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marraraf

Sopravvivere in una città isolata.

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Salve a tutti. Avrei bisogno di aiuto. Nel mio romanzo una comunità di poche decine di esseri umani si ritrova bloccata nel piccolo paese dove vive, senza luce elettrica, senza gas, senza acqua corrente, senza la possibilità di uscire dal confine, se non per andare in una piccola pineta adiacente all'abitato. La questione è questa: devo far "sopravvivere" queste persone il più possibile. Mi aiutate a capire cosa possono mangiare e in che quantità? Hanno con sè le risorse che mediamente ognuno di noi ha nella propria dispensa di casa, inoltre c'è un piccolo market ricco di alimenti e di bottiglie di acqua. Vorrei un parere su quanto potrebbero sopravvivere e, soprattutto, cibandosi in che modo. Oppure potete suggerirmi qualche sito su cui ci siano degli esperimenti su questo tipo di sopravvivenza o dei consigli. Vi ringrazio anticipatamente!!!

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Il problema principlae è l'acqua corrente, se non ci sono fiumi e affini e non piove tempo una settimana e sono tutti morti. Per quanto riguarda il cibo non sarebbe un grosso problema, la piente mi fa pensare a una società basata sul raccolto e la cacciagione, sistema che a quanto pare ha dato i suoi frutti.

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Credo dipenda più da quanto sono uniti e svegli, piuttosto che dalle loro riserve. Anche perché il primo problema non sarà l'acqua da bere, ma i bagni che non funzionano e il fatto di non potersi lavare. Oltre alla paura che gli farà fare cose stupide come spararsi l'un l'altro.

Ma quanti giorni devono sopravvivere?

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Sono d'accordo con 9talete9, il problema è che l'acqua è un bene di primissima necessità: quella al supermarket finisce subito , a meno che non debbano rimanere due o tre giorni. Tu li vuoi fare sopravvivere? Mettici un pozzo, nel paesino, o un vicino fiumiciattolo, se no questi poveracci non vanno da nessuna parte.

Sul supermarket non si può fare affidamento. Verrebbe preso d'assalto dal primo balordo che esce pazzo o comunque la gente potrebbe dare di matto. Non sottovalutare la potenza autodistruttiva di un gruppo di venti persone.

Ammirevole. E' un survival?

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acqua?

fa freddo o è estate? no elettricità/no gas = no riscaldamento

hanno animali da cortile? latte e uova permetterebbero di sopravvivere dopo che le scorte al supermercato sono finite

e poi come dice talete caccia, raccolta e agricoltura.

hai pensato alle condizioni sanitarie? se è inverno e specialmente se ci sono anziani e bambini un'epidemia di influenza ne falcerebbe un bel po' senza cure mediche, alimentazione adeguata e riscaldamento

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Grazie per le risposte. Per quanto riguarda l'acqua corrente, anche io ho pensato alla pioggia e, con estrema generosità, faccio piovere quel che basta per garantire a tutti di bere un sorso ogni giorno. Mi piace molto l'idea della cacciagione: credo sia affascinante l'idea di questi cittadini che, improvvisamente, devono imparare a fare una cosa che non hanno mai fatto. Il periodo di "isolamento" va dal 30 agosto fino a.... non so quando.... Vorrei superare l'inverno per una serie di motivi che vengono fuori nella trama. Ma forse il periodo è troppo lungo? Le case sono antiche e ognuna di esse ha il solito caminetto, con tanto di legna a disposizione per la vicinanza della pineta. Poi, visto che si va a letto presto (non c'è TV nè luce elettrica), magari il fabbisogno calorico è un po' minore rispetto al solito (ma qui sto decisamente improvvisando). COmunque avrei bisogno di qualche idea "geniale" su come trovare cibo in condizioni disperate simii. Grazie a tutti nuovamente.

