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The Last Duchess

Ustioni non gravi: pronto soccorso

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Rileggevo una parte di un mio romanzo e mi è venuto un dubbio:
uno dei protagonisti si è ustionato il palmo di una mano. Non può andare all'ospedale per motivi di trama.
La co-protagonista conosce un po' di medicina, e lo aiuta come può.

Come dovrebbe intervenire?
Non sono sicura che i bendaggi e basta siano una buona scelta. Devono essere bagnati o no? E con acqua calda o meno?
Oppure dovrebbe applicare un unguento particolare?

Considerate:

1. Siamo in periodo vittoriano.
2. Sono soli in casa; il protagonista sa ben poco di medicina.
3. C'è la possibilità di reperire erbe in casa, sempre per ragioni di trama.

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Ustioni di che tipo? Presumo secondo grado. L'acqua calda la escluderei (la soccoritrice verrebe decapitata all'istante dall'ustionato  :asd: ). Considerando che non può andare all'ospedale l'unica cosa che può fare è disinfettare e fare un bendaggio con unguenti antinfiammatori, ma qui c'è un problema, te dici che può reperire erbe in casa, il punto è quali erbe può avere, solo locali o anche importate?

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Ustioni di che tipo? Presumo secondo grado. L'acqua calda la escluderei (la soccoritrice verrebe decapitata all'istante dall'ustionato  :asd: ). Considerando che non può andare all'ospedale l'unica cosa che può fare è disinfettare e fare un bendaggio con unguenti antinfiammatori, ma qui c'è un problema, te dici che può reperire erbe in casa, il punto è quali erbe può avere, solo locali o anche importate?

Confermo: le ustioni sono di secondo grado.

Le erbe possono essere anche importate, confermo anche questo. E per una buona ragione :)

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Ospite Bradipi

Non capisco, mi dici essere un'ustione di secondo grado, ma l'espozione diretta alla fiamma dovrebbe dare un'ustione più grave.

La tipica ustione "da forno domestico" (che tutti credo abbiamo sperimentato) è data dal brevissimo contatto con un teglia calda, brevissimo perché istintivamente si ritira la mano e si forma la bolla. La fiamma invece brucia (tranne forse nel caso di mani piene di calli).

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Non capisco, mi dici essere un'ustione di secondo grado, ma l'espozione diretta alla fiamma dovrebbe dare un'ustione più grave.

La tipica ustione "da forno domestico" (che tutti credo abbiamo sperimentato) è data dal brevissimo contatto con un teglia calda, brevissimo perché istintivamente si ritira la mano e si forma la bolla. La fiamma invece brucia (tranne forse nel caso di mani piene di calli).

L'ustione è data da un'esposizione di un paio di secondi al fuoco. Il punto è che è su tutta la mano.

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Allora, non bisogna assolutamente togliere eventuali tessuti dalla pelle, perché strappando quelli, strapperesti anche la pelle. Bisogna immergere la parte ustionata in acqua per almeno dieci minuti. Poi, bendare la zona ustionata con delle garze umide (nel caso di ustioni piuttosto estese è opportuno il bendaggio, perché l'epidermide tenderebbe a infettarsi)... non utilizzare pomate, possibilmente, perlomeno non subito.

Mettere la persona in posizione antishock (supino, a gambe sollevate, per evitare perdite di conoscenza a causa del dolore) e evitare l'ipotermia, quindi non utilizzare ghiaccio o acqua troppo fredda, perché non è mai opportuno né salutare modificare improvvisamente la temperatura dell'infortunato... la parte ustionata va comunque tenuta piuttosto umida. :)

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Allora, non bisogna assolutamente togliere eventuali tessuti dalla pelle, perché strappando quelli, strapperesti anche la pelle. Bisogna immergere la parte ustionata in acqua per almeno dieci minuti. Poi, bendare la zona ustionata con delle garze umide (nel caso di ustioni piuttosto estese è opportuno il bendaggio, perché l'epidermide tenderebbe a infettarsi)... non utilizzare pomate, possibilmente, perlomeno non subito.

