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Narciso

Narrazione: prima o terza persona?

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Scrivo in terza, con piccole scivolate nella prima. Leggo però tutto, importante è che certe regole siano rispettate. Anche se preferisco la terza persona.

Dirò un'eresia e verrò fustigato, ma scrivere in prima persona penso sia più semplice.

Magari non a livello di trama e di prosecuzione della storia, ma penso sia di gran lunga più facile a livello di stile.

Nella prima persona è pressoché impossibile cadere nel cambio errato di pov. Gli infodump sono di gran lunga più eleganti e saltano meno nell'occhio. Anche lo "show don't tell" è molto più facile da gestire nella prima. Inoltre tutto l'apparato interno del personaggio (emozioni e pensieri) è manifestabile con naturalezza. Esempio: quando scrivo nella terza, cerco di costruire azioni che spieghino i pensieri del personaggio, senza ricorrere alla spiegazione di cosa prova il personaggio. Questo perché penso sia più "elegante". Come nel cinema. Si capisce che una persona soffre dallo sguardo o perché inizia a frignare, e non perché il protganosta pensa nella sua testa: ohhh, come sono triste. E' lo spettatore che deduce lo stato d'animo del personaggio, ed è questa necessaria deduzione che da spessore all'arte cinematografica. Nella prima persona invece lo spiegone sui sentimenti è necessario, a meno che il protagonista non sia un automa.

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Sai che è una questione su cui rifletto spesso, l'ultima che hai esposto sull'ultima persona?

Vorrei fare in modo di "far intuire", senza dire troppo, di dare il modo ai personaggi di essere interpretati senza dover spiegare dettagliatamente i loro sentimenti. Però è molto difficile.

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A me da un po' di fastidio qando si esagera coi pensieri dei protagonisti. Intendo se si crive in terza persona, che in prima è tutto pensiero del protagonista. Però ci tengo a fare una precisazione: intendo i pensieri espressi in forma verbale, non le sensazioni. Cose tipo

- Ma sarà vero quello che mi sta dicendo? - pensò.

Non so bene perché.

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Sono d'accordo sia con Mattonzolo che con Nanni. Ne discutevo tempo fa con mia sorella. Dire che il personaggio si morde le labbra piuttosto del dire che è nervoso è tutta un'altra cosa... Io ci casco sempre, specie nella prima scrittura - che poi vado a ricontrollare dopo mesi e rabbrividisco. Ci son delle volte che mi chiedo se non sia il caso di darmi all'ippica. Tanto sono tappa, sarei un fantino perfetto...

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Per la lettura mi è indifferente, basta che mi piaccia la storia. Con la prima persona però è più facile cadere nelle pippe mentali e annoiare.

Nella scrittura invece preferisco la terza persona dal punto di vista di un personaggio, mi coinvolge di più e mi fa entrare più in sintonia con tutti i miei "bambini". Ho provato anche la prima, ma mi sento portata per la terza.

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Il mio primo romanzo è scritto in terza persona, è una storia corale e non volevo, qualora avessi optato per la narrazione in prima persona, far pendere la bilancia inevitabilmente più su un protagonista che sul resto dei personaggi.

Ma non escludo in futuro di provare a cimentarmi con la prima persona.

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Per quanto riguarda la lettura, devo dire che i libri che mi sono "rimasti" di più erano in prima persona. Ma non disdegno la terza.

Per quanto riguarda la scrittura, trovo la prima persona più affascinante, ma anche più insidiosa. il mio primo romanzo è un thriller, narrato in terza persona. Il secondo, appena iniziato, sarà in prima, e sarà una grossa sfida. Personalmente credo che scrivere un thriller in prima persona sia più difficile, dal momento che non si possono descrivere situazioni dove il protagonista non è presente. Ed è praticamente impossibile che il protagonista sia presente in tutte le scene. In questo, secondo me, sta la difficoltà: sviluppare l'intreccio da un unico punto di vista.

