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Ospite Gigio_02

Ragazzine in shorts e polemiche estive

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I reati contro le donne in Italia sono talmente poco importanti che il militare che ha stuprato e quasi ucciso una ragazza all'uscita di una discoteca è già fuori. (di lei, di quello che prova, delle sue future difficoltà a ricostruirsi una vita e forse ad avere mai più una vita sessuale, non se ne parla).

I reati contro le donne in Italia sono talmente poco importanti che ogni volta che un giornale pubblica un articolo su un femminicidio si racconta sempre di lui, di quello che faceva, del lavoro che ha perso, del  suo amore che è stato bistrattato, delle sue difficoltà, della sua infanzia infelice e di tutti i suoi cazzi e mazzi (del nome di lei, dei suoi sogni e delle sue difficoltà, dei suoi sforzi, non se ne parla).

I reati contro le donne in Italia sono talmente poco importanti che nella maggioranza dei casi, quando una donna va a denunciare il marito/compagno/fidanzato di violenze, l'addetto alla denuncia le batte una pacca sulla spalla e le dice torna a casa, fate pace vedrai che si aggiusta. Perlomeno, questo succedeva fino a qualche tempo fa. Le cose stanno cambiando? Non lo so. 

Sono arrivata al punto di pensare che ho un'enorme, ma che dico, un'iperplanetaria fortuna ad avere l'uomo che ho. A considerare una botta di culo quello che dovrebbe essere "normale".

 

Ah, la violenza contro le donne non è soltanto ucciderle. È anche fare edizioni come queste: 

http://y.giunti.it/y-blog/item/1079-ecco-le-prossime-uscite-degli-y-classici

 

È scrivere libri come questo:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2013/09/03/madri-figli-lavoro-e-i-libri-per-ragazzi/

 

È dire "ma voi donne ora l'avete, la parità dei diritti".

 

L'elenco è lungo.

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Concordo con Vale e aggiungo... leggere commenti come "volete la parità di diritti e poi chiedete leggi per tutelarvi? Perché le donne dovrebbero essere più tutelate degli uomini?"

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In Italia il problema dello stupro viene incredibilmente sottovalutato e queste è una cosa che mi fa rimanere sorpreso e arrabbiato.

Ma perché questa cosa viene sottovalutata così tanto?

Perché l'uomo non riesce a capire minimamente cosa significa ciò per una donna? Perché non gliene frega niente? Sinceramente non lo so.

Quoto in pieno Vela, anche io ho letto articoli di giornali (e sentito nei telegiornali) che quando c'è una notizia riguardante lo stupro di una donna, vengono elencati i "dolori" dello stupratore, quasi lo volessero giustificare del reato.

Avrà pure avuto una vita tremenda, ma non ci sono giustificazioni per uno stupro.

Quando avviene un omicidio, a volte può capitare che questo reato capiti per un raptus improvviso, ma nello stupro l'uomo è sempre consapevole di ciò che fa (non fraintendetemi, non sto proteggendo chi compie un omicidio).

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Ah, la violenza contro le donne non è soltanto ucciderle. È anche fare edizioni come queste: 

http://y.giunti.it/y-blog/item/1079-ecco-le-prossime-uscite-degli-y-classici

Non ho capito. :sss: Cioè, ho spulciato pure il sito ma non ci arrivo proprio. :sss:

 

 

In effetti dovevo spiegarmi meglio.

La Giunti sta facendo delle edizioni di classici random, appioppandoci copertine come quelle che si vedono nel link.

Non è una cosa nuova, già ci hanno provato qualche mese fa (nello specifico, con "Cuore di tenebra") A me del manzo in copertina interessa poco. Quello che mi da fastidio è l'assunto per cui una ragazza legge solo se c'è, appunto, il manzo in copertina. Ridurre tutto a questo è svilente. È svilente vedere che gli "esperti" del marketing non sappiano pensare ad altro che a solleticare gli ormoni di chi dovrebbe comprare i loro libri.

Presuppongono che le ragazze non usano la testa, per scegliere le loro letture, ma altro.

 

(per lo meno, io la vedo così)

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Ospite Lem Mac Lem

Vabbè, se è per questo l'icona della guerriera in bikini l'hanno inventata proprio perché nel secolo scorso in tanti pensavano che fantasy = favole, e così hanno cominciato a riempire le storie con donnine discinte, proprio per attirare i maschi adulti.

