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Pawn371

Nomi...

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In questo periodo sto iniziando a buttare giù la trama di un romanzo, e come mi capita sempre, sto perdendo un bel pò di tempo per trovare i nomi dei personaggi ed anche del luogo, una piccola città, dove è ambientata la narrazione.

Quando debbo inventare i nomi, sia di luoghi che di personaggi, utilizzo due metodi:

  • Invento di sana pianta. Per lo più lo faccio quando ho bisogno di nomi italiani.
  • Utilizzo nomi di personaggi famosi, ad esempio sportivi, combinando nome di un personaggio e cognome di un altro. Questo metodo lo utilizzo quando ho bisogno di nomi stranieri. Per i luoghi modifico nomi di luoghi esistenti.

In questo caso, la difficoltà è il numero di personaggi, più elevato rispetto al solito, diciamo che sto cercando di arricchire la trama e non di svilupparla solo su pochi personaggi, come spesso ho fatto in passato. Ho provato ad utilizzare generatori di nomi casuali trovati su internet, ma vengono fuori nomi assurdi.

 

Voi come vi regolate, in genere, a riguardo? 

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Io ho un database personale costruito attingendo da vari siti internet; per i nomi ti segnalo questo (è settato su "dutch", perchè a me servono più spesso nomi olandesi, ma puoi sovrascrivere "norwegian", "italian"...):

 

http://www.behindthename.com/names/usage/dutch

 

per i cognomi uso prevalentemente questo:

 

http://genealogy.familyeducation.com/browse/origin/dutch

 

stesso discorso per quanto riguarda la nazionalità...

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Mi è capitato più volte di pescare dallo sport. Nazionali di calcio, olimpioniche, rugby, basket.

Se, per un qualsiasi motivo, hai bisogno di nomi di provenienza non comune, tipo Azerbaigian, le squadre dello sport locale sono un metodo veloce.

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Ecco, io ho un problema simile, ma soprattutto per i luoghi.

 

Ma se utilizzo dei luoghi reali (tipo una università, un cinema, ecc) succede qualcosa?

 

Per quanto riguarda il mio di racconto (parlando specificamente di quello a cui sto lavorando ora), che è ambientato ai giorni nostri, in Norvegia, il sito di Marcello mi sarà utilissimo.

 

Ma rimane il problema dei luoghi.

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Ecco, io ho un problema simile, ma soprattutto per i luoghi.

 

Ma se utilizzo dei luoghi reali (tipo una università, un cinema, ecc) succede qualcosa?

 

Per quanto riguarda il mio di racconto (parlando specificamente di quello a cui sto lavorando ora), che è ambientato ai giorni nostri, in Norvegia, il sito di Marcello mi sarà utilissimo.

 

Ma rimane il problema dei luoghi.

Cerca il nome di un'università o di un cinema del luogo reale e usa quelli. Non c'è nessun problema :)

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Per i luoghi, se sono pubblici, non dovresti avere problemi, purché tu non ne descriva le caratteristiche nascoste al pubblico.

 

Voglio dire, se dici che all'angolo tra via Pantrapippoli e via Zunghibello c'è un McDonald non succede niente.

 

Se tu vuoi descrivere all'interno di un romanzo com'è fatto un negozio o un locale aperto al pubblico non ci vuole l'autorizzazione, ma se inserisci dettagli che il pubblico non può vedere bisogna chiedere il permesso.

Quindi se vuoi descrivere Gardaland o il Politecnico di Milano è tutto ok. Se vuoi descrivere (perché magari li conosci) come sono fatti i sistemi di sicurezza del parco, o l'interno dell'ufficio del professor Zacigno Paccaletti, devi chiedere l'autorizzazione.

Modificato da Midgardsormr

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Ecco, io ho un problema simile, ma soprattutto per i luoghi.

 

Ma se utilizzo dei luoghi reali (tipo una università, un cinema, ecc) succede qualcosa?

 

Per quanto riguarda il mio di racconto (parlando specificamente di quello a cui sto lavorando ora), che è ambientato ai giorni nostri, in Norvegia, il sito di Marcello mi sarà utilissimo.

