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Midgardsormr

Indifferenza o umana capacità di andare avanti?

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É vero, la maggior parte delle persone pensa solo a sè o si commuove perché deve farlo per convenzioni sociali. .

Ecco, a proposito di questo, preferisco di gran lunga le persone che ammettono sinceramente di sentirsi indifferenti alle sofferenze e alla morte di gente sconosciuta piuttosto degli ipocriti che per convenienza piangono finte lacrime per poi ridere in privato delle disgrazie, o addirittura goderne perchè sulle sciagure degli altri loro ci guadagnano. Abruzzo docet.

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Mi associo agli anormali e ai quasi adatti di questo folle mondo,Da piccolina pensavo che le "brutte cose"avvenissero solo in tv, in quella stupida scatola senza senso, poi crescendo le cose sono peggiorate perchè ho capito che non era sempre e tutto un film. Non tutti sono sensibili allo stesso modo e qualcuno protegge questa fragilità emotiva con una maschera che a volte fa vedere tutto l'opposto di ciò che si prova!Io sono rimasta scioccata più di una volta , la peggiore è stata quando pensavo stessero aiutando un barbone alla metro di Roma invece il barbone era morto di freddo e stavano controllando se avesse qualcosa da portargli portar via, l'ho saputo rientrando dopo tre ore, era passata di lì una marea di persone, nessuno si era farmato , nemmeno io, in buona fede , pensando che lo stessero già aiutando, ma avevo tirato dritto per non far tardi a lezione...sono stata male per una settimana al pensiero che se mi fossi fermata, magari, chissà...o imparato a non giudicare gli altri , non si sa cosa hanno nella testa e oltretutto sono convinta che se non c'è sensibilità verso il prossimo non è una questione di "nascita", ma da una società che non dà importanza ai valori .

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Perché la gente è così indifferente?

Sono io ad essere anormale? Troppo sensibile?

Magari è solo una capacità di andare avanti che io non ho ancora sviluppato?

Insomma, sono un po' confuso.

Forse parlarne con voi mi aiuterà a fare un po' di chiarezza.

Mid, tu sei una persona normalissima, credimi. Purtroppo la stragrande maggioranza delle persone ha raggiunto uno stadio come quasi da automa, privo di sensibilità, primo di sentimenti, uno stadio di falsità profonda. Qui non stiamo parlando più di indifferenza, l'indifferenza è ancora un sentimento umano. E neanche di capacità di andare avanti: semplicemente quelle persone non vivono più, hanno smesso da tempo di preoccuparsi anche quasi della propria vita. Non hanno scopi, non hanno mete da raggiungere, non hanno nulla: ed è appunto per questo che non provano il minimo della compassione per una tragedia del genere.

Tu sei diverso, Mid. Per il semplice fatto che hai provato un sentimento per una persona che non conosci, che sei scosso, che sei turbato e ci pensi e ci ripensi. Cosa capitata anche a me. Quando mi capitano situazioni del tipo penso sempre a come la mia vita sia felice e bella rispetto a quella di tante persone che invece hanno sofferto o sono morte. Allora mi sento male per qualche giorno, mi sento come te. Vedi, non sei il solo. È così che si va avanti, è così che si vive: anche nel ricordo e nella consapevolezza di chi ha meno o di chi soffre di più.

Tu vai avanti, tu sei umano.

Scusa il lungo commento. Volevo scrivere una cosa più corta, ma non riesco a tollerare certi comportamenti del genere umano.

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Ospite -_-

Beh, voglio essere sincero. quando a me capita qualcosa di simile, in me combattono due sensazioni. Una la definirei inquietudine, forzando un poco Kierkegaard, mi sento come sull'orlo dell'abisso, estraniato. Non è l'angoscia, no è che inizio a osservare tutto e tutti con occhi nuovi, che non riesco ad avere in situazioni normali. Un po' come quando ci si sente soli nell'Universo, guardando una landa desolata, così mi sento solo in mezzo alla folla. Non è sensibilità ma profondità (sia chiaro: non sto dicendo di essere profondo ma solo di avere l'attitudine a cercare di analizzare quando avvengano situazioni del genere). L'altra è di puro, piccolo e meschino egoismo. Come dici tu, io, nella mia testa, comincio a calcolare i "danni" che possa crearmi il contrattempo nel programma della giornata. Lo so, non è bello e un po' me ne vergogno, ma non posso farci nulla.