Quantomeno, però, quelle copertine hanno lanciato Frank Frazetta e Luis Royo, quelle di Giunti Y sono tristissime fotografie con un po' di ghirighori attorno :fuma:

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Ospite ExIce

A me quelle copertine piacciono e ben venga se vogliono riproporre i classici alle nuove generazioni o.o

Non capisco dove sta il problema, contando che quei libri sono stati sempre classificati come "letture da maschi" e i protagonisti principali sono uomini quindi mi pare sensato che ci siano uomini in copertina (e a me quello vestito da moschettiere non pare sto gran bonazzo XDDD mi fa abbastanza ridere XDD e il tizio spiaggiato non lo vedo così sexy XD) se invece attirano anche lettrici di sesso femminile, ancora una volta ben venga, penso che l'importante sia quello che c'è dentro i libri alla fin fine.

 

EDIT:

Che poi fatemi capire: se c'è una bonazza in copertina si svilisce la donna - se c'è un bonazzo in copertina si svilisce la donna...

Ma l'uomo non si svilisce mai? :pop:

Modificato da Ice Cream
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Mah. Io la vedo più come "dovevo licenziare uno dei due grafici, ho cacciato quello a tempo indeterminato che mi costava un botto di più, e ora mi ritrovo con uno che c'era un motivo per cui a momenti mi pagava lui per lavorare".

Che poi, in realtà, questa è la parte divertente dei tempi che cambiano: fino a qualche anno fa era la sventola mezza nuda in copertina che faceva vendere, a prescindere dall'argomento, e al massimo c'erano i palestrati-harmony con però sempre rigorosamente fanciulla discinta e mezza svenuta in braccio. Lessi un articolo, ormai più di vent'anni fa, sul fatto che non c'era l'equivalente per donne delle sventole mezze nude (e di tutto il corollario). L'articolista faceva una disquisizione sul fatto che gli uomini ne erano attratti per ovvi motivi, mentre le donne perché si immedesimavano nella sventola: questo serviva a fargli dire che il modello estetico con cui confrontarsi erano sempre le donne, sia per gli uomini che per le donne stesse, anche se in modo diverso. E all'epoca questo ragionamento appariva sensato.

Invece (e io dico per fortuna) è stato smentito: anche le donne gradiscono vedere i bei manzi, i film con uomini che si spogliano vendono come quelli con le donne che si spogliano (e forse pure di più) e un bel fanciullo mezzo nudo in copertina vende quanto una bella fanciulla mezza nuda.

Ora, lo so che è una questione un po' di bassa lega: ho passato buona parte della mia vita a dire che non si poteva fare femminismo imponendo agli uomini lo stesso trattamento mercificatore che si dà alle donne (spogliarelli, prostituzione, copertine, ecc.). Be', comincio a pensare che non sia così, che in fin dei conti la parità passi non solo dal "sollevare" le donne da queste condizioni, ma anche dall'"abbassarci" gli uomini. Che magari, alla fine, sia questa la strada per trovare una strada insieme per uscirne, uomini e donne che non vogliono essere mercificati.

Boh, è un pensiero, e neanche troppo sviluppato, non mettetemi in croce (che poi, io a vedere Vin Diesel vado sempre volentieri :asd: ).

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Le copertine sono brutte, non ci piove.

E sono anche d'accordo sulla par condicio del manzo in copertina.

Ma andiamo... Cuore di Tenebra!

 

Swet, sono d'accordo con te (anche se detta così sembra che mi contraddica, lol) Il mio è un discorso generico, e vorrebbe (male, senza dubbio) riallacciarsi proprio a quello che dici sull'abbassamento del trattamento degli uomini, invece che "l'innalzamento" delle donne...

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Un invito solo; non giudicare gli indirizzi giurisprudenziali o certe scelte assunte da magistrati di sorveglianza o del Riesame solo sulla base dei titoli strillati dei giornali. La storia della cronaca giudiziaria è piena di apparenti mostruosità ricavate da superficiali (quando non artefatte) letture dei dispositivi, senza prendersi la briga o la compiacenza di leggere l'intera sentenza.

