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Hidden Heroes: Un nuovo Inizio. Capitolo 2-"Un nuovo Inizio Parte 1\7

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2

Un Nuovo Inizio

Un flebile fascio di luce attraversò una delle poche finestre che interrompevano le monotone pareti di casa Fridone, poggiandosi poi delicatamente sul levigato pavimento di una delle sue stanze. Il Sole si alzava in cielo, sempre più luminoso, sempre più maestoso e il raggio continuò a seguire la sua strada, quasi guidato da un preciso e irrevocabile scopo. Raggiunse infine il corpo di un giovane che, come era comune tra i ragazzi della sua età, si godeva una delle ultime mattinate di Agosto poltrendo fino a tarda mattinata nel suo comodo letto, prima dell'inizio delle lezioni. Il tempo scorreva, la mattinata procedeva tranquillamente e il fascio di luce languì la piccola bocca del ragazzo, per poi continuare a scalare il suo volto. Non appena superò le palpebre, queste si dischiusero lentamente, mostrando i suoi occhi di color nero pece ancora assonnati. Il ragazzo si voltò verso la parete alla sua sinistra, sulla quale erano posizionate una grande foto della sua famiglia e una mensola con la sua scarna collezione di libri, la maggior parte dei quali contenevano figure e disegnini. Era solito dire a chi entrasse nella sua accogliente stanza che quei libri fossero di suo fratello minore, ma chiunque lo conoscesse abbastanza, sapeva che ciò non era affatto vero. Voltandosi dall'altro lato, verso il resto della stanza, il giovane riconobbe finalmente la fonte del raggio di sole che lo svegliò qualche attimo prima. Il suo sguardo si spostò, puntò il letto su cui aveva riposato serenamente fino a qualche attimo prima, in cerca della forza di scattare fuori da quel morbido e confortevole rifugio. Ormai riconosceva in quel giorno, uno degli ultimi in cui avrebbe potuto godersi l'ozio mattutino, prima che le tanto odiate lezioni riprendessero. Fu in quel momento che un oggetto estremamente familiare, posto con cura accanto al letto, ma nonostante questo non molto caro al ragazzo, catturò la sua attenzione. Non appena lo vide i suoi occhi si spalancarono e il panico prese il sopravvento. Un urlo inumano pervase le mura dell'intera casa, svegliando gran parte del vicinato. Il ragazzo trovò inaspettatamente la forza che aveva tanto ricercato e si sollevò di scatto, come se fosse stato sdraiato su un fastidioso letto spinato. Si guardò intorno con sguardo vuoto, cercando qualche punto di riferimento che gli dicesse cosa fare. Si voltò allora nuovamente verso l'oggetto che gli aveva provocato quella reazione, un semplice orologio digitale. Erano le cifre che segnava ad aver allarmato il ragazzo, non appena le vide capì immediatamente che era in ritardo. Pensò a come fosse potuta accadere una cosa del genere, non era mai stato puntuale, ma questa volta aveva preso tutte le precauzioni necessarie: aveva puntato tre allarmi differenti e consecutivi, per evitare eventuali ripensamenti e aveva quasi costretto il fratello a svegliarlo entro il sorgere del sole. Inoltre, quello non era certo un appuntamento che poteva mancare, da quell'incontro poteva dipendere il destino di più di una persona. Il giovane comprese che era ormai troppo tardi per arrivare puntale, ma decise comunque di provare a raggiungere chi lo aspettava in tempo. Si scaraventò contro l'armadio, nel lato opposto della stanza, lo aprì e tirò fuori i primi abiti che gli saltarono all'occhio. Li indossò frettolosamente e si avviò poi verso il bagno di casa. Per prima cosa, come d'abitudine, curò i suoi denti in modo che fossero di un bianco splendente, solo dopo pettinò i capelli, per poi dare una celere occhiata alla sua immagine riflessa nello specchio. Altezza nella media della sua età, fisico atletico causato da anni di sport e allenamento, carnagione piuttosto scura, capelli corti di un intenso nero corvino. Il ragazzo si diresse rapidamente in cucina, prese qualcosa da uno sportello, la divorò in pochi secondi e uscì dalla porta di casa. Scese le scale che lo avrebbero condotto fuori dal condominio in un battito di ciglia, rallentato tuttavia dallo sfortunato incontro con la vecchia signora Cini, la signora che risiedeva al piano inferiore, la quale preoccupata, avendo udito il potente urlo lanciato dal ragazzo, gli chiese cosa fosse accaduto. Il giovane, conscio del fatto che se avesse anche solo accennato qualcosa alla vecchia signora, l'intera città l'avrebbe saputo in breve tempo, decise di evitarla con un repentino: <<Nulla, non si preoccupi!>>. Continuò poi la sua corsa verso il portone principale, prima che la donna potesse continuare a fare domande. <<Perché sono così sbadato?>> continuava a chiedersi il ragazzo, finché finalmente non si trovò fuori dal portone del condominio in cu abitava, in Via Bastiongreco 61, nella città di Ednea. Pensò poi che fosse inutile continuare a tormentarsi pensando a ciò che era ormai accaduto e che non poteva più essere modificato, decise dunque di concentrarsi sul proprio obiettivo. Sapeva già dove dovesse andare, così, con passo deciso, risalì gran parte della piccola via in cui si trovava e svoltò a sinistra. Il giovane scese una ripida rampa di scale, alla fine della quale si apriva un ampio spiazzale dal quale si diramavano varie stradine minori. Intraprese una di esse. Sapeva di dover fare attenzione, il quartiere non era dei migliori. Si trovava in uno dei luoghi più disagiati dell'intera città, i bassifondi, costituiti dal vecchio borgo medievale che soprattutto negli ultimi