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**Frances**

La Festa della Donna

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Mi rendo conto che andando troppo indietro nel tempo, sono andato troppo avanti. Ho sbagliato a usare la mia società arcaica sarda come paradigma, non sia mai, dell’Italia contadina (che è esistita) oppure, orrore, del mondo intero addirittura.

Chiaramente anche in quella società avvenivano abusi, non mi sogno di negarlo, quando mai non ci sono stati abusi nella storia dell’uomo? (Uomo inteso come umanità, comprendente anche le donne…). Le donne lavoravano duro, procreavano dieci figli (e il motivo non era la mancanza di tv), perché molti morivano di malattia in tenera età e c’era bisogno di braccia, allora il mondo andava avanti così, non c’era la cassa integrazione, se non si lavorava si moriva di fame.

(Odio paragonare la mentalità arcaica di un secolo fa con il senno di poi di oggi e con le ovvietà di oggi, ma qualcuno/a lo ha fatto)

Muy bien, come diceva Carson, l’amico di Tex Willer, allora lo faccio anchio.

Asserisco che le donne non dovevano lavare i panni al lavatoio d’inverno, cento anni fa, mentre i maschi si divertivano a spaccarsi la schiena in campagna. Quando i maschi tornavano a casa a pezzi dovevano farsi da mangiare, lavarsi i panni e dare da mangiare alle bestie e visto che c’erano andare a fare la spesa (ma quale spesa?), lavorare anche in casa la notte, evitando di dormire e di fare figli, che era meglio.

I bambocci di oggi sono dei veri bambocci amorfi, che entrano in una parvenza di vita solo in discoteca, tubi digerenti attaccati a uno stomaco vorace, il più intelligente di loro non è degno nemmeno di guardare al più scalcinato e idiota contadino di ieri, che almeno conosceva la fatica, parola verboten oggi, anzi, scandalosa.

Ma che lo dico a fare?

Oggi c’è la lavatrice, caspita, ma cento anni fa perché non lo sapevano? Ma se le donne non dovevano lavare i panni e questi si ammucchiavano? Dovevano lavarli, giustamente, gli uomini. E chi doveva zappare, zappare duramente, con zappa, picco, palanchino, perché allora non c’erano le imprese edili, mentre gli uomini lavavano e cucinavano? Le donne sono fuori questione, forse avrebbero dovuto fare quello che molte amano fare oggi (qui, lo riconosco, c’è una traccia, nemmeno tanto velata, di volgare maschilismo da parte mia e mi scuso con la maggior parte delle donne oneste, non amo fare questi paragoni).

Mi chiedo come mangiavano in quelle condizioni ribaltate, in una società del cavolo siffatta.

Come era nella realtà doveva evolversi, il suo compito non era angariare la donna come donna, se per quello angariava i poveri tutti, per effetto del normale evolversi della società, che dalle caverne doveva arrivare al grande fratello di oggi passando necessariamente per gradi.

Ma tiremm inanz. Mettersi sul divano… cosa era un divano? Chi lo aveva in casa? Cento anni fa c’era la ricchezza, lì conoscevano i divani. I poveri non ne avevano neanche sentito parlare.

Scuole serali. Le avevano forse già inventate cento anni fa, ma non erano allora popolari come oggi. Da noi non esistevano, ne sono quasi certo, eravamo arcaici nel vero senso della parola. Si cercava di fare il possibile, da noi, in Sardegna, per fare studiare i propri figli e farli uscire dalla miseria, allora e oggi, perché siamo ancora arcaici in quel senso e riconosciamo e rispettiamo il valore della cultura, non come qualcosa che serve, ma come qualcosa che ti fa vedere le cose in maniera diversa, non come qualcosa di settoriale, ma di olistico, che coinvolge tutto l’essere.

Ovviamente anche da noi, come in altre parti d’Italia, ci sono degli emeriti imbecilli che usano il titolo di studio solo per “emergere”.

E alcuni hanno anche posizioni di tutto rilievo.

Ci sono certamente stati casi di uomini che nel passato come nel presente hanno picchiato e fatto del male alle donne, come negare una simile nefandezza?

Quando accadeva, da noi, succedevano tre cose:

La prima: intervenivano i parenti della donna picchiata e lì apriti cielo, se la cosa non si risolveva finiva male.

La seconda: tutto il paese non rivolgeva più la parola all’uomo che aveva picchiato la donna, per un uomo di allora era peggio della morte;

La terza: in ultimo, perché allora come oggi non era considerata una soluzione, ci si rivolgeva alla giustizia.

Ognuno di questi tre punti non andrebbe liquidato così, ma ci vorrebbe un saggio sui fatti consequenziali che ogni punto comportava e io non sono uno storico, ma un semplice passante al quale è toccato di parlare, avendo per dati di fatto le conoscenze acquisite verbalmente sulla vita arcaica della sua gente.

Forse ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia e in un posto particolare, cavolo, tragedie nella vita succedono in ogni tempo e in ogni casta sociale, conosco la miseria dei miei avi e le loro disgrazie, ma non ricordo di aver mai sentito di botte o cinghiate o stupri di nessun genere, miseria si, quella tanta.

Nessuna donna, nessuna bambina usciva di casa senza fazzoletto allora. Il senso del pudore di cento anni fa era ovviamente ridicolo, non ha niente a che vedere con il libero mostrare il sedere di talune donne libere di oggi.

Le vedove potevano risposarsi, la gente aveva da ridire solo se lo facevano prima che fossero trascorsi i due anni del lutto, in cui la donna vestiva di nero e usciva raramente di casa, solo lo stretto indispensabile e per andare in chiesa. Ovviamente oggi una schiavitù così orribile solleverebbe l’indignazione dell’occidente, che ha dimenticato di non essere nato da una lattina di coca cola ma dalla nuda terra.

La dimostrazione di questa indignazione è il fatto che l’occidente della coca cola sa cercando di portare i suoi concetti di liberazione a chi non li voleva, a chi non li chiedeva, con i risultati nei telegiornali di tutti i giorni.

A quei tempi forse il 90/% della popolazione era analfabeta, io ho conosciuto quando ero bambino taluni di questi analfabeti, ormai dei vegliardi e delle vegliarde. Erano in grado di parlare con me bambino in un limpido italiano, conoscevano tutti i nomi delle piante, degli animali, delle erbe medicinali e delle costellazioni.

