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Sissy

Insistere o Desistere?

Post raccomandati

Aggiornamento. Un editore mi ha chiesto di inviare il mio manoscritto, dopo averne letto la sinossi. E' un piccolo incoraggiamento, resto ancora per l'insistere, comunque vada. Sono rimasta davvero stupita per i tempi di attesa: sono molto lunghi, piu' lunghi di quanto riportano i vari editori -credo che abbiano molto lavoro!-, piu' lunghi di quanto la mia impazienza volesse accettare. Adesso cerco di far finta di nulla, ho spedito ma cerco di non pensarci. In fondo queste cose vanno da sole. Non credo che la forza del mio pensiero possa aitarmi. Anzi. Arriverei a percepire il tempo in modo distorto, i giorni si riempirebbero di una vuota attesa che farebbe apparir loro piu' lunghi. Forse il segreto dell'attendere e' dimenticarsene.

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Signori, desisto.

Riesumo questa discussione per mettere la parola "Fine" a quesra avventura. Se il mio romanzo non viene pubblicato, un motivo ci sara' e io, dopo mesi di correzioni e speranze, getto la spugna. Credo che il mio modo di scrivere sia il problema e mi sono anche fatta un'idea del tipo di scrittura che "piace". Non voglio snaturarmi e diventare la copia di qualcun altro, per cui chiudo tutto e pazienza. Basta aspettare mesi in attesa di un cenno positivo.

Insomma, desisto ufficialmente e butto via due anni di lavoro.

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Pessima giornata il lunedì per prendere decisioni. Peggio del lunedì c'è solo la domenica sera. Sissi non dire sciocchezze. :la:

Proposta: perché non posti nella sezione a capitoli? Non ti pregiudica il lavoro e intanto ti diverti un po' e, con il confronto, impari qualcosa di nuovo. Non è complicato: dividi il romanzo in parti da 8000 caratteri, fai il commento e posti. Hai l'opportunità di farlo e allora fallo. :la:

Cos'è questa depressione? Non buttare la spugna e non rinunciare a scrivere solo perché hai avuto qualche rifiuto. Vale così poco la tua passione?

Pensaci ma non di lunedì. ;)

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Dai coraggio, una che si chiama Sissy non può permettersi negatività, solo nel nome hai due affermazioni.

La decisione che hai preso è chiaramente emotiva, non pensata e ponderata.

Bisogna sempre avere un piano B, non mollare.

Hai tenuto duro per due anni, l'hai coltivata e fatta crescere e adesso hai persino compreso se e perché ci sia qualcosa di sbagliato.

Per dedicarci ben due libri deve essere un'idea cui tieni davvero, non lasciarla andare per un momento di sconforto. 

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Vi diro' cio' che penso. E' vero sono in fase "depressione", e' lunedi e la mia e' una reazione emotiva.

Il mio lavoro e' migliorabile, indubbiamente e i margini di miglioramento sono probabilmente molto ampi.

Io credo che per pubblicare con un editore ci voglia una strana sinergia di altri fattori: empatia e fortuna. In un mondo pieno di aspiranti scrittori e di agenzie letterarie, credo che un editore, che e' un imprenditore, scelga i suoi compagni di viaggio in base a cio' che "vede" per il suo futuro, al fatto che un autore gli piace e pensa di poter scommettere su di lui. A meno che il romanzo in questione non sia un'assoluta schifezza e che il lavoro da fare su di esso non sia enorme, credera' nell'idea del suo scrittore e insieme sistemeranno il romanzo in questione, dando vita a un prodotto pronto per il mercato, in cui entrambi credono.

Ad alcuni, per merito, fortuna, coincidenze o destino e' concesso di trovare qualcuno che crede in loro.

Per tutti gli altri, resta la scelta tra "l'insistere e il desistere".

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Sissy, capisco bene il fatto di non voler più star lì ad aspettare un contatto dagli editori, però non vedo davvero perché tu debba buttare due anni di lavoro. Siamo nel 2014 e, fortunatamente, ci sono parecchie opzioni alla pubblicazione cartacea, dalla più semplice (un blog) alla più impegnativa (l'autopubblicazione in e-book).

