Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

swetty

Non essere all'altezza delle proprie storie

Post raccomandati

Diciamo che è una roba complessa, ma credo che qualunque scrittore con un minimo di coscienza abbia questo timore. Io comunque ce l'ho.

Arrivare in fondo, scrivere tutta la storia, e accorgersi che i personaggi sono poco credibili perché, che so, sono a capo di un impero, ma quando hanno bisogno di un paio di scarpe scendono (di persona) al negozio all'angolo e le comprano, e magari pagano col Bancomat e si portano pure su i pacchi. Oppure sono strafighissimi archeologi e tutti fanno "oooh" perché leggono l'alfabeto ebraico. O robe così, che uno neanche ci pensa perché la sua vita è tanto più limitata rispetto al personaggio o all'ambientazione, oppure perché manca quella confidenza sul sapere cos'è facile, scontato, fattibile o simili in un certo lavoro o in una certa classe sociale.

:sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Woland

Non dirlo a me! Ho un personaggio che ha cominciato a contare da piccolissimo ed è giunto in tarda età all'ultimo numero, decretandone così la finitezza.

CiaO

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Sì, capisco cosa intendi: è un timore che ho spesso anch'io, ma tocca conviverci: non si può sempre scrivere della propria camera da letto...

Modificato da Marcello
  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E io che sto scrivendo una smielatissima storia d'amore tra la classica 'brava ragazza' di campagna e l'attore del momento, il più figo di tutti! Assolutamente banale anche se il bello della storia non è (non dovrebbe essere) nei personaggi ma negli eventi narrati...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Idem come Memory.

Solo che la mia insicurezza spesso mi porta a impelagarmi in una documentazione infinita, e finisco per non scrivere più nulla. :sss:

Oppure, quando mi ritengo soddisfatto della documentazione, non riesco a sentire "naturali" tutti i meccanismi acquisiti con lo studio, e il mio lavoro finisce con l'essere molto al di sotto delle mie aspettative e delle idee che mi ero fatto. Così lo lascio a prendere polvere in qualche angolo della memoria.

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io non penso che sia un problema di documentazione, perché sono sviste alle quali uno non fa caso e magari prima si è documentato a mostro diventando un tuttologo :)

Credo invece che il cuore del problema sia fondamentalmente l'immedesimazione nei personaggi, succede anche a me; ragioniamo sempre dal nostro punto di vista e ci perdiamo in inezie. Secondo me si può risolvere qualcosa rileggendo ogni capitolo a fine stesura cercando di astrarsi e rimanere obiettivi... però ad esempio a me non riesce in fase di scrittura, devo farlo una volta conclusa quella porzione di storia.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La documentazione però complica le cose.

Almeno per me: una volta che mi sono documentato, ho più volte notato che non riesco più a sentire "mio" il personaggio.

Così, oltre a perdermi in inezie, risulto pure molto "finto". :facepalm:

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La documentazione però complica le cose.

Almeno per me: una volta che mi sono documentato, ho più volte notato che non riesco più a sentire "mio" il personaggio.

Così, oltre a perdermi in inezie, risulto pure molto "finto". :facepalm:

Qual è il tuo genere, Mid?

Perchè la documentazione per me dipende molto dal tipo di storie che si va a scrivere...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Il mio genere è il fantastico, tutto. Dal fantasy classico alla fantascienza, passando per il "fantastico immerso nel reale" (che molti chiamano "urban fantasy", ma è una definizione che a me sta stretta).

Il problema non sta tanto nella documentazione in sé. In fondo se il mio contesto non è "storico" posso anche spaziare un po' di fantasia.

Il problema è matenere la coerenza, una volta che ci si è documentati.

Come ha detto swetty, il rischio è quello che l'Imperatore Supermegagalattico protagonista del proprio romanzo vada a comprarsi il latte al negozio sotto casa portandosi a mano i sacchetti della spesa.

Per evitarlo in genere mi rifaccio a modelli storici (per esempio l'Imperatore potrei modellarlo su Augusto). Ma una volta che lo modello così non lo sento più mio e faccio fatica a muoverlo nella storia che avevo in mente.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Oh sì, è il mio terrore più grande. Lo sa Chtulhu quante storie che mi erano venute in mente e che ho scartato perché non mi sento (non sono) in grado di scriverle. Mi è bastato cercare di caratterizzare neanche un imperatore, ma un normale riccone, un industriale: appena mi sono ritrovata a scrivere che questo tizio parcheggiava ed entrava in una farmacia a chiedere una cosa, ho capito che no, non era il caso di rendermi ancora più ridicola di così.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Mi è bastato cercare di caratterizzare neanche un imperatore, ma un normale riccone, un industriale: appena mi sono ritrovata a scrivere che questo tizio parcheggiava ed entrava in una farmacia a chiedere una cosa, ho capito che no, non era il caso di rendermi ancora più ridicola di così.

