Vai al contenuto
  • Chi sta leggendo   0 utenti

    Nessun utente registrato visualizza questa pagina.

Ospite Priscageddon

Non riuscire a comunicare

Post raccomandati

Ospite Priscageddon

Si sa, la comunicazione è tutto.

Me ne sto accorgendo sempre più. Sapere che le difficoltà di tutti i giorni sono causati solo da me, fa diventare tutto ancora più amaro da mandare giù.

Ogni due per tre vengo fraintesa, i miei toni vengono travisati, ecc (per non parlare delle espressioni facciali! Mia madre continua a chiedermi se sono - in ordine - depressa, arrabbiata, imbronciata, triste, divertita, depressa...).

Il primo pensiero che mi ha attraversato la mente appena ho saputo, però, è stato: "Cosa ne sarà della mia narrativa?".

Né le relazioni, né i test da fare, né altro... Il mio primo pensiero era rivolto alla narrativa.

Questo, attualmente, è il mio writer's nightmare: quanto sono in realtà consapevole dell'efficacia dei miei testi?

Lasciando perdere, se volete, la mia situazione molto particolare, anche per voi la comunicazione è un incubo?

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite -_-

Assolutamente! La comunicazione è il problema sociale per eccellenza, a mio avviso. Per uno scrittore, poi, lo è ancora di più.

In un'epoca relativista, poi, anche messaggi cristallini vengono manipolati per fini subdoli. Quindi l'autore, oltre a premurarsi affinché il suo messaggio arrivi al destinatario deve anche prevenire, per quanto sia possibile, ogni sorta di manipolazione.

Un bel guaio, insomma.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Tutti credono che io sia perennemente incacchiata :asd:

Comunque sì, è anche un mio incubo!

Per questo motivo mi vergogno dei miei testi... per fortuna ho una sorella e un amico che mi sollecitano sempre a farglieli leggere ;)

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Priscageddon

Da parte mia, sto notando di provare un certo sollievo con la narrativa di genere e quindi con lo stile trasparente.

Voi che cosa ne pensate al proposito? Può essere una soluzione di partenza per diminuire le occasioni di fraintendimento?

P.S. Mi fa davvero piacere avere un riscontro così deciso. :love:

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite -_-
Da parte mia, sto notando di provare un certo sollievo con la narrativa di genere e quindi con lo stile trasparente.

Voi che cosa ne pensate al proposito? Può essere una soluzione di partenza per diminuire le occasioni di fraintendimento?

Purtroppo la narrativa di genere è tra le più "vagliate". Personalmente non credo che il post-moderno sia finito e ogni volta che si voglia affrontare un "sottogenere" bisogna fare attenzione nella distinzione tra stilemi ed essenza.

Per esempio, se lo stilema "tortura" è molto presente nel sottogenere "spionaggio" non sarà difficile che qualcuno ne voglia interpretare l'utilizzo da parte del protagonista come legittimazione dei casi di tortura perpetrati dagli Stati Uniti (di quelli noti, intendo) piuttosto che come stilema puro o prosaicamente mezzo narrativo per procedere nelle indagini. Ho usato questo esempio per il caso recente di "Zero Dark Thirty", sebbene strettamente parlando sia un film storico.

Per cui no, neppure ricorrendo al genere si riesce sempre a sfuggire ai fraintendimenti o alle manipolazioni. Come accennavo sopra una soluzione potrebbe essere quella di interrogarsi su quale sia l'essenza del genere. Per rimanere nell'esempio, l'essenza dello spionaggio è che la storia non è quella che sembra e soprattutto quella che ci hanno narrato.

Ora se si tiene saldo questo e si evitano gli stilemi più superficiali (ai quali sembrano appigliarsi lettori e manipolatori) forse si riesce a mantenere una chiarezza maggiore.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti
Ospite Priscageddon

Beo, credo che tu abbia preso troppo alla larga il mio modo d'intendere "comunicazione".

Tu parli di argomentazioni e significatività tra contesti ed elementi, ideologie.

Io invece mi rivolgo strettamente al piano di esposizione narrativa.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

@crazycat io ho il tuo stesso problema, tutto pensano che io sia perennemente arrabbiata, quando in realtà sono in fase-zen e mi sto concentrando pensando a cosa scrivere. 

