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Narciso

Narrazione: prima o terza persona?

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Come da titolo :

Preferite leggere un romanzo scritto in prima o in terza persona?

E nella stesura, per quale tipo di narrazione optate?

Quali sono, a vostro parere, gli svantaggi e i vantaggi di una e dell'altra?

Grazie mille ;)

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Allora, così di primo acchitto mi viene da dire che preferisco i romanzi scritti in terza persona, ma, in realtà, l'importante è che siano scritti bene, e a quel punto anche il punto di vista riveste secondo me un'importanza minore.

Per quel che riguarda la mia scrittura, prediligo la prima persona nei racconti (ne ho scritti parecchi utilizzando questa tecnica) mentre nei romanzi mi trovo a mio agio con la terza persona, soprattutto quando ci sono molti personaggi coinvolti.

Vantaggi e svantaggi: difficile da sintetizzare, dubito per esempio che riuscirei a scrivere un intero romanzo in prima persona, la terza persona secondo me da la possibilità di seguire e studiare meglio tutti i personaggi. Va detto che la narrazione in prima persona mantiene un certo fascino. L'ultimo racconto che ho finito (per il premio "Una penna per Poe") è in prima persona, anche per una sorta di omaggio a E.A. Poe che prediligeva l'uso di questa tecina.

Laura

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Ospite e-allora-avanti

Sul fronte lettura dipende molto dalla storia e da chi la scrive. Di solito i libri in prima persona non mi fanno impazzire, eppure Il giovane Holden, diversi libri di Murakami, alcuni della Nothomb, Quel che resta del giorno o Non lasciarmi di Ishiguro mi sono piaciuti parecchio, e sono tutti scritti usando la prima persona.

Sul fronte scrittura uso la prima persona solo nei racconti, dove penso possa essere persino utile (è intima, riflessiva), mentre per le storie più lunghe preferisco la terza persona che offre maggiori possibilità e dà più spazio all'azione.

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Ospite

In linea di massima prediligo la terza persona, soprattutto perché in prima persona proprio non riesco a dare il meglio di me...

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A me hanno sempre detto tutti che scrivo meglio in prima persona... ma in effetti per un testo lungo come può essere un romanzo è più semplice usare un narratore esterno, un esempio su tutti: scrivendo in prima persona non potresti mai narrare di un dialogo tra due persone che parlano di un argomento che deve rimanere sconosciuto all'io narrante.

Credo che però dipenda soprattutto dal tipo di storia che scrivi; la narrazione in prima persona può essere molto interessante ma complicata, un'arma a doppio taglio: scrivendo in prima persona chi ti legge si aspetta che oltre allo svolgimento delle azioni ci sia anche una buona dose di introspezione. Ad esempio, un giallo raccontato dalla voce dell'assassino può essere molto più accattivante di uno nel quale ci sia un narratore esterno, a patto che l'io narrante "aggiunga" e non tolga alla storia...

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Io credo che dipenda da vari fattori. Ad esempio, da "cosa" devi narrare. Se la vicenda è molto introspettiva, se vuoi che il lettore segua solo i "sensi" e la mente del protagonista (si chiama "transfert" narrativo), o se vuoi una narrazione a più ampio respiro, tipo "cinematografica", con stacchi, flashback e quant'altro. Io di norma non ci faccio molto caso (da lettore), mentre quando scrivo, solitamente, mi viene più spontanea la terza persona (non so perché :roll: )...

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Vado controcorrente. Secondo me la prima persona va utilizzata quando si vuole narrare una vicenda molto movimentata, trascinare il lettore in situazioni imprevedibili. Insomma, un romanzo o racconto d'azione. Questo perché il fatto che l'io narrante non sia per definizione onnisciente implica mettere il lettore in condizione di suspence costante. La terza persona, invece, la utilizzo per le vicende in cui l'introspezione dei personaggi è più rilevante, cosa che la prima persona impedisce in quanto l'io narrante non può sapere cosa pensano gli altri.

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Anche secondo me deve essere una scelta strategica, al servizio della storia che intendi raccontare.

