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Midgardsormr

Asimov, Isaac

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Ho notato che non c'è una discussione aperta su uno dei miei autori preferiti... molto male! :li:

Vabbe', sarò buono, la apro io. :la:

Non credo sia un autore che necessiti di presentazioni. Asimov è Asimov, ed è uno dei maggiori scrittori di fantascienza (ma non solo) del secolo scorso.

A mio avviso quello più capace di lavorare su entrambi gli elementi della parola che definisce il genere, l'immaginazione del "fanta-" e il rigore della "-scienza".

Dite la vostra, riempite di passione questo topic. :oOo:

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Ospite Lem Mac Lem

C'è poco da dire, ha fatto storia, ha fatto scuola e ha inventato i robot. Amen.

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Ospite Bradipi

Non ha inventato i robot, quello è stato Karel Capek, ma ha inventato le leggi della robotica:

1) Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2) Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3) Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ho sempre pensato che per comprendere Asimov bisogna far riferimeto alla cultura yiddish, e al rapporto tra l'uomo e la Legge, non le leggi umane, che possono essere fallaci, ma la Legge divina immutabile ed eterna, non per ulla gli ebrei si considerano "il popolo della Legge".

Tutti racconti in "Io Robot" sono difficoltà di interpretazione delle tre leggi da parte di un robot, ad esempio in "bugiardo" un robot telepatico per non arrecare dolore agli esserei umani è costretto a dire bugie pur di compiacerli.

Il grosso limite di Asimov, come lui stesso ha confessato, è non essere in grado di imamginare il diverso, l'alieno. Infatti nel ciclo della fondazione mancano, tranne in un singolo racconto, gli alieni.

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Il grosso limite di Asimov, come lui stesso ha confessato, è non essere in grado di imamginare il diverso, l'alieno. Infatti nel ciclo della fondazione mancano, tranne in un singolo racconto, gli alieni.]

Secondo me invece il grosso limite di Asimov è nello stile di scrittura... Troppo piatto, rileggere adesso certi suoi scritti è dura. Tra l'altro ritengo che abbia sempre prediletto la quantità alla qualità, e sicuramente non aveva buoni editor... Più che i romanzi a me, quando lo leggevo, piacevano i racconti. Li divoravo. Ultimamente mi è capitato di rileggere "Neanche gli dei"; beh ho trovato molto riuscita la parte in cui descriveva la società aliena, rispetto al resto del romanzo. Pur essendo d'accordo con ciò che hai scritto, Bradipi, devo dire che la sua costruzione di quell'universo alieno era affascinante.

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Ospite Bradipi

Avevo dimenticato questo romanzo, ti ringrazio di averlo segnalato. In ogni caso vedi che non ci sono rapporti tra varie specie intelligenti, ognuno vive nel proprio universo.

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"Neanche gli dei" è uno dei miei preferiti, insieme a "La fine dell'eternità".

Sulla piattezza di stile forse posso dare ragione a Shade, anche se io non lo trovo affatto piatto. :)

Credo sia solo una questione di scelte: io suoi racconti e i suoi romanzi spesso si basano sulla logica (riguardo alle Leggi della robotica nei lavori sui robot; riguardo il Piano Seldon nel ciclo delle Fondazioni, eccetera), e penso che lui, come autore, preferisse scrivere in maniera semplice e chiara per rendere ogni passaggio comprensibile al lettore.

E io preferisco millemila volte la sua semplicità a certe "ricercate involuzioni di parole" di, che so, un Bradbury.

Questione di gusti. :)

Che poi non sia riuscito a mettere mai in contatto gli umani con società aliene è vero.

Ma è anche vero che i suoi robot sono talmente dissimili dagli esseri umani che si possono tranquillamente considerare "alieni". Non a caso per capire i loro comportamenti, che spesso risultano incomprensibili alle persone comuni, sono necessari dei tecnici specializzati (Powell, Donovan e la mitica Susan Calvin).

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Io mi "farei le ossa" sui racconti.

Le antologie dei robot sono state il mio punto di partenza.

Puoi provare con Io, robot, oppure con l'edizione Tutti i miei robot, che raccoglie praticamente tutti i suoi racconti sull'argomento.

In alternativa puoi provare con la Trilogia delle Fondazioni. Ma attenzione, per poterla apprezzare è bene abituarsi prima alla sua prosa: non è una "space opera", non contiene sequenze ad alto tasso adrenalinico. Si muove sul filo della logica, e invita il lettore a seguire la trama attraverso questo aspetto.

