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Ospite Bradipi

Medicina

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Ospite

Il bello della vita è che si compiono spesso scelte senza sapere bene a ciò a cui si vada incontro.

Ho visto che diversi utenti sono affascinati dalla terza professione più vecchia del mondo (la prima è la prostituzione, la seconda è prestare ad interesse, la terza è la medicina), ma forse senza una perfetta cognizione della realtà.

Benché sappia che i saggi non siano molto amati dagli utenti ve ne segnalo alcuni godibilissimi scritti da medici e quindi autobiografici:

- “La casa di Dio” di Samuel Shem, Feltrinelli ed., vi si narra di un anno di internato in ospedale del protagonista. È un po’ datato, si riferisce agli anni ’70 del secolo scorso, e la situazione è leggermente migliorata (il protagonista può vantare solo due remissioni temporanee, ora alcune prognosi sono migliori), ma è splendido. Purtroppo è difficile da trovare.

- “Come pensano i dottori” di Jerome Groopman, Mondadori ed., molto più recente illustra un differente aspetto della medicina, la difficoltà, prima di tutto logica, di trovare cosa non vada in un paziente

- “La dura vita del beato porco” di Eugenio Picano, Il Pensiero scientifico ed., forse il più divertente di tutti, racconta di come si faccia carriera, e per quali “meriti”, in Italia. Qui il sito ufficiale: http://www.beatoporco.it/libro/libro.htm

- “Camici e pigiami. Le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana”, Paolo Cornaglia Ferraris, Laterza ed., sempre in Italia, l’organizzazione (?) della sanità, Anch’esso è datato, ora le cose vanno molto peggio. Qui il sito ufficiale: http://www.camiciepigiami.org/

Scritti da pazienti che raccontano la loro esperienza:

- “Malattia come metafora. Cancro e Aids” di Susan Sontag, Mondadori ed.

- “Palermo-civico-Palermo” di Francesco Gambaro, Sellerio ed.

Purtroppo ambedue fuori catalogo.

E l’episodio “medici” del film “caro diario” di Nanni Moretti, l’unico tra tutti i film, telefilm, serial che abbia trovato realistico.

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Ospite Linda Rando

Copio il topic anche in Documentazione, può essere utile anche a questo :(

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(la prima è la prostituzione, la seconda è prestare ad interesse, la terza è la medicina)

Credevo che la seconda professione più antica del mondo fosse la spia... icon_eek.gif

Interessante, esiste una bibliografia simile anche riguardo i farmacisti? thanks.gif

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Risveglio il topic perché mi servono informazioni su:

- il tifo (inteso come malattia): sintomi, decorso, contagiosità, ecc.;

- come veniva curato prima degli antibiotici (prima guerra mondiale);

- ospedali da campo (possibilmente austriaci nella prima guerra mondiale);

- strumenti medici e pratica nella prima guerra mondiale.

Per ora sto guardando su Wikipedia, dove ho già scoperto che esistono tre malattie che si chiamano "tifo" e credo che quella che interessa a me sia il "tifo esantematico", perché diffuso in caso di guerra o altre calamità simili:

http://it.wikipedia.org/wiki/Forte_Belvedere_Gschwent

e il Museo della Grande Guerra a Roana:

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Ospite

Il primo parla di lesioni cerebrali, non di coma.

Il coma è un sono dal quale non ti puoi risvegliare, una lesione cerebrale tipo ictus non sempre provoca il coma.

Un link sulla scala di Glasow:

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Il primo parla di lesioni cerebrali, non di coma.

Il coma è un sono dal quale non ti puoi risvegliare, una lesione cerebrale tipo ictus non sempre provoca il coma.

Se fai click sulla voce Conseguenze c'è una descrizione su vari livelli di coma, in parole un po' più piane e utili dal punto di vista narrativo della scala di Glasgow, che aiuta i medici a valutare, ma poco gli scrittori a descrivere.

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A me interesserebbero metodi di cura, soprattutto con l'utilizzo di piante, nel medioevo e nel rinascimento. Secondo voi dove posso trovare un po' di materiale?

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Ospite

In rete trovi qualcosa, ma vi sono una serie di problemi: il tuo interesse a quale zona è rivolto e considera che prima di una classificazione precisa ognuno chiamava le piante secondo tradizioni locali e non sappiamo molto della medicina popolare non ufficiale.

In concreto scrivi quello che vuoi che sembri verosimile, stai solo attenta a non usare piante che provengano da zone geografiche inesplorate all'epoca, come patate, pereroni e digitale (americani).