Tutto questo per dirti che io non credo tu sia troppo sensibile, ma forse più "analitico" anche di me. Ho notato che, pur nel momento difficile hai continuato a osservare cosa accadesse attorno. Il sentimento di angoscia che provi è umano. Così come l'indifferenza, apparente o reale che fosse, che hai notato.

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Tu sei diverso, Mid. Per il semplice fatto che hai provato un sentimento per una persona che non conosci, che sei scosso, che sei turbato e ci pensi e ci ripensi. Cosa capitata anche a me. Quando mi capitano situazioni del tipo penso sempre a come la mia vita sia felice e bella rispetto a quella di tante persone che invece hanno sofferto o sono morte. Allora mi sento male per qualche giorno, mi sento come te. Vedi, non sei il solo. È così che si va avanti, è così che si vive: anche nel ricordo e nella consapevolezza di chi ha meno o di chi soffre di più.

Tu vai avanti, tu sei umano.

non che restare scossi per la morte di qualcuno che non si conosce sia un male, per carità, ma che chi non lo fa non sia umano... ripeto quanto scritto qualche post fa, non è una cosa che si decide. Sono reazioni che attengono del tutto alla parte non razionale che abbiamo.

Razionale sarà magari il rispetto, l'evitare di mettersi a maledire in pubblico chi si è gettato sotto un treno perché ci ha fatto arrivare tardi al lavoro, dato che fare ritardo in fondo è una cosa abbastanza futile (se invece quel qualcuno buttandosi sotto la metro fa deragliare il treno e causa una catastrofe... comprenderei che la si prenda così a male).

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non che restare scossi per la morte di qualcuno che non si conosce sia un male, per carità, ma che chi non lo fa non sia umano... ripeto quanto scritto qualche post fa, non è una cosa che si decide. Sono reazioni che attengono del tutto alla parte non razionale che abbiamo.

Razionale sarà magari il rispetto, l'evitare di mettersi a maledire in pubblico chi si è gettato sotto un treno perché ci ha fatto arrivare tardi al lavoro, dato che fare ritardo in fondo è una cosa abbastanza futile (se invece quel qualcuno buttandosi sotto la metro fa deragliare il treno e causa una catastrofe... comprenderei che la si prenda così a male).

Mi sono spiegato male, lo ammetto.

Non è che chi dimostra indifferenza o cinismo alle sofferenze dei suoi simili non sia umano, ma in una ipotetica e del tutto arbitraria scala valori sulla consapevolezza umana da parte degli uomini, da uno a dieci, la loro consapevolezza ritengo sia forse uno o al massimo due. (Andando sotto lo zero sarebbero altro, ma non voglio dire scimmie per non scatenare un putiferio dicendo che sono inferiori all'uomo...). Quindi questi uomini hanno, avrebbero solo molta strada da percorrere per arrivare a un livello di comprensione "umano".

Gli esseri umani sono tutti umani. L'ambiente in cui crescono, le circostanze, la sensibilità, le esperienze che avranno saranno quelle a determinare il loro comportamento, la loro empatia nei confronti dei propri simili, il loro amore, il loro odio, il loro cinismo eccetera.

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L'indifferenza regna sovrana, i principi sono andati tutti a farsi benedire, secondo me. I migliori sono sempre quelli che se ne vanno, quelli che non riescono a reggere. E' capitato anche a me di assistere ad episodi del genere e anche di più spregevoli. Non lo so, forse è soltanto il fatto che ormai esistono soltanto il Business, il Consumismo, il Marketing. Sono i tre dei dell'epoca moderna, siamo tutti spinti e plagiati da un'infinità di meccanismi mediatici e pubblicitari. Siamo tutti obbligati ad essere i migliori. Quello che ci circonda personalmente mi fa schifo, ho il terrore di diventare come queste persone di cui parli ma temo sia un processo obbligatorio per la sopravvivenza. Ci vorrebbero sani scossoni, qualcosa che faccia capire alla gente dove ci sta portando tutto questo. A volte è però impossibile parlare con chi non ha più orecchie.

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questo topic mi ha fatto pensare alla banalizzazione della morte e delle malattie. E' una cosa che quasi ogni giorno mi capita di affrontare perché alcuni miei colleghi, alle prime armi con malattia e morte, ad esempio, tendono a ridere o essere indifferenti su situazioni umanamente disastrose.

