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Shiki

Questione di determinazione e fiducia in se stessi.

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Ecco, queste due qualità mi mancano totalmente o quasi totalmente.

Spesso mi ritrovo a considerare tutto quello che faccio una schifezza e sono pesantemente dipendente dalle opinioni degli altri. Cioè, io penso con la mia testa, ma ho l'autostima a zero e quindi basta poco a buttarmi giù.

Ho tantissime passioni e se m'impegno posso portare avanti tutte quelle che ritengo più significative ma se la determinazione manca e se sono totalmente malleabile alle opinioni, assorbendo come un spugna, non andrò da nessuna parte. E questo discorso non riguarda solo la scrittura ma tutto ciò che faccio e farò.

Sono spesso convinta di essere un'incapace, di non saper scrivere e che m'illudo e basta.

Tendo a scrivere più per gli altri piuttosto che per me stessa. Dovrebbe essere prima di tutto una mia soddisfazione scrivere ma se non ho il consenso degli altri allora diventa una continua ricerca di ciò che agli altri piace, piuttosto a ciò che voglio io.

Poi, al di fuori del mondo della scrittura, io ho penso sempre che gli altri abbiano cattive opinioni su di me. Che mi considerino una piagnona, una scema, un'ingenua, ecc.

Quindi il problema riguarda prima di tutto me stessa. Mi faccio tutte pippe mentali, invece che pensare più a me stessa. E questo si riflette in quello che scrivo, oltre a credere di creare solo porcherie.

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Al di là delle risposte preconfezionate, sappi che in ogni ambito (e non solo nella scrittura) tu voglia cimentarti troverai sempre e comunque una rosa di commenti che va da 0 a 1000. Non esiste genio che non sia stato contestato. Tesla (grande amico di Mark Twain) era considerato un fulminato, e lo stesso Tesla considerava la teoria della relatività un "mendicante vestito di porpora". Troverai sempre, sia che tu scriva opere mediocri, sia che tu scriva decentemente, sia che tu scriva capolavori, qualcuno che ti adulerà e qualcuno che ti screditerà, con cognizione di causa o senza, anche solo per il puro piacere di parlar male. Tu devi sempre ascoltare le critiche altrui, ma poi discernere da sola quello che percepirai come un reale parere costruttivo da quello che non ti sembrerà tale, sia in positivo che in negativo. E non ti piegare mai ai pareri altrui ma segui la tua linea, il tuo percorso, evolviti e di volta in volta apporta le modifiche che ritieni necessarie, ma senza sconvolgerti. Prendendo un pezzo di qua e un pezzo di là, cambiando un giorno sì uno no a seconda del parere di tizio o caio, è il modo migliore per non cavare un ragno dal buco. Bless

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Io passo da "sono la ragazza più sicura del pianeta" a "sono il fallimento del genere umano" :asd:

La cosa positiva è che non ho mai scritto per gli altri, ma sempre per me stessa. Infatti solo per questo continuo questa mia passione. Non voglio che una cosa a cui tengo particolarmente sia legata a qualcuno che magari neanche mi calcola... è una cosa mia è basta!

Per questo ti dico: continua con il tuo sogno e fregatene (parla quella a cui ogni tanto vengono gli attacchi di pessimismo cosmico) e continua dritta che l'autostima si conquista :li:

Modificato da crazycat

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Mi spiace, perchè di tutte le paure lette finora, la tua è quella che più riprende tematiche esistenziali forti che, come ti hanno già fatto notare, esulano dal contesto letterario. L'autostima e la fiducia nei propri mezzi, e così pure la volontà e la determinazione, sono ingredienti fondamentali, non dico per sfondare (quello succede anche per vie traverse che poco c'entrano con ciò che hai scritto) ma per farci scattare la voglia di metterci in gioco. Io ti auguro di riuscirci e di essere meno condizionabile dai giudizi altrui

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Ecco, queste due qualità mi mancano totalmente o quasi totalmente.

