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witchblue

La voce del dolore

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Questo è un capitolo del mio romanzo. Siate buoni... :buhu:

LUOGO: Manhattan, New York

TEMPO: fine aprile

PERSONAGGI

MATT: ha trascorso una nottata in un club e si è caricato due sconosciute in auto. Non hanno fatto niente. Nel momento in cui avrebbe potuto, è stato bloccato dall’amore che prova per Jess. Ha cercato di sfuggire dalla realtà perché da pochi giorni è sospeso in una vita eterna. Non è un vampiro. La sua condizione si avvicina di più a quella di Dorian Gray.

JESS: pratica nuoto a livello agonistico. Non si vedevano da qualche giorno. Ama Matt da impazzire e con lui, dopo avergli fatto una corte spietata alla quale lui inizialmente non voleva cedere, ha fatto l’amore una sola volta. Non conosce il suo segreto.

OST (colonna sonora): Alibi - 30 Seconds to Mars

Matt scese dall’abitacolo e appoggiò il braccio sulla capotte dell’auto nascondendovi la faccia sopra. Sussultò. Stavolta l’aveva udita una voce. Una voce che conosceva molto bene e che aveva appena pronunciato il suo nome. Si girò. Jess si alzò dagli scalini e fece un passo verso di lui.

Incurvando tristemente le sopracciglia, Matt le si avvicinò svelto. Si tolse la giacca e gliel’appoggiò sulle spalle. «Che cosa ci fai qui?»

«Io... dovevo vederti...» si giustificò Jess. Si sentì subito meglio nell’avvertire il caldo torpore della sua giacca attorno alle braccia. Allungò una mano per accarezzargli il viso. Matt lo scostò con sgarbo. Non avrebbe sopportato di essere toccato da lei. Non quella sera in cui si sentiva così fuori posto e irrimediabilmente sbagliato.

«Cosa c’è?»

Matt le prese le mani e gliele abbassò in grembo. «Devi andare via...»

«Non ci vediamo da una settimana...» Muovendosi, Jess fece cadere la giacca. Si girò e la raccolse. «Dove sei stato?»

«Ti accompagno a casa.» Prendendola per un braccio, quasi la costrinse a salire in macchina. Jess si arrese. Non voleva sembrargli una ragazzina e già essersi fatta trovare sotto casa sua - di nuovo - urlava esattamente quello. Aspettò che lui entrasse prima di piazzare sul volto il broncio più spettacolare che avesse mai sfoggiato.

Matt guidò in silenzio.

Jess tormentò un angolo della giacca che ora giaceva sulle sue ginocchia. «Perché non rispondi alle mie telefonate?»

Lui non aprì bocca. Appoggiò il gomito sulla portiera e si accarezzò la fronte. Con l’altra mano comandò distrattamente il volante.

«Sono giorni che ti chiamo e non mi rispondi. Sono arrivata oggi pomeriggio dalle qualificazioni nel North Carolina. Ti ho cercato anche in ufficio, ma la signorina Roberts mi ha detto che hai preso un periodo di aspettativa...» Ancora nessuna risposta. Jess abbassò lo sguardo. «C’è qualcosa che non va?»

«È tutto a posto. Non devi preoccuparti per me.»

«Allora... perché non rispondi alle mie telefonate?»

«Sono stato molto occupato. Ho avuto... ho avuto dei contrattempi. Ora non posso spiegarti.» Non osò girarsi. Il suo profumo gli aveva saturato le cavità nasali. Non l’aveva mai avvertito così intenso e dolce. In quel preciso istante, si rese conto che Jess gli scorreva nel sangue. Si convinse che se l’avesse guardata direttamente negli occhi, si sarebbe trasformato in un pezzo di sale.

«Grazie per la giacca... non ho più freddo, adesso.» Jess si girò per poggiarla sul sedile posteriore. Un luccichio richiamò la sua attenzione. Lasciò cadere la giacca e si allungò sui tappetini. Raccolse qualcosa e ritornò al suo posto. In mano, un collarino di pelle con borchie abbellito da un nastro viola intrecciato tra i fori più piccoli.

