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Marcello

[MI 31] Jaime

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conclude infine, strizzandomi l'occhio con malcelato orgoglio.

un gesto che non ho percepito come troppo naturale. chi lavora ad una reception non penso sia incline a certe confidenze, men che meno con uno sconosciuto come il nostro, che oltretutto fa di tutto per essere sbrigativo e non cercare il contatto con l'altro (raccogliendo le brochoure)

 

il racconto per il resto è ineccepibile. ottima prosa e ritmo, buon uso della prima persona tramite una voce molto personale. L'aderenza al prompt c'è tutta.

 

A livello di trama mi convince poco il finale, sbrigativo e con una causa labile e appena accennata fra le righe precedenti. Capisco però che è una problematica di tutti i MI: si scrive, ma alla fine ci si trova sempre in debito di tempo e battute. Piuttosto che tagliare frasi sulle quali abbiamo sudato mezza giornata siamo inconsciamente più propensi a lesinare sul finale. Una debolezza dallla quale nemmeno io mi ritengo esente.

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Il racconto mi è piaciuto davvero molto, ma mi sembra che tu sia un po' uscito dal prompt. Non per quanto riguarda l'ambientazione, che è esotica, ma per i pensieri del protagonista che arrivano più volte, soprattutto nel punto in cui osserva il ragazzo. 

 

 Oddio, chiamarla tribuna è un eufemismo: sono quattro assi di legno inchiodate fra loro alla meno peggio. [...] Se il ragazzo vale davvero tanto dobbiamo metterlo sotto procura oggi stesso, prima che qualcuno ci rubi l'affare. Il fisico non gli manca di certo: è una spanna più alto degli altri e dimostra un paio d'anni in più; ora vedremo cosa sa fare con il pallone fra i piedi.

 

Venti minuti mi sono stati sufficienti per capire. Fisico possente, buoni fondamentali, testa alta e grande visione di gioco; nessuna possibilità di errore: è davvero un fenomeno.

 

Questo qui è il pezzo a cui mi riferivo, in cui vengono raccontati i pensieri del personaggio.

Comunque ti ripeto che mi è piaciuto davvero molto!

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Sara e McCoy grazie per l'attenta lettura e i vostri commenti intelligenti e motivati.

 

@ McCoy: solo una precisazione riguardo al comportamento del receptionista e proprietario dell'hotel.  Siccome il procuratore deve fingere di essere squattrinato alloggia in un hostal, un Residencial o una Pensao: insomma un alberghetto pulito e decoroso, ma non certo pretenzioso.  Posso assicurarti che girando in lungo e in largo per il paese ho trovato un'infinità di questi posticini a conduzione famigliare (soprattutto fuori da Lisboa e Oporto) in cui il comportamento dei titolari ricorda molto quello della comparsa di questo racconto.  A Leiria addiirittura le due padrone mi chiesero un prezzo ridicolo per una bellissima camera e quando compresero che volevo fermarmi tre notti, e non una come avevano capito in un primo tempo, mi applicarono un sensibile sconto "sua sponte", senza che mi fossi sognato di chiederlo. I portoghesi sono anime semplici e in genere persone molto disponibili e desiderose di comunicare con il turista. 

Il problema vero è che avevo speso qualche riga a descrivere quel Residencial (così come avrei voluto soffermarmi nella descrizione della deliziosa Bragança), righe che poi ho dovuto sopprimere per rientrare nei famosi 7.000 caratteri.  Così l'unica indicazione rimasta a far pensare a un ambiente del genere è quella della simulata povertà del turista (alla quale se vuoi puoi aggiungere l'episodio dello champagne). 

Colpa mia, ovviamente.

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capito. è che l'occhiolino mi era sembrato un gesto di complicità eccessivo, seppur nella nota bonarietà degli iberici. come ti hod etto è però un'inezia in un testo che mi è poi scorso liscio senza intoppi. ;)

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Ospite Kun0

Scrivi bene, mi è piaciuto il racconto, belle le descrizioni e qualche immagine. Capisco che risulti un po' piatto, dato che non era concesso soffermarsi sull'introspezione dei personaggi. Forse un paio di volte non hai rispettato la boa, specialmente quando il protagonista nota e poi parla con il ragazzo in tribuna. Il finale non mi ha lasciato niente (lo comprendo, anche il mio finale è più debole del resto del racconto) avrei preferito leggere qualcosa di diverso di un semplice omicidio, qualcosa di più inusuale. Comunque, ripeto, mi è piacito, nonostante le costrizioni del tema.