Perchè andando a spulciare le sentenze, nelle motivazioni e nei fatti, si trovano indirizzi del tutto opposti a quelli presunti indicati frettolosamente dai mass media; la III Sezione Penale della Cassazione (quella della sentenza sui jeans, tanto per semplificare al massimo) è la stessa sezione che ha qualificato quale violenza sessuale senza se e senza ma il bacio forzato sul collo (19808/2006). La stessa Terza Sezione ha ritenuto sempre nel 2006 che l'indossare un paio di jeans non rappresenti una esimente per l'agente violentatore...revirement ? Non del tutto, posto che la "famigerata" sentenza sui jeans (1636 del 1998) in realtà si basava soprattutto sulla carenza di elementi probatori testimoniali tanto che i supremi giudici della legittimità avevano rivolto una dura reprimenda ai giudici di appello (e di prime cure) i quali avevano fondato il loro convincimento punitivo su argomenti apodittici e spesso contraddittori.

Il fattore dei jeans ci rientra solo parzialmente e a dire il vero (per quanto discutibile possa essere...in diritto tutto è discutibile) rientra nel più generale sindacato di carenza di motivazione per cui la sentenza venne cassata...

 

La superficialità dei giudizi (siamo un paese, spesso, di allenatori di calcio e di giuristi ed in cui molti processi si celebrano sugli schermi delle tv) contribuisce a determinare l'insorgere di una opinione pubblica negativamente polarizzata, la quale si nutre di ataviche paure e di incapacità di governare fenomeni complessi. La violenza sessuale viene considerata oggi con molto più rigore, sia dalle forze dell'ordine (in cui spesso vi è stata una sottovalutazione del fenomeno dovuta a fattori di "cultura" machista da caserma) che dalla magistratura e dalla dottrina

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Concordando bene o male col discorso di kept (anche se a volte e' difficile restare distaccati da come i giornali dipingono le cose...ci casco pure io spesse volte) devo dire che mi rende felice il suo inciso sulla maggior attenzione da parte delle forze di polizia...anche se dal mio piccolo vedo ancora molta titubanza e sottovalutazione a volte.

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Rigirando il discorso: noi maschi saremo tutti porci,ma tante ragazze son paranoiche.

 

Stasera mi è venuta voglia di gelato, e di andare quindi alla gelateria in centro. Prendo l'auto parto vado. Per strada ci sono 3 ragazzine negli immancabili shorts...me ne frego altamente e do un colpo di abbaglianti (illuminazione del kaiser) per vedere se il parcheggio davanti a me aveva la riga gialla o bianca (e magari un cartello disabili sopra). Ottimo, era gialla e col cartello disabili, tiro dritto e parcheggio nello stallo successivo.

 

vado in gelateria e ci sono 3 ragazzine (le stesse ma chi lo sapeva) che mi guardano esterrefatte "aaah ma tu prima ci sfanali e poi ci segui stai lontano cosa vuoi da noi?!"

 

Non ho parole :D

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Saremo pure paranoiche a volte, è vero io sono la prima e lo ammetto, ma vedendo quanto succede preferisco essere paranoica piuttosto che non rendermi conto di quanto mi succede attorno, scusate eh!

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Quanto l'Italia è caduta in basso se uno psichiatra pubblica un articolo delirante come questo?

 

"La violenza nei confronti della donna è sociale e danneggia egualmente uomini e donne come soggetti sessuali. Nella sostanza danneggia più l'uomo che la donna perché l'uomo violento perde il suo oggetto del desiderio e subisce una deprivazione psichica devastante. Una donna può essere sopraffatta dalla violenza ma restare internamente viva mentre l'uomo sopraffattore è già morto dentro." 

 

Io veramente non ho più parole.

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La frase, così estrapolata, effettivamente sembra delirante, ma nel contesto dell'articolo ha assolutamente senso. Si parla di questioni di genere  e relazioni tra uomo e donna intesi come entità complementari, e non differenziate (nota la chiusura finale, in cui si afferma che è sbagliato considerare uomini e donne come "generi" diversi): è dunque sbagliato generalizzare e dire che la violenza è innata negli uomini carnefici e che le donne siano sempre vittime. E fin qui, siamo d'accordo, immagino.