Ne sapevano molto di più di certi acculturati da talk show, perlomeno questi analfabeti avevano un’anima, per fortuna sono tutti morti e non hanno potuto vedere l’evolversi della società.

Mia zia cambia il pannolone al marito colpito da ictus dieci anni fa e confinato a letto. Non lo abbandona mai. Vivrebbe meglio se lo scaricasse in qualche ospizio, sperabilmente gestito da esseri umani e non da furbi avidi di guadagno, perché anche qui è arrivata la civiltà con i suoi odierni valori e ha influenzato anche qui taluni personaggi. Ma non lo fa, nonostante abbia anche lei dei problemi di salute e ci sia chi le consigli questa soluzione per poter vivere meglio. Ma non lo fa. Chissà qual è il suo piano, forse fare i bagordi con i settecento euro dell’accompagnamento.

Io sono un ottimo cuoco, mi rifiuto di usare il sugo fatto in vasetto, quello lo usano i “continentali” che vengono a fare i turisti da noi e a continuare a chiamarci “sardignoli”, convinti che gli abitanti della Sardegna si chiamino così e a correre a piedi, sudando come asini pazzi sotto il sole di luglio e agosto ostacolando le nostre piccole strade per il mantenimento della loro linea da discoteca.

So anche cucinare, lo dico per inciso, la carne arrosto allo spiedo, con della vera legna, non quella di cartapesta o pellet, so fare il pane, il vino, il formaggio, so usare la lavatrice, stendere i panni e stirarmi in maniera impeccabile la camicia.

Nella mia civiltà arcaica i figli non erano mai in eccesso, servivano per lavorare, sempre allora, non oggi, e non venivano abbandonati.

A questo punto mi viene il dubbio che forse, dalle mie parti, pur essendo sempre rimasti privi di tutto, dell’essenziale come del superfluo, cento anni fa come oggi, una cosa l’abbiamo sempre avuta, anzi due: umanità e dignità.

Ribadisco che anche noi abbiamo avuto assassini e stupratori, non lo nego, ma chi non ha avuto la fortuna di cadere nelle mani della giustizia, talvolta ne ha avuto un’altra. Lo so, lo so: è barbaro parlare così. Da noi il concetto che nessuno deve toccare Caino non è stato capito, ma in ogni caso tranquillizzo chi si potesse scandalizzare: nei centri più popolosi ci si sta uniformando alla media nazionale e circolano liberamente fior di mascalzoni tranquillamente impuniti.

La mia idea più antidemocratica, che più volte ho palesato suscitando fondate antipatie nelle mie nipotastre è stata quella di strappare dalle loro mani, con le unghie laccate di nero (sembrano scarafaggi) i cellulari e sbatterli al muro in corso di ricezione dell’ennesimo messaggino, se non degnavano di uno sguardo la loro vecchia nonna, mia madre, e non le esprimevano una risposta più che plausibile alle sue flebili e timide domande sul loro stato di salute.

Riconosco che credere a quello di cui sopra siano cavolate, emerite cavolate, e io fesso che ci credo, potrebbero anche essere condite dalla patina di fascista presumo, o al limite di idiozia pseudo reazionaria.

Credo ingenuamente nel magnetismo primigenio insito in tutti gli esseri umani e nelle cose, non riesco a fare a meno di indignarmi per fatti di sangue, miserie e ingiustizie avvenute nel passato, nel presente e nel futuro, contro bianchi, neri, gialli e rossi, perché non credo che non mi tocchino neanche un po.

Nella mia ignoranza riconosco che Jung, con il suo inconscio collettivo aveva ragione.

Certamente oggi, parafrasando Voltaire, viviamo nel migliore dei mondi possibile, siamo un vero esempio, un vero faro per tutti.

Quei retrogradi della civiltà contadina di cento e passa anni fa come avrebbero potuto immaginare che i loro discendenti si sarebbero evoluti così tanto?

Argomento per un romanzo post civitas fantasy: se i retrogadi contadinotti sfruttatori e violentatori di cento anni fa avessero immaginato la società a venire, l’avrebbero anticipata, praticando una grande orgia, sesso libero e aborti in massa (fax simile odierno, molto bello, molto civile, specie per le bambine).

Ma gli aborti di allora avrebbero avuto un senso: molti degli attuali propugnatori ed estimatori di questa eminente società, nonché molti dei suoi propugnatori più rappresentativi, oggi non esisterebbero e forse, pur con tutte le inevitabile brutture che ci toccano dai tempi di Adamo ed Eva, perché c’è Qualcuno che ha deciso così e noi non possiamo denunciarlo, (Lilith si era ribellata a Dio e ad Adamo, magnifica donna, peccato sia stata messa da parte e dimenticata, la nostra storia, la nostra vita sarebbe stata quasi semi immortale…) forse avremmo potuto vivere un tantino più sereni, senza attaccare tutto l’attaccabile. (Uh, che giro tortuoso di termini).

Indietro non si torna e non si deve tornare, se non per porte dimensionali e universi paralleli che spero esistano, se ne trovassi una come dico io l’attraverserei senza voltarmi indietro, ponderando ovviamente i vari butterfly effect.

Avanti, nel contempo, non me la sento di dire che siamo andati.

Non sto affermando che allora era l’Eden. Oggi stiamo molto meglio. Abbiamo la luce elettrica e i servizi igienici… (tralascio qualcosa? Non nomino i reality, abbiamo altro di importante in Italia? Ah si: il calcio).

Ma in quanto a rispetto reciproco… purtroppo una volta il rispetto era una cosa per niente scontata e bisognava darlo anche a chi non si voleva, era la base perché la società, necessariamente non poteva essere tutta uguale, non lo è nemmeno oggi, ma allora non si ragionava col senno di oggi, dannazione…

Oggi, per non sbagliare, il rispetto non lo si da più a nessuno.

Ci vorrebbe una via di mezzo, ma è impossibile.

Non amo questa società. Non sono un pericolo. Lasciatemi vivere nella mia illusione.

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Ospite Linda Rando

Ah già, il rispetto dovuto. Parli del rispetto che il servo della gleba era tenuto a dare al suo signore? Il rispetto del popolo che dovevano ai nobili che facevano una vita di vezzi e vizi? Bello essere legati al proprio status non solo per tutta la vita, ma addirittura per la vita dei propri figli, dei propri nipoti e pronipoti...

