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Ospite Signor Ford

Contest nr. 92 - Poesie in prosa

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Ospite Signor Ford

Contest n. 92 - Poesie in Prosa

Spesso e volentieri si vive una vera e propria dicotomia di intenti tra la narrativa e il contesto poetico, però, ci sono tante situazioni in cui in realtà le modalità espressive vogliono raccontare la stessa storia o emozione in modo diverso. Si può scrivere un racconto e tratteggiarlo in versi? Ma soprattutto, riusciamo dai versi a tirar fuori una storia?

Proviamoci :li:

REGOLE

Obbiettivo: Costruire un racconto che, partendo da una delle 17 poesie scelte, ci dimostri come i versi nascondano ed esprimano una storia da raccontare. Il compito pertanto è quello di scrivere un racconto che ci viene ispirato dalla poesia prescelta e che con essa, in qualsiasi modo, sia legata.

Genere e forma: Libero e senza vincoli particolari

Boa obbligatoria: Nel racconto deve essere presente una citazione della poesia scelta (ne avete 17, ne potete utilizzare soltanto una) a pena di esclusione. E soprattutto la citazione della poesia deve essere coerente con il contesto.

Inoltre a inizio o fine testo è obbligatorio comunicare la poesia prescelta.

Formato e lunghezza: Nessuno. Sì, nessun limite, ci affidiamo al vostro buon senso per non postare testi che superino abbondantemente il concetto di "racconto" puntando a quello di "saga in cinque volumi" (cit.)

Scadenze: i racconti vanno postati qui entro il 02 marzo 2013, data di chiusura del contest.

Raccomandazione: vogliamo dei testi originali, per cui sarà metro di giudizio l'interpretazione del testo poetico e l'originalità del racconto che ne emergerà. Rammentiamo che originalità non è sinonimo di poca aderenza al contesto o di "scriviamo quel che ci pare e come ci pare".

Premi: il vincitore potrà postare in sezione Narrativa senza preliminare commento un testo a sua esclusiva scelta.

E ora, le 17 poesie scelte per voi:

Giacomo Leopardi - L'infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quïete

io nel pensier mi fingo, ove per poco

il cor non si spaura. E come il vento

odo stormir tra queste piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare

Giovanni Pascoli - X Agosto

San Lorenzo , io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto :

l'uccisero: cadde tra i spini;

ella aveva nel becco un insetto:

la cena dei suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero: disse: Perdono ;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono.

Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall'alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh! d'un pianto di stelle lo inondi

quest'atomo opaco del Male!

Giuseppe Ungaretti - Fratelli

Di che reggimento siete

fratelli?

Parola tremante

nella notte

Foglia appena nata

Nell'aria spasimante

involontaria rivolta

dell'uomo presente alla sua

fragilità

Fratelli

Giosué Carducci - San Martino

La nebbia a gl'irti colli

piovigginando sale,

e sotto il maestrale

urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo

dal ribollir de' tini

va l'aspro odor dei vini

l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi

lo spiedo scoppiettando:

sta il cacciator fischiando

su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi

stormi d'uccelli neri,

com'esuli pensieri,

nel vespero migrar.

Ada Negri - Cade la neve

Sui campi e sulle strade

silenziosa e lieve

volteggiando, la neve

cade.

Danza la falda bianca

nell'ampio ciel scherzosa,

poi sul terren si posa,

stanca.

In mille immote forme

sui tetti e sui camini

sui cippi e sui giardini,

dorme.

Tutto d'intorno è pace,

chiuso in un oblìo profondo,

indifferente il mondo

tace.

Dante - Tanto gentil e tanto onesta pare

Tanto gentil e tanto onesta pare

la donna mia quand'ella altrui saluta,

ch'ogne lingua deven tremando muta,

e li occhi no l'ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,

benignamente d'umilta' vestuta;

e par che sia una cosa venuta

da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi si' piacente a chi la mira,

che da' per li occhi una dolcezza al core,

che 'ntender non la puo' chi no la prova;

e par che de la sua labbia si mova

uno spirito soave pien d'amore,

che va dicendo a l'anima: Sospira.

Alda Merini - Canzone dell'uomo infedele

Il mio uomo è uguale al Signore

il mio uomo è uguale agli dèi

se lui mi tocca

io mi sento una donna

e mi sento l’acqua che scorre

nei lecci della vita.

