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Marco X.

Leggere i testi ad alta voce

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Ho letto oggi un articolo sul The Guardian che parlava dell'aumento (presumo nel Regno Unito) di attività relative alla lettura ad alta voce di libri - poesie, romanzi, racconti... qualsiasi cosa - e, trovando l'argomento interessante, avendo riscoperto io solo di recente il piacere di sentir recitare una poesia o anche di provare a recitarla, ho pensato di proporlo al forum.

Non ho una domanda particolare, volevo solo sentire delle riflessioni sul tema, pensieri sparsi, la prima cosa che vi passa per la testa al riguardo. Volendo proprio cercare un qualche quesito specifico, mi piacerebbe sapere quanto ritenete importante la lettura ad alta voce per un testo, questo indipendentemente dal tipo di testo - anche se sono ben consapevole che aspetti come i suoni saranno sempre di sicuro più evidenti in una poesia che in un romanzo (mi piacerebbe però una smentita!).

E poi, ancora, sapere se apprezzate la cosa. Vi dà qualcosa in più, rispetto al solo leggerla, sentire una poesia letta da altri?

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Apprezzo molto il teatro: un testo recitato, o comunque ben letto, acquista senza dubbio in ricchezza e suggestione.

Per le poesie direi che la lettura ad alta voce è indispensabile. Se rimangono sulla pagina, l'occhio che le scorre non riesce a "svegliarle". Quando sono buone, il risultato è emozionante.

Mi piace ascoltare anche la prosa, talvolta, ma non ho mai comprato un audio libro. Magari ci provo, anche se troverei impraticabile l'uso regolare. Leggo a letto, in treno, in fila agli sportelli...

Radio3 tiene da anni la rubrica "ad alta voce" e sono stati raccontati romanzi a decine. Ho ascoltato saltuariamente, con gradimento, e in qualche caso sono rimasta sorpresa.

Non dall'abbellimento di alcuni, grazie all'abilità del bravo attore, quanto da come divenissero evidenti debolezze e pecche di testi che conoscevo. Leggendo per mio conto non le avevo notate!

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Una volta ho letto tutto "Le affinità elettive" ad una mia amica. All'inizio dovevamo leggere un capitolo per uno, poi però sono andato avanti da solo.

È una cosa molto bella da fare, però ci vuole un mucchio di fiato.

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Credo che leggere ad alta voce sia una panacea. Le utilità di questo semplice gesto sono infinite.

- Quando scrivo, poi rileggo sempre ad alta voce. Mi accorgo molto più facilmente dove il mio lavoro "si inceppa" e diventa farraginoso. Non posso più farne a meno.

- Aiuta a "fissare" i contenuti.

- Scioglie la lingua: è una sorta di corso di dizione personale. Si impara a parlare meglio anche nella vita.

L'unico aspetto negativo è che ti rallenta se hai fretta, ma leggere deve essere prima di tutto un piacere, quindi va gustato con calma...

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di solito adopero la lettura ad alta voce quando leggo poesie, soprattutto perchè mi aiuta a comprenderle e a ragionare meglio, con la prosa soltanto quando sto affrontando un periodo difficile (ragionamenti dedutivi,induttivi, riflessioni filosofiche, un'autore che non sa mettere due parole in fila con un senso) e lo declamo (:asd:) ad alta voce perchè mi aiuta come vale per le poesie a comprenderlo meglio.

Però mi sono avvicinato da poco al teatro, per ora Shakespear soltanto, e sto cominciando a rivalutare la mia opinione della lettura ad alta voce, che di solito ,a parte i due usi che ho citato, disdegno poichè rallenta il ritmo di lettura, un testo recitato (bene) da una sensazione in più, più sentimento, coinvolge di più ed attraverso l'inflessione della voce o accentuazione si possono (copiando spudoratamente dal post di sefora) notare pecche prima sconosciute o anche rivalutare un testo, rivalutare anche con senso negativo con senso negativo poichè capita che un bravo oratore usi la sua voce ammaliatrice per far sembrare o perfino rendere un testo migliore di quel che è.

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Credo che leggere ad alta voce sia una panacea. Le utilità di questo semplice gesto sono infinite.

- Quando scrivo, poi rileggo sempre ad alta voce. Mi accorgo molto più facilmente dove il mio lavoro "si inceppa" e diventa farraginoso. Non posso più farne a meno.

- Aiuta a "fissare" i contenuti.

- Scioglie la lingua: è una sorta di corso di dizione personale. Si impara a parlare meglio anche nella vita.

L'unico aspetto negativo è che ti rallenta se hai fretta, ma leggere deve essere prima di tutto un piacere, quindi va gustato con calma...

La penso esattamente come te, kapello!

