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scheggedivetro

lo strappo- capitolo 2

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Allora: ‘il suo nome è dovuto al fatto che le vittime di questo strano essere, sono state ritrovate completamente dissanguate, prive degli organi interni e di alcuni stralci di carne, da qui il termine chupacabra, che significa letteralmente ‘succhia capre’. La leggenda vuole che questo ‘mostro’ abbia occhi rossi luminosi e sia in grado di  camminare eretto, alcuni asseriscono sia ricoperto di lunghi peli, altri che possieda squame appuntite anche sul dorso.

Sembra sia dotato di lunghi arti che terminano a tre dita ed anche di un appendice capace di penetrare nelle carni e nelle ossa delle sue vittime, cauterizzandone la ferita all’istante, iniettando una sostanza in grado di impedire il rigor mortis.’

Le parole si sdoppiano sotto i miei occhi. Accidenti a me e al fatto che mi sono dimenticata gli occhiali, faccio una fatica boia a leggere. Tengo il punto con l’indice concentrandomi meglio.

‘Servendosi poi della sua appendice dissangua le vittime, asportando infine gli organi interni.’

Fino a qualche tempo fa questo misterioso animale era rilegato solo alle coste del sud America, ma da qualche tempo ho sentito parlare di lui anche da noi. Ma tra tutte le cronache di questa tipologia che ho studiato fino ad ora, questa è sicuramente la più accreditata.

Certo, pensare che alle radici del Monte Bianco, una delle mete invernali più ambite dai turisti di tutta Europa, ci possa essere un creatura così orribile, spaventa non poco (oppure lo si può considerare un motivo in più per visitare questi posti?).

E così ho deciso di accertarmi di persona di ciò che sta accadendo in questi boschi per dimostrare a mio padre che i soldi che ha speso per le mie tasse universitarie, non sono finiti nel cesso come lui crede. In fin dei conti non tutti possono diventare avvocati di fama internazionale.

Quando ho finalmente preannunciato a mio padre la mia impresa mostrandogli fotografie, articoli di giornali e quanto raccolto fino a quel momento, illustrandogli ciò che ero intenzionata a fare, la sua risposta è stata una sonora risata. Ma non una risata qualunque del tipo; ‘scusa non volevo’ no, ma una di quelle che ti prendono dentro, coinvolgendo tutto il corpo, provocandoti crampi allo stomaco e lacrime agli occhi. Sono rimasta a fissarlo delusa finché non si è calmato sperando che passato l’accesso di risa si sarebbe poi scusato e invece lui, asciugandosi gli occhi lacrimanti mi ha chiamato ‘buffona’.  Buffona.

È questo che mio padre pensa di me. Buffona.

Ho sentito un rumore strano coprire le sue risa, come di carta che veniva strappata. E poi ho capito. Era il mio cuore che si lacerava al suono della risata di mio padre. Avrei dato qualsiasi cosa per lui, per un suo gesto di approvazione e tutto quello che lui aveva saputo dirmi era buffona.

Buffona ovvero, la classica goccia che fa traboccare il vaso!

Ho raccolto su tutte le mie cose, ho baciato mia madre, ho dato le spalle a mio padre e sono venuta qui in cerca di qualcosa che possa finalmente riabilitarmi ai suoi occhi. Sono venuta qui, per dimostrare all’uomo più importante della mia vita, che sono qualcosa di più di quello che lui crede.

Per dimostrargli che non basta avermi cresciuto per considerarsi mio padre. Che non può calpestare i miei sogni solo perché non corrispondono ai suoi.

Ho freddo alle guance, me le sfrego per riscaldarmele e con tristezza mi accorgo che sono bagnate. Credevo di aver superato l’umiliazione, invece il mio cuore strappato sanguina ancora. Me le sfrego più forte e con rabbia. Non posso sprecare lacrime per chi non se le merita, e poi che diavolo è questa puzza e dov’è la mia torcia?  Come ho potuto distrarmi fino a questo punto?     

