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Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 2-"Un nuovo Inizio Parte 2\7

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Commento:http://www.writersdream.org/forum/topic/15082-the-story-of-them-chapter-iii-ill-stand-by-you-parte-1/

Parte 1:http://www.writersdream.org/forum/topic/15089-hidden-heroes-un-nuovo-inizio-capitolo-2-un-nuovo-inizio-parte-17/

Capitolo 1:

Dalla piazza, il ragazzo balzò velocemente sulle scale da cui scese poco prima, continuando poi a risalire la via su cui si affacciava il suo modesto condominio. Aumentò ulteriormente la velocità, quasi inebriato e insofferente dello sforzo che stava compiendo. Tutt'intorno, il mondo gli appariva come in un fermo immagine, come se il ragazzo avesse adoperato un telecomando e potesse decidere a suo piacimento quando mettere in pausa o avviare la riproduzione. Svincolò velocemente per qualche via secondaria, fino a sboccare su un grosso viale, che sembrava essere una delle principali vie di comunicazione della città. Continuò a girarsi intorno e decise di rallentare la sua corsa. La gente e i veicoli ripresero a muoversi, anche se lentamente, il ragazzo comprese tardivamente di aver esagerato. <<Non vorrei esaurire l'energia prima di arrivare alla meta>>, pensò, mentre attraversava la piazza principale di Ednea. La maestosa cattedrale cittadina, ammirata dai popoli di tutto il globo, si trovava proprio in quel luogo, lo aveva sempre intimorito, fin da quando era molto piccolo, ma questa volta non se ne curò minimamente. Egli sapeva perfettamente dove dovesse dirigersi, nonostante la velocità decisamente anomala non solo per un ragazzino, ma anche per qualunque essere umano, riusciva ad orientarsi perfettamente tra le vie della città, come se corresse tra quegli edifici da anni. Dopo aver percorso gran parte della via principale, Corso Tetrade, il giovane cambiò repentinamente direzione, sbandando per qualche attimo prima di riacquistare l’equilibrio e rimettersi in strada. Capì di dover prestare maggiore attenzione e di non dover lasciarsi trasportare troppo dall'eccitazione del momento. Di fronte a lui si apriva l'estesa area commerciale di Ednea, sempre gremita di gente pronta a concludere ottimi affari a basso costo. L'anno 2009 aveva infatti aperto un ottimo periodo per la città. Grazie all'inaugurazione del nuovo centro finanziario e al successo crescente del settore turistico, la zona aveva subito un forte incremento demografico, che aveva reso felici gran parte dei cittadini. Il ragazzo si trovò dunque di fronte al vasto porto commerciale della piccola metropoli affacciata sul mare, che costituiva dunque un’ulteriore attrattiva per i turisti, specialmente durante la stagione estiva. Tuttavia, il giovane non sembrò esitare di fronte alla distesa d'acqua e continuò la sua folle corsa, puntando direttamente verso l'oceano. I suoi pensieri mutarono, decise di accantonare momentaneamente il futuro per concentrarsi esclusivamente sul presente. L'obiettivo era proprio quello di superare l’illimitata distesa d'acqua. Il ragazzo si guardò intorno velocemente, doveva trovare in fretta un luogo da utilizzare come trampolino. Non sembrò essere particolarmente spaventato dal correre in acqua, era molto più intimorito dall'impatto che questa potesse avere su di lui a una tale velocità. Improvvisamente notò che la distanza tra lui e la costa non era abbastanza per attutire il colpo e che non poteva far altro che rallentare, con il rischio che qualcuno si potesse accorgere di lui. Fu allora che l'edificio della vecchia dogana, poco lontano dalla sua posizione, colse la sua attenzione. Era l'unico edificio affacciato sul mare rimasto in piedi nel raggio di centinaia di metri. Grazie al suo valore storico, l'abbattimento aveva sollevato forti polemiche da parte dei cittadini e il sindaco Fresa aveva dunque deciso ce non dovesse essere demolito. Il ragazzo aveva finalmente trovato il suo improvvisato trampolino. Accelerò leggermente, finché non si trovò a una decina di metri dall'edificio. Fu quello l’attimo perfetto in cui spiccò un imponente balzo in avanti, che lo portò a stretto contatto con l'edificio. In aria, bloccò le gambe davanti a se, non appena queste sfiorarono l’edificio, il giovane utilizzò la piccola spinta per scaraventarsi verso l’edificio di fronte. Qui, utilizzò la stessa tecnica per catapultarsi in uno dei nove moli d'attracco della città. Constatò solo in quel momento che il suo impatto con il terreno aveva causato una piccola ma evidente voragine, tuttavia non aveva tempo da perdere, era già estremamente in ritardo e come fece pochi minuti prima, con la vecchia signora