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Melyfreddy77

[MI32] Che ne sarà di noi

Post raccomandati

http://www.writersdream.org/forum/topic/17571-mi-32-una-notte-diversa/

 

Prompt di mezzanotte

 

 

Omaggio a uno dei miei film preferiti...anche se non sembrerebbe dalla trama :li:

Poco poco convinta però...almeno dovrei aver azzeccato il prompt...spero!

 

 

CHE NE SARA’ DI NOI.

 

 

Sono Silvio Muccino, l’attore. Sono stato rinchiuso contro la mia volontà in questa cella da qualcuno che, con estrema probabilità, sta tentando di uccidermi.

Ho paura. Vi prego, aiutatemi!

Mi ritrovo qui, segregato da alcuni giorni, non ricordo quanti. Così come non ricordo in che modo ci sono arrivato in questo schifo di posto. Probabilmente sono stato drogato. Mi sono risvegliato in questa stanza, priva di ogni riferimento, senza finestre. Vedo solo pareti di un bianco sporco intorno a me. Non sento alcun rumore provenire dall’esterno.

Ho timore a urlare, perché chi mi ha rinchiuso qui potrebbe arrivare e portare a termine il suo mandato. Non è solo là fuori. Qualcuno lo ha ingaggiato per farmi questo. Non so chi sia. Non sono riuscito a scoprirlo in tempo. So solo che voleva vedermi soffrire.

E ci sta riuscendo.

Sono mesi che mi stanno seguendo. Ho iniziato ad avere dei dubbi quando ho trovato il paraurti anteriore della mia Porsche scheggiato. Non era il classico segno lasciato da una manovra errata. Era un evidente tentativo di scardinare il portellone. Penso per inserire una trasmittente all’interno ed iniziare a pedinarmi.

Ci sono riusciti con il cellulare personale, il cui numero è conosciuto da pochissime persone, considerando la mia fama. Me ne sono accorto subito. Quel sibilo in lontananza che ho iniziato a distinguere chiaramente in ogni conversazione, non lasciava dubbi. Ho cambiato scheda più di una volta, ma non è servito a nulla. Non so come ci riuscivano.

Sono diventati ossessivi, mi hanno perseguitato nel corso dei giorni. Squilli anonimi, pedinamenti anche troppo evidenti, flash fotografici improvvisi ma non dei soliti paparazzi. Ho perfino pensato di essere preda di un investigatore privato inviato da una delle mie ex, convinta di un tradimento passato e desiderosa di vendetta.

Solo dopo ho capito di essere la vittima prescelta di un assassino. Quando sono stato assalito in metropolitana a Roma. Non l’ho visto in faccia, aveva un berretto ed una sciarpa che gli coprivano il volto. Era seduto di fianco a me. Nell’indifferenza generale, mi ha sussurrato qualcosa all’orecchio, poi mi ha strattonato ed ha infilato la mano nella tasca interna della giacca, rubandomi il portafoglio e scappando appena si sono aperte le porte. Non sono riuscito a sentire quello che mi ha detto, ma sono quasi sicuro che abbia pronunciato la parola “morirai”.

Sono rimasto immobile al mio posto. Paralizzato dalla paura. Nessuno si è accorto di nulla e questo mi ha tranquillizzato, perché non volevo che sapessero, polizia compresa. Non mi sono mai fidato di loro. Non mi sono quasi mai fidato di nessuno, a dire la verità, a cominciare da quello stronzo di mio fratello, Gabriele. E quello che mi stava succedendo, me ne stava dando la conferma.

 Avrei affrontato il tutto, come sempre, da solo. Neanche familiari ed amici sono stati messi al corrente. Li avrei esposti ad un rischio enorme. Ad una sofferenza smisurata ed ingiusta. Come quella che provo ora.

Sto male. Ho fitte allo stomaco dalla fame. Mentre dormo qualcuno infila del cibo nella cella dalla fessura del portone. Non l’ho mai assaggiato. Con ogni probabilità è drogato o avvelenato. Devo resistere, finché mi reggo in piedi sopporterò i dolori. Non ce l’ho fatta con l’acqua. Ho dovuto bere, le labbra e la lingua parevano carta vetrata. Prima l’ho annusata, versata sul pavimento per valutare eventuali reazioni, assaggiata, e poi l’ho trangugiata come se mi trovassi in un deserto da giorni. Mi sono addirittura lavato i vestiti dalla foga. Ma ne avevano bisogno, perfino l’odore che emanavano stava diventando insopportabile a me stesso.

Come questa agonia.

