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Liusca

I signori e le donne nel medioevo

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Mi ricordo che in uno dei libri di Martin c'era una "legge" che interessava le donne del villaggio e la pratica del signore di quella terra di poter passare la notte con tutte quelle che desiderava... mi sapete dire di cosa si trattava? E se può essere considerato come violenza sessuale? ò.o *si spiega malamente*

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ops, scusa Talete: non mi ero accorto che mi avevi preceduto con lo stesso dubbio...

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Dovrebbe essere il cosiddetto "ius primae noctis".

Praticamente il signore di un determinato feudo aveva il diritto di passare la "prima notte di nozze" con una qualsiasi delle donne appena sposate, i cui uomini fossero suoi vassalli o servi della gleba del suo feudo.

E non era considerato violenza sessuale, in quanto regolato dal diritto (anche se ovviamente le donne in questione e i loro mariti non erano molto d'accordo...).

 

Questo "diritto" era tipico delle signorie su territori conquistati, e serviva per fomentare lotte intestine: si instillava il dubbio che i "primogeniti" nati dai matrimoni non fossero figli dei mariti, ma del "signore e conquistatore". In questo modo i primogeniti potevano non ottenere l'appoggio della popolazione sottomessa (o era comunque facile screditarli).

Il classico principio del "divide et impera".

 

Non ricordo informazioni precise, ma lo "ius" venne abolito abbastanza rapidamente, a macchia di leopardo ma dappertutto, visto e considerato che spesso anche il solo "proporlo" compattava i sudditi e i vassalli contro il loro signore.

 

EDIT: mi avete preceduto, vedo. :sss:

Modificato da Mid of Nowhere

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Rettifica, dopo un rapido controllo in Rete.

Pare che lo "ius primae noctis" sia in realtà un "mito" sul Medioevo europeo nato durante l'Illuminismo. Infatti sembra che non ci siano documenti che ne parlino esplicitamente.

 

Questo confuta in parte le mie datate conoscenze, ma in effetti lo trovo plausibile. :sss:

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Che io sappia, lo ius primae noctis è un'invenzione, o al più una misinterpretazione di una tassa sui matrimoni (in pratica per potersi sposare si doveva pagare una licenza).

http://web.fu-berlin.de/phin/phin31/p31t4.htm

http://www.straightdope.com/columns/read/1139/did-medieval-lords-have-right-of-the-first-night-with-the-local-brides

http://www.fibri.de/jus/arthbes.htm

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Sì, anche per quel che so io lo ius prime noctis è un'invenzione/misinterpretazione, e alcuni studiosi ottocenteschi lo avevano già dimostrato. Solo che come mito ha avuto parecchia fortuna, perché si sposa bene con una delle concezioni di Medioevo che sono radicate nella memoria collettiva (quella di un "altrove temporale" negativo). Ne parla Giuseppe Sergi in un libretto molto agile, L'idea del medioevo. Fra storia e senso comune, che accenna allo ius primae noctis nell'introduzione e si dilunga anche su tanti altri luoghi comuni medievali (tipo il "feudalesimo" e l'economia "chiusa") restituendoli alla loro dimensione storica. L'unico libro più approfondito di cui so (e che non ho letto) è in francese, ma ne esiste una traduzione inglese: eccola su Amazon. Fra l'altro è pure nella bibliografia dei link indicati da Swetty.

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grazie mille per le risposte :)

quindi se dovessi scrivere di una fanciulla che è promessa a un altro questa legge non può essere la giustifica per un eventuale violenza da parte di un feudatario potente?

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No, ma anche se nessun ius primae noctis era codificato come legge, il potere dei signori locali doveva essere abbastanza forte da rendere difficoltoso per un plebeo (chiamiamolo così anche se il termine non è proprio esatto)resistere alla volontà di un signore.

Ma questo ben oltre il medioevo, basta pensare a Renzo e Lucia nei promessi sposi.

