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Sherlock Holmes

Collaborazione tra varie questure(o commissariati)

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Ho un quesito da risolvere, per sviluppare un idea per un romanzo.

Per cercare di farmi capire meglio, faccio un piccolo esempio.

In una città X viene ritrovato un cadavere. Sarà quindi il comssariato di quella città che farà le indagini ecc...

In un'altra città Y viene ritrovato un altro cadavere. Il commissario di quella città crede ci sia un collegamento con quello ritrovato nella città X.

Cosa può fare?

Prende e si mette in contatto con l'altro commissariato e collabora, oppure c'è un magistrato che deve decidere?

Come sono regolamentate le collaborazioni tra vari commissariati?

Grazie a chi riuscirà ad aiutarmi

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Il magistrato decide chi dei due ha la competenza (ovvero quale dei due commissariati ha una maggiore affinità col delitto - ad esempio dove è la sede dell'associazione a delinquere o dove vive l'eventuale indagato) e il fascicolo passa. Spesse volte la procura di origine invierà un paio di agenti in supporto per mantenere il collegamento tra i due filoni di indagine.

Non di rado potrà capitare che gli agenti di un commissariato vadano nel territorio dell'altro a "raccogliere" il reo. Un esempio recente può essere dato da un'indagine antipedofilia partita da Milano, bene, gli agenti della mobile di Milano hanno eseguito arresti fino a Trieste (MIlano era la sede dell'indagine) ma le indagini materiali sugli altri posti le han fatte agenti del luogo, salvo poi consegnare l'arrestato ai colleghi milanesi che se lo son portato dinnanzi al magistrato milanese titolare dell'inchiesta.

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Ho organizzato più o meno così la collaborazione tra due tenenze dei carabinieri in un racconto. Fa parte di una raccolta pubblicata. Andava bene...

Modificato da sefora

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Se ci sono forti sospetti che una persona abbia commesso due omicidi, e questi sospetti sono suffragiati da indizi o da vere e proprie prove (si va dalla ripresa del tizio da aprte di una qualsiasi telecamera nei pressi dei luoghi di entrambi gli omicidi, ad una foto del velox che mostra la sua auto passare tra una e l'altra città nel periodo in mezzo ai due, fino a tracce varie trovate dalla scientifica) la persona verrà sottoposta alle indagini, con la procedura descritta all'articolo 349 cpp (gli verrà notificato il suo essere indagato, e gli sarà chiesto di elegger edomicilio e nominare il difensore).

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No, scusami Valo, mi sono spiegato male io...

Non c'è un sospettato, non si ha idea di chi possa essere...ma i due omicidi sembrano collegati.

Per esempio un serial killer che uccide in regioni diverse..

Però non esiste un sospettato...

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aaah scusa...mm sui serial killer passo, perchè in Italia msiamo piuttosto indietro,a procedura resta la stessa, co nun maggior contatto e qualche profiler (i 2 che abbiamo :D) che va in tv a rassicurare l'opinione pubblica convincendoci che viviamo in un immenso episodio di CSI.

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Per i reati più gravi, tra cui rientra di sicuro l'omicidio seriale (anche se le ipotesi espressamente tipizzate dal nostro legislatore per la figura del cd "coordinamento giudiziario delle indagini" riguardano l'organizzazione criminale di stampo mafioso, il narcotraffico), si deve parlare sempre e necessariamente di coordinamento tra inquirenti, ovvero tra Procure. Il coordinamento tra polizie giudiziarie localizzate in diverse aree è puramente funzionale, ma dietro, per la riuscita delle indagini (anche a livello di puro radicamento della competenza), devono esserci elementi di coordinamento.

Per l'antimafia naturalmente c'è la DDA che è strutturata come una Procura di livello nazionale, articolata poi su base territoriale in sezioni interne alle Procure. E' una struttura che ha snellito, accorpandole, le varie problematiche discendenti dalla tipologia peculiare di indagine sul crimine organizzato, onde coordinare le attività di indagine e soprattutto elidere in radice le capziose questioni di competenza territoriale.