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Grazie per le risposte. Per quanto riguarda l'acqua corrente, anche io ho pensato alla pioggia e, con estrema generosità, faccio piovere quel che basta per garantire a tutti di bere un sorso ogni giorno. Mi piace molto l'idea della cacciagione: credo sia affascinante l'idea di questi cittadini che, improvvisamente, devono imparare a fare una cosa che non hanno mai fatto. Il periodo di "isolamento" va dal 30 agosto fino a.... non so quando.... Vorrei superare l'inverno per una serie di motivi che vengono fuori nella trama. Ma forse il periodo è troppo lungo? Le case sono antiche e ognuna di esse ha il solito caminetto, con tanto di legna a disposizione per la vicinanza della pineta. Poi, visto che si va a letto presto (non c'è TV nè luce elettrica), magari il fabbisogno calorico è un po' minore rispetto al solito (ma qui sto decisamente improvvisando). COmunque avrei bisogno di qualche idea "geniale" su come trovare cibo in condizioni disperate simii. Grazie a tutti nuovamente.

Io direi al contrario..in inverno il fabbisogno calorico semmai aumenta!

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Sì, certo, l'acqua in primis. Poi il cibo e le condizioni igieniche, d'accordo.

Ma il fulcro, secondo me, sta altrove. Tipo:

• Che competenze ci sono all'interno della comunità? Se c'è chi sa cacciare e pescare, e magari ci sono degli orti da qualche parte, si può tirare di lungo per un bel po'. Quando si capisce che la faccenda non si risolverà in fretta, la prima cosa da fare è fare il censimento delle competenze e assegnare i ruoli.

• Come l'hanno presa? Se si dimostrano tutto sommato ragionevoli e collaborativi è un conto; se scatta il panico non durano una settimana. Il figlio di puttana di turno (non manca mai) tenterà di mettere le mani sul market e sarà disposto ad ammazzare chiunque lo intralci.

• C'è una figura carismatica che diventi il leader? Non dev'essere per forza il sindaco, anzi, magari è le autorità ufficiali si rivelano incapaci, e qualcun altro prende, di fatto, il comando. Se va così, con qualcuno che orchestra con buonsenso, si può tranquillamente passare un inverno. Se invece prende il sopravvento un prepotente che si mette a fare il ras, la situazione si prospetta tutt'altro. Peggio ancora se comanda Barabba: tutti contro tutti diventa una gara a eliminazione diretta. Chi ha armi e lo stonaco per farlo, comincerà a eliminare la concorrenza.

Qualche domanda:

• i motori a scoppio funzionano? Se è un paesino già isolato di suo, ci saranno di sicuro dei gruppi elettrogeni, e con quelli si può fare parecchio fino a esaurimento della benzina, almeno per prepararsi all'inverno. Qualcuno con un po' d'inventiva potrebbe mettere insieme carburanti alternativi;

• le comunicazioni sono a posto? Radio, CB, cellulari, internet? Anche in mancanza di elettricità, basta un piccolo gruppo di continuità (qualcuno ce l'ha senz'altro) per tenere in vita un PC il tempo necessario per fare ricerche su cosa stia succedendo o per mandare richieste d'aiuto;

• il paesino dov'è collocato? Mare, collina, pianura? Cambia tutto;

• di quante persone stiamo parlando in tutto? Le difficoltà crescono in maniera geometrica con il numero degli abitanti: cento persone è più che affrontabile; cinquecento è un delirio;

• ci sono esigenze particolari? Sicuramente sì, quindi bisogna tenerle sott'occhio. Neonati = latte in polvere; malati = medicine specifiche; feriti = cure appropriate;

• ci sono anziani? Se sì, qualcuno si ricorderà di sicuro come funzionava mezzo secolo fa e potrebbe dare una mano;

• dal 30 agosto in poi, dici. Bene, significa che se intorno ci sono campi coltivati o orti, c'è ancora tempo per un raccolto. Se riuscissero a mettere le mani su campi di patate, per esempio, sarebbe sufficiente per alimentare alla meno peggio un sacco di gente. Se invece non ci sono campi, o ci si coltiva, che ne so, barbabietole, è tutt'altro discorso. Però poi, senza corrente, si presenterà il problema della conservazione del cibo;

• il fabbisogno calorico delle due tenderà a crescere, se tutti devono mettersi al lavoro. Anche solo spaccare legna per tutti sarà una bella impresa;

• ci sono aziende nel territorio? Se sì, di cosa? Potrebbero essere del tutto ininfluenti per la storia, oppure utili;

• ci sono esperti di sopravvivenza? Ex militari, scout, patiti di survivor?