Il mio uomo è un purosangue che corre

mentre io cavallerizza da nulla

sto immobile a terra

il mio uomo è una chitarra felice

e io sono la sua canzone

ma lui non mi canta mai

perché?

Aspetto che la chitarra si rompa

per vivere...

Il mio uomo è un uomo crudele

il mio uomo è la mia preghiera

è uguale a Rilke e a Garcìa

è uguale a Savonarola

ma il mio uomo tocca altri inguini ed altri capelli

è generoso con le fanciulle dorate

e lascia me povera

di vecchiezza e di vita a morire per lui.

Il mio uomo se si denuda

ha il petto villoso come le aquile

ma un rostro che ferisce a fondo

e punisce i pentimenti d’amore

allora io gli mostro le mie carni ferite

e maledico la sorte,

ma se il mio uomo sorride

io torno a fiorire e divento una bianca luna

che si specchia nel mare.

Salvatore Quasimodo - Alle fronde dei salici

E come potevano noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

fra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

Edgar Allan Poe - Il Corvo

Era una cupa mezzanotte e mentre stanco meditavo

Su bizzarri volumi di un sapere remoto,

Mentre, il capo reclino, mi ero quasi assopito,

D'improvviso udii bussare leggermente alla porta.

"C'è qualcuno" mi dissi " che bussa alla mia porta

Solo questo e nulla più. "

Ah, ricordo chiaramente quel dicembre desolato,

Dalle braci morenti scorgevo i fantasmi al suolo.

Bramavo il giorno e invano domandavo ai miei libri

Un sollievo al dolore per la perduta Lenore,

La rara radiosa fanciulla che gli angeli chiamano Lenore

E che nessuno, qui, chiamerà mai più.

E al serico, triste, incerto fruscio delle purpuree tende

Rabbrividivo, colmo di assurdi tenori inauditi,

Ebbene ripetessi, per acquietare i battiti del cuore:

"È qualcuno alla porta, che chiede di entrare,

Qualcuno attardato, che mi chiede di entrare.

Ecco: è questo e nulla più"

Poi mi feci coraggio e senza più esitare

"Signore, " dissi "o Signora, vi prego, perdonatemi,

Ma ero un po' assopito ed il vostro lieve tocco,

Il vostro così debole bussare mi ha fatto dubitare

Di avervi veramente udito". Qui spalancai la porta:

C'erano solo tenebre e nulla più. "

Nelle tenebre a lungo, gli occhi fissi in profondo,

Stupefatto, impaurito sognai sogni che mai

Si era osato sognare: ma nessuno violò

Quel silenzio e soltanto una voce, la mia,

Bisbigliò la parola "Lenore" e un eco rispose:

"Lenore". Solo quello e nulla più.

Rientrai nella mia stanza, l'anima che bruciava.

Ma ben presto, di nuovo, si udì battere fuori,

E più forte di prima. "Certo" dissi "è qualcosa

Proprio alla mia finestra: esplorerò il mistero,

Renderò pace al cuore, esplorerò il mistero.

Ma è solo il vento, nulla più. "

Allora spalancai le imposte e sbattendo le ali

Entrò un Corvo maestoso dei santi tempi antichi

Che non fece un inchino, né si fermò un istante.

E con aria di dame o di gran gentiluomo

Si appollaiò su un busto di Palladie sulla porta

Si posò, si sedette, e nulla più.

Poi quell'uccello d'ebano, col suo austero decoro,

Indusse ad un sorriso le mie fantasie meste,

"Perché" dissi "rasata sia la tua cresta, un vile

Non sei, orrido, antico Corvo venuto da notturne rive.

Qual è il tuo nome nobile sulle plutonie rive? "

Disse il Corvo: "Mai più".

Ma quel corvo posato solitario sul placido busto,

Come se tutta l'anima versasse in quelle parole,

Altro non disse, immobile, senza agitare piuma,

Finché non mormorai: "Altri amici di già sono volati via:

Lui se ne andrà domani, volando con le mie speranze"

Allora disse il Corvo: "Mai più".

Trasalii al silenzio interrotto da un dire tanto esatto,

"Parole" mi dissi "che sono la sua scorta sottratta

A un padrone braccato dal Disastro, perseguitato

Finché un solo ritornello non ebbe i suoi canti,

Un ritornello cupo, i canti funebri della sua speranza:

Mai, mai più".