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Grandioso l'utilizzo della seconda persona (vado a cercarmi il romanzo che avete indicato) e scrivere alternando tutte e tre era un tentativo che curavo in questi giorni (e vado a vedermi pure quello...). In effetti dopo aver scritto tanto fantasy inizio ad aver voglia di scrivere mescolando tempi verbali e persone a mio piacimento. Non vi dico poi la voglia di staccarmid a una trama. Aaaah! Che liberazione sarebbe (e la trilogia è solo a metà... Urk!). :yupphi:

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Sono forse più attratta dai libri scritti in prima persona.

A mio giudizio occorre porre molta attenzione per non tradire lo stile e la trama deve essere molto chiara.

Non che la terza persona sia più facile, altrochè, ma mi è capitato di farmi più coinvolgere e perdere la via maestra

in un racconto in prima persona.

Uno scrittore dovrebbe saper scrivere in entrambi i casi, ma poi uno dei due è quello prescelto.

Chissà se le donne scrivono di più in prima persona e gli uomini in terza... :umhh:

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Personalmente non ho preferenze nel leggere libri in prima o terza persona. Infatti credo che se scritti bene possano essere affascinanti in entrambi i casi. Di solito però, io scrivo in terza, mi risulta spontaneo.

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Riporto in auge questo topic per un suggerimento che mi è stato dato qui:

 

 

Se vuoi scrivere un racconto introspettivo, con un occhio di riguardo alla psicologia dei personaggi, usa la terza persona;

 

Se vuoi scrivere un racconto incentrato sull'azione e gli avvenimenti usa la prima - in questo modo avresti un filtro anche a livello descrittivo e una voce più "personale" -.

 

Non avevo mai pensato di usare questo sistema per scegliere. Dopo un'eternità passata a scrivere quasi esclusivamente in prima persona (perché mi veniva più naturale) mi sono resa conto che mi annoiavo da sola, soprattutto se la narrazione era molto lunga. E che avevo il problema, ancora più grosso forse, che i miei scritti sembravano tutti usciti dalla stessa voce (evidentemente la mia). 

Trovo sia molto molto difficile caratterizzare un personaggio che parla in prima persona, differenziandolo da altri che parlano in prima persona. Almeno per me. Un dialogo è sicuramente più facile da gestire, ma una prima persona è dura. Anche perché quello stile di pensiero, poi, diventa lo stile in cui è scritta l'intera vicenda, e se non coincide col tuo può essere un problema.

Quindi da allora mi regolo così: se il fulcro della vicenda è ciò che accade nella mente del mio protagonista, allora uso la prima persona. Se invece il fulcro è l'impatto di quel protagonista sulla storia, o viceversa l'impatto della storia sul protagonista, allora uso la terza.

 

Resta un'ultima variabile: se sono in crisi con lo spazio (nel senso di limite di caratteri) vado di prima persona, che di norma per me è più sintetica  :asd:

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Anche qui, non ho una regola fissa, dipende da cosa mi suggerisce la storia che mi appresto a scrivere. Per la mia esperienza, la prima persona viene più semplice nei racconti che non nei romanzi. In effetti, se scrivo storie brevi, vado sull'istinto del momento, mentre per le opere più lunghe uso soprattutto la terza.

Tuttavia non mi dispiace affatto la soluzione adottata da alcuni autori, mi viene in mente, adesso, la Bradley nelle "Nebbie di Avalon", che scrive quasi tutto in terza persona con alcuni frammenti espressi in prima persona da Morgana. Alla lettura la trovai una scelta accattivante

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Buongiorno avrei una domanda da porvi:ho scritto un romanzo in prima persona perché parla dell'evoluzione di un'adolescente. Però vorrei ogni tanto far emergere i pensieri degli altri personaggi per dare un senso di realtà. 

Secondo voi se il romanzo è in prima persona posso, ogni tanto soffermarmi sui personaggi, come se ci fosse un narratore esterno?

 

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