Se non l'hai letto, procurati The Dome, di Stephen King. C'è descritta una situazione simile. Può essere utile per prendere spunto, ma soprattutto per non raccontare una storia troppo simile.

Buon lavoro.

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Sì, certo, l'acqua in primis. Poi il cibo e le condizioni igieniche, d'accordo.

Ma il fulcro, secondo me, sta altrove. Tipo:

• Che competenze ci sono all'interno della comunità? Se c'è chi sa cacciare e pescare, e magari ci sono degli orti da qualche parte, si può tirare di lungo per un bel po'. Quando si capisce che la faccenda non si risolverà in fretta, la prima cosa da fare è fare il censimento delle competenze e assegnare i ruoli.

• Come l'hanno presa? Se si dimostrano tutto sommato ragionevoli e collaborativi è un conto; se scatta il panico non durano una settimana. Il figlio di puttana di turno (non manca mai) tenterà di mettere le mani sul market e sarà disposto ad ammazzare chiunque lo intralci.

• C'è una figura carismatica che diventi il leader? Non dev'essere per forza il sindaco, anzi, magari è le autorità ufficiali si rivelano incapaci, e qualcun altro prende, di fatto, il comando. Se va così, con qualcuno che orchestra con buonsenso, si può tranquillamente passare un inverno. Se invece prende il sopravvento un prepotente che si mette a fare il ras, la situazione si prospetta tutt'altro. Peggio ancora se comanda Barabba: tutti contro tutti diventa una gara a eliminazione diretta. Chi ha armi e lo stonaco per farlo, comincerà a eliminare la concorrenza.

Qualche domanda:

• i motori a scoppio funzionano? Se è un paesino già isolato di suo, ci saranno di sicuro dei gruppi elettrogeni, e con quelli si può fare parecchio fino a esaurimento della benzina, almeno per prepararsi all'inverno. Qualcuno con un po' d'inventiva potrebbe mettere insieme carburanti alternativi;

• le comunicazioni sono a posto? Radio, CB, cellulari, internet? Anche in mancanza di elettricità, basta un piccolo gruppo di continuità (qualcuno ce l'ha senz'altro) per tenere in vita un PC il tempo necessario per fare ricerche su cosa stia succedendo o per mandare richieste d'aiuto;

• il paesino dov'è collocato? Mare, collina, pianura? Cambia tutto;

• di quante persone stiamo parlando in tutto? Le difficoltà crescono in maniera geometrica con il numero degli abitanti: cento persone è più che affrontabile; cinquecento è un delirio;

• ci sono esigenze particolari? Sicuramente sì, quindi bisogna tenerle sott'occhio. Neonati = latte in polvere; malati = medicine specifiche; feriti = cure appropriate;

• ci sono anziani? Se sì, qualcuno si ricorderà di sicuro come funzionava mezzo secolo fa e potrebbe dare una mano;

• dal 30 agosto in poi, dici. Bene, significa che se intorno ci sono campi coltivati o orti, c'è ancora tempo per un raccolto. Se riuscissero a mettere le mani su campi di patate, per esempio, sarebbe sufficiente per alimentare alla meno peggio un sacco di gente. Se invece non ci sono campi, o ci si coltiva, che ne so, barbabietole, è tutt'altro discorso. Però poi, senza corrente, si presenterà il problema della conservazione del cibo;

• il fabbisogno calorico delle due tenderà a crescere, se tutti devono mettersi al lavoro. Anche solo spaccare legna per tutti sarà una bella impresa;

• ci sono aziende nel territorio? Se sì, di cosa? Potrebbero essere del tutto ininfluenti per la storia, oppure utili;

• ci sono esperti di sopravvivenza? Ex militari, scout, patiti di survivor?