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L'anno scorso alla scuola di scrittura che frequentavo, l'insegnante ci faceva scrivere dei racconti. Normalmente eravamo noi a leggerli in classe per poi commentarli. Lui leggeva solitamente ad alta voce racconti di scrittori noti. Ma una volta accadde che io ero raffreddata e senza voce, così il mio racconto lo lesse lui. Non lo riconoscevo più...sembrava quasi bello! Aveva una musicalità e un'intensità che io mica avevo mai visto...un'altra cosa.

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Io e l'Omonero ci leggiamo i libri a letto.

Tutti i libri di Harry Potter, un po' per uno.

Artemis Fowl, che legge lui a me.

Lyra, che leggo io a lui.

E poi tutto Il signore degli anel... ah, no. Quello me l'aveva letto il fidanzato vecchio. :nondico:

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Non lo riconoscevo più...sembrava quasi bello!

Verissimo. In alcune delle mie presentazioni ho fatto leggere brani dal romanzo da un attore di teatro. Ammazza, mi dicevo, bello, quasi quasi lo compro.

Da bambino non ne volevo mezza di leggere, avevo altro da fare. Mia madre radunava me e le mie sorelle e leggeva per noi. Meraviglioso. Da lì ho cominciato a leggere da solo e ho scoperto che non era poi così male.

Rimarrò sempre legato a questa rappresentazione.

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Leggere ad alta voce è un molto utile per aiutare a sciogliere la lingua soprattutto per un come me che, molte volte, si "mangia" le parole e va così veloce che qualcuno può anche non capirmi. Oltretutto se dai una certa tonalità in certi momenti del racconto viene fuori qualcosa di dare splendido.

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Ospite Njagan

Interessante questo topic. Per lavoro, uso molto la lettura ad alta voce e la drammatizzazione dei testi: sono un'insegnante della scuola primaria e non esiste miglior mezzo per coinvolgere i bambini nella lettura :asdf: Per piacere personale, lo faccio spesso. Infine, è una tecnica che utilizzo anche per rendermi conto di ciò che non fila in quello che scrivo.

Per quanto riguarda me, parto dalla considerazione ovvia che questo mezzo è corporeo, fisico, coinvolge maggiormente i sensi: la voce è un "dire" il suono. In quanto suono coinvolge un insieme di parti del corpo: l'apparato fonatorio che produce ed emette la voce, e l'udito, che partecipa alla produzione della voce e la riceve, modulandola a seconda dei casi.

Il nostro pensiero prende forma attraverso le parole, come produzione sonora, anche quando si attua un processo di metacognizione, si pensa in silenzio.

Il pensiero e le parole si influenzano a vicenda: credo che si inneschi un equazione direttamente proporzionale che riguarda "più pensiero più parole". Più oggetti e fenomeni sono conosciuti più s’inventano modi per determinarli, distinguerli, ricordarli. È un pò quello che accade con i neologismi.

L'ampliamento del repertorio linguistico e la loro articolazione hanno sicuramente aiutato l'evoluzione e la sistemazione del pensiero: vi sono numerosi trattati a riguardo.

Se si vive un momento emotivamente forte, nella lettura, anche il pensiero risuona. Magari non è un atto facilmente distinguibile ma esiste un rapporto reale fra un pensiero espresso a voce alta e quello silenzioso.

Nel caso specifico di un'emozione, per quanto mi riguarda, riesco a razionalizzarla quando riesco a trasformarla in parola scritta; è davvero "fuori da me", lontana dalla mia mente e archiviata nei cassetti dei ricordi, se riesco a tradurla in suono, riesco a parlarne.

Infine, riguardo a questo argomento, mi viene in mente la scrittura inventata per ragioni funzionali, per conservare la memoria di certi dati (i testi più antichi dei Sumeri, ad esempio, parlano di cereali e di ovini). Per quanto tempo, invece, ciò che definiamo "letteratura" è stata tramandata oralmente? Solo dopo l'invenzione della scrittura sono stati scritti poemi religiosi o di altro genere, come i poemi omerici. Venivano condivisi coralmente e oralmente :asd:

Forse, l'abitudine alla lettura silenziosa ha privato le successive generazioni del senso di appartenenza a un gruppo, aumentato il "potere" che hanno in certi casi gli stati d'animo quali la paura, il senso di impotenza, di abbandono, privandoci nello stesso tempo di un piacere. Non credo sia un caso, dopotutto, che per curare i "mali" della mente, uno psicologo oggi usi la "terapia delle parole" (oltre, ovviamente laddove necessario, una terapia farmacologica).

Si è capito quanto sono favorevole alla lettura ad alta voce? :ohh:

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Si è capito quanto sono favorevole alla lettura ad alta voce? :ohh:

Si è capito molto bene :asd: Però devo dire che è stato interessante tutto ciò che hai detto a riguardo e mi è piaciuto anche il fatto che hai citato i Sumeri e di come loro usavano la scrittura (è un popolo che mi ha sempre incuriosito).

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