Mettere la persona in posizione antishock (supino, a gambe sollevate, per evitare perdite di conoscenza a causa del dolore) e evitare l'ipotermia, quindi non utilizzare ghiaccio o acqua troppo fredda, perché non è mai opportuno né salutare modificare improvvisamente la temperatura dell'infortunato... la parte ustionata va comunque tenuta piuttosto umida. :)

Grazie mille, gentilissima! :D

Te ne intendi!

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Ospite

finalmente posso sfruttare le mille ore passate a studiare chirurgia plastica  :saltello:

 

L'ustione è data da un'esposizione di un paio di secondi al fuoco. Il punto è che è su tutta la mano

La gravità dell'ustione è data da sede + estensione + profondità... il palmo della mano automaticamente la classifica come ustione grave (anche se la superficie colpita è stimata all'1% della superficie corporea di un adulto), ma bisogna considerare la profondità... se il è fuoco da legna dovrebbe aggirarsi attorno ai 600 °C, quindi un'esposizione di 2 secondi può portare ad un'ustione di III grado (quindi con necrosi di pelle, derma e sottocutaneo), solitamente l'ustione da fiamma, grazie ad i meccanismi di difesa inconsci dell'organismo, dura una frazione di secondo (in quel caso potrebbe trattarsi di un II grado, con flittene [bolle di siero dovute dallo scollamento dell'epidermide sul derma] e necrosi del derma papillare [se la lesione è superficiale] o anche reticolare[se è profonda])

sapere se l'ustione è di IIp/III grado è importantissimo per le sequele, una lesione profonda infatti guarisce necessariamente con cicatrice (e relativi problemi di retrazione della cute o del tessuto di granulazione) dando alla mano l'impossibilità di tornare alla funzionalità precedente (ci sono degli interventi chirurgici in grado di ripristinarla, ma non so se in epoca vittoriana erano già conosciuti, al massimo si potrebbe fare un'escarotomia che a rigor di logica potrebbe essere una pratica anche medievale)

 

per quanto concerne il trattamento bisogna necessariamente togliere gli indumenti dalla parte colpita (nel tuo caso a meno che non indossi guanti il problema non dovrebbe sussistere), sciacquare con abbondante acqua tiepida per velocizzare il raffreddamento e limitare i danni (se ricordo bene le lezioni di fisica medica il corpo umano dovrebbe perdere 26 volte più velocemente calore in acqua che in aria). In passato si usavano molte porcate al posto dell'acqua, alcune funzionali (solitamente grassi come olio o burro), altre totalmente campate in aria (feci di lupo, oggetti di santi, etc)... oggi il miglior prodotto da usare è il Sofargen, ma dubito fosse già in commercio allora (è un composto sintetico basato su un prodotto chimico del 1930, non saprei dire se c'erano alternative precedenti), se la tua dottoressa è un po' "mistica" nel senso che crede a teorie particolari, la classica guaritrice/strega potrebbe usare l'argento (anche oggi molto utilizzato in forma ionica nel trattamento delle ferite difficili)...

calcola però che quello che ti ho descritto è il metodo migliore, basato sulle conoscenze di oggi, a quel tempo probabilmente gli avrebbero fatto bere qualche vaccata omeopatica (Hahnemann inventò l'omeopatia proprio in quel periodo), mentre i contrari a tale teoria gli avrebbero fatto un salasso per guarirlo dagli umori cattivi nel sangue (teoria non del tutto sbagliata nonostante ad oggi faccia accappoanre la pelle, in quanto un ustione profonda manda in circolo una marea di citochine che possono causare la cosiddetta "malattia ustione")

 

calcola inoltre che se la tua coprotagonista è medico dovrà usare anche termini più corretti:un'ustione riguarda la lesione da calore tramite mezzo non liquido (fuoco), mentre se usi l'acqua bollente si chiamerà scottatura...

da non sottovalutare la possibilità di usare le erbe che citavi come tentativo di cura, dopo aver abbondantemente bagnato la parte potrebbe medicare la lesione con un impacco di aloe (o altre piante simili) e bendarlo con garze pulite per evitare fastidio ed infezioni...

 

altro particolare importante: la profondità della lesione è essenziale per poterla descrivere, infatti in base alle strutture coinvolte la ferita potrà essere rossa, bianca o nera!

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finalmente posso sfruttare le mille ore passate a studiare chirurgia plastica 

Grazie , grazie, grazie!