Troppo femminile per appartenere a lui. Troppo eccentrico per appartenere a un cane.

Lacrime le inondarono gli occhi. Tentò disperatamente di non lasciarle cadere.

Alzò lo sguardo su di lui.

Matt si girò un secondo. Quando vide ciò che stringeva tra le dita, lasciò andare un sospiro furioso. E quel suono sembrò il preludio di una difesa. «Jess..

«Ferma la macchina...» lui negò. «Ho detto. ferma. la macchina.»

Matt inchiodò a pochi centimetri dal marciapiede. Jess scese e sbatté violentemente la portiera.

«Fermati...» le disse seguendola.

«VAI AL DIAVOLO!»

«TI HO DETTO DI FERMARTI!» Afferrandola per un polso la girò con forza.

Sbattendogli addosso, Jess divenne una bambola di pezza. Scoppiò a piangere. La sua coscienza e le sue ossa si erano appena sbriciolate. Un’altra donna aveva trascorso secondi, minuti. Ore con lui.

L’aveva accarezzato. Baciato.

Al solo pensiero che le labbra di Matt avessero toccato quelle di un’altra femmina della sua stessa specie, la ragione sembrò farle scoppiare la testa. Quelle labbra erano sue. Quelle mani erano sue.

Il respiro, le parole. Gli occhi di Matt. Era tutto suo.

La guardò con pena. E per la prima volta dopo giorni, si sentì di nuovo un uomo. «Ti prego... non piangere...» le sussurrò spostandole delicatamente una ciocca di capelli dal viso.

«COME HAI POTUTO!» urlò Jess battendogli furiosamente i pugni sul torace.

Matt alzò la faccia al cielo. Chiuse gli occhi e li serrò forte. Accusò ogni colpo come se per lui fossero davvero mortali. La lasciò sfogare e mentre la sua forza veniva sempre meno, sentì il magone stringergli la gola.

«io ti amo...» sussurrò Jess sfinita, nascondendo il volto sul suo petto.

Con un braccio, Matt la cinse forte incapace di lasciarla andare. Temeva che se l’avesse fatto, il suo corpo si sarebbe dissolto nell’aria. Nel breve istante in cui cercò le parole giuste per dirle che nel suo cuore c’era lei e lei soltanto, pensò a ciò che era adesso. Per un lungo, penoso momento non disse niente. Poi riaprì gli occhi. «È stata irresistibile. Mi dispiace.»

Le parole che uscirono dalla sua bocca la trafissero dritta al centro del cuore.

Finché non le ebbe pronunciate a voce alta, nella sua mente e in quel poco di razionalità che ancora si era concessa, Jess sperò che se ne uscisse con una scusa banale, stupida e persino ridicola per darle l’alibi di perdonarlo. Perché l’avrebbe perdonato, se gliel’avesse chiesto. Nel momento in cui Matt pronunciò quelle cinque parole, con quell’inflessione, con quel tono, capì che la donna con cui era stato quella notte era speciale.

Era speciale ed era bellissima. Era speciale ed era vera. E lui l’aveva toccata, baciata.

Probabilmente, ci aveva fatto anche l’amore.

Bloccò il respiro con un singhiozzo augurandosi che l’aria non tornasse più nei suoi polmoni per tormentarla ancora con la vita. Alzò lentamente lo sguardo. Lo fissò sgomenta in quegli occhi che più d’una notte l’avevano tenuta sveglia.

Mai aveva visto occhi così splendidi. Cercò, sperò di scrutarvi dentro qualcos’altro.

Una qualsiasi bugia alla quale avrebbe senza dubbio creduto.

Desiderò ardentemente che le dessero un segno che solo lei potesse riconoscere, un impercettibile traccia di pentimento con quei suoi occhi così belli.

Farle capire che non era accaduto nulla di imperdonabile e distruttivo.

Non era accaduto nulla che non potesse essere risolto tra loro e il resto del mondo là fuori. Ma lui, non disse niente. E il cuore di Jess scomparve. Indietreggiando, si allontanò.