Spesso mi ritrovo a considerare tutto quello che faccio una schifezza e sono pesantemente dipendente dalle opinioni degli altri. Cioè, io penso con la mia testa, ma ho l'autostima a zero e quindi basta poco a buttarmi giù.

Ho tantissime passioni e se m'impegno posso portare avanti tutte quelle che ritengo più significative ma se la determinazione manca e se sono totalmente malleabile alle opinioni, assorbendo come un spugna, non andrò da nessuna parte. E questo discorso non riguarda solo la scrittura ma tutto ciò che faccio e farò.

Sono spesso convinta di essere un'incapace, di non saper scrivere e che m'illudo e basta.

Tendo a scrivere più per gli altri piuttosto che per me stessa. Dovrebbe essere prima di tutto una mia soddisfazione scrivere ma se non ho il consenso degli altri allora diventa una continua ricerca di ciò che agli altri piace, piuttosto a ciò che voglio io.

Poi, al di fuori del mondo della scrittura, io ho penso sempre che gli altri abbiano cattive opinioni su di me. Che mi considerino una piagnona, una scema, un'ingenua, ecc.

Quindi il problema riguarda prima di tutto me stessa. Mi faccio tutte pippe mentali, invece che pensare più a me stessa. E questo si riflette in quello che scrivo, oltre a credere di creare solo porcherie.

A parte il paragrafo sul tendere a scrivere per gli altri, questo post potrei averlo scritto io... o meglio, potrei averlo scritto in alcuni momenti, in altri momenti sono invece proprio il contrario di questo (ossia di essere un bravo scrittore (illuso XD)), e il cambio dipende spesso dallo stato d'animo; nella maggior parte del tempo, però, il dominio è l'insicurezza, sono sinceramente incapace di capire se ciò che scrivo riesce a comunicare quello che voglio dire, oppure se non arriva e quindi è scritto male. Sulla determinazione, comunque, io ce l'ho perché scrivo per me, e credo che ogni scrittore dovrebbe capirlo: tuttavia, è vero che di fiducia in me spesso non ne ho, anche se comunque alla fine uno si fa forza e va avanti a proporsi anche se non è convintissimo (e a volte questo paga :) )

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Ascoltare e prendere in considerazione le critiche è segnale di intelligenza; farsi condizionare dall'opinione che gli altri hanno di noi invece è sciocco (oltre che deleterio).

Ognuno di noi conosce sé stesso meglio di qualsiasi altra persona: questo dovrebbe essere sufficiente per comprendere che farsi influenzare dall'opinione che altri hanno di noi non è una scelta vincente.

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Ascoltare e prendere in considerazione le critiche è segnale di intelligenza; farsi condizionare dall'opinione che gli altri hanno di noi invece è sciocco (oltre che deleterio).

Ognuno di noi conosce sé stesso meglio di qualsiasi altra persona: questo dovrebbe essere sufficiente per comprendere che farsi influenzare dall'opinione che altri hanno di noi non è una scelta vincente.

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Sappi che in ogni ambito (e non solo nella scrittura) tu voglia cimentarti troverai sempre e comunque una rosa di commenti che va da 0 a 1000. Non esiste genio che non sia stato contestato.

Lo so, lo so bene ed è per questo che voglio diventare più "forte".

E non ti piegare mai ai pareri altrui ma segui la tua linea, il tuo percorso, evolviti e di volta in volta apporta le modifiche che ritieni necessarie, ma senza sconvolgerti.

Sul fatto di non "sconvolgermi" ci devo lavorare.

Ovviamente quando ricevo critiche, se sono giuste e ben fatte (educazione, ecc), le considero solo un mezzo per migliorarmi, quindi molto preziose. Grazie al WD alle critiche ricevute qui sono davvero migliorata, tantissimo e questo lo devo solo alle critiche.

Il mio problema è che mi faccio troppi pensieri su cosa gli altri possono pensare di me e dire.

Questo in tutto quello che faccio, purtroppo è un atteggiamento a cui sono stata abituata fin da piccola. A essere denigrata.