Se non ricordo male è proprio tra il sei e il settecento chew gli abusi degli aristocratici cominciano a essere percepiti come violenze e denunciati. Per un certo periodo queste violenze sembrano aumentare spaventosamente, ma non è così, quella che aumenta è la percezione del fenomeno come abuso, in parallelo alla crescità dell'importanza della borghesia.

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Pare che un vero e proprio diritto con quel nome non esistesse, sebbene ne parla Voltaire secoli dopo, dove l'accezione di Signore è riferita anche ai Vescovi, che all'epoca erano essi stessi feudatari, visto che di nomina imperiale. Non esisteva un tale diritto anche perché i nobili non si sarebbero mai degnati di legiferare qualcosa in tal senso che riguardasse la plebe, il fatto stesso di appartenere al feudo li rendeva proprietà del Signore. Dal punto di vista della pratica, quindi, questa poteva essere tranquillamente a discrezione del Signore feudale.

 

Pare che vi sia un solo documento dell'epoca (tredicesimo secolo) che parli di "droit de culage" inteso come dare la propria moglie al Signore per una notte: «Conte des vilains de Verson» di Estout de Goz. Ma si tratta di un poema che voleva umiliare i paesani.

 

Occorre, in ogni caso, fare attenzione che non si può rappresentare in maniera omogenea l'europa dell'epoca, quindi le vessazioni possibili in un'area geografica erano, magari, inimagginabili in un altra.

E non dimentichiamoci, comunque, che le donne non erano dotate di anima

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jIn conclusione invece di fare importanza alla legge e alla violenza in sé, potrei concentrarmi meglio sull'impotenza del popolano... solo che ho paura di cadere nella banalità ò.ò

Però se questa legge non esiste potrei inventare la causa per cui si pensa che esista, facendosi che è il potente a emanarla... d'altra parte potrebbe essere considerato come un errore storico?

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Più che altro dovresti spiegare come mai poi non ne resta traccia in nessun documento. In quel caso non sarebbe un "errore storico". :)

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Secondo me dipende da cosa stai scrivendo. Se è un romanzo storico non lo puoi fare, sarebbe considerato un errore abbastanza grossolano visto che la cosa è abbastanza nota. 

Se il tuo romanzo non è di quel tipo, ma lo collochi da qualche parte nel fantastico, pur con una ambientazione medievaleggiante, allora lo puoi fare.

Ma non ho capito perché ti serve la legge. Non può violentarla e basta?

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Ospite Lem Mac Lem

grazie mille per le risposte :)

quindi se dovessi scrivere di una fanciulla che è promessa a un altro questa legge non può essere la giustifica per un eventuale violenza da parte di un feudatario potente?

 

Un feudatario non doveva giustificarsi se ammazzava un plebeo, figuriamoci se stuprava una contadinella. Non credo esista un solo caso documentato di nobile condannato per avere violentato una ragazza del popolo - al più può pagare una multa, leggi risarcimento per il padre che si ritrova con la figlia 'avariata' e avrà difficoltà a sposarla, ma deve essere una sua pari o quasi.

Anzi, c'erano nobili che il vizietto dello stupro (o peggio) ce l'avevano proprio, e non ci si poteva fare niente. Per capirci, uno dei peggiori serial killer della storia, Erzbeth Bathory, era una nobile. Riconosciuta colpevole dell'assassinio di un numero enorme di ragazze (si parla dalle 400 alle 600 vittime), venne processata solo ed esclusivamente perché, nella sua follia, aveva cominciato a far sparire ragazze un po' troppo di buona famiglia perché la cosa potesse essere ignorata. Fu riconosciuta colpevole, e condannata all'ergastolo... agli arresti domiciliari.

Ha ucciso centinaia di ragazze allo scopo di fare il bagno nel loro sangue, ma essendo nobile la sua condanna è stata solo di essere confinata in casa sua. Se si fosse limitata nelle vittime, o se avesse continuato con contadine e serve senza nome, malgrado tutti sapessero quello che faceva, non le sarebbe accaduto niente.

