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Ospite Ice*

Insulti, offese e persecuzioni virtuali

Post raccomandati

Ospite Linda Rando
anche gli insulti possono avere la loro valenza culturale, non perchè arrivano da qualcuno intellettualmente valido ma perchè possono essere formulati in una determinata maniera.

Nel mezzo della tazza che a defecar è adibita

gettar vorrei il tuo obbrobrio oscuro

ché la testa il dì che nacque dovevi aver smarrita

Così?

Admin ad honorem! Admin ad honorem!

Sì, la pianto. Va bene.

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Admin ad honorem! Admin ad honorem!

:cookie:

P.S. Non mi è uscito un endecasillabo manco per sbaglio, me lo dico da sola prima che qualcuno si senta in dovere di insultarmi intellettualmente per questo. :sss:

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Ospite Woland

P.S. Non mi è uscito un endecasillabo manco per sbaglio

Il secondo verso potrebbe anche esserlo, con un uso un po' libertino di dialefe e sinalefe :fuma: credi in te stessa!

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Il secondo verso potrebbe anche esserlo, con un uso un po' libertino di dialefe e sinalefe :fuma: credi in te stessa!

Beh, tenendo conto che ho formulato il tutto in due minuti (il tempo di aprire il rimario online e trovare un sostituto decente di "vita"), direi che sono sulla buona strada. :asd:

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"La scena della tentata violenza è da manuale: Bella se ne va a zonzo, dopo il tramonto, per il quartiere più malfamato della città. Viene importunata da quattro mascalzoni ma lo gnokko accorre a salvarla! M’immagino la Meyer mentre cancella la riga dove è scritto che Bella indossa una minigonna e poi gongola: «Sì, ottimo! Adesso non è più una scena banale!»"

(frammento tratto dalla recensione di Twilight di Gamberetta)

Questo secondo me è un esempio di critica ironica ben fatta. Mi si dice cosa non va bene (la banalità della scena) e lo si fa con un tono leggero. Si prende sì in giro l'autrice, ma sempre in funzione di quello che ha scritto, come autrice e non come persona.

Ora, seriamente, se criticassero allo stesso modo un tuo scritto, ti riterresti offesa?

Sì, mi riterrei offeso. Che bisogno c'è di quel riferimento alla Meyer?

Ecco, a questo punto mi rendo conto che è inutile continuare a parlarne. Speravo sinceramente che stessimo, senza capirlo, riferendoci a modi diversi di criticare e ironizzare (leggi pure "insultare", visto come la pensi). Invece c'eravamo capiti benissimo fin dal principio, solo che abbiamo vedute diametralmente opposte. A questo punto entra in gioco una sensibilità personale, e quindi soggettiva, che non ha neanche tanto senso discutere. Io, ti garantisco, non mi offenderei mai per una presa in giro del genere. A parte una normale scocciatura iniziale, la cosa finirebbe per divertirmi.

Ma, ripeto, siamo nel campo della sensibilità personale. Per quanto mi riguarda, forse il fatto di usare spesso l'ironia e il sarcasmo anche nella vita quotidiana mi rende più propenso ad accettarli quando sono rivolti a me.

E poi sei andato a prendere un esempio dove l'insulto è velato, ci sono altri casi in cui è esplicita.

Scusa, ma guarda che non è che sono qui con lo scopo di elogiare le recensioni di Gamberetta. Se ho preso un esempio dove "l'insulto è velato" (io più che di insulto parlerei di presa in giro) è perché è questo il tipo di ironia e di comicità che mi piace leggere in una recensione. Se in altri casi Gamberetta o chiunque altro esagera o si lascia andare, problemi loro. Io stesso ho sottolineato qualche commento fa che è molto difficile dosare l'ironia nel modo giusto e che basta un attimo per scadere nell'insulto gratuito (che no, non piace neanche a me).

In generale, leggendo anche le risposte di altri utenti, mi sembra di essere l'unico (o comunque uno dei pochi) a pensare che fra i due estremi "insulto gratuito" e "mai toccare la persona" ci siano parecchie sfumature. E' tra quelle sfumature che si colloca l'umorismo che onestamente mi piace. La presa in giro dell'autore, come del politico, come del personaggio noto, in un contesto ironico-umoristico ci sta tutta (se ben dosata). Uscendo dal piccolo seminato della critica letteraria, gli esempi si sprecano. Nel cabaret dal vivo Il comico finisce spesso per prendere di mira quello in prima fila perché è calvo, quell'altro perché è grasso o quell'altro ancora perché è basso... In un contesto normale sarebbe maleducazione sottolineare difetti simili, in un contesto umoristico è normale.