Il tuo è stato il commento più esauriente!

Adesso sì che mi sento più sicura e posso scrivere questa benedetta parte ;)

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Ospite

se hai delle domande specifiche non esitare a farle, fa piacere poter sfruttare le conoscenze appena acquisite (e potrebbe essere un utile ripasso in vista dell'esame di patologia chirurgica :indicare: )... ho cercato di fare un sunto più accettabile possibile (chiedo venia per gli orrori grammaticali dovuti alla fretta), ma ci sarebbero altre centinaia di cose da dire, dopotutto le ustioni rientrano nella categoria definita "ferite difficili" mica per niente...

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se hai delle domande specifiche non esitare a farle, fa piacere poter sfruttare le conoscenze appena acquisite (e potrebbe essere un utile ripasso in vista dell'esame di patologia chirurgica :indicare: )... ho cercato di fare un sunto più accettabile possibile (chiedo venia per gli orrori grammaticali dovuti alla fretta), ma ci sarebbero altre centinaia di cose da dire, dopotutto le ustioni rientrano nella categoria definita "ferite difficili" mica per niente...

Sull'impacco di aloe: è una lozione , oppure si fa con della semplice aloe? Cioè, come viene trattata, prima

di applicarla sull'ustione?

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Ospite

la medicazione con aloe non ha effetto curativo, quando un effetto piacevole (è fresca a contatto con la zona lesionata), emolliente (la cicatrice "tirerà" di meno e dovrebbe anche diminuire il prurito) e antisettica (prevenendo, in minima parte, le possibili complicazioni della fase tossinfettiva dell'ustione). Alcuni "naturopati" sostengono abbia un effetto stimolante sulla rigenerazione dei tessuti (ci sono delle discutibili, ma interessanti, pubblicazioni su PubMed a riguardo se ti interessa approfondire questo aspetto)... per ottenerla basta tagliare una foglia di aloe vera e spremerla, nel caso non sia disponibile (è una pianta grassa, quindi ha bisogno di climi caldi e secchi per crescere) si può utilizzare la polvere (aloina), bagnata per ottenere un unguento o in acqua per ottenere una soluzione (anche da bere, ma avrebbe molti meno effetti)...se fosse omeopata potrebbe consigliare sempre l'aloe (Aloe barbadensis), ma per via orale e a delle concentrazioni ridicole (6-7 CH) oppure Urtica urens (pianta del genere delle ortiche) sempre a quelle diluizioni... non sono sicuro se all'epoca la diluizione CH esistesse già o abbia preso quel nome solo successivamente, ma sono certo del fatto che Hahnemann stesso consigliasse la diluizione centesimale, quindi non dovrebbe essere incoerente scriverlo nel romanzo 

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la medicazione con aloe non ha effetto curativo, quando un effetto piacevole (è fresca a contatto con la zona lesionata), emolliente (la cicatrice "tirerà" di meno e dovrebbe anche diminuire il prurito) e antisettica (prevenendo, in minima parte, le possibili complicazioni della fase tossinfettiva dell'ustione). Alcuni "naturopati" sostengono abbia un effetto stimolante sulla rigenerazione dei tessuti (ci sono delle discutibili, ma interessanti, pubblicazioni su PubMed a riguardo se ti interessa approfondire questo aspetto)... per ottenerla basta tagliare una foglia di aloe vera e spremerla, nel caso non sia disponibile (è una pianta grassa, quindi ha bisogno di climi caldi e secchi per crescere) si può utilizzare la polvere (aloina), bagnata per ottenere un unguento o in acqua per ottenere una soluzione (anche da bere, ma avrebbe molti meno effetti)...se fosse omeopata potrebbe consigliare sempre l'aloe (Aloe barbadensis), ma per via orale e a delle concentrazioni ridicole (6-7 CH) oppure Urtica urens (pianta del genere delle ortiche) sempre a quelle diluizioni... non sono sicuro se all'epoca la diluizione CH esistesse già o abbia preso quel nome solo successivamente, ma sono certo del fatto che Hahnemann stesso consigliasse la diluizione centesimale, quindi non dovrebbe essere incoerente scriverlo nel romanzo 

Grazie mille dell'aiuto, MoonWolf : ho scritto della polvere di aloina :) 

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