Mi guardo attorno improvvisamente preda dell’angoscia e vedo il piccolo faro brillare tra i miei piedi infagottati. Ma quando mi è caduto? Il fascio di luce risplende nel buio della notte, illuminando fili d’erba, foglie secche e…

Il cuore mi balza in gola.  Zampe, zampe ricoperte di peli che terminano con tre lunghe dita artigliate.

L’ammasso informe a cui si collegano le zampe è sormontato da una grossa testa triangolare in cui spiccano due occhi incandescenti come fornaci.

O Mio Dio! 

Avevo ragione! È un chupacabra! Un CHUPACABRA!

Ho il cuore che mi saltella nel petto per la gioia. Raccolgo veloce la torcia e illumino il mio tesoro. Lui lancia un grido orribile e sparisce con un guizzo tra i cespugli. Frugo veloce tra le mie cose e afferro al  volo la fotocamera che ho portato con me, gettandomi al suo inseguimento. I rami mi sferzano il viso, lacerandomi la pelle, ma continuo ostinata. Non mi arrenderò ora, ora che so di avere ragione. La luce si affievolisce, la torcia si sta scaricando, ma non importa, mi basterà seguire questa puzza orribile per trovarlo.

Adesso la torcia si è spenta del tutto. Mi fermo ansimando e getto via il berretto slacciandomi il piumino, guardandomi attorno disorientata. Dove cavolo sono, non riesco più a vedere nulla, e anche l’odore non mi offre più nessun punto d’orientamento, è talmente forte da farmi credere di far parte della foresta stessa.

Adesso è tutto scuro attorno a me. Le mie spalle si alzano e si abbassano al ritmo del mio respiro affannato. Dalla bocca mi escono fumetti d’aria tiepida che s’addensano in quella gelida della notte. Dove diavolo è andato.   

L’oscurità è talmente densa da sembrare palpabile e qui nel cuore del bosco, persino le stelle sembrano spegnersi, oscurate dai folti rami degli alberi, lasciandomi sempre più sola.

Devo ricaricare la torcia senza meno.

Qualcosa mi colpisce violentemente alla gola. Il colpo è così forte da farmi cadere a terra, facendomi battere l’osso sacro, lanciandomi una scarica dolorosa per tutta la lunghezza della colonna vertebrale, esplodendomi infine come un fulmine nel cervello. Rimango qualche attimo senza respiro e poi tento di rialzarmi. Tento.

Perché non ci riesco?

Allungo una mano e scopro con orrore che la cosa che mi ha colpito alla gola è ancora lì, piantata nella mia carne.

L’afferro cercando di strapparla via, ma non ci riesco. Con disgusto sento la consistenza flaccida della cosa vibrare di vita tra le mie dita. Il mio respiro comincia a rallentare, così come i battiti del mio cuore. Che cosa mi sta succedendo?

Occhi scarlatti mi scrutano nel buio. In preda al panico mi accorgo che la cosa che è incollata al mio collo si unisce alla sagoma scura da cui lampeggia quello sguardo infuocato.

Grido terrorizzata, afferro decisa quell’improbabile proboscide e la strappo via dalla mia gola, correndo via veloce, lontano da lì e da quell’incubo orribile.

Ma allora perché continuo a intravedere le stelle?

Perché continuano ad ammiccarmi attraverso le chiome scure degli alberi?

Perché quello è ciò che avrei voluto fare, ma in realtà, non sono riuscita che ad emettere un piccolo guaito strozzato. Sento un rumore strano, qualcosa che si strappa, ma non riesco a capire. Vedo piccole piume volteggiare leggere nell’aria, come delicati fiocchi di neve. Ho un leggero bruciore allo stomaco e la pelle del ventre è increspata per l’aria gelida che la sta solleticando.

“Lasciami, lasciami andare!!!!!!!”

Credevo di averlo gridato, ma in realtà dalla mia bocca non sono uscite altro che parole vuote senza senso biascicate a fatica. Con un grande sforzo allungo una mano a toccarmi il ventre intorpidito. Le dita sprofondano in una poltiglia calda e umidiccia e con le punta arrivo a toccare qualcosa di viscido, lungo e bagnato.

