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Marcello

Conseguenze di una fucilata

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Eccomi di nuovo qua: se e quando il romanzo che sto scrivendo vedrà la luce temo che dovrò citare una buona metà deglli utenti del WD nei ringraziamenti...

Il quesito stavolta è il seguente:

 

Ho un personaggio colpito a un braccio da ua fucilata esplosa da un fucile a pompa da una distanza di una quindicina di metri (distanza flessibile, posso modificarla se rilevante per la risposta che attendo).  Ho ipotizzato che il personaggio in questione perda molto sangue, ma abbia ancora una certa autonomia di movimenti che gli permetta temporaneamente di sottrarsi a un assassino con limitate capacità di deambulazione.  Quello che mi interessa sapere sono le conseguenze future della ferita: vorrei che il personaggio in questione fosse in grado di riprendersi completamente, dopo un opportuno periodo di tempo trascorso in ospedale, e senza riportare danni permanenti.  E' plausibile?  Se sì, in quale zona del braccio è "meglio" che riceva il colpo affinché il tutto sia più credibile? (nella scena ho scritto che rimane colpito poco sotto alla spalla, ma anche qui posso modificare a mio agio la posizione della ferita).

Grazie come sempre anticipatamente per i vostri contributi.

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Credo che dipenda molto dal calibro, non so quale sia abitualmente quello dei fucili a pompa, e dal tipo di pallottola, se è fatta per penetrare o si frantuma.

Comunque io ho assistito al ferimento di un mio amico, pallottola calibro nove, da pistola. La ferita era in una coscia, ma suppongo che un braccio non sia troppo differente.

All'inizio dissero che era stato colpito due volte, perché aveva due buchi, e che le pallottole erano entrambe rimaste nella carne.

Poi si capì che i due fori erano l'entrata e l'uscita. Apparentemente uno accanto all'altro perché il muscolo, al momento del ferimento, era teso, una volta rilassato la sua forma era cambiata mutando la posizione relativa delle ferite.

Di fatto il colpo aveva attraversato il muscolo, e questa fu ritenuta una grossa fortuna. Si pulì la ferita facendo passare un nastro di stoffa da una parte all'altra, si bendè la parte (o si chiuse con dei cerotti, non ricordo bene), si prescrissero degli antibiotici e lo si rimandò a casa.

Quindi questa dovrebbe essere la tua risposta: un colpo che attraversa un muscolo e fuoriesce fa relativamente pochi danni e la ferita guarisce in qualche mese.

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Ospite Gigio_02

Secondo me dovresti cambiare arma. Il fucile a pompa viene caricato a pallettoni, quindi a 15 metri di distanza del braccio non dovrebbe rimanere più nulla. La rosata si sparge come una manciata di sassi tirati con la fionda ed è devastante.

Come dice Nanni, una pistola di piccolo calibro può fare al caso tuo.

Se per motivi scenici o di trama deve esserci per forza un fucile, aumentare la distanza non servirebbe a molto, potresti però utilizzare un fucile vecchio. L'assassino potrebbe essere un collezionista di reperti bellici.

Oppure al posto dei pallettoni potrebbero esserci munizioni diverse, ma non lo trovo credibile. Se fossi un assassino col fucile a pompa di certo non mi priverei della sua peculiarità.

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Temo (ma prendila con le pinze, non sono un vero esperto) che un fucile a pompa faccia molti più danni. Per darti più informazioni ho cercato qualche video di test di fucili a pompa: non hanno mostrato il buco fatto dai bersagli, ma a quanto ho visto il rinculo cambia molto in base al proiettile (e mi pare ce ne fosse uno a frammentazione oppure ho capito male, uno con palline di rame) e quindi anche la potenza e il danno, suppongo.

Ti conviene che venga preso di striscio mi sa.

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Fucile a pompa è piuttosto generico, diciamo che il più classico e quello dell'immaginario comune è quello caricato a pallettoni.

Arma non troppo indicata in questo caso per via del funzionamento del proiettile, se sparato da vicino il braccio lo stacchi, se sparato da lontano la rosa colpirà anche il resto del corpo.

Può sbagliare il tiro e colpire solo il braccio, in linea di massima non farà grandi danni.

Volendo può sparare anche un singolo proiettile e qui i danni dipendono dal calibro del fucile, ma in linea di massima fanno parecchio male.