Penso che molte persone affrontino la morte in modo infantile, perché razionalizzarla richiede uno sforzo grande. Per questo c'é chi ride, chi piange, chi cerca il lato più egocentrico nel suicidio altrui. Perché voglio dire: se dovessi chiedermi perché l'hai fatto forse dovrei prendermi un carico di dolore non mio.

E insomma, io capisco chi si allontana dal dolore e chi scherza sugli orrori della vita. E' più facile. Tutto qui.

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E insomma, io capisco chi si allontana dal dolore e chi scherza sugli orrori della vita. E' più facile. Tutto qui.

Sì, è più facile. O semplicemente, sopravvivenza. Un essere umano già deve farsi carico del suo dolore e, inevitabilmente, di quello di chi gli è vicino, e spesso già questi bastano e avanzano a distruggere chiunque. Alle volte è che proprio non c'è rimasto più spazio per pensare anche al dolore degli sconosciuti, o anche di chi conosci.

Stare accanto a chi ha deciso di autodistruggersi ti logora, fa ammalare anche te in un modo o nell'altro. E se la guarigione non arriva, a un certo punto ti tocca scegliere se continuare a ferirti anche tu oppure pensare a salvare prima di tutto la tua pellaccia. Che loro altri non lo fanno apposta, ma inevitabilmente hanno bisogno di un punch ball, e di usarlo spesso. E accartocciati come sono sul loro dolore, tutti gli altri sono trasparenti, e fa male anche questo.

Ieri nonno ci ha informato delle sue intenzioni di lasciarsi morire, e francamente posso anche comprenderlo e non saprei proprio cosa dirgli, come stargli accanto fare per farlo stare meglio. Non è la mia presenza che vuole.

D'altronde è lo stesso che avvenne con l'altra nonna, là con gli antidepressivi ci provammo per qualche anno, alla fine la partita la perdemmo lo stesso.

Con mia madre ho passato l'infanzia fino ai primi anni di liceo a provarci, poi gettai la spugna e mi allontanai, ferendomi comunque in maniera tale che ci ho messo 24 anni a guarirne, e non del tutto. Anche qui partita perduta, sarebbe stata persa anche se io fossi rimasta a fare da punch ball fino alla fine. Con mia sorella punch ball per quattro anni di università prima della mia ennesima fuga, ma partita finita bene, per lo meno.

Anche i miei migliori amici di quegli e questi anni sono "fuggitivi".

Chi da un genitore che voleva saltare già dal tetto, o giù dal cavalcavia, che mandava giù detersivi, che voleva impiccarsi, che entrava e usciva da una clinica.

Tutti ci abbiamo provato prima di fuggire, e cosa abbiamo ottenuto? A parte uno, abbiamo perso tutti. E abbiamo delle belle "storture" anche noi adesso. Come scritto su, tentare nuoce.

Questo non vuole essere un invito all'indifferenza e al cinismo spietato, e poi so benissimo che quando si tratta di chi ami non sarebbe possibile.

Però non mi sento in colpa per aver scelto di salvare me, anche se capisco che agli occhi di chi non si sia mai trovato in mezzo sembri orribile. Allo stesso modo non mi sento in colpa quando la morte di qualcuno non mi sfiora minimamente, e non mi turba lo humour macabro.

La morte è una cosa normale, a seconda di chi guarda alle volte può essere addirittura comica, come d'altronde ogni momento della vita. Non ci trovo nulla di sacro o speciale nella morte, perché dovrebbe essere diversa? Non vi si può reagire sempre e solo e per forza con dolore e compatimento.

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Ieri nonno ci ha informato delle sue intenzioni di lasciarsi morire, e francamente posso anche comprenderlo e non saprei proprio cosa dirgli, come stargli accanto fare per farlo stare meglio. Non è la mia presenza che vuole.

D'altronde è lo stesso che avvenne con l'altra nonna, là con gli antidepressivi ci provammo per qualche anno, alla fine la partita la perdemmo lo stesso.

Con mia madre ho passato l'infanzia fino ai primi anni di liceo a provarci, poi gettai la spugna e mi allontanai, ferendomi comunque in maniera tale che ci ho messo 24 anni a guarirne, e non del tutto. Anche qui partita perduta, sarebbe stata persa anche se io fossi rimasta a fare da punch ball fino alla fine. Con mia sorella punch ball per quattro anni di università prima della mia ennesima fuga, ma partita finita bene, per lo meno.