Per la nostra mentalità non è facilissimo capire che l'inviolabilità fisica dell'individuo è una conquista recente.

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Ricordo che nel film "Braveheart" di Mel Gibson lo ius primae noctis veniva fatto passare per norma di legge. I due protagonisti (Gibson e l'attrice che impersonava sua moglie) si sposarono di nascosto proprio per evitare l'adempimento di quella norma. E il film di Gibson aveva intenti di ricostruzione storica.

Condivido comunque le osservazioni di Nanni.

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Ricordo che nel film "Braveheart" di Mel Gibson lo ius primae noctis veniva fatto passare per norma di legge. I due protagonisti (Gibson e l'attrice che impersonava sua moglie) si sposarono di nascosto proprio per evitare l'adempimento di quella norma. E il film di Gibson aveva intenti di ricostruzione storica.

 

Vero, infatti nella pagina di wikipedia dedicata a Braveheart la storia dello ius prime noctis viene segnalata come uno dei diversi errori storici del film. 

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Vorrei provare a fare una precisazione.

 

Pare che un vero e proprio diritto con quel nome non esistesse, sebbene ne parla Voltaire secoli dopo, dove l'accezione di Signore è riferita anche ai Vescovi, che all'epoca erano essi stessi feudatari, visto che di nomina imperiale. Non esisteva un tale diritto anche perché i nobili non si sarebbero mai degnati di legiferare qualcosa in tal senso che riguardasse la plebe, il fatto stesso di appartenere al feudo li rendeva proprietà del Signore. Dal punto di vista della pratica, quindi, questa poteva essere tranquillamente a discrezione del Signore feudale.

Questo non è vero. Quello del "servo della gleba" è, nella sua generalizzazione, un altro mito. Le uniche persone a essere di proprietà giuridica del signore erano i suoi servi, che non costituivano di certo la maggioranza della popolazione di un territorio. Se il signore poteva permettersi di compiere soprusi nei confronti dei contadini che si trovavano sulla terra sulla quale esercitava un potere (non necessariamente terra che gli apparteneva, non necessariamente terra feudale, come non necessariamente "feudale" era il signore, ma qui bisognerebbe davvero precisare di quale periodo del medioevo si parla, perché sennò si generalizza troppo) non era perché i contadini gli appartenevano, ma semplicemente perché di fatto poteva permetterselo. E questo potere di fatto, peraltro, credo vari molto di luogo in luogo e di tempo in tempo.

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il progetto che avevo in mente è un racconto paranormale in cui la ragazza stuprata ritorna in vita per vendicarsi... solo che il suo tempo è diverso da quello dei vivi e quindi "sbaglia' secolo. Da qui volevo introdurre un flashback. Ora ho due scelte una che il colpevole sia già stato giustiziato ma lei non n'è consapevole oppure che l'episodio non sia stato considerato.

quindi purtroppo la via più semplice è quella di creare una del popolo. Purtroppo per la protagonista. Grazie per le riposte :)

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Lo ius primae noctis nasce da un equivoco storico

legato ad un istituto giuridico barbarico e primitivo realmente esistente, la prelibazione - in alcuni casi si trattava della consegna della sposa da parte della tribù allo sposo dopo averne menomato l'imene, in altri casi di una vera e propria deflorazione rituale. Di certo non è consuetudine medievale

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Più che altro dovresti spiegare come mai poi non ne resta traccia in nessun documento. In quel caso non sarebbe un "errore storico". :)

 

Ovvio, perché molti feudi erano assegnati ai Vescovi e dopo che la Chiesa ha ripreso il controllo delle nomine vescovili ha anche insabbiato tutta la faccenda dello ius primae noctis. Guarda caso, nel riferimento che ho fatto sopra di un unico documento medievale (XIII secolo) che parla di droit de culage il Signore in questione era l'Abate di Mont-Saint-Michel

Imprimatur e Codice da Vinci insegnano... se si tratta di nascondere e insabbiare allora è responsabilità della Chiesa.

