conosce il latino non ne ha bisogno, i comuni mortali possono decidere di leggere la traduzione quando preferiscono, per non rovinarsi la lettura.

L'ho tradotta io, rimembrando cose che speravo di avere rimosso :asd:

Comunque, anche se utilizzi la traduzione di un autore contemporaneo, esiste il diritto di citazione. È come se tu riportassi un brano di una canzone, una cosa perfettamente legale, purché ne riporti, se non ricordo male, non più del 15%.

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Una soluzione potrebbe essere mettere solo i versi latini, e poi, sotto, descriverne il senso con un giro di parole o con i pensieri del protagonista (o qualcosa del genere, non conoscendo la tua storia non saprei bene come consigliarti di metterlo).

in questo modo, il lettore medio conoscerà ugualmente il significato, e volendo potrà andare a cercarsi la traduzione esatta, e così ti risolveresti i problemi di copyright e tutti i tuoi dubbi.

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1) testo in latino e traduzione in nota

2) Hai preso la traduzione su wikiquote? cita wikiquote nella nota e morta lì.

 

l. 20 giugno 1978 n. 399:

Articolo 70
1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

 

Tu non fai concorrenza all'opera in questione, quindi non mi preoccuperei più di tanto, poi sono solo 3 righe

Modificato da Yattaman

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Io voto per il traducilo tu.

Quanto vorrai metterci, a tradurre due righe? E ti farà anche bene all'autostima, cosa che a te serve più spesso che no.

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1) testo in latino e traduzione in nota

2) Hai preso la traduzione su wikiquote? cita wikiquote nella nota e morta lì.

 

l. 20 giugno 1978 n. 399:

Articolo 70

1. Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali.

 

Tu non fai concorrenza all'opera in questione, quindi non mi preoccuperei più di tanto, poi sono solo 3 righe

 

Veramente secondo me scrivere un racconto è fare concorrenza, nel senso che io voglio utilizzarlo a scopo di lucro.

 

Sul diritto di citazione comunque c'erano altre discussioni, qui volevo interessarmi più che altro alla questione della traduzione vera e propria. :)

 

Comunque ieri ne ho fatta una io, basandomi sia sul vocabolario che su 4 traduzioni reperite sul web, ma controllerò meglio sfruttando il link di swetty. ^_^

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non credo, perchè non fai concorrenza alla traduzione, al massimo la pubblicizzi.

comunque non essendo esperto non vado oltre.

Poi secondo me la cosa va vista in modo pragmatico: nessuno verrà mai a farti causa perchè hai usato la sua traduzione di tre righe di lucrezio in un racconto, il massimo che può fare è dirti di rimuoverla (se mai leggerà il tuo racconto) e comunque cita la fonte da dove l'hai presa e stai serena, IMHO

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La mia preoccupazione infatti non è tanto quella, quanto il fatto che i giurati del concorso, come mi pare di aver già detto, secondo me potrebbero scartare a priori un racconto con una citazione di cui non sanno se detengo i permessi di utilizzo.

Se traduco io invece non si pone il problema.

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Attenzione, allora, al rischio che i giurati storcano lo stesso il naso pensando che sia una traduzione d'autore che tu hai rubato.  :asd:

(Ovviamente spero che non ti vada così.  :flower: )

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Ripropongo il problema. 

 

Sto scrivendo un romanzo (in realtà l'ho scritto, lo sto rileggendo) e l'ho infarcito di poesia latina e greca, perché sono pedante e perché sono un ricercatore in filologia classica. In parole povere, un rompicoglioni. 

Il mio problema: sperando un giorno di avere dei lettori (e, più prosaicamente, per rendere il testo leggibile al mio compagno, sorta di primo riflettore) che esulino dalla stretta cerchia dei filologi, mi sono risolto a citare i brani (ovviamente non l'ho fatto, qualunque filologo li conosce) e ad accompagnarli di traduzione. Il mio problema è il seguente: come? Le note a pie' di pagina sono proscritte, perché avrei l'impressione di scrivere e rileggere un articolo per una rivista scientifica; le note a fine capitolo le aborrisco; rimangono le note a fine libro, che trovo scomodissime. 

 

Voi, da lettori espertissimi quali siete, e da scrittori ancor più esperti, che fareste? Preciso che cito almeno due testi a capitolo (sono 10 i capitoli), a volte anche di più. Che fare? 

 

Grazie mille, 

Valete!

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1 ora fa, UmbVer ha scritto:

Il mio problema è il seguente: come? Le note a pie' di pagina sono proscritte, perché avrei l'impressione di scrivere e rileggere un articolo per una rivista scientifica; le note a fine capitolo le aborrisco; rimangono le note a fine libro, che trovo scomodissime. 

Fra le alternative io preferisco comunque la prima, che consente al lettore di scegliere se consultarle con una semplice occhiata o proseguire.

Le note da cercare a fine capitolo o a fine libro sono odiose, soprattutto se numerose (così ho fatto anche la rima, visto che si parla di poesia :)).

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@Marcello grazie per la risposta tempestiva. Compreresti veramente un romanzo con le note a pie' di pagina? Se è così potrei inserirle, però boh...sono perplesso. Spesso le edizioni commentate, riportano le note del commentatore alla fine, anche quando queste sono più che copiose (il tipico caso in cui le note occupano più pagine del testo stesso); ciò però non è vero in poesia, ove le note sono quasi sempre a pie' di pagina. 

Morale: non so che fare. Seguirò il tuo consiglio!

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2 minuti fa, UmbVer ha scritto:

Compreresti veramente un romanzo con le note a pie' di pagina?

I miei le hanno: dalle trenta alle quaranta in romanzi di quattro-cinquecento pagine.

C'è da dire che le mie sono brevi: dal momento che scrivo polizieschi ambientati in Olanda si tratta quasi sempre della traduzione di una parola o della breve descrizione di un edificio. 

Ovvio che se la nota occupa metà di una pagina è più invasiva, e quindi più pesante anche all'aspetto visivo.  Io la preferirei comunque a fine pagina.

E comunque in ogni caso sarà l'editore a decidere...

 

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