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Ti lascio un commento estremamente breve, per cui scusami se non mi soffermo su eventuali difetti del racconto.

Volevo semplicemente dirti cosa mi è piaciuto: la sensazione che il protagonista (e con lui il lettore) sia piombato in un luogo reale, in cui la vita si svolge anche quando lui non c'è. E' grazie a tutta una serie di dettagli più o meno grandi che questa cosa ti è riuscita, ma una grande importanza l'ha avuta l'arrivo in incognito del protagonista, il suo muoversi in questo scenario vivente senza che nulla si fermi per lui. Il finale è la ciliegina sulla torta: un omicidio motivato da una storia che il protagonista - e il lettore - non conoscerà mai (per quanto si intuisca il giusto in quell'unica frase che l'assassino pronuncia).

Secondo me è un racconto che interpreta in maniera molto interessante l'esotismo (ma qui direi piuttosto estraneità) richiesto dal prompt di mezzogiorno.

Complimenti ^^

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Kuno e Nicolaj: grazie per i vostri commenti, precisi, intelligenti e molto originali.

Ve ne sono davvero grato.

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Ciao Marcello. Mi sembra di poter evitare la correzione di bozze: se non l'ha ancora fatta nessuno, vuol dire che non ce n'è bisogno. E infatti, è proprio così.

Proverò, quindi, a segnalare i passaggi in cui mi sembra di ravvedere uno sconfinamento rispetto ai limiti della boa obbligatoria del prompt. In particolare, laddove questa stabilisce che: "non una sola parola deve essere spesa per descrivere i suoi pensieri o i suoi stati d’animo".

Hai scelto di utilizzare l'io narrante in prima persona: il meno asettico e più rischioso, in questo caso, visto che si presta a lasciar trapelare considerazioni personali e descrizioni introspettive.

Potrei prendere un taxi, certo, ma devo recitare la parte del turista squattrinato

Fanculo al mio socio, quel maniaco dei dettagli.

Eccomi qua, disperso nel Tras-os-Montes, la regione più sfigata del Portogallo. Tre notti, come no? Se tutto fila liscio domattina me ne vado: troverai sicuramente qualcun altro a cui raccontare le bellezze del tuo sputo di villaggio.

La doccia è servita a migliorare il mio umore.

Avevo qualche dubbio prima di ordinare, in fin dei conti qui siamo parecchio lontani dall'oceano, ma mi devo ricredere

questi devono essere tutti parenti dei ragazzi.

chiamarla tribuna è un eufemismo

ora vedremo cosa sa fare con il pallone fra i piedi.

Venti minuti mi sono stati sufficienti per capire.

Quello che invece non capisco

uno sguardo sfrontato che mi mette a disagio

Legge lo sconforto nei miei occhi

La parte finale, invece, è decisamente più "visualizzabile" e l'azione prende il sopravvento sull'introspezione.

Per quello che riguarda la forma, direi che è impeccabile, e il tono soprattutto nella parte iniziale è gustosamente ironico. L'idea del "turista per caso nonché cacciatore di piedi" è piuttosto originale, tanto che non mi risulta che sia mai stata utilizzata prima d'ora in letteratura (pronto a essere smentito, comunque). Forse, da parte tua, è stato un po' eccessivo optare di troncargli la carriera in modo inappellabile, ma anche la scelta della trama deve essere un fatto insindacabile.

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Chinotto, che piacere risentirti! Grazie del commento, innanzitutto: puntuale, preciso e dettagliato come sempre.

Stai dosando troppo le tue apparizioni: la tua voce ci manca, o per lo meno a me manca molto.  Leggere i tuoi pezzi è stato uno dei primi piaceri che ho provato all'epoca della mio arrivo: spero di vederti più spesso in futuro...

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Nicolaj mi ha preceduto e condivido il suo commento positivo: si ha l'impressione di vivere quello che succede e di ritrovarsi in un posto vero.

Avrei speso comunque più parole per il ragazzo (l'omicida). Direi che dal loro dialogo sugli spalti in avanti il racconto accelera e si mette a correre, quando invece meritava più approfondimento. Così c'è un finale che arriva troppo scontato e "facile".

Una nota: ma come se lo procurano lo champagne in un posto del genere? :grat:

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Mi avvio, impaziente di infilarmi sotto la doccia, ma sono ancora al terzo gradino quando la sua voce mi blocca.

“Le auguro un piacevole soggiorno, signore. La città è piccola, ma molto graziosa. Le raccomando la Torre de Menagem, il museo do Abade de Baçal e la meravigliosa Cidadela, ovviamente. Bragança è stata per secoli la capitale del ducato”, conclude infine, strizzandomi l'occhio con malcelato orgoglio.