Forse per il tuo caso sarebbe comunque meglio un altro tipo di fucile un po' meno da "macellaio"

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Il fucile a pompa è un discorso a se stante nelle armi, senza andare a farla troppo lunga, l'effetto di un fucile a pompa caricato per uccidere (ci sono pallettoni e pallettoni, il calibro è relativamente indifferente ed indica il numero di palle ottenute da una libbre di piombo)  è di uccidere , o quntomeno di menomare pesantemente.

 

Un braccio colpito da una raffica di pallettoni più che colpito è spappolato, il confronto con la 9mm non regge sono due armi del tutto differenti. Personalmente se dovessi ferire una persona in modo da farla "riprendere" rapidamente (alla Clint Eastwood) lo farei, volendo essere realista, con un altro tipo di arma, perché a colpo lontano la rosata farebbe comunque effetti su più punti del corpo (salvo un colpo di striscio come già suggerito).  

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guardate, gente, che tutta questa mitizzazione del fucile a pompa come "arma definitiva" è abbastanza fuori luogo.
Un fucile a pompa altro non è se non un fucile da caccia, solitamente calibro 12, il cui meccanismo di riarmo fa uso del leveraggio azionato manualmente "pompando".
Ponendo il calibro classico, 12, la differenza la fa il munizionamento e la lunghezza della canna. In linea di principio si possono sparare cartucce da tiro al piattello così come palle per cinghiali, con usi e effetti finali completamente diversi, così come avere canne diverse per lunghezze e strozzature (la canna non è un tubo perfetto) che hanno effetto sia sull'energia della rosata che sulla sua ampiezza in relazione alla distanza.

Volendo considerare un'arma che sia la più comune possibile, quindi con canna da 16 pollici e con cartucce a pallettoni "magnum" 00, ti consiglio di leggere questo articolo di grurifrasca (Gruppo Ricerca Fratelli Scaglia, molto professionali) http://www.grurifrasca.net/Sito/balistica/BalisticaTerminale/lesivit%E0.html, da cui si evince:

"Queste cartucce sono in grado di realizzare a BREVE distanza ferite equivalenti a quelle cagionate, ad esempio, dal 5,56mm NATO a 100-150m di distanza. Se la distanza dovesse essere molto corta, cioè se dovesse essere quella tipica dello scontro a fuoco individuale che può coinvolgere il comune cittadino come l'utente professionale (cioè fino ad un massimo di 3m circa), le ferite potrebbero essere addirittura più gravi, specie se vengono convolti tessuti (organi) particolarmente delicati. Per essere più chiari, i volumi delle cavità permanenti si aggirano sui 190 - 220 ml, mentre quelli delle cavità temporanee oscillano attorno ai 1200-1500ml"

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ah, legenda: "cavità permanente" è il "buco" che il colpo lascia dopo aver dissipato la sua energia, a riposo diciamo, mentre la cavità temporanea è quella dovuta all'hydroshock della forza cinetica che sposta tutto ciò che sta attorno, letteralmente come una piccola esplosione interna, danneggiandolo in modo più o meno grave.

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scontro a fuoco individuale che può coinvolgere il comune cittadino come l'utente professionale (cioè fino ad un massimo di 3m circa

 

 

Mi è sempre piaciuto come tutti danno questo parametro per certo poi tutti i colleghi che han affrontato scontri a fuoco erano tra 5 e i 15...più realistico quello dei massimo 5 colpi, anche se conosco esempi di decine.

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Ospite Gigio_02

guardate, gente, che tutta questa mitizzazione del fucile a pompa come "arma definitiva" è abbastanza fuori luogo.

Un fucile a pompa altro non è se non un fucile da caccia, solitamente calibro 12, il cui meccanismo di riarmo fa uso del leveraggio azionato manualmente "pompando".

Ponendo il calibro classico, 12, la differenza la fa il munizionamento e la lunghezza della canna. In linea di principio si possono sparare cartucce da tiro al piattello così come palle per cinghiali, con usi e effetti finali completamente diversi, così come avere canne diverse per lunghezze e strozzature (la canna non è un tubo perfetto) che hanno effetto sia sull'energia della rosata che sulla sua ampiezza in relazione alla distanza.

