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Monè

E RESPIRARE LA NOTTE... (Pt.1)

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(RACCONTO A CUI STO LAVORANDO, CHE VERRA' PUBBLICATO SU DI UN'ANTOLOGIA A BREVE - naturalmente la formattazione, non è l'originale...)

E RESPIRARE LA NOTTE... (titolo provvisorio per postarlo qui)

Era da circa un'ora che vagavo in compagnia della polvere e del vento di Santa Ana, lungo la strada per Deidsaw City.

Un sole minaccioso rendeva quel tragitto insopportabile.

Non so nemmeno come finii in quel posto, e l'unica amara consapevolezza era l'essermi ubriacato per l'ennesima volta, nella notte appena trascorsa.

Non litigavo con la mia piccola da mesi, o settimane non ricordo, e quella discussione compensò la tranquillità apparente che fino a prima regnava.

Ma il tempo passava e quella strada sembrava non dare alcun accenno del centro abitato, e così, di Ramona.

Desiderai quell'indicazione e a un tratto la intravidi su di un grande cartello verde, oltre il fomento di sabbia danzante che annebbiava la vista. C'era scritto su, a caratteri semplici e ben leggibili: “Deidsaw City/5km”. Presi un lungo respiro e accesi una sigaretta, ora che il caso mi aveva donato un po' di sicurezza.

Non mi ci volle molto per giungere a destinazione.

Il mulino abbandonato e l'autorimessa del vecchio Todd mi tolsero ogni incertezza. Accelerai il passo e mi meravigliai di come mi sentivo in forma, a parte la confusione dei ricordi.

Nella mattina seguente ad ogni sbronza ero solito mostrarmi come uno straccio vivente-consuma sigarette, ma tutto ciò a cui potei badare fu la forte fitta che di tanto in tanto colpiva la mia spalla destra.

In tutto quel pensare, mi accorsi solo qualche attimo dopo che ero appena giunto nel centro città.

Decisi di superare me stesso sperando di facilitare le cose, e pensai che la cosa più opportuna fosse prendere dei fiori.

In realtà fu l'unica cosa che riuscii ad ideare in quel momento, e per questo decisi di seguire il mio istinto dirigendomi dall'unico fioraio della zona.

Entrai senza indugiare, dopo aver levato la polvere dalla giacca. C'erano un paio di clienti all'interno, e un cane di piccola taglia che dopo il mio ingresso prese ad abbaiare periodico. Nell'attesa accadde una cosa curiosa. Il profumo tipico delle boutique da sempre mi arrecava fastidio; quell'accumulo di essenze così differenti tra di loro, che rasentava il disgusto al contatto troppo diretto. Stranamente non riuscivo a percepire l'odore dei vasi distanti, ma soprattutto di quelli più vicini.

Dovevo essermi preso un brutto raffreddore. Uno degli svantaggi nell'eccedere con il Whisky in una fredda notte è il non distinguere la temperatura esterna, dalla calura che divampa all'interno.

Arrivò il mio turno e mi accorsi che ancora non avevo scelto nulla. Tentennando ruppi il ghiaccio salutando il tipo dietro il banchetto, ma questo non mi rispose nemmeno. Non feci caso alla scortesia dimostrata e lasciai fare, dato che il ragazzo stava finendo di scribacchiare qualcosa sul retro di uno scontrino. Diedi qualche colpo di tosse di proposito per richiamare l'attenzione ma non funzionò. Per tenermi calmo sospirai e grattai leggero con la destra la sommità barbuta del mio mento, com'ero solito fare per scacciare le noie.

Venni affiancato da una vecchia signora, dal rossetto troppo marcato che aveva sporcato la sommità dei denti superiori.

Storsi il naso ma senza risultare indiscreto.

Il garzone finalmente alzò il capo, protrasse un lungo sospiro guardando un po' oltre la cassa, e infine rivolse all'anziana la parola.

«Bene. Credo sia il suo turno signora». Sorrise di una formalità idiota.

Irrigidii lo sguardo e blaterai qualche parola di incredulità.

«Ma... ma come?» il tipo non mi calcolò per nulla.

«Sto parlando con te spilungone!» continuai, ma nel contempo si era già allontanato nel reparto orchidee con la vecchietta al suo fianco.

Desiderai tanto vedere quella moltitudine di falsi colori sparpagliarsi per il pavimento della sala. Diedi un colpo a uno scaffale, con la punta delle mie trasandate polacchine.

Giuro che per quanto fossi nervoso, il mio gesto era mosso da un livello di forza blanda. Lo diedi nel punto giusto credo, perché da quel lato della sala, nemmeno un vaso rimase più in esposizione.