 

Io, soprattutto se hai dubbi sul tuo stile, ti consiglio di creare un blog su cui pubblicare a puntate. Avrai da subito un riscontro nei commenti dei visitatori e ti renderai conto di cosa piace e cosa no del tuo modo di scrivere.  

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Io, soprattutto se hai dubbi sul tuo stile, ti consiglio di creare un blog su cui pubblicare a puntate. Avrai da subito un riscontro nei commenti dei visitatori e ti renderai conto di cosa piace e cosa no del tuo modo di scrivere.

 

Meh, un blog? Quanto tempo per avviarlo e per ricevere riscontri? Da chi poi? Dal pincopallino che a fatica distingue un D'Annunzio da un Moccia? No, secondo me ha ragione sissi (quella col cagnolino :3):

 

Proposta: perché non posti nella sezione a capitoli? Non ti pregiudica il lavoro e intanto ti diverti un po' e, con il confronto, impari qualcosa di nuovo. Non è complicato: dividi il romanzo in parti da 8000 caratteri, fai il commento e posti. Hai l'opportunità di farlo e allora fallo.  :la:

 

Alla fine il WD è forse la più grande community di (aspiranti) scrittori ed editori in Italia: quale posto migliore per ricevere pareri sulla propria scrittura? Credo che ti sarebbe molto utile, poiché in tal modo puoi capire meglio se c'è davvero qualche cosa che non va nel tuo romanzo e/o nel tuo modo di scrivere oppure se è solo sfortuna e dipende dall'arbitrio degli editori. Perché se trovi riscontro che effettivamente il tuo romanzo è valido e scrivi bene, a quel punto potresti anche decidere di andare per l'autopubblicazione (ma su questo punto sono piuttosto ignorante e ti rimando alle mille altre discussioni in proposito). Se invece trovi, chi lo sa, che è l'idea che non funziona, o che c'è qualcosa che non va nella tua scrittura, almeno saprai in che direzione andare per migliorarti.

 

In ogni caso, deve esserci una congiura cosmica, perché oggi mi sento giù anche io.  :emo:

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Io l'ho sempre detto che la primavera porta un po' di depressione. Sarà l'inizio del caldo o forse una sorta di sonnolenza... Il forum è un'ottima palestra per scrittori, io non cercherei altrove. L'analisi dei testi è rigorosa e non parlo solo dei critici "di professione". Tutti gli utenti leggono e analizzano, qui è così che funziona. Bisogna avere voglia di mettersi in gioco e divertirsi giocando. Ogni critica che viene fatta, tranne qualche eccezione, è mirata alla crescita dell'autore. Questo vale per tutti. Siamo una comunità di amici a cui piace leggere e scrivere, ci arrabbiamo, ci piangiamo addosso, ci prendiamo in giro e intanto impariamo a scrivere meglio. Qualche colpo lo prenderai anche tu, come tutti, e ben vengano. Meglio delle pugnalate alla schiena che prendiamo un giorno sì e l'altro pure e non solo nel campo della scrittura. Una cosa è certa: se riesci a scrivere un testo che passa quasi indenne (completamente è impossibile) da queste Forche Caudine, non temerei più niente e nessuno. Dai Sissy! Rialzati e ritrova la carica giusta.

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Oggi voglio "stare spenta"...

Vi ringrazio tanto per i consigli, ci pensero' seriamente, ma la verita' e' che credo molto nel lavoro degli editori, soprattutto per quel che riguarda la fase prima dell'uscita del libro. Primavera o caldo che sia, sento di aver bisogno di rifletter sul futuro della mia opera.

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Meh, un blog? Quanto tempo per avviarlo e per ricevere riscontri? Da chi poi? Dal pincopallino che a fatica distingue un D'Annunzio da un Moccia? No, secondo me ha ragione sissi (quella col cagnolino :3):

 

Posto che si può benissimo pubblicare sul WD (che è sempre un'ottima cosa) e nel contempo aprire un blog (cosa gratuita che richiede appena un paio d'ore), credo che bisognerebbe parlare con meno schifo del lettore medio.

 

Alexander91, lo sai, sì, che è a pincopallino che devi vendere il tuo romanzo? Perché se il professorone o il critico letterario di turno ti dicono che scrivi benissimo ma poi al pubblico i tuoi romanzi non piacciono, non vai da nessuna parte. Se sei uno scrittore che vuole pubblicare, e che vuole rivolgersi a un pubblico ampio, il parere di Pincopallino ti deve interessare. Sì, anche se ha letto Moccia.