Volendo considerare un'arma che sia la più comune possibile, quindi con canna da 16 pollici e con cartucce a pallettoni "magnum" 00, ti consiglio di leggere questo articolo di grurifrasca (Gruppo Ricerca Fratelli Scaglia, molto professionali) http://www.grurifrasca.net/Sito/balistica/BalisticaTerminale/lesivit%E0.html, da cui si evince:

"Queste cartucce sono in grado di realizzare a BREVE distanza ferite equivalenti a quelle cagionate, ad esempio, dal 5,56mm NATO a 100-150m di distanza. Se la distanza dovesse essere molto corta, cioè se dovesse essere quella tipica dello scontro a fuoco individuale che può coinvolgere il comune cittadino come l'utente professionale (cioè fino ad un massimo di 3m circa), le ferite potrebbero essere addirittura più gravi, specie se vengono convolti tessuti (organi) particolarmente delicati. Per essere più chiari, i volumi delle cavità permanenti si aggirano sui 190 - 220 ml, mentre quelli delle cavità temporanee oscillano attorno ai 1200-1500ml"

Certo, hai ragione, ma Marcello sta scrivendo un giallo non un saggio sulle armi da fuoco. Nei romanzi (così come nei film e nei videogiochi) quando si nomina il fucile a pompa, nessuno se lo immagina caricato con palle da cinghiale. Così come nessuno immaginerebbe mai uno shotgun caricato con pallini di gomma o con il dragonbreath, a meno che il narratore non lo spieghi. Se parli di "fucile a pompa" allora tutti immaginano i pallettoni che squarciano carne e ossa.

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Ti hanno già detto quasi tutto. Aggiungerei solo alcune cose.

 

1) Il fucile a pompa, come ti hanno già detto, spara cartucce da caccia, quelle colorate in plastica, per intenderci. La cartuccia può essere riempita con un numero variabile di pallettoni, da uno solo molto grosso a parecchi, però più piccoli. Il proiettilone grosso tiene una linea abbastanza dritta, quindi bisogna mirare con cura, e se ti prende a un braccio te lo stacca. Le palle più piccole si parono a rosa, non c'è bisogno di mirare granché, e fanno sfracelli. Su distanze corte sono micidiali.

Se vuoi che il tuo personaggio non ne risenta troppo, deve essere raggiunto da un pallettone solo, meglio se al muscolo del bicipite (non alla spalla), ma questo significa che si trovava alla periferia della rosata. In altre parole: o il tiratore era molto scarso, oppure non sparava a lui.

 

2) C'è modo di anticipare o ritardare l'apertura della rosata, con sistemi che non ti sto a spiegare, ma dipendono da com'è costruita la cartuccia. Chi adotta questo tipo di arma deve decidere a priori che munizioni impiegare. Se vuole essere letale sulla corta distanza, opterà per cartucce a rosata anticipata; se vuole fare danni su distanze maggiori, anche 25 metri, sceglierà la rosata ritardata.

 

3) Ho letto delle statistiche americane, tempo fa. Pare che la maggior parte delle vittime di armi da fuoco non muoia per le effettive ferite, quanto per lo shock. Se il ferito non ha dimestichezza con queste situazioni e vede molto sangue (conta più del dolore percepito), gli può prendere un colpo.

In una scena come quella che descrivi, il botto è assordante, l'aggressore è vicino, e anche un pallettone solo può far perdere molto sangue. Tienine conto.

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Ospite Gigio_02

Insomma, Marcé, è meglio se gli tiri una semplice bastonata a questo poveraccio :mazza:

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Ragazzi, siete degli specialisti in qualsiasi campo!

Per rispondere appena un attimo alle varie ipotesi che avete sollevato, l'aggressore è un bruto e per di più in condizioni fisico- psichiche non ottimali (l'ho descritto come un obeso di 150 kg, da qui le motivazioni della sua difficoltà a muoversi speditamente).  Quindi l'ipotesi che sia un tiratore scadente è giustificata; cosi come quella della vittima che non si lascia facilmente atterrire dalla stiuazione, perché è un detective della omicidi.

Quanto alla posizione esatta della ferita non l'ho per ora descritta nel dettaglio e mi sono limitato a un generico "poco sotto la spalla" o qualcosa del genere.  E' solo adesso, che mi appresto a descrivere la visita in ospedale dei colleghi, che dovrò scendere un po' più nel dettaglio e quindi i vostri consigli mi saranno, come sempre utilissimi.

