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Alec Eiffel

Non gettate alcun oggetto fuori dal finestrino 2/2

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http://www.writersdream.org/forum/topic/16393-reflusso/

«Scordati che possiamo restare amici» sbotto all’improvviso, mentre siamo seduti all’ombra d’un platano a ristorarci con le bevande zuccherose e piene di coloranti acquistate al piccolo gazebo, da me maledetto in quanto del tutto sprovvisto di birra, sia in formato lattina che in bottiglia.

«Perché?» chiede innocente lei con un filo di voce, come se non lo sapesse.

«E’ abbastanza ovvio che io e i miei amici odiamo Marco e tutto il gruppo di pseudo intellettualoidi o palestrati frustrati che frequenta. Questo è già un ottimo motivo per dividere per sempre le nostre strade. Ma non è quello principale.»

Quello principale è che l’amo troppo, e non potrei mai vederla comparirmi davanti e poi andarsene leggera come un amica. Sapendo poi a chi donerà il suo amore. Se riesco a spiegarglielo con calma, magari lei ci ripensa davvero.

«Quello principale è che, vedi, che cazzo di senso ha frequentarci da amici quando tu sai bene che da te vorrei altro?» le dico invece. Mi sa che non sono riuscito nell’intento.

«Allora non saremo neanche amici. Io speravo di tornare a una condizione simile i primi tempi che ci conoscemmo, quando ci scoprivamo sempre più simili e in sintonia, sempre più vicini.»

«Non servirebbe, perché già allora ero totalmente preso da te, ma mi mancava il coraggio di dichiararmi. Se non ti fossi fatta avanti tu forse saremmo ancora in quelle condizioni di galleggiamento. No, indietro non si può ritornare. E poi l’hai detto tu, che è inutile continuare a vedersi.»

«Scusami, non volevo farlo. Avrei voluto dirti una cosa dolce e carina, dopo il brutto colpo, ma non solo non mi è riuscito, sono arrivata all’esatto opposto delle mie intenzioni.»

Sfioriamo appena i vent’anni, e al primo serio naufragio sentimentale della nostra esistenza non sappiamo esattamente come comportarci.

Il cammino per tornare alla stazione trascorre muto e in bianco e nero, come fosse impresso in una pellicola dei fratelli Lumière. Ci muoviamo distanti, la mia mente è altrove, assolutamente ferita. L’imbarazzo negli occhi di Ada è fin troppo evidente, sta bramando l’attimo in cui non mi troverà più nel suo campo visivo. Chissà se si concederà una lacrima, una volta sola, magari nel silenzio di una stanza vuota. Sono ingiusto, so che sta soffrendo anche lei, solo che è sempre stata maledettamente brava a camuffare le sue emozioni, a mostrarsi impassibile, lontana, quasi già una polaroid sbiadita attaccata alla parete.

Il treno del ritorno è un diretto, e dato che lo prendiamo per un soffio, il controllore fischietto in bocca che getta le ultima occhiate, straripa di gente accaldata e sbuffante. Vaghiamo assorti per gli scomparti chiassosi e vitali, dove il nostro pallore interiore stona eccome.

Noto un posto libero accanto a un uomo elegante, camicia bianca e portatile in grembo, e dico a Ada di accomodarsi pure lì, io ho bisogno di un vetro spalancato, ho bisogno di aria, aria dritta in faccia, aria dritta nel cervello, per scuotere i miei tristi pensieri, per spazzarli via.

Lei esita, poi va a sedersi mentre io proseguo il cammino. Non mi volto neppure per un saluto.

Percorro mezzo treno cercando di dirigermi il più lontano possibile da lei, contento per la prima volta di dover scendere una fermata prima, così da non rischiare di vedere ancora il suo corpo esile e lucente, che non potrò più esplorare con le mie timide dita. I seni piccoli e graziosi, gli zigomi sensuali, i capelli lisci e puliti che quando sono sciolti le sfiorano i fianchi.

Mi fermo in un corridoio vuoto, e poggio la testa al vetro.

Non gettate alcun oggetto fuori dal finestrino. Penso alla prima volta che l’ho vista, subito uno shock, una scossa, un colpo, un flash, uno zoom, un risveglio, l’illuminazione.

Ne jetez aucun object par la fenetre. Rivedo la prima volta che abbiamo parlato, fuori dalla palestra durante l’assemblea scolastica, è lì a fumarsi una sigaretta e io approfitto di un’amica in comune per rivolgerle finalmente parola, e fare anche la figura del cretino, ma lei sorride ed è bellissima.