Nella satira politica succede lo stesso. Si racconta la situazione politica ma non si ironizza solo sulle scelte politiche. Si prende in giro anche il politico stesso.

A rischio di offendere qualcuno, sarò sincero. Dietro tante belle parole come "educazione" e "rispetto" mi sembra ci sia solo una diffusa propensione a prendersi troppo sul serio e una seria incapacità di saper ridere di sé.

A questo proposito, e nella vita in generale, il mio motto è sempre stato: "E fattela 'na risata, che mmagari è l'ultima che te fai!" (cit. Signora Feliciana) :D:D:D

p.s.

Da qualche parte in questa discussione ho letto che il compito del critico/recensore dovrebbe essere quello di far capire allo scrittore dove e come sbaglia...

No.

(Quello semmai è compito dell'editor della casa editrice che lo pubblica)

Al critico dell'autore non importa niente. Il critico si rivolge al lettore, per condividere con lui le sue impressioni o anche per rendere l'acquisto del libro recensito un po' meno a scatola chiusa. Se in tutto questo si riesce pure a far ridere il lettore e a rendere più piacevole la lettura delle recensione, tanto di guadagnato.

Se poi, di fronte all'ironia, l'autore si offende, si chiude e non capisce dove ha sbagliato... Be', sono sicuro che sopravviveremo comunque.

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Ospite Linda Rando

A rischio di offendere qualcuno, sarò sincero. Dietro tante belle parole come "educazione" e "rispetto" mi sembra ci sia solo una diffusa propensione a prendersi troppo sul serio e una seria incapacità di saper ridere di sé.

E a me dietro a quest'argomentazione sembra ci sia solo la volontà di legittimare la maleducazione e la mancanza di rispetto.

E non è che ne abbiamo un gran bisogno.

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Ospite Lem Mac Lem

Ma, ripeto, siamo nel campo della sensibilità personale. Per quanto mi riguarda, forse il fatto di usare spesso l'ironia e il sarcasmo anche nella vita quotidiana mi rende più propenso ad accettarli quando sono rivolti a me.

No. Si può ironizzare solo su cose che si amano, che si apprezzano, che si conoscono a fondo. Io non so da dove nasca questa convinzione che l'ironia sia un'arma da usare per attaccare quello che ci fa schifo, ma la triste verità è che questi recensori della domenica sono capaci di ironizzare come lo sono io di cambiare uno pneumatico della macchina. Quello che loro fanno è sfottere, non ironizzare.

Se ironizzi sul tuo genere preferito, è un conto. Se ironizzi su qualcosa che detesti, un altro. E la differenza salta subito agli occhi. Eco ha distrutto l'intera filosofia greca ironizzandoci sopra, ma guarda un po', a leggere i suoi brani non pensi neanche per un momento che stia offendendo. Eppure le castronate logiche le ha messe bene in evidenza.

Certo, lui è Eco. Ma, se devo prendere qualcuno a esempio, preferisco prendere esempi un po' più autorevoli di una ragazzina che il fantasy non ha ancora neanche capito cosa sia.

La validità di questi recensori si vede dalla qualità delle loro recensioni positive (fanno addormentare alla seconda riga) e da come sanno ironizzare su quello che a loro piace (se gli strizzi l'alluce nello schiaccianoci s'incazzano di meno).

Però a sfottere sono bravissimi, nessuno lo nega.

Scusa, ma guarda che non è che sono qui con lo scopo di elogiare le recensioni di Gamberetta. Se ho preso un esempio dove "l'insulto è velato" (io più che di insulto parlerei di presa in giro) è perché è questo il tipo di ironia e di comicità che mi piace leggere in una recensione.

Su questo hai ragione, sono visioni diametralmente opposte e inconciliabili: non si dovrebbe leggere una recensione per divertirsi, ma per capire se l'oggetto della recensione è in sintonia con i propri gusti e i propri desideri (se vale la pena comprare il libro, lo decido io, non il recensore. Non serve che mi dica lui di comprarlo o meno). Anche qui, il fatto che le recensioni siano usate come numeri di cabaret, la dice lunga sulla capacità dei recensori in questione.