Matt non si mosse. Rimase fermo come una statua, spavaldo e magnifico.

Come sempre.

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Matt scese dall’abitacolo e appoggiò il braccio sulla capotte dell’auto nascondendovi la faccia sopra.

Capote. Quel "sopra" alla fine è superfluo.

Sussultò. Stavolta l’aveva udita una voce.

Non capisco, perché "Stavolta l'aveva udita"? Risulta incomprensibile questo periodo senza conoscere prima il pregresso.

Una voce che conosceva molto bene e che aveva appena pronunciato il suo nome. Si girò. Jess si alzò dagli scalini e fece un passo verso di lui.

Incurvando tristemente le sopracciglia, Matt le si avvicinò svelto. Si tolse la giacca e gliel’appoggiò sulle spalle.

Questi elenchi di azioni diventano snervanti, è tutto un "fece questo, fece quello". Dovresti cercare di mostrare quello che succede senza scendere in tutti i singoli dettagli.

Si sentì subito meglio nell’avvertire il caldo torpore della sua giacca attorno alle braccia.

Intendevi "tepore"?

Non continuo con l'analisi periodo per periodo perché la situazione della "lista della spesa" si ripete in continuazione.

Mi dispiace, ma, secondo il mio modestissimo parere, non ci siamo.

Non ci siamo né per lo stile, spezzettato, irritante dire, né per il modo in cui è trattato il tema, pieno di stereotipi e dialoghi poveri. Tutto molto retorico, tutto pomposo, con parole ricercate che a volte non c'entrano assolutamente nulla col tono del testo.

Ti consiglio di rendere un po' più naturali i dialoghi, di snellire le liste di azioni e di dare un po' di spessore ai personaggi.

A rileggerti.

Ps: Alibi è una bellissima canzone! Adoro i 30STM (:

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Premetto che l'ho letto ieri notte e quindi potrei perdere qualche puntualizzazione, ma cercherò di fare del mio meglio.

Matt alzò la faccia al cielo. Chiuse gli occhi e li serrò forte.

Io scriverei: "Matt alzò la faccia al cielo, chiuse gli occhi e li serrò forte."

Con un braccio, Matt la cinse forte incapace di lasciarla andare. Temeva che se l’avesse fatto, il suo corpo si sarebbe dissolto nell’aria.

Toglierei "con un braccio" perché mi suona meglio "La cinse forte incapace di lasciarla andare perché (o puoi mettere anche una virgola) temeva che se l'avesse fatto (non metterei la virgola) il suo corpo si sarebbe dissolto nell'aria"

Era speciale ed era bellissima. Era speciale ed era vera. E lui l’aveva toccata, baciata.

Non mi convince, troppo spezzettato. Non lo so ma dovrebbe essere più lineare e scorrevole.

Alzò lentamente lo sguardo. Lo fissò sgomenta in quegli occhi che più d’una notte l’avevano tenuta sveglia.

Eviterei il punto. Non so forse scrivendo "Alzò lentamente lo sguardo e lo fissò sgomenta ..."

Un’altra donna aveva trascorso secondi, minuti. Ore con lui.

" Un’altra donna aveva trascorso secondi, minuti, ore con lui." credo che sia più corretto.

Quelle labbra erano sue. Quelle mani erano sue.

Il respiro, le parole. Gli occhi di Matt. Era tutto suo.

Idem qui, troppo spezzettato. Per me ci vorrebbe più linearità.

Non parlo della trama perché non riesco a capirla da un solo capitolo o comunque non mi sento di giudicarla in base a poche informazioni. Per quanto riguarda i discorsi concordo con Guero, dovrebbero essere arricchiti. Il problema che riscontro di più e anche Guero l'ha sottolineato è la frammentarietà, spezzetti troppo, usi troppo i punti creando frasette di due o tre parole. Frasette che invece potrebbero essere integrate con altre frasi (mmm avrò detto qualcosa di sensato?) infatti l'ho sottolineato più volte sopra. Quindi ti consiglio di essere più lineare e meno frammentaria. Naturalmente sono cose che con un po' di lavoro e rilettura si possono facilmente migliorare.