Quella che ho voluto evitare alle persone che amo. Mia madre e mia sorella, Antonella e Laura. Mi staranno aspettando a casa, da quando sono tornato a vivere con loro. Avranno già dato l’allarme. Si erano accorte che qualcosa non andava, negli ultimi giorni. Mi stavano tampinando di domande strane, sospettavano qualcosa, stavano analizzando i miei bizzarri comportamenti tesi ad indagare in ogni angolo perfino dell’abitazione e proteggermi (nonché proteggerle) dal pericolo. Le ho deviate completamente, tranquillizzandole. In tutta onestà, mi sono parse talmente assurde quelle domande che, per un attimo, ho dubitato perfino che loro sapessero qualcosa che non avrebbero potuto sapere. L’ipotesi di un complotto ha attraversato la mia mente per qualche istante, ma sono stato un pazzo a pensarlo anche solo per un momento.

Loro mi amano.

Sono le uniche persone di cui mi posso fidare.

Spero che qualcuno sia sulle mie tracce. Anche se non so se ve ne siano. Non ricordo davvero nulla, credo fossi sul set del mio ultimo film. Tento di sforzarmi, ma è probabile sia stato drogato con qualcosa di veramente potente e che non abbia ancora smaltito completamente l’effetto.

Mi sta anche girando la testa. Devo fermarmi un attimo…

 

Devo essermi addormentato. Mi sento molto stanco.

Sto male. Ho i crampi allo stomaco. Qualche conato. Vertigini. Una fottuta sensazione di svenimento. Cosa cazzo mi ha dato?

Vi prego, venite a salvarmi. Non ce la faccio più. Perfino scrivere mi sta sfiancando. Devo riposarmi ancora…

 

Mi sono risvegliato improvvisamente. Ho sentito un rumore.

Qualcuno si sta avvicinando al portone della cella. Ha qualcosa in mano che sbatte contro la parete.

Oh Dio, sta arrivando. E’ finita.

Stavolta non sono in uno dei miei film. E’ finita davvero.

Vi prego, se mai un giorno qualcuno troverà questa lettera, dica alla mia famiglia quello che non sono mai riuscito ad esprimere a parole. La amo, ho vissuto e raggiunto il successo per loro, per renderle felici. Ho fatto di tutto per essere un bravo figlio e un buon fratello. E se qualche volta ho ecceduto nei miei comportamenti, è stato sempre e solo per proteggerle da un mondo ostile ed esigente. Chiedo perdono se, involontariamente, ho fatto loro del male. Chiedo perdono anche per il male che, invece, ho volutamente fatto a mio fratello.

Rumore di ferraglia.

Mi ucciderà nel modo peggiore che conosce. Glielo ha chiesto lui, il mandante. Mi farà soffrire lentamente, forse mi staccherà le dita una a una. Poi la lingua. E poi il resto, riducendomi a pezzi che spedirà alla mia famiglia in una confezione regalo.

Non ho più forze. Mi sento debolissimo. Le pareti stanno diventando scure. Se perdo i sensi ora, forse mi salverò dal dolore.

La mano trema… io pure...

 

 

*************************************************************************************************************************************************************

 

 

DAI VERBALI DELLA POLIZIA PENITENZIARIA:

 

Il detenuto Ivan Solarini è stato rinvenuto privo di vita dal secondino che gli stava recapitando il pasto giornaliero, all’interno della sua cella d’isolamento, il giorno 18 ottobre 2004. Era stato incarcerato il giorno 12 ottobre, dopo essere stato ritrovato nella propria abitazione dal fratello, seduto dondolante accanto ai corpi della madre e della sorella, barbaramente uccise a coltellate inferte a decine, mentre il soggetto era intento a incartare il coltello, probabile arma del delitto, con la locandina del film “Che ne sarà di noi”.

Dal giorno dell’arresto, il soggetto non ha proferito parola, neanche nel corso degli interrogatori, e non ha mai consumato i pasti che gli venivano recapitati in cella. 

Era in cura presso i Servizi di Salute Mentale della zona in cui risiedeva e frequentava il Centro Diurno degli stessi servizi, con regolarità. Dalla cartella clinica, emerge che il soggetto era affetto da un disturbo schizotipico con spunti deliranti paranoidi. Era, tuttavia, ben inserito nella comunità, lavorava e conduceva una vita apparentemente normale.

La lettera scritta col suo sangue sulle pareti della cella (si è inciso i polsi con le unghie ed è morto dissanguato), permetterà di fare maggiore luce sulle motivazioni che l’hanno indotto ai tragici ed insani gesti.

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Molto ben dettagliato e accuratamente descritto. I tasselli del mosaico, che leggendo il racconto, possono sembrare confusi e deliranti, si ricompongono alla perfezione grazie alla postilla finale.