Rasserenando ancora il Corvo le mie fantasie,

Sospinsi verso di lui, verso quel busto e la porta,

Una poltrona dove affondai tra fantasie diverse,

Pensando cosa mai l'infausto uccello del tempo antico.

Cosa mai quel sinistro, infausto e torvo anomale antico

Potesse voler dire gracchiando "Mai più".

Sedevo in congetture senza dire parola

All'uccello i cui occhi di fuoco mi ardevano in cuore;

Cercavo di capire, chino il capo sul velluto

Dei cuscini dove assidua la lampada occhieggiava,

Sul viola del velluto dove la lampada luceva

E che purtroppo Lei non premerà mai più.

Parve più densa l'aria, profumata da un occulto

Turibolo, oscillato da leggeri serafini

Tintinnanti sul tappeto. "Infelice" esclamai "Dio ti manda

Un nepente dagli angeli a lenire il ricordo di Lei,

Dunque bevilo e dimentica la perduta tua Lenore! "

Disse il Corvo "Mai più".

"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello

Tu sei o demonio, se il maligno" io dissi "ti manda

O la tempesta, desolato ma indomito su una deserta landa

Incantata, in questa casa inseguita dall'Onore,

Io ti imploro, c'è un balsamo, dimmi, un balsamo in Galaad? "

Disse il Corvo: "Mai più".

"Profeta, figlio del male e tuttavia profeta, se uccello

Tu sei o demonio, per il Cielo che si china su noi,

Per il Dio che entrambi adoriamo, dì a quest'anima afflitta

Se nell'Eden lontano riavrà quella santa fanciulla,

La rara raggiante fanciulla che gli angeli chiamano Lenore".

Disse il Corvo: "Mai più".

"Siano queste parole d'addio" alzandomi gridai

"uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,

Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno

Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,

Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta"

Disse il Corvo: "Mai più".

E quel Corvo senza un volo siede ancora, siede ancora

Sul pallido busto di Pallade sulla mia porta.

E sembrano i suoi occhi quelli di un diavolo sognante

E la luce della lampada getta a terra la sua ombra.

E l'anima mia dall'ombra che galleggia sul pavimento

Non si solleverà "Mai più" mai più.

Gabriele D'Annunzio - Stringiti a me

Stringiti a me,

abbandonati a me,

sicura.

Io non ti mancherò

e tu non mi mancherai.

Troveremo,

troveremo la verità segreta

su cui il nostro amore

potrà riposare per sempre,

immutabile.

Non ti chiudere a me,

non soffrire sola,

non nascondermi il tuo tormento!

Parlami,

quando il cuore

ti si gonfia di pena.

Lasciami sperare

che io potrei consolarti.

Nulla sia taciuto fra noi

e nulla sia celato.

Oso ricordarti un patto

che tu medesima hai posto.

Parlami

e ti risponderò

sempre senza mentire.

Lascia che io ti aiuti,

poiché da te

mi viene tanto bene!

Pierpaolo Pasolini - Uno dei tanti epiloghi

Ohi, Ninarieddo, ti ricordi di quel sogno...

di cui abbiamo parlato tante volte...

Io ero in macchina, e partivo solo, sol sedile,

vuoto accanto a me e tu mi correvi dietro;

all'altezza dello sportello ancora semiaperto,

correndo ansioso e ostinato, mi gridavi

con un po' di pianto infantile nella voce:

"A Pa', mi porti con te? Me lo paghi il viaggio?"

Era il viaggio della vita: e solo in sogno

hai dunque osato scoprirti e chiedermi qualcosa.

Tu sai benissimo che quel sogno fa parte della realtà;

e non è un Ninetto sognato quello che ha detto quelle parole.

Tanto è vero che quando ne parliamo arrossisci.

Ieri sera, a Arezzo, nel silenzio della notte,

mentre il piantone rinchiudeva con la catena il cancello

alle tue spalle, e tu stavi per sparire,

col tuo sorriso, fulmineo e buffo, mi hai detto... "Grazie!".

"Grazie", Ninè? È la prima volta che me lo dici.

E infatti te ne accorgi, e ti correggi, senza perdere la faccia

(cosa in cui sei maestro) scherzando:

"Grazie per il passaggio". Il viaggio che tu volevi

ch'io ti pagassi era, ripeto, il viaggio della vita:

è in quel sogno di tre quattro anni fa che ho deciso

ciò a cui il mio equivoco amore per la libertà era contrario.