Ma andando aldilà della società contadina, la donna nobile, che vita faceva? Analfabeta, non rispettata, non tenuta in considerazione in nessun campo, costretta a matrimoni con uomini quattro volte più vecchi di lei e via dicendo.

Rispetto? Ma dove c'era il rispetto?

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beh come detto nel mio precedente post (in cui ti ho portato un esempio pratico di cui tu evidentemente non hai tenuto conto visto quel che hai scritto nel tuo post successivo) beh ti auguro veramente di trovarlo il tuo personalissimo varco interdimensionale per tornare a quella società...me spero vivamente che durante il passaggio in questo famigerato stargate le tue molecole si mescolino e che in quella società ti vi arrivi come donna...sono sicuro che saresti talmente contento da non voltarti per voler tornare...

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Ayame, non sto rimpiangendo o sperando che quella civiltà torni oggi, non come allora almeno, in quel senso, solo in quel senso si può ragionare con il senno di poi.

Tu e le altre donne, giustamente, vedete in quella società tutte le ingiustizie e le limitazioni rapportandole al mondo odierno, chiaro che le mostruosità sono eclatanti.

Ma allora era normale, si viveva così, non c'erano altri esempi, era quella la società, si credeva fosse quello il destino.

Non era una bella vita, lo riconosco, ma era l'unica che si conosceva, che si poteva fare.

Le rivoluzioni, le rivolte non hanno portato mai la felicità.

Ora non ricordo i titoli, tu li individuerai certamente, ma ricordo di aver letto una novella di Verga mi pare, dove descriveva una rivolta di contadini contro il loro signorotto che deteneva le terre con metdo feudale nel tardo Ottocento. Dopo aver assassinato il loro padrone, la moglie e il figlio e mi pare anche i campieri, i contadini fuggono tutti a casa loro.

Il giorno dopo, come erano abituati, si radunano nella piazza della villa saccheggiata, stuprata e uccisa e passano la mattinata sotto il sole aspettando gli ordini per andare ai campi. Ordini che non arriveranno mai, perchè hanno ammazzato chi li dava.

Questo racconto, che mi riprometto di ritrovare, non vorrei confondermi con qualcosa di Pirandello, che ha scritto anche lui una novella simile, la dice molto lunga sulla mentalità di una volta.

E arriva a conclusioni che non voglio palesare perchè non voglio causare, con parole non mie, una rivolta virtuale, mi piace stare in questo forum... :D

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Scusami Agony, effettivamente ho letto dopo il tuo post.

Praticamente ti ho risposto nella stessa risposta che ho dato ad Ayame.

Oggi lo vedo anchio che le donne e non solo loro erano trattate male nell'Ottocento, ma allora perchè non nominare il Settecento o il Seicento ecc. per arrivare fino al buio (che buio non era, sono balle) Medio Evo?

Magari fra cento anni andando a studiare la nostra società qualcuno avrà da ridire per come sono usate le donne oggi, nello spettacolo, nella moda, nella cultura, come si definiscono loro e come le definiamo noi.

Ma noi non possiamo sapere come ragioneranno fra cento anni sul nostro conto, per noi le cose vanno bene e sono giuste cosi, come per tutti i secoli che sono passati.

Io ci vedo qualcosa di buono nel passato, perlomeno il senso del dovere, dell'onore, del rispetto, poi siamo liberi di dire, io sono il primo a farlo, che con quei sentimenti sono stati mandati al macello milioni di uomini.

Nel momento che succedeva non era possibile saperlo. Lo si è capito dopo.

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Be' però anche l'allontanamento e pestaggio dei gay era "normale" e praticato da tutti secoli fa....ma questo non vuol dire che fosse una cosa giusta, nè che fosse vissuto in maniera normale dai gay dell'epoca... Le regole e i costumi della società per me non possono giustificare certe cose...

Se invece mi parli di donne che non hanno voglia di fare NIENTE per il marito e che vogliono fare le snob riverite (e ce ne sono) allora è chiaro che queste persone non sono giustificabili e non possono nascondersi dietro il femminismo e l'emancipazione per continuare a non fare niente e non assumersi nessuna responsabilità (come fanno certi uomini immaturi, per non dire di peggio).

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Ospite Lem Mac Lem

Ossignur...

Mi rendo conto che andando troppo indietro nel tempo, sono andato troppo avanti. Ho sbagliato a usare la mia società arcaica sarda come paradigma, non sia mai, dell’Italia contadina (che è esistita) oppure, orrore, del mondo intero addirittura.

Tu non l'hai usata come paradigma, ma come esempio. Sono due cose molto diverse.

Chiaramente anche in quella società avvenivano abusi, non mi sogno di negarlo, quando mai non ci sono stati abusi nella storia dell’uomo? (Uomo inteso come umanità, comprendente anche le donne…).

Il problema è che gli abusi sulle donne di oggi consistono nel chiedere in sede di colloquio se vuoi avere figli, e nel chiederti di firmare le dimissioni senza data, per ogni evenienza. In quella società gli abusi parlavano di costole fratturate e nasi tumefatti.

Ah, il sapore delle cose antiche, il fascino delle società rurali...

Le donne lavoravano duro, procreavano dieci figli (e il motivo non era la mancanza di tv),

Era la mancanza di contraccettivi, infatti. Lo sai che in quei paesi arcaici dove arrivano i medici di Amnesty e di Emergency, la PRIMA cosa che le donne vanno a chiedere (di nascosto perchè rischiano la pelle) è la pillola anticoncezionale? Le tue nonne non avevano scelta. Quando una donna può scegliere, non si ammazza di gravidanze.

Checcevoi fa', siamo senza ideali.

(Odio paragonare la mentalità arcaica di un secolo fa con il senno di poi di oggi e con le ovvietà di oggi, ma qualcuno/a lo ha fatto)

Vuoi esempi dell'epoca? Non ci vuole niente: Franca Viola e Gavino Ledda. Giusto per fare due nomi.

La prima dovrebbe essere stata abbastanza nominata in questi giorni, il secondo tu, che ami tanto la società arcaica sarda, dovresti conoscerlo bene. E' questo qui:

http://www.ibs.it/code/9788886109710/le ... drone.html

Lui quella società se l'è sciroppata tutta, eppure, appena ha potuto, ha preso a calci in culo il suo venerato padre e si è laureato in lettere.

