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Sissy

Insistere o Desistere?

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L'impatto con le mille difficoltà che uno scrittore emergente incontra possono risultare umilianti e farti passare la voglia. Ma, rielaborando come credo tu hai fatto, possono darti la spinta a migliorare. Ognuno deve trovare dentro di sé le motivazioni per scrivere...se hai quelle, nessuna delusione di può fermare!

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Cara Sissy,

ti scrivo mentre fuori piove con tuoni e fulmini, questo dovrebbe dare una prima lettura del mio stato d'animo.

Dopo un numero imprecisato di no arrivati ed una valanga di no non ancora ricevuti (dopo 1 anno dalla spedizione) sono entrato in uno stato depressivo catatonico.

Epilogo di questa roba, la promessa di non scrivere mai più nemmeno un biglietto di auguri.

Reazione al blocco da scrittura ho "agguantato" il manoscritto e l'ho gettato in un cassetto.

Poi, però, mi sono detto che era un gran peccato smettere, ho pensato a quanto mi piace scrivere (anche se non sono poi così bravo) ed ho deciso di far leggere il libro "ad uno bravo".

Il "bravo" in questione l'ha corretto, facendomi notare i passaggi poco chiari e sistemando i molteplici refusi.

In pratica ora è un capolavoro!

Lo pubblicheranno mai? Sai cosa ti dico? Machissenefrega!

Nel mentre vado oltre, ho cominciato a scriverne uno nuovo (un giallo) poi ho in mente un libro di super-amore ed uno che parla di fantasmi e robe simili.

Bisogna andare avanti, fare quelle cose che ci piacciono veramente (anche se queste normalmente fanno male), esempio:

Mangiare = colesterolo, trigliceridi, obesità, diabete etc.

Bere = tutte le peggio malattie, cadono i capelli e se ti beccano che guidi ti aprono come una vongola.

Tr...Fare all'amore* (*all'amore come diceva il Mago Forrest) = se non stai attento ti becchi le peggio malattie e magari (se ti becca lei) anche una coltellata da tua moglie.

Scrivere = qualche no e questo almeno non uccide (quindi non è poi così male)!

Scusami se scherzo, non voglio che questa mia sia letta come una presa in giro, vorrei semplicemente dirti che non è giusto smettere di scrivere per qualche no.

Si smette quando si vuole basta però che le ragioni siano proprie, non per un giudizio negativo dato da altri!

Un enorme in bocca al lupo a tutti noi!!!

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Grazie per i vostri commenti. Sapere di vivere le stesse esperienze non ci fa sentire soli. Sapere che un editore comprende le nostre frustrazioni mi dona speranza.

La speranza che, forse, la mia idea di trovare un editore=compagno di viaggio che creda nel mio lavoro, non sia solo un'illusione. Come ho gia' scritto, credo molto nel lavoro degli editori e nel contributo che danno a un 'opera. Io non conosco il mondo dell'editoria, ma loro sanno come muoversi.

Per ora, ho trovato la voglia e la forza di sistemare tutto, ma proprio tutto quello che non mi convince nel mio romanzo. Le parti che"sento" meno saranno modificate. Posso migliorare il mio lavoro. Posso migliorare il mio modo di scrivere e descrivere. Ci vuole solo impegno, tenacia e pazienza.

;-)

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bisogna sempre scrivere per se stessi senza mai dimenticare che quando si scrive si è soli. 

L'unica vera compagnia che troverai sarà quella dei tuoi personaggi.

Una volta che avrai accettato questo e il fatto che non si smette mai di imparare scrivendo, avrai tutto quello che ti serve.

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Personalmente, quando attraverso un momento difficile, magari di scoraggiamento, mi fermo un attimo e per così dire mi "disintossico" dal mondo della scrittura. A volte è capitato (raramente ma è successo) che per giorni nemmeno aprissi il WD proprio per questo motivo, perché in alcuni momenti ho bisogno di staccare la spina e la testa da questa cosa. Ci siamo imbarcati in una bellissima avventura secondo me ma non per questo deve diventare un "mestiere" prima del tempo (magari non lo diventerà mai) :)

Da parte mia anche "scrivere per me stessa" ha senso fino a un certo punto ma è un problema caratteriale: non riesco a fare qualcosa senza che questa abbia uno scopo. Per esempio scrivo qui per darti dei consigli (o provare a tirarti un pò su il morale) non per tenere un post fine a sè stesso, capisci che voglio dire? Se tu riesci a scrivere per te stessa ben venga, fallo, lo reputo terapeutico ;)

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mi spiego meglio. Avendo la scrittura a che fare con la parte più intima di noi, ha inevitabilmente a che fare con la sfera della solitudine. Parlo di quella solitudine che tutti hanno (magari non tutti percepiscono) a prescindere dalla quantità di affetto che li circonda.

