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Japhy

James Joyce: Ulisse

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L'opera più famosa di Joyce. Senza dubbio un libro difficile, ma anche molto piacevole. Personalmente ho gradito molto le tematiche espresse, ma l'aspetto che colpisce di più è senz'altro la straordinaria capacità di Joyce di ideare e realizzare una struttura narrativa così complessa e articolata. Inoltre è anche un testo ricco di passaggi davvero molto divertenti e ironici. Direi che è un libro che non lascia spazio alle mezze misure: o lo si ama o lo si disprezza.

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Direi che è un libro che non lascia spazio alle mezze misure: o lo si ama o lo si disprezza.

Sono perfettamente d'accordo con questa affermazione perché rispecchia pienamente la qualità del suo lavoro. Io personalmente apprezzo moltissimo Joyce, mi riesce ad emozionare e sconvolgere, sia in "Ulysses" che in "Dubliners". Ha uno stile all'avanguardia che, essendo così "particolare", non può non suscitare critiche aspre o apprezzamenti sbilanciati.

E' difficile perché non c'è mai un punto di riferimento, scrive in un zig zag di voci, pensieri e prospettive. Questa sua caratteristica è un ostacolo per molti ma una virtù ineguagliabile per altri. Ci sono lettori razionali che vogliono una certa linearità ed allora pretendono di capire, forse giustamente, il motivo per cui accade qualcosa piuttosto che qualcos'altro. Ma non c'è spiegazione per tutto, in alcune parti le situazioni risultano assurde ed incomprensibili.

Per leggere Joyce, a mio parere, bisogna mettere spesso e volentieri la mente -così abituata ad elaborare informazioni secondo la logica consequenziale- in stand-by e lasciarsi trasportare dalle associazioni, più o meno marcate, fra i ricordi, le emozioni, le parole e le forme. Alcuni lunghi stralci dell'infinito monologo di Molly mi hanno lasciato il segno per tantissimo tempo, ho pianto e sorriso rileggendoli di volta in volta, in fasi diverse della mia vita. E' un autore che stimo moltissimo e che trovo vicino a me per le sue principali tematiche.

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Non credo ci sia un libro paragonabile all'Ulisse di Joyce. La sua forza è il flusso di coscienza (come nella Recherche di Proust) combinato all'innovazione tecnica delle pagine fitte fitte senza punteggiatura e in generale il fatto che in pratica ogni capitolo sia scritto con uno stile diverso fa di questa opera un capolavoro assoluto. Uno di quei libri che vanno letti più di una volta.

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Va bene. Faccio outing. Ho l'Ulisse da diverso tempo, l'ho preso in mano diverse volte con le migliori intenzioni, ma dopo poche pagine mi sono arresa. Adesso, grazie a voi mi ci voglio mettere con i panni delle feste. Poi vi saprò dire la mia. Grazie a tutti e tre.

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Mah, io non sono mai riuscita a leggere oltre la terza o quarta pagina. Indiscutibile il suo valore, ma davvero difficile da leggere. Forse un giorno ci tornerò su; è anche vero che quelle volte in cui avevo tentato un approccio con l'Ulysses ero ancora al liceo, quindi forse oggi sarebbe diverso.  :saltello: 

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All'inizio mi è sembrato che fosse stato scritto in modo sciatto. La maggior parte delle cose che leggevo, sia pure coerenti alla narrazione, sembravano messe lì solo per "fare scrittura", senza una necessità vera e propria, poi, rileggendo attentamente, ho capito che ogni singolo particolare, anzi, ogni singola parola, si incastra esattamente nella narrazione come il pezzo di un puzzle. Debbo dire, per onestà, che sono incappato in un'edizione commentata in modo molto minuto e che la ricerca effettuata in ogni commento era davvero approfondita. Probabilmente è il frutto del lavoro di molti commentatori che si sono succeduti negli anni, evidentemente c'è una tradizione di critica letteraria specializzata nell'Ulisse.

 

In sintesi, ho trovato che il linguaggio e le influenze da cui ha attinto Joice debbano qualcosa alla teosofia. Joice era affascinato dalla teosofia e ne avrebbe mutuato lo stile: la scrittura dell'Ulisse è farcita di rimandi, allusioni, riferimenti, è tutta una celebrazione del lemma. La costruzione del senso non avviene solo in virtù delle relazioni interne fra le parti del discorso e del significato delle parole, ma anche in virtù della loro pura capacità evocativa.

 

Mi piace immaginare un conflitto virtuale: da una parte c'è lo tra lo scrittore, dall'altra il teosofo. Il teosofo cerca di forzare la scrittura per piegarla ai suoi scopi, cioè al messaggio, mentre lo scrittore si ribella e cerca di imporre la sua autonomia, che è autentica solo se totalmente svincolata dal messaggio. La "letterarietà" di Joice è una letterarietà borderline. Se Joice fosse stato uno scrittore anche solo un pelino meno grande di quello che è stato, la sua scrittura si sarebbe avviluppata senza speranza. Ne esce invece fuori solo grazie alla potenza del suo genio.

 

Ulisse è anche uno spaccato della Dublino del primo novecento. Una testimonianza unica, preziosissima, di grandissimo valore storico oltre che letterario.

 

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Ciao a tutti.

So che questo topic non veniva aggiornato da un po', ma volevo segnalare che su Youtube sto conducendo un canale intitolato RITRATTO DI ULISSE dove propongo delle letture di brani originali del romanzo di Joyce, confrontandoli con le varie traduzioni. Se qualcuno è interessato...

In ogni caso grazie per l'attenzione.

Un saluto.

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