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A me interesserebbero metodi di cura, soprattutto con l'utilizzo di piante, nel medioevo e nel rinascimento. Secondo voi dove posso trovare un po' di materiale?

Più che l'uso delle piante erano interessanti i metodi di cura, potrebbe esserti utile la consultazione (a leggerlo tutto non ci sono proprio riuscito) del Paragrano di Paracelso reperibile in varie edizioni.

In breve:

Il primo fondamento della medicina è la filosofia, il secondo è l'astrologia.

Auguri

----

Poldo

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Visto che c'è un medico e mezzo (l'altro mezzo è quello che manca a Bradipo) faccio una domanda anche io: esiste in Italia un barbiturico in compresse? Se sì, qual'è il nome commerciale?

Grazie love1.gif

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A me interesserebbero metodi di cura, soprattutto con l'utilizzo di piante, nel medioevo e nel rinascimento. Secondo voi dove posso trovare un po' di materiale?

Come te la cavi col latino?

Questo è un testo di botanica rinascimentale:

http://books.google.it/books?id=sQTB_IYe-uYC

Trovi anche altro materiale tra i suggeriti. Prospero Alpino, che è l'autore del libro, era un botanico, professore a Padova e direttore dell'Orto Botanico di Padova (il primo in Europa). Il ibro è stato scritto alla fine del XVI secolo ed è inteso come testo universitario.

Come approccio generale alla medicina, puoi leggere:

Carlo Cipolla, Chi ruppe i rastelli a Montelupo

Carlo Cipolla, Il burocrate e il marinaio

Sono entrambi sulla peste e le misure di contenimento (il primo più del secondo). In questo momento non mi viene in mente niente di più generale.

Conta però che ci sono molte differenze tra zona e zona e anche tra ceto sociale e ceto sociale. In generale, qualunque area sotto l'influenza islamica più o meno diretta (Italia, Spagna, Balcani, sud Mediterraneo) godeva di una buona medicina, con ospedali e cursus honorum di tipo moderno, per molti versi simili a quelli attuali (obbligo di laurea e esame di stato per i medici, ad esempio). Celebre in questo senso è la scuola di Salerno, voluta da Federico II. Più avanti sarà l'università di Padova a importare molti modelli, come l'orto botanico e le cliniche universitarie, tutti già presenti nelle Nizamiyya del mondo islamico (dal X secolo).

La pratica di una medicina magica è un mito da sfatare per ampie aree del Mediterraneo. Certo probabilmente esistevano pratiche residue tipo rimedi della nonna (come bagnare le mani con rugiada della notte di San Giovanni per guarire i porri) o anche peggio (decotti di prezzemolo per abortire), ma la medicina e la farmacologia erano se non proprio una scienza almeno un insieme di pratiche condivise, studiate in apposite scuole con testi di ampia diffusione (ad es. i testi di Avicenna, che venivano tradotti e studiati anche in Europa fino al '500).

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Visto che c'è un medico e mezzo (l'altro mezzo è quello che manca a Bradipo) faccio una domanda anche io: esiste in Italia un barbiturico in compresse? Se sì, qual'è il nome commerciale?

Grazie love1.gif

Certamente, Gardenale 100 mg compresse, antiepilettico, ricetta non ripetibile.

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Visto che c'è un medico e mezzo (l'altro mezzo è quello che manca a Bradipo) faccio una domanda anche io: esiste in Italia un barbiturico in compresse? Se sì, qual'è il nome commerciale?

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Certamente, Gardenale 100 mg compresse, antiepilettico, ricetta non ripetibile.

Grazie infinite love1.gif

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Per le mie conoscenze mi sembra buono, però è affetto da un vizio piuttosto comune nella storiografia medievale: non considera l'altra metà del Mediterraneo, dove la situazione era molto più evoluta, né i vari contatti che c'erano con quest'altra realtà, soprattutto in Italia e in Spagna.

Inoltre bisogna considerare che il Medioevo è lungo 1000 anni e anche di più se consideri il Rinascimento.

E c'è una bella differenza tra essere curati nel IX secolo o nel XII.

Guarda anche questi:

http://it.wikipedia.org/wiki/Avicenna

http://it.wikipedia.org/wiki/Il_canone_della_medicina

http://en.wikipedia.org/wiki/The_Book_of_Healing

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Visto che c'è un medico e mezzo (l'altro mezzo è quello che manca a Bradipo) faccio una domanda anche io: esiste in Italia un barbiturico in compresse? Se sì, qual'è il nome commerciale?