Se ora mi ringrazi, per il passaggio... Dio mio,

mentre tu sei in gattabuia, prendo con paura

l'aereo per un luogo lontano. Della nostra vita sono insaziabile,

perché una cosa unica al mondo non può essere mai esaurita.

Wislawa Szymborska - Il gatto in un appartamento vuoto

Morire - questo a un gatto non si fa.

Perché cosa può fare il gatto

in un appartamento vuoto?

Arrampicarsi sulle pareti.

Strofinarsi tra i mobili.

Qui niente sembra cambiato,

eppure tutto è mutato.

Niente sembra spostato,

eppure tutto è fuori posto.

E la sera la lampada non brilla più.

Si sentono passi sulle scale,

ma non sono quelli.

Anche la mano che mette il pesce nel piattino

non è quella di prima.

Qualcosa qui non comincia

alla sua solita ora.

Qualcosa qui non accade

come dovrebbe.

Qui c'era qualcuno, c'era,

e poi d'un tratto è scomparso,

e si ostina a non esserci.

In ogni armadio si è guardato.

Sui ripiani è corso.

Sotto il tappeto si è controllato.

Si è perfino infranto il divieto

di sparpagliare le carte.

Cos'altro si può fare.

Aspettare e dormire.

Che provi solo a tornare,

che si faccia vedere.

Imparerà allora

che con un gatto così non si fa.

Gli si andrà incontro

come se proprio non se ne avesse voglia,

pian pianino,

su zampe molto offese.

E all'inizio niente salti né squittii.

François Villon - La ballata degli impiccati

Fratelli umani, che ancor vivi siete,

non abbiate per noi gelido il cuore,

ché, se pietà di noi miseri avete,

Dio vi darà più largo il suo favore.

Appesi cinque, sei, qui ci vedete:

la nostra carne, già troppo ingrassata,

è ormai da tempo divorata e guasta;

noi, ossa, andiamo in cenere e polvere.

Nessun rida del male che ci devasta,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

Se vi diciam fratelli, non dovete

averci a sdegno, pur se fummo uccisi

da giustizia. Ma tuttavia, sapete

che di buon senso molti sono privi.

Poiché siam morti, per noi ottenete

dal figlio della Vergine Celeste

che inaridita la grazia non resti,

e che ci salvi dall'orrenda folgore.

Morti siamo: nessuno ci molesti,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

La pioggia ci ha lavati e risciacquati,

e il sole ormai ridotti neri e secchi;

piche e corvi gli occhi ci hanno scavati,

e barba e ciglia strappate coi becchi.

Noi pace non abbiamo un sol momento:

di qua, di là, come si muta, il vento

senza posa a piacer suo ci fa volgere,

più forati da uccelli che ditali.

A noi dunque non siate mai uguali;

ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

O Gesù, che su tutti hai signoria,

fa' che d'Inferno non siamo in balia,

che debito non sia con lui da solvere.

Uomini, qui non v'ha scherno o ironia,

ma Dio pregate che ci voglia assolvere!

Jacques Prévert - Barbara

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua quel giorno su Brest

E tu camminavi sorridente

Raggiante rapita grondante, sotto la pioggia

Ricordati Barbara

Pioveva senza tregua su Brest

E t'ho incontrata in rue de Siam

E tu sorridevi, e sorridevo anche io

Ricordati Barbara

Tu che io non conoscevo

Tu che non mi conoscevi

Ricordati, ricordati comunque di quel giorno

Non dimenticare

Un uomo si riparava sotto un portico

E ha gridato il tuo nome

Barbara

E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia

Grondante rapita raggiante

Gettandoti tra le sue braccia

Ricordati di questo Barbara

E non volermene se ti do del tu

Io do del tu a tutti quelli che amo

Anche se non li ho visti che una sola volta

Io do del tu a tutti quelli che si amano

Anche se non li conosco

Ricordati Barbara, non dimenticare

Questa pioggia buona e felice

Sul tuo viso felice

Su questa città felice

Questa pioggia sul mare, sull'arsenale

Sul battello d' Ouessant

Oh barbara, che cazzata la guerra

E cosa sei diventata adesso

Sotto questa pioggia di ferro

Di fuoco acciaio e sangue

E lui che ti stringeva fra le braccia

Amorosamente

È forse morto disperso o invece vive ancora

Oh Barbara

Piove senza tregua su Brest

Come pioveva prima

Ma non è più cosi e tutto si è guastato

È una pioggia di morte desolata e crudele

Non è nemmeno più bufera

Di ferro acciaio sangue

Ma solamente nuvole

Che schiattano come cani

Come cani che spariscono

Seguendo la corrente su Brest

E scappano lontano a imputridire

Lontano lontano da Brest

Dove non c'è più niente

Emily Dickinson - 1859

Non sento mai la parola "fuga"

senza un colpo al cuore.