La cosa positiva è che non ho mai scritto per gli altri, ma sempre per me stessa. Infatti solo per questo continuo questa mia passione. Non voglio che una cosa a cui tengo particolarmente sia legata a qualcuno che magari neanche mi calcola... è una cosa mia è basta!

Io scrivo per me stessa. Mi piace creare, da sempre. Ma sono diventata così sensibile al pensiero altrui e alle critiche (soprattutto parlo di critiche cattive, quelle nate solo per far del male) che per non essere criticata tendo a scrivere per non riceverle. Non so se mi spiego. A volte non mi capisco nemmeno io.

L'autostima e la fiducia nei propri mezzi, e così pure la volontà e la determinazione, sono ingredienti fondamentali, non dico per sfondare (quello succede anche per vie traverse che poco c'entrano con ciò che hai scritto) ma per farci scattare la voglia di metterci in gioco. Io ti auguro di riuscirci e di essere meno condizionabile dai giudizi altrui

Appunto ci sto lavorando.

Il fatto che mi sono affacciata alle arti marziali è anche un motivo per diventare più sicura. E un po' funziona.

Ma spesso cado e mi crogiolo in questi stati di depressione e totale mancanza di determinazione. Appunto dico di avere alti e bassi. In certi momenti (quasi rari) sono sicura di me e provo a fregarmene degli altri, in altri (sono molto più frequenti) mi dico: chi diavolo pensi di essere? E soprattutto dove diavolo pensi di andare?

sono sinceramente incapace di capire se ciò che scrivo riesce a comunicare quello che voglio dire, oppure se non arriva e quindi è scritto male.

Questo è uno dei miei principali problemi. Non riesco a rendermi conto da sola se scrivo bene o male. Se un testo funziona o no. Ho bisogno del pare degli altri e quindi divento vulnerabile a loro.

Ascoltare e prendere in considerazione le critiche è segnale di intelligenza; farsi condizionare dall'opinione che gli altri hanno di noi invece è sciocco (oltre che deleterio).

Ognuno di noi conosce sé stesso meglio di qualsiasi altra persona: questo dovrebbe essere sufficiente per comprendere che farsi influenzare dall'opinione che altri hanno di noi non è una scelta vincente.

So che non è una scelta vincente, sennò non ne starei a parlare qui.

Tu dici che ognuno di noi conosce se stesso meglio degli altri... non sono d'accordo, non è sempre così. Io conosco solo alcuni lati di me, ma non mi conosco affatto bene. Ci sono dei momenti in cui nemmeno io so chi sono.

Ascolto le critiche qui nel WD per migliorarmi e ciò ha avuto i suoi frutti in più di 4 anni che conosco questo sito. (Con relativi alti e bassi; diciamo che è solo nell'ultimo periodo che partecipo davvero in modo continuo)

Ma, come ho già detto a Mattia, io non sono in grado di giudicare quello che scrivo quindi divento vulnerabile al pensiero altrui e questo è causato da una mancanza di fiducia in se stessi.

In parole povere il mio "incubo" (per restare in tema con questa sezione) è che cominci a scrivere per gli altri o di non essere capace di andare avanti per la mia strada, con giusta autocritica.

A me piace scrivere, io voglio scrivere, devo scrivere e voglio farlo con determinazione e fiducia in me stessa.

Io voglio davvero cambiare e non essere vulnerabile; il mio incubo è non riuscirci!

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Vedila così: le critiche cattive non le fanno per farti crescere, ma appunto, come hai detto tu, per farti male.

Fregatene.

Lo so che è difficile, ma devi reimparare a considerare con il giusto metro il giudizio degli altri. Non abbiamo mai parlato molto, ma da quanto racconti mi sembra di conoscerti: credimi, devi solo sforzarti di lasciar fuori dalla tua vita certe critiche, devi imparare a farle entrare da un orecchio e uscirle dall'altro. Devi fare un po' di esercizi, ripeterti che tu vali, che gli altri (quegli altri che ti criticano non per farti crescere ma per spezzarti le gambe) non esistono. A lungo andare diventeranno solo un ronzio di sottofondo, sempre più flebile.