 

 

Quando è che lo fai voltare?

Sta salendo le scale, quindi in quel momento dà le spalle alla reception. Tu sostieni solo che l'uomo "si blocca", io infilerei anche che si volta, altrimenti come fa a cogliere che l'uomo alla reception strizza l'occhio? 

 

Il colpo mi esplode nella tempia sinistra

 

In che senso? La prima cosa che ho pensato leggendo questa frase è stata: "e non è morto subito?". 

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Quando è che lo fai voltare?

Sta salendo le scale, quindi in quel momento dà le spalle alla reception. Tu sostieni solo che l'uomo "si blocca", io infilerei anche che si volta, altrimenti come fa a cogliere che l'uomo alla reception strizza l'occhio? 

 

L'ho sottinteso: dal momento che l'altro inizia a parlargli sarebbe stato un evidente gesto di maleducazione non voltarsi.  Confesso che in realtà l'avevo anche scritto nel dettaglio, ma nel lavoro di epurazione per permettermi di rientrare nei 7.000 caratteri ho eliminato la frase: mi pareva che potesse rimanere anche così, senza grossi problemi di ambiguità.

Il colpo mi esplode nella tempia sinistra

 

In che senso? La prima cosa che ho pensato leggendo questa frase è stata: "e non è morto subito?". 

 

Lo colpisce una prima volta sulla parte sinistra del cranio, in maniera evidentemente non violentissima (non è un killer professionista ed è presumibile che essendo la prima volta non abbia la percezione esatta della forza necessaria affinchè il colpo sia letale; o anche che il cervello gli mandi inconsciamente un impulso a non farlo; ma soprattutto avevo bisogno che restasse vivo il tempo necessario a riconoscere il suo assassino :asd: ).

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Direi che dal loro dialogo sugli spalti in avanti il racconto accelera e si mette a correre, quando invece meritava più approfondimento. Così c'è un finale che arriva troppo scontato e "facile".

 

Verissimo! Confesso che l'accelerazione non è un espediente narrativo: molto banalmente iniziavano a scarseggiare i caratteri e doveva ancora succedere tutto...

Ti ringrazio di cuore dell'attenta lettura e del giudizio!

 

P.S. Quanto allo champagne: tu non sai cosa si possa nascondere a volte nelle reception di certi residencial di provincia... :asd:

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Ospite Clio

Spunto originale e ben scritto. Non ho visto refusi, ma quando la narrazione è fluida non li noto neanche. Per assurdo, questo stile - secondo il mio personalissimo parere - non è adatto per i racconti brevi come questo: scivolano via troppo presto. Ma il limite di caratteri è quello che è.
Ti faccio notare solo un paio di cose:
Anch'io ho trovato inappropriato l'occhiolino dell'albergatore, e anche il suo orgoglio malcelato: visto che è stato così prodigo di spiegazioni non aveva senso nascondere l'orgoglio,  a meno che tu non sia incappato in una espressione abusata.
“Non mi porterai via Jaime, maledetto. Lui è tutta la mia vita”, sussurra a pochi centimetri di distanza da quello che rimane del mio volto.
L'ultima cosa che vedo è il cric che si abbatte su di me.

Continua a parlare l'io narrante ancora cosciente; ma da come lasci intuire il massacro del suo volto viene da pensare che dovrebbe essere già morto.
Infine, ha disturbato la lettura quell'ultima riga col significato della parola rodoviaria  perché si mischia all'effetto finale e lo spegne bruscamente.
Bravo come sempre, è stato un piacere leggerti!

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Ti ringrazio infinitamente per il commento e per i tuoi giudizi fin troppo lusinghieri!

 

Sottoscrivo in pieno le tue note, in particolare quella del "malcelato orgoglio", che mi era sfuggito completamente.  Hai perfettamente ragione, sono incappato in un'espressione abusata: non vi è proprio nulla di malcelato, tutt'altro.

Hai ragione anche per quanto riguarda la nota, ma qui ho una spiegazione.

Scrivo con Open Office e nel mio foglio la nota è un piè di pagina, di caratteri ridotti rispetto al testo normale, e rende perfettamente il senso della spiegazione fuori testo. Quando copincollo sul forum assume questa forma antipatica, della stessa dimensione del resto e per giunta senza stacco dall'ultima riga (mi capita anche con il discorso diretto: normalmente uso il trattino, ma quando scrivo per WD devo usare le virgolette perchè se faccio copia-incolla dal mio testo viene tutto totalmente disallineato). 

