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MrBungle

I pensieri in uno scritto in terza persona

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Come vi regolate?

Ovviamente parliamo della terza persona omniscente, dove il narratore può entrare nella testa dei personaggi e sa tutto di tutti.

Fondamentalmente, nei vari libri che ho letto, ho sempre trovato queste soluzioni:

Corsivo, molto spesso evitando anche di specificare "penso' tal dei tali" alla fine del pensiero (Ammaniti, Stephen King, Morozzi in Blackout....)

"virgolette", specificando sempre un "pensò" alla fine. (Scelta adottata dall'editore Giunti in tutti i suoi libri)

Formattazione del testo normale, semplicemente seguito da una virgola e un pensò (in genere nei romanzi dove ci sono pochi pensieri, la maggior parte).

Ora il punto è questo. Io ho scritto un romanzo dove ho adottato il primo metodo. Il mio editore ha cambiato tutto col secondo (virgolette), solo che a questo punto spesso c'è un pensiero virgolettato senza nemmeno specificato il verbo del pensare.

Secondo lui, dopo le prime battute (dove specifico l'azione del pensare) è inutile. Ora rileggendolo... non so, mi sembra chiaro, ma abituato a com'era impostato prima mi fa strano.

In pratica il tutto è stato impaginato così

Prosa descrittiva

"pensieri e riflessioni"

<< discorso diretto >>

Frasi scritte o lette (in corsivo)

Secondo voi è una scelta giusta? :fuma:

P.S. Giusto per curiosità, dal momento che il file è già andato in stampa, e comunque quelle sono le linee editoriali della casa; impuntarmi sulla mia volontà sarebbe come voler cambiare il loro font di default... :V

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Io i pensieri li ho sempre scritti e trovati in corsivo ma credo che basti scegliere un modo di scrivere e portarlo avanti per tutto il progetto. Se i pensieri li ho sempre scritti in corsivo dovrò scriverli sempre così, idem con le virgolette.

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A me piace di più la terza opzione che hai presentato, ma se l'editore dice che va bene così... insomma, ci puoi passar sopra, no? ;)

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A me piace più la prima, ma chissà? Io uso il corsivo non solo per i pensieri, ma anche per le frasi scritte o in una lingua straniera. E spesso devo pure ricordarmelo, quando sto scrivendo il pensiero di un personaggio, perché mi dimentico di metterlo in corsivo e lo lascio normale, con virgola e pensa/pensò.

Probabilmente la scelta del tuo editore è la migliore, più di una persona mi ha detto che col mio sistema a volte si fa fatica a capire chi sta pensando... XD

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anche a me piace la prima soluzione, ma credo che vada a gusti, non penso ce ne sia una "giusta".

Invece la problematica riguarda al pensò la condivido pienamente.

Mi trovo spesso indeciso! io utilizzo il punto di vista dei personaggi di solito, e spesso uno questo metodo per mostrare il pensiero del personaggio che detiene il punto di vista : "Mario si sedette sulla poltrona e sbuffò. ecco ci risiamo, adesso quella strega mi farà una scenata." però in altri casi sento la necessità di specificare l'atto di pensare, perché temo che il lettore possa confondersi :/ non so se è il caso di cui parlavi tu però!

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Sì, è logico che alla fine accetto la scelta dell'editore, era solo una curiosità per vedere in quanti qui la condividevano...

Poi, googlando, ho notato che ci sono parecchie persone che non sopportano il corsivo, lo ritengono come una cosa che appesantisce visivamente un libro. Mentre non ho mai trovato nessuno che non sopporti le virgolette. :asd:

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Io non sopporto le virgolette. Preferisco mille volte i trattoni, all'americana, ma di sicuro un editore non cambia la grafica dell'impaginazione per fare un favore a un solo autore. Tanto vale farsene una ragione.

Il corsivo è più difficile da leggere, affatica l'occhio, per questo si cerca di usarlo il meno possibile.

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Io non sopporto le virgolette. Preferisco mille volte i trattoni.

Davvero? Per me è l'esatto opposto (e fino ad ora credevo che fosse così per tutti). Adoro le virgolette caporali, e odio i trattoni. Il mondo è bello perché è vario... :asd:

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Giurin giuretto :)

In una pagina fitta di dialoghi, con millemila caporali, mi viene la tentazione di chiudere. È pesante otticamente, se non c'è anche il rientro di prima riga non fa capire a colpo d'occhio dove inizia il capoverso, e quando scrivi devi stare attento a chiuderli. Devi ricordarti quando pigiare Maiusc + > invece di <, e se ti sbagli ottieni quelli aperti invece di quelli chiusi e viceversa. Orribili.

Scrivo sempre con i trattoni, con una macro che sostituisce -- con – e sono a posto con dio e con gli uomini.

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Giusto il tuo quesito... come vedi, non esistono soluzioni universali, l'importante - ovvio - è che il lettore capisca bene ciò che vogliamo trasmettere, in questo caso i pensieri in terza persona. A questo punto ogni casa editrice ha una linea precisa, non migliore magari di quella che avevi proposto tu nel manoscritto originale, ma non starei lì a sottilizzare troppo il cambiamento. In fondo, un editing è importante anche per gestire queste cosucce

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Dipende molto da come preferisce lavorare la CE. Nel mio precedente romanzo, avevo inserito qualche piccolo passaggio in corsivo (pensieri riguardanti il protagonista), che nella versione definitiva era stato poi sostituito dalle tradizionali virgolette. L'effetto era comunque chiaro, per cui al momento non esiste un modello definitivo per tutti...:)

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Sì, anche perchè, dopo aver letto 10,000 volte il testo in corsivo, è logico che adesso mi sembri che renda meno con le virgolette. O almeno spero che sia così, perchè, come ho detto, ormai il file è in stampa... :fuma:

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Sì, anche perchè, dopo aver letto 10,000 volte il testo in corsivo, è logico che adesso mi sembri che renda meno con le virgolette. O almeno spero che sia così, perchè, come ho detto, ormai il file è in stampa... :fuma:

tranquillo Bungle, se l'editore ha deciso così non sarà certo uno sprovveduto. Ogni tanto bisogna fidarsi, e poi non mi ricorda se hai già pubblicato, ma mettere i puntini sulle "i" per una questione del genere mi sembra un po' "esagerato"... goditi questo momento, andrà tutto bene! :thumbup:

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Quando scrivo romanzi, dunque molte pagine, lo faccio sempre in terza persona..almeno fino ad ora (chissà perchè, i racconti brevi li scrivo in prima, boh, misteri della fede!) e ovviamente capita spesso che i personaggi pensino.

Quando succede, lo faccio con il corsivo, senza virgolette.

Un po' così:

Diamine, pensò X-Tal-De'-Tali, avrei dovuto comprare i fiori !

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Ospite Cristina

aaah la terza persona...e la prima persona...

devo ancora decidere io quale scegliere.

:(

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Sono tormentata da qualche giorno dallo stesso dubbio, su quale forma sia da impiegare. Grazie a questa discussione, e' stata illuminante!

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Io ho sempre usato il corsivo, lo trovo più immediato e permette di usare le virgolette per altri scopi. Comunque alla fine è una questione di convenzione

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