Sull'autostima non posso aiutarti, la mia è talmente alta che devo tenerla sotto controllo.

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So che non è una scelta vincente, sennò non ne starei a parlare qui.

Tu dici che ognuno di noi conosce se stesso meglio degli altri... non sono d'accordo, non è sempre così. Io conosco solo alcuni lati di me, ma non mi conosco affatto bene. Ci sono dei momenti in cui nemmeno io so chi sono.

Ascolto le critiche qui nel WD per migliorarmi e ciò ha avuto i suoi frutti in più di 4 anni che conosco questo sito. (Con relativi alti e bassi; diciamo che è solo nell'ultimo periodo che partecipo davvero in modo continuo)

Ma, come ho già detto a Mattia, io non sono in grado di giudicare quello che scrivo quindi divento vulnerabile al pensiero altrui e questo è causato da una mancanza di fiducia in se stessi.

Avevo inteso che il tuo discorso fosse più generale e non riferito esclusivamente alla scrittura. Su quello sono d'accordo con te, anche per me è più facile valutare quello che leggo se non l'ho scritto io. Ma per quanto attiene al resto, se tu sai di essere, ad esempio, una persona capace di amare, generosa, che sa impegnarsi per una causa in cui crede (ho messo delle qualità a caso, ovviamente, visto che non ti conosco di persona), non può arrivare qualcuno a dirti il contrario e metterti in crisi. Ascolterai le sue critiche, se le ritieni sincere, e farai un esame di coscienza per capire dove hai sbagliato nell'offrire agli altri un'immagine diversa da quella reale, ma rimarrai sempre la persona capace di amare, generosa e che sa impegnarsi.

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@Vale:

credimi, devi solo sforzarti di lasciar fuori dalla tua vita certe critiche, devi imparare a farle entrare da un orecchio e uscirle dall'altro. Devi fare un po' di esercizi, ripeterti che tu vali, che gli altri (quegli altri che ti criticano non per farti crescere ma per spezzarti le gambe) non esistono. A lungo andare diventeranno solo un ronzio di sottofondo, sempre più flebile.

Grazie per il consiglio Vale. Per metterlo in atto però devo prima di tutto aumentare l'autostima. Diciamo che imparare a fregarsene degli altri è una conseguenza diretta dell'autostima. Più uno è sicuro di sé più riesce ad avere fiducia in quello che fa e quindi se ne fotte di quello che dicono gli altri.

Ci provo, forse non sembra, ma ci sto provando, soprattutto in questo periodo.

@Marcello:

Avevo inteso che il tuo discorso fosse più generale e non riferito esclusivamente alla scrittura.

La scrittura riflette molto quello che sono (almeno nel mio caso) quindi risente direttamente di questo mio problema.

E' sempre un problema di autostima e anche di sensibilità. Non è semplice da spiegare ma mi sto impegnando ad ascoltare solo le critiche costruttive, senza però stare male.

Però ogni tanto fallisco.

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Però ogni tanto fallisco

Bene: è importante. Solo chi sa di poter fallire è in grado di rialzarsi quando succede: gli altri rimangono al suolo :thumbup:

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Ultimamente le cose vanno meglio. Speriamo che continui così.

Grazie a tutti per i consigli! :)

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Leggendo questo post e altri più o meno simili, rispetto al non avere stima di sè stessi o a considerare le proprie passioni (in questo caso, nel caso della comunità in cui io stessa bazzico e che è composta da aspiranti scrittori), mi sono chiesta spesso: se mai pubblicassero il mio romanzo, la mia autostima aumenterebbe? E se avesse successo, diventerei una presuntuosa? E se lo diventassi, sarebbe solo perché penserei tutto il tempo: "io ce l'ho fatta?"