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tutti si dimenticano di me ç_ç engué.

Scherzo.

ahaha.

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Visto che c'è un medico e mezzo (l'altro mezzo è quello che manca a Bradipo) faccio una domanda anche io: esiste in Italia un barbiturico in compresse? Se sì, qual'è il nome commerciale?

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tutti si dimenticano di me ç_ç engué.

Scherzo.

ahaha.

Intendevo quelli intervenuti in questo topic icon_cheesygrin.gif

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Rianimo questo topic perché ho bisogno di un chiarimento.

Ho un medico che ha una paziente in coma in seguito a un avvelenamento. La paziente rimarrà in coma per quattro o cinque giorni e per me è abbastanza indifferente come, ma mi chiedo se avrebbe un qualche senso che fosse mantenuta in coma artificialmente (coma farmacologico), magari anche solo perché è un tipo di avvelenamento molto doloroso.

Questo perché vorrei che un altro medico contestasse il modo in cui la paziente viene curata.

Qui mi si apre un altro problema: quanto è etica questa mossa? Io vorrei che lo fosse il meno possibile. Il medico che contesta lo fa per invidia ed esasperazione, non perché effettivamente ne sappia qualcosa (il medico che ha in cura la paziente è un genio della tossicologia), e perché non ritiene il tossicologo un medico vero. Vorrei che emergesse tutto questo, che gli devo far dire? Quanto si deve spingere nel contestare?

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premetto che mi esprimo da studente di ctf e non da medico quindi sono di parte, ma il tipo di avvelenamento è fondamentale per far parlare l'altro medico con cognizione di causa a meno che tu non voglia far trasparire il suo pensiero, allora è tutt'altra cosa, anche se non capisco perché un medico non dovrebbe considerare un tossicologo un suo collega

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Sì, certo, l'altro non solo non ha idea del tipo di avvelenamento, ma non ci capisce neanche granché, per lo meno messo a confronto col tossicologo. Però dovrebbe dire qualcosa di "sensato". Tipo se nel 90% degli avvelenamenti si fa la cosa X, e qui non è stata fatta, lui dovrebbe dire: «cosa aspettiamo a fare X?» Per esempio, se il tossicologo la tiene in coma, potrebbe dire «non si è mai visto che si tenga in coma famacologico un paziente che ha subito un avvelenamento, è ora che si risvegli» anche se poi magari non è vero.

Il motivo per cui non lo considerano un collega è molto semplice: il tossicologo ha un reparto tutto per sé, dove tiene al più uno o due pazienti l'anno (intendo ricoverati, in ambulatorio fa almeno una ventina di visite l'anno), ma ha un finanziamento speciale, per cui a differenza di tutti gli altri non risente di tagli e può avere tutto quello che vuole, personale, laboratori, materiale, spazio, ecc. Gli altri non lo sopportano e fanno di tutto per screditarlo. Tanto più che la paziente non è ricoverata da lui, ma in terapia intensiva. Siccome passa più tempo in laboratorio che coi pazienti, ecco che gli vien facile dire che lui non è un vero medico.

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Ospite Bradipi

Etica? Che cosa è?

Ti ricordi l'inizio de "il pendolo di Foucault" in cui si leggono le regole dei Templari per capire quali fossero le colpe più frequenti di quei cavalieri? Leggi il giuramento di Ippocrate (versione moderna) per scoprire quali siano i comportamenti considerati errati.

Per la discussionde tra medici e professori ti rimando a "Pinocchio": http://www.linguaggioglobale.com/Pinocchio/txt/16.htm

Se vuoi scendere nel tecnico una bella discussione sui vantaggi e svantaggi dell'aferesi terapeutica: http://www.trasfusionalepescara.it/aferesit.htm ci può stare.

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Per "etico" intendo che si deve vedere che agisce così perché è proprio quel medico, con un altro collega non si permetterebbe mai.

Quindi una cosa del tipo: diamole un antidoto che la cura/sveglia subito, anziché ostinarci con l'aferesi che per ora non dà risultati tanto che la paziente è ancora in coma?

Quello che il secondo medico non sa è che l'antidoto è inutile perché la paziente era già stata immunizzata al veleno, quindi più di quello che fa già il suo sistema immunitario non è possibile fare?