Avrei potuto ovviamente risolvere sostituendo autostazione a rodoviaria, ma non mi piaceva altrettanto... Non so perché, ma è una parola che mi ha sempre affascinato. Sarà perché entri in questi paesini di tre-quattromila anime e hanno tutti la loro rodoviaria, con le piste allineate e numerate a seconda della destinazione... Pensa che a Bragança non arriva nemmeno più la ferrovia, che si ferma a Chaves; la rodoviaria è l'antica stazione ferroviaria ristrutturata.

Ok, scusa l'enorme OT!

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L'ho sottinteso: dal momento che l'altro inizia a parlargli sarebbe stato un evidente gesto di maleducazione non voltarsi.  Confesso che in realtà l'avevo anche scritto nel dettaglio, ma nel lavoro di epurazione per permettermi di rientrare nei 7.000 caratteri ho eliminato la frase: mi pareva che potesse rimanere anche così, senza grossi problemi di ambiguità.

 

No, non c'è un problema di mancata comprensione, io lettore "riempio con la logica" quello che tu scrittore "hai omesso" per una questione di sintesi. Però, io lettore ho seguito il tuo personaggio per quei 3 gradini ( che tu scrittore ti dai pena anche di contare), ho sentito la voce dell'uomo alla reception e mi sono bloccata con il tuo personaggio sul terzo gradino. Dopo, avverto un buco nella sequenza d'azioni che hai elencato. Tu scrittore vai avanti con il tuo personaggio e vedi la strizzatina d'occhio, io lettore sono ancora lì sul gradino bloccata e mi chiedo: "Com'è che riesce a vedere l'uomo che strizza l'occhio se siamo fermi sulle scale e gli diamo le spalle?". Non credo che l'aggiunta di un "mi volto, mi voltai" possa appesantire così tanto il testo. La scelta di omettere le micro-azioni è "personale", ma in alcuni casi, io ne farei anche una questione di "coerenza" nella sequenza che descrivi.

 

Lo colpisce una prima volta sulla parte sinistra del cranio, in maniera evidentemente non violentissima (non è un killer professionista ed è presumibile che essendo la prima volta non abbia la percezione esatta della forza necessaria affinchè il colpo sia letale; o anche che il cervello gli mandi inconsciamente un impulso a non farlo; ma soprattutto avevo bisogno che restasse vivo il tempo necessario a riconoscere il suo assassino  :asd: ).

 

Ti dico subito che l'espressione in sé  "il colpo mi esplode... " mi ha un po' sviato. L'ho inteso come "colpo di pistola"... infatti quando poi ho continuato a leggere, mi son chiesta: "Perché usa il cric, visto che prima gli ha sparato?".

Forse è l'uso di quel "esplodere" riferito a "un colpo di cric" che non mi ha convinto molto, perché la mente mi porta ad altre associazioni, magari più immediate.

Ma questo è solo un problema mio.

Modificato da Hwang Tae Kyung

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Hai perfettamente ragione, sono d'accordo per le micro-azioni. Nel fatto in questione il tipo si voltava e faceva anche qualcosa d'altro, in questo momento non ricordo più cosa, per circa una riga di testo.  Nell'ansia di ricavare spazio l'ho cancellata integralmente, ho riletto in fretta e mi sono detto: "ok, è chiaro, andiamo avanti": è altrettanto chiaro però che potevo spendere due caratteri per un "mi volto"!

L'esplosione è quella che percepisce lui, chino a terra e ignaro del proprio aggressore.  Non vede arrivare il colpo che lo raggiunge nella parte sinistra del viso e del cranio (probabilmente è coinvolto anche l'orecchio) e ha l'impressione che gli esploda la tempia.

 

Ti ringrazio per le tue note che mi sono molto utili.  Sono abituato a scrivere romanzi e faccio ancora un po' fatica a "contenermi" nelle dimensione del racconto (gli unici che ho scritto sono quelli per il WD), perché sono solito abbondare in descrizioni di paesaggi, ambienti e piccole azioni secondarie non essenziali per lo sviluppo della trama.  Così quando scrivo questi racconti ho l'incubo dei caratteri e inizio a dirmi: "Dai, cerca di non perderti in particolari ininfluenti, sfronda, taglia che se no non ci stai dentro..."; a volte semplicemente esagero. :asd:

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Mi pare che qui di pensieri ce ne siano fin troppi. D’accordo: sono pensieri come azioni, pensieri inspiegati. Un dialogo tra se e se. Però io un po’ il naso lo storco lo stesso. E, come potete vedere dal mio avatar, il mio naso ha grandi capacità di storcimento. Però, a pensarci bene, una ragione c'è. La dirò alla fine.