 

il progetto che avevo in mente è un racconto paranormale in cui la ragazza stuprata ritorna in vita per vendicarsi... solo che il suo tempo è diverso da quello dei vivi e quindi "sbaglia' secolo. Da qui volevo introdurre un flashback. Ora ho due scelte una che il colpevole sia già stato giustiziato ma lei non n'è consapevole oppure che l'episodio non sia stato considerato.

quindi purtroppo la via più semplice è quella di creare una del popolo. Purtroppo per la protagonista. Grazie per le riposte :)

 

Attento, però, a non compiere un altro anacronismo. In un romanzo storico, e nel tuo caso con un personaggio preso da una precisa ambientazione storica, occorre sempre tener presente le credenze e la mentalità dell'epoca. Quello che oggi a te appare come un gravissimo sopruso scatenante di una caccia attraverso i secoli, per una contadinella del medioevo era un rischio oggetto di passiva sopportazione. Già diverso se elevi lo stato sociale della donzella. Se invece ti sposti un paio di secoli (o giù di lì) più avanti già ti ritrovi davanti a fanciulle tutt'altro che accondiscendenti (pensa ad Artemisia Gentileschi o a Beatrice Cenci)

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Più che altro dovresti spiegare come mai poi non ne resta traccia in nessun documento. In quel caso non sarebbe un "errore storico". :)

 

Ovvio, perché molti feudi erano assegnati ai Vescovi e dopo che la Chiesa ha ripreso il controllo delle nomine vescovili ha anche insabbiato tutta la faccenda dello ius primae noctis. Guarda caso, nel riferimento che ho fatto sopra di un unico documento medievale (XIII secolo) che parla di droit de culage il Signore in questione era l'Abate di Mont-Saint-Michel

Imprimatur e Codice da Vinci insegnano... se si tratta di nascondere e insabbiare allora è responsabilità della Chiesa.

Se proprio non se ne trova nemmeno uno coevo, né documento legale, né accenno (persino Dante e Boccaccio si lasciano scappare l'argomento, eppure ne avrebbero avuto di occasioni), sarei più propensa a considerarla un'invenzione che un insabbiamento.

Ah, e dubito che il Codice da Vinci abbia da spiegare alcunché su come si fa storia.

Visto che mi è venuto in mente, Boccaccio è molto illuminante sulla reale percezione medievale della sessualità, su cose ufficialmente proibite e in realtà permesse, sui rapporti tra un sesso e l'altro, tra popolani e signori e clero, ecc. una riletta gliela ridarei.

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Più che altro dovresti spiegare come mai poi non ne resta traccia in nessun documento. In quel caso non sarebbe un "errore storico". :)

 

Ovvio, perché molti feudi erano assegnati ai Vescovi e dopo che la Chiesa ha ripreso il controllo delle nomine vescovili ha anche insabbiato tutta la faccenda dello ius primae noctis. Guarda caso, nel riferimento che ho fatto sopra di un unico documento medievale (XIII secolo) che parla di droit de culage il Signore in questione era l'Abate di Mont-Saint-Michel

Imprimatur e Codice da Vinci insegnano... se si tratta di nascondere e insabbiare allora è responsabilità della Chiesa.

Se proprio non se ne trova nemmeno uno coevo, né documento legale, né accenno (persino Dante e Boccaccio si lasciano scappare l'argomento, eppure ne avrebbero avuto di occasioni), sarei più propensa a considerarla un'invenzione che un insabbiamento.

Ah, e dubito che il Codice da Vinci abbia da spiegare alcunché su come si fa storia.

Visto che mi è venuto in mente, Boccaccio è molto illuminante sulla reale percezione medievale della sessualità, su cose ufficialmente proibite e in realtà permesse, sui rapporti tra un sesso e l'altro, tra popolani e signori e clero, ecc. una riletta gliela ridarei.