Proprio il già citato "Giovane Holden" ne è l'esempio più evidente: l'oggetto è il mondo interiore del protagonista, un adolescente che sta sviluppando un rabbioso sentimento anticonformista. E' il suo ego a parlare, non riesco a immaginarlo altrettanto efficace descritto in terza persona.

Se invece ti capita (o ti è già capitato) di leggere "Le mille luci di New York" di Jay McInerney, scoprirari un ottimo esempio di scrittura, addirittura, in seconda persona. Qui seguiamo la catarsi un giovane redattore cocainomane che coltiva un forte senso di colpa, e il "TU" per tutta la narrazione suona come un resoconto della sua coscienza.

Per quanto riguarda me, il romanzo che sto iniziando a scrivere, essendo un giallo, ha sia una parte oggettiva, utile allo svolgimento dei fatti, che la descrizione di un percorso introspettivo del protagonista; userò quindi sia la prima che la terza persona.

Una curiosità: nell'ultimo bellissimo romanzo di Paul Auster "Invisibile", lo scrittore alterna, in maniera per me da standig ovation, tutte e tre le forme.

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Nella lettura mi piacciono entrambi, ma nella scrittura sono negatissima a scrivere in prima persona :? Davvero, è più forte di me, non ci riesco. Ho scritto un paio di racconti in prima e ho trovato tante difficoltà, prima fra tutte, il non potere/riuscire a esprimere i sentimenti degli altri personaggi. Tutto ruota intorno a chi "parla".

Mentre, la terza persona, sarà anche poco personale e farà immedesimare meno nel protagonista, ma almeno posso gestire meglio la trama.

Riassumendo, nello scrivere preferisco usare la terza persona ;)

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Scrivere in prima persona mi fa sentire come inserito all'interno della storia, parte integrante di ciò che sto scrivendo, e il tutto è limitato al mio solo punto di vista; per quanto un personaggio secondario sia stato da me creato, se la narrazione è in prima persona, non posso descriverlo più di tanto, perchè comunque io faccio parte di quella storia e non sono onnisciente!

Scrivere in terza persona invece equivale ad essere un demiurgo, e puoi dire tutto di tutti, caratterizzare come vuoi i personaggi descrivendone anche gli aspetti della psiche più profondi e oscuri, cosa che un narratore in prima persona non potrebbe fare, altrimenti non sarebbe credibile!

Almeno a mio parete!

Dipende dal tipo di prduzione a cui ti vuoi accostare e a ciò a cui miri...

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Da lettore preferisco i romanzi scritti in prima persona. Li trovo immediati - ancorché postmoderni - tutto sommato più intimi (non intimistici)

Tra i tanti consiglio vivamente Pericle il nero, di Giuseppe Ferrandino.

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sarà che sono figlio di Lovecraft e nipote di Poe :D

ma adoro i romanzi in prima persona,

scrivo in prima persona e non credo che sarei capace di sviluppare un racconto in terza.

ci provai anni fa ma divenne un lavoro mastodontico,

proprio per la mia tendenza (anche personale) all'introspezione, alla riflessione, alla contemplazione.

ammiro comunque chi sa narrare in terza, un "demiurgo" come qualcuno giustamente ha scritto

ma in prima mi è permesso di scendere l'abisso a rotta di collo, mi da un'adrenalina che non credo di trovare diversamente.

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Ospite
sarà che sono figlio di Lovecraft e nipote di Poe :D

Chissà che infanzia allegra... :D

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sarà che sono figlio di Lovecraft e nipote di Poe :D

Chissà che infanzia allegra... :D

:D

Io mi trovo leggermente in difficoltà a dover scrivere interamente in prima persona. Certo, avendo una formazione intrinsa di psicologia e psicoanalisi, amo l'introspezione, non a caso adoro "La coscienza di Zeno". Riesco a scrivere più facilmente in terza persona che, come avete detto, permette un'analisi più ampia di tutti i personaggi.

Per quanto riguarda la lettura non ci faccio molto caso, trovo valide entrambe le scelte.

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Anch'io ho difficoltà a scrivere in prima persona, e amo leggere libri scritti in terza persona. Opto per la terza, molto meglio.