A parte questo il racconto non è male. Anche se c’è una cosa che mi sfugge: come fa l’amichetto del campioncino a sapere che lui è un procuratore, visto che non l’ha detto a nessuno (nemmeno, sembra di capire, al campioncino stesso)? L’ha visto in foto?

Ti segnalo due o tre cose:

ha i capelli corvini e il volto colore delle olive mature

Non mi piace “volto colore delle olive” (a parte che le olive mature sono quasi nere). Metterei “color delle olive” oppure “del colore di olive”.

A giudicare dalla polvere che si solleva nella brezza pomeridiana qui non piove da molti giorni

Credo che il “qui” sia superfluo. Prova a toglierlo e vedi se ti convince.

Crollo a terra, sento il sangue che mi cola lungo la guancia e gronda sull'erba

Ci vuole qualche istante perché il sangue cominci a colare. Il tempo di portare la mano alla ferita e scoprire che è bagnata.

A meno che non venga lesa un’arteria importante, ma sul cuoio capelluto non ce ne sono.

Ci sono un po’ di cose in questa storia che occorre immaginarsi. Per esempio l’aggressione non può essere premeditata, perché il ritorno di “Mr Lennox” allo stadio è accidentale.

Cosa ha pensato l’amichetto del calciatore mentre montava in lui la decisione di uccidere chi gli voleva sottrarre il suo amore?

A già, non ce lo potevi dire. Perché è lui il protagonista della storia. Giusto?

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Ti ringrazio delle note e del commento puntuale e preciso.

Un paio di spiegazioni sula trama: l'omicidio è premeditato. Lennox scende la tribuna di corsa ma sente un rumore indistinto che lo fa voltare; non vede nulla perchè l'agendina è caduta sul prato ma incrocia lo sguardo enigmatico del ragazzo che lo osserva da lassù.  In quel momento lui decide di attenderlo quando tornerà per recuperarla, visto che è uno strumento fondamentale di lavoro.

L'altra riguarda come l'assassino apprende che è un procuratore.  Lennox non ha parlato con Jaime ma solo con il suo allenatore che avrebbe dovuto mantenere il silenzio e che invece rivela al ragazzo che un procuratore arriverà da Londra per vederlo all'opera.  Da lì a immaginare che l'abbia rivelato all'altro, visto il rapporto che si intuisce esistere fra i due, non corre molto.

 

Da ultimo: sì, avrei voluto raccontare cosa è passato nella mente dell'omicida, se solo mi fosse stato permesso... :asd:

 

In futuro farò la proposta che ti venga assegnato il terzo posto a honorem, per evitare ulteriori vendette...

Scherzo, grazie del commento, Nanni!

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Racconto molto carino, mi è piaciuto un sacco.
Però, come ti hanno già detto gli altri, non hai saputo staccarti completamente dai pensieri del protagonista... ma del resto hai utilizzato la prima persona per cui capisco bene la tua difficoltà. Anche io, come mio solito, volevo scrivere in prima persona, ma poi ho abbandonato l'idea  :asd: 
Ho riscontrato un altro problema nel finale. A parte la poca credibilità della morte, mi è venuto da chiedermi: ma che cavolo ci stava a fare quel ragazzo lì? Forse si era accorto dell'agenda, ma come faceva a essere sicuro che il protagonista sarebbe tornato?

Comunque sia, ti ripeto i miei complimenti perché mi piaciuto molto :flower:

Modificato da crazycat

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Carissima ti ringrazio del commento e delle tue parole.

Al contrario di te, io uso sempre la terza persona nei romanzi, per cui nel WD cerco di fare esperimenti, chiamamoli esercizi di scrittura, anche quando lla trama o la boa mi mettono in seria difficoltà, come nell'occasione di questo MI.  D'altronde siamo tutti qui per migliorarci, quindi credo ne valga la pena.

Quanto al discorso dell'agendina, come ho già spiegato rispondendo a Nanni (ma siete in due e quindi inizio a credere che il testo non sia così chiaro...), lui si precipita giù dalla tribuna e sente un rumore, ma non capisce di cosa si tratti. Si volta e vede solo la faccia del ragazzo che lo guarda dall'alto. Lui ha visto tutto ma decide di non intervenire; non gli dice che gli è caduta di tasca l'agenda perchè in quel momento decide di sfruttare l'occasione quando l'altro tornerà a cercarla. E che tornerà gli appare chiaro quando la recupera in un secondo momento: ci sono tutti i numeri dei vip con i quali il procuratore è in contatto.