 

La solitudine ti porta a ricercare un feedback negli altri.

Scrivi perchè ti "senti" solo.

Vorresti che qualcuno leggesse quello che scrivi per lo stesso motivo.

Vorresti che qualcuno ti pubblicasse perchè vuoi un feedback più autorevole e perché questo ti porta anche al punto precedente (essere letto).

Se sei letto vorresti ricevere anche un parere. Più pareri. Vorresti condividere sempre di più. Vorresti sconfiggere la solitudine che ha generato tutto questo.

 

Se però non sei consapevole che quella "solitudine" che ti ha spinto a inventare una storia non ti lascerà mai, se sei convinto di sconfiggerla invece che fartela alleata, sarai destinato a trarre dalla scrittura più frustrazione che gratificazione.

 

Detto in soldoni, una volta che hai pubblicato non ti sentirai molto meglio. Solo la scrittura di altre cose ti darà il sollievo che cerchi.

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Il mio "soli" si riferiva al fatto che, dalle esperienze degli altri aspiranti scrittori, non sono la sola a ricevere delle risposte negative.

E' interessante, pero', la discussione che ne e' seguita. Il mio "desistere" e' legato al farro che non sono ossessionata dall'idea di pubblicare. Se il mio romanzo/stile/altro non piace, pazienza. Potrebbe pero' esserci un solo lettore a cui cio' che ho scritto potrebbe interessare/piacere/deliziare. Per questo penso alla pubblicazione.

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Il mio "soli" si riferiva al fatto che, dalle esperienze degli altri aspiranti scrittori, non sono la sola a ricevere delle risposte negative.

E' interessante, pero', la discussione che ne e' seguita. Il mio "desistere" e' legato al farro che non sono ossessionata dall'idea di pubblicare. Se il mio romanzo/stile/altro non piace, pazienza. Potrebbe pero' esserci un solo lettore a cui cio' che ho scritto potrebbe interessare/piacere/deliziare. Per questo penso alla pubblicazione. Sono t

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...alla fine, sono tornata a leggere il mio romanzo e mi e' tornato il buonumore!

Non importa quanto tempo i vorra', non importa quanto lavoro faro'. Riprendero' in mano il mio scritto, faro' tesoro di cio' che ho imparato (non si finisce mai di imparare!) e faro' come un autore qui sul forum che sta preparando in modo maniacale la sua opera per il self publishing. Ho tutta l'estate davanti e a settembre valutero' cosa fare.

Ognuno di noi porta dentro la propria voce e una storia da raccontare. Ho capito che voglio seguire cio' che sento e voglii scrivere, a prescindere dal resto (vedi critiche e rifiuti.) Spero che i miei "tormenti" possano aiutare altri nella mia stessa situazione.

Un grazie enorme a tutti voi che siete intervenuti in questa discussione. I vostri consigli, le vostre parole sono state preziose. Grazie!

 

In ogni caso, non mollare mai.

Ma non fare mai una cosa: non lasciare i tuoi scritti in un cassetto.

I libri sono fatti per essere letti, non per essere custoditi.

Ho passato anch'io un periodo in cui scrivevo ma non facevo leggere a nessuno. Era stupido, ma temevo il giudizio degli altri.

Poi le cose sono cambiate.

 

Ricordati: non mollare mai, qualunque cosa accada rialzati e vai avanti.

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Spero di aver scelto la discussione giusta, non mi sembrava il caso di aprirne una nuova.

 

Una persona mi ha contattato per riprendere in mano un vecchissimo lavoro che avevamo cominciato insieme. Si parla del 2007, un romanzo iniziato forse tre anni prima ancora. Avevamo scritto più di duecento cartelle, realizzate bene secondo lui.

Non secondo me. Ho riletto qualche pagina poco fa e decisamente è una porcheria. Il tema è troppo forte, trattato senza consapevolezza, senza alcuna informazione, in maniera vergognosamente superficiale e con un linguaggio che mi fa mettere le mani nei capelli. Non posso averla scritta io quella roba.

