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Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 2-"Un nuovo Inizio" Parte 3\7

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Parte 1:

Parte 2:

Capitolo 1:

Alto più di ottocento metri, mille se viene considerata la sezione sotterranea, il Grattacielo era stato costruito proprio per ospitare i principali organi finanziari della città e per dare un posto di lavoro sicuro a centinaia di cittadini. Nonostante fosse acclamato da molti, la sua costruzione destò non poche polemiche, poiché, secondo alcuni, questo avrebbe rovinato l'assetto settecentesco del centro cittadino. Nonostante il ragazzo si trovasse a una grande distanza, riuscì a riconoscere distintamente l'antenna maggiore dell’edificio, oltre al cristallo, l'ufficio centrale del complesso, chiamato così per l'imponente e caratteristica forma. I lavori per la costruzione del Grattacielo non avevano richiesto molto tempo e l'edificio era stato inaugurato poco più di un anno prima. Oltre la città, dominante l'intero orizzonte, il giovane vide l'enorme e massiccia figura del monte Edna, da cui traevano il nome la città, il golfo e l’intera zona circostante. Il monte era in realtà un vulcano quiescente e le sue eruzioni erano sporadiche e non troppo violente. Solo in alcuni momenti storici le colate avevano causato catastrofi e una sola volta una di queste aveva raso al suolo l'intera città. Lo sguardo che il ragazzo diede territorio fu rapido, tornò presto per la sua strada e uscì dal golfo, diretto verso il suo obiettivo. Cercò di orientarsi come poteva e comprese di dover dirigersi verso sud. Accelerò dunque, facendo attenzione a non perdere l'orientamento. Con il sole ormai alto in cielo a sfiorargli il volto, il giovane raggiunse il suo primo obiettivo in circa dieci minuti. Di fronte a lui si apriva il movimentato porto della città di Tunisi, nell' Africa Settentrionale. Il profilo della città appariva molto meno piacevole e armonioso di quello di Ednea, ma ugualmente vasto. Il ragazzo guardava l'orizzonte, come se il suo obiettivo si trovasse proprio lì da qualche parte. Distolse lo sguardo dal porto cittadino, lo diresse verso una vicina spiaggia, apparentemente poco distante dalla periferia cittadina. Osservò da lontano se qualcuno fosse stanziato sulla spiaggia, ma non notò nessuno, così decise di avvicinarsi. Iniziava a indebolirsi e la strada da fare era ancora molta, aveva utilizzato troppa energia andando a quella velocità per un lungo periodo di tempo. Rallentò e si accostò dunque alla riva, alzando un imponente e vistoso polverone. Arrivato si inginocchiò sulla sabbia, fortemente provato dalla stanchezza e notò con sorpresa di non essere molto bagnato. <<Ho dimenticato di portare da mangiare>>, pensò il ragazzo tra un affannato respiro e il successivo, non aveva avuto il tempo per pensare ad altro se non a correre per raggiungere il suo obiettivo. Alzò lo sguardo e con stupore vide di fronte a se un gruppo di ragazzini, probabilmente provenienti da qualche villaggio vicino, sgomenti, guardarlo come se fosse un extraterrestre arrivato lì da qualche strano e lontanissimo pianeta. Dovevano sicuramente aver visto la sua frenata e l'enorme polverone che aveva sollevato, pensò il ragazzo. Notò poi un invitante cono gelato nella mano di uno dei bambini e i suoi occhi si illuminarono. <<Non ti dispiace vero? Ne avrei proprio bisogno>>, disse al bimbo che lo guardò con aria interrogativa, non comprendendo probabilmente le sue parole. Il gruppetto di ragazzini fuggì poco dopo in preda al panico, mentre il ragazzo finiva il gelato per rimettersi in sesto. Riacquistò un po’ di energie e pensò che quello spuntino potesse bastare finché non fosse arrivato alla meta. Camminò fino a superare la spiaggia e si diresse verso ovest, verso la catena montuosa dell'Atlante. Dopo qualche minuto di corsa il ragazzo si trovò di fronte all'ampia distesa di monti, i quali con la loro altezza bloccavano la vista del mare. Sembrarono non dover finire mai. Percorse qualche chilometro in salita, prima di giungere in una profonda vallata. Da qui, il giovane arrivò presto sulla cima di una delle montagne più alte della zona, <<Il Monte dell'Ascesa…>>, bisbigliò distrattamente, come se qualcuno lo potesse ascoltare. Si diresse verso il lato del monte rivolto verso l’infinita distesa sabbiosa che componeva il misterioso deserto del Sahara. Qui si fermò su di un arido altopiano, apparentemente in cerca di qualcosa. Il giovane ispezionò attentamente le rocce che formavano la parete rocciosa del massiccio monte, fece poi un sobbalzo di gioia quando si accorse di aver trovato ciò che cercava. Spolverò la roccia, ne estrasse un enigmatico pezzo di pietra, particolarmente massiccio, con un colore differente da quello del muro a cui apparteneva. Sembrava che fosse stato posizionato in quel luogo proprio perché qualcuno lo prelevasse. Una piccola cavità dalle pareti metalliche era nascosta dietro al pezzo di roccia, apparendo