Se non l'hai letto, procurati The Dome, di Stephen King. C'è descritta una situazione simile. Può essere utile per prendere spunto, ma soprattutto per non raccontare una storia troppo simile.

Buon lavoro.

Un'ottima riflessione!

Io direi anche Il signore delle mosche, di Golding, per riflettere su quello che accade

a un gruppo di persone - in quel caso sono bambini, ma cosa sono i bambini se non l'affermazione non ipocrita dell'essere umano? - che creano una piccola società in un luogo sperduto.

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Riguardo l'acqua potabile:

- Il vecchio pozzo del monastero ?

- Una cisterna d'irrigazione abbandonata da tempo con ancora l'acqua dentro ?

Per il resto nulla da aggiungere all'ottima riflessione di in mezzo alla segale.

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Io invece mi stavo chiedendo perché non possono allontanarsi dal paese. Cos'è esattamente a impedirglielo? Dev'essere sicuramente un ostacolo poderoso, perché altrimenti non avrebbe senso domandarsi come i protagonisti possano sopravvivere all'isolamento: fuggirebbero, e basta.

Quindi, l'esistenza necessaria di questo ostacolo poderoso esclude il passaggio di un fiume nel paese: se ci fosse un fiume, e l'acqua può entrare e uscire dai suoi confini, perché non immergersi nella corrente e fuggire? Il fiume potrebbe esserci solo nel caso che il paese sia circondato da una muraglia con alla base canali di scolo forniti di grate (e dovrebbero essere grate a maglie molto larghe), ma questa soluzione non sarebbe attuabile se i protagonisti vivessero lì da sempre (come può essere stata eretta una muraglia del genere nel giro di un giorno? - anche se potrebbe essere uno spunto molto interessante, se hai in serbo una spiegazione convincente).

Poi, la caccia: che tipo di fauna vive nella zona? Uccelli, cinghiali, caprioli, lepri o cos'altro? Perché la situazione e le strategie da adottare cambiano parecchio a seconda della selvaggina. Inoltre: se la fauna è imprigionata assieme ai protagonisti (e così dev'essere, perché altrimenti non avrebbe senso l'isolamento: se gli animali possono entrare e uscire, lo possono fare anche i nostri eroi - a meno che non siano uccelli) la caccia è più facile, perché la zona di caccia è limitata e si possono organizzare facilmente retate.

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Io invece mi stavo chiedendo perché non possono allontanarsi dal paese. Cos'è esattamente a impedirglielo? Dev'essere sicuramente un ostacolo poderoso, perché altrimenti non avrebbe senso domandarsi come i protagonisti possano sopravvivere all'isolamento: fuggirebbero, e basta.

Quindi, l'esistenza necessaria di questo ostacolo poderoso esclude il passaggio di un fiume nel paese: se ci fosse un fiume, e l'acqua può entrare e uscire dai suoi confini, perché non immergersi nella corrente e fuggire? Il fiume potrebbe esserci solo nel caso che il paese sia circondato da una muraglia con alla base canali di scolo forniti di grate (e dovrebbero essere grate a maglie molto larghe), ma questa soluzione non sarebbe attuabile se i protagonisti vivessero lì da sempre (come può essere stata eretta una muraglia del genere nel giro di un giorno? - anche se potrebbe essere uno spunto molto interessante, se hai in serbo una spiegazione convincente).

