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The_Shadow

Marlene

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(Commento: http://www.writersdream.org/forum/topic/17679-tabula-rasa/ )


Marlene camminava peggio di uno zombie quella mattina, forse non era stata una buona idea bere tutta la notte. Aveva fatto a botte coi suoi amici a stomaco vuoto, a colpi di birre fresche, vino rosso e tequila “sale e limone”. Camminava per le vie del centro cercando di ricordarsi dove abitava. Si ripeteva mentalmente la parola “amici” quando vide un passante, sui cinquant'anni.

 

- «Amico, che ore sono?»

«Ragazzina, non sei un po' troppo giovane per essere in queste condizioni alle sette del mattino?»

«Non ti ho chiesto la paternale, ma grazie per l'ora.»

 

Era tardi e Marlene non aveva voglia di essere buona e rispettosa, continuava a pensare, cercava di ricordarsi cosa aveva fatto la notte prima, aveva un enorme livido sul polso e non aveva idea di quale fosse la causa.

 

“Amici... Chissà se sono davvero amici quelli, li conosco da almeno sei anni e non ho idea di quale sia il cognome di alcuni di loro. Cazzo, ora vorrei avere le ali. Mi hanno detto che se si avessero le ali non si dormirebbe mai, me l'ha detto Kuntz ieri sera, questo me lo ricordo, ma credo che si dorma per farsele crescere queste cazzo di ali. Ma quale cazzo è il vero nome di Kuntz? Prima o poi glielo dovrò pur chiedere, quanti anni avrà? Venti o ventuno, non di più, però a volte sembra un quarantenne con un passato da eroinomane, mi ci potrei perdere in quel viso sgualcito, mi piace quando mi chiama Marly, io che di anni ne ho diciannove non ne dimostro mai più di quindici, anche quando ci vado giù pesante col trucco.”

 

La giovane ragazza camminava lenta tra i primi avventurieri e avventori del mattino, si portava dietro il peso dei suoi avambracci tatuati, dei suoi piercing e delle sue rivoluzioni pacifiche. Non si voleva ancora spegnere, voleva solo andarsene, voleva solo dormire bene una notte, chiudersi a sera, tramontare, essere un iris che biancheggia nella brezza calda che arriva dall'Africa o un tulipano che si ripara dietro una ringhiera verde e nessuno lo nota, ma lui è lì e riposa. Voleva essere una margherita bianca. Una margherita bianca, bianca come una margherita. Voleva solo guardare i passanti incurante dei loro pensieri, Voleva essere una foglia che cade dal suo albero quando è ancora verde solo per farsi trasportare dal vento e viaggiare, arrivare, visitare e volare, notte o giorno, caldo o freddo, e non tornare.

 

“E poi Kuntz mi capisce sempre. Sono incomprensibile, perché mi comprende? Ehi, Tiresia, sussurrami all'orecchio destro, ché nel sinistro ho sempre l'auricolare per ascoltare canzoni che piacciono solo a me. Sono insopportabile, perché mi sopporta? Sarà meglio sapere o non sapere? Tiresia, dimmi...”

 

Le poesie d'amore dovrebbero essere più lunghe. Marlene aveva scoperto che l'indie rock è terapeutico, mise gli auricolari e si avviò verso il ponte in periferia che sovrastava la campagna secca inondata dalla siccità estiva, casa sua era poco oltre. Il vento aveva portato lontano le poche perturbazioni, la musica era al massimo. Marlene arrivò al ponte che erano le le sette e tre quarti, si fermò a scrutare il letto del fiume arido, le ricordava molto Kuntz quell'aridità, le ricordava sé stessa. Marlene lo sapeva che a casa non ci sarebbe arrivata, ché tanto ad aspettarla non c'era nessuno. Fece un respiro e si tuffò di testa, come faceva da bambina quando al mare si gettava dagli scogli e finiva nell'acqua più salata e limpida che avesse mai visto, solo che ora l'acqua non c'era, mentre volava pensava agli aironi e ai tatuaggi sul petto di Kuntz. 

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Marlene camminava peggio di uno zombie quella mattina, forse non era stata una buona idea bere tutta la notte. 

 

invece di una virgola metterei un punto

 

Mi hanno detto che se si avessero le ali non si dormirebbe mai, me l'ha detto Kuntz ieri sera, questo me lo ricordo, ma credo che si dorma per farsele crescere queste cazzo di ali.

 

 

bell'idea, però qualcosa non mi torna nella costruzione della frase con queste due proposizioni in contrasto fra loro.  il fatto che dormire faccia crescere le ali è un pensiero autonomo della protagonista oppure parole di Kuntz che, a differenza delle altre, non riesce a ricordare?

 

La giovane ragazza camminava lenta tra i primi avventurieri e avventori del mattino, si portava dietro il peso dei suoi avambracci tatuati, dei suoi piercing e delle sue rivoluzioni pacifiche.

 

bella l'allitterazione avventori/avventurieri. La descrizione fisica è abbastanza esaustiva anche a livello caratteriale. Però, quel "giovane"...hai già detto che è poco più che maggiorenne.

 

Le poesie d'amore dovrebbero essere più lunghe.

 

su quest'affermazione, personalmente, non concordo. Ma ognuno ha la sua sensibilità.

A parte questo mi sfugge il collegamento di questa frase con i paragrafi precedenti. Forse a livello emozionale, ma è molto labile.