Chi ha già pubblicato, come si è sentito alla sola notizia che le parole, i pensieri, il lavoro mastodontico che magari ha occupato anni e anni della propria vita, diventava un "vero" libro? Ha subìto dei cambiamenti nello spirito? Si è sentito (abbasso l'umiltà, per una cacchio di volta) il dovere di dire a sé stesso: "cazzo, io ce l'ho fatta e la mia autostima ora è alle stelle"?

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Ascolta tutte le critiche, accetta solo quelle che reputi sensate. A volte le persone criticano per passare il tempo e penso che esista un girone dedicato, all'inferno, per quelli che riescono a trarne un guadagno. Criticare quello che fanno gli altri è la cosa più semplice del mondo, a volte riesce bene anche a noi stessi.

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Ultimamente le cose vanno meglio. Speriamo che continui così.

Ottimo Shiki... :flower:

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Leggendo questo post e altri più o meno simili, rispetto al non avere stima di sè stessi o a considerare le proprie passioni (in questo caso, nel caso della comunità in cui io stessa bazzico e che è composta da aspiranti scrittori), mi sono chiesta spesso: se mai pubblicassero il mio romanzo, la mia autostima aumenterebbe? E se avesse successo, diventerei una presuntuosa? E se lo diventassi, sarebbe solo perché penserei tutto il tempo: "io ce l'ho fatta?"

Chi ha già pubblicato, come si è sentito alla sola notizia che le parole, i pensieri, il lavoro mastodontico che magari ha occupato anni e anni della propria vita, diventava un "vero" libro? Ha subìto dei cambiamenti nello spirito? Si è sentito (abbasso l'umiltà, per una cacchio di volta) il dovere di dire a sé stesso: "cazzo, io ce l'ho fatta e la mia autostima ora è alle stelle"?

Credo proprio di sì, dal momento che ho passato dieci buoni minuti di esaltazione nel ricevere due proposte editoriali (free) che poi ho regolarmente rifiutato...

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Alla "costruzione" dell'autostima concorrono molti fattori, a cominciare dal pregresso infantile, e gli errori educativi sono frequenti. Con buona pace di Freud (e anche a mio conforto), non si tende più ad attribuire ogni colpa ai genitori. Concorrono la genetica e l'ambiente nel suo complesso.

A mia lunga esperienza, non trovo una corrispondenza puntuale tra autostima e valore effettivo della persona. Ne appaiono ben forniti soggetti che... lasciamo perdere, e pochissimo provvisti altri, meritevoli di stima.

In età giovanile si è poi molto attenti a se stessi e ancor più all'effetto che si produce sugli altri (meglio: si ritiene di produrre); più avanti l'interesse si sposta sul mondo e, via via che il nostro io passa in secondo piano, la situazione migliora.

Naturalmente il consiglio di aver fiducia nel tempo che passa risulta banale e anche irritante :nein:

Quanto alla scrittura, non è invece così difficile stabilire se produciamo schifezze o roba decente. Basta farsi giudicare da un paio di competenti, estranei si capisce.

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Alla "costruzione" dell'autostima concorrono molti fattori, a cominciare dal pregresso infantile, e gli errori educativi sono frequenti. Con buona pace di Freud (e anche a mio conforto), non si tende più ad attribuire ogni colpa ai genitori. Concorrono la genetica e l'ambiente nel suo complesso.

A mia lunga esperienza, non trovo una corrispondenza puntuale tra autostima e valore effettivo della persona. Ne appaiono ben forniti soggetti che... lasciamo perdere, e pochissimo provvisti altri, meritevoli di stima.

In età giovanile si è poi molto attenti a se stessi e ancor più all'effetto che si produce sugli altri (meglio: si ritiene di produrre); più avanti l'interesse si sposta sul mondo e, via via che il nostro io passa in secondo piano, la situazione migliora.

Naturalmente il consiglio di aver fiducia nel tempo che passa risulta banale e anche irritante :nein:

Quanto alla scrittura, non è invece così difficile stabilire se produciamo schifezze o roba decente. Basta farsi giudicare da un paio di competenti, estranei si capisce.

Sottoscrivo in pieno!