La scelta del personaggio famoso, interpretato da un folle, era la più probabile, visti i requisiti del prompt, ma sei riuscita a rendere bene il colpo di scena finale e a costruire una sequenza di fatti annodati tra loro con dovizia di logica.

Lo stile è molto essenziale, ma si coniuga bene con il tono da memoriale. Solo qualche imperfezione con le congiunzioni eufoniche, a tratti fuori standard.

Un bel lavoro: interessante, bene architettato e sufficientemente originale.

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Mi è piaciuto molto, soprattutto con la svolta finale, che viene fuori dal verbale. Il film non l'ho mai visto, quindi non posso cogliere l'omaggio. In ogni caso il racconto è scritto molto bene, con frasi breve e concise nella prima parte. I ritmi serrati e la mancanza della ipotassi fanno aumentare l'ansia, in questo rapimento immaginato.

Non condivido soltanto il fatto della lettera, scritta sul muro con il sangue. Perché è inverosimile che sia questa. Se uno scrive con il proprio sangue, in preda a una tale ansia, non scrive così tanto e non in modo così elaborato. 

Nella parte finale del racconto (della lettera) sembra venir fuori, nella confessione, un barlume di lucidità, dato che ammette la propria colpa, il fatto di aver fatto del male. Ma l'immaginazione torna subito, l'insana visione del sicario mandato per ucciderlo. 

Un buon racconto, ben scritto, che lascia tutto in sospeso fino alla fine. 

Complimenti, alla prossima :)

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sarò lapidario: non mi è piaciuto. le parole scorrono bene, il racconto trasmette ansia anche grazie ad un linguaggio adeguato,ma è la struttura a non convicermi. Durante tutto il racconto ho cercato di ignorare la mia conoscenza del prompt e devo dire che in questo caso nella lettura ho avuto solo vaghissimi sospetti sulla "falsa identità", colpa forse delle poche interazioni personali che hai messo in campo.

La postilla finale ovviamente spiega tutto, ma appunto per questo rappresenta per me un bel difetto: il colpo di scena finale rende sì conto della follia del protagonista - quella si che emerge nella lettura del testo, ma potrei aver anche pensato che Muccino avesse perso il boccino - e esterna l'aderenza al prompt, però mi è parso un artificio banale. 

 

idea non troppo originale non espressa al meglio, almeno secondo me. Sorry.

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 Qualche piccola nota.

E quello che mi stava succedendo, me ne stava dando la conferma.

 

qui avrei preferito: "me ne dava la conferma", alleggerisci il periodo.

Ma ne avevano bisogno, perfino l’odore che emanavano stava diventando insopportabile a me stesso.

 

"mi stava diventando insopportabile" - più fluido.

Mi stavano tampinando di domande strane, sospettavano qualcosa, stavano analizzando i miei bizzarri comportamenti tesi ad indagare in ogni angolo perfino dell’abitazione e proteggermi (nonché proteggerle) dal pericolo. 

 

Se ho ben capito le due donne stavano analizzando i comportamenti del protagonista. Tali comportamenti erano tesi a indagare e a proteggerlo dal pericolo. Se è quello il concetto, scritto così mi risulta poco chiaro.. Forse: stavano analizzando i miei bizzarri comportamenti tesi a indagare in ogni angolo (toglierei "perfino dell'abitazione", è inutile, allunga e distrae) e finalizzati a proteggermi...

 

Sono d'accordo con Ronin riguardo la struttura del testo, davvero pochi gli indizi sulla falsa identità. Idem per la verosimiglianza della lettera scritta con il sangue. Inoltre, la lettera sembra scritta in momenti diversi della giornata, ciò mal si abbina con poche righe, più verosimile, scritte prima di morire. Per il resto lo stile è fluido, le sensazioni di follia sono ben rese, l'ansia si avverte tutta. Da quanto ho letto mi sembra che rientri bene anche la descrizione dei sintomi della patologia indicata, non sono un'esperta, quindi va bene il "mi sembra". Resta comunque un buon lavoro se si considerano i limiti che bisognava rispettare.

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ad un rischio enorme. Ad una sofferenza

D eufoniche.

 

Forse non dirò niente di nuovo, comunque...

Il tuo racconto è scritto molto bene, ma non so, c'è qualcosa che non mi convince (a parte il papiro scritto con il sangue, che, come ti hanno detto, è poco credibile)

Ha generato in me sentimenti contrastanti. Forse non sei riuscita a prendermi del tutto.

Comunque sia, ottimo lavoro lo stesso.