Spero di essere stata abbastanza utile.

Ps: bella la canzone e bello il nome di lei xD

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In mano, un collarino di pelle con borchie abbellito da un nastro viola intrecciato tra i fori più piccoli.

Troppo femminile per appartenere a lui. Troppo eccentrico per appartenere a un cane.

Non so se era voluto ma mi ha fatto scompisciare dalle risate. L'idea del tipo che si limona un cane nella sua auto sarebbe stata irresistibile.

Personalmente, avrei proseguito su questo livello di ironia velenosa, tipica della psicologia di una donna che si scopre tradita.

Invece hai indugiato sulle corde di un'emotivita affettata, vista e rivista. Lo stereotipo della giacca a riparare una fanciulla dal freddo, o quella del bel tenebroso infedele che poi però si pente.

Niente di nuovo o originale insomma, anche se il tutto mi sembra scritto con una certa padronanza di linguaggio. Una padronanza di linguaggio che a mio giudizio sarebbe stata degna di miglior causa :)

A rileggerti.

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Ospite -_-

Matt scese dall’abitacolo e appoggiò il braccio sulla capotte dell’auto nascondendovi la faccia sopra.

Questa frase mi sembra troppo lunga.

Incurvando tristemente le sopracciglia

Francamente non so se l'avverbio sia necessario, perché le sopracciglia si possono incurvare per vari motivi, ma, in qualche modo, stona.
Si tolse la giacca e gliel’appoggiò sulle spalle
Anche qui, come sopra, la frase mi sembra un po' troppo lunga. Forse è l'ansia di dover racchiudere in una stessa proposizione più azioni.

Si sentì subito meglio nell’avvertire il caldo torpore della sua giacca attorno alle braccia.

L'aggettivo "caldo" è di troppo, secondo me.
Allungò una mano per accarezzargli il viso. Matt lo scostò con sgarbo. Non avrebbe sopportato di essere toccato da lei. Non quella sera in cui si sentiva così fuori posto e irrimediabilmente sbagliato.
"sbagliato" riferito a una persona non funziona...
Non voleva sembrargli una ragazzina e già essersi fatta trovare sotto casa sua - di nuovo - urlava esattamente quello.
Personalmente, la scelta del verbo "urlare" riferito a una situazione la trovo infelice.
Aspettò che lui entrasse prima di piazzare sul volto il broncio più spettacolare
Anche qui, secondo me, l'aggettivo stona.
Con l’altra mano comandò distrattamente il volante.
Idem come sopra, il verbo scelto mi sembra infelice.
Il suo profumo gli aveva saturato le cavità nasali. Non l’aveva mai avvertito così intenso e dolce. In quel preciso istante, si rese conto che Jess gli scorreva nel sangue. Si convinse che se l’avesse guardata direttamente negli occhi, si sarebbe trasformato in un pezzo di sale.
Trovo il brano un po' ampolloso. Secondo me non è ben gestita l'alchimia tra le varie parti. Come se metafore e descrizioni crude si affastellassero senza ordine.
La sua coscienza e le sue ossa si erano appena sbriciolate.
Scusa ma alla prima lettura io, dopo aver letto questa frase, ho pensato che Jess soffrisse di quella malattia che rende le ossa fragili. Secondo me dovresti dividere "Coscienza" da "ossa"...
Ma lui, non disse niente.
Non si dividono mai soggetto e predicato con la virgola! Fanno parte della stessa frase.

Tiriamo le somme. Per dirla a parole mie, il rapporto "vittima-carnefice" è ben reso dal punto di vista del contenuto. Molto meno da quello della forma. La sensazione che mi hai trasmesso è che tu possieda delle risorse espressive un po' raffazzonate e non ancora "indipendenti" dalle fonti. A prescindere dalla trama generale che "c'è", secondo me dovresti quindi lavorare con molta più cura sul versante dell'espressione.

Continuerei a leggere, se aprissi a caso il tuo libro? Sì, ma solo per vedere se migliora in poche pagine successive. Spero di esserti stato utile, alla prossima!

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