Un'improvvisa attesa -

un impulso al volo.

Non sento di prigioni smisurate

abbattute da soldati, senza scuotere

le sbarre della mia - come un bambino -

per fallire una volta ancora.

Pablo Neruda - Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci perché sei come assente,

e mi ascolti da lungi e la mia voce non ti tocca.

Sembra che gli occhi ti sian volati via

e che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Poiché tutte le cose son piene della mia anima

emergi dalle cose, piene dell'anima mia.

Farfalla di sogno, rassomigli alla mia anima,

e rassomigli alla parola malinconia.

Mi piaci quando taci e sei come distante.

E stai come lamentandoti, farfalla turbante.

E mi ascolti da lungi, e la mia voce non ti raggiunge:

lascia che io taccia col tuo silenzio.

Lascia che ti parli pure col tuo silenzio

chiaro come una lampada, semplice come un anello.

Sei come la notte, silenziosa e costellata.

Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente.

Distante e dolorosa come se fossi morta.

Allora una parola, un sorriso bastano.

E son felice, felice che non sia così.

Eugenio Montale - Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto

presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi

schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia

spiar le file di rosse formiche

ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano

a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare

lontano di scaglie di mare

mentre si levano tremuli scricchi

di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Nota: a titolo esemplificativo, ma non vincolante né esaustivo, un esempio potrebbe essere il racconto di Frà dell'anno scorso, La pioggia nel Pineto, dall'omonimo componimento di D'Annunzio

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Ospite

Complimenti è davvero una bella idea, possono esserci infinite storie dentro una poesia e non si deve commettere l'errore di spiegarle. Auspico che questo espediente possa essere sfruttato anche in altre occasioni, con poesie diverse oppure con testi musicali. Naturalmente vorrei sempre più tempo sopratutto per un progetto così "ambizioso" (spero che i poeti abbiano pietà delle nostre opere), voglio esserci vedrò di non mancare, al limite verrà pubblicato postumo.

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Ospite Signor Ford

Coi testi musicali venne fatto diversi anni fa, non c'ero nemmeno io, Nu o.o

Partecipate :li:

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*entra di corsa*

Chiedo delucidazioni Fra... :sss: Ma io posso scrivere una trama che apparentemente non azzecca con la poesia? No, perché la mia mente viaggia, e partendo da quello che mi ispira la poesia poi sono in grado di creare fantasy... :asd:

Magari cerco di non esagerare con la separazione, ma ecco, non è che devo scrivere una storia quasi simile alla poesia, giusto? :sss:

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Ospite Signor Ford

Grazie per i complimenti :) Ma saremo più felici se parteciperete all'iniziativa :)

@Elanor:

Scriviamo:

Obbiettivo: Costruire un racconto che, partendo da una delle 17 poesie scelte, ci dimostri come i versi nascondano ed esprimano una storia da raccontare. Il compito pertanto è quello di scrivere un racconto che ci viene ispirato dalla poesia prescelta e che con essa, in qualsiasi modo, sia legata.
e poi
Raccomandazione: vogliamo dei testi originali, per cui sarà metro di giudizio l'interpretazione del testo poetico e l'originalità del racconto che ne emergerà. Rammentiamo che originalità non è sinonimo di poca aderenza al contesto o di "scriviamo quel che ci pare e come ci pare".
Onde per cui: sì. Conta l'ispirazione e conta il legame e l'originalità: per cui il nesso si deve evincere, o perlomeno ci devi portare (al nesso) il lettore :)

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Un dubbio: ricordo bene che nei contest non è necessario efettuare il commento per partecipare, o sto dicendo una cazzata?

Ho dato una ripassata al regolamento, ma non devo essere troppo sveglio perché non ho trovato risposta...

Pardon!