 

Dante e Boccaccio erano distratti o magari non si applicava alla realtà italiana. La parte interessante, però, è che quell'unico documento che ho citato esiste nella realtà - localizzando geograficamente la faccenda lontana dall'Italia - e quindi potrebbe benissimo essere l'unico tassello sfuggito al rogo. Tutto il resto si troverà negli archivi vaticani (vedi Imprimatur)

Sul Codice da Vinci siamo perfettamente d'accordo e, se è per questo, in fondo anche Imprimatur con tutto il suo presunto rigoro storico non è un buon esempio di romanzo storico, vista la pedanteria con cui si dilunga tra cure per la peste e ricette di cucina, ma questa è altra storia.

A parte ciò, io sto giocando con le ipotesi e giustificazioni e sono d'accordo con te che il tutto traballa, però, in questo caso potrebbe valer più lo "scandalo" del tema trattato sull'insabbiamento dela Chiesa che la coerenza (come Dan Brown, ahimé, insegna)

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Ma come avrebbe fatto la Chiesa, seppur potente, a eliminare interi codici legislativi senza che ne sopravvivesse neanche una copia? Per fare un esempio, di copie della Legge del consolato del mare se ne trovano in ogni dove, non tutte identiche, non tutte nella stessa lingua, non tutte della stessa data ma in mille anni hanno riempito i porti del Mediterraneo. Possibile che di tutti i codici legislativi sopravvissuti del Medioevo neanche uno riportasse una legge di questo tipo?

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Ma come avrebbe fatto la Chiesa, seppur potente, a eliminare interi codici legislativi senza che ne sopravvivesse neanche una copia? Per fare un esempio, di copie della Legge del consolato del mare se ne trovano in ogni dove, non tutte identiche, non tutte nella stessa lingua, non tutte della stessa data ma in mille anni hanno riempito i porti del Mediterraneo. Possibile che di tutti i codici legislativi sopravvissuti del Medioevo neanche uno riportasse una legge di questo tipo?

 

Tu fai riferimento, però, a leggi che hanno un impatto allargato e in quanto tali necessitavano di essere largamente diffuse, non leggi relative a un éclave chiusa come poteva essere il territorio del singolo Signore 

Il corpo di leggi relative allo ius primae noctis, invece, potrebbe pure non avere forma scritta ma essere accettato come tale in quanto afferente agli "usi e costumi". La giurispudenza moderna riconosce tali "usi e costumi" quale fonte (terziaria) del diritto e quindi, a tutti gli effetti, in un mondo medievale non ne sarebbe nemmeno stata necessaria una codifica scritta.

Così, se da un lato mancano fonti scritte e quelle che vi erano vengono soppresse e capillarmente requisite dalla Chiesa (qui all'autore costruire il meccanismo di requisizione, tramite Inquisizione o cos'altro) non fu possibile nello stesso tempo cancellare l'esistenza dello ius primae noctis dalla memoria del popolino che ha continuato a tramandarsi, sotto voce, quel terribile passato finché in tempi più recenti è giunto alle orecchie degli Illumisti che, nella loro lotta all'oscurantismo religioso, non si sono fatti remore a riproporlo

(non dimentichiamoci, inoltre, che non stiamo immaginando lo ius primae noctis, o il droit de culage, diffuso in tutta europa ma solo in certe aree e questo semplifica un po').

 

p.s. Non dimentichiamoci, tra l'altro, che quando Innocenzo III volle riprendere il controllo della Chiesa su Vescovi e prelati agì con modi molto spicci per eliminare coloro che si rifiutavano di ubidirgli, anche a tale scopo nascque in seguito l'Inquisizione che fu capillare nell'agire. Facile, a quel punto, giustificare che in quell'opera di sottomissione e punizione dei riottosi si sia anche proceduto a cancellare tutte le prove dei misfatti degli Alti Prelati nei secoli precedenti.

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