Keine gegenstaende aus derm fester werfen. Rimembro il nostro primo dolce bacio, avvenuto in uno di quei dorati pomeriggi perfetti in cui semplicemente male, dolore, infelicità e altre brutture non esistono, non possono esistere, e tu ti senti talmente smielato ed entusiasta e felice che quasi quasi crederesti di nuovo a Babbo Natale. Oppure a Dio.

Do not throw anything out of the window. Rievoco la prima volta che abbiamo fatto l’amore, sul mio letto una mattina in cui decidiamo di saltare la scuola, buona musica in sottofondo, apprensione sui nostri volti, movimenti dapprima nervosi, impariamo poi a rilassarci l’uno dentro l’altra.

Bene, tutto questo è perduto, gettato fuori dal finestrino nonostante il ripetuto divieto multilingue affisso sul vetro. Resta impresso solamente il vuoto pneumatico nello sguardo di Ada, gli occhi offuscati e spenti dal gelo che ci è piombato addosso, maligno.

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Il racconto mi è piaciuto. Non c'è una particolare originalità nella vicenda o nelle emozioni che essa trasmette, mi pare, ma fa comunque effetto (anche perché ci sono personalizzazioni nei dettagli, cosa che trovo coinvolgente). Sicuramente un motivo è la scorrevolezza dello stile, che nella sua immediatezza proietta anche rapidamente nella testa del protagonista. Poi trovo che abbia dei buoni ritmi, nel senso che alcuni momenti della narrazione mi sono parsi sottolineati in maniera efficace. Un esempio, il principale, è quando i due personaggi vagano senza meta per la città, scambiandosi qualche parola difficile. La povertà della descrizione mi ha dato l'idea di questi due che camminano con la testa bassa, vicini e lontani, sprofondati nei loro pensieri e nelle loro emozioni nel tentativo di portare a galla qualcosa di comunicabile, ma allo stesso tempo persi nelle proprie considerazioni.

Mi piace anche il finale, perché riesce sia nel mostrare lo stato d'animo del protagonista, il senso di una perdita fondamentale, sia nello "storicizzare", diciamo così, attraverso alcuni riferimenti, in modo da lasciar trasparire anche il fatto che in fondo la vita non si fermerà lì, ma in qualche modo troverà qualche binario diverso su cui assestarsi per andare avanti. Non so se era tua intenzione che emergesse questo, ma personalmente la trovo un'ottima cosa. Amplifica la malinconia del racconto.

Non credo di poter parlare di veri e propri difetti. Magari qua e là avrei tagliato via qualche aggettivo e qualche avverbio, ma, vista anche la prima persona, credo si tratti di una questione di gusto.

A rileggerti!

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Bella questa seconda parte!...

Curioso che cambia leggermente lo stile dalla parte principale; forse man mano che il protagonista si riprende, e scontra la realtà, diventa man mano più sintetico, razionale... maturo.

Non so, come ha scritto Nicolaj sicuramente non c'è una particolare storia ecc... ma il concetto arriva chiaro, e scorre bene la narrazione.

Non aggiungo il superfluo.

ah:

Il treno del ritorno è un diretto, e dato che lo prendiamo per un soffio, il controllore fischietto in bocca che getta le ultima occhiate, straripa di gente accaldata e sbuffante.

Questa mi sembra un pò intricata nella forma. O forse incomprensione mia.

A rileggerti!

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Grazie per i commenti, son consapevole della banalità della storia, tanto che volevo mettere una premessa del tipo
«questa è una vicenda che potrebbe capitare a chiunque. Non che lo auguri, tutt'altro, ma può capitare. Cambiano i luoghi, i contesti e i personaggi, potreste essere in dirigibile invece che in treno, potreste essere voi a lasciare invece che a essere lasciati, potreste avere quarant'anni invece che venti, il senso, il succo, il risultato, sarebbero ben simili.»

Il fatto che stile e ritmo di narrazione siano piaciuti mi rende contento, è vero che alcune parti sono troppo cariche e dovrei tagliare qualcosa fra aggettivi e avverbi. Il finale vuol trasmettere quella sensazione di vuoto che ti fa desiderare all'istante di cancellare tutto, d'azzerare ricordi, sensazioni, emozioni, per potersi illudere poi di ripartire.

 

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E io lo dico contro i miei interessi! O meglio: ti capisco sulla ricerca delle parole e della forma; ne sono un'amante. Dallo scritto "grezzo" che butto giù fanno gli stessi ragionamenti a me, consigliandomi di tagliare tagliare e modellare. Dopo mi accorgo che scorre meglio la lettura però! Quando posti altro avvisami che voglio leggere ;) se vuoi dare un'occhiata, nella stessa sezione ho uploadato un racconto anch'io.

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