 

Sissy, tornado al discorso blog/forum, come ho già detto una cosa non esclude l'altra. Potresti cominciare a postare qui sul WD, che permette in genere di avere pareri un po' più tecnici, per poi passare a un blog personale con una maggiore fiducia nel tuo testo.

 

La cosa veramente importante è non gettare via anni di lavoro.  

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Si quello che dice Pennuto (spero non di sbagliare) è vero, ma soltanto in parte, il problema della scrittura e soprattutto dello scrivere è una questione delicata e complessa. Un vero scrittore scrive sostanzialmente per se stesso ma vive la contraddizione di aspirare ad avere un pubblico che apprezzi le sue opere, un editore che pubblichi i suoi libri e (non fa mai schifo) guadagnarsi da vivere scrivendo, magari poco, ma quel tanto che gli permetta di continuare a scrivere diventando uno scrittore professionale. Affina quindi uno stile che è il suo, che poi questo stile sia inesistente o frutto di illusioni non ha alcuna importanza, nella mente dello scrittore quello è il suo stile, tutti hanno uno stile anche Moccia (disprezziamolo quanto si vuole ma per le case editrici lui è oro puro!), anche Volo ha uno stile così come Kafka la leggerissima differenza è che parliamo di mondi diametralmente opposti e lontanissimi tra loro, che confondiamo spesso il vendere con la qualità delle proposte e la bontà dello scrittore, che ognuno di noi, sia che scriva o che legga soltanto ha una propria idea di cosa sia la letteratura, illudendosi che gli altri comprendano o addirittura "sentano" nel suo stesso modo. Purtroppo tutto questo è per l'appunto illusorio e se vuoi piacere puoi anche costruire a tavolino il tuo "prodotto" letterario, il tuo stile, il tuo modo di proporti, affidarti a uffici marketing, ad agenti, a scuole di scrittura creativa per poi scoprire che tutto funziona su piani misteriosi e non codificabili. John Keats morì convinto di essere un mediocre fallito e così tanti altri grandissimi scrittori, gli onori dei lettori di quel tempo andavano a poeti di cui nessuno ricorda il nome ne una sola strofa o riga poetica o letteraria. Ciò che conta realmente (se non vuoi a tutti i costi essere uno scrittore che cerca denaro e onori che forse non verranno mai) è semplicemente una sola cosa: SCRIVERE.

Se è questo l'unico vero scopo della tua ricerca interiore scrivi e continua a farlo, perchè tanto anche se smetti, prima o poi ricomincerai perchè non puoi farne a meno come fosse un problema fisiologico o patologico, un "vizio assurdo" che a qualcuno è costato la vita. Scrivi e non aspettarti niente, né onori, né lettori, né editori, né "mi piace" o "mi fa cagare" perchè tutto questo non conta nulla. Ciò che conta è la Tua Opera e se nessuno la leggerà mai chi se ne frega, l'hai scritta, l'hai amata, l'hai curata con tutta te stessa, la tua creatura. Il resto è polvere e nulla, voci sfocate che si perdono nell'abisso del tempo. La tua voce resterà immutata ed immutabile perchè è l'unica cosa Vera in un mondo immaginario. 

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Ospite

"perchè tanto anche se smetti, prima o poi ricomincerai perchè non puoi farne a meno come fosse un problema fisiologico o patologico, un "vizio assurdo" che a qualcuno è costato la vita".

Questa è vera passione! Anche nelle mie vene scorre puro inchiostro... non posso farci nulla.

La domanda è perché scrivi? Per il successo? Allora puoi smettere, quando invece sei consapevole che occorre tanta gavetta e bocconi amari, in quel momento è la passione che fa la differenza tra una pagina bianca e una invece macchiata dalla nostra creatività.

Modificato da Nuwanda

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Posto che si può benissimo pubblicare sul WD (che è sempre un'ottima cosa) e nel contempo aprire un blog (cosa gratuita che richiede appena un paio d'ore), credo che bisognerebbe parlare con meno schifo del lettore medio.