fuori luogo rispetto al contesto in cui si trovava. Il foro era abbastanza profondo e ampio da permettere l'entrata di un'intera mano, era composto da un materiale simile all'acciaio ma molto più resistente. Il ragazzo non era affatto sorpreso dalla natura della cavità, anzi, come in un gesto abituale, inserì la sua mano destra all'interno dell’apertura e concentrò tutte le sue forze in essa, come se dovesse prepararsi a trattenere qualcosa di molto pesante. L'alone che si era formato precedentemente, durante la corsa, si ricostituì, in forma ridotta, intorno alla mano del giovane, producendo una scarica elettrica di bassa potenza ma evidentemente abbastanza intensa da attivare un meccanismo che aprisse la parete rocciosa. Questa, tirata in alto probabilmente da un magnete, permise al ragazzo di entrare all'interno del monte, chiudendosi immediatamente dopo. Il ragazzo avanzò rapidamente per il lungo corridoio all' interno della montagna, finché non si trovò davanti una stretta voragine circolare. Sapeva già cosa fare. Si preparò e saltò all'interno della voragine incurante degli eventuali pericoli. Si ritrovò sospeso in aria, al buio, senza che potesse vedere dove fosse né dove dovesse atterrare. Pensò a quanto tempo avesse già perso, era già troppo e la discesa avrebbe fatto in modo di fargliene spendere dell'altro. Era indeciso sul da farsi, ma infine decise di sprecare anche le ultime energie ancora fruibili. Con un rombo assordante il ragazzo si trasformò in un potentissimo fulmine di plasma, per poi scaraventarsi ad altissima velocità contro il suolo sottostante, producendo altrettanto rumore. Al suolo, con aria soddisfatta il ragazzo sollevò lo sguardo, rivolgendolo alla voragine appena superata. Capì allora di aver risparmiato l'infinita attesa di scendere per qualche chilometro sottoterra. Proseguì per la sua strada, aggirando da vero esperto numerosi trabocchetti e ostacoli, probabilmente posizionati lì appositamente per tenere lontani gli intrusi. Era ormai evidente che quella non fosse la prima volta che entrava in quel luogo. Il giovane si trovò poi di fronte ad un gigantesco arco, probabilmente costruito dello stesso materiale della cavità in cui aveva inserito la mano precedentemente. Lo superò velocemente, ritrovandosi in un’ignota stanza circolare, estremamente alta, con le pareti ricoperte da uno strano tipo di roccia cristallina, che risplendeva di un colore bluastro. Al centro della sala, in cima a un decorato pilastro blu, vi era una ciotola cava, simile alla prima cavità, costituita dallo stesso materiale delle pareti circostanti e anch’essa riccamente decorata. Il contenitore era simile alle acquasantiere delle cattedrali cattoliche occidentali. Tutti questi elementi davano alla sala un’ambigua aria di sacralità che avrebbe messo in soggezione qualsiasi individuo si trovasse al suo interno, facendogli assumere un comportamento di rispetto religioso. Il recipiente era apparentemente vuoto, ma il ragazzo sapeva perfettamente quale fosse la sua reale funzione. Di fronte a lui, sul lato opposto rispetto all'entrata, vi era un'altra porta, costituita interamente dal materiale metallico di cui erano fatte la cavità e la pila al centro della stanza. Era quello il suo obiettivo. Facendo funzionare il meccanismo di quella stanza, strettamente legato alla pila centrale, sarebbe riuscito ad aprire l’imponente portale. Si guardò intorno, come se avesse paura che qualcuno lo osservasse, poi avanzò verso il contenitore. Pose entrambe le mani sui lati circolari della pila e si concentrò molto più di quanto fece all'entrata della caverna. Questa volta l'alone era evidentemente visibile e la stanza sembrava costruita appositamente per ospitarlo. Le saette si mossero attorno al corpo del ragazzo che, profondamente concentrato, avrebbe dato sfogo alle sue ultime energie e si propagarono per l’intera la sala. Le pareti cambiarono colore passando dal precedente colore bluastro, al giallo e risplendendo in correlazione con il livello di concentrazione del ragazzo e con l'energia da esso prodotta. La pila sembrava invece ancora intatta, come se non fosse ancora arrivato il momento per attivarsi, nonostante l'ingente impegno del giovane. Egli, emise dalle dita potentissime scariche elettriche, che sarebbero state in grado di ferire ben più di un semplice essere umano. Tuttavia lui sembrava immune al loro devastante potere, era quasi confortato, al sicuro dal pericolo che quelle saette potevano rappresentare. Le comandava, le istruiva e loro sembravano seguire, completamente assoggettate, i suoi ordini. Dai cristalli sulle pareti si formarono ulteriori folgori, le quali iniziarono a convergere verso la pila centrale. Le pareti risplendevano di luce propria. La pila si caricava sempre più di energia elettrica, mentre il ragazzo continuava ad aumentare la potenza delle scariche. Nonostante ciò, la maestosa porta di fronte a lui rimase ancora irrimediabilmente sbarrata.

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