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nerinacodamozza

Ferrante E. - L'amica geniale

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Ci sono libri che si divorano e capire il perché non è facile. L'Amica geniale e il suo seguito Storia del nuovo cognome li ho letti senza riuscire a smettere di farlo, e se facevo altro era alla storia che volevo tornare, ai suoi personaggi; uno di quei libri (e non mi capitava da molto, tanto da pensare che fossi io ormai incapace di avere questo effetto da un libro, ormai installato su altri mezzi come le serie tv) che continui a leggere mentre cucini, mentre ti parlano, in cui dici solo un altro capitolo e poi dormo, ma invece devi finirlo. Per cui ti prende la frenesia.

Non son del tutto sicura di avere capito perché mi ha fatto questo effetto. Di certo la materia dei due libri (e aspetto ormai il terzo e ultimo) è di per sé interessante, perché parla di due amiche nel primo volume da bambine, nel secondo appena cresciute che vivono in un rione di Napoli negli anni '50 fra miserie, meschinità e nessun abbellimento. Appare molto sincero il modo in cui una delle due racconta questo rapporto (per nulla idilliaco, forte e viscerale, ma pieno di contrasti, invidie), e il contorno dei personaggi di quartiere con le loro vite, storie che a volte sembrano soffocanti, ineluttabili, ma in realtà sono spesso piccoli fatti. La psicologia è parte integrante, osservare la natura umana è forse la spinta al girare pagina, la curiosità di sapere come reagiranno, cosa faranno questi personaggi dipinti così bene, di cui ti appassioni fin dalle prime pagine è il primo motore. C'è anche empatia, c'è il riconoscersi nell'anima messa a nudo di queste persone che non sono grandi eroi, c'è il loro voler uscire da questa miseria, ci sono i caratteri diversi delle protagoniste, c'è la loro unione che a volte sembra sbilanciata solo da un lato, ma le amicizie sono anche questo. C'è un continuo rimescolarsi di questi rapporti che va più in profondità dell'effetto telenovela o dell'effetto documentaristico.

Stesso effetto me l'hanno sempre fatto le saghe familiari, quelle epopee che attraversano gli anni. C'è quell'effetto da feuilletton e in più qualcosa di moderno, che non riesco a mettere a fuoco. (E feuilletton lo dico in senso positivo, perché i personaggi e l'ambiente sono ben approfonditi, non macchiette anche se qualche elemento da "serie tv" c'è. Il perfetto mix fra letteratura con il suo interrogarsi ed eventi anche un poco artificiosi per appiccicarti gli occhi alle parole)

Non c'è quasi dialetto pur essendo la lingua dei personaggi, tranne in alcune occasioni per quelli che escono dal rione, c'è solo qualche espressione che conosciamo tutti. Questo gli toglie una patina che avrebbe potuto esserci, un'allontanamento per chi il napoletano non lo parla. Diventa molto universale, non si porta dietro tutto quel carico di neorealismo o simili, pur se storie del genere le si conoscono già.

Di sicuro c'è altro, i capitoli della giusta lunghezza che chiudono mettendoti la curiosità di andare avanti, per vedere se ci sarà un ribaltamento, o te lo anticipano, te lo fanno immaginare. La buona scrittura semplice in fondo anche se approfondita, non banale.

Quando si pensa a cosa si vorrebbe ottenere con un proprio romanzo, parlando di massima aspirazione e sogni di gloria, io ho capito che vorrei questo. Non vincere davvero il premio per opera più profonda della letteratura, né per fantasia e creatività straripanti. Io vorrei scrivere un giorno, qualcosa che chi legge non riesca a staccarsene.

Ne sono ben lontana, ma ho capito la mia aspirazione scrittevole :la:

Qualcuno li ha letti?

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Non ho mai letto la Ferrante, ma tu, con questa bellissima recensione (ah, se i nostri critici ti imitassero ogni tanto: partecipazione e distacco, linguaggio chiaro, esauriente) mi hai sicuramente invogliato a farlo!

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Certo la curiosità l'hai messa anche a me.

Per come hai descritto i tuoi gusti direi che si avvicinano parecchio ai miei.

*cerca carta e penna per segnarsi titoli e nome dell'autrice*

:ohh:

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Ti confesso che finora ho evitato la Ferrante. Provo una vaga noia nei confronti dei libri ambientati a Napoli, avendo letto in pratica tutti i più rappresentativi da Matilde Serao a Striano, passando per Rea, Ortese ecc. Molti davvero buoni, letti con vero gradimento.

Temo il deja vu, ma il tuo apprezzamento mi incoraggia... : book :

Modificato da sefora

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Spero vi piaccia eh!

Io neppure della Ferrante avevo letto nulla finora, so che gli altri suoi libri sono più crudi, più forti, per recensioni lette in giro. Questo infatti ha lasciato più straniti proprio quelli che la apprezzavano già, mentre penso sia più facile che sia gradito a un pubblico più ampio.

