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Talete

Trattamento di primo soccorso in corsica

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La situazione è questa: Tre persone sono su una nave vicina alla corsica e una di queste riporta ferite da armi da fuoco sulla gamba destra e perde molto sangue. Ipotizzando che riescano ad avvicinarsi alla cosa poi cosa succederebbe? Perché è questo che mi chiedo. Presumo che lo porterebbero in un ospedale e lo curerebbero. Non ho ben chiaro in mente il dopo. Presumo che, visto il tipo di ferita, vengano condotte delle indagini, ma da chi?

Vi ringrazio anticipatamente per le vostre sagge risposte :ohh:

Se vi servono più particolari chiedete pure 

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A quanto ne so io dovrebbe condurre le indagini il capitano della nave, che ha anche il ruolo di ufficiale di polizia giudiziaria. I reati compiuti a bordo si considerano compiuti nel territorio di appartenenza della nave. Non so però se la cosa sia valida anche quando la nave si trova nelle acque territoriali di un'altra nazione.

Come dimostra il caso del marine italiani prigionieri in India non sempre le leggi sono chiarissime.

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Ospite Bradipi

Le indagini sono condotte dalla giustizia francese, ne sono sicuro perchè quando Vittorio Emanuele di Savoia ha ucciso un ragazzo vicino all'isola di Cavallo fu processato in Francia, vedi: http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/cronaca/arrestato-vittorio-emanuele/isola-di-cavallo/isola-di-cavallo.html

 

N.B. hai scritto "vicino", ma non significa niente, tutto dipende se si sia nelle acque territoriali o meno. Peccato che non esista un accordo preciso sull'estensione delle acque territoriali.

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Grazie delle risposte

 

N.B. hai scritto "vicino", ma non significa niente, tutto dipende se si sia nelle acque territoriali o meno. Peccato che non esista un accordo preciso sull'estensione delle acque territoriali.

effettivamente direi che hai proprio ragione. Avevo stabilito una distanza di circa 20km dalla Corsica, quindi, a quanto ho capito dovrebbero già essere in acque territoriali francesi, anche se la questione non mi è ancora completamente chiara e dovrò approfondire la questione.

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Le indagini sono condotte dalla giustizia francese, ne sono sicuro perchè quando Vittorio Emanuele di Savoia ha ucciso un ragazzo vicino all'isola di Cavallo fu processato in Francia, vedi: http://www.repubblic...di-cavallo.html

 

N.B. hai scritto "vicino", ma non significa niente, tutto dipende se si sia nelle acque territoriali o meno. Peccato che non esista un accordo preciso sull'estensione delle acque territoriali.

 

Giusta la precisazione riguardante le acque territoriali. Ma la cosa dipende dalla bandiera sotto cui batte l'imbarcazione.

Quella di Vittorio Emanuele sicuramente non era quella della Repubblica Italiana e la vittima si trovava su un'altra imbarcazione.

 

Se l'imbarcazione (natanti esclusi - ma essendo la vicenda "ambientata" oltre le sei miglia marine non si tratta di un natante ma di un'imbarcazione con  tanto di comandante a bordo - anche se si tratta di un'imbarcazione da diporto un comandante con patente nautica ci deve essere per forza - scusa la sequenza di incisi) se l'imbarcazione, dicevo, batte bandiera italiana, la giurisdizione è italiana perchè si tratta dal punto di vista legale di territorio italiano.

 

Come testimonia i lcaso dei nostri marò in India, questi casi sono molto complocati ma se i fatti si fossero svolti a bordo della nave non ci sarebbe stato alcun dubbio che sarebbe valsa la giurisdizione italiana.

Nel caso dell'India non c'è dubbio che le vittime sitrovassero fuori dalla nave, la questione è appunto se ci si trovasse in acque internazionali o in acque territoriali.

 

Non sono un legale, ho la patrente nautica.

La pratica che ti insegnano è la seguente (e mi pare tu possa far valere la "consuetudine"):

in caso di incidenti o sinistri una volta giunti al porto più vicino rivolgersi in ogni caso alle autorità portuali (Capitaneria o suo eq

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(mi è partito un <invia messaggio>, scusate, proseguo):

 

... suo equivalente all'estero) perché le rogne alle quali si va incontro se ci si fa carico di rappresentare l'autorità giudiziria italiana, sono tali e tante che è quasi meglio assumersi la colpa dei fatti accaduti!

 

(O.T.: il mio istruttore diceva scherzosamente che se volevamo "provare" cosa vuol dire potevamo assumerci l'onere di sposare qualcuno sulla nostra imbarcazione e poi fare le dovute proporzioni!)

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Grazie mille qfwfq (che nick!), allora se ho capito bene la cosa più sensata da fare sarebbe chiamare la capitaneria di porto e lasciare che facciano loro stabilendo che la responsabilità dei fatti la prente il capitano della barca giusto?