E' tra quelle sfumature che si colloca l'umorismo che onestamente mi piace. La presa in giro dell'autore, come del politico, come del personaggio noto, in un contesto ironico-umoristico ci sta tutta (se ben dosata). Uscendo dal piccolo seminato della critica letteraria, gli esempi si sprecano. Nel cabaret dal vivo Il comico finisce spesso per prendere di mira quello in prima fila perché è calvo, quell'altro perché è grasso o quell'altro ancora perché è basso... In un contesto normale sarebbe maleducazione sottolineare difetti simili, in un contesto umoristico è normale.

Nella satira politica succede lo stesso. Si racconta la situazione politica ma non si ironizza solo sulle scelte politiche. Si prende in giro anche il politico stesso.

Cabaret? Politico? Umorismo?

Ma stiamo parlando di recensioni di libri o di siparietti per passare una serata?

Se poi, di fronte all'ironia, l'autore si offende, si chiude e non capisce dove ha sbagliato... Be', sono sicuro che sopravviveremo comunque.

E' questa la cosa stupenda, alla fine della giostra. Dopo tutto il siparietto sarcastico/insultante, dopo la solita flame war che all'inizio magari era una novità, ma ormai fa sbadigliare le galline, ecco che salta fuori l'arroganza di chi deve far capire all'autore dove ha sbagliato.

Saresti così gentile da spiegarmi quale autorevolezza avrebbero questi recensori da blog, per spiegarmi (impersonale, non parlo di me) dove sbaglio?

Per quale motivo il parere di un blogger conterebbe così tanto da doverlo magari ringraziare per avermi invitato ad appendere la penna al chiodo e buttarmi sotto un treno?

No, perché a questo punto sarei anche curiosa di sapere quale divinità avrebbe infuso a certa gente il diritto di smontare, distruggere, rovinare. E mai di costruire qualcosa. Quello lo devono sempre fare gli altri. E tanto non andrà bene comunque.

No, guarda, recensori così non sono nè seri nè attendibili.

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un critico d'arte deve essere un pittore eccelso? no, è assodato. Però non sembra ugualmente scontato riguardo alla letteratura. Chiunque può arrogarsi il diritto di giudicare un'opera, anche se non sa scrivere due righe, per il semplice fatto che dal momento che la rendi pubblica accetti le convenzioni sociali basilari, tra cui anche il giudizio.

Io probabilmente sono stato molto sfortunato nella mia vita, perché ho ricevuto perlopiù metaforici calci in bocca, e senza il miele dolciastro dell'ironia: proprio calci in bocca a muso duro. Per cui mi irrita un filo chi reagisce a giudizi negativi (si anche ironici) come gran regina offesa. Le uniche critiche che mi danno noia sono quelle senza motivazione ( il tuo libro fa schifo perché SI), tutte le altre sono accettate. Si anche quelle crudeli. Sono un insensibile? no, non credo, è solo che quando mi si insulta/critica/dileggia la prima cosa che mi viene in mente non è "buuuh brutto cattivo adesso chiamo la mamma che mi difende!" ma "questo/a è uno/a stronzo/a, ok. Non è che però potrebbe avere un po' ragione? davvero sono del tutto nel giusto?" Perché una critica, per quanto maleducata e antipatica, potrebbe essere più d'aiuto che un sorriso falso, deal with it.

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Nel cabaret dal vivo Il comico finisce spesso per prendere di mira quello in prima fila perché è calvo, quell'altro perché è grasso o quell'altro ancora perché è basso... In un contesto normale sarebbe maleducazione sottolineare difetti simili, in un contesto umoristico è normale.

Normale, sì, infatti i cosiddetti comici che monologano sul palco sono proprio divertentissimi (ironia mode on).

A rischio di offendere qualcuno, sarò sincero. Dietro tante belle parole come "educazione" e "rispetto" mi sembra ci sia solo una diffusa propensione a prendersi troppo sul serio e una seria incapacità di saper ridere di sé.