Anch'io Sefora avevo questa paura, sia perché sono satura pure io di ambientazioni napoletane "classiche", sia perché non apprezzo troppo quando è insistito l'elemento geografico, o meglio un certo modo di trattarlo, ma qua non l'ho trovato. Il focus è nella voce narrante che filtra tutto quello che ha intorno, prima da bambina e poi da ragazza, l'ambiente, i rapporti, i fenomeni che vive, le persone e tutto filtrato dalla sua voce e dalle sue riflessioni appare una storia intrigante che di sicuro è influenzata dal luogo e dalla cultura, ma si fa anche molto più universale. Almeno a me ha fatto questo effetto.

Tanto che è facile ritrovarsi in certi pensieri. Inoltre la scrittura la trovo decisamente attuale e più scorrevole di come potrebbe essere ad esempio l'Ortese.

Comunque sul sito della E/O si può scaricare un estratto dell'Amica geniale e rendersi conto se può piacere. La parte nell'estratto riguarda l'infanzia, il tono poi cambia mentre la voce narrante cresce, le riflessioni si fanno diverse, ma a me già quelle pagine avevano catturato.

Lo trovate qua

http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=928

Tra l'altro Elena Ferrante è uno pseudonimo di non si sa chi, una scrittrice che non ritira i premi di persona, non si fa vedere, concede solo interviste scritte. C'è chi fa ipotesi su chi potrebbe celarsi dietro a questo nome, a me non interessa molto, anzi apprezzo questa sua privacy estrema.

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Riporto in alto questa discussione perché mi piacerebbe discutere con voi de L'amica geniale (sicura che, anche grazie alla serie tv, a qualche d'uno sarà venuta voglia di leggerlo), come dice @nerinacodamozza l'effetto che fa a molti, la scrittura della Ferrante, è proprio quello di non riuscire a staccarsi dalle pagine dei suoi libri. Io credo sia perché la caratterizzazione dei personaggi è fortissima, davvero dettagliata, sembra descriva il gruppo di amici miei e le loro personalità, con tanto di reazioni che poi inizi a capire da solo proprio perché ormai li conosci. Sono così ben caratterizzati che si fa davvero fatica a pensare che non siano reali, e, credo, ogni lettore della Ferrante sia dentro di sè convinto che Lila fosse la sua vera migliore amica e che nel rione abitassero Nino, Enzo, e anche che esistesse una famiglia Solara che controllasse il quartiere... io ricordo la prima volta che lo lessi in contemporanea ad una mia amica, passavamo le ore a parlare dei personaggi come se fossero amici nostri a dire "hai visto questo che ha fatto", "quanto è insopportabile quell'altro", "ma davvero lei si vuoel sposare con lui è pazza"? (non sto scherzando, e no, non siamo così sceme come sembra da questa conversazione).

 

Vale per l'amica geniale, ma anche per gli altri libri della Ferrante che ho letto, in questo, infatti, ricorda molto la sua musa ispiratrice Elsa Morante (da cui la Ferrante, si dice, abbia tratto ispirazione perfino per il suo pseudonimo).

 

Ad ogni modo il mio volume preferito è il terzo, quando Lila lavora in fabbrica e Lenù vuole documentare le rivolte operaie: trovo sia tutto descritto con enorme onestà, soprattutto il sentimento di chi la forza di ribellarsi al padrone non l'aveva (e non l'aveva non perché era ignorante, come pensavano certi intellettuali, ma perché farlo era effettivamente difficile e soprattutto comportava conseguenze); così come trovo ci sia grande onestà nel parlare della condizione della donna e pochissimo pietismo.

 

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Ciao @kjkj

anch'io faccio parte della schiera che trova i libri della Ferrante ipnotici. Ci ho pensato spesso a quale possa essere il fattore che li rende così. È strano perché non è una delle mie autrici preferite, ossia, mi piace ma non mi fa impazzire. Eppure i suoi libri li divoro. Credo che abbia proprio nel modo di scrivere quel quid che fa sì che il lettore si incolli alle pagine. È un dono, e lei ce l'ha, al di là delle storie che racconta.

Il mio preferito della tetralogia è il primo volume, con le due amiche bambine.

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Il 19/1/2013 alle 18:11, nerinacodamozza ha scritto:

un'allontanamento per chi il napoletano non lo parla

un'allontanamento? D:

D:

D:

Nerina del passato, repent!

Brutti refusi a parte, i libri alla fine erano quattro, e prima o poi me li rileggo, ora che ho più strumenti per capire la scrittura della Ferrante. 

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Riapro il topic per dirvi che a novembre esce un nuovo libro della Ferrante.

https://www.illibraio.it/elena-ferrante-nuovo-libro-1194555/?fbclid=IwAR22O8a3tmht52rcyttDBInDokhiMj608rjhXdn0MO5ar5RocKubBhJ8JEw

Sono molto curiosa. L'articolo non dice molto, solo che la storia è ambientata a Napoli e riporta un brano brevissimo.

Però almeno il titolo lo potevano dire!

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Ho sempre apprezzato la Ferrante, ha una scrittura fluida, anzi, suadente.

Il suo punto forte è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi e la trama mai scontata o banale.

In più a me riesce ad infondere un senso di malinconia particolarmente toccante. Credo che sia una delle migliori scrittrici degli ultimi trent'anni.

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