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Nanni

Mordecai Richler - La versione di Barney

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Sembra che abbia finito il suo ciclo. Eppure quando ho letto, del tutto casualmente e ignaro del putiferio che stava scatenando, la "Versione di Barney" di Richler sembrava si fosse creata una vera torcida, per utilizzare un termine calcistico. Un club esclusivo ed insieme molto esteso di appassionati che avevano letto e riletto il romanzo e ne chiosavano fin le più piccole e insignificanti frasi, manco si trattasse dell’enigmatico Pinchon.

Adesso non ne parla più nessuno. Sarà il segno dei tempi che vuole tutto sia consumato e bruciato in fretta. E mi piacerebbe sapere che fine abbiano fatto i suoi appassionati. Ci saranno sicuramente ancora dei siti dedicati su internet.

È senz’altro un bel libro, in ogni caso, molto divertente e insieme di notevole profondità. Se qualuno non lo ha ancora letto (o non ne ha appreso comunque la storia per altre vie) riferisco, cercando di evitare gli spoiler, che contiene la storia di un anziano ebreo canadese, della generazione immediatamente successiva a quella che ha subito personalmente gli orrori della Seconda Guerra Mondiale e del nazismo.

Si racconta della sua boheme a Parigi, in cui ha convissuto con artisti di vario genere senza esserlo lui stesso, della sua carriera come commerciante ai limiti delle leggi sul contrabbando, della ricchezza consolidata come produttore di pessima televisione, di un delitto di cui è stato prima accusato e poi assolto senza convincere alcuno della sua innocenza, delle sue molte mogli e della sua abnorme ed esclusiva relazione con l’alcol, l’unica che non subirà battute d’arresto nel corso della sua vita.

Si immagina che voglia dare la sua versione, a fronte di quella dei molti che lo ritengono un essere detestabile, sui fatti più importanti della sua esistenza, compreso il famoso delitto. Però, quando decide di mettersi a scrivere, si stanno manifestando i primi sintomi dell’Alzhaimer, che lo condurrà sul suo definitivo lago dorato.

Questo lo induce ad una notevole imprecisione, tanto che il figlio sarà costretto a rivedere il manoscritto. La memoria danneggiata risulta anche un’ottima scusa per l’inserimento, difficile da rilevare nel dettaglio ma intuibile, di utilli bugie e omissioni.

Questo riguardo al romanzo, da cui è già stato tratto un film. Resta da giustificarne l’incredibile successo, al di là di quello che ci si sarebbe potuto aspettare da un libro piuttosto lungo e di non facilissima lettura.

Voglia di scorretteza, credo, perché Barney Panofsky non è uno che la manda a dire. L’istinto lo porta spesso a comportarsi da buzzurro e a lungo si è portato dietro un padre che buzzurro vero lo era senz'altro. Come in uno specchio i suoi vizi finiscono per mostrare i vizi altrui.

Si vorrebbe il coraggio di essere come lui, di dire battutacce sugli ebrei (anche se qui Barney ha il passi per farlo in quanto ebreo egli stesso), di mostrare l’idiozia delle mode del momento dando dell’idiota a chi le segue. Senza analisi e generiche giustificazioni sociologiche. Di trascurare ostentatamente la propria salute e la cura della propria immagine e così via.

Ma non si può, allora si vive attraverso Barney e la sua versione, sognando di presentarsi ubriachi (ma stupirebbe se lui non lo facesse) il giorno del proprio matrimonio e cercare di scappare con un'altra donna. Salvo poi accettare vigliaccamente di tornare e sposarsi, si direbbe solo per il gusto di rendere impossibile la vita alla moglie.

Questo è quello che molti vorrebbero essere, probabilmente. Non eroi, inclini a svendersi per una bottiglia di vodka, capaci dei più bassi compromessi e di incassare, senza apparentemente batter ciglio, figuracce memorabili. E capaci sì di amare intensamente le persone e le cose, ma solo per i motivi i più sbagliati possibile.

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Eh, io l'ho letto un due o tre estati fa. E in effetti, aspettandomi fuochi di artificio, ero rimasta piuttosto freddina. Ora, dato che la memoria comincia ad abbandonare pure me, non mi ricordo più tanto del libro, ma anche questo è un segno del fatto che, memoria o non memoria, non è che mi avesse colpito più di tanto.

Soprattutto mi pare di ricordare che il finale mi avesse lasciata quantomai perplessa.

Direi che non ne avevo compreso il senso.

Boh, non era stata una lettura indimenticabile, ecco.

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A me piacque, ma lo lessi con un'accortezza. Non so se ricordi ma ci sono interi capitoli in corsivo, conteneti la versione del suo "nemico" Terry McIver.

Ebbene, dopo i primi due o tre capitoli ho cominciato a saltarli, riservandomi di leggerli in seguito, ma poi non l'ho fatto e a tutt'oggi non so cosa dicessero. Secondo me sono del tutto superflui.

Tra l'altro hanno fatto esplodere la mia antipatia per il corsivo, già latente. Adesso quando su un libro c'è una parte in corsivo la tentazione di fare come nella Versione è fortissima. E non sempre riesco a superarla.

Tolte quelle parti il libro è molto più agile e leggibile.

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Me lo sono trovato tra le mani per caso, senza averne sentito niente in precedenza. Mi è piaciuto moltissimo. Divertente, commovente, sfaccettato. Più profondo di quel che potrebbe sembrare a una prima occhiata.

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In verità ho letto "la versione" quando cominciavo già a essere in crisi con la lettura. Forse all'inizio della crisi. Spiegare le ragioni di questa crisi ci farebbe andare OT, ma sicuramente ha influito nel mio giudizio sul libro.

Magari apro un topic apposta mi piacerebbe confrontarmi con qualcuno su questo problema.

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Io lo lessi appena uscì e non mi piacque affatto. Sicuramente è un ottimo libro, scritto bene e tutto quanto. Capisco che possa piacere, ma lo stile troppo verboso non s'intona coi miei gusti.

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