La storia in certi punti è anche molto "tesa", ma non c'è azione in senso vero e proprio.

Se devo fare un paragone, è più vicina al "giallo" classico che al tipico romanzo d'avventura fantascientifico. Non dirai mai: "che figata questa battaglia!", ma piuttosto: "aaaaaaah, adesso ho capito!".

Questa è la peculiarità dello stile di Asimov. :)

Spero di aver reso l'idea. :sss:

Un'ulteriore opzione potrebbe essere leggere i romanzi di fantascienza al di fuori dagli ambiti dei robot e della Fondazione. I migliori, a mio avviso, sono La fine dell'Eternità e Neanche gli dei. Se preferisci una storia con più azione c'è anche Viaggio Allucinante, che è più vivace dei suoi tipici romanzi, ma è la riscrittura di un film che fu commissionata ad Asimov, quindi non lo si può ritenere davvero un'opera "sua".

Se dopo aver letto i racconti sui robot vorrai approfondire l'argomento, ci sono anche i romanzi del Ciclo dei Robot: Abissi d'acciaio, Il sole nudo, I robot dell'alba e I robot e l'Impero.

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io comincerei col ciclo dei robot, sono appassionanti e danno una bella visione dello stile di Asimov.

Io credo che il limite di Asimov sia stato quello di essere troppo fiducioso nel futuro e nella forza della scienza e degli scienziati: la sua è una fantascienza "pulita", nonostante tutti i problemi il suo universo è comunque regolato e la scienza è la forza che guida tutto quanto.

A rileggerli ora, dopo tanto tempo, dopo il cyberpunk, i suoi libri sembrano un po' ingenui.

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Da grande appassionato di Asimov (credo sia il mio autore preferito), non posso non dire la mia. Inizierò dicendo che la cosa più bella in assoluto di Asimov è di inventare dei mondi assolutamente credibili, con regole determinate (come quelle della robotica, appunto), e poi di ambientarci storie estremamente avvincenti, e che sotto sotto contengono diversi messaggi e diverse idee dell'autore stesso, per quanto con letture meno approfondite le sue storie possano sembrare semplici narrazioni; e grazie a ciò che, pur sembrando piatto a molti (e da una prospettiva distaccata, lo capisco bene, come questo sia possibile), a me riesce comunque a emozionare molto. C'è poi anche da dire che come autore ha un'importanza immensa, in pratica prima di lui la fantascienza era o uno sfondo per ambientare vicende politiche o sociali (ad esempio 1984 di Orwell) oppure storie abbastanza stereotipate (le solite invasioni aliene, già presenti nei vecchi film di fantascienza), mentre lui ha portato il genere su un nuovo piano.

Comunque sia, di Asimov adoro tutto, ma in particolare il Ciclo della Fondazione, quello dei Robot e poi Nemesis, che credo sia il mio romanzo autoconclusivo preferito (mentre per la maggior parte, tutti i libri che adoro sono saghe, più che romanzi).

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Abissi d'Acciaio,oltre ad essere un classico della fantascienza, è un ottimo giallo; Notturno, in coppia con Silverberg è un gran romanzo e rappresenta in pieno l'idea della fantascienza.

Solo per citarne due.

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Di Asimov non ho letto tantissimo, confesso... giusto qualche racconto: adesso sto leggendo il secondo libro della serie di Lucky Starr. So che si tratta di romanzi per ragazzi, ma sono davvero molto belli... un'atmosfera quasi da vecchio west, ma nella nuova frontiera dello spazio :) Marte è stata trasformata in una serra che fornisce cibo alla Terra ormai sovrappopolata, pirati dello spazio si nascondono nella cintura di asteroidi... :) Beh, io lo trovo entusiasmante e avventuroso, nonostante la semplicità :)

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In effetti la serie di Lucky Starr è stata a lungo considerata una delle pietre miliari nella fantascienza per ragazzi. :)

Oggi è (quasi incomprensibilmente) caduta nel dimenticatoio.

Forse non ha retto al paragone con gli altri romanzi più "scientificamente impegnati" di Asimov. La critica non è molto tenera nei confronti dell'intero ciclo... forse andrebbe rivalutato un po'. A me questi romanzi erano piaciuti, nonostante il target dichiaratamente molto giovane.