A rileggerti :)

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Molto ben dettagliato e accuratamente descritto. I tasselli del mosaico, che leggendo il racconto, possono sembrare confusi e deliranti, si ricompongono alla perfezione grazie alla postilla finale.

La scelta del personaggio famoso, interpretato da un folle, era la più probabile, visti i requisiti del prompt, ma sei riuscita a rendere bene il colpo di scena finale e a costruire una sequenza di fatti annodati tra loro con dovizia di logica.

Lo stile è molto essenziale, ma si coniuga bene con il tono da memoriale. Solo qualche imperfezione con le congiunzioni eufoniche, a tratti fuori standard.

Un bel lavoro: interessante, bene architettato e sufficientemente originale.

 

Ti ringrazio Chinotto, confuso e delirante era esattamente come doveva essere, perchè così è la mente di chi ha uno scompenso psicotico come il mio protagonista. E ti ringrazio anche per la dovizia di logica che hai rilevato, speravo fosse così anche se mi sembrava sfuggesse qualcosa...

Con le congiunzioni eufoniche ho un bruttissimo rapporto, le "d" aggiunte sono più forti di me :mazza: e mi sfuggono pure alla rilettura!

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Mi è piaciuto molto, soprattutto con la svolta finale, che viene fuori dal verbale. Il film non l'ho mai visto, quindi non posso cogliere l'omaggio. In ogni caso il racconto è scritto molto bene, con frasi breve e concise nella prima parte. I ritmi serrati e la mancanza della ipotassi fanno aumentare l'ansia, in questo rapimento immaginato.

Non condivido soltanto il fatto della lettera, scritta sul muro con il sangue. Perché è inverosimile che sia questa. Se uno scrive con il proprio sangue, in preda a una tale ansia, non scrive così tanto e non in modo così elaborato. 

Nella parte finale del racconto (della lettera) sembra venir fuori, nella confessione, un barlume di lucidità, dato che ammette la propria colpa, il fatto di aver fatto del male. Ma l'immaginazione torna subito, l'insana visione del sicario mandato per ucciderlo. 

Un buon racconto, ben scritto, che lascia tutto in sospeso fino alla fine. 

Complimenti, alla prossima :)

 

Grazie anche a te Sara, speravo proprio si incrementasse l'ansia durante la lettura, ieri sera non ne ero molto convinta :)

Eh mi rendo conto che è un'esagerazione pensare che la lettera sia scritta sul muro col suo sangue...non sapevo in che altro modo farlo morire mentre scriveva...dissanguato mi è sembrata la soluzione più coerente, ma capisco che diventa poco credibile (soprattutto dovrei sapere quanto sangue si può perdere prima di svenire e fare una prova su un muro con litri di china ihihihih).

E brava che hai colto il momento di lucidità e l'ammissione della propria colpa: avviene spesso negli psicotici anche gravi che, nonostante il delirio, vivano istanti in cui si riconnettono con la realtà e si rendono conto dell'oggettività di ciò che li circonda.

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sarò lapidario: non mi è piaciuto. le parole scorrono bene, il racconto trasmette ansia anche grazie ad un linguaggio adeguato,ma è la struttura a non convicermi. Durante tutto il racconto ho cercato di ignorare la mia conoscenza del prompt e devo dire che in questo caso nella lettura ho avuto solo vaghissimi sospetti sulla "falsa identità", colpa forse delle poche interazioni personali che hai messo in campo.

La postilla finale ovviamente spiega tutto, ma appunto per questo rappresenta per me un bel difetto: il colpo di scena finale rende sì conto della follia del protagonista - quella si che emerge nella lettura del testo, ma potrei aver anche pensato che Muccino avesse perso il boccino - e esterna l'aderenza al prompt, però mi è parso un artificio banale. 

 

idea non troppo originale non espressa al meglio, almeno secondo me. Sorry.

 

Ti ringrazio Ronin della critica, figurati se ti devi scusare! E' sempre utile leggere che cosa non è piaciuto, al fine di tentare di migliorare ciò che scrivo, per quanto possibile almeno!

Le interazioni personali non potevo metterle in campo però perchè non aderenti alla boa obbligatoria del prompt :)

Diciamo che per me il fatto che non si sospetti nulla sulla falsa identità può essere anche visto come un pregio: ricordo un racconto che avevo postato tempo fa in cui mi si diceva che si capiva presto il finale, qui mi fa piacere sapere che in teoria il colpo di scena è spiazzante, inaspettato e (spero) tuttavia logico. Ma capisco che può apparire artificioso, come la lettera col sangue.

Suggerirei di non far leggere i prompt a chi posta prossimamente, sarebbe più interessante capire quanto ne veniamo condizionati nella lettura dei racconti :)

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 Qualche piccola nota.