A questo proposito, e nella vita in generale, il mio motto è sempre stato: "E fattela 'na risata, che mmagari è l'ultima che te fai!" (cit. Signora Feliciana) :D :D :D

A rischio di offendere qualcuno, sarò sincera anche io: ma quando sono stufa di questi inviti all'autoironia, all'esame di coscienza, a farsi una risata? Io sono stufa di ridere, se chiedo una critica, un commento, lo voglio serio. Di barzellettieri è già saturo, 'sto paese.

Già, che poi la critica sia un mestiere difficile sono la prima a dirlo. Io stessa ho studiato da critica cinematografica, ma mi guardo bene dal definirmi una critica. E di critici cinematografici buoni ne conosco, uhm, posso contarli su una mano. E che pubblicano le loro critiche su giornali e riviste... ehm, uno o due, sì.

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Ospite Ice*

Ma non avete mai fatto caso che questi "critici" ironici che vivono dell'offesa e dell'insulto di autoironia non ne hanno neanche un briciolo?

Io non ho mai sentito uno di loro dire una volta "che imbranato che sono" o "faccio schifo", mentre io - che sarei l'autrice che non sa farsi una risata? - non faccio che ripeterlo in continuazione e pure in pubblico e sono la prima a prendermi in giro da sola.

Dai, siamo seri, che qui la gente con il complesso del Dio non sono certo gli autori che vogliono solo difendersi dalle accuse di incompetenza.

La cosa che brucia di più è che nessuno vuole ammettere di non essere abbastanza bravo a criticare. Dell'autore si può dire tutto, ma guai a toccare il critico.

E da una parte ci sta, alla fine uno che legge per svago ha diritto a leggere ciò che gli piace e lamentarsi se non gli è piaciuto, ma c'è da tenere conto una cosa, ossia a chi sono rivolte le critiche?

Perché se una recensione la scrivi per altri lettori per far capire se il libro valga o meno la pena di essere letto, allora puoi anche essere super ironico e dire che fa schifo - non sarà elegante ma sono fatti tuoi.

Ma se vuoi instaurare un dialogo con l'autore e dargli dei consigli o "insegnargli" a scrivere (ma per insegnare bisogna essere capaci) allora per cortesia usi un tono da persona civile, se no puoi andare di là a giocare dove ci sono i tombini aperti. Senza rancore :flower:

ah e quoto tutto quello che hanno detto Lem e Vale

Modificato da Ice*
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Mah. Io penso che qualunque cosa uno faccia, qualcuno disposto a criticare lo trova sempre, e quel qualcuno un difetto almeno ce lo troverà e se non lo trova lui ce lo troverà quello dopo, quindi non ha un gran senso accettare critiche che hanno il solo scopo di far sentire "grande" il critico. Se davvero c'è quel difetto lo troverà anche qualcun altro, non ha senso accettare di venire sbeffeggiati.

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mah guarda ti dirò... io ero lettore di gamberi fantasy, ma dopo aver letto alcune cose scritte da gamberetta stessa rimasi inorridito. erano veramente terribili. per cui le scrissi senza mezzi termini ciò che pensavo. Non l'ho mai insultata (non ne avevo motivo e non ho 3 anni) però le ho detto molto duramente cosa ne pensassi, forse più duramente di quanto avrei fatto con altri, proprio perché lei era sempre tanto arrogante nel recensire i libri altrui. Pur essendo io un signor nessuno ancor più nessuno di lei :asd: mi rispose in realtà gentilmente, con un atteggiamento decisamente di basso profilo, ringraziandomi addirittura per aver letto i suoi scritti. Non che questo cambi in qualche modo la sua arroganza, ma ecco era per portare una mia testimonianza significativa :)

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Ospite -_-

Ecco il mio peggiore writer's nightmare, quello che mi toglie il sonno e mi tormenta ogni volta che devo sottoporre qualcosa all'occhio impietoso dei lettori, che qualcuno (un lettore, un critico, un blogger, un tizio qualsiasi che passa per strada) mi dica qualcosa del tipo:

- fa schifo

- fa pena

- hai fatto un casino hai sbagliato questo questo questo

- sei un'incapace

- non sai scrivere

- sei una vergogna per gli scrittori di tutto il mondo

- datti all'ippica / vai a zappare la terra

- dovrebbero mozzarti le mani e inibirti all'uso della tastiera

E poi che vada a sbraitare in giro per siti web scrivendomi pessime recensioni e mi sottoponga alla stessa gogna che si sono dovuti subire certi scrittori fantasy degli ultimi anni con tanto di trollaggi, prese in giro, minacce di morte o istigazioni al suicidio ecc. ecc. fino a farmi diventare un esempio negativo da non seguire se si vuole scrivere un buon libro.