Ti ringrazio ancora per tutto.

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Scusa se intervengo ancora, Marcello, ma volevo fare una precisazione sulla faccenda dell'agendina.

In realtà mi era abbastanza chiaro che l'agendina cade, il ragazzo la vede e si mette lì ad aspettare che il procuratore torni.

Quello che intendevo è che necessariamente la decisione di ucciderlo il ragazzo la prende in quel momento. Prima poteva provare risentimento, ma non avere un piano.

Per questo mi domandavo cosa gli fosse passato per la testa in quei pochi istanti in cui monta in lui la decisione di uccidere.

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Ma scusa di cosa, Nanni?  Anzi: mi aiuti a far chiarezza!

Hai fatto bene a precisare, perché avevo frainteso il senso della tua domanda precedente.

Possiamo immaginare che da quando ha saputo da Jaime che verrà qualcuno da Londra a visionarlo possa aver sentito montare dentro di sè un sentimento di rabbia, fatto di pensieri confusi riconducibili a quella frase che pronuncia in direzione di Lennox morente. Ma certamente la decisione di uccidere matura in quel breve spazio di tempo in cui vede l'agendina cadere e finge indifferenza. Inizialmente potrebbe anche pensare a un ricatto, o a proporgli uno scambio (ti ridò l'agendina così vitale per la tua professione se ti togli dalle p..); poi opta per la soluzione più drastica.  Possiamo immaginare che la sua mente sia sconvolta dalla paura di perdere l'oggetto del suo desiderio (o amore? non c'è stata nemmeno la possibilità di dilungarsi sulla questione... sarà ricambiato? o solo frutto della sua mente malata?); magari ha in mente una fuga verso qualche luogo esotico assieme a Jaime... Sinceramente non me ne sono preoccupato più di tanto, perché sapevo che i vincoli mi avrebbero comunque impedito di addentrarmi nella mente di... ah, già: non gli ho dato nemmeno un nome...

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Per questo mi domandavo cosa gli fosse passato per la testa in quei pochi istanti in cui monta in lui la decisione di uccidere.

il problema è che Marcello non poteva spiegare quello che chiedi, altrimenti avrebbe violato il prompt "no pensieri, solo azioni" :)

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Per questo mi domandavo cosa gli fosse passato per la testa in quei pochi istanti in cui monta in lui la decisione di uccidere.

il problema è che Marcello non poteva spiegare quello che chiedi, altrimenti avrebbe violato il prompt "no pensieri, solo azioni" :)Infatti... 

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Ospite mirco de pretto

 

commento

 

prompt di mezzogiorno

 

 

Il pullman entra nel piazzale e si arresta con un debole stridio di freni.

Scendo e mi metto in coda per recuperare il mio trolley dalla pancia dall'automezzo. L'autista solleva il portellone e si allontana di qualche passo. Accende una sigaretta e controlla le operazioni di scarico da lontano. Ovviamente la rodoviaria1 è in culo al mondo, lontanissima dal centro. Mi avvio a piedi sotto il sole, bello cocente anche se siamo al nord e non in Algarve. Potrei prendere un taxi, certo, ma devo recitare la parte del turista squattrinato. Il viale d'accesso al paese sembra non finire più. Quando arrivo davanti all'hotel che ho prenotato la camicia mi aderisce al corpo e le mutande sono fradice. Fanculo al mio socio, quel maniaco dei dettagli.

Il tipo alla reception ha i capelli corvini e il volto colore delle olive mature. Mi rivolge un sorriso educato mentre gli allungo il documento falso, quello che uso per le operazioni in incognito.

“Mr. Lennox, piacere di averla nostro ospite! Tre notti, vero?”, mi chiede in un inglese orrendo. Confermo, mentre mi sforzo di sorridere e raccolgo qualche brochure pubblicitaria che finirà immancabilmente nel cestino della carta straccia.

“La numero otto, al primo piano, prego.”

Mi avvio, impaziente di infilarmi sotto la doccia, ma sono ancora al terzo gradino quando la sua voce mi blocca.

“Le auguro un piacevole soggiorno, signore. La città è piccola, ma molto graziosa. Le raccomando la Torre de Menagem, il museo do Abade de Baçal e la meravigliosa Cidadela, ovviamente. Bragança è stata per secoli la capitale del ducato”, conclude infine, strizzandomi l'occhio con malcelato orgoglio.