Scegliere la morte come luogo di riposo, da una vita che non ha fatto altro che regalarti dispiaceri, non è così insolito; immagino che ci siano motivi che molto semplicemente ti conducano a quella soluzione.

Qualche volta è solo un pensiero transitorio ma non ne posso avere la certezza.

Per quanto mi riguarda ogni volta che mi sfiora l’idea, -e non credo di essere l’unica che ce l’ha- penso a una cosa che mi disse una persona, e cioè che se facessi una cosa del genere, dovrei tornare a vivere quel dolore in un’altra vita, o due o tre o tante volte quante me ne servono per riuscire a superarlo.

Ora, posso avere fede o meno, ma se questo fosse vero non mi sarebbe servito affatto quel gesto, quindi nel dubbio proseguo, con tanto coraggio.

Ho immaginato che tu parlassi con cognizione di causa. Le tue sono reazioni legittime come quelle di tutti.

In fondo nessuno può salvare colui che affoga se non sa nuotare, e anche nel caso lo sapesse fare, è comunque un rischio.

Quello che non comprendo è chi in questo progetto gli dà una mano.

Quindi nonostante tutto, per quel che mi riguarda, resto fedele alla mia illusione che un sorriso, una parola, un abbraccio in più siano meglio di niente.

È giusto non sentirsi salvatori, quello che non riesco a fare è sentirmi tranquilla se non ho almeno tentato, ovviamente in base alle mie possibilità. Poi non resta che la fuga.

E... per quel che può servire... mi dispiace. :emh:

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Io... boh.

Devo avere qualche problema, davvero.

Cioé, sono al lavoro, ho letto i messaggi di Unius, di Czar, di Agave, degli altri, ho dovuto mollare tutto e uscire un attimo a prendere aria perché mi veniva da piangere.

Sicuramente c'è qualcosa che non va in me.

Forse non ho sviluppato quella "sana indifferenza" che mi permetterebbe di andare avanti.

Sarà il caso di prendere apputamento e farmi vedere da qualcuno. Da qualcuno di bravo.

Solo una breve risposta, ad Agave.

E poi, vorrei aggiungere un'altra questione, che potrà sembrarti cinica: Mid, che diritto hai, tu, di piangere e di commuoverti per la morte di una persona che non conosci?

Per il mio modo di sentire, la morte è un dolore personale, che riguarda le persone vicine a chi non c'è più. Tutti gli altri che cosa c'entrano? Che diritto hanno di provare e esprimere sofferenza?

Scusami il tono duro, ma proprio non ti capisco, Mid. Forse è perché ho vissuto la morte di persone care che la morte di persone sconosciute mi tocca solo fino a un certo punto.

Io non mostro mai in pubblico quello che provo, quando si tratta di questo tipo di sentimenti.

Non mi dichiaro mai "commosso", soprattutto non davanti a persone che sentono quel dolore anche più di me, perché più vicine a chi se n'è andato.

Mia madre arrivò a dirmi, anni fa, che sono "freddo" perché non mostro vicinanza nei confronti di chi ha perso una persona cara.

Ma io dentro soffrivo come un cane. Solo che non riuscivo neppure a dire la parola "condoglianze", perché in situazioni così mi sembra una parola vuota e senza senso. Come tutte le dichiarazioni di commozione e dolore.

E non è che mi commuovo perché non ho visto la morte da vicino.

Ho perso anch'io molte persone care. Alcune in maniera tragica e inaspettata.

Non lo so, davvero.

Credo di avere qualche strano disturbo.

Scusa Agave, non volevo mancare di rispetto a nessuno.

Modificato da Mid

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Non devi scusarti, Mid. Anzi, tocca a me farlo. Stavo difendendo il diritto privato al dolore, ma non volevo essere irrispettosa nei confronti della tua sofferenza.

Mi dispiace di essermi espressa in quel tono duro, e non volevo giudicarti. Ti chiedo scusa.

Leggendo il tuo messaggio, ho pensato che forse tu non avevi mai perso nessuna cara.

Ma ora mi è venuto in mente un altro pensiero. Ti scrivo un mp... Stiamo andando troppo sul personale.