(tra l'altro, nel suo libro la condizione femminile è descritta abbastanza bene, e no, non si parlava di donne protette dalla famiglia, ma di donne abbruttite e sottomesse, sfinite e impotenti. E Gavino Ledda era un uomo)

Come vedi, non erano tutti buzzurri e burini, qualcuno che ha avuto le palle di fare la cosa giusta, anzichè la cosa che voleva il paesello, c'è stato. Anche nella tua rimpianta società arcaica.

I bambocci di oggi sono dei veri bambocci amorfi, che entrano in una parvenza di vita solo in discoteca, tubi digerenti attaccati a uno stomaco vorace, il più intelligente di loro non è degno nemmeno di guardare al più scalcinato e idiota contadino di ieri, che almeno conosceva la fatica, parola verboten oggi, anzi, scandalosa.

Intanto il più intelligente dei bambocci di oggi può scegliere che vita vivere. Tua nonna, nata schiava e morta schiava, nemmeno sapeva che esistessero, altre possibilità.

E dubito fortemente che il contadino scalcinato di cui parli, per quanto idiota, avrebbe scelto di "sudare in culo e nei coglioni" (cit. Gavino Ledda), se avesse potuto fare diversamente.

Le donne sono fuori questione, forse avrebbero dovuto fare quello che molte amano fare oggi (qui, lo riconosco, c’è una traccia, nemmeno tanto velata, di volgare maschilismo da parte mia e mi scuso con la maggior parte delle donne oneste, non amo fare questi paragoni).

Più che volgare maschilismo, direi che non conosci il senso delle parole. Una donna disonesta, in teoria, sta in prigione perchè ha commesso dei reati. Forse ti riferisci alle donne che amano fare sesso?

Dolente di distruggerti il mito, ma quello piace a tutte. Scopare è bello un sacco.

Ma tiremm inanz. Mettersi sul divano… cosa era un divano? Chi lo aveva in casa? Cento anni fa c’era la ricchezza, lì conoscevano i divani. I poveri non ne avevano neanche sentito parlare.

Tranquillo che anche le donne ricche non se la passavano bene. Si evitavano i geloni alle mani, ma sempre fattrici sottomesse erano. Però stavano al coperto, questo sì.

Si cercava di fare il possibile, da noi, in Sardegna, per fare studiare i propri figli e farli uscire dalla miseria, allora e oggi, perché siamo ancora arcaici in quel senso e riconosciamo e rispettiamo il valore della cultura, non come qualcosa che serve, ma come qualcosa che ti fa vedere le cose in maniera diversa, non come qualcosa di settoriale, ma di olistico, che coinvolge tutto l’essere.

Gavino, cinque anni nel 1943, strappato alla scuola, alla socialità paesana di Sìligo dal padre Abramo, sbrigativamente avviato per necessità alla «scuola pastorale», assiste presto alla mutazione del genitore: «dal paterno al patriarcale».

"Tu hai con noi un debito che non potrai mai pagare: siamo tutti ignoranti." (cit. Gavino Ledda)

Nessuna donna, nessuna bambina usciva di casa senza fazzoletto allora. Il senso del pudore di cento anni fa era ovviamente ridicolo, non ha niente a che vedere con il libero mostrare il sedere di talune donne libere di oggi.

Le vedove potevano risposarsi, la gente aveva da ridire solo se lo facevano prima che fossero trascorsi i due anni del lutto, in cui la donna vestiva di nero e usciva raramente di casa, solo lo stretto indispensabile e per andare in chiesa.

E questo, naturalmente, non è schiavitù.

Io sono un ottimo cuoco, mi rifiuto di usare il sugo fatto in vasetto, quello lo usano i “continentali” che vengono a fare i turisti da noi e a continuare a chiamarci “sardignoli”, convinti che gli abitanti della Sardegna si chiamino così e a correre a piedi, sudando come asini pazzi sotto il sole di luglio e agosto ostacolando le nostre piccole strade per il mantenimento della loro linea da discoteca.

Se i turisti fanno così schifo, smantellate gli impianti turistici. Tanto semplice!

Nella mia civiltà arcaica i figli non erano mai in eccesso, servivano per lavorare, sempre allora, non oggi, e non venivano abbandonati.

Studia. Venivano abbandonati se in eccesso (sì in eccesso, una donna che deve lavorare nei campi non può star sempre dietro ai neonati, dopo un tot, occorreva fare uno stop), se femmine, se malaticci, se illegittimi.

La mia idea più antidemocratica, che più volte ho palesato suscitando fondate antipatie nelle mie nipotastre è stata quella di strappare dalle loro mani, con le unghie laccate di nero (sembrano scarafaggi) i cellulari e sbatterli al muro in corso di ricezione dell’ennesimo messaggino, se non degnavano di uno sguardo la loro vecchia nonna, mia madre, e non le esprimevano una risposta più che plausibile alle sue flebili e timide domande sul loro stato di salute.

Questa è maleducazione, non dissimile da te che insulti le donne a cui piace fare sesso, dandogli una connotazione negativa che non ha.

Argomento per un romanzo post civitas fantasy: se i retrogadi contadinotti sfruttatori e violentatori di cento anni fa avessero immaginato la società a venire, l’avrebbero anticipata, praticando una grande orgia, sesso libero e aborti in massa (fax simile odierno, molto bello, molto civile, specie per le bambine).

E' molto probabile: lo choc culturale produce sempre aberrazioni.

Ma in quanto a rispetto reciproco… purtroppo una volta il rispetto era una cosa per niente scontata e bisognava darlo anche a chi non si voleva

Per esempio, al patriarca che ti storpiava di legnate.

Non amo questa società. Non sono un pericolo. Lasciatemi vivere nella mia illusione.

Illuditi pure quanto vuoi, ma almeno chiedi scusa per aver insultato qualsiasi donna non sia frigida (e anche quelle, che poverette hanno un problema di cui si libererebbero volentieri, altro che essere oneste).

Grazie.

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Scusami Agony, effettivamente ho letto dopo il tuo post.

Praticamente ti ho risposto nella stessa risposta che ho dato ad Ayame.