Poi alla fine probabilmente lo manderei a quel paese, ma prima ci starei tanto tanto tanto male :emo:

Personalmente (e sottolineo personalmente) se vendessi, me ne fregherei altamente di ogni tipo di critica che non fosse "morale" (ad esempio che mi si dica che giustifico questo o quello. Solo in questo caso la cosa potrebbe interessarmi).

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Ospite Valpur

Più passa il tempo e meno tollero chi si basa sugli attacchi personali (più o meno velati) all'autore.

Si può fare tutta l'ironia del mondo su un testo senza andare a prendersela con chi l'ha scritto, una persona che:

-solitamente non conosco;

-non mi interessa conoscere, nel senso che è la sua opera che giudico, non lui/lei;

-se anche la conoscessi... be', sono adulta e un po'troppo di classe per abbassarmi al "pappappero puzzi!"

Insomma, sarei ipocrita se dicessi che trovo sbagliato smontare un testo che non è piaciuto e che magari ha delle pecche e pure riderci sopra, perché lo faccio.

Però si arriva agli insulti veri e propri quando si sono finite le idee e le motivazioni, e in entrambi i casi non ci si fa una bella figura.

E preciso: lo so che ci si rimane male ugualmente quando si riceve una recensione negativa, anche se dettagliata e onesta. Non piace a nessuno, credo. Non giustifico, però, coloro che dicono "se critichi la mia storia critichi me", anzi, è un atteggiamento che mi spaventa un po'.

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E a me dietro a quest'argomentazione sembra ci sia solo la volontà di legittimare la maleducazione e la mancanza di rispetto.

E non è che ne abbiamo un gran bisogno.

No. Non mi pare di aver inneggiato né all'insulto libero né all'offesa a ogni costo. Se poi si vuole etichettare come "maleducazione" e "mancanza di rispetto" qualsiasi riferimento ironico all'autore, e si vuole quindi mettere l'insulto sullo stesso piano della battuta, lo si faccia pure. Accomodatevi.

E ripeto che il mio è un concetto generale, non legato a quella singola recensione offensiva che avete letto e che non vi è piaciuta. L'ironia viene a volte usata come scudo e scusante per poter offendere l'autore? Sì. Questo non rende l'ironia offensiva in assoluto. Ci sono toni e toni, c'è umorismo e umorismo, c'è battuta e battuta.

Poi, ovviamente, non è detto che il commento ironico debba per forza piacere, ma non per questo va equiparato all'insulto. La presa in giro della persona è un meccanismo comico collaudato, che non ha lo scopo di offendere l'oggetto dell'ironia ma semplicemente quello di far ridere il pubblico.

Ma c'è davvero bisogno dei riferimenti all'autore? No. Ma se è per quello non c'è nemmeno bisogno di un tono ironico. Sono scelte comunicative, che ognuno può apprezzare o no, ma non per questo sono, a prescindere, "mancanza di rispetto".

Ancora una volta, non credo si sia liberi di offendere come e quando si vuole l'autore, ma allo stesso tempo credo sia semplicistico e superficiale bollare come "maleducata" od "offensiva" qualsiasi forma di ironia sull'autore. Ci sono delle vie di mezzo.

Ma tutto questo, su per giù, lo avevo già detto. Se il concetto non si è capito prima, non si capirà neanche adesso. Scusate la ripetizione e sentitevi pure liberi di leggere tutto il mio commento semplicemente come un "Viva gli insulti". Pazienza.

Cabaret? Politico? Umorismo?

Ma stiamo parlando di recensioni di libri o di siparietti per passare una serata?

Stiamo parlando di come funziona l'umorismo, considerato che questo viene spesso impiegato nelle recensioni. Ma scusami: prendo atto che umorismo e ironia possono andar bene per parlare degli avvenimenti politici che influenzano le nostre vite, ma che mai andrebbero utilizzati per commentare cose importanti come la coerenza del Regno Elfico del romanzo d'esordio di Chiara Chiaretti. Mea Culpa.