Eccomi qua, disperso nel Tras-os-Montes, la regione più sfigata del Portogallo. Tre notti, come no? Se tutto fila liscio domattina me ne vado: troverai sicuramente qualcun altro a cui raccontare le bellezze del tuo sputo di villaggio.

 

La doccia è servita a migliorare il mio umore. Uscendo ho chiesto al padrone dove poter mangiare un boccone senza spendere troppo ed eccomi qua, al “Restaurante O Manel”, specializzato in pesce e frutti di mare. Avevo qualche dubbio prima di ordinare, in fin dei conti qui siamo parecchio lontani dall'oceano, ma mi devo ricredere: gli spiedini di calamari e gamberi sono davvero buoni.

Quando esco manca un quarto alle tre e devo sbrigarmi: il campo sportivo è a valle, nella zona più moderna. Le strade sono assolate: dicono che la regione sia piuttosto piovosa, ma devono avere qualche problema con le statistiche da queste parti. A giudicare dalla polvere che si solleva nella brezza pomeridiana qui non piove da molti giorni.

Nella tribunetta ci saranno sì e no una trentina di persone: una partita dei “giovanissimi” del Bragança non richiama certo un folto pubblico e questi devono essere tutti parenti dei ragazzi. Oddio, chiamarla tribuna è un eufemismo: sono quattro assi di legno inchiodate fra loro alla meno peggio. Le squadre entrano in campo e lo cerco con lo sguardo. Eccolo, il numero sei: Jaime Teixeira, è per lui che ho fatto tanta strada. Quattordici anni appena compiuti, ma il suo allenatore giura che sia già un fenomeno e il mio socio, che lo conosce da una vita, si fida ciecamente. Se il ragazzo vale davvero tanto dobbiamo metterlo sotto procura oggi stesso, prima che qualcuno ci rubi l'affare. Il fisico non gli manca di certo: è una spanna più alto degli altri e dimostra un paio d'anni in più; ora vedremo cosa sa fare con il pallone fra i piedi.

 

Venti minuti mi sono stati sufficienti per capire. Fisico possente, buoni fondamentali, testa alta e grande visione di gioco; nessuna possibilità di errore: è davvero un fenomeno. Due minuti fa ha ripreso un rinvio sghembo di un difensore e ha calciato di controbalzo, infilando l'angolo: è già un campioncino. Quello che invece non capisco è chi sia il ragazzo seduto nella fila sotto alla mia: ogni volta che Jaime fa una giocata buona lui si volta a guardarmi e mi scruta fisso in volto, quasi volesse controllare se ho apprezzato. Ed ora eccolo che rompe gli indugi e viene a sedersi al mio fianco; almeno capirò cosa vuole. Attaccatura dei capelli molto bassa, occhi neri, profondi ma inquieti, uno sguardo sfrontato che mi mette a disagio. Mi rimira a lungo prima di aprire bocca, avrà un anno o due più di Jaime.

“Tu sei il famoso procuratore?” mi chiede in un inglese passabile.

Legge lo sconforto nei miei occhi e sente il bisogno di spiegarsi:

“Il mister ha detto a Jaime che qualcuno sarebbe venuto da Londra per lui. E' bravo, vero?”

Faccio un cenno d'assenso convinto.

“Lo porterai via da qua?”

Sto per rispondere, ma sento l'arbitro fischiare la fine del primo tempo e senza nemmeno salutarlo salto giù. Mi pare di udire un tonfo sordo, mi volto ma non vedo nulla: solo il ragazzo che mi osserva da lassù, con il suo sguardo enigmatico. Corro trafelato verso gli spogliatoi: non ci sono recinzioni e riesco a intercettare Jaime prima che rientri. Gli metto in mano un biglietto da visita su cui ho trascritto il nome del mio hotel; lui sgrana gli occhi stupefatto.

“Ti aspetto alle otto nella hall con i tuoi genitori: ho pronto un contratto da favola per te”.

Riesco a scorgere il sorriso che gli illumina il volto mentre raggiunge i compagni.

Adesso posso finalmente chiamare un taxi per farmi ricondurre in albergo. Prima di salire ordino una bottiglia di champagne alla reception; il proprietario mi guarda come avesse di fronte un marziano.