Oggi lo vedo anchio che le donne e non solo loro erano trattate male nell'Ottocento, ma allora perchè non nominare il Settecento o il Seicento ecc. per arrivare fino al buio (che buio non era, sono balle) Medio Evo?

Magari fra cento anni andando a studiare la nostra società qualcuno avrà da ridire per come sono usate le donne oggi, nello spettacolo, nella moda, nella cultura, come si definiscono loro e come le definiamo noi.

Ma noi non possiamo sapere come ragioneranno fra cento anni sul nostro conto, per noi le cose vanno bene e sono giuste cosi, come per tutti i secoli che sono passati.

Io ci vedo qualcosa di buono nel passato, perlomeno il senso del dovere, dell'onore, del rispetto, poi siamo liberi di dire, io sono il primo a farlo, che con quei sentimenti sono stati mandati al macello milioni di uomini.

Nel momento che succedeva non era possibile saperlo. Lo si è capito dopo.

Ecco già questo ragionamento è leggermente più sensato dei precedenti, qui è possibile intavolare una discussione costruttiva:

vero all'epoca ERA COSI' e in tal modo andava vissuta la vita, ma come sicuramente anche tu saprai, da quell'epoca ad oggi (anche nella tua sardegna, in tutto il mondo direi) tante persone hanno letteralmente sputato sangue per donarci quei pochi diritti i cui noi abusiamo oggi e dire "si stava meglio prima" beh sinceramente lo reputo un'offesa verso quelle persone che han preso botte (o alla peggio sono morte) per donarci un mondo migliore di quello che avevano loro, ora si può dire che non lo stiamo sfruttando al meglio? certamente, ma al giorno d'oggi non ci sono solo bambocci discotecari, lobotomizzati dal grande fratello o donne di facili costumi..no perchè oggi comunque ci è data la possibilità di istruirci (purtroppo molti non ne fanno buon uso ma almeno hanno scelta) e di discernere cosa sia meglio per noi...alltrimenti non saremmo qui a discuterne...al'epoca non era permesso discuterne...

Ogni società ha i suoi pregi e i suoi difetti, ma quella in cui viviamo oggi di certo non è la peggiore (almeno non in tutti i campi)...ripeto al costo di sembrare petulante...persone valorose (uomini e donne) han sputato sangue per donarci questo mondo che è mille volte meglio di quello di allora in quanto a libero arbitrio...ora sta solo a noi impegnarci per goderne appieno (cosa che concordo con te non molti fanno) senza stare a pensare che si stava meglio prima perchè cosi' non è di certo.

(e dire che di solito sono io che sono definito anacronistico dai miei contermporanei...)

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Scusate, ma stasera non ho la forza di leggere tutti i post, quindi darò la mia opinione su quei pochi pezzi che sono riuscita a leggere.

Io ho la sfortuna che una delle mie più care amiche copie gli anni l'8 marzo. Questo significa che lunedì dopo la pizza lei e le altre sono volute uscire per bere qualcosa (io sono l'autista). E fin qui a me sta benissimo, sopratutto se si va in pub, che io amo particolarmente come tipologia di locale. Eppure pure al pub lunedì c'erano ragazze oscene. Tipe con la mingonna inguinale, ubriache perse, quasi in mostra come fossero al mercato. Mi sono sentita a disagio, soprattutto perchè io (come mi ha fatto notare mia sorella ridendo) ero lì con ballerine, maglione e jeans e cappottone perchè faceva freddissimo e quelle stavano con la gonan sotto al culo e la scollatura all'ombelico. Io lo trovo così triste e desolante, pensare che davvero quella possa essere l'unica cosa con cui colpire qualcuno...

Aldilà di questo, che è un discorso detto e ridetto, vorrei dire qualcosa sulla Sardegna.

Unius, non c'è niente di bello nella sardegna arcaica, soprattutto quando il ruolo ricoperto era quello del servo e, ancora di più, della serva. Mia nonna era una serva e la chiamavano proprio così, a Cagliari.

Lei voleva studiare, ma una donna non poteva studiare allora, non poteva neanche dirlo, e solo per questo suo desiderio non so quante botte ha preso dai suoi genitori e da sua madre sopratutto perchè quella specie di ordine vecchio di secoli non venisse modificato. Mia nonna studiava di notte con i resti delle candele e sua madre glieli sequestrava sistematicamente e la picchiava anche.

Le serve venivano molestate dai padroni, lo sapevi Unius? Molto spesso stuprate. E dovevano stare zitte e tenersi anche il bambino. Anche mia nonna fu molestata: quando aveva quattordici anni. Di notte. E scappò a casa piangendo disperata: sua madre la picchiò anche per quello, perchè si era permessa di scappare dal padrone, a cui si doveva sempre rispetto e obbedienza.

Mia nonna ha dovuto sposare un uomo che non amava, perchè i suoi genitori avevano deciso che restare zitelle era una vergogna.

Questa ti sembra bella come vita?

Io ringrazio cento volte di essere nata oggi e nonostante tutto questa realtà mi fa schifo uguale, perchè il maschilismo resiste e l'ipocrisia e la bigotteria della gente fa il resto. Perchè una donna deve avere per forza un figlio? Altrimenti, vale meno come persona? Solo il pensare questo è terrbile. Io sono io, sempre e comunque.

Una donna è una persona diversamente tutelata: quando le donne e gli uomini godranno delgi stessi diritti, solo allora, forse saremo sullo stesso piano. Per ora c'è ancora una sproporzione immane e io l'ho provato sulla mia pelle.

Le donne devono farsi carico del doppio di tutto, sopratutto se decidono di avere una loro famiglia. Devono badare a loro, ai figli e al marito, quasi come se fosse un povero imbecille che da solo non riuscirebbe a sopravvivere.

E non è giusto, perchè non è che se io passo le mie otto-nove ore di lavoro a stressarmi in appalti e progetti e lui fa lo stesso, poi io devo pure preoccuparmi di trovargli i calzini e pulire la casa.

E io non voglio rinunciare al mazzo che mi sono fatta fino a ora, alla mia laurea in ingegneria elettrica, che ogni volta lo dico tutti mi guardano storto perchè secondo loro dovevo fare lettere, così diventavo insegnante, avevo le vacanze d'estate e potevo sfornare figli senza troppe preocucpazioni perchè è facile gestirli così.