Non sto a nominarvi tutti, ma il mio grazie va a ciascuno di voi!

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...l'aggressore è un bruto e per di più in condizioni fisico- psichiche non ottimali...

 

Per centrare un bersaglio con un pallettone solo su un'intera rosata dev'essere fuori come un gargoyle.

 

Con la cartuccia adatta, a tre metri dal fucile la rosata ha un metro di diametro, e si allarga in proporzione.

Lo standard è 9 pallettoni di 8 mm, ma possono essere 12 o 18 più piccoli. Perché il tuo personaggio venga raggiunto da una palla sola, il bruto deve sparare mezzo metro a lato. Non esattamente un cecchino.

Come giustamente fa no tare Valo, fai in modo che l'aggressione avvenga all'aperto, altrimenti rimangono sordi entrambi.

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Mi vengono in mente anche le eventuali conseguenze sulle ossa del braccio.

Non ho idea della potenza di un fucile, ma se dovesse spappolare, poniamo, l'omero, poi dipende da quando, come e con che modalità l'omero stesso viene rimesso a posto in ospedale.

Al CTO ho visto fare cose mirabolanti sulle ossa, ma non so fino a che punto fossero malridotte.

Biisognerebbe sentire un ortopedico, ma forse nel tuo caso sarebbe meglio lasciare le ossa abbastanza integre, per avere una ripresa totale come desideri per il tuo personaggio.

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...l'aggressore è un bruto e per di più in condizioni fisico- psichiche non ottimali...

 

Per centrare un bersaglio con un pallettone solo su un'intera rosata dev'essere fuori come un gargoyle.

 

Con la cartuccia adatta, a tre metri dal fucile la rosata ha un metro di diametro, e si allarga in proporzione.

Lo standard è 9 pallettoni di 8 mm, ma possono essere 12 o 18 più piccoli. Perché il tuo personaggio venga raggiunto da una palla sola, il bruto deve sparare mezzo metro a lato. Non esattamente un cecchino.

Come giustamente fa no tare Valo, fai in modo che l'aggressione avvenga all'aperto, altrimenti rimangono sordi entrambi.

 

 

Tutto ciò mi ricorda un collega privato (gpg) furbo che, avendo i ladri in casa, pensò bene di sparare un colpo di avvertimento contro il muro.

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@ in mezzo: la scena avviene effettivamente all'aperto, nell'aia di una casa colonica.

 

@ cicciuzza: ho deciso di lasciare le ossa integre e ho sposato la tesi del muscolo,,,,

 

Ancora grazie!

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Ospite

lascio stare la parte sui fucili (su cui ti ha risposto gente più preparata di me) e passo a quella che maggiormente mi compete: la ferita...

la ferita deve perdere molto sangue: direi che su questo non c'è problema, ovunque vieni colpito da una fucilata direi che il sangue lo perdi, ci sono però delle differenze, ricorda che il sangue arterioso zampilla, il sangue venoso scorre... il primo è di un rosso più vivo, il secondo è più cupo, fino ad arrivare quasi al blu... per descrivere la cosa ti consiglio di avere bene in mente la scena che vuoi ottenere (il classico eroe imbrattato di sangue sarà tipicamente una recisione di una grossa vena o di molti capillari/venule, il personaggio da film splatter avrà arterie resecate con schizzi a metri di distanza).. dipende anche da tipo di persona che viene colpita... mi ricordo di un paziente giunto in pronto soccorso dopo aver tentato di suicidarsi con un fucile da caccia (tentativo fallito malamente, voleva spararsi sotto al mento ed ha finito con lo spararsi in addome: c'era una grossa fuoriuscita di materiale adiposo, ma pochissimo sangue perché veniva tamponato dal peritoneo e dal grasso sottocutaneo)

per quanto riguarda la ripresa della funzione (la parte estetica non si riguadagna, resterà in ogni caso la cicatrice) ti consiglio di stare lontano dalla spalla, le articolazioni sono una gran rottura di scatole da sistemare e non vengono praticamente mai come erano prima (infatti si usano le protesi quando un'articolazione ha un problema, vedi le protesi d'anca che tutti i vecchietti ormai hanno), il colpo migliore per la ripresa è quello che passa solo tessuti molli, al massimo il muscolo (un muscolo di discrete dimensioni come può essere il tricipite brachiale ha una buona riserva funzionale e perdere qualche fibra non ne compromette la funzione)...

la procedura tipica una volta giunto in ospedale sarà quella di cercare il proiettile con una lastra o una tc (assolutamente non una risonanza magnetica!), estrarlo (se presente), ripulire la ferita da tutte le schifezze (sporcizia, tessuto necrotico, pezzi di proiettile, etc), suturare i vasi e i vari tessuti coinvolti e medicare abbondando di antibiotici ad ampio spettro...