E quello che mi stava succedendo, me ne stava dando la conferma.

 

qui avrei preferito: "me ne dava la conferma", alleggerisci il periodo.

Ma ne avevano bisogno, perfino l’odore che emanavano stava diventando insopportabile a me stesso.

 

"mi stava diventando insopportabile" - più fluido.

Mi stavano tampinando di domande strane, sospettavano qualcosa, stavano analizzando i miei bizzarri comportamenti tesi ad indagare in ogni angolo perfino dell’abitazione e proteggermi (nonché proteggerle) dal pericolo. 

 

Se ho ben capito le due donne stavano analizzando i comportamenti del protagonista. Tali comportamenti erano tesi a indagare e a proteggerlo dal pericolo. Se è quello il concetto, scritto così mi risulta poco chiaro.. Forse: stavano analizzando i miei bizzarri comportamenti tesi a indagare in ogni angolo (toglierei "perfino dell'abitazione", è inutile, allunga e distrae) e finalizzati a proteggermi...

 

Sono d'accordo con Ronin riguardo la struttura del testo, davvero pochi gli indizi sulla falsa identità. Idem per la verosimiglianza della lettera scritta con il sangue. Inoltre, la lettera sembra scritta in momenti diversi della giornata, ciò mal si abbina con poche righe, più verosimile, scritte prima di morire. Per il resto lo stile è fluido, le sensazioni di follia sono ben rese, l'ansia si avverte tutta. Da quanto ho letto mi sembra che rientri bene anche la descrizione dei sintomi della patologia indicata, non sono un'esperta, quindi va bene il "mi sembra". Resta comunque un buon lavoro se si considerano i limiti che bisognava rispettare.

 

Grazie Sissi, anche per le note. Oltre a quanto detto a Ronin, aggiungo che il protagonista si stava dissanguando mentre scriveva e man mano sveniva per brevi momenti. Può essere che non si colga bene questo, devo capire come renderlo al meglio.

Sulla sintomatologia ne so abbastanza per lavoro e ci provo ogni tanto a entrare nella mente psicotica, anche se è un mondo davvero parallelo al nostro dove ogni logica viene ribaltata...con conseguente fascino per chi ne scrive :)

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Le interazioni personali non potevo metterle in campo però perchè non aderenti alla boa obbligatoria del prompt 

 

no, il prompt richiedeva espressamente - ma non come boa obbligatoria - le reazioni degli altri a tizio che si crede caio. Queste erano secondo me da sfruttare per evitare di risolvere il bandolo della matassa alla fine con una postilla/spiegone

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Vi svegliate e da quel momento credete di essere qualcosa o qualcuno di diverso. Per una giornata, una settimana, il resto della vita. Non siete più voi, ma Napoleone, Maradona, il postino etc... Lavorate come volete sulle reazioni degli altri personaggi.

Boa obbligatoria: - Non ci sono dialoghi tra il protagonista e il resto dei personaggi.

- Il racconto è narrato in prima persona.

 

 

 

un conto è dire che non ci sono dialoghi, un altro che non ci sono interazioni ;)

 

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ad un rischio enorme. Ad una sofferenza

D eufoniche.

 

Forse non dirò niente di nuovo, comunque...

Il tuo racconto è scritto molto bene, ma non so, c'è qualcosa che non mi convince (a parte il papiro scritto con il sangue, che, come ti hanno detto, è poco credibile)

Ha generato in me sentimenti contrastanti. Forse non sei riuscita a prendermi del tutto.

Comunque sia, ottimo lavoro lo stesso.

A rileggerti :)

 

 

Grazie Crazycat per l'ottimo lavoro, mi spiace sia mancato qualcosa in più nel racconto, ma è proprio quello che penso anche io :)

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Vi svegliate e da quel momento credete di essere qualcosa o qualcuno di diverso. Per una giornata, una settimana, il resto della vita. Non siete più voi, ma Napoleone, Maradona, il postino etc... Lavorate come volete sulle reazioni degli altri personaggi.

Boa obbligatoria: - Non ci sono dialoghi tra il protagonista e il resto dei personaggi.

- Il racconto è narrato in prima persona.

 

 

 

un conto è dire che non ci sono dialoghi, un altro che non ci sono interazioni ;)

 

 

 

Mi sa che per evitare di andare fuori prompt ho evitato del tutto le interazioni :)

L'altra volta che ho partecipato ho sbagliato a conteggiare i caratteri, c'avevo l'ansia stavolta ahahahah

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Racconto veramente interessante.