Un macello si sparse ai miei piedi e tentai ciò che ritenni più opportuno fare: scappare il più lontano possibile.

Fatto sta che la scampai, o almeno mi ritrovai ben presto a percorrere un vicolo; in silenziosa compagnia di un cassonetto, qualche gatto che rovistava all'interno e lo stesso sole che qualche ora prima opprimeva il mio cammino.

Cercai di sopportare, giusto il tempo di prendere all'interno della giacca la mia fiaschetta.

Non era la cosa più opportuna da fare visto la nottata della quale non ricordavo nulla, ma nonostante tutto ero inebriato da quella leggerezza interiore.

Per la prima volta, ammisi a me stesso che l'amore era tutto; sorrisi e accostai a quella gioia un lungo sorso del mio whisky preferito.

Tra quelle mura strette, e quella luce solare che continuava a prendersi gioco di me, fui pervaso da un senso di smarrimento che mi costrinse ad accasciarmi al suolo. Un rumore simile a quello di un'auto in movimento risuonava nelle mie orecchie, di un crescendo tale da aumentare il capogiro.

Mi alzai di scatto sentendomi perso ancora per pochi istanti, fino a che ricevetti un'improvvisa tregua.

Incominciai ad interrogarmi incredulo, ma sdrammatizzai con una risata grossolana e ritornai sulla strada principale.

Deciso nel chiamare un taxi non ci volle molto per ritrovarmi accontentato, dal momento che un uomo di colore sulla trentina, si fermò proprio sul mio lato del marciapiede, qualche metro più avanti.

Le sonorità etniche provenienti dalle casse dell'auto fornirono il biglietto da visita adeguato.

Entrai e salutai il conducente, il quale non proferì parola, continuando a masticare una chewing-gum. Scorsi dallo specchietto che stava annuendo. Non so se lo stesse facendo per la musica ad alto volume oppure stesse cercando di contraccambiare a suo modo.

Pochi secondi dopo si accostò alla porta anteriore un tipo dalla grossa costituzione, anch'egli dalla pelle della stessa tonalità di "capellone" alla guida, e stava muovendo la testa allo stesso modo.

Prese a parlare per primo, visto che il tassista si limitò a mostrare un largo sorriso a trentadue denti.

«Hey, hey , hey... guardalo lo stronzone del mio ragga boy. Come va la tua esistenza figlio di una gran puttana?».

La risata industriale mi fece contorcere. Risuonava all'interno aggiungendosi al clamore di un'enfatica voce femminile, che faceva vibrare gli altoparlanti ad ogni acuto emesso.

Anche il tipo alla guida si lanciò in una sghignazzata rimbombante e subito dopo si espresse scandendo le parole in un ritmo così rapido che capii solo: "Hey/ cazzone/ sballo/salta su".

Il tipo all'esterno si dipinse il volto di un espressione indefinita e buffa.

«Alright. Non sei mica il porta a spasso-del sindaco il culo grasso, in fondo.» e aggiunse «Lasciami qualche isolato più avanti, e nel frattempo facciamoci due chiacchiere».

Entrò a fatica nel vano posteriore, dove ero acquattato verso lo sportello, assistendo annoiato e fitto di tensione ai loro discorsi.

«Non sarò John J. Quoderman, e nemmeno sindaco. Ma il culo grasso di certo non manca!».

Esplosero nuovamente in un coro atonale di risate.

Protrassi un gemito e presi la libertà di accendere una sigaretta.

Sobbalzai quando l'eccentrico conducente si voltò rapido verso noi, proferendo sintetico:

«Dove si va?»

«Io scendo a Odd Stre...» presi la parola, ma venni troncato dalla voce alla mia destra, che espresse:

«Alla Club House, Paul».

«Frequenti ancora quel covile di facce bianche, che palle» Disse stizzito e poi aggiunse «non li digerisco quelli. Fottuti Yuppie. Con la grana pensano di far tutto».

«Ma hanno la roba migliore della zona. Lo sai».

Il tassista si difese con una smorfia di disappunto.

«Di' quello che vuoi. La ruota gira per tutti, che credi. Stanotte hanno ammanettato Vincent Bloch, per dirne una».

«Ma chi, il “pel di carota”?» rispose l'altro gesticolando, abbandonando lo sterzo per un secondo.

«Right. Era strafatto. Era alla guida. Un poveraccio si è trovato nel bel mezzo della strada al momento poco opportuno e... amen. E' successo qualche angolo dopo il locale».