Poi, la caccia: che tipo di fauna vive nella zona? Uccelli, cinghiali, caprioli, lepri o cos'altro? Perché la situazione e le strategie da adottare cambiano parecchio a seconda della selvaggina. Inoltre: se la fauna è imprigionata assieme ai protagonisti (e così dev'essere, perché altrimenti non avrebbe senso l'isolamento: se gli animali possono entrare e uscire, lo possono fare anche i nostri eroi - a meno che non siano uccelli) la caccia è più facile, perché la zona di caccia è limitata e si possono organizzare facilmente retate.

O il villaggio è su un'isola, o il mondo fuori non esiste, o fuori ci sono gli zombie, credo!

Se c'è altro, che l'autore ci stupisca.

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Ospite Njagan

Nei manuali di sopravvivenza si consiglia di avere quattro litri di acqua a persona (al giorno). Per quanto possa sembrare eccessiva come quantità, va considerato che metà dovrebbero essere i classici due litri da bere al giorno e l'altra metà per servizi igienico-sanitari. Sicuramente l’ambiente ha una grande influenza sulla quantità di acqua necessaria. Per questo 4 litri sono consididerati una quantità minima per stare bene.

Dici che la storia si svolge in estate. Generalmente in ambienti asciutti e caldi, il sudore tende a evaporare immediatamente e crea l’illusione che la sudorazione non ci sia stata quando in realtà la perdita d'acqua è eccessiva: si possono perdere oltre quattro litri di acqua in meno di un'ora.

Attenzione a cibi con un alto contenuto di grassi, proteine e sale; una gravidanza o un allattamento al seno (ci saranno donne incinte?); scottature o altre lesioni da ustione; malattie (non saranno mica tutti sani?); il tempo atmosferico (molto caldo o molto freddo); l’alcool (c'è ne sarà nel market?); lo stress cui è sottoposto il fisico stesso. Tutte queste cose contribuiscono a disidratare un corpo.

Poi, non so se può esserti utile ma tieni conto anche della sensazione di sete che in genere non si usa come parametro del momento in cui è necessario bere: quando si ha questa sensazione, il corpo risulta essere già ad un livello più basso, di un litro o più, rispetto ai liquidi necessari.

Bevendo regolarmente all’incirca 56,6 gr di acqua ogni 15 minuti, si riduce il rischio di massimizzare l’assorbimento in genere.

Penso che qui potrai trovare qualcosa di interessante:

http://sopravvivere.myblog.it/archive/2011/03/29/acqua.html

Spero di esserti stata utile ;)

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Grazie a tutti per i consigli. Vi devo dei chiarimenti sulla trama.

E' avvenuta la "fine del mondo", o per lo meno così sembra. La TV stava mandando un TG in edizione straordinaria su una pioggia di meteoriti che stava distruggendo il pianeta. Per qualche motivo (ma tutto si chiarirà alla fine) solo un piccolo paese sembra essersi salvato. E' un paese su un colle, semiabbandonato. Ci sono 30 persone ("trentanime"), tra cui anziani, bambini, giovani, una donna incinta, un vigile urbano, il commerciante padrone del market, un avanzo di galera, ecc.... La prima cosa che fanno, ovviamente, è cercare la strada per andare via dal paese, ma si accorgono che l'unico ponte è crollato e inoltre il colle è circondato da una nebbia azzurra che ha effetti tossici sugli esseri umani (anche questa cosa sarà chiarita nel finale). Allora le 30 persone, dopo lo sconforto iniziale, cominciano ad organizzarsi. Subito nasce l'esigenza di eleggere un governo cittadino che gestisca l'emergenza. Poi nascono conflitti, vengono fuori vecchi rancori, parentele inaspettate, colpi di scena, ecc, ecc, il tutto in una condizione di continua emergenza per le poche scorte (quali???????) e le condizioni disperate per la mancanza di acqua corrente, gas, luce ecc. Le competenze dei 30 sono varie, io non mi preoccupo molto di questo aspetto. E' chiaro che tra loro c'è qualcuno estremamente intelligente (pur essendoci molti protagonisti, il solito "eroe" con idee geniali non me lo voglio risparmiare) che troverà l'intuizione giusta e adatta al caso. La persona carismatica di cui parla "in mezzo alla segale" esiste ed è proprio questo individuo particolarmente sveglio che, naturalmente, vince le elezioni improvvisate. Devo dire che nei vostri commenti trovo davvero tanti spunti interessanti; alcune cose le ho già pianificate (il convento esiste, come in ogni piccolo paese del sud, ed è proprio lì la raccolta dei viveri rimasti e anche dell'acqua piovana nel classico pozzo), altre mi stimolano parecchio, anche se dovrò approfondirle molto per renderle realistiche. Allora prego, continuiamo pure a discuterne, non può che far bene...