L'immunità è solo parziale, verso alcune componenti letali del veleno, mentre verso altre non letali ma comunque dannose non è possibile essere immunizzati. L'aferesi servirebbe quindi a smaltire queste componenti più velocemente e con meno rischi che lasciando che il corpo faccia da sé?

Potrebbe tenerla in coma farmacologico per poter fare un'aferesi più lunga e invasiva?

Meglio aferesi o dialisi (sempre che ci sia differenza)? Contando anche che è un procedimento che deve durare due o tre giorni.

PS: veleno (naturale da una specie di vipera) e tecniche mediche sono inventate, anche se plausibili.

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Ospite Bradipi

Per "etico" intendo che si deve vedere che agisce così perché è proprio quel medico, con un altro collega non si permetterebbe mai.

La realtà supera di gran lunga la letteratura: http://www.corriere.it/cronache/10_agosto_28/messina-lite-sala-parto-medici-madre-bambino-gravi_f0e6c378-b2ad-11df-8a2a-00144f02aabe.shtml più di una rissa che vuoi un duello a pistolettate modello far-west?

Tra aferesi e dialisi ed emofiltrazione vi sono grandi differenze: con l'aferesi levi tutta la parte liquida del sangue (plasma) e lo sostituisci con plasma di donatore (o anche solo albumina) quindi elimini tutto, con la dialisi ti servi di membrane permeabili solo alle molecole piccole, quindi le molecole più grosse restano in circolo.

In coma farmacologico per il dolore?

N.B. di aferesi ne ho viste diverse, di coma faramacologico no.

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Non mi interessa il massimo livello di crisi, ma quello minimo: oltre cosa si passa da "disaccordo sulla terapia" a "insulto equivalente a il collega ha comprato la laurea coi punti del Dixan?"

Quanto al resto non ho capito. Il coma farmacologico esiste o è un'invenzione della TV?

Ho idea che quello che mi serve a questo punto sia l'emofiltrazione. La paziente resta in coma per circa una settimana. A quello che ho capito, nessuno sa come funzioni la cosa, e quindi il risveglio dal coma va un po' a caso, però è più plausibile che il risveglio sia un effetto delle cure, cioè una volta ripulito il sangue ci si aspetta che si risvegli, oppure della diminuzione del dolore (tipo il corpo si mantiene incosciente perché il dolore sarebbe troppo forte) oppure che questo stato di incoscienza sia pilotato dal medico, in modo da ridurre il disagio e accelerare le cure?

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Ospite Bradipi

Swetty, il livello dipende dal set e dal setting, non credo possa esistere una regola generale, se io (Bradipone) dico a te: "sei una precisina" non ha lo stesso effetto che se lo dice un utente sconosciuto, magari dopo un intervento di moderazione. Il mondo che tu descrivi è molto militarizzato e gerachizzato i due medici sono di pari livello?

Se non ricordo male Gogol in "aime morte" scrive che in russo vi è un modo di parlare a un contadino, uno a un borghese, uno al proprietario di mille anime e un altro ancora al proprietario di 10.000.

in inglese invece si usa "you" per chiunque, tranne che la famiglia regnante.

Il coma farmacologico esiste, ma solo nei reparti di terapia intensiva.

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Resuscito il topic per altra questione.

I miei personaggi, in quanto militari, hanno a disposizione dei kit di pronto soccorso. Questo, oltre ai soliti cerotti & co., contiene un tutore autoadattante per immobilizzare le fratture (un esoscheletro che sostiene anche il corpo e consente di tornare a camminare, oltre a tenere pulita e disinfettata la zona) e delle siringhe predosate di quella che loro chiamano "mistura santa", cioè un misto di antisettici, antinfiammatori e antidolorifici, in varie proporzioni a seconda del tipo di siringa. In particolare, una di queste siringhe è in grado di anestetizzare un arto. Non ci sono problemi di allergie o altro perché vengono "personalizzate".

Loro vengono addestrati ad automedicarsi con questi kit, compreso farsi le iniezioni da soli. Ma ovviamente non sono infermieri.

La domanda è: qual è il punto di iniezione per addormentare:

- tutta la gamba compreso il ginocchio;

- dal polpaccio in giù.

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Se devo pensare a tutte quelle volte che l'ho visto fare in televisione nei vari film, le persone eseguono quell'iniezione sulla coscia.

Non so se perchè c'è l'arteria femorale, quindi la "mistura santa" defluisce nel corpo più velocemente.

Ti riporto ciò che penso io, aspetta però informazioni più dettagliate :asd:

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