«Pazzo schizzato». Trafelò dal suo viso un sogghigno. L'idea che uno di quegli aspiranti magnati viziati, fosse finito dentro, evidentemente destava in lui un celato godimento, che di per se non avrebbe esposto apertamente.

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Ospite Kate Malone

Per evitare la formazione dei codici, ogni volta che copi e incolli da word (o da qualsiasi altro posto), devi selezionare tutto il testo e cliccare il tasto "rimuovi formattazione" dell'editor (tasto rosa e bianco). Ho sistemato io.

EDIT: ti ricordo che è vietato dare titoli in maiuscolo, non abusarne.

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Per evitare la formazione dei codici, ogni volta che copi e incolli da word (o da qualsiasi altro posto), devi selezionare tutto il testo e cliccare il tasto "rimuovi formattazione" dell'editor (tasto rosa e bianco). Ho sistemato io.

EDIT: ti ricordo che è vietato dare titoli in maiuscolo, non abusarne.

Mille grazie!

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C'era scritto su, a caratteri semplici e ben leggibili: “Deidsaw City/5km”. Presi un lungo respiro e accesi una sigaretta, ora che il caso mi aveva donato un po' di sicurezza.

Toglierei "a caratteri semplici e ben leggibili", è inutile, i cartelli stradali non è che possono essere scritti in maniera complicata. Perché la sicurezza l'aveva donata il caso?

e mi meravigliai di come mi sentivo in forma,

forse è meglio "mi sentissi in forma"?

In realtà fu l'unica cosa che riuscii ad ideare in quel momento, e per questo decisi di seguire il mio istinto dirigendomi dall'unico fioraio della zona.

In realtà fu l'unica (puoi sostituirla con "sola", eviti la ripetizione) cosa che riuscii a ideare in ...

Uno degli svantaggi nell'eccedere con il Whisky

"whisky" minuscolo

Desiderai tanto vedere quella moltitudine di falsi colori sparpagliarsi per il pavimento della sala

Perché i colori sono falsi?

Il tipo all'esterno si dipinse il volto di un espressione indefinita e buffa.

se l'espressione è buffa non è indefinita

assistendo annoiato e fitto di tensione ai loro discorsi.

"annoiato" e "fitto di tensione" non si sposano bene. Chi è teso è tutt'altro che annoiato.

Trafelò dal suo viso un sogghigno.

"Trafelò", forse un refuso, "trapelò", anche se ci vedrei meglio "affiorò"

Passo al secondo capitolo.

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Ospite Bradipi
Un sole minaccioso

Ho presente un cielo che minaccia pioggia, ma il sole è “dichiarato”.

Non so nemmeno come finii in quel posto

Direi “fossi finito”. “quello” indica qualcosa lontano da chi parla e da ascolta, “ci fossi finito”?

e quella discussione

Quale? Io non ne so niente.

È a piedi?

Tentennando ruppi il ghiaccio salutando il tipo dietro il banchetto, ma questo non mi rispose nemmeno.

Ho letto sino a qui e ipotizzo: è un fantasma. Se ho indovinato è un male, significa che il racconto è prevedibile.

Se il vicolo è stretto la luce del sole entra solo con il sole a picco.

fino a che ricevetti un'improvvisa tregua.

Tregua è una pausa momentanea, è questo che intendi?

Fottuti Yuppie.

minuscolo yuppie.

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Wow, grazie per queste ulteriori considerazioni.

Cavolo devo rivedere un pò di cose mi sa...

In ogni caso:

"e quella discussione"

Quale? Io non ne so niente.

È a piedi?

L'ho scritto subito dopo aver accennato del litigio con la -piccola-; si, è a piedi. Dovrei rimarcare l'aspetto nell'incipit?

"Tentennando ruppi il ghiaccio salutando il tipo dietro il banchetto, ma questo non mi rispose nemmeno."

Ho letto sino a qui e ipotizzo: è un fantasma. Se ho indovinato è un male, significa che il racconto è prevedibile.

In realtà il "non mi rispose nemmeno" ambiguamente dovrebbe spiegarsi con lo "scribacchiare" del ragazzo perciò ecc...

Ma credo di cacciarla proprio dato che: si, hai azzeccato il senso e non va bene =P

"fino a che ricevetti un'improvvisa tregua."

Tregua è una pausa momentanea, è questo che intendi?

A dire il vero no, ma potrei "gonfiare" questo aspetto per accostargli questo sole imponente e quindi la "caduta psicologica" che ha a un certo punto del racconto (seconda parte)

Grazie ancora, davvero.

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Ospite
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