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Ho letto "il signore delle mosche", ma non voglio fare qualcosa del genere. Voglio piuttosto far vivere una comunità con decine di intrecci tra i vari personaggi (qualcosa più alla Ken Follett, ma ovviamente non oso neanche lontanamente paragonarmi al maestro, che scriverebbe meglio di me anche se fosse ubriaco e cerebroleso) sullo sfondo di una condizione estremamente drammatica. Per quanto riguarda King, invece, ho visto L'ombra dello scorpione e lotto quotidianamente affinchè la mia storia non viri in quella direzione (temo di farla diventare un patetico tentativo di copiatura). Mi rendo conto che il tema della comunità isolata non è affatto nuovo (ricordo "The Village", "Lost", e tanto altro), ma io ho composto una storia molto intricata (che potrebbe reggere anche senza la situazione descritta, in una città come le altre senza sciagure apocalittiche) e che voglio far vivere ai protagonisti sullo sfondo di uno scenario postapocalittico che poi, in realtà, si rivelerà essere qualcosa di diverso, ma solo nel colpo di scena finale.

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Più di King, mi preoccuperei di Richard Matheson. Io sono leggenda insomma. La tua idea non mi sembra insomma granché innovativa. Sempre che tu non abbia in serbo qualcosa di veramente "Oh cavolo! questa non me l'aspettavo".

Inoltre, non so da quale realtà cittadina tu provenga, ma che un posto di 30 anime abbia un minimarket è assolutamente improbabile. Posti del genere esistono ancora (lo so perché ne conosco) ma sono tutti vicinissimi a paesi più grandi. Un abitato di 30 persone non ha neppure un bar, te lo assicuro.

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La TV stava mandando un TG in edizione straordinaria su una pioggia di meteoriti che stava distruggendo il pianeta.

Non mi sembra una trovata narrativa felice. Una pioggia di meteoriti persistente in grado di provocare danni su vasta scala non può passare inosservata in questo modo. E' un fenomeno che può essere previsto con anni di anticipo, è veramente poco plausibile uno scenario post-apocalittico con queste premesse.

Per qualche motivo (ma tutto si chiarirà alla fine) solo un piccolo paese sembra essersi salvato.

Dovrà essere un motivo davvero MOLTO convincente. Non basta quel 'sembra' a dipanare le mie perplessità. E' difficilissimo sospendere l'incredulità del lettore facendogli credere che una pioggia devastante di meteoriti sull'intero pianeta abbia risparmiato soltanto questo paesino e solo quelle trenta persone. E' troppo, troppo forzato.

E non ho nemmeno accennato alle conseguenze di una pioggia meteoritica sul clima e sulle maree.

ma si accorgono che l'unico ponte è crollato e inoltre il colle è circondato da una nebbia azzurra che ha effetti tossici sugli esseri umani (anche questa cosa sarà chiarita nel finale).

No, qui le cose proprio non funzionano. Parli di un ponte, ma non fai nemmeno un accenno alla presenza dell'ostacolo che lo rende necessario. A che serve un ponte se il villaggio è su un colle? In che modo il colle è separato dal territorio circostante, se necessita di un ponte per essere collegato al resto del territorio? C'è un dirupo che lo circonda come un fossato? Un fiume? Un lago? Devi essere molto chiaro su questo punto.