Ma come, avresti potuto ricavarci un certo tipo di best seller. :trollface:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem
Mi è bastato cercare di caratterizzare neanche un imperatore, ma un normale riccone, un industriale: appena mi sono ritrovata a scrivere che questo tizio parcheggiava ed entrava in una farmacia a chiedere una cosa, ho capito che no, non era il caso di rendermi ancora più ridicola di così.

Ma come, avresti potuto ricavarci un certo tipo di best seller. :trollface:

Appunto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Lem Mac Lem

Ma non si possono guadagnare senza far sapere a tutto il mondo che sono una demente? :sss:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Questa cosa mi è successa con i primi due romanzi dopo aver deciso di metterli in mano a un eroe che era un mix tra giocatori di NBA, Dirk Pitt, Spike il vampiro di Buffy e altro che non ricordo, forse anche Nino il Ninja; il tutto all'interno di un mondo alla Stephen King. Avevo 15 anni e si notava: non avevo la benché minima idea di come si potesse incontrare il Presidente Americano e quindi lo si poteva trovare come una batteria usata in un capannone di vecchie macchine e rottami. Robe del genere. Poi la storia finiva con un grande conflitto tra Bene e Male con bellissime super modelle a salvare il mondo.

Insomma, oltre a non avere in quel periodo nessuna padronanza della storia, pensavo di poter scrivere qualcosa di bello facendo un'accozzaglia di genere e di modi già largamente abusati. Ma forse all'inizio è così per tutti, poi si cresce e si migliora. Oggi posso dire con buona certezza di essere all'altezza delle mie storie e per un motivo: semplicemente perché sono parti di me. Allora tutto vien meglio, più naturale: i luoghi in cui si incontrano le persone, la loro stessa vita, le vicende, le avventure, i finali. Questo qui.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

E' il problema peggiore che sto cercando di affrontare. Sto scrivendo un romanzo in cui è presente Rimbaud, in assoluto il mio poeta preferito e fonte di grande ispirazione. Continuo a leggere e rileggere poesie, biografie storiche e romanzate e non riesco ad uscirne. Ho paura di non riuscire a dargli la giusta risonanza :follia: E' veramente frustrante, anche se credo che questo incubo possa costringere tutti gli scrittori a migliorare, a perfezionarsi...Se solo ci fossero meno pagine bianche ad accusarmi di essere un'incapace

:buhu:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Anche a me è successo, durante la stesura del primo romanzo.

E, udite udite, quella che non segue mai alcuna scaletta, in realtà un elenco lo compila: quello sui personaggi. Di solito, è una cosa che avviene in fieri, nel senso che, mentre scrivo la prima stesura, annoto a parte tutto quanto mi viene in mente su ogni personaggio, ma proprio tutto, anche quello che all'apparenza non c'entra un fico secco. Solo in fase di rilettura e poi di revisione, concretizzo l'idea del personaggio anche in base agli appunti presi e, soprattutto, sapendo chi voglio che sia ( e che mi ha fatto capire di apprezzare) e ciò che deve trasmettere.

Ho impiegato un po' di tempo a trovare il mio modo, perchè all'inizio avevo la pretesa che i personaggi si presentassero già belle che fatti, ma tutti sappiamo che non è così. Ho seguito l'istinto, lasciando che i personaggi venissero avanti da soli, col tempo, rimodellandosi con la storia, e solo dopo li focalizzo.

Ho imparato ad aspettare: se gli metto fretta, i personaggi si appiattiscono e diventano monotoni.

Un approccio che alle prime battute mi aveva aiutato, è stato un consiglio di un autore famoso, forse KIng: se un personaggio non ti viene, usa lo stereotipo e vai avanti con la storia. In fase di revisione, l'aberrazione per quella persona sarà tale che il tuo personaggio uscirà gridando dalla tua fantasia! :watta:

Con me ha funzionato. :walzer:

  • Mi piace 2

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Credo che sia il mio problema più grande.

Per la paura, anzi, per la certezza, di non essere all'altezza di una storia, sto tirando avanti la stesura di un romanzo da anni. Ma ci tengo così tanto, e tengo al fatto che sia perfetto, come lo immagino, che non potrei fare altrimenti. Non posso abbandonarlo definitivamente, e non posso scriverlo di getto, perchè penso che questa storia sia degna di essere scritta, e letta, meglio di come potessi fare qualche anno fa, o anche ora.

A volte mi chiedo se non sia stupida a ragionare così...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite

È questo il motivo per cui generalmente cerco di creare dei personaggi che abbiano in qualche modo a che fare con la mie esperienza, ma un po' di immaginazione collegata al realismo non fa mai male.