 

Alexander91, lo sai, sì, che è a pincopallino che devi vendere il tuo romanzo? Perché se il professorone o il critico letterario di turno ti dicono che scrivi benissimo ma poi al pubblico i tuoi romanzi non piacciono, non vai da nessuna parte. Se sei uno scrittore che vuole pubblicare, e che vuole rivolgersi a un pubblico ampio, il parere di Pincopallino ti deve interessare. Sì, anche se ha letto Moccia.

 

Rilassati GiD... Io ho solo considerato le priorità di Sissy: in questo momento Sissy ha bisogno di capire se e che cosa c'è che non va nel suo romanzo e nel suo modo di scrivere. Un blog sarebbe uno dei possibili modi (anche ottimo, se ben fatto) per far conoscere sé stessi e la propria opera, anche al "lettore medio"; in questo momento però non è adatto a soddisfare le necessità di Sissy, poiché il lettore medio, sebbene sia in grado di esprimere un'opinione generica, non sempre sarebbe in grado di dire a Sissy cosa c'è che va e che non va nella sua opera e nel suo stile.

Per fare questo, per ottenere suggerimenti e critiche che siano davvero utili all'autore, serve qualcuno un po' più competente, che capisca davvero qualcosa di narrativa e che conosca per bene i meccanismi dello scrivere: e allora parliamo quindi di editori, di lettori un po' più che medi, di autori che sono riusciti a pubblicare e che quindi possono contribuire con le loro esperienze personali e le loro conoscenze della materia.

Anche perché, sintetizzando, se pincopallino sapesse come si scrive un bel romanzo, non sarebbe più pincopallino, no? :grat:

 

Sissy, tornado al discorso blog/forum, come ho già detto una cosa non esclude l'altra. Potresti cominciare a postare qui sul WD, che permette in genere di avere pareri un po' più tecnici, per poi passare a un blog personale con una maggiore fiducia nel tuo testo.

 

Ecco Sissy, su questo sono perfettamente d'accordo e mi sembra un'ottima idea: pensaci su!  :la:

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Senza voler fare polemica ma ho pubblicato tre libri nel forum dedicato alle nuove pubblicazioni senza riscontrare alcuna attività, né commenti negativi, né positivi, ma la più totale indifferenza cosa che detto tra noi dovrebbe scoraggiarmi parecchio e scoraggiare i miei editori!

Non sono quindi certo se sia una grande idea o piuttosto una nuova fonte di scoramento e delusione.

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Ospite

Su un libro pubblicato le somme si tirano dopo un anno e oltre, non dopo un post... Penso.

@Contiero

Non mi andare anche tu in depressione, dove è finita quella grinta di prima?

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Senza voler fare polemica ma ho pubblicato tre libri nel forum dedicato alle nuove pubblicazioni senza riscontrare alcuna attività, né commenti negativi, né positivi, ma la più totale indifferenza cosa che detto tra noi dovrebbe scoraggiarmi parecchio e scoraggiare i miei editori!

Non sono quindi certo se sia una grande idea o piuttosto una nuova fonte di scoramento e delusione.

 

Io veramente mi riferivo all'idea di sissi di pubblicare nella sezione Racconti a capitoli... La sezione Book Street è sì per autopubblicizzarsi e ricevere riscontri e opinioni sulla propria opera, ma per critiche dettagliate sul (parte del) testo bisognerebbe pubblicarlo in Narrativa.

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Ospite Lynnet Blumstein

Rilancio: insisti. 

Però Sissy, io come penso qualcuno ti abbia già detto, credo che tu non debba valutare il tuo lavoro in base a quanti contratti ricevi. Cioè, sì, fa piacere, però non significa nulla, non mi sembra corretto nei tuoi stessi confronti dire che hai buttato due anni di lavoro perché non hai ricevuto le risposte che speravi. Insomma, il romanzo l'hai finito no? E credo che sia già un ottimo risultato a dispetto di qualunque editore. Detto da un'inconcludente cronica.

Inoltre sono una fan sfegatata del "scrivi perché ti piace farlo". Non ci troverei più piacere se dovessi pubblicare a tutti i costi o dovessi valutare le mie capacità in base al numero di risposte che ricevo da qualcuno che (giustamente) con quello che scrivo ci deve guadagnare. Puoi puntare alla pubblicazione, certo, ma prima di tutto fallo per te e solo per te. Anche perché dal tuo intervento mi hai dato un po' l'impressione di sopravvalutare la qualità di chi ce l'ha fatta. Non è detto: ci può essere il genio come ci può essere l'ultimo arrivato che ha avuto solo un po' di didietro.