Cini, decise di non curarsene. Il ragazzo continuò ad avanzare per il molo, era una rampa di lancio perfetta, malgrado fosse ancora intimorito dal violento impatto che avrebbe potuto avere con l'acqua. Ricominciò ad accelerare poiché era fondamentale che i cittadini non si accorgessero di lui e che dunque non vedessero né l'impatto, né la scia che probabilmente avrebbe provocato correndo in mare. Il ragazzo si concentrò nuovamente, l'alone, fortemente diminuito di intensità, tornò a mostrarsi con la stessa lucentezza di prima. Gli abitanti non sembrarono tuttavia notarlo minimamente, forse i problemi della vita quotidiana erano più importanti di un comune alone giallastro venuto fuori dal nulla. Il ragazzo ripropose lo schema precedente, il molo sembrava ormai volgere al termine. Doveva cercare di impattare l'acqua il più lontano possibile dalla costa, il salto doveva quindi essere considerevolmente ampio. La costa era ormai prossima, la città sempre più distante, tanto che il ragazzo esitò per un momento, poco prima di raggiungere il bordo della piattaforma. Un attimo di sconforto lo pervase, lui che era sempre rimasto ottimista, positivo e sicuro di sé, ma che negli ultimi mesi aveva probabilmente vissuto uno dei momenti più tristi della sua ancora breve esistenza, che aveva messo in dubbio tutte le sue certezze. Non poteva rassegnarsi, non poteva accettare di essere ancora lì, proprio quando si sarebbe dovuto trovare nel luogo in cui il suo destino sarebbe stato scelto, lo strano posto che avrebbe permesso a tutti quegli infausti ricordi di ripetersi. Fu in quel momento che il giovane spiccò un piccolo balzo in avanti, prima di flettere le ginocchia e compiere un astronomico salto verso l'infinità che gli si presentava davanti. Adesso si librava in aria, stava volando, spensierato come non lo era mai stato, una piuma trasportata dal vento, etereo come polvere nell'immensità dell'universo. I suoi pensieri di qualche secondo prima se ne erano andati, portati via, dissolti dalla brezza che gli attraversava i capelli. L'ottimismo tornò a farsi sentire e tenacemente pensò che l'unica cosa che dovesse fare era affrettarsi e che fosse inutile lasciarsi sopraffare da pensieri negativi, i quali non avrebbero portato a nulla di buono. Abbassò lo sguardo e vide l'abisso avvicinarsi: il momento dell' impatto si avvicinava. Pensò per un attimo che potesse ancora trovarsi troppo vicino alla costa, ma non poteva voltarsi per controllare, non ancora. Si preparò come meglio poteva all'impatto, sapeva di dover concentrare tutta la sua forza nel momento immediatamente successivo al contatto con l'acqua. Espirò lentamente, mentre la grande distesa azzurra si avvicinava sempre di più a lui, ma stranamente la tensione che ebbe fino a poco prima sparì. Un suono sordo venne appena udito dal ragazzo, che immediatamente dopo l’impatto riprese la sua folle corsa all' interno della distesa blu. Il suo corpo che inizialmente sembrò sprofondare inesorabilmente verso l'abisso, iniziò lentamente a risalire. La velocità era crescente, l'alone che in aria era sparito, tornò a pervadere il corpo del ragazzo, ora carico elettricamente. Egli era estremamente concentrato, il momento era delicato, ormai solo le ginocchia rimanevano sotto la superficie marina. Quando queste riemersero vi fu un momento di apparente calma, seguito immediatamente da una piccola, ma potente esplosione, causata dalla potente aura del ragazzo. Questi sembrò schizzare come un proiettile, lontano dalla città, infima e ormai lontana dietro di lui. Il suo unico pensiero era adesso la destinazione verso cui rivolgersi. Prima di avviarsi per la giusta strada, come per rassicurare se stesso in un ultimo saluto, fece un rapido giro del golfo su cui si affacciava Ednea. La città appariva ai suoi occhi in tutta la sua sobrietà ed eleganza: le sagome degli edifici più alti si stagliavano a perdita d' occhio sull'orizzonte. Le strutture portuali, appena restaurate, apparivano modulari e ordinate lungo tutto il golfo, ad eccezione del litorale, in cui le spiagge erano gremite di cittadini e turisti che si godevano piacevolmente il sole di fine Agosto. La cupola della cattedrale svettava invece tra gli altri edifici per la sua imponenza, facendo riaffiorare nel ragazzo ricordi spiacevoli, non soltanto legati alla sua infanzia, ma collegati anche agli eventi di alcuni mesi prima. Dal lato opposto della città, in evidenza per la sua sagoma alta e longilinea, si stagliava quello che era ormai diventato il simbolo della città, segno dell'inaugurazione del nuovo centro finanziario e del suo lancio nel mercato mondiale: il Grattacielo.

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