Cioè ma vi rendete conto? :shock:

Per ora mi fermo, se no poi mi infervoro troppo!

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Ospite Linda Rando
La mia idea più antidemocratica, che più volte ho palesato suscitando fondate antipatie nelle mie nipotastre è stata quella di strappare dalle loro mani, con le unghie laccate di nero (sembrano scarafaggi) i cellulari e sbatterli al muro in corso di ricezione dell’ennesimo messaggino

Unius io te lo dico, se eri mio zio ti prendevi uno sberlone e mi ricompravi il cellulare entro dieci minuti, sennò ti foravo le ruote della macchina e ti disintegravo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro.

Ma io sono isterica.

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Scusate, ma stasera non ho la forza di leggere tutti i post, quindi darò la mia opinione su quei pochi pezzi che sono riuscita a leggere.

Io ho la sfortuna che una delle mie più care amiche copie gli anni l'8 marzo. Questo significa che lunedì dopo la pizza lei e le altre sono volute uscire per bere qualcosa (io sono l'autista). E fin qui a me sta benissimo, sopratutto se si va in pub, che io amo particolarmente come tipologia di locale. Eppure pure al pub lunedì c'erano ragazze oscene. Tipe con la mingonna inguinale, ubriache perse, quasi in mostra come fossero al mercato. Mi sono sentita a disagio, soprattutto perchè io (come mi ha fatto notare mia sorella ridendo) ero lì con ballerine, maglione e jeans e cappottone perchè faceva freddissimo e quelle stavano con la gonan sotto al culo e la scollatura all'ombelico. Io lo trovo così triste e desolante, pensare che davvero quella possa essere l'unica cosa con cui colpire qualcuno...

E io non voglio rinunciare al mazzo che mi sono fatta fino a ora, alla mia laurea in ingegneria elettrica, che ogni volta lo dico tutti mi guardano storto perchè secondo loro dovevo fare lettere, così diventavo insegnante, avevo le vacanze d'estate e potevo sfornare figli senza troppe preocucpazioni perchè è facile gestirli così.

Cioè ma vi rendete conto? :shock:

E' esattamente questo il discorso che tento di fare da mille post, evidentemente sono una schiappa ad esprimermi XD

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Anch'io ho apprezzato molissimo l'intervento di Electra. Mi è piaciuto ciò che ha detto e il modo in cui lo ha detto.

Non entro nel merito della questione Festa della Donna. Secondo me ciascuno ha le sue opinioni e sono tutte rispettabili; se poi uno decide di cambiare idea o invece preferisce rimanere sulle sue posizioni, sono sempre fatti suoi e nessuno ha il diritto di attaccarlo per questo motivo.

Sono intervenuta solo per dire, da lettrice del forum, che, pur non condividendo molte delle affermazioni di Unius, mi è piaciuto molto il tono da lui usato per esporre le sue tesi.

Di altri, invece, pur condividendone le idee, mi ha infastidita il tono altezzoso, aggressivo e arrogante che hanno usato per replicare a Unius.

Capisco che la materia è scottante, capisco che a parlare di certi argomenti gli animi si scaldino, ma preferirei che si dialogasse in modo più pacato. Perchè anche secondo me, il RISPETTO di cui ha parlato Unius è un valore fondamentale, non un accessorio da usare quando ci garba e quando ne abbiamo voglia.

Mir i dobro (pace e bene, in croato) :-)

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Ospite

Fiorella, se non ci fossi bisognerebbe inventarti!

Condivido ogni parola che hai scritto, meglio di quanto potrei fare mai io.

Contunando a dire "pace":

Shalom - Salaam.

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Ospite
La mia idea più antidemocratica, che più volte ho palesato suscitando fondate antipatie nelle mie nipotastre è stata quella di strappare dalle loro mani, con le unghie laccate di nero (sembrano scarafaggi) i cellulari e sbatterli al muro in corso di ricezione dell’ennesimo messaggino

Unius io te lo dico, se eri mio zio ti prendevi uno sberlone e mi ricompravi il cellulare entro dieci minuti, sennò ti foravo le ruote della macchina e ti disintegravo qualsiasi cosa mi capitasse a tiro.

Ma io sono isterica.

Questo tuo messaggio mi ha colpito, mi sembrava che non quadrasse qualcosa.

Dopo averci riflettuto ho finalmente capito: quanto dici è in contrapposizione netta con la tua condotta.

Mi spiego meglio: in questo forum tu non tolleri la mancanza di rispetto tra un utente è l’altro (il che è uno dei motivi che mi induce a frequentarlo) e sei sempre rispettosa verso tutti, tanto che da alcuni sei vista come “rigida” (anche se l’espressione usata era più colorita).

Per quanto ti conosca solo telematicamente mi riesce difficile credere che andando in visita alla nonna anziana non la degni di attenzione e passi il tempo a chattare.

Se tu fossi stata al posto di Unius suppongo che non ti saresti limitata a minacciare.

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Ospite Linda Rando

Bradipo io con mia nonna ci vivo, un'ora fa mio nonno ha avuto un forte capogiro, come gli succede spesso, e dato che soffre di cuore ci siamo preoccupati tutti.

Ciò non toglie che, quand'ero più piccola - tredici anni, come le nipoti di Unius - quando qualcuno stava male mi limitavo a chiedere come stava e poi mi ritiravo da qualche parte con il cellulare o un libro, dipendeva se avevo qualche libro dietro. Perché? Perché mi sentivo a disagio e non sapevo come comportarmi.

Se mio zio mi fosse venuto a strappare quel che avevo dalle mani l'avrei aggredito come una iena, proprio perché sarebbe stato maleducato e mi avrebbe mancato di rispetto.

Senza contare che non si può costringere qualcuno a far quel che non vuole, e non è distruggendo il cellulare alla nipote che le insegnerai a prestare attenzione alla nonna. Poi ognuno adotta i metodi educativi che preferisce, ma a reazione spropositata (rompere il cellulare alla nipote? Sequestraglielo, al massimo; ma anche no perché se i miei zii mettono mano alla mia roba mi incazzo, non sono i miei genitori) non può non seguire una reazione altrettanto spropositata :mrgreen:

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Ospite Linda Rando

Perdonami, Bradipo, ma io leggo che Unius ha scaraventato il cellulare della nipote contro il muro. Per esperienza - il mio cuginetto di due anni è alquanto manesco - un cellulare contro al muro si rompe nel 90% dei casi.