Il mio intestino. Sto toccando il mio intestino.

La sagoma scura dallo sguardo di fuoco si avvicina un po’ di più a me e scorgo tra le sue zampe anteriori qualcosa dalla forma di un grosso fagiolo. Con raccapriccio e dolore mi accorgo che si tratta del il mio rene.

Intanto sento la mia vita fluire via attraverso la sua proboscide. Mi sta succhiando il sangue, proprio come un vampiro, proprio come io avevo ipotizzato. Tra stralci di pensieri incoerenti, mi tornano in mente i miei appunti:

‘il suo nome è dovuto al fatto che le vittime di questo strano essere, sono state ritrovate completamente dissanguate, prive degli organi interni e di alcune stralci di carne, da qui il termine succhia capre. Sembra che questo strana creatura, abbia occhi rossi luminosi e possa camminare eretto, alcuni dicono sia ricoperto di lunghi peli..’

Una zampa ricoperta di peli affonda nuovamente dentro di me afferrando qualcos’altro.

Sento un sapore metallico in bocca. Un rivolo si sangue mi cola lungo il mento, solcandomi la gola.

Avevo ragione io. Il chupacabra esiste. Mentre lui fruga al mio interno cercando qualcos’altro, io gli carezzo la schiena pelosa, assaporando la mia vittoria, mentre le stelle si spengono pian piano e il mondo si fa sempre più buio.

“Guarda pa…pà a…ve…vo ragione io… non son…o una buff…ona. Esi..ste… il chupa…cabra esi…”

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sembra sia dotato di lunghi arti che terminano a tre dita ed anche di un appendice

 

La d eufonica non è molto gradita.

Tengo il punto con l’indice concentrandomi meglio.

 

Non sono sicura ma forse è un'espressione dialettale. Io la rivedrei

Fino a qualche tempo fa questo misterioso animale era rilegato solo alle coste del sud America, ma da qualche tempo ho sentito parlare di lui anche da noi. Ma tra tutte le cronache di questa tipologia che ho studiato fino ad ora, questa è sicuramente la più accreditata.

 

refuso. Messo così però non suona bene. Forse: Fino a qualche tempo fa si pensava che questo misterioso animale vivesse solo lungo le coste del sud America... - L'ultima parte evidenziata non mi è chiara, se intendi che stai dando credito alle voci che dicono che l'animale è stato avvistato anche da noi, puoi anche eliminare il periodo, trovo che la precisazione sia inutile.

E così ho deciso di accertarmi di persona di ciò che sta accadendo in questi boschi

 

Anche questo mi suona male. Forse: E così ho deciso di accertare di persona ciò ...

Ma non una risata qualunque del tipo; ‘scusa non volevo’ no, ma una di quelle

 

Toglierei le parole evidenziate

sperando che passato l’accesso di risa si sarebbe poi scusato

 

sperando che, passato l'accesso di risa, si sarebbe scusato

e tutto quello che lui aveva saputo dirmi era buffona.

 

toglierei "lui"

Buffona ovvero, la classica goccia che fa traboccare il vaso!

 

Questo periodo lo toglierei

che sono qualcosa di più di quello che lui crede.

 

meglio: che valgo di più di quello che lui crede. Eviti la ripetizione.

Zampe, zampe ricoperte di peli che terminano con tre lunghe dita artigliate.

 

Lo ripeti già due volte, nel periodo successivo siamo a tre. Lo so che vuoi enfatizzare l'evento ma tieni sotto controllo le ripetizioni.

Un CHUPACABRA!

 

Anche la scritta tutto in maiuscolo non è gradita.

Ho il cuore che mi saltella nel petto per la gioia.

 

Questa affermazione ti potrebbe essere contestata. Come? Incontri un mostro e saltelli dalla gioia. Non tutti conoscono il piacere di trovare un animale selvatico da tempo studiato e cercato. La gioia offusca la paura e il raziocinio. Per fortuna tutti gli animali in natura hanno timore dell'uomo e scappano, altrimenti sai quanti bocconi di appassionati si sarebbero fatti lupi e orsi? : :s :

 

 

Allungo una mano e scopro con orrore che la cosa che mi ha colpito alla gola è ancora lì, piantata nella mia carne.