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Leggendo questo post e altri più o meno simili, rispetto al non avere stima di sè stessi o a considerare le proprie passioni (in questo caso, nel caso della comunità in cui io stessa bazzico e che è composta da aspiranti scrittori), mi sono chiesta spesso: se mai pubblicassero il mio romanzo, la mia autostima aumenterebbe? E se avesse successo, diventerei una presuntuosa? E se lo diventassi, sarebbe solo perché penserei tutto il tempo: "io ce l'ho fatta?"

Chi ha già pubblicato, come si è sentito alla sola notizia che le parole, i pensieri, il lavoro mastodontico che magari ha occupato anni e anni della propria vita, diventava un "vero" libro? Ha subìto dei cambiamenti nello spirito? Si è sentito (abbasso l'umiltà, per una cacchio di volta) il dovere di dire a sé stesso: "cazzo, io ce l'ho fatta e la mia autostima ora è alle stelle"?

Credo proprio di sì, dal momento che ho passato dieci buoni minuti di esaltazione nel ricevere due proposte editoriali (free) che poi ho regolarmente rifiutato...

Rifiutate? E perché? (se posso chiedere). Io mi rotolerei per terra se succedesse a me.

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In età giovanile si è poi molto attenti a se stessi e ancor più all'effetto che si produce sugli altri (meglio: si ritiene di produrre);

Allora credo che la mia base sia davvero "minata" e piena di falle. Quando ero piccola pensavo (anzi, altri mi ci facevano pensare) di produrre effetti negativi verso gli altri e me stessa. (e non parlo della mia famiglia, dove ho vissuto un esperienza positiva in questo campo)

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Non credo lo sia più delle "basi" di molti altri. In famiglia per fortuna ti è andata bene; spesso pensiamo che gli altri ci prestino particolare attenzione, perché siamo noi a preoccuparcene.

Insomma, capisco quanto il precetto risulti banale per chi non è a suo agio con se stesso. Però è quello base: guardarsi attorno, non rimuginare troppo sul proprio io, che dopotutto somiglia a tanti. In pratica, essere curiosi di tutto, interessarsi agli altri, risolvere problemi, studiare, lavorare e, soprattutto, sapersi perdonare gli errori. Inevitabili, da analizzare con mente fredda per evitarli. Gli stessi, quanto meno.

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Chi ha già pubblicato, come si è sentito alla sola notizia che le parole, i pensieri, il lavoro mastodontico che magari ha occupato anni e anni della propria vita, diventava un "vero" libro? Ha subìto dei cambiamenti nello spirito? Si è sentito (abbasso l'umiltà, per una cacchio di volta) il dovere di dire a sé stesso: "cazzo, io ce l'ho fatta e la mia autostima ora è alle stelle"?

Credo proprio di sì, dal momento che ho passato dieci buoni minuti di esaltazione nel ricevere due proposte editoriali (free) che poi ho regolarmente rifiutato...

Rifiutate? E perché? (se posso chiedere). Io mi rotolerei per terra se succedesse a me.

Non vogliamo andare OT qui, anche perchè ne ho già discusso in un altro topic. Basti dire qui che non sono masochista: erano contratti molto penalizzanti e non mi sono sentito di accettarli nella speranza di avere delle opportunità migliori in futuro...

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Autostima sotto i piedi, sì, anche io ho conosciuto questo periodo. Capita sempre perchè gli altri non ti fanno sentire all'altezza di una determinata situazione o fuori luogo o non abbastanza di qualsiasi cosa, non vai mai bene e allora ti deprimi.

E' successo fino a quando è scattato un click e ho iniziato a guardarmi intorno, cosa avevano queste persone più di me da poter giudicare, consigliare o infierire e avere il potere di farmi credere che non ero all'altezza, e poi di cosa?