 

Fece un respiro e si tuffò di testa, come faceva da bambina quando al mare si gettava dagli scogli e finiva nell'acqua più salata e limpida che avesse mai visto, solo che ora l'acqua non c'era, mentre volava pensava agli aironi e ai tatuaggi sul petto di Kuntz. 

 

periodo un po' troppo lungo e articolato, soprattutto per un finale con una svolta così improvvisa e drammatica.

La scelta della protagonista mi pare poi troppo forzata: ok, era un po' di fuori, malinconica, ma non mi sembrava avesse istinti suicidi. anzi. lo dici tu stesso "Non si voleva spegnere [...] solo dormire bene una notte" "la musica terapeutica".

 

A livello di contenuto è un trip interiore più che sufficiente, con praticamente zero azione.

Non disdegno le introspezioni, ma in un racconto breve (anche se questo è un frammento e, visto cos'altro hai postato, penso faccia parte di un'opera più ampia) i protagonisti dovrebbero fare qualcosa che metta in moto la storia, non solo rimuginare in pensieri che li conducano passivamente al finale, dove poi fanno l'ultimo gesto. 

 

Anche a me piace il gruppo che citi, però l'escamotage dei due personaggi che assieme costruiscono il nome della band mi piace poco. è un clichè. con quale senso, poi? Marlene si suicida, distruggendo quell'unità che il gioco di parole porta alla mente. Quindi? Qual'è il significato del tutto?

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Ospite Woland

Davvero un bel frammento per me, incisivo nella sua brevità.

l'ho letto con piacere.

 

CiaO

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Grazie Barteleby. :)

Grazie mille dei consigli, caro Ronin; 

 

ma credo che si dorma per farsele crescere queste cazzo di ali.

È un pensiero autonomo della protagonista nel momento in cui riflette davvero sulle parole di Kuntz.

 

Le poesie d'amore dovrebbero essere più lunghe.

 

Hai pienamente ragione, manca il collegamento, avrei dovuto inserire questa frase tra i pensieri della protagonista (frase che avrebbe dovuto far apparire più sconnessi i pensieri).

 

Fece un respiro e si tuffò di testa, come faceva da bambina quando al mare si gettava dagli scogli e finiva nell'acqua più salata e limpida che avesse mai visto, solo che ora l'acqua non c'era, mentre volava pensava agli aironi e ai tatuaggi sul petto di Kuntz. 

 

Concordo sul "troppo lungo e articolato" e capisco che il finale possa sembrare improvviso e forzato, ma tieni presente che è un frammento di qualcosa di più grande. Marlene è una persona incoerente, lunatica, gaudente e demoralizzata al tempo stesso. Se pubblicherò altri spezzoni della sua vita potrai capire che il suicidio non è così "forzato".

 

So che il riferimento ai Marlene Kuntz può sembrare un cliché scontato e banale (e lo è, diamine se lo è), ma ti assicuro che acquista un significato più ampio nell'interezza delle vicende di Marlene.  

Il significato del tutto? Qui mi chiedi troppo, mi stai chiedendo di spoilerizzarti altri frammenti e stralci di trama che sono ancora in fase di completamento. Nemmeno io ancora comprendo appieno i pensieri di Marlene. 

Ancora grazie mille per i consigli. :)

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Caro qfwfq,

 

 

Le poesie d'amore dovrebbero essere più lunghe.

 

 Sì. Hai colto pienamente il significato.
 E ancora sì, lei non è del tutto consapevole di ciò che sta per fare. 

Grazie mille. :)

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scusa, visto che è un lavoro più ampio, perchè non posti il tutto nella sezione a capitoli, nel giusto ordine? il tuo lavoro ne trarrebbe certo beneficio. 

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Ronin, il fatto è che questo lavoro più ampio è ancora un insieme sconnesso di eventi e capitoli a metà, non sono ancora sicura di volerlo condividere; magari tra qualche settimana cambierò idea.
In compenso, a breve pubblicherò qualche racconto autoconclusivo. :)

(Oh, e grazie per il benvenuto in stile supereroe :asd: )

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Ospite Stefano Olivieri

La prima cosa che mi viene in mente, dopo aver letto questo frammento, è che mi mancano le reazioni (visuali, emotive) di lui che ascolta quello che è quasi un monologo dell’altra. Riesco a digerire dialoghi lunghi ma l’autore deve farmi capire, al di là delle parole di lei, le reazioni dell’altro.

Sono consapevole che questo è un frammento ma, come ho già avuto modo di dire altrove, l’interesse del lettore va sollecitato sempre. Quando un testo è stato scritto ed esposto, ne diventa lui il padrone, ed è ai suoi bisogni che dobbiamo pensare. Se in una scena mi si propone una coppia di amici (amanti?), io come lettore mi preparo a cogliere, magari a gustare, ogni minima sfumatura che possa dirmi della loro relazione. I dialoghi possono certamente aiutare ma non bastano, in particolare in questo caso in cui parla solo lei e, per di più, farneticando (unico riscontro emotivo che annoto dell’altro, insieme al fatto che pensa alla sua canzone e per questo segue distrattamente le elucubrazioni dell’amica).

Spezzare il lungo monologo di lei con brevi inserzioni che riguardino i pensieri di lui potrebbe far acquisire maggiore compostezza alla trama narrativa.

Mi è invece piaciuto molto il prologo, le prime quattro righe iniziali. Efficaci e sintetiche, hai descritto lo scenario e hai inquadrato i due protagonisti con maestria. 

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Ospite
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