E' questa la cosa stupenda, alla fine della giostra. Dopo tutto il siparietto sarcastico/insultante, dopo la solita flame war che all'inizio magari era una novità, ma ormai fa sbadigliare le galline, ecco che salta fuori l'arroganza di chi deve far capire all'autore dove ha sbagliato.

Ti faccio notare che il concetto del recensore che ha lo scopo di spiegare gli errori all'autore non è mio (mi stavo infatti riferendo a un commento di felset, qualche pagina fa). Io la penso diversamente. Il recensore si rivolge al lettore, per cui (come ho detto) non deve preoccuparsi delle reazione dell'autore. Il suo scopo non è non farci restare male l'autore, ma dare un suo giudizio al potenziale lettore.

Saresti così gentile da spiegarmi quale autorevolezza avrebbero questi recensori da blog, per spiegarmi (impersonale, non parlo di me) dove sbaglio?

No, fammi capire tu. Quali titoli dovrebbe avere qualcuno per potersi permettere di spiegarti dove hai sbagliato? Una Laurea in Lettere va bene o ne serve una specifica in Lettere per l'editoria? Facciamo un bel Master, così andiamo sul sicuro? O deve anche aver pubblicato?

Grazie al cielo c'è libertà di parola e ognuno può esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi. Sta a te, autore (sempre che ti interessi, a 'sto punto), valutare poi quanto vale l'opinione che ti hanno dato, perché anche il professorone di turno può dire una cavolata e anche quello che in vita sua ha letto solo la gazzetta può darti un buon consiglio. Se ragioni su quel che ti viene detto, non c'è bisogno di affidarsi all'autorevolezza di chi te lo dice.

E, detto per inciso, se una recensione negativa messa online è fatta male e serve solo per acchiappare qualche visita o per il gusto di insultare, guarda che non te ne accorgi solo tu (autore generico), ma anche tutti gli altri che passano di lì.

Per quale motivo il parere di un blogger conterebbe così tanto da doverlo magari ringraziare per avermi invitato ad appendere la penna al chiodo e buttarmi sotto un treno?

Perché è un lettore, e tanto basta. Anzi, lo sai qual è la differenza tra il blogger di turno e un altro lettore? Che lui si è preso il disturbo di venirti a dire cosa pensa del tuo libro e ha speso il suo tempo a spiegare quello che secondo lui non va.

Chiunque scriva una recensione, un commento su ANobii o anche uno stato su facebook ti sta dando un feedback sul tuo romanzo, e questa è una cosa importantissima.

Se pubblichi un romanzo si presume che il tuo scopo sia quello di farti leggere, altrimenti lo avresti lasciato lì nella cartellina sul Desktop. Se il tuo scopo è comunicare al lettore ogni riscontro è importante, non solo quelli infiocchettati e inzuccherati. Anche la critica più cinica può servire, perché magari il blogger arrogante nella sua recensione, tra uno sfotto' e l'altro, ti farà notare errori che tu non avevi visto (e no, non ha neanche un Master in Critica Letteraria, pensa!).

Non dico che si debba annuire a ogni critica ricevuta o che si debba accettare ogni consiglio, ma che tutto ciò che ti viene detto va preso in considerazione. Sì, anche quello che dice il Blogger brutto e cattivo senza Master.

Scusate la lunghezza, ma non aveva senso rispondere a round in più commenti.

(Cavolate, il problema vero è che mi lascio trasportare troppo... :D )

Bye!

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Ospite Lem Mac Lem

Stiamo parlando di come funziona l'umorismo, considerato che questo viene spesso impiegato nelle recensioni.

Allora sei OT. Il post parla di 'insulti, offese e persecuzioni virtuali'.

Ti faccio notare che il concetto del recensore che ha lo scopo di spiegare gli errori all'autore non è mio (mi stavo infatti riferendo a un commento di felset, qualche pagina fa). Io la penso diversamente. Il recensore si rivolge al lettore, per cui (come ho detto) non deve preoccuparsi delle reazione dell'autore. Il suo scopo non è non farci restare male l'autore, ma dare un suo giudizio al potenziale lettore.