Per il crimine violento, non esiste una analoga (super)Procura, ti segnalo però che sul crinale della polizia giudiziaria la Polizia di Stato quando si trova ad indagare su crimini particolarmente violenti ed efferati, tali da poter lasciare intendere la loro ascrivibilità al novero del delitto seriale o sessualmente orientato si serve della struttura ultra-qualificata definita Unità di Analisi del Crimine Violento (UACV); è divisa in sotto-sezioni, tra cui quella per l'imprinting delle impronte digitali palmari (evidenza impronte latenti), quella di biologia forense, quella di genetica forense, ci prestano servizio criminologi, esperti di psichiatria, dirigenti generali ascritti al ruolo della Polizia di Stato transitanti da mondo universitario e da altri ministeri

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No, scusami Valo, mi sono spiegato male io...

Non c'è un sospettato, non si ha idea di chi possa essere...ma i due omicidi sembrano collegati.

Per esempio un serial killer che uccide in regioni diverse..

Però non esiste un sospettato...

direi che è un caso che potrebbe essere messo in carico proprio alla UACV

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No, scusami Valo, mi sono spiegato male io...

Non c'è un sospettato, non si ha idea di chi possa essere...ma i due omicidi sembrano collegati.

Per esempio un serial killer che uccide in regioni diverse..

Però non esiste un sospettato...

direi che è un caso che potrebbe essere messo in carico proprio alla UACV

COsì finalmente nominandola in un libro si potrebbe porre fine all'auta di mistero che le aleggia intorno :D

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Sì, conosco l'esistenza dell'UACV e nell'idea di romanzo che ho avrà il suo spazio.

Ovviamente si tratta di un romanzo, fantasia quindi, e onestamente non è mia intenzione dare troppo spazio a magistrati, questori, ministeri ecc...

Del resto, parliamoci chiaro, mi sembra che di solito i protagonisti sono i commissari. Che poi questo sia nella realtà esatto o no, non credo sia così importante, dato che non si tratta di un saggio.

Detto questo, non vorrei nemmeno scrivere cose del tutto improbabili, quindi mi interessava sapere come funzionavano le collaborazioni.

Io, che sono lo scrittore, già so che si tratta di un serial killer. Ma quando il commissario X decide di contattare il commissario di un'altra città, che ha visto il ritrovamento di alcuni cadaveri, ha solo un sospetto e nessuna certezza. Quindi, quello che volevo sapere è: può prendere e andare a trovare il commissario in questione senza problemi, il quale gli fa vedere tutta la documentazione sui ritrovamenti e nel caso trovi qualcosa, possono iniziare a discuterne liberamente insieme, oppure questa cosa è assolutamente improbabile e quindi avviene in tutt'altro modo?

P.S: Lo so che nella realtà è il magistrato che fa in pratica tutto, ma al momento non ho mai letto romanzi in cui il protagonista è un magistrato...

Modificato da Sherlock Holmes

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Chi svolge l'indagine deve agire in stretto rapporto con il PM, che ha la responsabilità, e interpellarlo prima di muoversi in una certa direzione investigativa. Tocca infatti al magistrato risponderne, chiedere l'autorizzazione al GIP per effettuare fermi ecc.

Quindi, se vuoi raccontare l'indagine, dovrai per forza mettere in mezzo almeno un PM...

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Chi svolge l'indagine deve agire in stretto rapporto con il PM, che ha la responsabilità, e interpellarlo prima di muoversi in una certa direzione investigativa. Tocca infatti al magistrato risponderne, chiedere l'autorizzazione al GIP per effettuare fermi ecc.

Quindi, se vuoi raccontare l'indagine, dovrai per forza mettere in mezzo almeno un PM...