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C'è un aspetto di Asimov che non vedo trattato in questo thread e che contribuisce a renderlo unico: il doppo finale.

 

Per doppio finale intendo quel suo modo di condurre il lettore verso un possibile finale atteso, finale che a volte può apparire quasi ovvio altre meno, per poi cambiare repentinamente tutto per introdurre un finale nuovo, affatto differente, orginale e che cambia radicalmente tutto.

 

Con Asimov non si può dare mai nulla per scontato e questo fa parte del suo genio.

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Pur non essendo un'appassionata di fantascienza, di Asimov ho letto diverse cose con divertimento e interesse. Confesso di aver apprezzato, per via della mia formazione, soprattutto l'impianto socio-politico; affascinante, per esempio, tutta la tematica "normativa" sull'uso dei robot.

Condivido alcune critiche allo stile: la semplicità è lodevole, ma talvolta sconfina nella sciatteria, forse a causa della prolificità. A quanto so, Asimov ha trascorso anni e anni in un albergo, scrivendo e basta (o quasi).

Per chi non lo conosce, consiglierei (se non introvabile) di iniziare dalla, credo,  prima trilogia, La luna è una severa maestra. Archeologia di pregio, a questo punto:  ben curati trama e personaggi :asd:

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"La luna è una severa maestra" non è di Asimov ma di Heinlein. L'ho anche riletta di recente e non è parte di una trilogia. A meno che le tre parti siano state poi accorpate in una sola, ma mi pare difficile.

La trilogia celebre di Asimov è quella della fondazione (cronache della galassia, il crollo della galassia centrale e l'altra faccia della spirale) a cui si sono poi aggiunti numerosi altri romanzi.

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:sorry:  che topica!  L'ho letta una vita fa  e in tre volumi Urania, il che non giustifica lo svarione. L'avevo apprezzata, ed era in prestito, altrimenti la rivedrei volentieri : book : e non solo per fare ammenda nei confronti del meritevole autore. Ho letto anche parecchio  Asimov, con buona parte delle cronache... Confermo il giudizio

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Ospite ender

Ho apprezzato Asimov più come saggista che come autore di fantascienza.

 

Ho letto la trilogia della Fondazione, Neanche gli Dèi, e anche qualcos'altro, ma non mi ha mai 'attizzato' in modo particolare, soprattutto perché nei suoi libri succede assai poco.

 

Mi ha intrigato invece il personaggio di R.Daneel Olivaw, che mostra i robot da un insolito e riuscito punto di vista e "L'uomo bicentenario" (questo davvero bello, secondo me).

 

Esilarante quel racconto pseudo erotico di contatto con gli alieni che vogliono scoprire come fanno sesso gli umani (scusate ma non ricordo il titolo)!

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Il racconto è "What Is This Thing Called Love?", in originale: non ricordo però quale sia la traduzione italiana del titolo. Era stato scritto come parodia dei racconti di fantascienza (per un dato valore di racconto e di fantascienza) che comparivano all'epoca su Playboy e riviste simili.

Comunque, l'aspetto di Asimov che ha fatto la storia della fantascienza mondiale sono le sue basette galattiche. Inimitabili.

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On 1/30/2013 at 01:46, Sh@de ha detto:

Secondo me invece il grosso limite di Asimov è nello stile di scrittura... Troppo piatto, rileggere adesso certi suoi scritti è dura. Tra l'altro ritengo che abbia sempre prediletto la quantità alla qualità, e sicuramente non aveva buoni editor... Più che i romanzi a me, quando lo leggevo, piacevano i racconti. Li divoravo. Ultimamente mi è capitato di rileggere "Neanche gli dei"; beh ho trovato molto riuscita la parte in cui descriveva la società aliena, rispetto al resto del romanzo. Pur essendo d'accordo con ciò che hai scritto, Bradipi, devo dire che la sua costruzione di quell'universo alieno era affascinante.

Concordo che lo stile di Asimov sia un limite insieme ai personaggi (difatti, a parte Susan Calvin difficilmente ce ne sono alcuni che vengono ricordati più del mondo in cui si muovono). Tuttavia, la sua forza straripante si trova nelle capacità immaginifiche e nel riuscire a proporre tecniche di altri generi (in particolare il giallo) nel mondo della fantascienza. Questo senza dimenticare le capacità logiche con cui risolve i suoi scritti e le trame difficilmente banali.

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