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Povere generazioni odierne, cresciute senza una figura paterna che che mischi amorevolmente le vertebre a suon di bastonate...senza una madre che gli deformi il costato a vergate...senza un padre che deformi il costato sia a loro che alla madre...

In che epoca buia viviamo...

Facezie e frecciatine nemmeno troppo velate a parte, riconosco che vi sono virgulti altamente maleducati e irrispettosi, ma a mio modestissimo parere non è portandosi al loro livello, non è diventanto a propria volta maleducati e irrispettosi che gli si insegna che quel che stanno facendo è errato.

"onora il padre e onora la madre e onora anche il loro bastone, bacia la mano che ruppe il tuo naso perchè le chiedevi un boccone" diceva un poeta di nome Fabrizio.

In quel modo non si ottiene un reale rispetto, si ottiene semplicemente un surrogato dettato dalla paura, un'ipocrisia bella e buona, il rispetto vero lo si conquista con i fatti, con il buon esempio.

Io non ho mai avuto bisogno di bastonate o distruzione di beni personali per far si che mia nonna abbia le mie premure, mi è stato insegnato con il buon esempio, con gli insegnamenti sul valore della famiglia.

Posso capire la reazione di Unius...dico davvero, ma condividerla no, piuttosto che si guardi in faccia i genitori dei teneri virgulti e gli si dica "cosa hai insegnato a questi bambini\ragazzi?" "credi che la cosa migliore che puoi fare per loro sia mettere mano al portafogli e comprargli quel cellulare senza nemmeno avergli dato in minima infarinatura sul come ci si comporta?".

Che il male si estirpi alla radice invece di metterci la coscienza a posto tirando due bastonate (parlo in senso metaforico ovviamente) e credendo di aver dato un reale insegnamento...non si pretende rispetto se non si da l'esempio in primis noi stessi...

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Ospite
La mia idea più antidemocratica, che più volte ho palesato suscitando fondate antipatie nelle mie nipotastre è stata quella di strappare dalle loro mani, con le unghie laccate di nero (sembrano scarafaggi) i cellulari e sbatterli al muro in corso di ricezione dell’ennesimo messaggino

Suppongo che "palesare" non voglia significare "realizzare", ma potrei sbagliare.

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Ospite Linda Rando

Lasciamo che sia Unius a spiegarci cosa intendeva; se è come dici tu, naturalmente, la cosa cambia completamente.

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Ospite

Le parole di Unius possono piacere o meno, ma secondo me riflettono l'idea di gran parte degli italiani.

Del resto, nelle stanze dei bottoni, le donne sono quasi inesistenti; la nostra società è ancora fortemente maschilista.

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"Datemi due righe scritte dall'uomo più onesto, e io vi troverò di che impiccarlo."

(Cardinale Richelieu).

Forse non c'entra molto con il tutto, ma è anche il mio pensiero circa il modo di attaccare di certe persone, solo per partito preso.

Se io paleso di voler sbattere al muro una cosa o una persona, non vuol dire che l'ho fatto, comunque, riconosco che non va bene ugualmente. Lo riconosco Ayame e faccio ammenda.

(Ma i tuoi commenti e reprimende fanno sempre piacere, non sono arrabbiato con te, non potrei mai)

Passando ad altro purtroppo:

Se noi vediamo il passato con il senno di poi, lo troveremo sempre pieno di difetti, perchè noi oggi non ragioniamo come allora.

Ma è evidente, per... mille fulmini (citazione di Tex Willer, non rubo le battute...) che la donna era trattata come era trattata nell'Ottocento e via via sempre indietro, nei secoli dei secoli, non se ne salva nessuno.

Ma allora, non sapevano che la donna è un essere umano, agivano di conseguenza, sbagliavano, se ne sbattevano del messaggio cristiano tanto quanto oggi, ma questo lo sappiamo noi oggi, allora no.

Chiaramente, secondo Richelieu, che pure era cristiano, solo per le mie due righe dette di sopra sul messaggio cristiano che inibisce... non so cosa inibisca... meglio non dirlo altrimenti si scatena un altro putiferio... solo per questo sarei già da impiccare. Naturalmente, in nome della libertà, ci mancherebbe, oggi siamo civili.

Più conosco le espressioni di questa civiltà, più sono infelice.

(E’ un eufemismo per mascherare i miei sentimenti, ma non voglio che Richelieu si affatichi a infierire troppo, al limite lo anticipo, direbbe con il suo accento acquisito, che fa snob: “Nun te piace ‘a civirrtà? Ma cchi ttè c’è vole… Ripjjate!”

(Naturalmente questo è un romanesco maccheronico, chiedo scusa ai Romani se ho tentato di imitarlo).

Facciamo finta che Unius scriva quattro passabili idiozie, che siano pubblicate, come tanto ciarpame oggi in Italia e che nonostante i premi elargiti e firma dediche finisca a tot di sconto al supermercato, e Unius, con quei quattro soldi acquisiti come il suo accento si monti la testa e vada a vivere in un monolcale o bilocale o condominio o come cavolo è, togliendosi finalmente, provvisoriamente, la fame atavica di dosso, ma lontano da casa sua e poi si metta a pontificare a destra e manca con chi è rimasto indietro, dall’alto della sua posizione, ma siccome Unius di pontificare non ne capisce un emerito… cavolo, visto che ragiona per partito preso, non trova di meglio che offendere chi ragiona in un modo troppo “tera tera”… senza considerare il senno di poi…

ahhh… giuro faccio una fatica a fare questa parte… nemmeno per finta ci riesco, ipocriti si nasce.

(Richelieu direbbe anche che lo si può diventare, lui lo era).

Non sono un uomo colto, si sarà capito spero, nonostante i miei puerili tentativi di non entrare nel turpiloquio, cosa alla quale non sono abituato.

Per me la cultura non è qualcosa che serve… la cultura ti fa vedere le cose in maniera diversa e non è qualcosa di settoriale, ma di olistico, che coinvolge tutto l’essere.

Chi usa la cultura (o pseudo cultura, quella del pezzo di carta) come un’arma contro i suoi simili che cercano di imparare o anche di cercare di farsi avanti in piccoli spazi, perché no, non gli rubo il bilocale, è solo un ignorante.