La lettura è stata scorrevole e anche piacevole grazie anche alle brevi frasi. Durante tutto il racconto sei riuscita a trasmettermi ansia per la sorte del protagonista e soprattutto quando scrivevi nel modo in cui veniva pedinato che sembrava scritto davvero da qualcuno spaventato.

Mi è piaciuto anche il finale in cui si capisce anche perchè chiedeva costantemente perdono se avesse mai fatto del male alle persone che voleva bene.

La lettera scritta sul muro con il sangue è un pò irreale anche se a effetto.

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Ti segnalo:

 

Ci sono riusciti con il cellulare personale, il cui numero è conosciuto da pochissime persone, considerando la mia fama

 

Questo uso del gerundio è scorretto. Per poter utilizzare il gerundio è necessario che il soggetto della principale e quello della secondaria coincidano. Potrai agevolmente risolvere dicendo "considerata la mia fama" 

 

Mi stavano tampinando di domande strane

tampinare è sinonimo di "pedinare, inseguire da vicino"; forse tartassare o ossessionare mi sembrerebbero più adatti

 

Le ho deviate completamente, tranquillizzandole

deviate?  Forse sviate...

 

e infine:

Ho iniziato ad avere dei dubbi quando ho trovato il paraurti anteriore della mia Porsche scheggiato. Non era il classico segno lasciato da una manovra errata. Era un evidente tentativo di scardinare il portellone

Mi intendo molto poco di auto, ma il portellone non è quello posteriore?

 

Per quanto io non ami le frasi troppo brevi e spezzettate, devo dire che nel tuo racconto sono invece molto funzionali alla trama e servono a creare quel senso di ansia che pervade tutto il brano e che tu hai reso molto bene.  Quando esci da quello schema hai la tendenza a creare frasi troppo involute, in cui la sintassi stride un po'.  Credo tu abbia in qualche modo a che fare con malati di questo tipo, perché a mio parere la personalità del folle è resa davvero bene.

L'aderenza al prompt c'è tutta, la coerenza della trama un po' meno: non insisto sull'escamotage del papiro scritto col sangue, ma è davvero alquanto scricchiolante.

Una prova a luci e ombre, a mio avviso, dove prevalgono sicuramente le prime ma, paradossalmente, si notano forse più le seconde. 

Varrebbe la pena, se ne avrai tempo e voglia, di rimetterci le mani: l'atmosfera mi è piaciuta davvero tanto e sono convinto che con qualche rimaneggiamento potrebbe essere un ottimo racconto.

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Ho letto il racconto e non mi trovo d'accordo con alcuni. A sembra alquanto originale e, pur nella sua brevità, racchiude un'opera impegnativa e veramente intelligente. Lo stratagemma del verbale di polizia finale lo trovo di incredibile efficacia. L'espediente della lettera scritta col sangue, per quanto esagerata (poteva scrivere dopo essersi tagliati i polsi) rende, però, la dimensione della follia. Unica nota è che una persona così folle dovrebbe essere guardata a vista e comunque tenuta d'occhio. Trovo questo racconto: lucido, interessante e coinvolgente. Ottimo lavoro.

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Marcello: in effetti sarebbe il cofano anteriore quello della Porsche, ma avendo anche io scarse conoscenze di auto ho chiesto conferma a mio marito e ha detto portellone, colpa sua :D Mi aiuti a capire dove vedi l'incoerenza della trama, così da capire come fare a rimaneggiarlo? Grazie!

 

Ricdil: troppi complimenti davvero :) Per il folle: una persona così potrebbe condurre una vita più o meno regolare, compensato dai farmaci, se non si scardinassero le poche sicurezze che lo tengono ancorato alla realtà oggettiva. Nel caso del mio protagonista, non so se si capisce dal racconto, ma l'aver dubitato per un attimo della madre e della sorella ed aver pensato veramente ad un complotto

 

 

...ho dubitato perfino che loro sapessero qualcosa che non avrebbero potuto sapere...

 

è ciò che ha provocato lo scompenso psicotico e di conseguenza l'istinto omicida ed il delirio.  La sua fragile psiche non ha retto alla perdita di fiducia nelle uniche persone in cui la riponeva. Basta poco perchè crolli questo sì, si può frantumare come un osso per una persona che soffre di osteoporosi, ma non sempre chi ne soffre si spezza una gamba :)

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Carissima, scusa se non sono stato chiaro.  Mi riferivo al fatto della lettera scritta col sangue: non mi sono voluto dilungare perché era un argomento che tutti avevano già toccato.  Risulta poco credibile che abbia tempo e modo di scrivere una missiva del genere con il proprio sangue.  Al di là della sofferenza fisica, è all'interno di una struttura carceraria: possibile che riesca a scrivere un messaggio così lungo senza che nessuno veda o senta niente?  Tanto più che nel racconto ci sono delle riprese e non pare essere scritta tutta di getto...