anni era diventato un luogo malsano e abitato da persone poco raccomandabili. La sua famiglia aveva infatti spesso preso in considerazione l'idea di trasferirsi in un quartiere migliore, tuttavia le possibilità economiche non avevano permesso che questo avvenisse. Nonostante la giornata fosse tersa, la via era oscura, ma il ragazzo riuscì a distinguere ai suoi lati alcuni decadenti palazzi e qualche casa diroccata. Alte e strette, le sagome degli edifici avrebbero preservato il segreto di ciò che il ragazzo stava per compiere, il motivo per cui aveva raggiunto quello sgradevole luogo. Aveva scovato quella stradina proprio per quello scopo, non era dunque la prima volta che la percorreva. Nonostante avanzasse, la stretta via si inscuriva, lasciando pervadere il corpo del ragazzo da una sensazione di angoscia ed insicurezza, era sparito ogni barlume di speranza che facesse presagire la vicinanza dell'uscita. Il giovane giunse poi davanti a un edificio più alto di quelli circostanti, che possedeva una diroccata insegna con su scritto "Municipium”. Questo, chiudeva la stradina, la quale si rivelò finalmente per ciò che era sempre stata: un vicolo cieco. Il ragazzo si fermò e rivolse lo sguardo verso l'entrata del vicolo. Alzò gli occhi verso il cielo e scorse un'unica, innocua nuvola, che quasi rovinava la perfezione di quella assolata giornata d'Agosto. Abbassò nuovamente lo sguardo, l’asfalto era scuro, leggermente bagnato a causa della leggera pioggia estiva di qualche giorno prima. Il ragazzo pensò ancora al luogo verso cui si doveva dirigere. Pensò a chi lo aspettasse e al motivo per cui dovesse andare lì, poi un raggio di sole fece capolino dagli oscuri palazzi, che svettavano lungo lo stretto vicolo. Il raggio si posò sul volto del ragazzo, facendogli avvertire una forte sensazione di tepore, in netto contrasto con l'austerità di ciò che gli stava intorno. Gli tornarono stranamente in mente le parole che qualcuno gli disse diversi anni prima, quando era ancora un bambino: <<Vedi il sole? Splende a milioni di chilometri da noi…>>, diceva una voce calma e amichevole, che riecheggiava irrimediabilmente nei suoi ricordi, <<Nonostante questo, per tutti noi è una certezza, lo vediamo così vicino, così tangibile, così terreno… La sua luce è qualcosa che diamo per scontato, eppure essa impiega otto minuti prima di toccare il nostro pianeta. Otto minuti! Le distanze astronomiche sono così immense che neanche la maggiore velocità dell'universo riesce a coprirle istantaneamente>>. Il giovane immaginò il volto della persona che aveva detto quelle parole, poi pensò a ciò che quella persona rappresentasse per lui, a quanto fondamentale fosse nella sua altrimenti monotona e comune vita. I suoi innumerevoli pensieri vennero interrotti quando quell'unica nuvola coprì il raggio di sole che gli sfiorava delicatamente il volto. Il giovane tornò finalmente alla realtà, capì che era quello il momento, che non doveva più attendere. Abbassò la testa, rivolgendo lo sguardo verso il terreno, distanziò accuratamente le gambe, spostando la sinistra indietro. Si piegò poi sulle ginocchia e contrasse tenacemente i muscoli delle gambe, che si ingrossarono cospicuamente. Tutto intorno al giovane si formò uno strano alone, apparentemente inconsistente, nonostante la sua presenza avesse un forte impatto sull'ambiente circostante, tanto che le piccole pozzanghere sul terreno iniziarono a caricarsi elettricamente. Il ragazzo abbassò ulteriormente lo sguardo e fece un profondo respiro. L'alone intorno a lui era diventato più evidente, la sua presenza si imponeva e l'aria appariva carica di elettroni, i quali sembravano giocare nell’ambiente, tra i flussi d’aria, formando casualmente piccole ma evidenti saette che passando per il corpo del ragazzo raggiungevano il terreno. Improvvisamente tutto sembrò arrestarsi. Un ultimo, profondo, respiro, interruppe il silenzio che permeava l’intera area. Il ragazzo alzò poi rapidamente il capo e con voce potente urlò: <<Via!>>. L'alone si ripropose talmente rapidamente da far sembrare che un fulmine fosse appena caduto dal cielo, in quel tetro e buio luogo. Le gambe del giovane si mossero, una davanti all'altra, sempre più speditamente, finché dell'oscurità del vicolo non rimase nulla. Continuavano ad avanzare a velocità crescente, come se l'attrito che dovessero sostenere fosse trascurabile. Il ragazzo doveva compiere uno sforzo fisico immane per sorreggere uno sforzo simile. Si ritrovò nello spiazzale da cui aveva raggiunto il vicolo e il sole tornò finalmente a sfiorare il suo corpo, facendo risaltare la sua scura carnagione.

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Ospite *Lili*

Da regolamento:

2.6.1. Nella sezione Racconti a capitoli ogni capitolo deve essere pubblicato in un topic diverso: aprite una discussione per ogni capitolo e specificate nel titolo della discussione il titolo del testo + il numero del capitolo (Es.: “La Torre Nera – Prologo”, “La Torre Nera – Capitolo 1”). Il numero può essere scritto in numero arabo (1, 2, 3 ecc) o romano (I, II, II ecc). Ogni capitolo può essere lungo al massimo 8000 caratteri. è ovviamente ammesso un certo margine di tolleranza, fino agli 8500 caratteri.

Il tuo racconto supera i limiti consentiti. Mi spiace ma devo chiudere il topic e richiamarti. Per rendere conforme al regolamento il tuo testo, ti invito a suddividere questo capitolo in più parti, facendo per ciascuna un commento diverso.

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Ospite
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