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Premettendo che ancora devo scegliere la poesia (si, lo so, direi che devo anche muovermi, ma son tutte belle! :ohh: ), com'è che ancora nessuno ha postato niente? :buhu:

In ogni modo, parteciperò anch'io :la:.

Anch'io mi associo alla domanda di Marcello ...

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Ospite *Lili*

No, non è necessario commentare :)

Su ragazzi, non siate timidi! Partecipate!

Non dovrò mica rompere il ghiaccio io? :sss:

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No, non è necessario commentare :)

Su ragazzi, non siate timidi! Partecipate!

Non dovrò mica rompere il ghiaccio io? :sss:

Perché, tu non puoi scendere fra le schiere dei mortali? :asd:

Scherzi a parte, due promesse di partecipazione le hai già, ma il tempo a disposizione è ancora tanto... io a sono due terzi circa del racconto.

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Non dovrò mica rompere il ghiaccio io? :sss:

Detta così sembra più una minaccia che un invito :D

Mi metterò sotto, magari iniziando a decidermi con la poesia! :la: So già di non essere all'altezza, quel "originale ma attinente al testo" mi spaventa parecchio :(

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Ospite *Lili*

Non è difficile, scegli la poesia che più t'ispira e scrivi la storia che ti immagini per il componimento scelto :)

Coraggio :li:

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Io devo ancora iniziare a scrivere ma siccome sono libera da oggi e la storia già ce l'ho in mente potete contarci, a parte imprevisti, che parteciperò! :)

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Io devo ancora iniziare a scrivere ma siccome sono libera da oggi e la storia già ce l'ho in mente potete contarci, a parte imprevisti, che parteciperò! :)

E quindi l'esame è andato bene direi, dalla faccina sorridente!

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Più che altro credo che sia andato bene. Era scritto e ho fatto tutto tranne un esercizio senza problemi e sono abbastanza sicura...

Ma non è mai al 100%, fino a quando non escono i risultati!

Comunque di certo per una settimana sono libera e posso scrivere! :la:

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Più che altro credo che sia andato bene. Era scritto e ho fatto tutto tranne un esercizio senza problemi e sono abbastanza sicura...

Ma non è mai al 100%, fino a quando non escono i risultati!

Comunque di certo per una settimana sono libera e posso scrivere! :la:

:thumbup:

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Ospite

Ho scelto la poesia di Pablo Neruda, non potevo sottrarmi a un poeta così passionale. Il mio racconto è stato lasciato decantare per tutto il week-end, quando mi sono accorto che c'è da sollevare una giusta annotazione letteraria. Tutti noi sappiamo che quando degli artisti vengono tradotti, si corre sempre il rischio che il loro messaggio venga modificato e in alcuni casi distorto. Riporto un verso della poesia così come ci viene mostrata nel contest e in rete esistono delle versioni simili a questa:

E stai come lamentandoti, farfalla turbante.

Il testo originale recita così:

Y estás como quejándote, mariposa en arrullo

Spero che chi ha studiato lo spagnolo possa far luce su questa traduzione, io al momento ho dovuto accontentarmi del traduttore di google:

27208367.jpg

28031233.jpg

Qualcuno ha aggiunto una “r” in più? Esiste una sostanziale differenza tra farfalla tubante e turbante, spero si riesca a far luce su questa questione. Naturalmente io trovo bellissimo il verso (è proprio il caso di dirlo) farfalla tubante così ricco di significato.

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Ospite Signor Ford

Le straniere sono poesie tradotte reperibili in rete. Può anche essere che la r sia stata aggiunta per errore, ma mi sembra anche un problema superfluo ai fini del racconto, no? :)

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Ospite

Ai fini del mio racconto posso dire che ho ripotato proprio la citazione messa in evidenza con la traduzione datami da google :la: .

Il resto giustamente resta una disquisizione prettamente letteraria, sarebbe interessante riuscire a dare una risposta in questo senso anche per rendere giustizia all'autore. :omicida::flower:

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Ospite Signor Ford

Ai fini del mio racconto posso dire che ho ripotato proprio la citazione messa in evidenza con la traduzione datami da google :la: .

Il resto giustamente resta una disquisizione prettamente letteraria, sarebbe interessante riuscire a dare una risposta in questo senso anche per rendere giustizia all'autore. :omicida::flower:

*guarda con sospetto* Sei Neruda sotto mentite spoglie, ti ho scoperto :aka:

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