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Tutto ciò mi ricorda un collega privato (gpg) furbo che, avendo i ladri in casa, pensò bene di sparare un colpo di avvertimento contro il muro.

 

 

Un genio del male.

 

 

Alla pari di quello che si sparò sul piede rinfoderando la Glock comunque. Così sordo e zoppo in una volta sola :D

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Alla pari di quello che si sparò sul piede rinfoderando la Glock comunque. Così sordo e zoppo in una volta sola :D

 

 

Ihihihihih.

 

Al poligono ho visto cose che voi umani...

 

 

Le immagino le immagino...viste pure io :facepalm:

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Sulla scorta dei vostri consigli, dopo aver effettuato ulteriori giri di ricognizione fra siti di produttori e mercatini vari di armi, avrei pensato di sostituire il fucile a pompa con una vecchia doppietta degli anni '80.

Pensate possa rispondere meglio alle mie esigenze espresse nel topic iniziale?

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Mmmh... la doppietta porta le stesse munizioni dell'arma a pompa (più o meno), quindi il discorso di pallettoni/rosata non è risolto.

 

In più la doppietta è un'arma particolare. Come dice il nome, tiene solo due colpi, il che la rende inadatta per un assalto a fuoco. In più è ben poco diffusa, è quasi complicato trovarla.

 

Un malintenzionato che inizia uno scontro con una doppietta o è un pazzo, oppure è un improvvisato che ha preso la prima cosa che gli capitava dalla verina del nonno cacciatore.

 

Se vuoi creare un antagonista con un'arma di questo tipo gli devi costruire delle ragioni ben precise, oppure suonerà stonato.

 

Dipende anche molto da dove si svolge la storia. In Italia può succedere che, non avendo altro a portata di mano, ti ritrovi a dover usare una doppietta; negli USA sarebbe molto strano, dato che è quasi sconosciuta. 

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Dal punto di vista del personaggio è credibile: è uno squilibrato con problemi di malattia mentale che vive allo stato brado e potrebbe aver trovato il fucile in uno dei suoi vagabondaggi fra case abbandonate e seconde case chiuse per lungi mesi.  Per di più muore nello scontro a fuoco per cui il particolare è destinato a rimanere incerto. Entro nei dettagli della scena, così è più chiaro. 

La squadra è sulle tracce di un bruto, di cui si ha solo una descrizione fisica sommaria, sulla quale è stato comunque tracciato un identikit difuso dai media.  Molte segnalazioni fuorvianti; due detective rispondono a una che si riferisce a un vagabondo che sembra aver preso possesso di un cascinale abbandonato.  Sul posto non trovano nessuno e iniziano a ispezionare i ruderi della casa e delle stalle.  Mentre sono all'opera lui rientra a bordo di un furgone scassato e nota i segni del passaggio di un'auto nel vialetto d'accesso ormai quasi impraticabile.  Si avvia in piedi con l'arma in mano e spara da distanza a quello sulla porta della stalla mancandolo di poco, grazie alla segnalazione dell'altro che esce in quel momento dalla casa. Mentre il primo si ripara all'interno della stalla il bruto spara al secondo e lo colpisce al braccio prima che possa rientrare nella casa... 

La vicenda avviene in Olanda.

Quello che invece mi imborglia è che mi pareva di aver capito che quei modelli vecchi di trent'anni utilizzassero proiettili di tipo diverso.

Alla fine mi toccherà ricorrere alla pistola, anche se dovrò modificare un po' il racconto.

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Se il personaggio è uno squilibrato menatale un' arma un po' atipica ci può anche stare. Un' arma che lo caratterizza tipo la motosega di leatherface in non aprite quella porta, oppure il modo di uccidere di Anton Chigurh in non è un paese per vecchi con quella bombola di aria compressa. 

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