Sì, questo lo so, e la presenza di un magistrato è prevista, anche se non sarà tra i personaggi principali.

Però il dubbio sulle collaborazioni rimane...

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Io, che sono lo scrittore, già so che si tratta di un serial killer. Ma quando il commissario X decide di contattare il commissario di un'altra città, che ha visto il ritrovamento di alcuni cadaveri, ha solo un sospetto e nessuna certezza. Quindi, quello che volevo sapere è: può prendere e andare a trovare il commissario in questione senza problemi, il quale gli fa vedere tutta la documentazione sui ritrovamenti e nel caso trovi qualcosa, possono iniziare a discuterne liberamente insieme, oppure questa cosa è assolutamente improbabile e quindi avviene in tutt'altro modo?

Se ci metti un'amicizia tra i due è plausibile, almeno a livello di romanzo (fagli aver fatto assieme l'accademia commissari o cose così), altrimenti suona difficile da credere, anche perchè il fascicolo è aprto in procura e il commissario è tenuto a dire al PM ogni suo dubbio o sospetto sul caso, se ha un buon rapporto col PM (da me si dan del "tu" PM e commissari) potrebbe ovviamente dirgli: "dottore io ho questo sospetto ..... e a ....., dove ci sono segnalati casi simili, c'è il collega ..... mio buon amico, stavo pensando di fare un salto da lui e confrontare i casi" alchè il pm potrebbe dirgli "faccia pure commissario ma mi raccomando in caso di scoperte o tesi dovrete informare sia me che il mio omologo".

Ovviamente questa più che romanzata è banalizzata però ecco, una cosa così sarebbe plausibile, non dico possibile, ma plausibile si, insomma, adatta al romanzo.

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Anche nel mio racconto il capitano dei carabinieri ha un buon rapporto con il PM, con cui si consulta prima di interpellare il collega di un'altra tenenza. In fase di revisione ho chiesto un paio di pareri alla "fonte", che si è benevolmente prestata anche su altri punti. Il comportamento del personaggio risulta del tutto normale :asd:

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Mitico Valo :asd:

Sì, era appunto una cosa del genere a cui aspiravo. Ovviamente nessuna iniziativa del commissario senza aver prima avuto il via libera dal magistrato... e nel caso, tante lavate di testa :mazza:

Però avevo pensato proprio a qualcosa del genere.

Approfitto della tua competenza per farti un'altra domanda.

Se i due commissari non si conoscono, ma il commissario X ha un'intuizione che porta il caso su cui lavora ad aver a che fare con casi analoghi in altra città. Mettiamo che queste sue intuizioni le discuta con il magistrato, il quale gli dice: ok, voglio dar retta a queste intuizioni.

Come si procede? Ovviamente bisogna (per esigenze del romanzo) fare in modo che il caso resti comunque in mano al commissario, ma sarebbe molto utile se ci fosse una collaborazione nelle indagini anche dall'altra parte.

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Mitico Valo :asd:

Sì, era appunto una cosa del genere a cui aspiravo. Ovviamente nessuna iniziativa del commissario senza aver prima avuto il via libera dal magistrato... e nel caso, tante lavate di testa :mazza:

Però avevo pensato proprio a qualcosa del genere.

Approfitto della tua competenza per farti un'altra domanda.

Se i due commissari non si conoscono, ma il commissario X ha un'intuizione che porta il caso su cui lavora ad aver a che fare con casi analoghi in altra città. Mettiamo che queste sue intuizioni le discuta con il magistrato, il quale gli dice: ok, voglio dar retta a queste intuizioni.

Come si procede? Ovviamente bisogna (per esigenze del romanzo) fare in modo che il caso resti comunque in mano al commissario, ma sarebbe molto utile se ci fosse una collaborazione nelle indagini anche dall'altra parte.

In questo caso è il magistrato che contatta sia magistratura che questura (o quel che è) esterne e si coordina con loro, non il commissario.

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