 

Quando si compie una violenza, riprendo dall'articolo "la vittima predestinata è la sessualità": e anche questo è vero, anche se, concretamente, chi ha la peggio è (di solito) una donna. Ma a livello astratto, una violenza uccide la sessualità anche del "carnefice" che ha perso (già prima di compiere l'atto) la capacità di concepire l'atto sessuale consenziente e ricorre quindi alla violenza per sfogare il proprio istinto. Chi compie violenza non lo fa per il desiderio dell'altro sesso: non desidera il coinvolgimento intimo con l'altra persona, nè lo fa con l'intento preciso di danneggiare la donna in quanto donna, probabilmente. Per questo parlare di violenza "di genere" (nel senso di violenza rivolta esclusivamente contro il genere femminile) è, se non altro, una generalizzazione, se vogliamo effettuare una lettura astratta, come quella fatta nell'articolo.

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Ho letto l'articolo e mi sono incazzzzaaaaata scusate il francesismo come una iena!

Quell'articolo punta a far pensare davanti a uno stupro "ma poverino l'aggressore, sta male" e invece no, non è così che va fatto, non si deve pensare "povero lui è morto dentro" ma dire "magari lo fossi morto!" E' come se lo stupratore dicesse mentre violenta "tranquilla, fa più male a me che a te".

Che lo stupro uccida la sessualità del carnefice non me ne importa un emerito, è come dire che dato che una persona perde un braccio allora deve staccarlo a tutti gli altri, non so se mi spiego.

E' solo l'ennesimo tentativo di psicanalizzare l'aggressore facendolo passare per una vittima... e quindi togliere l'attenzione dalla vittima, tanto è una donna chissenefrega...

 

 

scusate lo sfogo, esco dalla grazia di Dio quando leggo certe cose

Modificato da CaproEspiatorio
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Ospite ExIce

Questo volere a tutti i costi giustificare azioni abominevoli con la scusate che "poverino è malato" è una cosa che non sopporto neppure io, perché il rischio è quello che poi chi è "condiserato" malato non solo non venga punito, ma peggio che lo si lasci fare perché poverino non può controllarsi, un po' come il cagnolino che ti fa la pipì in salotto.

Se una persona è malata va curata, e qui non ci piove, ma soprattutto va messa in condizioni di non nuocere al prossimo.

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Non credo fosse un tentativo di giustificare, in realtà, quanto di analizzare la terminologia che utilizziamo che chiamare questo "fenomeno": dire violenza di genere implica che le violenze contro le donne siano "fatte" proprio perchè le donne sono donne. In realtà, e sono d'accordo, credo che chi usa violenza contro una donna non lo faccia perchè odia la donna o il sesso femminile, ma perché completamente incapace di concepire un altro tipo di relazione con esso. Non mi pare di star giustificando nessuno, dicendo questo. :)

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Quanto l'Italia è caduta in basso se uno psichiatra pubblica un articolo delirante come questo?

 

"La violenza nei confronti della donna è sociale e danneggia egualmente uomini e donne come soggetti sessuali. Nella sostanza danneggia più l'uomo che la donna perché l'uomo violento perde il suo oggetto del desiderio e subisce una deprivazione psichica devastante. Una donna può essere sopraffatta dalla violenza ma restare internamente viva mentre l'uomo sopraffattore è già morto dentro." 

 

Io veramente non ho più parole.

 

In realtà non giustifica la violenza, nemmeno in maniera larvata e liminale; cerca semplicemente, riecheggiando certe deleuziane (e guattariane) partizioni teoriche di smitizzare l'idea di una violenza di genere che dovrebbe sfociare nel femminicidio e che avrebbe nella donna la vittima sacrificale ed unica.

 

Il femminicidio è un equivoco e dei peggiori. Non a caso è stato ripreso con tanta enfasi (degna di miglior causa) da quegli stessi mass media che mercificano per fini puramente commerciali il corpo femminile, reificandolo (e non è forse proprio la reificazione il momento fondante della violenza?). Il buon R. Vaneigem avvertiva che il progresso impone di trasgredire i tabù. Così, quale migliore spot metapornografico del servire lo stupro a pranzo e cena con ogni morboso dettaglio ?