A proposito di scopi ho un piccolo aneddoto. Quando dissi che volevo fare l'astronauta, una persona mi rispose:"Ma lo devi fare per la scienza, non per la gloria."

Quoto i consigli che ti hanno dato, in particolare uno, prova a postare stralci qui sul WD. 

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ah ah ma non cado in depressione non sono un giovane debuttante ... era soltanto una constatazione acritica, con l'età sai valutare i tuoi mezzi e conosci te stesso sin nelle sfumature ... il mio maestro, Manlio Sgalambro in una delle ultime telefonate mi diceva c'è chi lavora per l'ora e adesso e chi lavora per il post (mortem) ... ed io ho sempre pensato al povero Van Gogh ... quanti quadri farebbe ingoiare ... o libri, stile Greenaway: Il cuoco, il ladro, sua moglie e l'amante che il bibliofilo lo serve ben croccante.

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Rilassati GiD... Io ho solo considerato le priorità di Sissy: in questo momento Sissy ha bisogno di capire se e che cosa c'è che non va nel suo romanzo e nel suo modo di scrivere. Un blog sarebbe uno dei possibili modi (anche ottimo, se ben fatto) per far conoscere sé stessi e la propria opera, anche al "lettore medio"; in questo momento però non è adatto a soddisfare le necessità di Sissy, poiché il lettore medio, sebbene sia in grado di esprimere un'opinione generica, non sempre sarebbe in grado di dire a Sissy cosa c'è che va e che non va nella sua opera e nel suo stile.

Per fare questo, per ottenere suggerimenti e critiche che siano davvero utili all'autore, serve qualcuno un po' più competente, che capisca davvero qualcosa di narrativa e che conosca per bene i meccanismi dello scrivere: e allora parliamo quindi di editori, di lettori un po' più che medi, di autori che sono riusciti a pubblicare e che quindi possono contribuire con le loro esperienze personali e le loro conoscenze della materia.

Anche perché, sintetizzando, se pincopallino sapesse come si scrive un bel romanzo, non sarebbe più pincopallino, no? :grat:

 

Non volevo essere aggressivo, Alexander91, ma davvero non è bello vedere un aspirante scrittore (presumo tu lo sia) avere questo tipo di atteggiamento verso il lettore medio, come se i commenti di quest'ultimo non fossero degni di essere presi in considerazione. Magari non era tua intenzione denigrare i lettori con gusti più commerciali dei tuoi, ma l'espressione "pincopallino che a fatica distingue un D'Annunzio da un Moccia" è abbastanza offensiva.

 

Sulla situazione di Sissy, a quanto ho capito siamo partiti da due premesse differenti, per questo ci siamo fraintesi. Considerato il fatto che Sissy ha già inviato il suo romanzo a più case editrici, io ho dato per scontato che si sentisse già pronta a pubblicare, e per questo le ho indicato due alternative alla pubblicazione tradizionale che le consentissero di raggiungere i potenziali lettori.

L'autopubblicazione va bene se è sicura al 100% della validità del proprio lavoro, mentre il blog le permette di pubblicare con il vantaggio di un contatto continuo coi lettori, cosa che può essere rassicurante.

Il WD, come le hai consigliato tu, è invece il posto migliore se sente di aver bisogno di giudizi tecnici, più che "da lettori", sul suo romanzo.

 

Sta a Sissy decidere per quale passo si sente pronta. Quel che conta, e su questo siamo tutti d'accordo, e che non getti la spugna.

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"pincopallino che a fatica distingue un D'Annunzio da un Moccia" è abbastanza offensiva.

 

Sì, in effetti, ripensandoci, è un po' eccessiva; me ne scuso.  : RedFace :

 

Sta a Sissy decidere per quale passo si sente pronta. Quel che conta, e su questo siamo tutti d'accordo, e che non getti la spugna.

 

Non posso che sottoscrivere in pieno ciò che dici. Forza Sissy! :la:

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Insistere, senza dubbio. 

Cara Sissy, ti racconto una parte della mia storia personale. 