Siamo tutti diversi, ognuno di noi vive situazioni uniche perchè unici sono i modi di interiorizzare e reagire o valutare. Capisco la tua frustrazione, mi ha accompagnato per anni, i peggiori della mia vita. Devi reagire, ascoltare le critiche, i commenti, i consigli, ma solo se sono costruttivi e sinceri. Convinciti che puoi farcela, iniziando dalle piccole cose. Ho letto che la situazione è in fase di miglioramento. Spalle robuste, sguardo in alto e continua così! ;)

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Ciao Shiki, capisco benissimo come ti senti e permettimi di darti un consiglio: distingui nettamente la tua scrittura dalla tua vita sociale.

Le critiche sul tuo lavoro devi renderle sempre sul serio e usarle come spunto per metterti in discussione: servirà a migliorarti. Fai benissimo a scrivere per gli altri, la narrativa infondo è una forma di comunicazione e quindi implicitamente destinata ad altri.

La tua vita personale è tutto un altro paio di maniche! Ti capiterà sempre di sentire giudizi rivolti alla tua persona (o da te presunti tali), ma raramente hanno un intento costrutttivo o maligno. È semplicemente un modo con cui le persone più estroverse interagiscono (se ascolti una conversazione tra amici noterai che si prendono in giro a vicenda molto spesso); la maggior parte delle volte sono scherzi detti per strappare un sorriso, non per screditarti, molte persone sono indelicate e dicono certe cose con leggerezza, senza rendersi conto delle reazioni che potrebbero suscitare in una persona sensibile. Se dai peso a queste cose, finirai per chiuderti in te stessa, devi cercare di ignorarle (lo so che è più facile a dirsi che a farsi!).

Ricorda che nessuno è perfetto e abbiamo tutti i nostri difetti.

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sapersi perdonare gli errori

Ecco, questa è una delle parti che mi riesce meno, ma ci lavorerò su per migliorare. ;)

@sabry: Sì, è in miglioramento perché sto cercando di resistere a quei momenti in cui l'ansia mi assale e comincio a diventare ossessiva.

E' difficile e sono più le ricadute che le vittorie ma delle piccole soddisfazioni me le sto guadagnando. ;)

@AmyVampirella: Hai ragione anche tu. E' vero che la gente più estroversa tende a offendere senza nemmeno rendersene conto, finendo per ferire chi è più debole e sensibile. Ma spesso la gente lo fa anche a posta. Io ho avuto a che fare con persone che mi criticavano e screditavano per fini maligni, per farmi molto male. Da allora tendo a pensare che tutti siano così, sono sempre in allerta in mezzo alla folla, non riesco a stare tranquilla. Quindi, anche un semplice scherzo, tende a farmi male, anche se so che non è fatto per cattiveria.

So poi che dovrei distinguere il resto dalla scrittura, ma credo che non sia possibile. Alla fine lo scrivere riflette un po' la nostra anima. Se sono così insicura ho paura di trasmettere questo con quello che scrivo, piuttosto che altre emozioni.

(Ho notato che mi riesce bene trasmettere la rabbia... utile in certi momenti, ma spesso i miei testi tendono a diventare sempre negativi. Questo perché sono anche piena di rabbia)

Comunque grazie mille gente ;)

Modificato da Shiki Ryougi

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Si rischia di essere retorici in effetti. Ma tempo fa una persona che mi è molto cara mi disse di cercare di trasformare i vincoli in opportunità. La sicurezza in sè è una difficile conquista e personalmente preferisco le persone insicure a quelle dalle facili sicurezze. In genere è sinonimo di una fragilità che dona sguardo e che, anche se faticosa, regala alla scrittura una profondità preziosa.

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La sicurezza in sè è una difficile conquista e personalmente preferisco le persone insicure a quelle dalle facili sicurezze.

Ovviamente tutto quando è troppo storpia. E' male essere troppo insicuri ma è anche un male essere troppo sicuri di sé. Ci vogliono le giuste misure in tutte le cose.

Comunque è anche vero che di solito chi è insicuro è anche sensibile e quindi capace di capire bene ed esprimere l'emozioni.

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Shiki, hai detto parole di grande saggezza, che condivido pienamente.

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