Il femminicidio non rende un buon servizio alla oggettiva, analitica comprensione delle cose, perchè spettacolarizza, amplifica oltre il dovuto (ovvero superando l'invisibile linea che separa lo shock propedeutico a riflessioni razionali e il sensazionalismo becero), ammorba; postula l'idea di uno sterminio di genere, di una guerra che sarebbe mossa da un nemico (quasi in senso schmittiano) ad un altro nemico (precedentemente reificato e quindi spersonalizzato).

 

Ma non esiste questa guerra. Non c'è una scientifica pianificazione genocidale. E' ambiente, contesto sociale (etologico, quasi) e cultura (o incultura).

Andando a ritroso nella storia del termine, si trovano sorprese ed imposture da far accapponare la pelle. Basta pensare che il termine è entrato in voga a seguito dell'uso fattone da Svoray, giornalista israeliano ben noto per le sue ricostruzioni artefatte al limite della impostura e riprese da Gonzalo Rodriguez nel suo pur bello Ossa nel Deserto.

Sarebbe come dire che la pagliaccesca e sospetta (verosimilmente eterodiretta) esperienza delle Femen riassume al meglio la storia del femminismo...

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Scusa cosa c'entra chi ha introdotto il termine femminicidio? Cosa c'entra la televisione? Solo perché parla di qualcosa (per altro in maniera sbagliata) significa che è tutto una grande bufala?

Studio antropologia di genere e non mi faccio di certo influenzare dai media.

Concordo con te, non c'è una guerra, né un progetto, semplicemente una cultura fortemente sbagliata che porta a vedere la donna come madre e moglie, come casalinga.

Se lei guadagna più dell'uomo si dice che lo castra perché per definizione è l'uomo che porta a casa i soldi, se si ribella all'uomo lo castra perché lui è il capofamiglia e la sua opinione vale di più e questo a cosa porta? All'idea che la donna sia una proprietà dell'uomo, che lui può disporne come meglio crede.

Con questo non voglio assolutamente dire che tutti gli uomini siano così anzi, l'antropologia dimostra che non sono comportamenti insiti nel dna ma derivanti appunto dalla cultura e fino a quando per far scalpore si continua a parlare di violenza delle donne in termini sbagliati si alimenta la massa e si porta a credere che insomma la donna vuole sempre passare per vittima quando invece ne ha di colpe...

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A me pare che l'articolo citato dica esattamente quello che dici tu, Nom:

 


Teorizzare poi, di fatto, una violenza innata dell'uomo nei confronti della donna, porta acqua al mulino di un processo di indifferenziazione sessuale che distrugge la relazione erotica, assegnando, quando l'impasse diventa massima, all'uomo il ruolo del carnefice e alla donna quello della vittima.

 

Che in parole povere significa che finché vediamo tutte le donne come vittime e tutti gli uomini come carnefice non possiamo uscirne.

 

Tra l'altro si intitola Non è violenza di genere, a me sembra chiaro che stia a parlare di questioni semantiche e non di poveri ammalati: altrimenti il titolo sarebbe stato soffrono più gli uomini che le donne.

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Scusa cosa c'entra chi ha introdotto il termine femminicidio? Cosa c'entra la televisione? Solo perché parla di qualcosa (per altro in maniera sbagliata) significa che è tutto una grande bufala?

Studio antropologia di genere e non mi faccio di certo influenzare dai media.

Concordo con te, non c'è una guerra, né un progetto, semplicemente una cultura fortemente sbagliata che porta a vedere la donna come madre e moglie, come casalinga.

Se lei guadagna più dell'uomo si dice che lo castra perché per definizione è l'uomo che porta a casa i soldi, se si ribella all'uomo lo castra perché lui è il capofamiglia e la sua opinione vale di più e questo a cosa porta? All'idea che la donna sia una proprietà dell'uomo, che lui può disporne come meglio crede.

Con questo non voglio assolutamente dire che tutti gli uomini siano così anzi, l'antropologia dimostra che non sono comportamenti insiti nel dna ma derivanti appunto dalla cultura e fino a quando per far scalpore si continua a parlare di violenza delle donne in termini sbagliati si alimenta la massa e si porta a credere che insomma la donna vuole sempre passare per vittima quando invece ne ha di colpe...

 

Cosa c'entra ? Un fenomeno, sostanziale o procedurale, per essere compreso deve essere analizzato, valutato e scandagliato sin nel suo profondo. Nell'intimo della sua ratio vitale e fondante.