Poi, la trovata della nebbia tossica che circonda il colle mi sembra decisamente inverosimile: siamo all'aria aperta, presumo. Come può non disperdersi? Ci sarà pure una folata di vento ogni tanto, ma anche senza non capisco come il banco di nebbia possa rimanere immutato per tutto il tempo. Magari ha una spiegazione, ma anche qui dovrà essere MOLTO convincente.

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Ok, Spora, i tuoi dubbi sono più che legittimi. In realtà ho solo accennato alle motivazioni che mi portano a scrivere certe cose, per non tediarvi. Comunque mi avete fatto venire un sacco di dubbi, quindi è bene che io vi sveli il finale e anche qualcos'altro che viene prima. Il paese è un paese semiabbandonato dove un piccolo market funziona come uno spaccio dove si trova tutto: l'acqua, il pane, i farmaci, oggetti di uso quotidiano. Dopo alcuni eventi franosi la maggior parte della gente si è trasferita a valle, ma a monte continuano a vivere alcuni e soprattutto non vuole andare via il titolare del market. Forse potrebbe funzionare, che ne dite? Poi veniamo al finale: qualcuno avrà dei sospetti durante la storia, qualcuno si rende conto che non è lì proprio per caso, altri si chiedono perchè una nebbia così duri per mesi senza andare via. Alla fine compariranno improvvisamente un piccolo aereo seguito da cinque-sei elicotteri militari. Ora non vi sto a spiegare tutto quel che è successo nel frattempo (che ricostruirò, credo, con un lungo flashback). Ma la storia è questa: in realtà le trenta persone sono lì per un esperimento. L'Unione Europea ha organizzato in gran segreto questa lunga messinscena facendo credere alla fine del mondo e isolando la comunità (la trasmissione del TG era solo locale, acqua, gas e luce sono state staccate solo in quel posto, la nebbia è prodotta artificialmente e l'effetto tossico è stato creato da un complice all'interno dei trenta che ha avvelenato altri esploratori del gruppo. Perchè tutto questo? Perchè si attende, tra dieci anni, la vera pioggia di meteoriti che, se non distruggerà del tutto il genere umano, sicuramente ridurrà l'umanità a piccoli gruppi isolati. Allora si è voluto fare uno studio sociale per capire cosa accade alle persone quando sono isolate per un evento simile. IN realtà nel paese sono state nascoste telecamere ovunque e i funzionari del governo hanno assistito ad una lunga "candid camera" o a una specie di "grande fratello" che diventa materiale prezioso per i sociologi, gli psicologi e tutti gli studiosi che prepareranno la popolazione all'evento vero che li attende. Questo non è proprio il finale. Poi accadranno altre cose che ho in mente. Ma questa è la vera ragione di tutto ciò che accade intorno al paese. Ora ditemi: sono un visionario?

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Ho letto "il signore delle mosche", ma non voglio fare qualcosa del genere. Voglio piuttosto far vivere una comunità con decine di intrecci tra i vari personaggi (qualcosa più alla Ken Follett, ma ovviamente non oso neanche lontanamente paragonarmi al maestro, che scriverebbe meglio di me anche se fosse ubriaco e cerebroleso) sullo sfondo di una condizione estremamente drammatica. Per quanto riguarda King, invece, ho visto L'ombra dello scorpione e lotto quotidianamente affinchè la mia storia non viri in quella direzione (temo di farla diventare un patetico tentativo di copiatura). Mi rendo conto che il tema della comunità isolata non è affatto nuovo (ricordo "The Village", "Lost", e tanto altro), ma io ho composto una storia molto intricata (che potrebbe reggere anche senza la situazione descritta, in una città come le altre senza sciagure apocalittiche) e che voglio far vivere ai protagonisti sullo sfondo di uno scenario postapocalittico che poi, in realtà, si rivelerà essere qualcosa di diverso, ma solo nel colpo di scena finale.

A questo punto che posso dire? Sono curiosa!

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