 

Purtroppo neanche io mi riesco ad esprimere molto bene a voce (spero di migliorare quest'anno) perciò anch'io vengo tante volte travisata, anche quando non dico nulla. A questo punto comincio a pensare che le mie opinioni siano davvero importanti se perfino quando non apro bocca i miei si sono già fatti mille pippe mentali su cosa sto pensando/dicendo/facendo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Beo, credo che tu abbia preso troppo alla larga il mio modo d'intendere "comunicazione".

Tu parli di argomentazioni e significatività tra contesti ed elementi, ideologie.

Io invece mi rivolgo strettamente al piano di esposizione narrativa.

Forse anche io non ho capito esattamente cosa intendi, puoi spiegarti meglio? Pensi ci sia un rischio che questo rischio, questo "Writer's Nightmare" si rifletta nel tuo modo di scrivere o costruire le scene?

 

A me viene da pensare al timore di non farsi comprendere. Nelle scene, nel sottotesto, eccetera. Probabilmente ce lo avevo sotto pelle, questo timore, visto che un problema rilevante della mia scrittura che è stato notato a suo tempo era (forse è ancora) l'arrivare addirittura a ribadire i concetti.

E questa è una caratteristica che viene dalla mia persona, intendo che mi appartiene anche al di fuori della scrittura purtroppo.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Purtroppo è un rischio concreto quello di avere chiaro, in mente, azioni o sensazioni e poi non riuscire a renderli chiari e vividi nello scritto. Credo che leggere e allenarsi a scrivere possa aiutare.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Senza considerare il mio blocco per quanto riguarda lo scrivere (forse mi è anche passata a voglia di scrivere, per ora :S) io mi rivedo in quello che avevi scritto, Priscageddon, cioè il problema di non essere compresa nella realtà.

Per quanto riguarda la forma scritta credo che non centri con le nostre capacità in pubblico di relazionarci.

Io con l'esercizio ero arrivata a far capire, quasi sempre, quello che volevo comunicare con i miei testi.

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

La comunicabilità totale è ovviamente impossibile, sia nei rapporti interpersonali che nella scrittura. L'io è per definizione singolo. Non possiamo "cogliere" in toto  pensieri e sentimenti  altrui, nè trasmettere  i nostri nella maniera in cui vorremmo fossero recepiti.

Con molta capacità di ascolto e affinamento degli strumenti comunicativi, riusciamo a ottenere un risultato decente. Ergo, se veniamo fraintesi di continuo, persino tacendo, mandiamo segnali sbagliati: sarà il caso di  lavorare parecchio sulla nostra mimica. Idem con il discorso, verbale e scritto. In sintesi, ci decodifichiamo a vicenda...

  • Mi piace 1

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Questa discussione è una manna per chi ha background di semiotica come me  :asd: 

Penso che la difficoltà nel "farsi capire" sia uno dei problemi più sottovalutati dagli scrittori o in generale da chi lavora più o meno direttamente nell'ambito della comunicazione. Se è vero che è impossibile non comunicare (anche involontariamente), è altrettanto impossibile farlo in maniera "perfetta", cioè precisamente come volevamo noi. Senza stare a scomodare Eco e Peirce, esiste una cosa che si chiama interpretazione, croce e delizia di tutti i comunicatori!
Detto questo, come fare per "comunicare" più efficacemente? Non è banale, ma è buona prassi:
- avere piena consapevolezza di quello che vogliamo dire (non è banale)
- prevedere il pubblico a cui è destinato il nostro testo e prevedere il loro processo interpretativo

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

Io sono migliorata molto nella comunicazione con gli anni. 

Ho imparato a parlare in pubblico, a stare davanti a una telecamera, a parlare al microfono (per lavoro eh, intendiamoci). Sempre per lavoro, ho imparato a scrivere per comunicare un messaggio, a gestire community, a far passare concetti non solo con la parola scritta ma anche con le immagini. 

E la domanda che si fanno tutti, quelli che lavorano nella comunicazione a qualunque livello, è "ma si è capito?"

Nella narrativa tutto questo è ancora più difficile perché muoviamo emozioni in un mondo che, di fatto, esiste solo nella nostra fantasia. Io lo trovo un esercizio monumentale e forse un po' di esperienza in più nel mondo "vero" è stato quello che mi ha permesso di riprendere a scrivere con profitto e regolarità. 

Condividi questo messaggio


Link di questo messaggio
Condividi su altri siti

×