Mi riferivo solo a questo: dovresti trovare un altro espediente letterario perché quello risulta poco credibile.

Spero di esserti stato in qualche modo utile!

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Carissima, scusa se non sono stato chiaro.  Mi riferivo al fatto della lettera scritta col sangue: non mi sono voluto dilungare perché era un argomento che tutti avevano già toccato.  Risulta poco credibile che abbia tempo e modo di scrivere una missiva del genere con il proprio sangue.  Al di là della sofferenza fisica, è all'interno di una struttura carceraria: possibile che riesca a scrivere un messaggio così lungo senza che nessuno veda o senta niente?  Tanto più che nel racconto ci sono delle riprese e non pare essere scritta tutta di getto...

Mi riferivo solo a questo: dovresti trovare un altro espediente letterario perché quello risulta poco credibile.

Spero di esserti stato in qualche modo utile!

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Ci sono problemi di credibilità nel racconto (come ti hanno già esposto gli altri).

Il resto non mi ha disturbato. Il verbale alla fine mi ha ricordato molto i verbali e documenti sparsi che trovo sul gioco di Silenti Hill sui personaggi psichiatrici e mi è sempre piaciuto.

Rende bene l'idea della follia e secondo me hai fatto bene a dare poco indizi sulla sua vera identità. Inizialmente una persona sospetterebbe che Muccino sia impazzito, diventando ossessivo. Poi il finale rivela il colpo di scena, portando il racconto in un risvolto inquietante.

Ottimo lo stile di scrittura, rende bene l'idea di pazzia e ansia.

 

 

PS: Tutto il testo scritto con il sangue no però, per me è proprio questa cosa che fa stridere tutto il resto!

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Il racconto è interessante e mi ha intrigato.

Certo, ci sono dei dettagli che non sono a posto e riguardano soprattutto la coerenza del tutto.

Direi che coi sentimenti ci siamo e la costruzione però andava un po' durata con maggior dettaglio.

In ogni caso mi ha preso, complimenti!

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Marcello: perfetto, sei stato chiarissimo. Grazie davvero :)

 

BK201: mi fa piacere sapere che ti sembra abbia reso bene l'idea di follia, era uno dei miei intenti principali. Non ho mai giocato a Silent hill (o forse una volta!), mi sa che mi ci devo mettere :asdf:

 

Frank: grazie anche a te per il commento e son contenta ti abba preso!

 

Ora proverò ad ingegnarmi su come fare in modo che diventi più credibile il tutto...o lo faccio morire in altro modo o introduco sul finale un cambio di "penna" (ad esempio perchè quella che usava ha finito l'inchiosto), però in una cella d'isolamento suppongo ti facciano entrare senza nulla, no?

E altro quesito: ho letto che un uomo medio può perdere 2 litri e mezzo di sangue prima di morire...dite davvero che una lettera così non può essere scritta con 2 litri e mezzo di "inchiostro"? O forse sì, ma lui dovrebbe blaterare sul finale...mmhhh parte lo scervellamento :)

Grazie comunque ancora a tutti, siete preziosi :)

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Ospite

Allora, io su questo racconto mi sono "incartato".

Tanto che non ho proseguito a leggere gli altri racconti di questo [MI].

L'ho letto e non mi è piaciuto. Ma non sapevo perché.

E allora mi ci sono incaponito. Se una cosa non mi piace almeno devo essere in grado di spiegare il perché.

Probabilmente, se uso le parole giuste, riesco anche a spiegarlo a chi l'ha scritto e magari dare un piccolo contributo.

L'ho riletto e un po' ho capito: il protagonista mi è profondamente antipatico! Non il tuo protagonista, è Muccino (Silvio) che faccio fatica a sopportare. Non lo so perché, è una questione di... pelle.

Allora mi sono anche detto: non è giusto! Vuol dire che non posso sopportare un libro di storia contemporanea perché uno dei protagonisti della prima metà secolo scorso è Hitler? (Scusa il paragone un po' sciocco, ma quello che mi è venuto in mente è stato proprio questo). Così sono riuscito a leggere in un modo un po' diverso.

Tutto questo solo per dire che la lettura muove in noi leve ben strane.

Certo, ci sono Autori eccezionali che sembrano muovercele a loro piacimento. Però il più delle volte siamo noi che dobbiamo disporci in un certo modo per poter leggere (e lasciarci trasportare, a prescindere dai nostri "filtri mentali").

 

Allora: riconosco che hai rispettato alla perfezione il prompt.