In realtà il recensore non scrive una recensione per dare il suo giudizio, ma per analizzare il testo. Non so da dove nasca questa megalomane convinzione che il popolo del web sia in trepidante attesa del giudizio del recensore.

Ma qui stiamo andando di nuovo OT, perché recensire è una cosa difficile, non alla portata di tutti, e di certo non alla portata di chi confonde ironizzare con sfottere.

No, fammi capire tu. Quali titoli dovrebbe avere qualcuno per potersi permettere di spiegarti dove hai sbagliato? Una Laurea in Lettere va bene o ne serve una specifica in Lettere per l'editoria? Facciamo un bel Master, così andiamo sul sicuro? O deve anche aver pubblicato?

Diciamo che se un diciassettenne con la media dell'otto in italiano viene a spiegarmi come scrivere e cosa scriverlo, l'unica reazione che posso avere è ridergli in faccia.

E sì, sarebbe anche ora di chiedere un minimo di credenziali ai recensori autoproclamatisi, giusto per sapere se hanno un minimo studiato quello di cui scrivono o se hanno letto i soliti due manuali di scrittura basati su 'show don't tell' e il blog dei Gamberi.

Perché l'autore deve sapere scrivere e documentarsi, metterci impegno e serietà, studiare come un dannato, non si discute. Altrimenti il suo libro da venti euro glielo tiro in testa (e chi mi conosce sa che ne sarei capacissima XD).

Però sai, anche il recensore deve fare altrettanto. E no, passare due serate a leggere articoli in inglese sul long bow, alternatndo con un po' di PS3 per ammazzare la noia, non è 'avere le credenziali'.

Grazie al cielo c'è libertà di parola e ognuno può esprimere le proprie opinioni e i propri giudizi.

L'ignoranza e la cattiveria non sono nè un'opinione nè un giudizio, però.

E, detto per inciso, se una recensione negativa messa online è fatta male e serve solo per acchiappare qualche visita o per il gusto di insultare, guarda che non te ne accorgi solo tu (autore generico), ma anche tutti gli altri che passano di lì.

Stranamente, non è mai successo, tant'è che la moda della caccia all'errore (a costo di fare figure miserevoli come l'ormai celebre 'quanta forza serve per tendere un arco') si trova dappertutto. Non un recensore di quelli 'famosi', oggigiorno, è capace di scrivere una recensione positiva senza farti addormentare alla seconda riga. Sanno tenere alta l'attenzione solo quando offendono.

E io una volta posso anche ghignare, la seconda mi chiedo se c'era un chiodo nel caffè di quella mattina, dalla terza in poi concludo che, se c'è tutta sta voglia di leggere cose che a loro fanno schifo, e solo quelle, la sede in cui parlarne non è un blog, ma un lettino in una camera tranquilla, con qualcuno che ti ascolta prendendo appunti.

Per quale motivo il parere di un blogger conterebbe così tanto da doverlo magari ringraziare per avermi invitato ad appendere la penna al chiodo e buttarmi sotto un treno?

Perché è un lettore, e tanto basta. Anzi, lo sai qual è la differenza tra il blogger di turno e un altro lettore? Che lui si è preso il disturbo di venirti a dire cosa pensa del tuo libro e ha speso il suo tempo a spiegare quello che secondo lui non va.

Ma tu stai scherzando. Se qualcuno mi invita a buttarmi sotto un treno, può ottenere solo un tipo di risposta, e poi ha poco da berciare che non accetto critiche negative.

E mi sta benissimo che mi dicano cosa non va in una storia, un po' meno bene mi sta leggere sempre soltanto cosa non va (e non parlo di storie mie, intendo proprio quelle a cui mi accosto da lettrice). Ma qualcosa di positivo non riescono proprio a trovarlo? Ma sono davvero così masochisti da leggere solo ed esclusivamente spazzatura, quando io per trovare un libro che non mi piace devo impegnarmi, e niente al mondo mi indurrebbe a finire di leggerlo?

Se pubblichi un romanzo si presume che il tuo scopo sia quello di farti leggere, altrimenti lo avresti lasciato lì nella cartellina sul Desktop. Se il tuo scopo è comunicare al lettore ogni riscontro è importante, non solo quelli infiocchettati e inzuccherati.