Una volta in camera mi libero delle scarpe e slaccio la camicia: adesso viene il bello. Ho intenzione di chiamare il manager del Manchester e forse anche quello del Chelsea; poi credo che farò qualche telefonata in Spagna: voglio scatenare un'asta. Quando andranno a visionare il ragazzo si scanneranno per acquistare il suo cartellino. Porto la mano alla tasca posteriore per prendere la mia agendina: vuota! Porca puttana: ecco la spiegazione di quel rumore. Di sicuro si è sfilata mentre scendevo ed è caduta nel prato sottostante. Mi rivesto in fretta e furia, scendo e chiamo un altro taxi.

 

Quando arrivo la partita è finita già da un po' e stanno scendendo le prime ombre della sera. Spiego al guardiano il motivo per cui sono lì e mi fa entrare. Corro sotto la tribuna, c'è ancora un po' di luce e la scorgo quasi subito. Con un sospiro di sollievo mi chino a raccoglierla.

Il colpo mi esplode nella tempia sinistra. Crollo a terra, sento il sangue che mi cola lungo la guancia e gronda sull'erba. Con uno sforzo sovrumano provo a voltarmi, ma distinguo solo una sagoma confusa. Lo sguardo, prima inquieto, ora è devastato dall'ira.

“Non mi porterai via Jaime, maledetto. Lui è tutta la mia vita”, sussurra a pochi centimetri di distanza da quello che rimane del mio volto.

L'ultima cosa che vedo è il cric che si abbatte su di me.

1L'autostazione degli autobus extraurbani: ogni paese del Portogallo, anche piccolo, ne ha una.

 

bel racconto. credo nessuno mai avrebbe potuto prevedere il finale. non ho particolari rimproveri da farti sul modo in cui l'hai scritto. io trovo che stia perfetto così.

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Ti ringrazio, sei molto gentile.

Una nota di servizio: quando commenti (soprattutto in casi come questo dove il topic si riferisce a quel racconto e non ci sono possibilità di fraintendimenti) è meglio se usi la risposta veloce, così evitiamo di occupare troppe pagine e i commenti sono più ravvicinati e facili da leggere.

Grazie ancora!

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Carissimo, grazie dell'attenta lettura e del commento, chiaro ed efficace come sempre.

Spenderò a questo punto due parole a proposito del mio pezzo, parole che non ho voluto pronunciare prima per timore di influenzare giudizi e commenti.

La boa era onestamente difficile per tutti; per me lo era forse in modo particolare, perché amo inframezzare l'azione dei miei personaggi con continue riflessioni (non solo nei raccontini per il WD, ma anche e soprattutto nei romanzi, benchè siano polizieschi). Letta la traccia, mi sono detto: quale occasione migliore per mettersi alla prova? Ero convinto comunque di essere in grado di barcamenarmi senza troppi problemi, con un minimo di attenzione.  E invece no: a metà strada mi sono reso che il compito era più arduo di quanto avessi creduto e ho avuto per un attimo la tentazione di dichiararmi sconfitto.  Era frustrante non riuscire a dar voce a un personaggio, non essere capace di dar conto pienamente delle emozioni solo attraverso le sue azioni.  In alcuni casi poi, un paio di quelli che hai citato e qualche altro ancora, non riuscivo chiaramente a comprendere se stavo rispettando la boa o no... Avevo addirittura pensato di far raccontare le azioni del protagonista da una terza persona: così ogni riflessione sarebbe stata eventualmente attribuibile al narratore e mai al protagonista.  Mi pareva però un escamotage, un modo per aggirare l'ostacolo senza tentare di superarlo davvero. A quel punto mi son detto: mi tengo la mia prima persona (già questo è difficile per me, che uso sempre la terza), e vada come vada... se certe espressioni verrano valutate come non rispettose della boa ne sopporterò le conseguenze: in fin dei conti è un esercizio di scrittura, un modo per divertirsi, imparando qualcosa se possibile!

Tutto ciò per dire che non solo il tuo parere non mi offende, per carità!, ma lo trovo pienamente condivisibile.  Confesso anzi che, mentre seguivo le votazioni in tempo reale (dovevo comunicare in tempo agli amici se la pizzata del 14 andava anticipata al 7), mi sono detto che in caso di pari merito con Kuno o Calla avrei chiesto ai giudici di favorire il mio "avversario".  Alla fine non è andata così e mi tengo questo secondo posto, non so quanto davvero meritato, sperando che Calla non si senta defraudata...

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Ospite Clio

Scherzi, perché dovrei sentirmi defraudata? Ti ho anche votato! (E poi, per essere la prima volta che partecipo al MI, il terzo posto è una gran bella soddisfazione - fine OT).
Piuttosto, pensiamo alle cose serie... Buona pizzata :D

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Ospite
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