Qualche anno fa scrivevo molto. Producevo racconti & co, perché non mi sentivo pronta per un romanzo. Feci un corso di scrittura, che mi insegnò un po' di tecniche del "mestiere" e mi aprì lo sguardo sul mondo dell'editoria "dei libri" (io lavoro nell'editoria ma la mia CE fa altro). 

Poi smisi. Per motivi diversi, ma la molla fu che non vedevo alcun risultato, di fatto. Partecipavo a concorsi, come tutti, scrivevo su forum, mi confrontavo con altri scrittori e... non succedeva niente. Niente di niente. 

E poi, quest'anno, il demone è tornato. E' rimasto sopito per diversi anni, ma prima o poi torna sempre. E' tornato con forza, prepotenza, con un'urgenza che non sentivo dai tempi d'oro. Ho ripreso una mia vecchia idea, ho sviluppato la trama, ho quasi terminato la prima stesura di quello che sarà un romanzo, una dimensione con la quale non mi ero ancora confrontata o meglio, mi ero confrontata ma avevo fallito dopo poche cartelle. Mi dicevo che non ero fatta per i romanzi, ma non è vero. La realtà è che non ero pronta, mentalmente, per affrontarne uno, e oggi invece lo sono. 
Tutto questo per dirti: scrivi, per te principalmente. Quando finirò il mio romanzo, quando penserò che "è pronto", lo invierò in giro, ma so come funzionano le cose e so che 1) posso aver scritto una boiata, 2) posso aver scritto una cosa decente ma l'argomento di cui parlo è uno di quelli che in Italia va trattato in un certo modo e io non lo faccio, 3) ho sfiga. Ma so, perché oggi lo so, che per allora io avrò già un'altra storia tra le mani e che mi sembrerà più bella, i personaggi mi piaceranno di più e mi divertirò un sacco a scriverla. 
Finire un romanzo è un lavoro difficile, e devi esserne fiera. Sempre e comunque. Sicuramente avrà dei difetti, perché ogni lavoro ne ha, anche i più blasonati. Magari ci sono delle cose che non vanno, delle parti da rivedere e uno stile che devi maturare. Condivido i consigli che ti hanno dato sopra, una "vista" critica sul tuo lavoro ti può aiutare a focalizzare se e dove il romanzo "cede" e a migliorare il lavoro, ma non per questo romanzo in sé. Per il prossimo. Perché se qualcuno ti chiede "qual è il tuo lavoro migliore" tu devi rispondere sempre "quello che non ho ancora scritto". 
Forza Sissy, non ti abbattere!  :love:

 

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Prima di ogni altra cosa, voglio ringraziarvi tutti per il vostro sostegno, le vostre parole, i vostri consigli.

Io scrivo fantasy, un urban fantasy non ortodosso. Gia' questo mi mette in una posizione scomoda nei confronti degli editori. Sto scrivendo il secondo romanzo conclusivo di questa mia mini-saga. Quanti di voi scrivono fantasy, sapranno della complessita' dei generi che rientrano nella categoria del "fantastico". Spesso nel dormiveglia della mattina mi e' capitato di chiedermi "E' coerente questo? E quello? Ma se scrivo cosi devo poi giustificare cosa'" e via dicendo. A meta' giornata mi chiedevo "Ma sara' chiara questa scena? Sara' abbastanza coinvolgente? Provero' a leggerla da lettore". Insomma, tanti pensieri, tante domande per perfezionare cio' che scrivevo. Adesso sono demoralizzata e voglio svuotare la mia mente. Non voglio piu' pensare.

Forse postero' un capitolo del mio romanzo, ma in questo momento piu' che un parere critico, vorrei un parere emozionale. Se il mio stile non piace, posso perfezionarlo ma non voglio snaturarmi. Se la trama del mio romanzo non piace, non posso farci molto: questo sento di scrivere, questo batte nel mio petto all'unisono con il cuore.

Quindi, scrivero' per me. Chiudo tutto in un cassetto e tirero' fuori il mio romanzo per leggermelo e godermelo.

Mi ricordo che alle superiori la mia professoressa di italiano voleva che io scrivessi dei temi rigorosi, senza "voli pindarici della scrittura". Se scrivevo "Il sole tingeva d'oro e d'arancio le soffici nuvole allungate sull'orizzonte", lei tirava su tutto una riga rossa e mi corregeva con un "il sole stava tramontando".