 

Ma rimane il problema dei luoghi.

Non credo ci siano problemi, a meno che tu non dia un'immagine falsa o particolarmente negativa di un luogo realmente esistente.  Se, per intenderci, prendi il nome di una bella multisala di Oslo o Bergen e la trasformi nel tuo racconto in una squallida sala in cui appena si spengono le luci accade l'inimmaginabile, credo che il titolare potrebbe giustamente risentirsi...

Io  faccio largo uso di locali pubblici nei miei romanzi (ambientati in Olanda, ma non solo) e alterno citazioni di luoghi con il loro esatto nome (che ho visitato di persona, quasi sempre); altri che descrivo come sono nella realtà (ma con qualche particolare inventato perché funzionale alla trama) e gli cambio il nome; e altri ancora inventati di sana pianta.

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Per i luoghi, se sono pubblici, non dovresti avere problemi, purché tu non ne descriva le caratteristiche nascoste al pubblico.

 

Voglio dire, se dici che all'angolo tra via Pantrapippoli e via Zunghibello c'è un McDonald non succede niente.

 

Se tu vuoi descrivere all'interno di un romanzo com'è fatto un negozio o un locale aperto al pubblico non ci vuole l'autorizzazione, ma se inserisci dettagli che il pubblico non può vedere bisogna chiedere il permesso.

Quindi se vuoi descrivere Gardaland o il Politecnico di Milano è tutto ok. Se vuoi descrivere (perché magari li conosci) come sono fatti i sistemi di sicurezza del parco, o l'interno dell'ufficio del professor Zacigno Paccaletti, devi chiedere l'autorizzazione.

Tu però sei recidivo: sai che adesso nasceranno tour organizzati per visitare l'angolo tra via Pantrapippoli e via Zunghibello... :asd:

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Mi è capitato più volte di pescare dallo sport. Nazionali di calcio, olimpioniche, rugby, basket.

Se, per un qualsiasi motivo, hai bisogno di nomi di provenienza non comune, tipo Azerbaigian, le squadre dello sport locale sono un metodo veloce.

Questo è un metodo che ho utilizzato spesso, soprattutto quando ho bisogno di nomi stranieri.

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Io di solito ambiento tutto in Italia, e per i nomi ho un paio di vecchie pagine bianche dalle quali attingo: Roma e Torino. Mi diverte molto sfogliare a caso e leggere i nomi di persone esistenti. A volte, dopo la scelta, li modifico, ma il più delle volte parto con un'idea del nome a cui devo solo abbinare un cognome.

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Ospite

Ciao Pawn!

Posto che io scrivo fantasy e che quindi i nomi li invento di sana pianta, con gli anni ho maturato un sano rispetto verso l'importanza che rivestono (esempio stupido: non chiamerei mai il mio eroe di turno Ciccio Pasticcio XD).

Detto questo, in caso di nomi reali io mi baserei moltissimo sull'etimologia del termine, sul suono e sui possibili significati nascosti, tutte cose che si possano comprendere solo al termine del libro.

 

Alcuni esempi (i primi che mi vengono in mente):

Persona audace e ricca di acume (verosimilmente il protagonista) = Sherlock Bishop (Sherlock come il detective, Bishop è l'alfiere degli scacchi e l'alfiere nella realtà guida le truppe)

Madre protettiva e dal carattere espansivo = Alessandra Pugliesi (Alessandro/a e Alessio/a hanno un'etimologia che significa Protettore/trice, Pugliese, in caso serva, perché richiama il sud, dove la gente è di natura più espansiva che al nord)

Uomo subdolo e che pensa solo al proprio interesse = Igor Tassi (Igor perché ha un suono freddo, senza nulla togliere a chi si chiama così, e Tassi perché ricorda i tassi bancari e i banchieri non sono passati alla storia per essere le persone più altruiste)

 

Spero di esserti stato d'aiuto!  :asdf:

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Ospite

@Fabio, io di solito faccio così, ma nel mio caso si tratta di nomi fantasy che invento di sana pianta basandomi su concetti e sensazioni che voglio trasmettere. Credo che per i nomi reali sia più difficile perché sono, per così dire, "preimpostati". Per te questo è mai stato un ostacolo? Se sì, come l'hai superato?