Non solo e non tanto per nozionismo fine a se stesso, ma per sondarne la consistenza assiologica; perchè se un termine deriva da un uso puramente promozionale e mercificante (potrebbe essere quello di Svoray o quello che ne fecero la Dworkin o la MacKinnon e la rivista Ms.), allora se permetti il mio approccio ad esso e alle considerazioni che da esso discendono sarà fortemente critico.

 

Femminicidio, a livello mediatico, è un termine che vende perchè di impatto. Rimanda alle scene strazianti da campo di concentramento (non a caso la rivista Ms. fece uno speciale sullo stupro come arma di guerra) e la Dworkin un allucinato reportage dal memorial dell'Olocausto di Washington arrivando alla asserzione, sic et simpliciter, che ogni uomo è un nazionalsocialista e ogni donna un ebreo (sic). Se io prendo queste teorie e le sparo in prima serata in qualche "approfondimento" Mediaset, condito da violini e scene raccapriccianti, vendo un prodotto, reitero l'idea che lo stupro sia un fattore mediatico e tutto sommato mi rintano nel mio cantuccio di rispettabilità sociale pensando che tutto sommato lo stupratore è un mostro, un alieno, un malato mentale. Molto semplicemente, non capirò nulla. Ma sarò contento perchè percepirò la violenza come qualcosa di oleografico, di distante da me; mentre come ben dimostrano le statistiche criminologiche abusi sessuali di ogni genere e grado avvengono primariamente nelle mura di casa

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Secondo me con la parola femminicidio si intende un fenomeno più ampio dello stupro. Nell'articolo in questione ci si focalizza sugli stupri ma nei femminicidi rientrano anche le semplici violenze domestiche, sia fisiche che psicologiche, così come gli assassinii (che siano passionali o meno), così come anche il gettare acido in faccia a una donna solo perché non fa ciò che a te uomo andrebbe bene, etc etc etc. E' un fenomeno enorme... e volete dirmi che non sta diventando una moda? I media strumentalizzano? Se è vero che sono reali la metà dei casi che tutti i giorni ascoltiamo al telegiornale o leggiamo sui giornali o VEDIAMO in prima persona, allora sarebbe già un femminicidio! Nessuno si è organizzato in una guerra privata o pubblica per metterlo in pratica, ma fatto sta che la situazione è grave e non venitemi a dire che sia perché alcuni uomini non sanno relazionarsi con le donne che gettano l'acido in faccia eh.

Per me rimane un basso tentativo di spostare l'attenzione dalle donne agli uomini che poverini non sanno vivere un rapporto con una donna =_='

Modificato da CaproEspiatorio

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non venitemi a dire che sia perché alcuni uomini non sanno relazionarsi con le donne che gettano l'acido in faccia eh.

E allora perché lo fanno?

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Secondo me con la parola femminicidio si intende un fenomeno più ampio dello stupro. Nell'articolo in questione ci si focalizza sugli stupri ma nei femminicidi rientrano anche le semplici violenze domestiche, sia fisiche che psicologiche, così come gli assassinii (che siano passionali o meno), così come anche il gettare acido in faccia a una donna solo perché non fa ciò che a te uomo andrebbe bene, etc etc etc. E' un fenomeno enorme... e volete dirmi che non sta diventando una moda? I media strumentalizzano? Se è vero che sono reali la metà dei casi che tutti i giorni ascoltiamo al telegiornale o leggiamo sui giornali o VEDIAMO in prima persona, allora sarebbe già un femminicidio! Nessuno si è organizzato in una guerra privata o pubblica per metterlo in pratica, ma fatto sta che la situazione è grave e non venitemi a dire che sia perché alcuni uomini non sanno relazionarsi con le donne che gettano l'acido in faccia eh.

Per me rimane un basso tentativo di spostare l'attenzione dalle donne agli uomini che poverini non sanno vivere un rapporto con una donna =_='

 

Non sono mode. Non esistono mode di questo genere. Sono "attenzioni" che la stampa rivolge. Ormai i processi si celebrano nei programmi e nei salotti televisivi, è un prodotto ben confezionato fatto di lustrini e cadaveri e sofferenza. Aumenta esponenzialmente la nostra esposizione, la nostra sensibilizzazione (la sensibilizzazione diventa assuefazione, nemica giurata dell'empatia).