 

La storia non mi convince, mi annoia, è adolescenziale, banale. I personaggi sono fastidiosi, inconsistenti, pure stereotipati.  Per renderlo quanto meno decente sarebbe necessario riscriverlo da capo, stravolgere la trama. E io non ne ho voglia.

 

Lui vuole continuare ad ogni costo, dice che ne ha parlato con il suo editore e che è interessato. È disposto a scriverlo anche da solo (e per me non ci sarebbero problemi) solo che, visto che il racconto originale l'avevo scritto io, quasi tutte quelle duecento cartelle sono farina del mio sacco (e non ne vado fiera), sostiene che non sarebbe giusto, che abbiamo iniziato insieme e che dobbiamo finire insieme.

 

I miei genitori dicono che pensarci, perché lui non è più un esordiente e forse sa quello che dice. Sono un po’ perplessa. Lui continua a sostenere che sprecare duecento cartelle di roba di alta qualità è un peccato, ma io la qualità proprio non la vedo.

 

Non voglio che quella roba, così com’è ora, abbia il mio nome sopra. E non ho nemmeno la voglia di riscriverla, ho un sacco di racconti per la testa e un mezzo romanzo che mi attirano molto di più. Un po’ di dubbi però mi vengono. E se sono scema io? E se non riesco a distinguere la roba di qualità dalle schifezze? Poi vado a riprendere qualche capitolo e torno a mettermi le mani nei capelli.

 

Voi che fareste? Continuereste con una cosa che non vi convince? Vi fidate di chi, in teoria, ne dovrebbe sapere più di voi?

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Risposta difficile.

Ho ripreso in mano un romanzetto, 500 pagine :), scritto oltre vent'anni fa e ho avuto le tue stesse impressioni negative. Completamente diverso da quello che ho fatto poi, commerciale e tecnicamente carente. Ora che ho uno sbocco editoriale, potrei valutare l'idea di rifarlo, ma lo lascerò nel cassetto perché sento che comunque non mi rappresenta più e che posso spendere meglio il poco tempo che ho.

Qualcuno potrebbe dirti che l'autore non è in grado di valutarsi, e c'è un fondo di verità, ma avendoti letto e sapendo che scrivi bene, ritengo che chi scrive bene sappia valutare e anche valutarsi.

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Spero di aver scelto la discussione giusta, non mi sembrava il caso di aprirne una nuova.

 

Una persona mi ha contattato per riprendere in mano un vecchissimo lavoro che avevamo cominciato insieme. Si parla del 2007, un romanzo iniziato forse tre anni prima ancora. Avevamo scritto più di duecento cartelle, realizzate bene secondo lui.

Non secondo me. Ho riletto qualche pagina poco fa e decisamente è una porcheria. Il tema è troppo forte, trattato senza consapevolezza, senza alcuna informazione, in maniera vergognosamente superficiale e con un linguaggio che mi fa mettere le mani nei capelli. Non posso averla scritta io quella roba.

 

La storia non mi convince, mi annoia, è adolescenziale, banale. I personaggi sono fastidiosi, inconsistenti, pure stereotipati.  Per renderlo quanto meno decente sarebbe necessario riscriverlo da capo, stravolgere la trama. E io non ne ho voglia.

 

Lui vuole continuare ad ogni costo, dice che ne ha parlato con il suo editore e che è interessato. È disposto a scriverlo anche da solo (e per me non ci sarebbero problemi) solo che, visto che il racconto originale l'avevo scritto io, quasi tutte quelle duecento cartelle sono farina del mio sacco (e non ne vado fiera), sostiene che non sarebbe giusto, che abbiamo iniziato insieme e che dobbiamo finire insieme.

 

I miei genitori dicono che pensarci, perché lui non è più un esordiente e forse sa quello che dice. Sono un po’ perplessa. Lui continua a sostenere che sprecare duecento cartelle di roba di alta qualità è un peccato, ma io la qualità proprio non la vedo.

 

Non voglio che quella roba, così com’è ora, abbia il mio nome sopra. E non ho nemmeno la voglia di riscriverla, ho un sacco di racconti per la testa e un mezzo romanzo che mi attirano molto di più. Un po’ di dubbi però mi vengono. E se sono scema io? E se non riesco a distinguere la roba di qualità dalle schifezze? Poi vado a riprendere qualche capitolo e torno a mettermi le mani nei capelli.

 

Voi che fareste? Continuereste con una cosa che non vi convince? Vi fidate di chi, in teoria, ne dovrebbe sapere più di voi?