 

 

 

Continuando a leggere mi sembra che la "cosa" si sia avvolta intorno al suo collo. Con il termine "piantata" io penso che si sia conficcata nel collo.
“Lasciami, lasciami andare!!!!!!!”

 

Anche tutti questi punti esclamativi non sono molto graditi. Un solo punto esclamativo.

prive degli organi interni e di alcune stralci di carne,

 

refuso

Sembra che questo strana

 

refuso

Mentre lui fruga al mio interno cercando qualcos’altro, io gli carezzo la schiena pelosa,

 

Bentrovata sorella!  :saltello: Credo che solo io e un'altra manciata di persone possano capire questa sorta di abnegazione, passami il termine. 

Il racconto andrebbe un po' rivisto. La storia mi è piaciuta, avrei evitato i puntini di sospensione finali, già è chiaro che sta morendo. In linea generale hai bisogno, come tutti noi, di confrontarti e, grazie alle annotazioni, rivedere alcune cose. Sei appena entrata, rientra tutto nella normalità.

Anch'io adoro i lupi! : :s :

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Salve! 

 

 

 

alcuni asseriscono sia ricoperto di lunghi peli, altri che possieda squame appuntite anche sul dorso.

Questo anche non è ben contestualizzato, non hai detto in precedenza che qualcuno ha affermato che avesse le squame appuntite, mentre solo un altro gruppo affermava che ve ne fossero anche sul dorso.

 

 

Ma tra tutte le cronache di questa tipologia che ho studiato fino ad ora, questa è sicuramente la più accreditata.

E' uno stile di cronaca accurato o il testo risulta esserlo particolarmente?

 

 

Quando ho finalmente preannunciato a mio padre la mia impresa mostrandogli fotografie, articoli di giornali e quanto raccolto fino a quel momento, illustrandogli ciò che ero intenzionata a fare, la sua risposta è stata una sonora risata

Pensiero puramente personale: Se io frequentassi un'università più volte denigrata da mio padre e l'argomento risulta essere ostico, eviterei di descriverlo nei minimi dettagli. Proprio per non farmi schernire stanco delle continue prese in giro.

 

 

Frugo veloce tra le mie cose e afferro al  volo la fotocamera che ho portato con me, gettandomi al suo inseguimento.

Come nello scorso capitolo: Ma lei non ha predisposto nulla per registrare questo preziosissimo animale?

 

 

Dove cavolo sono, non riesco più a vedere nulla,[...] Dove diavolo è andato.   

Dove cavolo sono? Non riesco a vedere più nulla![...]Dove diavolo è andato!? (personale aggiunta)

 

Allungo una mano e scopro con orrore che la cosa che mi ha colpito alla gola è ancora lì, piantata nella mia carne.

L’afferro cercando di strapparla via, ma non ci riesco. Con disgusto sento la consistenza flaccida della cosa vibrare di vita tra le mie dita. Il mio respiro comincia a rallentare, così come i battiti del mio cuore. Che cosa mi sta succedendo?

Occhi scarlatti mi scrutano nel buio. In preda al panico mi accorgo che la cosa che è incollata al mio collo si unisce alla sagoma scura da cui lampeggia quello sguardo infuocato.

Un po' troppi "la cosa". 

 

 

La mia recensione si conclude qui u-u Secondo me è un racconto interessante, specie il finale che, sebbene intuibile, riesce comunque a rendere concitata la scena. L'unica altra correzione che farei è quella di rendere i personaggi più verosimili. Il rapporto padre-figlia è un po' assurdo a meno che non si attribuisca alla protagonista una specie di sindrome di Stoccolma. Non che questo voglia essere una critica negativa, se vuoi che la protagonista sia così è giusto che appaia così. 

Comunque se anche te scrivi da poco, come il sottoscritto, è normale ricevere miliardi di correzioni. Pensa a migliorarti, attendo un tuo prossimo lavoro :3

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