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Ho cercato di restar fuori da questa discussione perchè sono una che vive di "empatie"... sarà forse una malattia? Me lo sono sempre chiesta, molte volte questa cosa mi fa sentire una persona sciocca e non ancora matura, ma sono così! Scusate il mio sfogo in queste parole! Sono stata così male per dei forti dolori altrui o benissimo per delle grandi gioie che spesso vivevo la vita mia e anche quella degli altri tanto da avere degli sfoghi psicosomatici quando non riuscivo a gestire più le situazioni perchè troppe o troppo forti! Forse come dice Fabio

Grazie alla nostra sensibilità percepiamo il mondo in maniera diversa dalla maggior parte della gente.

È il nostro pregio e la nostra condanna…purtroppo o per fortuna!

Sono cresciuta e a stento riesco a gestire questo mio modo di essere, le soluzioni di oggi: cambio canale se ci sono catastrofi, guerre, povertà, disagi vari... vigliaccheria? Può darsi, ma sono situazioni dove posso star solo male e non poter far nulla. Se la situazione mi è vicina invece mi spacco in quattro e ci sto male come se fossi io stessa la persona interessata. Mi capita anche con gli animali, quest'anno ho recuperato 15 gatti abbandonati e sono riuscita a farli adottare tutti, credo che la mia famiglia ormai si è rassegnata a questo mio modo di essere perchè nonostante tutto sono una persona positiva e sempre sorridente! Essere così per me è un cruccio e non è sempre facile riuscire a fermarmi sulla soglia dell'invadenza come magari è successo con le persone che sono andate da Agave, è un modo per essere d'aiuto. Quando è successo a me di subire un dolore immenso avrei voluto il supporto del mondo intero perchè in quel momento la solitudine mi creava uno squarcio fino in fondo alle budella che pensavo di "morire di dolore". Non rileggo perchè cancellerei tutto per l'ennesima volta e questa volta non voglio farlo, quindi perdonate gli errori di chi ha scritto di getto!

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i miei 2, inutili cents:

non mi faccio problemi a dire che probabilmente le battute e le imprecazioni le imprecazioni le avrei fatte anch'io, e le ho fatte in altri casi quando il suicida di turno si è buttato sotto il treno che dovevo prendere io.

Non mi faccio problemi nemmeno a dire che sì, mi dispiace perché una persona è morta, ma in fondo non me ne importa un beneamato, come al suicida non importa se blocca il traffico o arreca disagi a molte persone, anzi forse gli importa ma per il motivo opposto, perché suicidi così sono sempre atti eclatanti, ultimi disperati tentativi di essere notati perché durante la vita non ci si era riusciti.

Non credo di essere una persona insensibile, o di mancare di empatia, o di essere crudele, semplicemente sono uno dei tanti, e alle persone importa solo di quello che le tocca, di se stesse e della sua ristretta cerchia di conoscenze, è sempre stato così e lo sarà ancora, è un meccanismo che ci permette di continuare la nostra esistenza senza dover accollarci tutti i dolori del mondo.

E non è colpa della società o dei tempi moderni, anzi ora siamo tutti più attenti a questioni lontane o "universali" che i nostri nonni o genitori, ora ci si batte per cose che non ci riguardano da vicino molto di più di una volta, forse semplicemente perché le si conoscono, perché le si possono vedere con più facilità.

E con questo non voglio dire che è giusto che uno si ficchi sotto il treno, voglio solo dire che esistono molti altri con gli stessi problemi che sotto quel treno non ci si sono buttati, esiste gente che tira avanti tra difficoltà enormi, e che magari riesce a farlo anche perché non pensa a tutta la merda che c'è nel mondo, ma cerca, con semplicità, di spalare quella del suo giardino.

Per evitare di essere frainteso: non voglio dire che l'indifferenza sia giusta o giustificabile, ma che senza quella probabilmente molti non ce la farebbero ad andare avanti. So anche che molti non la pensano come me, perché sono degli ipocriti, e che molti altri non la pensano come me e agiscono in modo diverso, perché hanno un animo più nobile del mio

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Se ci fossi stata io, avrei imprecato per il ritardo e mi sarei incazzata per aver perso il treno. Poi, una volta saputo il perché avrei speso non più di un minuto a pensare a quella persona, al suo gesto, al perché e al percome. Ma tutto finiva lì. Se non ti tocca da vicino, se non è successo accanto a te, se non l'hai visto, non è successo.

Semplicemente, Mid, alcune persone sono fantasmi da sempre.

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