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No, non mi sono spiegato bene: il comandante della barca da diporto denuncia il fatto alle autorità locali lasciando indagare solo queste. Lui si limiterà a dichiararsi testimone (e racconterà quello che vuole, se in qualche modo è implicato). Io, da patentato, farei così nella realtà.

 

Riportando la battuta del mio istruttore intendevo dire che, piuttosto che assumersi l'onere di rappresentare l'autorità giudiziaria, è meglio confessare il falso e passare per colpevole dei fatti accaduti, alla peggio ti becchi qualche anno di galera. Se fai l'ufficiale giudiziario e non hai le competenze, oltre a rischiare quanto sopra hai le conseguenze aggiuntive di una cattiva condotta della vicenda... Quindi non è che il tuo comandante si debba assumere la responsabilità, semplicemente lascia nelle mani dell'autorità locale le indagini e la verbalizzazione dei fatti. Cosa succeda poi dipende da come è avvenuto il sinistro (ovvio che se il ferito sta perdendo molto sangue perché ha preso cinque o sei coltellate è un po' difficile che le autorità non fermino tutti fino a che non c'è un personaggio imputabile di tentato omicidio...)

 

Diverso è il caso se il comandante è un professionista (cioè se si tratta di una nave passeggeri o da carico - tu parlavi di una nave, infatti): in quel caso il comandante è necessariamente più preparato e potrebbe (dovrebbe) assumersi l'onere di operare in vece dalle autorità. Ma nel caso di un nave, a bordo ci dovrebbe essere anche un medico con un po' di attrezzature per il primo soccorso, a bordo. Quindi dovrebbe essere possibile la "stabilizzazione" del ferito e l'arrivo fino alle coste italiane.

 

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 Confermo. Il comandante di una nave, mercantile o da diporto, svolgerà  anche un ruolo "giudiziario" preliminare, ma trovandosi in acque territoriali, avvertirà subito  le autorità del paese, le quali interverrano. A bordo ci sarà, se non un medico, il personale in grado di assistere il ferito, con le varie attrezzature di soccorso.

Il responsabile di una barca che naviga in altura, fornito appunto di patente nautica, è comunque responsabile dei passeggeri. Chiamerà  la guardia costiera, in primis per chiedere assistenza medica, e per denunciare l'accaduto ( anche alla polizia, meglio abbondare), non prenderà iniziative giudiziarie, ma farà tutto il possibile per "mettere in sicurezza" il ferito. La normativa prevede infatti  la presenza di una cassetta farmaceutica con materiali di base, tra cui lacci emostatici, bende ecc., nonché il possesso di nozioni infermieristiche minimali da parte dello skipper.

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Mi state davvero salvando la vita ragazzi, la barca sarà uno yacht

 di ventitre metri e l'equipaggio sarà il capitano e il suo skipper.

Ci sono alcune cassette di pronto intervento, ma nessuno sa bene cosa farci se non un buon bloccaggio per evitare di perdere altro sangue.

In linea di massima loro sono dei ragazzotti che "rubano" la barca al padre di uno di loro per farsi un giro in manre.

Spero che queste vi possano essere d'aiuto, io rimango così: Il comandante declina le sue responsabilità e l'ascia l'onere alla polizia francese che inizierà a indagare, mentre la povera vittima si farà una bella permanenza in ospedale.

Se ancora così non va, io mi rassegno e vado a coltivare fiori amazzonici nei deserti salini :saltello:

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Bè, se sono figli di papà che fanno una bravata non si saranno posti grandi questioni riguardo le funzioni di armatore (cioè proprietario, non capitano) e di comandante (solitamente su uno yacht lo skipper è anche comandante, la cosa fondamentale nella navigazione e in particolare in quella da diporto "seria" è che in barca comanda uno solo).

Ma qui stiamo parlando dei tuoi ragazzotti. In caso di sinistro la cosa più credibile nel racconto è che, più che avere coscienza di poter rappresentare l'autorità giudiziaria e declinare tale facoltà, cerchino di giustificarsi, trovino scuse e inventino balle, manifestando ancor più la loro incompetenza.

Ecco: secondo me (se la cosa è compatibile con la tua storia) dovresti proprio crearli fondamentalmente incompetenti e incapaci di gestire un'emergenza, pratici di conduzione della barca solo perché hanno navigato con i papà.

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Per condurre barche fino a 24 metri è sufficiente la patente nautica  senza limiti. "Capitano" è appunto lo skipper, cioé è richiesto un patentato che (anche se a bordo ce fossero altri) si assume la responsabilità del comando. Non entro nel merito della trama, ma costui risponde comunque per quanto accade in navigazione, compresa l'assistenza ai passeggeri. Quando interviene la polizia, che si occuperà delle indagini, dovrà spiegare cosa ha fatto.

Non dici se si tratta di uno yacht a vela o a motore. Un paio di persone pratiche, se tutto  funziona  e il mare è calmo dovrebbero bastare come equipaggio; per la vela sono un po' scarse, dipende dalle attrezzature, ma se si tratta di un giretto...

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