(L’ignoranza è una montagna ripida, in fondo alla quale ci sono pietre aguzze – proverbio berbero).

E ribadisco di credere nel vecchio detto che “è meglio un nobile ignorante che un cafone acculturato”.

Detto questo, che so scatenerà un panegirico da parte di qualcuno, (qualcuna) specie per le vendite a un tot di sconto al supermercato del ciarpame, aggiungo, che anche se non ho studiato mi dispiace che qualcuno (qualcuna) dica cose inesatte di Gavino Ledda, autore di “Padre padrone” trasformato in film dai fratelli Taviani, e di altre bellissime opere.

Un sardo lo sa bene che Gavino era analfabeta fino a ventanni, ma non perché fosse angariato dal padre, erano una generazione di pastori, per mungere le pecore non serviva lo studio, ma forse è una spiegazione troppo semplice. Stranamente le donne non mungevano le pecore, eppure è un lavoro da schiavi… mah.

Non aveva altro da offrire che l’ignoranza quella civiltà, ma è un’ignoranza particolare, posso affermare che non erano cannibali.

Comunque, Gavino partì militare e da lì cominciò a studiare fino a laurearsi in glottologia, che ha anche insegnato all’università.

Un giorno un giornalista gli fece delle domande:

“Cosa pensa di suo padre?”

Gavino rispose “Lui è un re.”

“E suo padre cosa pensa di lei?”

“Che adesso il re sono io”

“E lui?”

“Si è messo da parte e continua a vivere come prima”.

Gavino non ha mai preso a calci suo padre, né metaforicamente né realmente, ha solo fatto una cosa diversa, non superiore, a quello che il padre voleva e credeva per lui. Non ha preso il “pezzo di carta” ma assimilato la cultura per vedere e capire le cose, le parole in particolare. Tanto è vero che tornò a vivere in Sardegna, senza rinnegare o disprezzare il suo passato.

Questo ci tenevo a dirlo, per me, tanto quanto, di cardinali Richeliu ne abbiamo a josa (notare la j, pirandelliana e verghiana…).

Detto quanto sopra, senza fare nomi e nik nomi a parte il mio e quello di Ayame, ma che spero vivamente colpisca sul grugno una sola terza persona... aspetto di essere buttato fuori dal forum, nonostante la cosa mi dispiacerà notevolmente, perché amo imparare a scrivere, ma non amo perdere tempo a polemizzare con persone convinte di avere l'ultima parola sempre dalla loro (e anche la prima, meno male che non hanno posizioni di rilievo...)

PS

Ayame, gentilissima, qualunque cosa mi dirai di fare, andarmene o rimanere, lo farò. So che ho parlato contro qualcuna cui tieni molto.

Non mi è mai piaciuto il suo modo di scrivere e di rispondere agli utenti di questo forum.

Per questo, se hai notato, non ho mai risposto a niente di suo.

Questa volta soltanto, l’ho fatto. Senza nominarla.

La libertà di quella persona di dire tutto quello che le passa in testa finisce – FINISCE – anche se non glielo hanno fatto capire da piccola, dove inizia la mia.

Accetto le critiche, ma non mi piace essere offeso con tono altezzoso. Sono un essere umano.

PS

Notate, che non l’ho mai nominata, quella persona. Dalle mie parti equivale a ignorare la vita di una persona sgradevole.

Modo di parlare arcaico il mio, usanze rozze e incivili. Sicuramente.

Mi dispiace Ayame di crearti questo fastidio.

Sai benissimo che non ho mai cercato lo scontro e la provocazione con nessuno a costo di passare per un bonaccione.

Ma bonaccione non significa stupido, forse nella concezione di qualcuna che mi ha offeso si, sacramentandomi le sue lapidarie offese gratuite. Bastava dirmi dove secondo lei sbagliavo, civilmente, sono sempre stato civile con tutti, io.

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Ospite
Ayame, gentilissima, qualunque cosa mi dirai di fare, andarmene o rimanere, lo farò.

Perchè mai dovresti andartene?

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Ciao Bradipo.

Bhe uno che risponde come ho risposto io sopra, presumo non sia più gradito.

Specie al soggetto non nominato che mi ha offeso, che si sa chi è.

Anche se mi sono tenuto nei limiti. Cosa che non è stata fatta con me.

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Ospite

Posso parlare solo per me, ma la tua "presunzione" di non essere gradito non la vedo.

Dall'amato Spoon River:

Dorcas Gustine

Non ero amato da quelli del villaggio,

ma tutto perché non avevo peli sulla lingua,

e affrontavo chi m'insultava

con una protesta diretta, senza nascondere o nutrire

segreti rancori o rammarichi.

È molto lodato il gesto di quel ragazzo spartano,

che nascose il lupo sotto il mantello,

e si lasciò divorare, senza un lamento.

È più coraggioso, credo, strapparsi il lupo di dosso

e combatterlo apertamente, magari per strada,

tra polvere e urla di dolore.

La lingua sarà forse un organo ribelle,

ma il silenzio avvelena l'anima.

Mi biasimi chi vuole,io sono contento.

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Caro Bradipo, grazie per la citazione dall'anche da me amato (costruzione sbagliatissima... ) Spoon River.

Sono pacifico e propendo per la pace pur svolgendo un mestiere che a detta di tutti vuole solo la guerra.

Solo un soldato può amare la pace e l'armonia più di un pacifista.

Posso citare un passo della Bibbia, da me amata e che mi ha salvato dal vuoto e dal nulla tante volte:

"Non rinnegare te stesso per riguardo agli altri, non essere timido quando rischi la rovina"

(Siracide 4.22)

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OT (ma non troppo): Ogni volta che leggo un intervento di Unius e un intervento di Bradipo, imparo qualcosa. I love Unius, I love Bradipo (fine dell'OT).

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Ospite Linda Rando

Caro Unius, non voglio assolutamente che tu te ne vada, non pensarci nemmeno. È normale infervorarsi su argomenti caldi, ma questo non significa che uno o l'altro debba andarsene.

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E ribadisco di credere nel vecchio detto che “è meglio un nobile ignorante che un cafone acculturato”.

come la devo leggere? ...Emanuele Filiberto è comunque meglio di Gavino Ledda? :shock:

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