Ehm, non per distruggere questa romantica visione del mestiere di scrittore, ma non si pubblica per i commentini su anobii. Si pubblica per guadagnare soldi.

Sì lo so, è orribile.

Il problema è che la James, con le recensioni negative, ci avvolge le fascette di banconote. Capisci il problema? Se uno scrittore è famoso, non gliene frega niente di vedere smontato il suo romanzo pezzo a pezzo. Lui ride e conta i soldi, punto.

Se è sconosciuto, recensirlo sfottendolo è solo un metterlo alla berlina. Niente di diverso rispetto all'isolare il secchione brufoloso e dargli spintoni nei gabinetti. Poi certo, ci sono autori che te lo tirano fuori lo sfottò, ma perché vengono a cercarti e ti tormentano per farsi leggere e farsi lodare. Ma questo non rientra nel diritto di recensione, bensì in quello di liberarsi degli scocciatori.

Socrate era un bello spaccascatole, e Torquemada anche, ma oggigiorno si prendono a esempio le maniere di Socrate, non quelle di Torquemada. E il pensiero di Socrate è valutato un pelino meglio rispetto a quello di Torquemada. Capisci la questione?

Non dico che si debba annuire a ogni critica ricevuta o che si debba accettare ogni consiglio, ma che tutto ciò che ti viene detto va preso in considerazione. Sì, anche quello che dice il Blogger brutto e cattivo senza Master.

Ma anche no. Le critiche, come le lodi, vanno filtrate.

E come non tengo conto delle lodi sperticate della mia migliore amica, perché non posso sapere se è sincera, se parla per affetto, o se il suo giudizio comunque positivo viene influenzato dall'affetto per me, le offese di un estraneo che non trova mai qualcosa di suo gradimento e infila figure miserabili tipo trovare difetti di trama che sono semplicemente indizi per lo svolgersi della stessa, non sono da tenere in considerazione. Vedi qual è il problema di sfottere, offendere e perseguitare virtualmente? Si perde credibilità.

Tanto, alla fine, se un autore è valido, va avanti e la sua opera finisce nelle mie avide manine. Non mi sfuggono XD

Che vadano avanti anche dei libri scadenti non mi tange proprio. Quelli non li compro, quindi è un problema solo di chi li legge.

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Chiarisco un punto: io ho parlato di recensioni per far capire all'autore cosa sbaglia perché è quello che ho letto in alcuni siti, dove appunto i recensori stessi andavano a cercare gli autori e si lamentavano quando questi ultimi evitavano di rispondere alle domande.

Sul resto, per me ironizzare su uno sconosciuto equivale a insultarlo. Un conto è uno "scema" del mio ragazzo, un conto è quello di uno a caso. Nel primo capisco che è uno scherzo, nel secondo come potrei? Non so, è così strano quello che sto dicendo?

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Ospite Ice*

Vorrei tanto fare un quadretto con l'ultimo post di Lem e appendermelo in camera :ohh:

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Ospite

Ecco il mio peggiore writer's nightmare, quello che mi toglie il sonno e mi tormenta ogni volta che devo sottoporre qualcosa all'occhio impietoso dei lettori

E ora dimmi... Perché scrivi? :falce:

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Ospite Ice*

Ecco il mio peggiore writer's nightmare, quello che mi toglie il sonno e mi tormenta ogni volta che devo sottoporre qualcosa all'occhio impietoso dei lettori

E ora dimmi... Perché scrivi? :falce:

Perché ho poca memoria e mi dimentico le cose :emo:

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Penso che oltre ad essere uno scrittore chi pubblica sia anche un personaggio pubblico.
A prescindere che la CE sia quella del suo paese o Einaudi, che venda 10 o 1 milione di copie.

Quindi la gente per i più disparati motivi amerà prenderlo di mira, insultarlo, seguirlo per vederti fare un passo falso. In primo luogo, secondo me, per invidia, perché lui ce l'ha fatta, o magari perché quello che scrive da fastidio.
E questa è una cosa a cui bisogna essere preparati, altrimenti tanto vale scrivere per sé stessi.
L'unica cosa che uno può fare è essere inattaccabile almeno negli atteggiamenti, nel porsi al pubblico, poi anche se un lavoro è perfetto ci sarà sempre qualcuno pronto a smontarlo trovando ragione assurde.

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