Grazie in anticipo.

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Beh, come già sottolineato da qualcuno, credo che il nome debba essere coerente al contesto in cui si svolge la storia da narrare e dal taglio che verrà dato alla narrazione stessa.

Se racconti di epiche battaglie nella terra del ghiaccio eterno Alden o Kyria non partiranno mai insieme a Matteo per cercare la sacra pietra del sapere. Così come in un piccolo paesino di provincia nell'entroterra abruzzese sarà difficile trovare un autoctono di nome Kevin o Alan che sarà perdutamente innamorato di Annamaria.

Di solito il nome del personaggio mi scaturisce da sé. Non so se questo sia un vantaggio o meno rispetto a una costruzione più "ragionata". 

Ciò che più mi interessa è che non suoni male alle mie orecchie, in primis: non riuscirei mai a scrivere di un personaggio le cui caratteristiche mi "stridono". A cominciare dal nome.

E, se la storia necessita e l'ambientazione è giusta, non mi suona banale raccontare di Dario e di Anna o di Riccardo e Claudia.

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Ospite

Grazie, Fabio! Eccellente risposta :)

Mi hai tolto un peso perché la mia storia ambientata nella terra Terra del Ghiaccio Eterno ha come protagonisti Alden, Kyria e Marco! Matteo non c'entra niente  :D

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Se devo scegliere un nome, lo faccio in base al significato: o prendo la caratteristica principale di un personaggio e cerco il corrispondente straniero, a seconda del luogo di appartenenza, se c'è, oppure cerco un nome con un significato bello; per i nomi italiani cerco un nome che mi ispiri, vedo se ha un significato particolare, perchè in genere anche i nomi italiani hanno radici profonde, o guardo alle caratteristiche che aveva il portatore più noto di un certo nome (ad es, santi del calendario ecc).

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Come hanno già detto un po' tutti, dipende molto dal contesto.

Il metodo "Omen nomen" (dare a un personaggio un nome che ne rispecchi le caratteristiche) può essere molto simpatico ed efficace in una storia indirizzata a un pubblico giovane. La Rowling, tanto per fare un esempio, ha infarcito la saga di Harry Potter di nomi del genere (Severus Piton, Sibilla Cooman, Xenophilius Lovegood).

Sempre nelle storie per bambini, credo sia molto importante anche il suono dei nomi (visto che spesso le storie vengono lette dai genitori). Nomi come "Tata Tatiana" o "Principessa Priscilla" possono essere soluzioni divertenti per i piccoli lettori.
Questi metodi però funzionano poco su un target adulto. Il commissario burbero di un Noir non può chiamarsi Grugnis di cognome. Fa perdere serietà alla cosa. :D

Per quanto riguarda i nomi italiani nelle storie "serie", sinceramente non ho mai avuto problemi ad affibbiarne uno ai miei personaggi. Una volta immaginato il tipo di personaggio, il nome da dargli viene quasi naturale.
Discorso un po' diverso vale per i cognomi. Quelli sono un'autentica tortura. Di solito mi limito a storpiare i cognomi particolarmente diffusi nella zona di cui sto scrivendo ("Tortorici" diventa "Turrici", "Fiorino" diventa "Fiorito" e così via).
Sui cognomi comunque non ci perderei il sonno. Nella maggior parte dei romanzi i cognomi dei protagonisti non vengono citati più di un paio di volte, a meno che non si tratti di storie ambientate in un contesto scolastico o di personaggi a cui spesso gli altri si rivolgono per cognome (militari, commissari e simili).

Coi nomi stranieri (che uso di rado) adotto lo stesso sistema. Il nome mi viene spontaneo, il cognome lo storpio da qualcuno realmente esistente. 

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