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Come ha detto qualcuno sopra, basta che un libro sia scritto bene e interessante. Tuttavia, se dovrei scegliere fra due buoni libri rientrandi nelle due categorie, sceglierei quello in prima persona. Diciamo che sono un lettore formatosi tra i classici...

Per la scrittura, solitamente scelgo la prima persona, ma mi districo senza problemi anche con l'altro PDV.

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Prediligo la terza persona, ma non il narratore onniscente: insomma il punto di vista è sempre, in maniera netta e palese quella di un personaggio alla volta. In altre parole, non amo scrivere come un narratore consapevole di esserlo (l'esempio: Manzoni che si rivolge direttamente ai lettori. Mi sa di racconto di una fiaba). Però uso anche la prima persona, in genere però non interamente per una storia lunga. Nella storia in cinque parti che sto scrivendo ci sono alcuni frammenti in cui il protagonista ha dei monologhi interiori, a volte mentre canta, e sono dei flussi di coscienza in prima persona.

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Solitamente tendo a scegliere quelli scritti in terza persona, ma poi dipende dall'interesse che nutro per un determinato libro:)

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Come lettrice non ho preferenze, ma quando scrivo è quasi esclusivamente in terza persona. La prima persona è il mio limite, la uso solo per poche pagine per un piccolo viaggio dentro il protagonista, poi basta, tutto in terza. Ma niente narratore onnisciente, il narratore sa solo ciò che sanno i personaggi su cui è incentrata la scena.

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Assolutamente, l'onniscente a me non piace. Peggio ancora se dialoga direttamente con il lettore, stile Manzoni nei Promessi Sposi (così mi han detto). Se invece è uno dei protagonisti a rivolgersi al lettore in prima persona ci può anche stare.

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Adoro la prima persona. Scrivo i miei romanzi quasi sempre così perché trovo affascinante e coinvolgente entrare nel libro attraverso gli occhi del personaggio principale, vivere le sue emozioni. La prima persona mi permette di raccontare una storia facendo leva su tutto il corredo di sentimenti che l'essere umano possiede arrivando dritto al cuore.

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Anch'io propendo per la prima nello scrivere, nel leggere non ci faccio caso, quello che trovo trovo. Solo che non sempre una storia è fatta per essere raccontata in prima persona, è solo il modo più naturale che mi viene.

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Si può anche usare la seconda, volendo. Ha un effetto tutto speciale.

Vedi "Le mille luci di New Tork" di Jay McInerney.

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Al momento la seconda persona si può considerare un'eccezione, un'occasionalità, una particolarità. Io però non riuscirei a scrivere in seconda persona, lo troverei scomodissimo e non nelle mie attitudini.

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Come lettrice non ho preferenze nemmeno io, l'importante è che il libro sia scritto bene e la trama sia appassionante e originale.

Come scrittrice prediligo di gran lunga la prima persona, sarà che sono molto introspettiva, mi piace riflettere e tendo a preferire l'analisi dei pensieri dei personaggi piuttosto che delle loro azioni, inoltre mi piace immedesimarmi e con la prima persona riesco ad inserire maggiormente pensieri ed argomenti a me vicini.

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Io lo preferisco scritto in terza, anche perché non sempre il protagonista di turno mi piace caratterialmente. Ho perciò una visuale su più personaggi e posso avere, a scelta, una preferenza per uno di questi, oltre il protagonista.

Scrivo meglio in prima, ma visto che preferisco leggere in terza, seguo questa mia preferenza personale, purtroppo però, limitandomi non poco. u__u

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Io adoro la prima persona. La trovo più immediata e "sincera" anche se certo è più difficile scrivere un romanzo di centinaia di pagine utilizzando solo la prima persona.

Se invece ti capita (o ti è già capitato) di leggere "Le mille luci di New York" di Jay McInerney, scoprirari un ottimo esempio di scrittura, addirittura, in seconda persona. Qui seguiamo la catarsi un giovane redattore cocainomane che coltiva un forte senso di colpa, e il "TU" per tutta la narrazione suona come un resoconto della sua coscienza.
Si può anche usare la seconda, volendo. Ha un effetto tutto speciale.

Vedi "Le mille luci di New Tork" di Jay McInerney.

confermo. Uno dei romanzi più belli ed innovativi degli ultimi cinquant'anni!

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