Da come la poni mi sembra che hai già deciso per lasciare perdere. E non sempre ci si sbaglia con le decisioni impulsive.

Magari potresti fare leggere quelle pagine a un lettore fidato (e critico) per avere un'opinione in più.

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Grazie a entrambi per le risposte!

@Gogol scusa il ritardo, vedo solo ora. Grazie mille.

 

Sì, in realtà ho già declinato l'offerta, ma mi incuriosiva avere altri pareri.

Mi vergogno molto all'idea che qualcuno lo legga.

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Torno alla vostra cortese attenzione con una domanda che mi assilla parecchio.

Ho terminato la stesura definitiva del mio romanzo. Sono soddisfatta, come mai. In questi mesi, mi sono concessa tanto tempo per leggerlo, cambiarlo, alleggerirlo e dargli uno stile diverso, più mio. Non ho avuto paura di osare. 

Ora, mi trovo di fronte a un grande dubbio: auto-pubblico o invio a qualche casa editrice? Nella mia lista di CE a cui spedire il romanzo ho ancora diverse case editrici, più di una dozzina, ma non so se farlo. Spedire vorrebbe dire attendere ancora dei mesi per avere una risposta, quando io sento di non avere più voglia di aspettare. Ho bisogno di lasciare andare il mio pargoletto e liberarmi la mente. Chi è intorno a me mi spinge a auto-pubblicare. Io leggo qui sul forum che praticamente tutti consigliano di trovare una CE disponibile alla pubblicazione.

Non lo so, mi sento molto confusa.

Help! :buhu:

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ciao Sissy, mi pare di capire che davvero non ne puoi più dell'attesa e ti posso capire :-) Autopubblicare - anche se personalmente non mi è mai capitato- non mi pare più una mossa tanto azzardata come avrei pensato in passato prima di esordire con un piccolo editore. Magari affidati a qualche persona competente, parlo più che altro a livello grafico/tecnico più che a livello puramente letterario. Credo che ormai tu l'abbia riletto e magari già condiviso con qualche persona di fiducia che possa averti dato aiuto in fase di correzione, ricerca refusi e quant'altro. Confeziona un buon lavoro e poi impegnati nel promuoverlo, magari avrai molta più soddisfazione. In bocca al lupo, qualunque sia la tua scelta.

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Non avere fretta. Io proverei prima con una CE, anche per avere un confronto. Se poi va male puoi sempre autopubblicare. Devi però prepararti a promuoverlo altrimenti il tuo libro passa inosservato tra tutta una marea di scritti.

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Grazie villegas per la tua risposta!

In questi mesi sono successe molte cose e da settembre inizierò con grande entusiasmo un nuovo lavoro. E' forse per questo che voglio "chiudere con il passato", sistemare le mie cose e partire leggera. Eppure, il dubbio rimane.

Grazie ancora!

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Cara sissi quindi tu mi consigli di spedire a qualche CE?

Ho un pò di ansia a questo pensiero...anche se, in fondo, non mi costa nulla...

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Torno alla vostra cortese attenzione con una domanda che mi assilla parecchio.

Ho terminato la stesura definitiva del mio romanzo. Sono soddisfatta, come mai. In questi mesi, mi sono concessa tanto tempo per leggerlo, cambiarlo, alleggerirlo e dargli uno stile diverso, più mio. Non ho avuto paura di osare. 

Ora, mi trovo di fronte a un grande dubbio: auto-pubblico o invio a qualche casa editrice? Nella mia lista di CE a cui spedire il romanzo ho ancora diverse case editrici, più di una dozzina, ma non so se farlo. Spedire vorrebbe dire attendere ancora dei mesi per avere una risposta, quando io sento di non avere più voglia di aspettare. Ho bisogno di lasciare andare il mio pargoletto e liberarmi la mente. Chi è intorno a me mi spinge a auto-pubblicare. Io leggo qui sul forum che praticamente tutti consigliano di trovare una CE disponibile alla pubblicazione.

Non lo so, mi sento molto confusa.

Help! :buhu:

L'autopubblicazione è una scelta più che lecita, ma devi essere pronta a diventare "imprenditrice" del tuo libro, nella distribuzione e nella promozione, sostituendoti di fatto a un editore. Inoltre farlo leggere a un editor o almeno a una persona competente e seria può aiutarti a perfezionarlo. 

E' vero che pubblicando con un editore i tempi si allungano, ma se ci tieni a un certo tipo di garanzie ne può valere la pena. Dipende da te, insomma.

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