Tutte le estati, per dire, salta fuori qualche panico sociale. Siano attacchi di cani o assalti violenti nelle ville. Ma attacchi di cani e assalti nelle ville ce ne sono sempre. E più di quanti possiamo solo pensare o immaginare. Non si parla dello stupro perchè si vuole informare, o perchè il fenomeno è in aumento. Lo stupro, semplicemente e purtroppo, esiste ed è un dato di fatto da analizzare e valutare e contrastare, non da spettacolarizzare.

Sul discorso acido in faccia, stessa cosa. Mi è capitato di indagare su vetriolizzazioni molto prima che i media scoprissero che un amante tradito può gettare acido in faccia alla sua ex donna...però adesso se ne parla

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@Swetty: sì ovviamente non posso che concordare quando si dice che la violenza non è insita nell'uomo perché giustamente è corretto. Non concordo invece sulla sua idea di sessualità come spiegazione del tutto.

@Kept: quello che volevo dire è che non solo perché qualcosa viene mercificata non è vera. Ripeto non sono assolutamente d'accordo sull'uso che i mass media fanno della tematica ma se la si vuole approfondire ci sono molti testi scientifici che lo fanno, non esiste solo la televisione.

Purtroppo però sono gli articoli come questo o come quello di Cubeddu che fanno scalpore, facendo presa sulle masse.

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@Swetty: sì ovviamente non posso che concordare quando si dice che la violenza non è insita nell'uomo perché giustamente è corretto. Non concordo invece sulla sua idea di sessualità come spiegazione del tutto.

@Kept: quello che volevo dire è che non solo perché qualcosa viene mercificata non è vera. Ripeto non sono assolutamente d'accordo sull'uso che i mass media fanno della tematica ma se la si vuole approfondire ci sono molti testi scientifici che lo fanno, non esiste solo la televisione.

Purtroppo però sono gli articoli come questo o come quello di Cubeddu che fanno scalpore, facendo presa sulle masse.

 

La massa non vuole informarsi. Non legge libri scientifici. La massa subisce il profluvio di trasmissioni fondamentalmente basate su teste spaccate, carni violate, strazio genitoriale, donne piangenti. 

La massa vuole il plastico di Cogne per sperimentare il comodo e socialmente trasgressivo-ma-accettabile brivido del delitto per interposta persona. Quando la Mondadori qualche anno fa, scoperta col solito ritardo, la miniera d'oro dei case studies criminologici se ne uscì con la serie da edicola True Crime, diretta e collazionata da Massimo Picozzi era tutto un florilegio di lettere in cui si rimestava nel torbido delle emozioni proibite ed oscure. 

In America le principali acquirenti di libri true crime sono casalinghe e camionisti. Nulla contro le citate categorie, ma è evidente che non acquistano quei libri per fini di pura analisi e comprensione. E d'altronde quei libri non offrono comprensione e spiegazioni, ma titillano gli istinti peggiori.

Per questo ti dico che il ruolo dei media, in chiave di desensibilizzazione, è fondamentale. Non accendi la tv per informarti, ma per dare spazio ai tuoi istinti peggiori.

Lo stupro diventa una variante merceologica.

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non venitemi a dire che sia perché alcuni uomini non sanno relazionarsi con le donne che gettano l'acido in faccia eh.

E allora perché lo fanno?

 

 

Perché sono persone prima di tutto sì disturbate ma anche violente di loro, possessive, persone di merd.... insomma, tutto qui

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la parola femminicidio non mi è mai piaciuta e credo faccia un cattivo servizio alla causa in termini di comunicazione.

 

Non ho dati statistici in mano per poter valutare se gli omicidi o comunque la violenza sulle donne sia in aumento. Io spero di no. Non è questo il punto.

Quello che credo è che stia cambiando la sensibilità delle persone, che si inizi a non tollerare più quello che è stato tollerato per troppo tempo. 

Poi i media fanno il loro lavoro, e non sempre lo fanno bene. Non solo in questo campo.

 

Non credo poi che questi articoli condizionino le masse, ma danno il polso della situazione.

E' evidente che anche negli strati culturali più alti un certo tipo di machilismo è ancora molto forte.

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