Salvo qualche imprecisione che ti hanno già segnalato hai scritto bene e l'idea è buona.

Però sono anch'io del parere che la scrittura (e per di più sui muri, col sangue, inframmezzata da pause e sonno) come mezzo per comunicare del protagonista, non è credibile.

Più volte sono stato "criticato" nei miei commenti (con piena ragione di chi mi rispondeva) per il fatto che tendo a non concedere agli autori il beneficio della "sospensione d'incredulità" (che è un altro modo per dire che bisogna sempre essere disponibili a lasciarsi trasportare dalle storie).

Ma qui è troppo.

Allora mi permetto di dire la mia (non è mai simpatico "interferire" con la creatività altrui; Marcello, che secondo me è un Maestro, lascia giustamente a te il compito di trovare la via narrativa per migliorare il risultato mentre io, che sono uno poco più di un imbrattatore, anche se ho avuto il potere di sostituire la scritta che c'è fra il mio nick e il mio avatar, non ce la faccio a trattenermi): secondo me dovresti tentare con il flusso di pensiero. O, meglio, con il soliloquio, che ha diversi vantaggi. Si presta ad essere utilizzato da un folle. Narrativamente è credibile (è come se il racconto mostrasse la situazione all'interno della testa del protagonista). Ti consente di utilizzare come finale (per me è un'ottima idea, questa tua) il rapporto della polizia penitenziaria (e non c'é alcun bisogno che chi ha stilato il rapporto conosca cosa pansava il suicida, basta eliminare l'ultimo periodo dal varbale).

 

Ecco: partito come un racconto che non mi era piaciuto, alla fine invece mi ha coivolto al punto da spingermi a darti dei consigli. Chissa se sono validi? (Magari era meglio se non commentavo neanche!) ;)

Modificato da Ospite

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Qfwfq: sono più che validi grazie! Perchè non avresti dovuto commentare? :bla:

La scelta del personaggio famoso a cui ispirare il racconto (e il titolo) è stata stranamente la parte più difficile del tutto per me, ho pensato a diversi nomi ma dovevano avere un fratello e una sorella oltre che possibilmente tipi abbastanza solitari. Mi è venuto in mente Muccino per il rapporto controverso col fratello e per il suo carattere pare non così estroverso oltre che per l'antipatia che solitamente suscita (e tu me ne dai conferma...anche se per me è un bel figo hihihihih). Che il personaggio provochi quindi emozioni contrastanti o propriamente fastidio mi va più che bene, anche perchè spesso è ciò che suscita chi ha il disturbo di cui soffre. Un mix di attrazione-repulsione, come dici tu alla fine :)

Mi piace il flusso di pensiero...come mi piaceva che non si rendesse conto che stava morendo...devo pensare ad una soluzione alternativa mantenendo entrambe se possibile ;) Grazie ancora!

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Le frasi sono troppo brevi e mi sembrano abbastanza sconnesse e il narratore pare fare fatica a proseguire la narrazione. Allo stesso modo il lettore fa fatica a continuare a leggere... era un errore anche mio. Il testo non mi pare, quindi, spontaneo a causa della frasi sconnesse all'inizio e nemmeno omogeneo perché il racconto dopo le prime dieci righe comincia a svilupparsi meglio, con un ritmo incalzante che smorza il respiro.
Il protagonista non mi sembra molto spaventato, anzi mi sembra molto tranquillo, come se stesse raccontando l'accaduto a un amico. Infatti sempre nelle prime righe c'è un'apatia, come se si sentisse lontano da quegli eventi, ma nel raccontarlo di nuovo gli viene ansia e cresce l'adrenalina. 

Ogni dubbio sulla lettera si dissipa con il verbale finale, quindi, direi che è un'ottimo lavoro perché quella mancanza di spontaneità e di omogeneità non erano altro i tentativi del malato di recitare un ruolo. D'altra parte già ti hanno fatto notare la questione di usare il sangue proveniente dai polsi. Io al posto tuo gli avrei fatto ferire un dito, giusto per una puntina di sangue. Però essendo un malato... boh non so se avrebbe pensato alle conseguenze del tagliarsi le vene. Fatto sta che tagliandosi i polsi, non avrebbe dovuto completare la lettera a causa della mancanza del tempo. :sss:
Per quanto riguarda la grammatica non ho rilevato evidenti errori, se non le D eufoniche. Complimenti, il tuo racconto mi è piaciuto, sebbene all'inizio ero un po' tentennante. Non sapevo se proseguire nella lettura o meno. Però sono contenta di averlo letto tutto.

 

A rileggerti :la:

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Ospite
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