Sono molto confusa al momento, davvero non so che fare.

@Antonio: mi sono commossa. Hai descritto esattamente cio' che sento.

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Sono  state dette mille cose sensate, qualcuno ti ha portato solidarietà, qualcun altro esperienze. Tutte parole efficaci perchè in questo buco nero avvilente prima o poi ci siamo finiti tutti. Sono convinta che passione e autostima non si possano spegnere con un interruttore, neppure volontariamente. E che  la tua natura di imbrattacarte tornerà ad emergere con prepotenza.

Quindi non mollare ed ama la tua creatura.

E dovresti tener conto del risultato che hai raggiunto anche solo in termini di crescita personale. Sei stata capace di affrontare lo scoglio più duro, quello di coltivare un'dea con assiduità e di darle una veste che ad un certo momento ti è sembrata finita. E' un traguardo importante. Insomma sei riuscita a compiere qualcosa, e se l'hai  già fatto  potrai rifarlo ancora.

Anche se adesso la tua creatura ti appare come un prodotto brutto o inutile, "è" un tuo prodotto. Esiste. E passati i fumi dello scoramento la vedrai ancora così. Pubblicarne qualche frammento è un'ottima idea,  potresti provare per confrontarti, per arricchirti, per caricare la dose necessaria di critiche costruttive e magari  anche per verificare se le tue emozioni passano o no.

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Dopo giorni di paranoie, sono giunta a una piccola conclusione: ho voglia di novita' e freschezza. Vi confesso che pensare al mio romanzo mi fa stare male, un male fisico. Ho bisogno di prendere le distanze da quella storia.

Ho voglia di scrivere. Qualcosa di diverso, di nuovo anche nel genere.

Qualcosa di piu' breve, piu' semplice. Piu' leggero.

Ho gia' un paio di idee, ma voglio guardarmi bene intorno per assorbire stimoli nuovi.

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Sissy, questo è lo spirito giusto. Scrivi altro, continua a scrivere, sfrutta questo umore per trasformarlo in parole.

Poi sul primo romanzo tornerai a tempo debito. Scripta manent.

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Aggiornamento.

Avevo tutto pronto.

Una nuova idea, piu' semplice. Avevo delineato i pochi personaggi, caratterizzati fin nei minimi particolari. Avevo pensato a come narrare la storia, al punto di vista. Mi sono immersa nelle discussioni qui su "Trame e dntorni" e sul "Punto lessicale".

Quando ho iniziato a scrivere, ho capito che avevo fatto un errore.

Tutto era stato studiato a tavolino, ma dov'era la mia ispirazione? Dov'era la mia anima, che se ne rimaneva silenziosa, senza esultare per cio' che scrivevo?

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...alla fine, sono tornata a leggere il mio romanzo e mi e' tornato il buonumore!

Non importa quanto tempo i vorra', non importa quanto lavoro faro'. Riprendero' in mano il mio scritto, faro' tesoro di cio' che ho imparato (non si finisce mai di imparare!) e faro' come un autore qui sul forum che sta preparando in modo maniacale la sua opera per il self publishing. Ho tutta l'estate davanti e a settembre valutero' cosa fare.

Ognuno di noi porta dentro la propria voce e una storia da raccontare. Ho capito che voglio seguire cio' che sento e voglii scrivere, a prescindere dal resto (vedi critiche e rifiuti.) Spero che i miei "tormenti" possano aiutare altri nella mia stessa situazione.

Un grazie enorme a tutti voi che siete intervenuti in questa discussione. I vostri consigli, le vostre parole sono state preziose. Grazie!

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Ciao Sissy. Anche io mi trovo nella tua stessa situazione. Solo che ho nascosto una copia del mio romanzo in casa (non so perché l'ho fatto, sarò impazzita) e ogni tanto vado a sfogliarmelo. Mi emoziono ogni volta che lo rileggo e questo mi sprona ad andare avanti. Ho quasi finito il secondo libro e non vedo l'ora di cominciare il terzo. I miei personaggi vivono dentro di me e io voglio che continuino a vivere anche nelle mie storie. Glielo devo. In bocca al lupo per tutto!

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@Rastaban: bella l'idea di nascondere una copia del romanzo in casa! Ti copiero'... :-P

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