Non dimentichiamo la concinnitas del buon vecchio Cicerone! ;)

Poi certo il personaggio che non riesci a descrivere per la sua assolutezza, ma che serbi chiaro in testa credo sia un deja vu di ogni (aspirante) scrittore che si rispetti!

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La mia ambientazione di sogno è un mondo fantastico simile al Mediterraneo antico. Sto creandola un pezzettino per volta ormai da un annetto (e mi sento ancora a zero), è lo sforzo scrittevole più lungo che io abbia mai intrapreso. E mi rendo conto di continuo che certe cose, certi modi di pensare dei personaggi, o delle azioni, be', cose che a me sembrano normali e credibili, potrebbero non esserlo. Perché in un'ambientazione di questa fatta il modo di vivere è completamente diverso da quello cui sono abituato. Diventa difficile anche organizzare dei dialoghi soddisfacenti, a volte, o rendere la routine giornaliera di personaggi che non possono andare al supermercato, per procurarsi ciò di cui hanno bisogno, e che per spostarsi da una parte all'altra magari ci impiegano giorni. Oltre a questo, poi, è difficile cercare il più possibile di documentarsi per capire, ad esempio, come si può strutturare una concezione della religione differente da quella(e) attuale(i). Io mi ci perdo, in queste cose, e ho spesso paura di non essere all'altezza delle storie che vorrei raccontare, dei personaggi in cui vorrei che il lettore si immedesimasse.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Cristo, mi sembra anche un dubbio legittimo: ti sei preso un compito mica facile...

Lo so come vanno queste cose: ho impiegato due anni per scrivere il mio secondo romanzo e mi sono dovuto sobbarcare quattro libri in inglese ordinati su Abebooks e cinque o sei in italiano. E fortunatamente non sono riuscito a trovare nessuno che mi traducesse a prezzi modici dall'olandese il pacco di fotocopie fatte all'archivio di Groningen...

La morale? Per il romanzo successivo, quello che sto scrivendo ora, mi sono scelto un'ambientazione meno complessa... :asd:

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Paura, sì decisamente.

Ho scritto il mio fantasy, primo libro in assoluto, facendo un gran casino di ambientazioni, personaggi, richiami ai miti che non vi sto a dire. Quando ho spedito il manoscritto volevo scavarmi una fossa da sola! Comunque una cosa è certa: non saremo mai pienamente soddisfatti, ci sarà sempre qualcosa che manca. La coerenza fra i personaggi, credibilità nell'ambientazione, virgole e punti fuori posto, vicende che ci appaiono d'un tratto prive di logica. Certo la documentazione può essere davvero molto utile, almeno non ci da l'idea di scrivere completamente a caso di cose più grandi di noi, ma anche secondo me è un'arma a doppio taglio; come Mid, a volte, quando ho provato a documentarmi su un personaggio o altro, la mia scrittura mi è sembrata finta e il personaggio non mi apparteneva più. Così ho deciso di non andare troppo in là, ma iniziare soffermandomi sugli aspetti che sono certa di conoscere, e là dove posso, usare la mia fantasia.

Un editore qualche tempo fa aveva scritto una cosa per gli esordienti scrittori: scrivete di ciò che conoscete.

Io mi ci sono ritrovata molto.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Oltre a questo, poi, è difficile cercare il più possibile di documentarsi

A chi lo dici, impiego moltissimo tempo anch'io per la documentazione (non sempre facile da trovare fra l'altro, perché molto specifica). il difficile viene poi quando si deve conciliare realtà storica con la credibilità dei personaggi...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io ho lasciato momentaneamente perdere uno dei romanzi che avevo iniziato perché la trama che mi ero impostata era così contorta (realtà parallele che si incrociavano...) che non sono più riuscita a gestirla :sss:

Magari un giorno avrò il coraggio di rimetterci mano! :nonrido:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
ci sarà sempre qualcosa che manca

più spesso ci sarà qualcosa di troppo...

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Dopo l'esperienza di un romanzo iniziato, mollato, ripreso, mollato, ricominciato, mollato... :bla: sono giunto alla conclusione che l'iperdocumentazione sia superflua, inutile, nociva : Andry : Meglio poche informazioni, chiare ed essenziali, magari reperite in itinere e non prima di iniziare a scrivere. Poi credo che l'importante sia dar vita alla realtà creata e ai personaggi, un po' come il dottor Frankentein col suo mostro. Quando mi rendo conto di avere per le mani burattini, pupazzi e bestie impagliate invece di personaggi vivi (Pirandello docet) capisco di dover fare qualche passo indietro, anche ricominciare da capo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×